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Obersalzberg: a tavola

seconda parte

 

Durante il pranzo si chiacchierava delle cose più banali.
Della guerra e dei suoi orrori non si diceva una parola. Si parlava dei ve­stiti delle signore, delle difficoltà che esse dovevano sopportare perché, a causa della mobilitazione totale, non riuscivano più a trovare dal parrucchiere la permanente a freddo o la manicure, del compor­tamento sfacciato degli ufficiali nei confronti delle donne sui treni.
Su insistente richiesta di Eva Braun Hitler ordinò di rimettere in funzione presso i parrucchieri la permanente e la manicure.
Quando si veniva a parlare del trucco delle signore, Hitler scherzava sul rosset­to di Eva Braun che macchiava le salviette. Egli disse ridendo che adesso, in tempo di guerra, il surrogato di rossetto era fatto con ca­daveri di animali. Temi favoriti di conversazione erano anche il tea­tro e il cinema, soprattutto i film a colori americani.
La signora Schönmann, una viennese che aveva sposato un im­presario per le infrastrutture edili di Monaco e aveva un tempera­mento vivace, provocava Hitler a duelli verbali. Il suo charme vien­nese aveva un notevole effetto su di lui. Essi discutevano di attori e direttori d’orchestra viennesi, sui detti di Federico il Grande e per­sino sul modo in cui andavano preparati certi piatti, o di quanto può pesare un uovo di gallina. Hitler si faceva trascinare a tal punto dal­la discussione, che si faceva portare il dizionario Brockhaus oppure libri su Federico il Grande per consultarli.

Fra simili «dense» conversazioni trascorrevano i pranzi di Hitler al Berghof.
Dopo il pranzo le signore si ritiravano nelle loro stanze, per cam­biarsi in vista della passeggiata. Allora Hitler dava da mangiare al suo cane da pastore Blondi. Poi gli veniva portato il berretto e il basto­ne da passeggiata, e tutti uscivano a passeggio nel parco, camminan­do in direzione della casa da tè al Mooslahner Kopf.

Prima che Hitler iniziasse la sua passeggiata, l’intera zona veniva ogni volta perlustrata da addetti del servizio di sicurezza. I posti di guardia erano collocati in modo da non capitare sotto gli occhi di Hitler. Durante queste passeggiate Hitler si intratteneva per lo più con Schmundt e Below.
Dietro di lui camminavano il capo del suo reparto di polizia, Högl, oppure il capo del servizio di sicurezza, Rat­tenhuber e Linge; poi seguivano gli altri.
Rattenhuber dirigeva il reparto speciale del Servizio di sicurezza del Reich incari­cato della protezione dell’élite dirigente del Reich.
Egli non dipendeva dal Servizio di si­curezza, ma dalla polizia segreta di Stato, la Gestapo.
Dal castello alla casa da tè erano circa una ventina di minuti di cammino. La casa da tè era un padiglione rotondo, eretto su un grande salto di roccia. Davanti al padiglione c’era un prato, cinto verso lo stra­piombo da una ringhiera. Là era stata collocata una panca sulla qua­le Hitler si riposava del cammino. Eva Braun, Hoffmanm e Frentz lo fotografarono spesso in quel luogo. Hitler posava volentieri per loro insieme a Blondi. Poi tutti entravano nel padiglione, dove le ordi­nanze servivano il caffè. Là continuavano le conversazioni iniziate a tavola, oppure si parlava di Blondi e dei cani di Eva Braun, che ave­va due piccoli terrier neri, che si chiamavano Negus e Stasi.
Hitler, che si era seduto comodo accanto al camino, durante quelle conver­sazioni di tanto in tanto sonnecchiava; allora la conversazione si ri­duceva a un sussurro. Intorno alle sette di sera tutta la compagnia ritornava al castello in automobile. Hitler spariva fino all’ora di cena nel suo studio, dove leggeva i giornali e i rapporti dell’ufficio infor­mazioni.
Quando il tempo era cattivo, Hitler restava al castello e faceva un sonnellino sul divano del suo studio.
Insomma, una vita di stenti.

