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9 settembre 1943. cronaca

9 settembre: giovedi

  • ore 20: Ambrosio invia un fonogramma a Kesselring perchè faccia cessare ogni atto di ostilità tra le truppe al fine di evitare un vero e proprio conflitto tra i due eserciti (Kesselring accetterà la richiesta interpretandola a suo modo. Farà cessare ogni conflitto che non gli avrebbe portato vantaggi concreti, lasciando cioè la discrezionalità ai comandi sul campo di cessare i combattimenti perchè in qualche modo gli italiani DOVEVANO pagarla…).
    Per esempio, non cessarono mai le ruberie tedesche, il cui ordine – disse – era arrivato da Berlino ed era inappellabile. Figuriamoci.
    Intanto, i primi mezzi da sbarco alleati toccano terra, sotto un pesante fuoco nemico. Ma non dappertutto.
    I comandi italiani periferici chiedono a Roma come possono comportarsi: chiedono conferma dell’ordine di esecuzione della memoria OP44.
    Roatta ed Ambrosio non si assumono la responsabilità di darlo:
    Badoglio dorme tranquillo e nessuno lo sveglia. L’ordine così non sarà mai dato fino all’11 settembre… e da Brindisi, dopo che il Re se l’era squagliata ed il nostro esercito si era praticamente dissolto!
    Dal libro di Kesselring:
    Sapevo ora quali disposizioni prendere: accelerare la ritirata dalla Calabria delle due divisioni, pur cercando di ritardare la marcia di Montgomery, sfruttando le risorse del terreno montuoso; chiarire rapidamente la situazione a Roma, inviando le forze diventate così libere a sostegno della 10°armata nell’Italia meridionale; inviare le divisioni d’attacco nel settore di Salerno, dove la costa era già difesa dalla 15° divisione di granatieri corazzati e dai reparti della 16° div. corazzata… La rinuncia al lancio di truppe aerotrasportate alleate allegerì la situazione nei dintorni di Roma, perchè le divisioni italiane, sebbene superassero del triplo le nostre i notri effettivi, non rappresentavano un vero pericolo: una loro azione avrebbe però potuto ritardare l’invio di rinforzi alla 10°armata sul fronte di Salerno -.
  • ore 3: la squadra navale da battaglia di LaSpezia lascia il porto, al comando dell’ammiraglio Bergamini, con rotta verso la Maddalena.
    Intorno a Roma, a nord la 3°divisione Panzer Granadier aumenta la pressione contro l’Ariete;
    a sud la 2°divisione paracadutisti avanza verso la div. Piacenza ormai disgregata e combatte con la Granatieri di Sardegna. Ormai la speranza di una ritirata tedesca “indolore” lascia il campo alla “paura“.
  • ore 4: colloquio Roatta-Carboni: – la situazione è compromessa: non possiamo durare più di 24 ore. I tedeschi sono a Tor Sapienza, sulla Prenestina, a 8 Km da S. Pietro. Roma è accerchiata almeno da 3 punti cardinali: i tedeschi sono minacciosi a nord, attaccano a sud e avanzano ad ovest -.
    Roatta riferisce ad Ambrosio il fosco quadro della situazione: viene esclusa la fuga e Roatta assume il comando della difesa di Roma.
    Ambrosio decide finalmente di svegliare Badoglio ed il Re: non c’è alcun segnale di uno sbarco alleato nei pressi di Roma, quindi bisogna valutare il da farsi.
  • ore 4,30: Roatta, alla presenza di tutti i protagonisti presenti nel  Ministero della Guerra, salvo il Re, fotografa la situazione: “Bisogna evitare che il Sovrano ed il Governo siano catturati. Siamo accerchiati – sottolinea Roatta – l’unica strada rimasta libera è la Tiburtina.
    Non c’è tempo da perdere”.

