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Magda Goebbels: la persona

La persona.
Magda (Magdalena) Ritschel, figlia naturale di Richard Friedländer, un facoltoso industriale ebreo con cui la madre si sposò in seconde nozze, è una donna desiderata da Hitler e che desidera Hitler uomo.
Una donna dalle origini non chiare.
Da ragazza, già a 17 anni è ambiziosissima, tanto da concludere, a vent’anni, un matrimonio vantaggiosissimo con uno dei più grandi industriali tedeschi, Gunther Quandt, un uomo molto facoltoso, affatto avvenente, il 4 gennaio 1921, dal quale ha un figlio: Harald. Il matrimonio è vissuto con frustrazione per il poco tempo trascorso col marito e a 23 anni inizia a sentirsi attratta dal suo diciottenne figliastro, Helmut Quandt; il ragazzo però, quattro anni dopo viene ricoverato per le complicazioni di un’appendicite e muore improvvisamente.
Lei e il marito allora partono per un giro in automobile di sei mesi degli Stati Uniti, dove attira le attenzioni di un nipote del presidente Herbert Hoover.
Il marito, per cercare di distrarla da attenzioni ritenute sconvenienti, la affonda nel lusso, ma lei afferma di avere un’ideale romantico dell’amore e quindi si sente libera di vivere e di cominciare a tradirlo.
Tra i vari amanti c’è Chaim Arlosoroff (o Haim Arlozoroff o, ancora, Arlozorov), collaboratore di Theodor Herzl, fondatore dello Stato di Israele. Questo porterà Magda a separarsi da Quandt costringendolo al divorzio, che di suo verrebbe concesso senza difficoltà, ma lei chiede alimenti altissimi e la tutela del figlio Herbert (fratellastro di Harald Quandt) e pratica un ricatto, secondo una tecnica tipicamente hitleriana: produce finte lettere di tradimento relativa al marito talmente scabrose che l’industriale, dopo dibattimenti legali, alla fine, le concede quegli alimenti altissimi richiesti.
Ottenuto il divorzio da Quandt, il nipote di Hoover viene a cercarla dall’America per chiederle di sposarlo. Un episodio che terminerà con un incidente automobilistico nel quale Magda si ferirà seriamente.
Dopo anche questo episodio Magda è comunque una donna ricca, indipendente, sola, innamorata di questo attivista sionista che conosce, nel 1930, Joseph Goebbels e con cui ha immediatamente rapporti erotici. Un fatto nella norma.
Tutte le donne che avevano casualmente rapporti con Joseph Goebbels finivano nel suo letto, perchè lui ci provava con tutte, sistematicamente e ci riusciva, grazie alla sua posizione e alle promesse che regalava.
Goebbels non era avvenente, neanche da giovane, ma ci sapeva fare e riusciva ad ammaliare le persone “facendo respirare l’aria del potere che stava accumulando” (e non era ancora Ministro della Propaganda). Insomma, nasceva così un altro amore, in contraddizione con quello provato per Chaim Arlosoroff, che a quel punto compie un altro gesto, anche questo tipicamente hitleriano, mettendo i due personaggi in rivalità, al punto di esasperarli.
Si arriva al punto che l’ebreo (!?!), durante una lite, minaccia e spara* a Magda, facendo così finire quel rapporto e lasciando campo libero a Joseph Goebbels.

Nel 1926 Hitler invia Goebbels nella capitale russa come Gaulaiter per avviare la scalata al potere del suo partito. Al suo ritorno in sede a Berlino trova una nuova ragazza che si occupa del suo archivio privato: in 3 mesi scatta la scintilla. E’ un amore di cui va pazzo. Lei era una donna affascinante, colta, cosmopolita, poliglotta, tutte caratteristiche necessarie per un’arrivista di successo.
Il 1º settembre 1930 si era iscritta al partito nazista e lavorava come volontaria, anche se non politicamente impegnata. Dalla sezione locale, Magda si era trasferita al quartier generale del partito e per un breve periodo era diventata la segretaria di Hans Meinshausen, il vice di Goebbels, prima di essere invitata ad occuparsi degli archivi personali di Goebbels.
Nell’ottobre del 1931, al Kaiserhof Hotel di Berlino, Magda è diventata l’assistente, oltre che l’amante, alla rassegna stampa del Partito Nazista, incontra per la prima volta Adolf Hitler.
Hitler, che in quel momento ha perso da poche settimane Geli Rauball, sembra dimostrare che la perdita sia insanabile ma , tuttavia, nell’incontro della Lounge hall dell’Hotel – poco prima di recarsi all’Opera, succede che l’imprevedibile: Hitler si invaghisce in maniera folgorante. Per un quarto d’ora, comincia a parlare, magnificando la bellezza di Magda (ex – Quandt) e dichiarando che lei “è la donna fatta per lui!“.
Al culmine di questo delirio passionale, sopraggiunge all’incontro Joseph Goebbels che lo informa dell’amara verità: che è fidanzata con il suo collaboratore. La reazione di Hitler è una reazione da Hitler: si blocca, rimane cereo per qualche istante, dopodichè osserva: “questa donna può fare moltissimo per il futuro Reich!” e da’ disposizione a Goebbels l’ordine di sposarla, di lì a poco. In questo modo la avrà sempre vicina e saprà cosa farle fare.
Magda sposa Goebbels il 19 dicembre 1931 nella tenuta di Günther Quandt, nel Meclemburgo e Hitler è il testimone di nozze.

 

Magda in quel momento, con un marito così in vista, aveva sposato anche una nuova fede politica. Questo aspetto ha sempre contraddistinto la sua personalità. Lei seguiva sempre persone in cui trovava qualcosa di straordinario o ai quali attribuiva doti speciali e possedeva doti che le permettevano di vivere di riflesso le doti altrui.