 

fine seconda parte


leggeri…a tavola

Faccio un articolo per sottolineare il distacco che esisteva tra l’Europa in fiamme e il Berghof, residenza estiva und invernale di Hitler. Ricordo al lettore meno esperto che la zona di Berchtesgaden era il quartier generale anche di Goering, Himmler, Ribbentrop e più tardi anche di Donitz e di tutta una serie di super-ufficiali della Wehrmacht; quindi c’era poco da ridere: la località pullulava di SS come un vespaio. Non ci si poteva avvicinare. Neanche per dare solo un’occhiata. Ti sparavano e poi ti chiedevano i documenti. Se eri poi ancora vivo per darglieli. Però sembrava che la guerra fosse molto lontana.

H-al-Berghof

Il ruolo di padrona di casa nel castello fu assunto da Eva Braun. Questo però era noto soltanto alla cerchia delle persone più vicine a Hitler. Non appena al castello comparivano visi estranei, Eva Braun, per disposizione di Hitler, non doveva uscire dalle proprie stanze. E questo la dice lunga. Dopo un incidente avvenuto a Monaco durante la guerra, Hitler ste­se un velo ancora più fitto sul segreto del suo rapporto con lei. Una sera alcune donne sconosciute di Monaco avevano insultato Eva Braun davanti alla sua villa, chiamandola «la puttana del Fuhrer». Quando Hitler venne a saperlo, diede ordine di rafforzare la sorve­glianza della polizia davanti alla sua casa. Al tempo stesso, da allora in poi vigilò in modo ancora più severo che né Eva Braun né le sue amiche al Berghof cadessero sotto gli occhi di ufficiali che non fa­cessero parte del suo staff personale. Hitler non voleva perdere di fronte al popolo la sua fama di «uo­mo solo». Gli orrori della guerra commuovevano poco Eva Braun, che ave­va le proprie ansie e preoccupazioni.

BerghofNella cucina del castello di Berghof erano impiegate allora trenta persone (30). Eva Braun voleva a propria disposizione dieci donne in più, che tuttavia, a causa della mobiitazione totale per la guerra, non era­no subito disponibili. Ella se ne lagnò con Hitler, che, seccato, urlò severo a Bormann: «Io, faccio spazzar via intere divisioni; non dovrebbe essere troppo difficile procurarsi un paio di ragazze per il mio Berghof ! Provveda immediatamente!».

All’Obersalzberg Hitler si alzava di regola intorno a mezzogiorno. Poi il dottor Morell gli praticava la sua iniezione stimolante. Hitler faceva colazione da solo alla scrivania, nel suo studio e vi restava fi­no all’inizio della riunione dedicata alla situazione militare. Questa aveva luogo due volte, fra l’una e l’una e mezza al matti­no e intorno alle dieci di sera. Poco prima dell’inizio arrivavano da Berchtesgaden le automobili di Keitel, Jodl, Warlimont, Korten e altri partecipanti, che poi si radunavano nella grande sala. Infine si comuni­cava a Hitler che tutti erano pronti. Egli scendeva la scala ed entrava nella sala, dove, dopo il saluto fascista, dava la mano a tutti. Poi pren­deva posto al tavolo, in una poltrona preparata per lui. Di fronte a lui sedevano gli stenografi, gli altri stavano in piedi intorno al tavolo. Le riu­nioni di solito duravano circa due ore. Quando i partecipanti alla riunione di mezzogiorno avevano la­sciato il castello, veniva servito il pranzo. In seguito Hitler restava per lo più nella sala, dove parlava con i suoi aiutanti, oppure legge­va le ultime notizie dell’Ufficio tedesco per le informazioni.
Per il pranzo di mezzogiorno si riunivano gli abitanti del castel­lo: il dottor Morell con sua moglie, Brandt, il chirurgo di Hitler, e sua moglie, Hoffmann, Dietrich, Hewel, Lorenz, il reporter cinema­tografico del quartier generale Frentz, le segretarie di Hitler e i suoi aiutanti di campo con le mogli.
Quando tutti erano riuniti, si avvertiva Hitler che il pranzo era pronto. Allora egli si univa alla compagnia e, salutando, baciava la mano alle signore. Poi prendeva ogni volta il braccio di una signora e la conduceva alla tavola. Per questo era prevista una ben preci­sa gerarchia. Le sue compagne di tavola erano di solito le mogli di Bormann, Brandt, Speer o Dietrich, oppure l’amica di Eva Braun, la signora Schonmann. Alla sinistra di Hitler sedeva sempre Eva Braun, che come compa­gno di tavola aveva Bormann.