    Badoglio riferisce al Re la decisione di lasciare Roma: il Re accetta.
    Badoglio affida al ministro dell’Interno Ricci (non presente alla riunione ed ignaro di tutto) la direzione interinale del Governo.
    Ambrosio chiama De Courten modificando l’originario progetto: le navi devono eseere pronte a Pescara e non più a Civitavecchia, ormai in mano ai tedeschi e Sandalli per concentrare a Pescara il maggior numero di aerei possibile.
    Ambrosio nomina il generale Palma responsabile del C.S. a Roma… senza lasciargli ordini! Veramente raro!
    Il Re, secondo la ricostruzione di Marchesi, ordina ad Ambrosio di seguirlo con i tre capi si S.M.
  • ore 5: l’ammiraglio Sansonetti, vicecapo di S.M. della Marina, ordina all’incrociatore Scipione e alle corvette baionetta e Scimitarra di dirigersi su Pescara per prendere a bordo “una alta personalità.
  • ore 5,15: Roatta comunica a Carboni il famoso “ordine sul tamburo“: con un lapis, il capo S.M.R.E. ordina al C.A.M. di non difendere Roma e di ripiegare “immediatamente” su Tivoli. Nella capitale devono rimanere solo i carabinieri e le forze di polizia per garantire l’ordine pubblico.
  • ore 5,45: Roatta, con Ambrosio, lascia Roma in direzione Tivoli.
  • ore 6,30: parte anche De Courten.
    La squadra di Bergamini, con le corazzate Roma, Vittorio Veneto e Italia, si ricongiunge con le altre navi da guerra provenienti da Genova al largo della punta settentrionale della Corsica. In quelle ore sono schierate in mare le nostre migliori unità da battaglia: tre corazzate, sei incrociatori, dieci cacciatorpediniere oltre ad altro naviglio minore.
  • ore 7: Carboni lascia Roma, in abiti borghesi e su un’auto con targa diplomatica: la direzione è sempre la stessa…Tivoli.
    Il generale ha sempre sostenuto di voler cercare in quella zona Roatta per ricevere i successivi ordini.
  • ore 7,10: parte De Stefanis in compagnia dell’altro sottocapo di S.M.R.E. generale Mariotti.
  • ore 7,30: il capo di S.M. di Carboni, colonnello Salvi, rimasto ormai solo a Palazzo Caprara, incontra il gen. Utili, capo dell’ufficio operazioni, per avere conferma degli ordini ricevuti da Carboni ormai scomparso da diverse ore.
    Utili, in procinto di partire, gli suggerisce di farsi controfirmare gli ordini dal gen. Calvi di Bergolo, comandante delle divisione Centauro, il più anziano del C.A.M.
    Calvi si rifiuta e Salvi perde la testa: ha una crisi di nervi e scoppia a piangere.
    Lascia una pessima impressione ai comandanti divisionali Solinas (Granatieri di Sardegna), Tabellini (Piave) e Cadorna (Ariete). Finalmente Salvi conferma le direttive di Roatta delle 5,15 (il famigerato e controverso “ordine del tamburo“), cioè l’immediata ritirata a Tivoli di tutto il corpo d’Armata Motorizzato.
  • ore 8: Carboni è a Tivoli dove non trova nessuno. Prosegue fino ad Arsoli dove ha conferma del passaggio del corteo reale.
    Il suo attendente, tenente Lanza, va in avanscoperta e incontra Roatta che gli conferma di eseguire gli ordini ricevuti; null’altro! Carboni sosta al castello di Arsoli dei principi Massimo, dove la troupe di Carlo Ponti sta girando un film con la famosa diva dell’epoca Mariella Lotti.
    Il Comitato Centrale del P.C.I. decide di proporre la trasformazione del Comitato Unitario Antifascista in Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) con Bonomi primo Presidente. Il nuovo Comitato emette il primo appello agli italiani con l’invito a far riconquistare all’Italia “il posto che le compete nel Consiglio delle Nazioni Libere”.
  • ore 8,15: il generale Utili, con alcuni ufficiali dello S.M., chiude il lungo corteo dei partenti.
  • ore 9: Ottocento paracadutisti tedeschi toccano terra nella zona di Monterotondo, precedente sede del quartier generale di Roatta. “L’attacco – scrive Kesselring – presentò difficoltà maggiori di quelle previste ma fu coronato da un completo successo tattico. Roatta e il suo S.M. aveva già preso fuga“.
    La divisione Piave entra in combattimento.
    La situazione alle 9 vede: a nord la divisione Ariete che tiene bene la posizione tra la Cassia e la via Claudia. A sud la Granatieri di Sardegna è fortemente impegnata su tutto il fronte dalla 2° divisione paracadutisti tedesca. Perde terreno ma combatte valorosamente.
    La divisione Centauro a Bagni di Tivoli non ingaggia alcun combattimento.
    Da questo momento cessano tutti i rapporti di collaborazione tra l’esercito, la Marina e l’Aeronautica. D’ora in poi solo iniziative private dei singoli comandanti vedranno azioni contro i tedeschi. Di fatto, la fuga degli stati maggiori ha “azzerato” la catena comando di tutto l’esercito italiano.
    Si immagini lo stupore di alcuni comandanti che chiamavano via-radio o al telefono ripetutamente Roma e dall’altro capo non rispondeva mai nessuno!
    In nessuna nazione si era mai verificata una cosa del genere nella storia.
    Sul fronte di Salerno, il generale tedesco von Vietinghoff, comandante della X armata nel sud Italia, visto che che non si prevedono altri sbarchi alleati decide di rimanere sul posto. La sua divisione corazzata argina brillantemente le offensive alleate.

8 settembre 1943. cronaca

Prima, voglio dire una cosa.
A 24 ore dalla proclamazione formale dell’armistizio, Supermarina ordina ancora ai nostri sommergibili di uscire in mare per silurare le navi da guerra alleate e i sommergibili Topazio e Velella, sprovvisti di tecnologie moderne si fanno subito individuare ed affondare, portando con sè 150 giovani uomini.
L’ossessione del segreto, la scarsa informazione e la pessima qualità degli uomini al governo causano ancora morti inutili. Direi, morti grasse e certamente inutili ed inevitabili a poche ore dall’annuncio di un armistizio già firmato.
Ma che gente era? Carboni aveva detto a tutti di cessare il fuoco, avevava paventato la resa (quando in realtà era già stato concordata – incredibile) e Supermarina lancia ancora un’operazione militare? Conoscendo la nostra palese inferiorità operativa?
Roba da criminali di guerra.
Significa che al Governo italiano di quei giorni non interessava affatto la vita dei propri soldati.

Va bene.

8 settembre: mercoledi

  • ore 2,00: Badoglio, visto il rifiuto di Taylor, prepara un messaggio per il C.S. alleato: – Dati cambiamenti et precipitare situazione et esistenza forze tedesche nella zona di Roma non è più possibile accettare armistizio immediato, dato che ciò dimostra che la capitale sarebbe occupata e il Governo sopraffatto dai tedeschi. Operazione Giant2 non è più possibile dato che io non ho forze sufficienti per garantire gli aeroporti. Generale Taylor è pronto per ritornare in Sicilia e rendere noto il punto di vista del Governo ed attendere ordini. Comunicate mezzi et località che voi preferite per questo ritorno.
    Firmato Badoglio
    -.

Taylor, da parte sua, decide di scrivere un suo un messaggio ad Eisenhower:
Tenendo conto delle affermazioni del Maresciallo Badoglio sulla impossibilità di dichiarare l’armistizio e di garantire gli aeroporti, Giant2 è impossibile.
Motivi addotti per cambiamenti sono mancanza di benzina e munizioni et nuove disposizioni. Badoglio chiede che Taylor ritorni ad illustrare il punto di vista del Governo e Taylor e Gardiner attendono istruzioni. Prego confermare, Taylor
-.

