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Obersalzberg: vita

prima parte

 

Fino alla primavera del 1943, Hitler si ritirava spesso nel suo castello di Berghoff, sull’Obersalzberg, dove lo aspettava, come sempre, Eva Braun circondata dalle sue amiche.

In questo periodo che ho citato, precisamente il 22 marzo 1943, con il suo seguito e dopo una sosta a Berlino, dove aveva preso parte alle celebrazioni per la Giornata in memoria degli eroi. Durante quella cerimonia andò a vuoto anche un ennesimo attentato contro di lui.

Per praticità, ma soprattutto per comodità innegabile, vennero trasferiti nelle località di Berchtesgaden, Salisburgo e Bad Rei­chenhall, che confinavano con l’Obersalzberg, Goering, Himmler e Ribbentrop. Speer, l’ho già scritto, stava a 200m; Bormann a lato-sopra il Berghoff. Poco più lontano al quartier generale, Keitel e Jodl vennero alloggiati, con i loro Stati maggiori, in casa del capo della Cancelle­ria del Reich, Lammers, tra Berchtesgaden e Bischofswiesen.
Warli­mont, con lo Stato maggiore della Wehrmacht, occupò la caserma di Strub, presso Berchtesgaden. Goering alternava come residenze la pro­pria villa sull’Obersalzberg e il proprio castello presso Norimberga. Il suo nuovo capo di Stato maggiore, Korten, che aveva sostituito il predecessore Jeschonnek morto suicida, prese alloggio con il proprio staff in un albergo di Berchtesgaden.
Il «Posto di comando campale» di Himmler venne spostato in una grande villa nei pressi di Salisburgo. Nelle vicinanze presero alloggio anche Doenitz e Ribbentrop, con i loro Stati maggiori: Doenitz in una villa e Ribbentrop nel castello di Fuschl, che era di sua proprietà.
Ora la guerra veniva diretta dal castello di Berghof, sull’Ober­salzberg.

Ma il ruolo di padrona di casa nel castello fu assunto da Eva Braun. Questo però era noto soltanto alla cerchia delle persone più vicine a Hitler.
Non appena ai castello comparivano visi estranei, Eva Braun, per disposizione di Hitler, non doveva assolutamente uscire dalle proprie stanze.
Dopo un incidente avvenuto a Monaco durante la guerra, Hitler ste­se un velo ancora più fitto sul segreto del suo rapporto con lei. Una sera alcune donne sconosciute di Monaco avevano insultato Eva Braun davanti alla sua villa, chiamandola «la puttana del Fuhrer».
Quando Hitler venne a saperlo, diede ordine di rafforzare la sorveglianza della polizia davanti alla sua casa. Al tempo stesso, da allora in poi vigilò in modo ancora più severo che né Eva Braun né le sue amiche al Berghof cadessero sotto gli occhi di ufficiali che non fa­cessero parte del suo staff personale.
Hitler non voleva perdere di fronte al popolo la sua fama di «uo­mo solo».
Gli orrori della guerra comunque, commuovevano poco Eva Braun, che ave­va le proprie preoccupazioni.
Nella cucina del castello di Berghof erano impiegate allora trenta persone. Eva Braun voleva a propria disposizione dieci donne in più, che tuttavia, a causa della mobilitazione totale per la guerra, non erano immediatamente disponibili. Ella se ne lagnò con Hitler, che, indignato, apostrofò ironicamente con Bormann: «Io faccio spazzar via intere divisioni, non dovrebbe essere troppo difficile procurarsi un paio di ragazze per il mio Berghof! Provveda immediatamente!».

All’Obersalzberg Hitler si alzava di regola intorno a mezzogiorno.
Poi il dottor Morell gli praticava una di quelle iniezioni stimolanti di cui ho ampiamente parlato [leggi: Herr doktor, o Herr doktor (appendice succosa…), poi di seguito Doktor Morell: therapie A, Doktor Morell: therapie B, Doktor Morell: terapie segrete ed indiscrezioni, ecc.].

Hitler faceva colazione da solo alla scrivania, nel suo studio e vi restava fi­no all’inizio della riunione dedicata alla situazione militare.
Questa aveva luogo due volte, fra l’una e l’una e mezza al matti­no e intorno alle dieci di sera. Poco prima dell’inizio arrivavano da Berchtesgaden le automobili di Keitel, Jodl, Warlimont, Korten e altri partecipanti, che poi si radunavano nella grande sala.
Infine si comuni­cava ad Hitler che tutti erano pronti. Egli scendeva la scala ed entrava nella sala, dove, dopo il saluto fascista, dava la mano a tutti. Poi pren­deva posto al tavolo, in una poltrona preparata per lui.
Di fronte a lui sedevano gli stenografi (almeno due), gli altri stavano in piedi intorno al tavolo. Le riu­nioni di solito duravano circa due ore. Se Zeitzler non era presente, la situazione sul fronte orientale era illustrata dal capo della divisione ope­rativa dello Stato maggiore dell’esercito, colonnello Brandt. Di solito Zeitzler restava nel suo quartier generale presso Lotzen, nella Prussia Orientale, e si recava all’Obersalzberg soltanto una volta alla settimana.
Quando i partecipanti alla riunione di mezzogiorno avevano la­sciato il castello, veniva servito il pranzo. In seguito Hitler restava per lo più nella sala, dove parlava con i suoi aiutanti, oppure legge­va le ultime notizie dell’Ufficio tedesco per le informazioni.
Per il pranzo di mezzogiorno si riunivano gli abitanti del castel­lo: il dottor Morell con sua moglie, Brandt, il chirurgo di Hitler e sua moglie, Hoffmann, Dietrich, Hewel, Lorenz, il reporter cinematografico del quartier generale Frentz, le segretarie di Hitler e i suoi aiutanti di campo con le mogli.
Inoltre per il pranzo si aggiungeva­no Bormann con la moglie e le mogli di Dietrich e di Speer.
Quando tutti erano riuniti, si avvertiva Hitler che il pranzo era pronto. Allora egli si univa alla compagnia e, salutando, baciava la mano alle signore. Poi prendeva ogni volta il braccio di una signora e la conduceva alla tavola.
Per questo era prevista una ben preci­sa gerarchia.
Le sue compagne di tavola erano di solito le mogli di Bormann, Brandt, Speer o Dietrich, oppure l’amica di Eva Braun, la signora Schönmann. La moglie di Dietrich non era molto gradita a Hitler come compagna di tavola. Non le era molto simpatica, perché si vestiva in modo antiquato ed era troppo silenziosa per i suoi gusti.
Alla sinistra di Hitler sedeva sempre Eva Braun, che come compagno di tavola aveva solitamente Bormann.

 

fine prima parte

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