sala-da-pranzo

Durante il pranzo si chiacchierava delle cose più banali. Della guerra e dei suoi orrori non si diceva una parola. Si parlava dei ve­stiti delle signore, delle difficoltà che esse dovevano sopportare per­ché, a causa della mobilitazione totale, non riuscivano più a trovare dal parrucchiere la permanente a freddo o la manicure, del compor­tamento sfacciato degli ufficiali nei confronti delle donne sui treni. Su insistente richiesta di Eva Braun Hitler ordinò di rimettere in fun­zione presso i parrucchieri la permanente e la manicure. Quando si veniva a parlare del trucco delle signore, Hitler scherzava sul rosset­to di Eva Braun che macchiava le salviette. Egli disse ridendo che adesso, in tempo di guerra, il surrogato di rossetto era fatto con ca­daveri di animali. Temi favoriti di conversazione erano anche il tea­tro e il cinema, soprattutto i film a colori americani. A chiunque però era vietata la visione.
La signora Schonmann, una viennese che aveva sposato un im­presario per le infrastrutture edili di Monaco e aveva un tempera­mento vivace, provocava Hitler a duelli verbali. Il suo charme vien­nese aveva un notevole effetto su di lui. Essi discutevano di attori e direttori d’orchestra viennesi, sui detti di Federico il Grande, e per­sino sul modo in cui andavano preparati certi piatti, o di quanto può pesare un uovo di gallina. Hitler si faceva trascinare a tal punto dal­la discussione, che si faceva portare il dizionario Brockhaus oppure libri su Federico il Grande per consultarli.
Fra simili «dense» conversazioni trascorrevano i pranzi di Hitler al Berghof.
Dopo il pranzo le signore si ritiravano nelle loro stanze, per cam­biarsi in vista della passeggiata. Allora Hitler dava da mangiare al suo cane da pastore Blondi. Poi gli veniva portato il berretto e il basto­ne da passeggiata, e tutti uscivano a passeggio nel parco in direzione della casa da tè al Mooslahner Kopf.
passeggiata-serena

Prima che Hitler iniziasse la sua passeggiata, l’intera zona veniva ogni volta perlustrata da addetti del servizio di sicurezza. I posti di guardia erano collocati in modo da non capitare sotto gli occhi di Hitler. Dietro di lui camminavano il capo del suo reparto di polizia, Hogl e poi Linge, poi gli altri. Ad una certa distanza. Insomma: una vita di stenti.