Da Joseph Goebbels ha sei figli:
Helga Susanne
Hildegard “Hilde” Traudel
Helmut Christian
Holdine “Holde” Kathrin
Hedwig “Hedda” Johanna
Heidrun “Heide” Elisabeth

Il primo compito di Magda da assolvere è di conquistare la cittadinanza tedesca che gli è così tanto necessaria per partecipare alla elezioni. Magda allora si reca in un determinato municipio e attraverso una serie di copule, ben calcolate, con esponenti politici di quel municipio riesce ad ottenere per Hitler la cittadinanza agognata.
(il municipio in questione sembra essere quello di Braunschweig, nel Ducato di Sassonia. more info in: Hitler da vicino1).
Dopo un anno, Hitler sarà costretto ad intervenire nell’avvenuto matrimonio tra Magda e Joseph Goebbels perchè il suo nuovo Ministro della Propaganda è completamente impazzito dal punto di vista erotico. Tra le amanti famose c’era la popolare attrice ceca Lída Baarová.
Al punto di prendere in considerazione di sposarla abbandonando Magda, ma poi l’attrice verrà allontanata dal partito, gettando Goebbels nello sconforto.
Magda, nel frattempo, si dice abbia avuto diverse storie d’amore, tra le quali una col vice di Gobbels stesso: Karl Hanke.
Comunque, nel giro di un anno aveva tradito Magda più di 100 volte e a quel punto Magda aveva richiesto il divorzio ma la cosa risultava assolutamente improponibile per Hitler che riporta all’ordine la coppia. Magda sembra che da quel momento abbia osservato l’ordine impartito dal Fuhrer da quel momento in poi, perchè intimamente innamorata di Hitler.
Nel 1926 il Fuhrer invia Goebbels nella capitale russa come Gaulaiter per avviare la scalata al potere del suo partito.
Al suo ritorno in sede a Berlino trova una nuova ragazza che si occupa del suo archivio privato: in 3 mesi scatta la scintilla. E’ un amore di cui va pazzo. Lei era una donna affascinante, colta, cosmopolita, poliglotta, tutte caratteristiche necessarie per un’arrivista di successo.
Nel 1932, il 30 dicembre, si trova in bilico tra la vita e la morte per un aborto spontaneo. E’ un momento estremamente difficile che viene superato con qualche difficoltà dopo 20 giorni.
Anche Hitler era molto preoccupato per la sua sorte; negli ultimi mesi si era rivelata una padrona di casa eccezionale per i suoi incontri politici nel suo meraviglioso appartamento in Reich Kaiserplatz, a Berlino. Punto di ritrovo per le camicia brune che Goebbels usava per presentare Hitler a diverse personalità e col quale si intratteneva per diverse ore. Almeno, fino al momento del cancellierato del ’33.

In Germania, specialmente dopo la salita al potere di Hitler, la donna che metteva al mondo bambini per il Reich aveva il massimo della considerazione ed era tutelata in ogni circostanza, in ogni modo possibile.
In realtà però, Magda non si occupava realmente granchè dei suoi figli, lontano dalle cineprese, non era una donnna qualsiasi cioè una casalinga; i figli di solito erano affidati a tate e ad educatrici e la madre interveniva di rado anche nella gestione della famiglia.

In Germania, specialmente dopo il 1933, la donna che metteva al mondo bambini per il Reich aveva il massimo della considerazione ed era tutelata in ogni circostanza, in ogni modo possibile. In realtà però, Magda non si occupava realmente granchè dei suoi figli, lontano dalle cineprese, non era una donnna qualsiasi cioè una casalinga; i figli di solito erano affidati a tate e ad educatrici e la madre interveniva di rado anche nella gestione della famiglia.

La moglie del Ministro, che ora è all’apice del potere, non ama rivangare i peccati del passato e Haim Arlosoroff lo impara a proprie spese. La contatta sperando, con lei, di aprire un contatto con Goebbles. Le telefonò ma lei fu drastica. “sei in pericolo!” gli disse “e lo sono anch’io!“. – “Non posso incontrarti e nemmeno parlarti… Sparisci!” – aggiunse.
Non è provato che quel contatto abbia provocato decretato la sua condanna a morte, come non è provato che sia stato lo stesso Goebbels ad inviare i sicari, anche se il movente appare chiarissimo. E’ un movente che riporta a Berlino, agli anni della Prima guerra mondiale. Tra le schiere dei profughi c’è la famiglia Arlosoroff e quella di Magda Ritschel.
Magda, secondo indagini della Gestapo, era cresciuta a Bruxelles, dove è vissuta con la madre e il patrigno Friedlander, che era ebreo, finchè, allo scoppio della guerra, come tutti gli altri era stata espulsa, in quanto tedesca.

Anche Magda era un profuga, come gli Arlosoroff ed essendo amica di Lisa, la sorella di Haim, lo aveva conosciuto e se ne era invaghita. Il giovano carismatico è un giovane sionista che sogna il ritorno in Palestina ed il suo entusiasmo contagia anche Magda Friedlander. La futura seguace di Hitler avrebbe potuto prendere comodamente la via del Kibbutz, anche lei era diventata una sionista, tant’è vero che portava una catenina al collo con la stella di David e parlava spesso di emigrare insieme in Palestina. Una convinta sionista, figlia di un patrigno ebreo, in breve sarà al servizio completo di un regime che pianifica lo sterminio degli ebrei e dove suo marito ne è un promotore assoluto.