  • ore 3,00: Taylor e Gardiner rientrano a Palazzo Caprara: mancano solo 15 ore al decollo dell’82° divisione dagli aeroporti siciliani e tutto è ancora in “alto mare”.
  • ore 7.00: Carboni riesce finalmente ad inviare i due messaggi ad Algeri.
  • ore 9,00: Roatta suggerisce a Badoglio, che gli ha appena riferito il colloquio con Taylor della notte prima, di inviare ad Algeri un emissario con l’incarico di spiegare a voce la delicatissima situazione venutasi a creare a Roma.
  • ore 10,00: Rossi va a prendere, alla stazione Termini, Ambrosio che è giunto fresco e riposato da Torino, in compagnia di Caviglia.
    Kesselring concorda con De Courten il piano d’azione contro lo sbarco alleato; il convoglio alleato intanto ha deviato verso sud, rispetto Napoli, in direzione Salerno. Si fissa in incontro con Roatta per le 17,30 a Frascati, presso il quartier generale tedesco, per gli ultimi dettagli operativi.
  • ore 11,00: Ambrosio è informato dell’incontro Carboni-Badoglio-Taylor e soprattutto che il giorno G sarebbe stato proprio l’8 settembre!
    Però Carboni lo rassicura: “è tutto a posto…! ci sarà un rinvio!“.
  • ore 11,30: Taylor, su richiesta di Badoglio, invia ad Algeri un altro radiomessaggio: “in caso Taylor riceva l’ordine di tornare in Sicilia, le autorità italiane desiderano mandare con lui il sottocapo Rossi per chiarire questioni.
    Tale visita è autorizzata?“.
    Taylor scrive anche due semplici parole: “Situation innocuous“: la parola d’ordine che annullava l’aviosbarco!
  • ore 11,30: il Re, Vittorio Emanuele III riceve a Villa Savoia, l’ambasciatore Rahn:
    dica al Fuhrer che l’Italia non capitolerà mai.
    E’ legata alla Germania per la vita e per la morte
    ” (l’inganno continua).
  • ore 12,00: scatta il terribile bombardamento aereo su Frascati (curioso: abbiamo da 5 giorni firmato la resa incondizionata e gli anglo-americani ci bombardano lo stesso. Raro!    Il 93% della abitazioni è distrutto, 6mila i morti accertati su 11mila abitanti e il quartier generale tedesco non subisce neanche un graffio).
  • ore 12,00: Eisenhower apprende il contenuto del messaggio di Badoglio e convoca a Biserta Castellano, comunicandogli il rifiuto della data dello sbarco e della proclamazione dell’armistizio.
  • ore 13,00: il Comandante americano scrive a Badoglio un telegramma di fuoco diviso in tre parti e annulla l’operazione Giant2 appena in tempo.
    parte prima:
    intendo trasmettere per radio l’accettazione dell’armistizio all’ora fissata.
    Se voi o qualsiasi parte delle vostre forze armate mancherete di cooperare come precedentemente concordato, farò pubblicare in tutto il mondo i dettagli completi di questo affare. Oggi è il giorno X e io aspetto che voi facciate la vostra parte -.
    parte seconda:
    non accetto il vostro messaggio di questa mattina posticipante l’armistizio.
    Il vostro rappresentante accreditato ha firmato un accordo con me e la sola speranza dell’Italia è legata alla vostra adesione a questo accordo. Su vostra richiesta le operazioni aviotrasportate sono temporaneamente sospese.
    Voi avete vicino a Roma truppe sufficienti per garantire la temporanea sicurezza della città, ma io ho bisogno di esaurienti informazioni in base alle quali si possa preparare al più presto l’operazione aviotrasportata. Mandate subito il generale Taylor a Biserta in aereo. Notificate in anticipo l’arrivo e la rotta dell’apparecchio –.
    parte terza:
    – i piani erano stati fatti nella persuasione che voi agiste in buona fede e noi siamo pronti a portare avanti le operazioni militari su queste basi. Ogni deficienza da parte vostra nell’assolvere tutti gli obblighi dell’accordo sottoscritto avrà le più gravi conseguenze per il vostro paese. Nessuna futura azione potrà allora ristabilire alcuna fiducia nella vostra buona fede e conseguentemente ne seguirebbe la dissoluzione del Vostro Governo e della vostra nazione! -.
  • Il C.S. italiano emette il suo ultimo bollettino di guerra: è il numero 1201!
  • ore 15,00: Taylor e Gardiner sono autorizzati a tornare ad Algeri con il gen. Rossi.
  • ore 15,15: l’aeronautica tedesca comunica al comando della 16° div. corazzata tedesca la notizia che – una poderosa flotta di un centinaio di navi si sta avvicinando alla costa campana -.
  • ore 15,40: viene diramato l’ordine Orka (uragano) (sembra una esclamazione italiano, tipo orca boia!): – Sbarchi un vista: pronti al combattimento!” -.
  • ore 16.02: l’agenzia inglese Reuter riceve da New York la notizia dell’armistizio con l’Italia ma il Governo inglese ne proibisce la diffusione.
  • ore 17,00: Taylor e Gardiner, con Rossi, lasciano Roma, da Ciampino:
    sono ancora ignari dell’annullamento di Giant2.
  • ore 17,00: Ribbentrop comunica a Rahn che la Reuter ha annunciato la capitolazione italiana. Rahn chiama subito il ministro degli Esteri italiano Guariglia che smentisce (l’inganno continua). Anche Roatta nega: “una spudorata menzogna inglese che devo repingere con sdegno” (l’inganno continua)
  • ore 17,15: Badoglio, davanti al ministro della Guerra Sorice e Carboni, mostra il messaggio di Eisenhower che recita: “ho deciso di annunciare l’armistizio stasera alle 18,30. Fate come me!
  • ore 17,30: si convoca, con grande urgenza, il Consiglio della Corona con Carboni e Marchesi e senza Roatta (a Frascati da Westphal), sostituito dal gen. De Stefanis.
  • ore 17,45: l’agenzia Stefani riceve la notizia dell’armistizio ma nessuno si preoccupa di smentirla. (Raro).
  • ore 18,15: inizia il Consiglio della Corona. La discussione è molto aspra.
    Si contrappongono due partiti: quello favorevole all’armistizio e quello favorevole alla sua rielezione.
  • ore 18,30: radio Algeri dirama al mondo intero il proclama di Eisenhower che annuncia l’avvenuta resa dell’Italia. Marchesi, interrompendo i lavori del Consiglio, legge ai presenti il messaggio del C.S. alleato:
    Qui il generale Eisenhower, comandate in capo delle forze alleate.
    Le forze armate del Governo italiano si sono arrese incondizionatamente.
    Come comandante in capo ho accordato un armistizio militare, i cui termini sono stati approvati dai governi del Regno Unito, degli Stati Uniti d’America e dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Il Governo italiano ha accettato questi termini senza riserva. Tutti gli italiani che ora agiranno per contribuire a cacciare l’aggressore tedesco fuori dal territorio italiano avranno l’assistenza della Nazioni Unite“.
  • ore 19,10: avviene l’incontro tra Rahn e Guariglia: “Ma questo è tradimento!“.
  • ore 19,15. Conclusosi il Consiglio della Corona, Badoglio e Marchesi, si recano alla sede dell’EIAR per la diffusione del messaggio di conferma dell’avvenuto armistizio al popolo italiano.
  • ore 19,15: Taylor e Rossi atterrano a Biserta e apprendono la proclamazione dell’armistizio e l’annullamento di Giant2.
  • ore 19,30: Rossi e Castellano incontrano Eisenhower che dice:
    Ho più fiducia di voi nei vostri soldati. Se è stato commesso qualche errore, ormai dobbiamo accettare la situazione così com’è e collaborare quanto meglio possibile nel comune interesse“.
  • ore 19,45: Badoglio, pochi minuti prima del giornale radio delle ore 20 legge il proclama:
    Il Governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori  più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo della forze alleate anglo-americane.
    La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
    Esse però reagiranno a eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza -.
    Contemporaneamente il generale Carlo Tucci, capo di S.M. della nona armata in Albania, fa diramare un comunicato dove stigmatizza la manovra di propaganda nemica che afferma l’avvenuto armistizio!
  • ore 20,00: Jodl chiama al telefono Kesselring per informarlo del proclama di Badoglio.