Herr doktor

MorellNell’articolo “attacco, ma faccio finta…” ho descritto alcuni “aiutini” che il dottor Morell impartiva al suo Fuhrer in alcuni momenti critici ma mi è stato richiesto di essere un po’ più esaustivo sugli effetti del suo operato e sullo stato del paziente. Per i più curiosi ed interessati consigliamo “I diari segreti del medico di Hitler” di David Irving – Ed. Clandestine, ma esistono tanti altri contributi. Vedere su Google. Una cosa accomuna molti testi nel dichiarare che Hitler-persona era giunto alla guerra in condizioni tuttosommato accettabili; questo fino all’autunno 1942, quando l’entusiasmo per il conflitto si era ormai definitivamente attenuato. A partire da quel momento Hitler rifiutò del tutto di frequentare i suoi generali e si chiuse inaspettatamente in sè stesso. Nel dettaglio, non si intratteneva più con con loro nella mensa ufficiali e a mezzogiorno mangiava da solo nel suo studio. La sera chiedeva a Linge di mettergli su dei dischi di musica triste. Si metteva a leggere libri come Io, Claudio, imperatore e dio, sui romani o un’opera sulle campagne dell’imperatore Federico II. Ma soprattutto era in uno stato di estrema suscettibilità. Al punto che persino una mosca sulla parete poteva mandarlo su tutte le furie. Per un’innocua farfalla andò fuori di sé. Lo raccontava un’inserviente che ebbe l’ordine di far montare zanzariere e ogni mattina il compito di far il giro delle stanze con un acchiappamosche per estirpare  l’ultimo insetto. Sul tavolo c’erano bicchieri colmi di miele e dal soffitto pendeva carta moschicida; fuori nei corridoi vennero collocate lampade blu ad alta tensione per uccidere gli insetti eventualmente rimasti. Hitler-tiredCon la distruzione dell’armata tedesca a Stalingrado giunse un deciso peggioramento dello stato fisico del Fuhrer. Senza le iniezioni super-stimolanti del dott. Morell non usciva più dalla sua stanza. Il medico personale, divenuto tale nel 1936, dopo aver avuto in cura anche il fotografo, altrettanto personale, gliele praticava a giorni alterni. H+MorellIl “paziente A”, come lo definiva Morell era sottoposto ad una terapia basata su di un particolare cocktail di anfetamine, bromo e iodio e al dittatore piaceva questa sua sfrontatezza nello sperimentare tecniche nuove ed inusitate. Goering lo aveva soprannominato “lo stregone del Reich” e si narra che lo usasse ogni qualvolta si stava per affrontare un qualche problema. Se Hitler appariva un po’ dimesso…puff! come d’incanto Morell, sempre presente, gli faceva una punturina e via! Fino al gennaio 1943. Cominciarono infatti crampi nervosi allo stomaco con dolori che costrinsero all’uso di oppio in dosi sempre maggiori. Restò a letto per 11gg di seguito. Un inserviente si allontanò dall’incarico perché non riusciva più a sopportare l’ambiente mattutino satureo di gas intestinali! Era, insomma, un mega-scoreggione! Un puzzone! In più si aggravò decisamente la tensione nervosa. A volte Hitler aveva la sensazione che il colletto della camicia fosse troppo stretto ed impedisse la circolazione del sangue; poi aumentarono le paranoie. Nell’acqua della toilette, nel sapone, nella crema da barba o nel dentifricio temeva che ci fosse del veleno e pretendeve analisi accurate. Anche l’acqua con cui venivano cotti i suoi cibi dovette essere analizzata. Hitler si rosicchiava le unghie e si grattava le orecchie fino a farle sanguinare. Poiché soffriva d’insonnia, ingurgitava tutti i sonniferi che trovava. Il suo letto venne riscaldato con coperte e cuscini termofori. In camera c’era una bombola d’ossigeno alla quale faceva spesso ricorso: diede ordine di mantenere a 12° la temperatura di tutte le sue stanze. Un freddo boia. Le riunioni delle 9 di sera erano momenti campali per i suoi subalterni che stringevano i denti prima di scaldarsi da qualche altra parte. H+Morell2Tra le curiosità meno note c’è il terrore di avere delle carie. Adolf Hitler aveva infatti una riserva di oro prelevato dai denti dei deportati di Auschwitz per curarsele. In più, gli stimolanti sessuali: 82 medicamenti in tutto. Dal 1944, prima di ogni incontro con la sua amante Eva Braun si faceva iniettare forti dosi di testosterone o di ormoni prelevati dalla prostata o dallo sperma di tori giovani, quasi un Viagra ante litteram. Era un fan