Durante la guerra, in privato sembra che abbia espresso dubbi, specialmente dopo gli insuccessi sul fronte orientale.
Il 9 novembre 1942, durante un incontro con alcuni amici per ascoltare insieme un discorso di Hitler, spense la radio ed esclamò “Mio Dio, che ammasso di sciocchezze!“.


Magda Goebbels. dati a confronto

Secondo i dati ufficiali pubblicati sul Dossier Hitler:

il 23 aprile 1945 Magda Goebbels, suo marito Joseph e i loro cinque figli: Hilde, Holde, Helke, Heike ed Heiner si trasferirono nel bunker della Nuova Cancelleria (qui se ne è perso uno… Clamoroso che un dossier così famoso, redatto, rivisto e presentato a Stalin, contenga inesattezze così macroscopiche; senza tener conto che il libro è stato poi visionato, controllato, tradotto e stampato in migliaia e migliaia di copie).
Goebbels tenne presso di sé il suo segretario di Stato, il comandante di brigata delle SS Werner Naumann, il suo aiutante di campo, lo Haupsturmfuhrer SS Gunther Schwagermann e il suo cameriere, l’Unterscharfuhrer SS Ochs.
Tra i gesti più alti del regime più famosi, c’è quello del 29 aprile. Hitler consegnò la propria medaglia d’oro alla signora Goebbels, dicendo di voler onorare in quel modo il suo “valoroso comportamento nel Reich”.

La morte dei figli ufficiale.
Nel Dossier Hitler è riportato che il medico Stumpfegger aveva avvelenato i suoi cinque figli, verso le quattro del pomeriggio, per ordine di Joseph Goebbels. Egli avrebbe versato il veleno nel caffè (ai bambini piccoli si dava il caffè? forse era caffèlatte). La signora Goebbels avrebbe aspettato l’esito fuori dalla camera, davanti alla porta.
Quando egli uscì e le fece un cenno con il capo per comunicarle che i figli erano stati avvelenati, lei svenne.
Due SS della Guardia del corpo di Hitler la portarono nella camera da letto di suo marito.

Versione diversa.
Stumpfegger avrebbe dapprima addormentato i bambini con un sonnifero, poi li avrebbe avvelenati insieme a Magda Goebbels.

 

La morte ufficiale.
In seguito, Magda e suo marito si sarebbero ritirati nella stanza da letto, fumando nervosamente, per spararsi un colpo in testa. Testimoni dell’entrata in camera sarebbero Schwagermann, l’aiutante di campo di Goebbels e il suo domestico Ochs. Sono loro che riferirono a Linge che Magda e marito si erano sparati appena nel bunker. Poi Naumann, Schwagermann, Ochs e altri avrebbere irrorato di benzina i loro corpi nella camera da letto e vi avevano dato fuoco.

Versione diversa.
Altri testimoni dissero in seguito che Joseph e Magda Goebbels si erano sparati nel giardino della Cancelleria. Questa versione è confermata dagli atti ufficiali del controspionaggio militare sovietico.

(qui è fatica. Non si può verificare nulla perchè ormai è storia di un secolo fa. Con quello che comporta. Una cosa però salta all’occhio, leggendo anche su testi diversi: che sono riportati testimoni che sembra che recitino una parte imparata a memoria e indotta.
Quasi tutti. Poi, ad un certo punto, a forza di spulciare, ne salta fuori uno che dice una cosa differente che si discosta da tutto il resto e, per tanto, non viene considerato. Perchè sono talmente tanti gli altri, che diventano inattaccabili, perchè taluni sono pure autorevoli. E’ un po’ come se negli anni ’50 qualcuno avessse detto: “ho visto Hitler!“, nessuno gli avrebbe creduto.
Già ora che il web ha divulgato le prime tesi, poi alcune prove e testimonianze di Hitler in Sudamerica, non è ancora bastato a riscrivere la storia della fine Terzo Reich, ufficialmente.
Senza contare che per farlo bisognerebbe rottamare una quantità di libri, documentari e video storici che si sono basati sulle verità assolute conseguite in seguito ai risultati ottenuti dalla fragile e discutibile indagine diretta da un uomo solo: il maggiore britannico Trevor-Roper. Il rapporto, figlio di un’inchiesta superficiale, sollecitata dagli americani, si concluse alla fine di novembre del 1945.
L’inconsistenza del lavoro di Trevor-Roper è stata analizzata nel libro El Exilio de Hitler, in cui si elenca le molteplici contraddizioni e la fragilità delle presunte prove prodotte al tempo.
Senza tralasciare lo step iniziale della mancanza del cadavere di Hitler, la cui non presenza costituisce un requisito fondamentale per determinare legalmente la morte di un essere umano.
L’unica cosa sicura, provata è che Joseph Goebbels si era sparato.
Annerito, tumefatto, ma era ancora lì, per terra. Ma non c’era Magda [secondo gli Alleati occidentali], non c’erano i bambini morti, poichè una grande quantità di testimoni presenti nel bunker nell’ora chiave erano già stati fatti subito prigionieri dai sovietici e quindi non erano a disposizione per eventuali contro-interrogatori se non dai loro carcerieri comunisti [che lo fecero senza divulgare le risposte ottenute, spesso anche sotto tortura].
Oltretutto, tutta la tesi della morte del Fuhrer è stata sostenuta da un solo uomo che poteva assicurare di aver visto Hitler morto: Erich Kempka, capo degli autisti della Cancelleria.

