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la prima guerra fredda (prima parte)

Sto leggendo le memorie di Winston Churchill, faticosamente ritrovate (in 12 volumi+addendum) e mi sta appassionando lo scoprire come i goffi tentativi della Società delle Nazioni di mantenere la pace siano sempre miseramente falliti, per interni conflitti politici ed interpretazioni travisate della realtà.
In base poi al susseguirsi degli eventi, ho maturato l’opinione che quello che si scatenò in tutta Europa a partire già dal 1933 fu un vero scontro continuato tra le nazioni, un prototipo di guerra fredda che nulla ha di invidiare a quella del dopoguerra.

prima parte

Il caporale austriaco inaugurò il terzo Reich il 21 marzo 1933 nella chiesa del Presidio di Postdam, presso la tomba di Federico il Grande. Il giorno 24, la maggioranza del Reichstag, soverchiando e terrorizzando tutti gli avversari politici, consegnò nelle mani del cancelliere nuovo i pieni poteri per un periodo di 4 anni, con 441 voti contro 94. Un plebiscito. Alla fine, il nuovo Fuhrer aveva raggiunto così il suo primo traguardo: dai cupi abissi della disfatta aveva suscitato le oscure e selvagge furie latenti del popolo germanico nate dopo la prima guerra mondiale.

Leggo che già nel ’32 si ha il primo fatto incredibile. Quando la delegazione tedesca, alla Conferenza del disarmo, richiese l’abolizione di tutte le limitazioni suo diritto al riarmo, la stampa britannica diede ampio appoggio alla sua domanda! Scrissero di « una tempestiva riparazione dell’ineguaglianza » e di « un illuminato riconoscimento del principio di parità fra gli Stati ». Ciò significava che 70 milioni di tedeschi potevano avere la possibilità di armarsi e prepararsi alla guerra senza timore di obiezioni. Quindi, dico io: una uguaglianza tra una Francia di 39 milioni di abitanti e una Germania quasi doppia! Ok.

Facciamo il punto semplice. Arriviamo quindi nel ’33. Mentre questi cambiamenti si stanno manifestando in terra teutonica, il Governo MacDonald-Baldwin inglese chiude stranamente gli occhi e le orecchie alle voci che giungono dalla Germania e si sente in dovere di mantenere in vigore quelle severe restrizioni e riduzioni che la crisi finanziaria aveva imposto sino a quel momento in tutta Europa. Vengono quindi proposti regolamenti che impongono a tutte le nazioni un disarmo uguale a quello cui i vinti erano stati assoggettati dal trattato di Versailles; si parlò quindi di « disarmo qualitativo ». La Francia si oppose e fu rimproverata pesantemente dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti.

Alla Camera dei Comuni, nel maggio del ’32, tutti acclamarono le virtù del disarmo; ma dato che quasi tutte le armi concepibili possono essere impiegate tanto per la difesa quanto per l’offesa, ne seguì uno prevedibile scontro tra gli esponenti delegati. Nel Novembre dello stesso anno, la Francia fece una proposta (” piano Herriot “) ove si proponeva di ricostruire le forze difensive in Europa con eserciti a breve servizio e limitato numero di componenti (circa 200.000 uomini).

A questo proposito, Gli Stati Uniti espressero un no deciso (pena un inasprimento dei rapporti commerciali) ma gli inglesi si sentirono in dovere di appoggiare la Francia (?!?) che offrì alla Germania « la parità di diritti in un sistema che avrebbe provveduto alla sicurezza di tutte le nazioni ». A queste condizioni la Germania accettò di rientrare  nella Conferenza del disarmo abbandonata nel luglio del ’32. Tutto questo fu salutato come un ragguardevole successo ai fini della pace.

not to forget


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