scatenato del trattamento con le sanguisughe. Gli piaceva da morire. Ma tutti i trattamenti di Morell erano avvolti sempre da un alone di assoluto mistero. In realtà era un ciarlatano per antonomasia. Ma con un merito indiscusso: quello di aver tenuto segreto dello stato psico-fisico del Fuhrer fino alla sua morte. Hitler dipendeva completamente da lui; gli era sempre vicino, viaggiava con lui, ne era il confidente indiscusso a dispetto di tutti gli uomini del partito. Era una specie di Raspuntin; erano profondamente legati; l’uno non poteva fare a meno dell’altro. Ma Morell persona non era piacevole: era sporco, grasso ed unto e, dicono anche, maleodorante; il contrario di Hitler! E mangiava come un porco. Aveva la spiacevole abitudine di non farsi mai il bagno. Si narra che al Bergof, i visitatori gli stessero sempre ad una certa distanza e lo considerassero disgustoso. I crampi intestinali di Hitler erano la conseguenza dalla sua dieta vegetariana e del­la mancanza di movimento. A ciò si aggiunse la perdita della flora batterica intestinale causata dall’uso troppo frequente dell’Ultraseptyl. Morell riuscì a ricostituire la flora in­testinale con un preparato batterico chiamato Mutaflor. Il preparato vitaminico da lui iniettato, il Vitamultin, era combinato da lui con iniezioni di glucosio, al quale probabil­mente era mescolato il farmaco stimolante Pervitin. Morell praticò a Hitler iniezioni di Eudokal, un tranquillante derivato dell’oppio, insieme all’Eupaverin, un farmaco diretto a combattere i crampi, per un massimo di sei volte nel 1943. I lassativi sono i protagonisti indiscussi della storia di Hitler per combattere la sua flatulenza assieme al Mutaflor, un preparato ricavato dalle feci di un contadino bulgaro per combattere gli effetti negativi dei lassativi stessi. Hitler-a-tavolaIl problema però fu sempre la contemporaneità della somministrazione degli antidolorifici per lo stomaco che provocavano effetti contrari a quelli dei lassativi, originando un imbarazzo evidente. Molti storici sono concordi nell’asserire che le cure di Morell hanno davvero avuto effetti tragici sull’andamento della guerra. Però questo punto è cruciale. Cosa serebbe accaduto se in Germania ed altrove si fossero accorti che le prestazioni mentali e fisiche si fossero rivelate inadeguate a condurre la guerra? Morell è stato pronto a nascondere la cagionevole salute del Fuhrer e a pronto a supportarlo ad ogni costo attraverso il conflitto. Era un uomo fidato. Che gli somministrava cocaina che provoca assuefazione; sedativi per dormire ed eccitanti per essere efficiente in ogni situazione. Le anfetamine sono diventate disponibili sul mercato tedesco nel 1936 come medicinali miracolosi antistanchezza, usufruendo anche di grande pubblicità. H+Morell3Qui si spiega la curiosità del dittatore nel provare questi prodotti nuovi e prega Morell di fargli un’iniezione ogni mattina prima di alzarsi. Una delle cameriere raccontò che prima dell’arrivo di Morell appariva sconfitto, depresso e subito dopo l’iniezione ritornava allegro, pimpante e carico d’energia. Il Vitamultin è stato sicuramente l’arbitro dei destini dell’Europa. Questa meta-anfetamina, in uso anche all’esercito, ha reso la capacità di giudizio di Hitler completamente influenzata dalla dipendenza da questo farmaco. Si è stabilito che la disastrosa battaglia di Stalingrado ha fornito il miglior esempio di come l’abuso di anfetamine abbia inflenzato il corso della guerra. Nel momento in cui si sta configurando il finale della battaglia Hitler era in uno stato iper-maniacale. Si appigliava ad ogni debole scusa per far continuare l’avanzata perchè era carico a balestra e questo tipo di ottimismo incoraggiava il falso giudizio ed è coerente con l’abuso di anfetamine. Poi si manifestarono tremori alla mano sinistra che portavano al morbo di Parkinson congiuntamente ad una strana aritmia cardiaca che significò sifilide. Sembra contratta in gioventù a Vienna e mai curata. La notizia apparve anche nei dossier di Himmler ed entrò di colpo in repertorio l’iniezione giornaliera di Septoid. Fino al 21 aprile 1945. Giorno in cui Hitler, su espressa richiesta di Eva Braun, licenzia Morell credendo che lo voglia avvelenare con le sue pozioni segrete; ormai era ridotto ad uno straccio. Morirà nel 1948.