E così, il decisivo rapporto del magg. Trevor-Roper, determinante al fine di impedire che Hitler venisse poi giudicato in contumacia, in quanto già deceduto, si basò su un unico testimone oculare diretto.
Tutti i restanti testimoni ipetevano quello che avevano sentito dagli altri, una catena che riproduceva sempre una semplece litania comune: la versione di Kempka. Non ci furono altre prove, nè perizie criminologiche. L’arma non fu trovata [contrariamente a moltissimi rapporti; alcuni ne riportano addirittura due…], nè i bossoli del proiettile o resti di polvere da sparo sul luogo dell’accaduto. Non fu trovato nemmeno il contenitore della famosa capsula di cianuro di cui hanno parlato tutti, ma che nessuno ha visto. Tanto meno una foto di Hitler morto. Soltanto una labile traccia di sangue che, non conoscendo il gruppo sanguigno del capo nazista, non poteva essere utile alle indagini.
Un altro particolare che sembra non essere stato notato da nessuno. In tutte le ricostruzioni si parla del corpo di Hitler, avvolto in una coperta militare, che viene trasportato dal bunker fuori in giardino per essere bruciato. Ma nella stanza si sono uccisi in due: Hitler ed Eva Braun. E nessuno, dico “nessuno” ha citato il fatto che sia stata portata su anche Eva Braun. Foto di un signore che vagamente ricordava Hitler (era un sosia) le conosciamo tutti, ma nessuno si è ricordato di fotografare il cadavere di Eva. Come mai?
Qui qualcosa non torna.
Comunque una cosa rimane chiara: che
si doveva fare presto).

Ancora a proposito del riscrivere il finale della storia del Reich, mi appare chiaro che l’ammettere dopo tanti anni, di aver fatto un mezzo lavoro, significherebbe colpevolizzare una massa di persone, anche autorevoli, colpevoli (fino a prova contraria) di aver abbracciato una versione basata sul nulla.

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Ecco dove è sepolto Hitler…

… e dintorni.

 

Avevo già preannunciato, nella serie Evidence file (che invito a rileggere), relativa alla passata edizione di Hunting Hitler, che il dittatore era sepolto in una cripta, secondo notizie ultime, sotto un albergo visitato ogni anno da nostalgici tedeschi; e finalmente ho trovato l’albergo!

Ciò significa che chi ha i soldi per il viaggio potrà andare a metterci il naso per vedere se è vero. Intanto la foto.


Si chiama: Hotel del Lago ed è sulle rive del lago Ypacarai, nel cuore del centro storico a San Bernardino.
Secondo info, che sembrano precise, per accedere alla cripta bisogna usare un ascensore e sembra che le visite siano molto riservate e controllate. Inutile dire che non si troverà il nome Hitler, ma quello di Kurt Bruno Kirchner, nome dietro al quale si è nascosto, perlomeno, dal 1955 e dove sarebbe sepolto dal 5 febbraio 1971.
Ribadisco che questo Hotel-stabilimento, nella prima settimana di ogni mese di febbraio chiude le sue porte per un gruppo di nazisti o presunti tali che ritornano ad onorare il loro leader.

La cittadina di San Bernardino, fondata nel 1888 da famiglie tedesche, incredibilmente e paradossalmente un anno prima della nascita di Adolf Hitler, oggi ospita ancora una importante e folta colonia tedesca. Anticamente, l’Hotel è stato costruito sopra un vecchio e famoso club germanico. Già dalla metà degli anni 30 il nazismo qui è diventato popolare grazie alla propaganda sostenuta da Bernard Förster, promotore di una delle prime colonie ariane in Paraguay. Il club nazista era al tempo al n.19; 19 come la sua data di nascita vera (e non il 20 – come è stato poi registrato).
Qui, a queste cose ci credono molto.

E a proposito di certezze (o quasi), sempre a bassa voce, qui si sostiene che il Fuhrer sia volato da Berlino in Austria, a Hörsching, poi da qui a Barcellona su un aereo pilotato da Werner Baumbach (morto poi in Argentina nel 1953), poi a Cantabria en Hosteria Las Quebrantas del pueblo de Somo, a sud della baia di Santander, ancora da lì a Vigo (secondo i rapporti dell’MI6) con un sommergibile in Patagonia, dopo una breve sosta di 3 giorni alla Canarie (rileggere il rapporto Evidence 4). Qui riuscì ad insedirsi più stabilmente grazie all’aiuto di Jorge Antonio (nella foto), il proprietario di casa Inalco che abbiamo già conosciuto.
Questa trafila ci ricollega però ad Hunting Hitler 2016.

La saga continua.

Forse un po’ come il closing del Milan, che ha superato lungamente la telenovela di arrivo di Maradona dei tempi passati.
Boh, la battuta forse ci stava, forse no. Vabbè.

Tra le cose folkloristiche c’è anche questa; la camera dove il Fuhrer ed Eva Braun avrebbero dormito.

Tra le notizie mormorate si ricorda il vescovo Alois Hudal, rettore dell’Istituto Pontificale Romano di Santa Maria dell’Anima, che era un seminario di sacerdoti germanici e austriaci che si sono adoperati per far fuggire i criminali di guerra nazisti ricercati e procurare loro documenti di identità tramite l’organizzazione del Vaticano per i rifugiati. Questi documenti falsi erano il primo step necessario per ottenere il passaporto tanto desiderato del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) che rilasciava la prova di identità sulla base delle informazioni rilasciate sulla parola del vescovo Hudal.
I protetti sarebbero stati Erich Priebke, Klaus Barbie, Edward Roschmann, Walter Rauf, Alois Brunner, Franz Stangl, Gustav Wagner, Alois Brunner, Adolf Eichmann e Josef Mengele.
Senza tralasciare Martin Bormann.


Hitler and sons

Arrivo subito con una bomba che mi ha buttato giù dalla sedia da cui scrivo:

Magda Goebbels non è morta suicidata e non ha nemmeno avvelenato i suoi 6 figli nel sonno, come illustrato in quasi tutti i libri e nel film “La Caduta.

