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6 agosto 1943. cronaca

6 agosto: mercoledi

  • a Tarvisio si svolge la periodica riunione tra italiani e tedeschi: l’atmosfera è tesa. Ribbentrop ufficializza la posizione tedesca relativa ad un rafforzamento della presenza militare in Italia.
    Ambrosio protesta contro l’invasione dell’alleato germanico.

Comincia il teatro italiano di bugie ufficiali.
Soprattutto, i tedeschi intendono piazzarsi a nord e non vogliono trovare resistenze di alcun genere. intanto chiedono a Guariglia se non vi siano trattative in atto con gli anglo-americani.
Guariglia nega seccamente.    I atto.

Ambrosio protesta contro lo scavalcameto del confine italiano.
Ambrosio, si dirà poi, “non si sentirà più padrone a casa sua“.
Le divisioni tedesche, entrate in Italia senza accordi preventivi, si mostrano da subito indifferenti nel mostrare atti di prepotenza ingiustificati e assumono uno schieramento che sembra rispondere più alla sola difesa germanica che a quella italiana.
Kesselring annota nel suo diario: – le conversazioni non portano ad alcun risutato tangibile; nè si poteva attendere altro. I contrasti sui mancati aiuti militari, sul mancato rispetto tra le truppe tedesche ed italiane, le ruberie che le divisioni mettono in atto fanno affiorare il vero spirito di fratellanza:
il tedesco è l’eterno nemico“.
Kesselring sorride.

Quando Keitel richiese maggiori sforzi italiani e l’impiego di divisioni trattenute nell’Italia centrale, Ambrosio rispose con la richiesta che le divisioni italiane fossero sottoposte al comando italiano:
Mai e poi mai!” ribadì Keitel.
L’impossibilità di conciliare queste opposte esigenze ebbe un’influenza sicuramente sfavorevole su qualsiasi altro argomento militare proposto e fu scintilla per l’innesco di un clima totale di diffidenza e sfiducia tra la Germania e l’Italia.


Obersalzberg: la situazione “presunta”

Un argomento che m’acchiappa. Adesso ne parlo un momento perché sto mettendo a confronto alcuni libri e ne sommo le informazioni.H-Obersalzberg

Il signore qui sopra ed il Comando supremo tedesco, fin dall’autunno 1942, fecero sempre di tutto per impedire all’opinione pubblica di venire a conoscenza delle sconfitte sul fronte orientale. E come biasimarli?
Fino a quel punto era andato tutto a meraviglia… Sto scherzando.
Comunque, la stampa e la radio ripetevano al popolo tedesco dal mattino alla sera che la guerra sarebbe stata vinta. Nel giornale «Das Reich » Goebbels scriveva ogni settimana un articolo di fondo sulle grandi vittorie ottenute durante la « ritirata conforme ai piani previsti» delle truppe tedesche sul fronte orientale. Hans Fritzsche del ministero della propaganda nei discorsi che teneva alla radio di Berlino dava un quadro falso della situazione al fronte e chiedeva al popolo tedesco, in nome della vittoria, sempre nuovi sacrifici. Nello stesso spirito erano redatti i rapporti dal fronte per la stampa, che Keitel e Jodl dovevano sempre presentare preventivamente a Hitler. Egli li correggeva in modo che il popolo non potesse farsi un’idea chiara di ciò che accadeva al fronte. Anche le riprese al fronte per i cinegiornali settimanali venivano riviste personalmente da Hitler all’Obersalzberg. Senza le sue corre­zioni nessun servizio di cinegiornale poteva essere trasmesso. Egli so­stituiva le immagini e ne modificava il testo scritto da Goebbels.

Hitler-al-cinemaHitler riceveva dapprima il materiale cinematografico privo di so­noro, e lo visionava nella sala del Berghof insieme a Keitel, Bormann, Jodl, Dietrich e ai suoi aiutanti. Hitler faceva tagliare le riprese che mostravano truppe tedesche in ritirata, carri armati distrutti o solda­ti feriti, insomma, tutto ciò che potesse accennare a una disfatta. Le riprese tagliate venivano sostituite da immagini di vecchi cinegiornali del 1941, l’anno «radioso» in cui i cinegiornali mostravano soltanto prigionieri di guerra sovietici sfiniti, il fuoco dell’artiglieria tedesca, gli attacchi aerei degli Stuka o scene gioiose alla cucina da campo: tutto ciò che ricordava la marcia vittoriosa della «guerra lampo» promessa da Hitler. Durante le proiezioni Gunsche leggeva il testo di accompagnamento di Goebbels e prendeva nota delle correzioni secondo le indicazioni di Hitler. Hitler esaminava con particolare at­tenzione le scene che erano state riprese nel suo quartier generale, e lasciava passare soltanto le inquadrature in cui veniva ripreso nelle pose da vincitore dei primi anni di guerra. Le riprese più recenti, che lo mostravano curvo e con il morale a terra dovevano per suo ordi­ne categorico essere tagliate e distrutte. Egli era convinto che il po­polo sarebbe inorridito a vederlo ridotto così.