articolo scritto il 15agosto2015
l’ho scritto per me


Hunting Hitler: i commenti

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Quindi, in base ai risultati forniti dalle indagini della serie Hunting Hitler, in base ai dossier FBI, ai racconti di Abel Basti, alle rivelazioni di Jeff Kristenssen, a 4 o 5 libri diversi su Hitler in Argentina, Patagonia e dove ti pare… , ne consegue che:

  • quanto è scritto sui libri di storia che a scuola impongono ancora,
  • una quantità impressionante di documentari che RaiStoria ci ha proposto in questi anni,
  • quanto è stato impresso sulla pellicola cinematografica in questi decenni al proposito,
  • quanto io stesso ho scritto nella serie “Crepuscolo degli dei” traendolo da una vecchia intervista a Linge (il maggiordomo di Hitler) concessa ad EPOCA,
  • quanto ha giurato Rochus Minch e lo stesso Linge ai russi per 11 anni di seguito,tutto-falso

Il sign. Hitler ci ha presi tutti per il … naso, per benino. Mo brév!
Quello morto nel bunker si chiamava Gustav Brenn ( il sosia) e peccato non dare un nome alla donna che si è fatta carico della fine che le è toccata…, però a questo punto qualche piccola domanda ce l’avrei:

se l’FBI aveva tutte quelle informazioni (vere o presunte) negli anni dal 1945 al 1958, perchè non ha avviato un’indagine vera, allora che le notizie erano sicuramente di prima mano e con moltissimi testimoni ancora in vita?

Forse perchè si era all’alba di una guerra fredda?
Perchè al momento si avevano altre priorità? Un mistero.

Giro la questione. Com’è possibile che un’equipe dopo 70 anni si mostri tanto volenterosa da seguire e verificare i dati resi pubblici dall’FBI nel 2009?
Cioè: non lo poteva fare l’FBI stessa quando era il momento?

Il problema è che TUTTO è sì possibile, anzi molto probabile, ma oggi ancora non esiste nulla di ufficializzato né di estremamente certo e probatorio.
Di sicuro, a questo punto, c’è solo che Hitler non è morto suicida nel bunker.
Poi c’è la cameriera (Catalina Gamero), Catalina-Gameroormai troppo anziana, che gli lasciava ogni mattina la colazione alla Falda …

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Hernan-Ancine aggiungerei anche il muratore (Hernan Ancin) che lo vide chiaramente in casa Pavelich nal 1953 e prese un caffè con il dittatore …

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per concludere che sono testimoni oculari della presenza fisica di Hitler in Argentina troppo importanti per ignorarli o metterli in un secondo piano. Credo, senza timore di smentita, che certi storici si debbano adeguare all’evidenza che una parte di storia debba essere accettata e riscritta.
Hunting-critica

… all’ indagine. Al modo in cui si sono affrontati gli argomenti. Tutto qua.

All’aeroporto di Tempelhof non si poteva  entrare in qualche modo nel tunnel verso la Cancelleria?

La ricerca del sottomarino a La caleta de Los Loros è stata abbandonata con una certa rassegnazione. Hanno scansionato solo un decimo della zona presa in esame poi tutto è stato abbandonato. Perché?