 

Nota.

In tutto questo baillame, nessuno ha saputo arrabbiarsi e contestare il bombardamento alleato, avvenuto a resa già firmata da giorni.
Questo è un fatto raccapricciante. Gli americani ci hanno bombardato a resa conclusa, con le armi abbassate. Questo è un crimine bello e buono.
Impunito. Tanto per cambiare.
Ma può una formica incazzarsi con un elefante?


24/25/27/28 agosto 1943. cronaca

24 agosto: martedi

  • Novità. Il generale Zanussi, su istruzioni del capo di S.M.R.E. Roatta, parte per Lisbona in aereo da Guidonia;
  • Durante il tragitto incontra Dino Grandi a Siviglia;
  • A mezzanotte ha il primo incontro con l’addetto militare britannico a Lisbona;
  • Kesselring decide di dare esecuzione alle misure di sicurezza per le forze armate tedesche in Italia.

A Roma, rimasto incredibilmente senza notizie di Castellano, il C.S. italiano e sospettando che fosse stato catturato dai tedeschi, pensa a qualche alternativa. In fondo, il tempo stringe: bisogna agire.
Grandi è già stato inviato a Madrid da Guariglia e così Ambrosio, su suggerimento di Roatta, incarica Zanussi di rintracciare Castellano, alla peggio, di sostituirlo nella trattativa con gli alleati.
Da notare che nessuno disse nulla a Guariglia della missione nuova di Zanussi. sarebbe bastato avvisarlo della missione progettata perchè in tal caso, egli avrebbe suggerito di aspettare almeno fino al 26 agosto prima di fare la figura di poter sembrare una sorta di gita-Piemonte in viaggio dall’Italia. Prima Castellano, poi Grandi, poi Zanussi… Nel giro di venti giorni gli alleati si sono visti arrivare quattro emissari italiani, tutti più o meno privi di credenziali, tutti senza un’idea chiare degli scopi della trattativa.

Intanto, in Italia, Kesselring ordina:

  1. lo sgombero dei tratti di fronte minacciati, compresi i presidi nelle isole, cercando di salvare la maggior parte del materiale esistente. E qui, giù ruberie ed azioni di forza per accaparrarsi tutto quanto era possibile;
  2. accordo con i comandanti italiani che avevano il compito di facilitare le operazioni;
  3. discreti dislocamenti temporanei di truppe e di materiali ad agevolare l’azione nei casi di maggiore difficoltà. Nel caso di resistenza italiana, l’ordine era di aprirsi la strada con qualsiasi mezzo.

 

25 agosto: mercoledi.

  • Zanussi incontra nuovamente la delegazione alleata alle 15.00 .
    Gli viene consegnato il testo dell’armistizio “lungo”.

C’è un punto. Una circostanza. Castellano il 26 è in viaggio per Roma con l’armistizio “corto”; Zanussi, che non lo sa, riceve quello “lungo”.
Si creano intighi ed equivoci: c’è da ridere.
Intanto Grandi che fa? Mah. Cosa serve? Sarà in giro con la famiglia.
Domanda. Perchè mai Zanussi gira in aereo e Castellano deve muoversi in trenino? Con i tempi decisamente diversi? Non c’era fretta?
Da notare ancora che nel viaggio Siviglia-Lisbona in aereo sono presenti Zanussi e Grandi, entrambi all’oscuro dei reciproci incarichi, ma viaggiano sullo stesso aereo e si ignorano completamente! Raro.