Erich Kempka, capo degli autisti della Cancelleria del Reich dichiarò agli alleati:

i figli del Reichminister Dr. Goebbels, condotti nel bunker il 27 aprile del 1945, furono portati via dalla Cancelleria del Reich insieme ad un’infermiera il 1° maggio del 1945“.

Sembra qui che si riferisca a tutti i sei figli, ma la cosa è in contrapposizione con un elemento emerso da un colloquio di Magda Goebbels in lacrime che rivelava di aver ucciso due dei suoi figli e che altri avrebbero seguito la stessa sorte. Disse: ” non posso sopportarlo. Due dei miei figli sono stati uccisi e adesso altri due dovranno morire! “. Quindi i sopravvissuti sarebbero solo due.

Ricercatori accreditati assicurano di aver scoperto che, dopo la guerra, oltre ad Hitler, giunsero nel Paese sudamericano Johanna Maria Magdalena Ritschel, nome clamorosamente falso per Magda, moglie del gerarca nazista Joseph Goebbels (morto suicida nel bunker) e Holdine Kathrim, una delle figlie del famoso Responsabile della Propaganda del Fuhrer. Questo, per iniziare.
Entrambe le donne – madre e figlia nel loro esilio – avrebbero vissuto a Paraná, uno dei 27 Stati federali del Brasile.
La ricerca iniziò quando la dottoressa Pereira curò una donna – probabilmente Holdine, la quarta figlia dei Goebbels – nota in Brasile come la Contessa Nora Daisy von Kirschberg Friz Kirschner.
Ricordo che Hitler si faceva chiamare Kurt Bruno Kirchner.
Sì, c’è giusto una “s” in meno, ma nella pronuncia è poca cosa, in castigliano.
Si sà inoltre che la donna visse in miseria gli ultimi anni a Foz de Iguaçu dove fu assistita inizialmente dalla dottoressa Christiane Pereira, tra il 2005 e d il 2006. Secondo gli stessi ricercatori la madre – morta pochi anni prima – era appunto Magda Goebbels, in base ad una precisa rivelazione della figlia.
Va detto che Magda fu, a tutti gli effetti, la First Lady del Terzo Reich, la cosiddetta famiglia ariana perfetta e, aggiungo, amante di Hitler. Soltanto l’entrata in scena al Berghoff di Eva Braun la allontanò dal ruolo di donna più vicina al Fuhrer.

Seconda bomba.
La dottoressa Pereira entrò in contatto per la prima volta con la contessa Nora Daisy nel 2005, in un centro medico di Foz de Iguaçu, all’estremo ovest dello stato di Paraná confinante con Argentina e Paraguay, dove risiedeva appunto la figlia di Magda Goebbles. Là, la dottoressa brasiliana prese in cura la donna che aveva un aspetto sofferente e che aveva qualcosa che faceva pensare che non fosse del tutto sana di mente.
I ricercatori che la interrogarono a più riprese restarono sorpresi  dalla conoscenza così dettagliata della gerarchia nazista, tanto da rimanere a bocca aperta per certi dettagli fisici, personalità e comportamento, soprattutto nei gesti che la rendevano così somigliante ad una delle figlie dei Goebbels (per fare questo ricorsero a filmati dell’epoca e foto). Quando la donna morì ebbero la certezza che si trattasse di Holdine Goebbels.
Come ulteriore prova, è sorprendente la somiglianza fisica fra Magda e Maria Friz, paragonando le foto più recenti con quelle d’epoca che rivelano infatti essere la stessa persona.
La donna , madre di Nora Daisy, avrebbe vissuto in Brasile sotto falso nome fino alla morte, nel 1978, avvenuta a causa di un misterioso incendio.
E, secondo alcuni bene informati, Holdine potrebbe essere (e avrebbe senso) la figlia di una relazione segreta occorsa durante i Giochi olimpici nel 1936, fra Hitler e Magda e col consenso di Joseph Goebbels.
(questo solo aspetto meriterebbe almeno una pausa di riflessione).
Per i ricercatori, madre e figlia sarebbero vissute in Argentina (sotto Perón), successivamente in Paraguay ed infine in Brasile; per un certo periodo con l’avvallo di Hitler che nel momento si faceva chiamare “Don Franzisko o Kurt Bruno Kirchner.
A questo punto mi gioco il jolly e dico che ancora, secondo Patrick Burnside, Hitler ebbe diversi figli: il primo fu Helmut, nato nel 1935, ufficialmente da Joseph Goebbels e Magda Rietschel, moglie del ministro della Propaganda nazista. In realtà Helmut sarebbe stato il frutto di un tradimento coniugale consumato da Magda con Hitler durante una vacanza sul Baltico. Prima di suicidarsi, i coniugi Goebbels lo avvelenarono assieme alle sorelline Helga, 12 anni, Hilde, 11, Holde, 8, Hedde, 6 ed Heidi, 4. Poi ci sarebbe Gisela Hoser, o Heuser, nata nel 1937 dall’atleta tedesca Ottilie Fleischer, detta Tilly. Hitler mise incinta la Fleischer dopo le Olimpiadi berlinesi del 1936. La fonte di questa notizia è Bethe. Il dittatore avrebbe avuto anche una seconda figlia, Ursula, detta Uschi, nata ufficialmente a Capodanno del 1939 in Italia, a Sanremo, da Eva Braun.
Ma la gravidanza fu occultata perché Hitler riteneva che il suo ascendente sul popolo tedesco sarebbe scemato qualora non si fosse mostrato totalmente dedito ai destini della Germania.
Uschi arrivò all’Estancia San Ramon nel settembre 1945, proveniente dalla Spagna, via Buenos Aires, tramite Hermann Fegelein (marito della sorella di Eva Braun). Una terza figlia di Hitler e della Braun sarebbe nata morta nel 1943. August Schullten, ginecologo di Monaco di Baviera che aveva seguito la gravidanza, perì in un incidente d’auto quello stesso anno. Nel marzo 1945 l’amante di Hitler concepì un altro figlio. Era già incinta durante la fuga verso la Patagonia.
Chiudo, aggiungendo che secondo sempre Burnside, lo scrittore italo-scozzese, figlio di uno degli ufficiali piloti inglobati nella Luftwaffe che dal 28 al 30 aprile 1945 assicurarono un corridoio aereo libero fra Berlino e la Danimarca per la fuga, Hitler ed Eva Braun si sarebbero sposati, con rito cattolico, nella cappella dell’Estancia San Ramon, dopo l’agosto del 1945.
Il matrimonio nel bunker di Berlino, avvenuto il 29 aprile 1945, avrebbe invece riguardato solo i sosia di Hitler e della Braun: Gustav Weber, una delle due controfigure delle quali il dittatore disponeva e una donna sconosciuta. I sosia sarebbero stati selezionati tra un drappello di 5 aspiranti già dal 1934 e sarebbero stati tenuti nascosti, per non dire segregati, per non essere visti casualmente dal pubblico e creare paradossi di ubiquità.
Questo per oltre dieci anni. Raro.