A casa del gen. Franco, in Spagna, forse si poteva ottenere di più con meno spavalderia… E’ chiaro che se si entra in 3 o 4  con 2 videocamere e non si dice niente a nessuno si ottiene quella reazione che abbiamo visto tutti…

A casa Inalco non si è fatto niente di più di un timidissimo tentativo. Non si poteva chiedere di più? Ci si è accontentati di un condotto d’aria?

A casa degli Eichhorn ci si è fatti sbattere la porta in faccia così, senza dire neanche una parola?

Perchè qualcuno di informato non ha aperto un tavolo di confronto tra le varie teorie di fuga conosciute al fine di discuterle e prendere poi in esame solo le più probabili?
Come ad esempio, quella del volo, nel corridoio libero e aereo, in Danimarca…

DSC04497Credo che anche l’ investigatore più annoiato andrebbe a controllare se, per esempio, la pista Berlino-Hörsching (aeroporto austriaco)-Barcellona trova conferma; se l’ha fatto un giornalista privato come Abel Basti vuol dire che si può fare. Se in “L’esilio di Hitler” si pubblicano prove come quella mostrata a lato, la cosa meriterebbe una verifica.

 

 

Diversamente, potrebbe essere lecito pensare che la serie “Hunting Hitler” di History channel sia solo la trasposizione in video del libro di Jerome R.Corsi.

 

 

 

Mi sono chiesto perchè l’equipe che abbiamo visto su History channel abbia seguito pedissequamente solo le tracce FBI senza mai muovere un dubbio, una critica …
perchè, per esempio, non ha verificato altre ipotesi; quelle lasciate da Abel Basti (autore di “Hitler en Argentin”), che ha speso 7 anni di ricerche in Argentina o quelle di Patrick Burnside (autore di “El escape de Hitler“) che fece ricerche da Mosca alla Patagonia per vent’anni?La ragione della scelta di seguire la pista FBI consiste nel nel fatto che è la sola a garantire l’immunità intellettiva e legale per realizzare la serie televisiva.

Diversamente si sarebbero corsi dei rischi altissimi di denunce per danni alla proprietà intellettuale mossi dalle edizioni letterarie dei libri sopracitati. Cosa sarebbe successo se nel corso delle indagini avessero sbugiardato le teorie e le testimonianze raccolte dagli scrittori? I libri ne avrebbero sicuramente accusato il colpo, soprattutto nelle vendite.

A mio modo di vedere, questo aspetto è decisivo.

articolo composto il giorno 9 dicembre 2015. Prima della puntata finale programmata da History channel.


Hunting Hitler

Hunting-HitlerScrivo il 18 novembre 2015, ore 20,35. Ho appena finito di mangiare.  A chi interessa? A nessuno, ovvio. Ma dopo aver sentito il telegiornale sui fatti di Parigi mi viene in mente… « ma allora quello che ci hanno raccontato per decenni può essere una menzogna clamorosa come può esserlo qualsiasi cosa che ci raccontano oggi stesso sui fatti di adesso! ». Ragionamento lecito? Quindi, se quanto ci viene mostrato è vero è sostenibile che tutto sia ri-discutibile, o no?»

Quindi, quanto ventilato dai primi giorni di maggio 1945 prende consistenza!

Tutte le dichiarazioni rilasciate negli interrogatori di Mosca a Linge e Rochus Minch sugli ultimi giorni del Fuhrer sono false? Quindi tutte le indagini fatte dalle varie commissioni (sovietiche, americane, inglesi) sono tutte farlocche?

Hitler-dead

Allora avevano ragione gli americani dell’FBI che nel 1946 (o forse prima) avevano avviato per trovare Hitler non erano campate in aria! Della probabile fuga del dittatore se ne era parlato (sottovoce) nell’immediato dopoguerra, poi nel ’50, ‘nel ’60, poi nel 70 e via via fino ad oggi.

Fbi_Hitler-6bd73Si sono scritti libri, parlato poi di Odessa (la Rat line), file segreti dell’NKVD, rapporti misteriosi in tutte le nazioni senza avere nulla di concreto in mano.