Eisenhower si preoccupa:

  1. lo sbarco di Salerno ormai è deciso e la data si avvicina pericolosamente;
  2. se gli italiani, già pini di dubbi, paure e furbizie vengono a conoscenza del pesante testo dell’armistizio “lungo” potrebbero far cadere la trattativa o comunque renderla più lunga e difficile;
  3. in vista dello sbarco la loro collaborazione potrebbe variare o, addirittura, riservare sorprese; comunque è importante.

Il comandante supremo può procedere sulla base del testo più semplice e  meno pesante: quello “corto”; il punto ora è quello di bloccare a Lisbona Zanussi in possesso del “lungo”!
In Italia si vedrà solo la versione dimagrita e l’accordo sarà facilitato.

Intanto Castellano è in treno per Roma e siamo alla vigilia del 27 agosto. Nasce in quelle ora l’equivoco delle clausole aggiuntive letali.

 

27 agosto: venerdi.

  • Castellano arriva a Roma di prima mattina.
  • Alle 11,30 riunione con Rossi (Ambrosio era assente) e Guariglia nello studio di Badoglio.
  • Castellano consegna al maresciallo il testo dell’armistizio “corto”; il promemoria di Quebec – con la resa incondizionata mitigata da un “dopo” più clemente” -; il verbale della riunione del 19 agosto con Bedell Smith e Strong a Lisbona.

 

28 agosto: sabato.

  • Ore 11.30: nuova riunione plenaria con Badoglio, Ambrosio, Castellano, Guariglia e Carboni.
  • Mussolini lascia la Maddalena. Si parla del Gran Sasso.

Badoglio è perplesso. Trova le condizioni – molto dure e di quasi impossibile attuazione – e aggiunge che aggiornerà la riunione al 30 agosto. Proprio il giorno della scadenza alleata.
Ad Algeri il clima è ora teso. Gli inglesi temono l’ennesimo voltafaccia italiano. E il pericolo c’è.

Intanto, all’alba, Mussolini, con un idrovolante della Croce Rossa, viene portato a Vigna di Valle sul lago di Bracciano, da dove proseguirà in ambulanza fino ad Assergi (questa mania dell’ambulanza è un’ossessione) in provincia dell’Aquila.
Il Duce viene alloggiato in una villa vicino alla stazione di partenza della funivia del Gran Sasso. A proteggerlo ci sono 43 carabinieri e 30 poliziotti, più un gruppo cinofilo con 6 cani.
Il pericolo tedesco di una liberazione improvvisa è altissimo.


19/21/22/23 agosto 1943. cronaca

19 agosto: giovedi

  • Alle ore 7 si è conclusa a Lisbona la riunione Castellano-Militari Alleati.

Ribadiamo il punto.
Ci sono 3 canali diplomatici avviati, ognuno praticamente all’oscuro degli altri:

  1. quello di Guariglia, con Blasco Lanza D’Aieta,  Alberto Berio, via Tangeri
  2. quello di Ambrosio, con Castellano, via Lisbona;
  3. quello di Guariglia, con Grandi (?)

Eh già. Grandi, la faccia migliore del regime (bisogna vedere per chi…), forse la più conosciuta e apprezzata all’estero, viene inviato con tutta la famiglia a Madrid, come se fosse un weekend vacanziero, per raccogliere informazioni su Castellano e aprire sondaggi sullo stato dell’arte dell’ipotesi di armistizio.
Ci sarebbe da notare, per i più curiosi, che Grandi, dal 25 luglio era rimasto nell’ombra, nascosto a casa di amici, senza mai mettere il naso fuori di casa e senza fornire informazioni alla sua famiglia.    Per paura.
Poi, un bel giorno gli telefona Guariglia (che sapeva dov’era) e gli offre quest’incarico: “Bello! vengo subito!”, e via.

Da notare che la cessazione delle ostilità sarebbe entrata in vigore a partire dalla data e dall’ora che sarebbe stata comunicata – a sua discrezione – da Eisenhower e il Governo italiano doveva impegnarsi a proclamare l’armistizio subito dopo l’annuncio di Eisenhower.
Qualora il Re, a seguito di tale procedura, avesse rischiato la cattura da parte tedesca, si ipotizzò il suo momentaneo trasferimento pari alla sua posizione.

A Lisbona le parti diedero vita ad un doppio simmetrico inganno.
Castellano sostenne che Roma voleva un rovesciamento dell’alleanza e un’attiva partecipazione dell’esercito italiano alla lotta contro i tedeschi, dopo lo sbarco alleato.
Bedell Smith insistette per la resa incondizionata (che ossessione!) ed in più si presentò indifferente all’aiuto militare italiano.

Ma inspiegabilmente, Castellano, invece di rientrare a Roma per conferire dei risultati e rispettare la data del 30 agosto come ultimatum per la risposta italiana, per ragioni legate alla sua copertura si mette a bighellonare per le via di Lisbona per 4 giorni!

 

21 agosto: sabato

  • Castellano cerca di mettersi in contatto con Roma senza successo;
  • nel Quebec è approvato il testo dell’armistizio “lungo”;
  • Castellano non può rientrare a Roma: la nave dell’ambasciatore italiano in Cile è in grave ritardo;
  • Kesselring incontra Ambrosio.

Il generale tedesco ricorda che l’incontro con Ambrosio, presenti i capi dell’esercito, della marina e dell’aviazione, “fu molto corretto…e denso di un buon cameratismo. Molto tempo dopo ho saputo che era a conoscenza delle trattative già in corso.”

 

22 agosto: domenica

  •  Castellano invia due telegrammi cifrati a Roma. Talmente cifrati che a Roma i documenti non vengono capiti e non vengono trasferiti al C.S.
  • A Roma, in base a voci su un presunto tentativo di golpe fascista, sono arrestati Cavallero, Starace, Bottai e altri gerarchi.
    Durante l’arresto muore misteriosamente Ettore Muti.
  • Lo stato d’animo di Mussolini.