a spasso per l’Argentina

Kurt-Bruno-KirchnerIl goffo montaggio è solo un pretesto per raccontare di un signore che un giorno si presentò in una fattoria in Patagonia, a 15 Km da  San Carlos de Bariloche, come un appassionato di natura argentina che aveva già fatto diversi viaggi nel Cono sud del paese, con il nome di Kurt Bruno Kirchner.
Dopo qualche tempo, si pensa qualche anno, si trasferisce in Paraguay (nel suo caso si dovrebbe parlare di “paraguai”, nel vero senso della parola…) allo scopo di ritirarsi come pensionato, si è detto, fino al 1971, ove morì alla venerabile età di 82 anni.
Aggiungerei, fortunello fortunato. Perchè con tutti gli sconquassi subiti dal suo corpo, raccontati in numerosi articoli, ha ricevuto in dono un’esistenza di una durata ragguardevole.
Cosa che a tanti altri non è stata concessa.

Quindi, tutto quello che ci è stato raccontato in documentari, film e montagne di libri sulla sua fine nel bunker di Berlino (e come dice un noto sito latino) è un’enorme stronzata!

Secondo diverse fonti, in primis Abel Basti, sembra che Hitler abbia negoziato segretamente con gli americani (che, guardacaso, hanno presto abbandonato le ricerche ufficiali) fornendo armi, documenti e tecnologia per aumentare la potenza degli Stati Uniti in cambio della possibilità di lasciarlo scappare da Berlino assieme al suo entourage.
Ecco qui che la possibile teoria dei suoi viaggi aerei con i piani di costruzione dei missili B3-SkyRocket, citati nell’articolo evidence-file 06, troverebbe una possibile applicazione.
Sembra inoltre che Hitler abbia asserito che se non si fosse opposto alle forze sovietiche, Stalin avrebbe occupato l’intera Europa.
Esattamente come sostenuto da Viktor Suvorov.
L’autore di queste rivelazioni apre uno scenario inusitato rivelando che il piano era sì studiato meticolosamente da Bormann e aveva previsto in viaggio -non dal bunker di Berlino – ma da Berchtesgaden  (via aerea con Hanna Reitsch) alla Norvegia in idrovolante e da lì verso la costa della Patagonia in un sommergibile militare tedesco. Poi in treno alla fattoria di Bariloche.
Qui la rivelazione più incredibile.

Il libro di Basti spiega che sia la CIA e l’MI6 britannico sapevano il luogo esatto di Hitler, ma non erano motivati a prenderlo per via dell’accordo.
L’accordo è confermato dalla testimonianza di un ex militare brasiliano, figlio di una alta carica nazista, secondo la quale Hitler sarebbe morto il 5 febbraio 1971 in Paraguay e sepolto in una cripta sotto un hotel di lusso.
Tuttociò è riportato, dopo tanti anni, in numerosi libri e un buon documentario.

Un epilogo dove una rivelazione supera ogni fantasia. Dove Hitler sopravvive a Stalin, Churchill e anche Adenauer, prevedendo la Germania futura come terza potenza economica mondiale e parlando in spagnolo con accento argentino.
Un epilogo ribadito anche dalle pubblicazioni apparse sul “Daily Express” e “Sunday Express” e questa pista sarebbe stata indicata a un agente nordamericano da un cittadino argentino residente a Los Angeles, in California, che nel settembre del 1945 avrebbe riferito che Hitler sarebbe sbarcato sulle coste della Patagonia, più precisamente presso il Golfo San Matias, nel mese di maggio dello stesso anno, un paio di settimane dopo la caduta di Berlino.
Su questi quotidiani si dichiara anche di conoscere i nomi delle persone a conoscenza dei fatti e appartenenti all’MI6 che al tempo asserirono che l’intera operazione non sarebbe stata possibile se non con la complicità delle intelligence occidentali, pronte ad assicurarsi, in cambio di elementi da spendere contro l’allora imminente pericolo rosso. Tra testimonianze di vicini, servitori e cuochi, il libro ricostruisce la vita di Hitler nell’Argentina di Domingo Peròn, e – alla caduta di questi nel 1955 – la fuga in Paraguay con altri nazisti scappati dall’Europa.
Precedentemente si sostiene che Hitler, Eva Braun, il cane Blondie ed il loro inseparabile entourage avrebbero vissuto in un campo nascosto e protetto vicino alla città di Bariloche con il nome di Adolf Schütelmayor, di professione scrittore.
Il giornalista Basti, nel suo libro, afferma che in base alle sue ricerche Hitler non ha vissuto nascosto più di tanto, ma, dopo un momento iniziale, si è potuto muovere liberamente non solo nel territorio argentino, ma anche in paesi come Brasile, Colombia e Paraguay.