Dicerie o poco più. E pensare che l’FBI ha speso un treno di soldi in queste ricerche.

Come tanti soldi devono essere stati stanziati per organizzare la troupe di ricercatori che ha originato la serie in 8 puntate di History channel “Hunting Hitler“. La serie di documentari/verità che negli USA ha destato un certo scalpore. Le ricerche effettuate sarebbero basate sulle centinaia di documenti segreti dell’FBI che sono stati desecretati nel 2014, alcuni dei quali sono scaricabili in calce a questo stesso articolo, a testimonianza che l’ipotesi è alquanto ‘seria e credibile’.

De-classified-sxMa sembra che il trigger primario sia stato originato da un memorandum segreto dell’FBI, oggi declassificato e firmato dall’allora direttore J. Edgar Hoover, ove lo stesso avrebbe dichiarato che:

I funzionari dell’esercito americano in Germania non hanno localizzato il corpo di Hitler, né vi è alcuna fonte affidabile che dirà sicuramente che Hitler è morto.

Partendo dal preconcetto che, all’indomani della capitolazione della Germania nel 1945, le forze alleate occidentali non hanno trovato prova della sua morte e dopo la notizia della declassificazione di alcuni file resi noti dall’FBI (pubblicati sul sito ufficiale dell’Agenzia Federale, per cui la loro autenticità è verificabile al seguente link: https://vault.fbi.gov/adolf-hitler/), l’equipe si è lanciata sull’idea di una fuga dal bunker della cancelleria di Berlino fino all’approdo in Argentina, meta fantasticata in alcuni articoli di diverso tempo fa.

( vedi Hitler of the Andes  e Biggest revelation! )

aggiornamento

riga-orizz

neldettaglio

evidence-file 01          (cosa si conosce-info-start up)

evidence-file 02          (first steps-info-directions)

evidence-file 03          (nuove prove – new directions)

evidence-file 04          (casa Winter – casa Inalco)

evidence-file 05          (Hotel Eden_La Falda – Cassino_Brasile)

evidence-file 06          (Cassino_Bogotà_S.Maria-La Florida park)


crepuscolo degli dei.2

continua.

Il testimonio è Heinz Linge, già Sturmbahnfùhrer delle SS, che fu addetto alla persona di Hitler dal 1935 al 1945. Siamo andati a interrogarlo nella sua casa di Schenefeld, presso Am­burgo, al numero 62 della via Gorgh-Fock. Linge, dopo il crol­lo tedesco, fu per undici anni prigioniero in Russia. Liberato, rientrò in patria e fu interroga­to dal servizio americano di informazioni. Ora fa una vita «borghese », ed è un esperto di lavori pubblici.
Nel suo ufficio ingombro di ta­voli da disegno e di progetti edi­lizi, egli ci racconta cosa avven­ne alla Cancelleria negli ultimi momenti di vita del dittatore. Trascriviamo qui il suo raccon­to. Continua a leggere


crepuscolo degli dei.1

Queste sono cose che generalmente, e naturalmente – aggiungerei, sono destinate a perdersi nella memoria e nel tempo. Per fortuna, qualche volta no. In un giornale (Epoca) del 26 aprile 1954, c’ era questo articolo in mezzo ad una mucchia di giornali, non ben definita, che una signora aveva nella sua bancarella nel mezzo di una festa di antiquariato, peraltro, pallosissima. Vabbè. Non tutto può piacere a tutti. Mia moglie mi ha quasi strangolato un braccio quando l’ha visto per prima: ” questo non te lo puoi proprio perdere! “. No. Infatti, no.

L’articolo fu redatto da Jacques Le Bailly e sottotitola:

Parlano due testimoni finora silenziosi: l’uomo che vide per primo il Fuhrer morto e l’unico ufficiale occidentale che assisté all’esumazione dei resti presso il Bunker.

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