media-GerMa tuttociò si spiega come un semplice atteggiamento “prudente”, atto a non perdere immagine sul popolo. Ma la cosa non poteva limitarsi alle “persone normali”; bisognava anche essere prudenti e convincenti anche con le personalità dell’entourage interno e quello estero. A questo proposito occorre ricordare che gli alleati della Germania erano profondamente preoccupati per le voci di dure sconfitte sul fronte orientale. Essi chiedevano un incontro con Hitler. Il primo che desiderava venire a trovarlo era Antonescu. Ma Hitler continuava a rinviare l’incontro. «Se ne ricevo uno, poi verranno tutti», diceva. Solo quando le richieste degli alleati divennero sempre più insisten­ti, Hitler diede indicazione a Ribbentrop di organizzare le visite di Antonescu, Mussolini e Horthy a Kless­heim, nei dintorni di Salisburgo. Gli incontri con gli alleati cominciarono alla fine di marzo del 1943. Hitler concordò con Keitel e Jodl che essi avrebbero dovuto illustrare la situazione sul fronte orientale in una luce fa­vorevole alle truppe tedesche. Per suo ordine Jodl aveva fatto con­fezionare appositamente delle carte in scala 1:1.000.000 che davano una falsa visione della situazione al fronte. Hitler si servì di quelle carte durante gli incontri con Antonescu, Mussolini e Horthy.
In quelle carte, la linea del fronte si discostava notevolmente da quella reale. Singoli settori erano rappresentati in modo incompleto. Le forze del nemico, quelle tedesche e la direzione delle operazioni non erano riconoscibili, e in quel modo la situazione al fronte appa­riva molto più favorevole di quanto fosse in realtà. Nello Stato mag­giore di Hitler le discussioni con Antonescu, Mussolini e Horthy ve­nivano chiamate «le discussioni sulla situazione pre­sunta ».
Antonescu-HorthyQuando gli ospiti arrivarono Linge ( il fido maggiordomo) avvertì Hitler con una strizzatina d’occhi che tutto era pronto per “la riunione sulla situazione presunta“. Nella sala si accalcavano rumeni, ungheresi e funzionari del ministero degli esteri. Più una quantità di fotografi autorizzati impressionante. Poi c’erano i vari Ribbentrop, Keitel, Jodl e Meissnerr. Hitler entrò in scena da grande attore e fece una descrizione sommaria, con gesti teatrali e il tono di chi è sicuro della vittoria. Impressionò molto.

situazione-presunta

Alcuni giorni dopo (dal 7 al 10 aprile) fu la volta di Mussolini e anche lui fu vittima della “situazione presunta“. Alla fine dei colloqui esclamò:
«Fuhrer: l’Asse Roma-Berlino vincerà!».

Mussolini-a-Klessheim


Obersalzberg: burocrazia e persecuzione

 

Nel 1943 le cose avevano già cominciato a scricchiolare fortemente.
Sul fronte Orientale Hitler ripeteva ogni giorno che l’argomento gli faceva rivoltare lo stomaco. Gli ufficiali più intuitivi avevano capito da tempo che era ora di fare altri piani per salvare il salvabile.
La Germania, quotidianamente visitata dai bombardieri alleati, che non avevano ancora raggiunto il massimo potere distruttivo del 1944/45, contribuivano però a modificare l’ideologia politica dei civili con il testing quotidiano degli esplosivi incendiari ad alto potenziale sui grandi centri produttivi tedeschi.

Ma per il momento all’Obersalzberg la guerra sembrava ancora lontana.
Quindi, di fronte ad un certo quoziente di rilassatezza presunto, all’Obersalzberg si poteva trovare luogo e spazio per dare fondo alle proprie ossessioni, giudicate legali da chi gli stava accanto.
E forse è proprio questo l’incredibile.