Going deeply, si può leggere che le principali agenzie di intelligence di tutto il mondo, come la CIA americana e l’MI6 britannico, avevano rapporti e fotografie che confermerebbero la presenza di Hitler in Sud America dopo il 1945.
Basti dice che “ciò che il compito dei servizi segreti era quello di segnalare la presenza di Hitler, ma non di agire per un arresto” e che ” come è ovvio “se essi avessero voluto, avrebbero potuto  catturare il leader nazista “come indicato nei documenti.”
(qui, qualche perplessità ce l’ho. Le cose nella realtà non dovevano essere così facili e semplici come possono apparire oggi; non vedo la cattura di Hitler paragonabile al rapimento di un nazista isolato che si nasconde solo sotto un falso nome. Hitler era super protetto e non ritengo si potesse improntare un’operazione segreta come, per esempio, per Eichmann. Magari mi sbaglierò, ma non vedo il Fuhrer che gira ignaro, a piedi e fischiettando, per Bariloche…).

Quindi, ricapitolando, nel periodo di presidenza di Juan Domingo Peron (1946-1955) Hitler visse a Hacienda San Ramon, dove si possono raccogliere numerose testimonianze della sua presenza.
Come quella famosa di Eloisa Lujan, assaggiatrice-test delle sue pietanze col compito di provare che non fossero state avvelenate; di Angela Soriani, nipote della cuoca di Hitler e di Carmen Torrentegui che lo ha servito per lungo tempo in un’azienda del sud (Hotel Eden – La Falda). Senza dimenticare Catalina Gamero, all’epoca di 17 anni, che lo servì come cameriera, Hernan Ancin (1933) che nel 1953 incontrò Hitler e sua moglie.
Esistono poi testimonianze di Celestino Quijada, giardiniere-aiutante al cerro Otto che lo riconobbe dopo aver visto una “foto del giorno” su un giornale, Pedro Caceres, Hilda Weiler, Annaliese Brunner e 100 altre.
Basti scrive che queste informazioni sembrano rivelazioni per giornali e Tv solo in questi anni, ma fino agli ’80 non lo erano affatto; almeno in quelle zone.
Erano cose di nessuna importanza per la gente normale.


notizie esclusive2

C’è stato un aspetto sempre poco valutato degli ultimi giorni del Reich.
porto-di-Piliavin-(Pillau)-
Primo step.
Karl Dönitz modifica la sua sede operativa: da Pilau, sul Baltico, a Flensburg, dove opera la Scuola navale della Marina tedesca.
Qual è la ragione di questo cambiamento?
Certamente a Pilau, in Russia, l’avanzata sovietica e i bombardamenti continui imponevano una scelta diversa, ma risulta particolarmente indovinata la scelta di Flensburg che si trova a nord della Germania,  sul Mar Baltico, ma al confine con la Danimarca che resta in mano dell’esercito tedesco. Un po’ più a nord della Danimarca, dopo aver attraversato lo Stretto di Drake, c’è la Norvegia ancora nelle mani dei nazisti e nello stesso angolo del territorio norvegese, il porto di Kristiansand, dove la flottiglia aspetta Hitler per la grande fuga. Ecco che diventa estremamente praticabile il volo da Berlino a Flensburg, sul territorio controllato dalla Germania, ora che i russi ormai hanno conquistato anche la capitale del Reich.
Dönitz-a-Flensburg---aprile
Secondo step.

Hitler-escape-routeOra Dönitz ha la base navale sotto i suoi ordini diretti e secondo le disposizioni della resa germanica impone la resa ufficiale a tutti i sottomarini che stavano solcando il globo. Questo panorama ha uno scenario possibile: mentre il nemico ascolta l’ordine di Dönitz cessa anche di perseguire la flotta tedesca, perché centinaia di tali navi cominciano ad affiorare alla superficie del mare con la bandiera bianca. In questo modo, la grande flottiglia in fuga naviga silenziosa verso il Cile; esattamente verso Capo Verde,
in Cile. Al riparo dagli Alleati.

percorsi: 1) partenza da Kiel, aprile 1945; 2) fermata intermedia in Norvegia, 2 maggio 1945; 3) fine del conflitto, 8 maggio 1945; 4) ritorno in Norvegia e imbarco su sottomarino, 10 maggio 1945; 5) viaggio verso Capo Verde (Cile), luglio 1945;
6) arrivo a Mar del Plata (Arg), 17 agosto 1945.

U-977
La mattina del 4 luglio 1945 però, un cacciatorpediniere brasiliano si scontra inaspettatamente contro un sottomarino a causa delle navigazione troppo superficiale e perciò si verifica la collisione.
La nave brasiliana avvisa un altro cacciatorpediniere in pattugliamento nelle vicinanze di tutto per quello che è successo e i due sottomarini incaricati di proteggere il convoglio del Fuhrer rimangono nella zona dell’incidente per fermare i brasiliani, mentre il resto, per sfuggire alle navi, cambia rotta verso sud.
Il secondo cacciatorpediniere, che arriva solo quattro ore più tardi a sostegno del primo è alla baia con uno staff di 360 uomini di equipaggio.
La situazione è complicata per i sommergibili tedeschi e uno degli U-boot spara un siluro contro la nave arrivata. L’impatto ha luogo solo sulla prua e vicino alla polveriera, quindi l’esplosione provoca gravi danni alla nave brasiliana che inizia ad affondare rapidamente.
Dei suoi 360 uomini se ne salvano solo 40.
Donitz-alla-base-di-FlensbuUna settimana dopo, il 12 luglio, un altro cacciatorpediniere brasiliano che era rimasto nella zona, rileva un sottomarino e lo attacca con bombe di profondità. E’ facile supporre che il sottomarino sia stato in immersione, sperando che gli inseguitori fossero convinti che fosse sfuggito, per poi riprendere il cammino.

