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la bomba atomica di Hitler

Sono emersi nuovi documenti che testimoniano un’altra possibile versione dell’era atomica intentata da Hitler.


E’ risultato che un rapporto molto interessante del Maresciallo Zhukov, datato 2 ottobre 1945, che parlando delle armi nucleari tedesche affermava che gli stessi avevano già costruito la bomba atomica.
Sul finire del conflitto gli scienziati americani avevano un solo diktat: quello di ultimare il progetto prima che ci riuscissero gli uomini del Reich. In seguito si dirà poi che i tedeschi avevano ormai abbandonato il progetto di costruirla, ma non è affatto vero.
Per gli Alleati, il solo pensiero sarebbe stato un vero incubo.
Il punto è che secondo un rapporto confidenziale presentato a Zhukov, la notizia degli sviluppi germanici nucleari era già disponibile dalla fine del 1944, ma in quel momento l’attenzione era concentrata sul cercare di costringere la Germania alla resa. I dati precisi in quel momento erano ancora molto frammentari e non confermati, ma ecco un colpo a sorpresa; a metà del 1944 gli Alleati improvvisamente annunciarono il “cessato allarme”: – « i tedeschi sono ancora molto indietro con lo sviluppo della bomba atomica! » –

Ma poi cominciarono a scoprire, attraverso informatori, piani, strutture e persone coinvolte fino ad allora sconosciuti. Progetti portati avanti sotto l’egida delle SS in luoghi nascosti dell’impero di Hitler; nei paesi occupati; progetti clandestini volti alla ricerca di armi di distruzione di massa e tutte le ricerche conducevano alla città austriaca di Liszt.


Secondo alcuni esperti, molto di quello che sappiamo sul nazismo e sul Terzo Reich può risultare molto utile ancora oggi e ne siamo venuti a conoscenza perchè altri studiosi si sono prodotti in sacrifici importanti nello scoprire nuove verità che molte autorità contemporanee non vogliono divulgare.


Negli ultimi momenti della guerra si era sentito parlare dalla propaganda delle “armi della disperazione” e allora i timori alleati erano davvero fondati: i tedeschi possedevano delle armi chimiche assolutamente letali e materiale nucleare che, se utillizzati avrebbero potuto avere un effetto devastante. Intanto, in Turingia, vicino a Nordhausen venne scoperta una fabbrica gigantesca di missili e bombe volanti: i vincitori furono a quel punto sbalorditi. Vennero subito cercati i responsabili dei programmi e degli sviluppi. Nei documenti confiscati e nelle intercettazioni radio veniva spesso ripetuto un nome: Hans Kammler. Colui che aveva saputo trasferire le fabbriche importanti sotto terra. Dotato di grande capacità gestionale, era abituato ad assumersi grandi rischi e per questo non si sarebbe mai fermato dinanzi a nulla.

Infatti, nel settembre del 1944 si assistette al lancio dei missili V2 e i luoghi colpiti vennero misurati sempre con contatori geiger. Il pericolo era probabilmente solo una questione di tempo.
Per i tedeschi era evidente che gli esplosivi convenzionali non erano più sufficienti ad appagare i loro scopi militari, quindi cercarono di sviluppare nuove testate chimiche o addirittura nuove armi nucleari per contaminare l’ambiente colpito con sostanze radioattive.
Presero in considerazione l’idea di montare ordigni nucleari nelle testate dei missili; uno scenario confermato anche da moltissimi rapporti segreti sovietici.
Dopo le V2 c’erano i progetti A9 e A10, missili con gittata per raggiungere comodamente New York.
L’ingegnere missilistico era von Braun (si veda: operazione Paperclip), che negli anni in America ha lasciato scritto su un giornale che Hitler aveva la possibilità di avere un’atomica dal potere assoluto, per quei tempi, ma senza specificare cosa fosse stato realizzato e cosa fosse rimasto invece sulla carta.
I documenti sovietici sopracitati riportano un paio di esperimenti nucleari confermati, in Turingia, ma questa è ancora una parte degli archivi non accessibile. Il G.R.U. Il rapporto più importante di questo organismo è quello del 23 marzo 1945; quindi poco prima della fine della guerra e descrive il modo con cui è stato condotto un test.
Poi è stata ritrovata una lettera di un informatore segreto (poi deceduto), datata novembre 1944, in cui si parla dei preparativi del test e cita il completamento avvenuto di una bomba, del diametro di un metro e mezzo, costituita da una serie di bombe cave interconnesse.
In dicembre il G.R.U ricevette un altro rapporto ancora più allarmante che riportava la notizia di una bomba a fissione nucleare, basata sul principio dell’implosione. La lettera descriveva l’effetto del primo test effettuato: “tutti gli alberi a 600 metri e i prigionieri posti alla stessa distanza sono stati polverizzati, di loro non è rimasta alcuna traccia” e si è registrata una fortissima radioattività”. Ciò comprovava il fatto che l’agente segreto informatore degli Alleati aveva assistito personalmente al test, oppure aveva conoscenze all’interno della cerchia più ristretta che gli avevano descritto nei minimi dettagli sia lo svolgimento, sia le conseguenze dell’esplosione. Tuttavia nel marzo del 1945, un rapporto di Kurchatov diceva a Stalin che la potenza relativamente bassa della bomba non lo convinceva sulla sua effettiva natura nucleare, e neppure sulla somiglianza ai progetti in corso degli Alleati, ma piuttosto un – prototipo meno potente -.