Siamo alla beffa! Castellano non comunica nulla a Roma, nè tramite l’ambasciata italiana di Lisbona, nè attraverso una trasmittente del S.I.M. che operava nella capitale. Soltanto oggi fa inoltrare al nostro ambasciatore Prunas due telegrammi in codice al Ministero degli Esteri. Il primo annunciava l’acquisto di una partita di volframio e l’altro diceva che la liberazione dei prigionieri ammalati sarebbe avvenuta entro pochissimi giorni. Il primo, spiega Castellano, voleva significare che ero riuscito a prendere contatto, il secondo che fra poco sarei tornato per riferire. Il significato dei telegrammi era facile da capire: perchè venivano da Lisbona e perchè non erano in corso trattative nè di volframio nè per i prigionieri malati! Mah!
Comunque a Roma non capirono una mazza. Si crearono polemiche basate su rivalità tra Ambrosio e Castellano, da una parte e Roatta e Carboni dall’altra. Di fatto, dopo dieci giorni dalla partenza di castellano nessuno aveva ricevuto notizie della sua missione!
Strano, ma vero.

In Italia la politica del “pugno di ferro” è attuata: sono arrestati molti gerarchi fascisti. Muore per mano di un sicario Ettore Muti (vedi articolo nel blog). Si regolano i conti tra le varie fazioni del fascismo.
Incomincia la guerra civile. Specialmente in Emilia-Romagna.

Di Mussolini si ha notizia tramite una lettera alla sorella a circa un mese prima della sua detenzione.
Per quanto mi riguarda mi considero un uomo per tre quarti defunto. Il resto è ossa e muscoli in fase di deperimento organico da dieci mesi a questa parte. Del passato non una parola Anch’esso è morto. Non rimpiango niente, non desidero niente (…) Per alcune settimane il mio isolamento morale è stato assoluto: dal mondo ho ricevuto un telegramma di Goering e un dono dal Fuhrer. Poi ho avuto i bollettini di guerra. Altre notizie sporadiche e rare. Io stesso non desidero che conoscere l’indispensabile. Nemmeno desidero i giornali. Come sai il nostro nome è bandito, esecrato, cancellato“.

 

23 agosto: lunedi.

  • Castellano parte in treno da Lisbona;
  • Kesselring incontra Hitler: il Fuhrer ha la prova del tradimento italiano.

Sarebbe bastato che Castellano partisse in aereo da Lisbona la mattina del 19, per guadagnare tempo prezioso e così facendo un’informazione diretta ed efficace al C.S. sarebbe giunta correttamente. Non si capisce come mai i due telegrammi non siano pervenuti sui tavoli dei vertici militari e civili. E poi ancora dopo, come non si sia proveduto a silurare quei due funzionari che avevano ricevuto i testi e le avevano considerati incomprensibili ed inutili cestinandoli! Qui sono nate anche parecchie supposizioni di sabotaggio della missione di Castellano, poi finite nel nulla.

Quando Kesselring incontra Hitler, questi gli chiede di smettere di avere fiducia negli italiani dal momento che aveva in mano la prova del tradimento (non dice quale sia…però). Da quel momento Kesselring dovette tenere in considerazione, nei suoi provvedimenti, la prevalenza dell’elemento politico.


6 agosto 1943. cronaca

6 agosto: mercoledi

  • a Tarvisio si svolge la periodica riunione tra italiani e tedeschi: l’atmosfera è tesa. Ribbentrop ufficializza la posizione tedesca relativa ad un rafforzamento della presenza militare in Italia.
    Ambrosio protesta contro l’invasione dell’alleato germanico.

Comincia il teatro italiano di bugie ufficiali.
Soprattutto, i tedeschi intendono piazzarsi a nord e non vogliono trovare resistenze di alcun genere. intanto chiedono a Guariglia se non vi siano trattative in atto con gli anglo-americani.
Guariglia nega seccamente.    I atto.

Ambrosio protesta contro lo scavalcameto del confine italiano.
Ambrosio, si dirà poi, “non si sentirà più padrone a casa sua“.
Le divisioni tedesche, entrate in Italia senza accordi preventivi, si mostrano da subito indifferenti nel mostrare atti di prepotenza ingiustificati e assumono uno schieramento che sembra rispondere più alla sola difesa germanica che a quella italiana.
Kesselring annota nel suo diario: – le conversazioni non portano ad alcun risutato tangibile; nè si poteva attendere altro. I contrasti sui mancati aiuti militari, sul mancato rispetto tra le truppe tedesche ed italiane, le ruberie che le divisioni mettono in atto fanno affiorare il vero spirito di fratellanza:
il tedesco è l’eterno nemico“.
Kesselring sorride.

Quando Keitel richiese maggiori sforzi italiani e l’impiego di divisioni trattenute nell’Italia centrale, Ambrosio rispose con la richiesta che le divisioni italiane fossero sottoposte al comando italiano:
Mai e poi mai!” ribadì Keitel.
L’impossibilità di conciliare queste opposte esigenze ebbe un’influenza sicuramente sfavorevole su qualsiasi altro argomento militare proposto e fu scintilla per l’innesco di un clima totale di diffidenza e sfiducia tra la Germania e l’Italia.


25 luglio 1943: subito dopo e ancora dopo

Come ho segnalato nella puntata precedente, davvero nessuno dei 19 firmatari e distruttori del fascismo potè dormire nel proprio letto per la paura di essere arrestato.


Comunque Mussolini alle 9 di mattina si recò a Palazzo Venezia percorrendo il tragitto fortemente vigilato da poliziotti in borghese. Una volta arrivato il sottosegretario Albini gli portò il rapporto mattutino dov’erano riportate le notizie del bombardamento notturno di Bologna.
Verso mezzogiorno, Mussolini ricevette l’ambasciatore del Giappone, il segretario De Cesare telefonò al Quirinale dicendo che il Duce desiderava conferire con il Re, infine ricevette Bastianini dicendogli di preparare un progetto per dichiarare Roma città aperta.