Qui l’autore Muray ipotizza che, per ragioni di circostanza e colloqui ad alto livello con il Governo argentino, i due U-boot cambino rotta e decidano di non seguire il convoglio del Führer che ormai si erano allontanato. Così, il 10 luglio, l’U530 e il tenente comandante Otto Weirmutt, con il suo equipaggio di 54 uomini, si arrendono a Buenos Aires.
Intanto la stampa Argentina scrive di avvistamenti di almeno altri tre sottomarini, uno dei quali viene catturato dalla Marina, ma stranamente, dopo poco, annota che queste navi sono scomparse in direzione sud.
La flottiglia in fuga, nel frattempo, è entrata nel Pacifico.
Il sommergibile che trasporta Hitler è ancorato al riparo che l’Ammiraglio Dönitz chiama “paradiso in terra” e che altro non è che  l’ “Isola Amicizia”, in provincia di Aysen. Un terzo U-boot riposa nella Bahia Mansa ed un quarto sottomarino viene rilevato e attaccato dalla Fach en Iquique, ma fugge e oggi è affondato al largo della costa di Antofagasta. Un quinto sottomarino è stato fatto saltare con la dinamite, affondato e rimesso a galla su una spiaggia nella regione Seventh, ma per quella nave si racconta un’altra storia, perché è stata la scena di un omicidio plurimo.
U-boot-operations

Chi aveva interesse a far saltare in aria un sottomarino installato sul lato nord e vicino al faro di Carranza, faro della Marina cilena?

Senza dubbio è stato Martin Bormann ideatore della grande fuga.
Magari per ordine dello stesso Hitler.
Dopo aver raggiunto il luogo prescelto e scaricati i valori di carico, decide di eliminare la squadra per non lasciare testimoni e installa una carica esplosiva nel campo di siluri, dove tutto  esplode mentre dormivano. C’è un testimone che ha sentito l’esplosione nelle prime ore del mattino. In fondo, quel un piccolo gruppo di marinai era un potenziale pericolo per via di quello che sapevano, decidendo così di eliminarli. Come da copione, il principio di Hitler era quello di tenere il segreto con decisione fino alla sua esecuzione finale.
I viaggi, ad esempio, venivano sempre annunciati, ma si riservava di far conoscere solo l’orario di partenza sempre e solo all’ultimo minuto”.
Bormann ricordava una frase di Hitler: “Ho come standard un vecchio principio: Bisogna solo dire ciò che deve essere detto, che deve essere detto solo quando ha bisogno di essere detto“.
H-y-los-nazis-en-el-ParaguaDiversi anni più tardi, alcuni tedeschi sono arrivati in aereo, hanno ripreso il contenuto dell’U-boot e hanno mostrato il cavo che è stato utilizzato per il trasporto delle merci fino alla spiaggia.
Secondo lo storico paraguaiano Mariano Llano, che ospitò Hitler nei suoi ultimi anni, come emerge dal suo libro “Hitler e i nazisti in Paraguay”, Hitler sarebbe morto in terra Guarani nel 1974 dopo aver lasciato l’Argentina nel 1955, con la caduta di Peron.
Secondo il libro “Sulle orme di Hitler”, scritto dal giornalista Abel Basti, in Argentina, i resti di Adolf Hitler si trovano in una cripta sotterranea in Paraguay.
Abel-Basti-intervista

La presenza del leader tedesco in questo angolo della Patagonia era un segreto di Pulcinella, “non che tutti sapessero chi fosse Hitler in quella tenuta, ma coloro che l’hanno riconosciuto, per qualche motivo, come i dipendenti dell’azienda, hanno minimizzato sull’importanza di quella persona”, dice Basti.
“Per la gente di campo la guerra era praticamente inesistente, non esisteva la radio, i giornali erano inviati una volta al mese e non li leggeva nessuno.
Forse qualcuno sapeva che c’era una guerra, ma non ne ha mai compreso la dimensione né quella dei suoi personaggi, in particolare”, ha aggiunto.
Quando Peron fu rovesciato, durante la cosiddetta Rivoluzione liberatrice del 1955, molti nazisti si spostarono dall’Argentina verso i paesi confinanti, soprattutto verso il Paraguay e anche se esistono testimoni che affermano di aver avuto incontri con Hitler dopo tale data, lo stesso Hitler dovette migrare verso il paese Guarani, sotto lo pseudonimo di Kurt Bruno Kirchner.
Questo infatti sembra il nome dietro il quale si sia nascosto per anni Adolf Hitler, almeno in questa fase della sua fuga in Sudamerica.

Tras los pasos de HitlerSi dice che il Fuhrer sia morto il 5 febbraio 1971 e che sia sepolto in una cripta in un ex bunker sotterraneo nazista, in Paraguay, dove sorge oggi un “hotel moderno ed esclusivo”.
Basti scrive che la prima settimana di ogni febbraio, il personale dell’hotel chiude le sue porte in favore di un gruppo esclusivo di nazisti che vengono ad onorare il loro leader, “l’uomo che ha cambiato la loro vita, per loro e per tutti, per sempre”.

 

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