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Mussolini: ultima verità

Quindi sembrerebbe che i vari colonnello “Valerio” (alias Walter Audisio),  i Bruno Lonati (autore di “quel 28 aprile” e protagonista di un documentario x History channel), oltre che Aldo Lampredi “Guido”, e Michele Moretti siano dei mostruosi “pallonari” o bugiardi di sette leghe. Come sappiamo, questi protagonisti, non solo si sono contraddetti tra di loro, ma anche presi singolarmente hanno anche tramandato versioni incredibilmente diverse nella sequenza dei fatti. È il caso di Audisio, che ha dettato tre o quattro successivi racconti, evidenziando incredibili incongruenze.

questionLa versione ufficiale che racconta di Mussolini e la Petacci abbattuti dai mitra del commando partigiano, alle 16,10 del 28 aprile, davanti al cancello di Villa Belmonte è una panzana assodata.

Negli ultimi anni, ha preso consistenza una nuova teoria, quella del suicidio che il capo del fascismo si sarebbe procurato attraverso una capsula di cianuro di potassio occultata in una protesi mobile.

cianuroPuò essere stato quell’evento imponderabile, cioè lo stato comatoso autoindottosi dal Duce, durante le prime ore della mattina del 28 aprile, mentre si trovava nel casolare dei contadini De Maria, ad aver fatto volgere la situazione verso l’epilogo cruento? In altre parole: è possibile che su Mussolini, ancora vivo, in preda a convulsioni, avesse esploso alcuni colpi di grazia uno dei due carcerieri che montavano di guardia a casa De Maria? Facciamo un passo indietro. Alle prime ore del 28 aprile 1945, Mussolini viene scortato da Dongo, verso un nuovo nascondiglio. Luogo scelto per il prigioniero, al quale si è unita Claretta Petacci, è un rustico situato in località Bonzanigo di Mezzegra. I proprietari dell’abitazione colonica, i coniugi Giacomo e Lia De Maria, fanno accomodare i due ospiti in una stanza al secondo piano, con finestra.

Mussolini si corica sul lato destro del letto matrimoniale, mentre Claretta occupa il lato opposto. Si tratta di un particolare non secondario, in quanto alcuni dei colpi ricogniti sul cadavere del Duce – in particolare, uno al fianco, in posizione difficilmente spiegabile nell’ipotesi di un’esecuzione avvenuta con Mussolini in stazione eretta, con gli esecutori posizionati frontalmente – lo attinsero sul lato destro, con traiettoria dall’alto il basso e da sinistra a destra: come se l’esecutore gli si fosse avvicinato mentre si trovava ancora sdraiato a letto. Come sappiamo, il Duce, sappiamo tentò il suicidio, nell’estate del 1943, durante la prigionia a Campo Imperatore, sul Gran Sasso. Se Mussolini a Mezzegra fece ricorso al veleno, sicuramente il suo carnefice fu il partigiano Giuseppe Frangi, “Lino”, che con Guglielmo Cantoni, “Sandrino”, era di guardia davanti alla stanza da letto dei due prigionieri. “Lino”, nei giorni successivi al 28 aprile, rivendicò con sicumera il suo ruolo di giustiziere e fu a sua volta assassinato il 5 maggio da elementi partigiani comunisti (guarda caso…).
Frangi potrebbe avere esploso i colpi di grazia sul rantolante dittatore.

Però qualcosa di strano c’è. Quel 28 aprile, il Duce aveva chiesto alla signora Lia De Maria di assaggiare la pietanza perché temeva di essere avvelenato. Poi, qualche ora più tardi, quando capì che per lui non c’era più nulla da fare, Mussolini ingerì del veleno inserito nella capsula di un dente. Come mai, se aveva intenzione di togliersi la vita, temeva di essere avvelenato col cibo?
O forse decise di farla finita solo in un momento successivo?
Comunque, la Petacci sarebbe stata uccisa in un secondo tempo, qualche ora dopo, in un prato sottostante la chiesa di Mezzegra, in frazione Bonzanigo».

Loreto-back

Il mistero continua. Di sicuro, La cosa fu troppo importante per il PCI. Per mantenere viva la sceneggiata, I testimoni scomodi vennero liquidati alla sovietica.

– il partigiano “Lino” (Giuseppe Frangi), uno dei due carcerieri del Duce nella casa dei De Maria a Bonzanigo, fu ucciso la notte tra il 4 e il 5 maggio nella periferia di Dongo;

– il “capitano Neri” sparì il 7 maggio 1945 lungo l’Alzaia Naviglio Pavese, ucciso dai suoi compagni, a Milano;

la sua fidanzata, la partigiana “Gianna”, anch’essa presente il 28 aprile al momento della fucilazione di Mussolini, fu eliminata nel giugno seguente insieme ad altri due o tre testimoni dei fatti.

– persino Franco De Agazio, il giornalista direttore del settimanale “Il Meridiano d’Italia”, che per primo aveva indagato sulla vicenda rivelando la vera identità del “colonnello Valerio”, venne ucciso agli inizi del 1947.

La paura di essere smascherati non fa 90, fa 101!

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Comunque questa è l’ultima foto
di Mussolini, vivo.


Mussolini: l’ultima verità

24/07/10 – Su Rai3 è comparsa “Mussolini: l’ultima verità“; per la serie «la Grande Storia» si riapre il caso della morte del Duce per via della presunta verità raccontata da un partigiano che dice di averlo ucciso con ricchi ed inediti particolari. Il famoso Carteggio Mussolini-Churchill esiste veramente?

Lo so. Potrebbe essere clamoroso e suscitare un’infinità di perplessità, ma questa testimonianza apre nuove piste e nuovi interrogativi. Il documentario sbugiarderebbe anche un bel numero di libri scritti negli ultimi sessantanni ed è ovvio che i “Dongisti” sono in grande fermento, ma in questo filmato qualcuno ci ha messo la faccia. Da guardare i trailer per credere e occhio al filmato della terza parte!

Questo, per i collezionisti di documentari, è una bella chicca!


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