Alle 14 uscì da palazzo Venezia e andò a visitare le macerie del Tiburtino che appariva quello di sempre.
Dopo pranzo Mussolini rientrò a casa per cambiarsi. Indossò un vestito blu con un cappello marrone e così uscì per l’ultima volta da Villa Torlonia, per correre in contro al suo destino.

Dal Re l’incontro durò meno di 20 minuti, ripeto, con la pistola sotto un cuscino e con Puntoni dietro un uscio ad origliare (una cosa da operetta. Forse il monarca prevedeva la reazione di un energumeno imbizzarrito) pronto ad intervenire nel caso le cose si fossero messe male. Il Re, ricordiamolo, era alto come un bambino o come tre lattine di Coca Cola, se si preferisce ed una persona di statura normale poteva sembrargli un gigante).
Uscendo, Mussolini cercò la sua macchina ma l’auto era stata fatta allontanare e un carabiniere si avvicinò e lo avvertì che per ordini superiori dioveva invitarlo a salire su un’altra vettura. Alle parole: “è per la Vostra incolumità” e il Duce si limitò a rispondere “non ci credo!“. Salì sull’autoambulanza senza opporre resistenza.

E’ già accaduto sia in pace, sia in guerra, che un ministro sia dimissionato e un comandante silurato ma è un fatto unico, nella storia, che un uomo che per 21 anni aveva servito il Re con assoluta lealtà sia fatto arrestare sulla soglia della casa privata del Re, poi costretto a salire su un’autoambulanza della Croce Rossa col pretesto di sottrarlo ad un complotto e condotto ad una velocità pazza prima in una, poi in un’altra caserma dei Carabinieri.

Ma esiste un retroscena poco noto.
Gli eventi precipitano velocemente. C’è l’ 8 settembre, l’armistizio, la fuga del Re a Brindisi, Roma occupata immediatamente dai tedeschi, il pericolo della ritorsione tedesca.
Il colonnello Giovanni Frignani, il capitano Aversa e tutti i Carabinieri fedeli al Re che avevano partecipato all’arresto di Mussolini sono cercati in ogni dove dalle SS scatenate da Kesselring; Mussolini stesso vuole la testa di Frignani e la moglie Lina chiede aiuto ad un’amica germanica (Helena Hoen) per cercare di temperare il giudizio che gravava sulla testa del marito carabiniere. Ma l’ordine di arresto – ad ogni costo – era già stato emesso dallo stesso Hitler che da tempo voleva spazzare via tutta la marmaglia che circondava il Duce.
Il 15 settembre 1943 l’Arma dei Carabinieri Reali venne sciolta e i soldati italiani furono deportati in Germania. Molti dei carabinieri coinvolti nell’arresto e altri dell’Arma furono trovati e caricati su carri bestiame e portati in Germania. Si parla di 4 o 5mila uomini.

Non appena accadde l’evento dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati i tedeschi fecero scattare l’operazione Asse. Un piano militare gigantesco che prevedeva la cattura dell’esercito militare italiano e la deportazione in campi speciali in Germania e nell’Europa orientale.
Gli italiani erano colpevoli di aver interrotto la guerra a fianco di Hitler e di aver firmato l’ armistizio dell’ 8 settembre, rovesciando il regime.
Da subito, l’Italia fu spaccata in due.
A sud fu costituito il Governo minuscolo dal Re, Badoglio e pochi altri fedeli, al nord Mussolini fu liberato dai tedeschi sul Gran Sasso e rimesso in corsa con la costituzione del Governo di Salò insediatosi a Gargnano, sul lago di Garda.
Nel caos della guerra i soldati italiani erano stati disseminati su diversi fronti: dalla Francia alla Russia, dalle basi navali del Mar Baltico a isole dell’Egeo e del Peloponneso.
80 divisioni: un milione e mezzo di uomini, la metà dei quali dislocata fuori dai confini della patria. Le operazioni trovarono i nostri soldati totalmente impreparati, specialmente i comandanti di reparto.
Per fare un esempio, sopra Trento una camionetta con 4 uomini tedeschi prese prigioniera una caserma di 11mila uomini.


Molti riuscirono a fuggire in mezzo a 1000 traversie, ma 600mila furono presi e deportati nei campi di concentramento.
Nel frattempo, 7 o 8 fascisti repubblichini riuscirono ad ottenere informazioni su dove si poteva nascondere Frigani: in v. Panama. Irruppero e cercarono il Carabiniere dappertutto. Scassinarono porte, armadi, cassetti senza alcun scrupolo mettendo a soqquadro tutta la casa senza trovarlo.

Il tel. colonnello era riuscito fortunosamente ad entrare in clandestinità con l’aiuto di alcuni commilitoni.
Tra le varie operazioni di Frignani, divenuto responsabile del servizio informazioni del fronte di Resistenza clandestino dei Carabinieri, c’è il recupero del carteggio Mussolini-Petacci e dei diari dal 1937 al 1943. Questo materiale era stato sottratto alle sorelle Petacci nell’agosto del 43, durante il loro tentativo di fuga. A Frignani venne dato il compito di copiare questo materiale, ma non c’era tempo, tempo per nascondersi e nemmeno per rileggere quanto copiato, quindi si pensò di sotterrare il materiale nel giardino del Comando di viale Liegi.
Riuscirà poi a recuperare i documenti, classificati – di importanza primaria – dopo varie vicissitudini. Per raccontare solo questa fase si potrebbe fare un libro. Ma la situazione intanto era precaria.
Il 22 gennaio 1944 cominciò a correre voce che i tedeschi stessero per lasciare Roma; gli Alleati completarono le operazioni incontrastate degli sbarchi di Anzio e Nettuno.
Il 23 gennaio, in un clima di quasi euforia per l’arrivo degli Alleati, Frignani era in casa in vestaglia quando suonarono alla porta.
La moglie andò ad aprire e una pistola le fu puntata allla testa con la frase in un italiano stentato: “Polizia germanica!“.
Un signore in borghese si presentò alla testa di 8 o 10 persone armate e in un lampo tutto era finito. Tutti furono arrestati e portati in v.Tasso. La moglie e una amica furono rilasciate il giorno dopo ma Frignani era accusato di tradimento e rischiava la fucilazione, dopo essere stato torturato pesantemente per giorni.