Sergej Lev Davidow, un esperto di armi nucleari dell’epoca che aveva esaminato i documenti confiscati, ammise che i piani erano quelli di una bomba ben congegnata: “sembravano la copia esatta di una nostra bomba, o forse la nostra bomba era una copia della loro… chissà..!”.
Nel rapporto di Zhukov egli affermò: “i tedeschi sono quindi arrivati ad un ottimo livello teorico e pratico dell’applicazione dell’energia nucleare“.
Le fonti però non rivelavano nè dove fosse stata studiata, nè assemblata la bomba, ma, incredibile: alla fine di marzo del ’45 un rapporto preciso degli esperimenti finiva ad Eisenhower, direttamente dalle mani di un ufficiale tedesco presente ai test in Turingia.
Eisenhower allora inviò subito un aereo a visionare, ma non venne ritrovato nulla.
In aprile fu confermata la tesi che fosse stata provata una bomba elettro-atomica e il risultato era un’assoluta rivoluzione tecnologica.

A metà aprile 1945 le truppe americane raggiunsero la città di Hillersleben (vedi foto sotto). Un’unità particolare dei servizi segreti americani perlustra la zona e fece scoperte sensazionali che rivelarono che i tedeschi dell’ultimo minuto erano arrivati molto vicino alla soluzione del problema atomico, ma senza rilasciare altre informazioni, perchè, (sembra) nei rilevamenti erano stati intercettati da forze ostili (forse sovietiche?).
Comunque l’episodio confermò che enormi passi avanti erano stati effettuati e quindi l’attenzione si spostò sul cercare reattori nascosti o centrifughe che fossero stati usati per creare materiale fissile per missili.

Nella città di Haigerloch, dopo incessanti ricerche, trovarono che l’Istituto Nazionale di Fisica “Kaiser Wilhelm” era stato spostato da Berlino e qui Heisenberg ed altri scienziati avevano costruito la cosiddetta – macchina ad Uranio – sperimentale. Si trattava di cubi di uranio che venivano sospesi all’interno di una vasca di acqua pesante.
I primi esperimenti però non raggiunsero la massa critica, ovvero, una reazione nucleare in grado di auto-sostenersi. Il premio Nobel, Heisenberg, in seguito affermò che non voleva rendere disponibile una simile arma ad Hitler, qualcun altro ribatterà che il fisico non avesse la vera capacità e la competenza di operare, ma c’è un’altra pista:
a Kummersdorf, vicino a Berlino, c’è ancora un sito di un reattore distrutto, forse per cause belliche o di un incidente, ma su questo progetto c’è la firma di Heisenberg.


E’ qui che il fisico Kurt Diebner fece le sue ricerche. I documenti indicano che voleva passare dalla fase sperimentale alla costruzione della bomba atomica. Ma ancora i tedeschi non riuscirono a produrre il materiale fissile necessario per la realizzazione finale.


Sempre nell’area di Hillersleben gli americani trovarono la foto di un gruppo di scienziati ed esperti di esplosivi, guidato dal dott. Eric Schumann. Il team ricorse ad un principio già sperimentato; quello della carica cava, già usato nelle granate con propulsione a razzo. L’idea era quella di produrre una grande pressione per produrre delle reazioni di fusione nucleare.

Che potesse davvero funzionare è discutibile, ma qui le cose si complicano parecchio perchè dopo la guerra Schumann dichiarò essere “un progetto non collaudato per una bomba atomica“, un concetto alternativo però in netto contrasto con la bomba tedesca descritta dal G.R.U sovietico. Una cosa è certa. Questa bomba non avrebbe sfruttato il materiale radioattivo già presente, ma avrebbe prodotto altro materiale radioattivo ed in quantità maggiore.

 

Illersleben foto:

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