Il 22 febbraio 1944, l’istruttoria tedesca giunse al termine e ormai si attendeva solo il verdetto di Kesselring per l’esecuzione capitale di Frignani, del cap. Raffaele Aversa e del magg. Ugo De Carolis.

A marzo le cose risultarono più complicate: gli Alleati ebbero 1000 difficoltà.
A Cassino, 46 Diavoli Verdi tedeschi fermarono un fronte di 50mila americani.
Da Nettuno gli americani non si muovevano e gli italiani mossero le prime frasi sarcastiche nei loro confronti: “americani, resistete! verremo noi a salvarVi!“.

Il 23 marzo 1944, alle ore 15,45, una grossa bomba ad orologeria di tritolo e ferro scoppiò in v. Rasella, proprio mentre la moglie Lina e l’amica Helena Hoen erano in v. Tasso dove sembrava che potessero ottenere qualche risultato per i malcapitati.
Kappler, deus ex-machina di v. Tasso, conttattò i suoi superiori Kesselring e Mackensen sul da farsi. Il resto è storia.
Frignani, Aversa e De Carolis furono vittime della strage delle Fosse Ardeatine.


I conti senza l’oste .1

Kesselring (e non Kesserling come trovo scritto in un’ infinità di siti ) ha lasciato scritto e detto (prima di morire) nelle sue birrerie di Monaco ove parlava sovente dell’Italia, che se era solo per i partigiani  i tedeschi sarebbero ancora in Italia oggi. Ho paura di pensare che sia verosimile. La cosa che più li mise in crisi nei mesi finali del conflitto furono gli scioperi. Moltissimi dimenticano che le forze del Reich, dal 42 al 45 non avevano più forza lavorativa in nessuna zona occupata. Per questo crearono la TODT e assoldarono all’ incanto qualsiasi malcapitato per fare trincee, lavori di meccanica, falegnameria, lavori tessili; coinvolsero civili prima e prigionieri poi, fino a sfinirli.

F.Todt (nella foto)

Gli scioperi, invece, paralizzarono tutto; crearono problemi che interagivano tra loro creando enpass di ogni genere. La costruzione di strutture in cemento, sulla linea Gotica per esempio, procedettero lentissimamente proprio perché la forza lavoro mancava. Kesselring lo ha ripetuto allo sfinimento. Certo, poi c’è la forza militare che c’è o non c’è… ma senza difese strutturali è molto più difficile; lo sappiamo dall’antichità. Gli scioperi quindi. Scioperi delle attività, per fare munizioni, per raccogliere il grano, l’acqua, per trasportare la benzina, il sale che era rarissimo. Tutti hanno sofferto la fame, anche i soldati del Reich. Non solo i civili ma anche gli ufficiali. Ma qui il discorso si fa molto ampio. Non sempre le truppe si sono spostate per ragioni militari ma perché in una zona vicina magari c’era da mangiare. Ritengo che la verità stia spesso in mezzo. Spesso i partigiani sono entrati, con clamore, in zone ove i tedeschi non c’erano già più da giorni e hanno innalzato bandiere e intonato cori di conquista quando non avevano conquistato nulla ma solamente occupato ciò che era stato abbandonato. Ho detto “spesso”.

Ma il punto che volevo svolgere è un altro. La Resistenza dimentica che, per la Germania, l’ Italia aveva tradito. E’ questo il punto chiave che divide le opinioni di chi legge. L’ Italia aveva tradito e basta. Ai tedeschi non importava se qualcuno non era d’accordo col Fascismo (magari anche dal principio…); l’ italiano era un traditore che si era finalmente rivelato. Lo sapevano. Se lo aspettavano. Hitler lo aveva preannunciato già dal 1941 ai suoi generali; ne ho già parlato. Non vi era nulla di sorprendente. Ma il tradimento è una cosa terribile. Distrugge l’onore. Comodo dire dopoio non ero d’accordo…”!, ma (per esempio) gli “Aventiniani” e molti altri antifascisti della prima ora erano rifugiati in Francia ed in Svizzera; non erano in Italia a dire NO al Fascismo. Aspetto non trascurabile è il fatto che erano solo 4 gatti e capisco che 4 gatti non siano una voce forte in Parlamento. Ma nel quadro dell’ opinione comune l’ italiano rimane un traditore! La Resistenza lo dimentica. Cioè, anche se giustamente motivati, i resistenti erano ribelli a tutti gli effetti e non erano considerati legittimi sotto nessuna forma. Ma non sono stati militarmente un problema fino al febbraio del ’45, per i tedeschi. Lo dice Kesselring. Quando la sproporzione di uomini ci supera si soccombe: è evidente. E non è un fatto di giustizia divina o ideologico, ma conseguenza di forze dispari in campo.

Il libro Antifascismo e Resistenza, scritto meravigliosamente dal prof. Casali, traccia un quadro veritiero sulle motivazioni politiche e sociali della Resistenza delle nostre zone, ma commette il solito errore di sempre: parla solo del Fascismo e mai di Patria; tratta il fronte politico come unico interlocutore e non considera mai chi aveva giurato fedeltà al Re, alla Patria, chi era apolitico, che era cattolico, chi era anarchico e così via. Non si parla mai degli altri. Come se il resto del mondo non esistesse. Invece il tedesco non vedeva la cosa in questo modo.

Qui propongo un passo conclusivo del testo che trovo totalitario anch’esso al pari delle cialtronerie fasciste:

Certamente l’oppressione non va mai bene! ma non si può sempre discutere tutto col fucile. In questo modo sei esattamente come i tuoi nemici!


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