Nel suo studio, immerso in un silenzio quasi innaturale, Hitler firmava le condanne a morte che riguardavano gli ufficiali accusati di disfattismo.
Qui bisogna fare un attimo mente locale, non tanto su Hitler, ma sulle persone che selezionavano le nominations (pardon…) – che fornivano i nomi degli accusati. In base all’ordinanza emessa, Hitler aveva dato ordine di mandare sotto processo gli ufficiali sospettati di atteggiamenti anche solo lievemente disfattisti. Simili accuse colpivano anche ufficiali che in situa­zioni senza via d’uscita erano stati costretti a ritirarsi dai propri incarichi.
Hitler aveva ordinato di passarli per le armi senza alcuna pietà.

A mio modo di giudicare, è sempre la gente che frega la gente. E sarà sempre così. Basta un’antipatia pronunciata e, se esiste una procedura per poter colpire, si colpisce. Basta un sospetto. Una bugia: ” l’ho sentito dire… …”, e come un fulmine la voce correva sui fili del telefono per mano di un anonimo alla Gestapo. Dalla Gestapo direttamente in tribunale. Poi dal tribunale (di guerra) a Keitel, il quale, con annotazioni puramente formali, le passava all’aiutante militare di Hitler, che doveva controfirmarle, in quanto comandante su­premo della Wehrmacht. Le sentenze erano consegnate a Hitler dal contrammiraglio von Puttkamer, suo aiutante di campo per la Mari­na. Hitler le controfirmava senza occuparsi ulteriormente dei singoli casi. Del suo diritto di grazia non fece mai uso. Solo un’unica volta, nel 1944, graziò un condannato a morte. Era il generale Feuchtinger, comandante di una divisione corazzata in Francia, che il tribunale di guerra aveva condannato a morte per malversazione in grande stile. Hitler cassò la sentenza e commutò la condanna in una breve pena detentiva.
Nel caso specifico, il generale Edgar Feuchtinger, che nel 1943-1944 era il comandante della XXI Di­visione corazzata, venne arrestato il 5 gennaio 1945 per corruzione e allontanamento non autorizzato dal suo posto (il 6 giugno 1944, all’inizio dell’invasione alleata in Francia, si trovava a Parigi a divertirsi con la sua amante) e in seguito degradato e condannato a morte. Hitler lo graziò il 2 marzo 1945 e lo fece trasferire come cannoniere alla XX Di­visione corazzata. Ma Feuchtinger, durante il trasferimento al corpo di destinazione, si consegnò agli inglesi come prigioniero di guerra.
Hitler continuava bensì a pensare che soltanto i generali fossero responsabili delle sue sconfitte, ma non ne chiese conto ad alcuno di loro. Brauchitsch, Halder e altri vennero collocati a riposo e come congedo Hitler concesse loro elevate onorificenze. Essi si ritirarono in tutta tranquillità nei loro possedimenti.
Firmava invece le condan­ne a morte dei semplici ufficiali senza pietà.

Ma Hitler, a differenza di Stalin, che sui propri militari aveva un ascendente molto incisivo (per così dire) si dedicava anche a questioni civili.
Nei giorni passati aIl’Obersalzberg Hitler si era auto-incaricato di autorizzare matrimoni di tedeschi con donne straniere. Simili richieste erano avanzate da soldati tedeschi di stanza nei Paesi conquistati Fran­cia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca o Norvegia che volevano spo­sare donne locali. La maggior parte delle richieste proveniva da ma­rinai tedeschi. Ogni due, tre settimane, Puttkamer portava a Hitler le domande. Hitler se ne occupava a fondo. Soprattutto osservava con attenzione le fotografie delle donne allegate alle richieste. Secondo le prescrizioni del comando supremo alle domande dovevano essere allegate tre fotografie, un ritratto di profilo, uno frontale e una foto della persona intera. Hitler faceva volentieri dei paragoni con le persone che conosceva. Una candidata aveva il naso simile a quello di Verena, la figlia di Winifred Wagner, un’altra somigliava alla moglie di Hess.
La maggior parte delle donne delle fotografie non erano particolarmente carine. Hitler commentava ridendo che i suoi soldati che se ne erano innamorati, quando fossero rinsaviti l’avrebbero maledetto per aver autorizzato il loro matrimonio. Hitler studiava anche tutte le carte allegate: i precedenti dei soldati che facevano la richiesta, gli attestati di polizia sulle donne straniere e sui loro genitori, le valuta­zioni del Servizio di sicurezza sulla posizione politica della famiglia. Raramente firmava subito; per lo più chiedeva a Linge di portargli le richieste una seconda volta.
Egli spiegava che era molto importante fare un’estrema attenzione al fatto che attraverso quei matrimoni non giungesse alla Germania un sangue inferiore dal punto di vista raz­ziale. Per questo appunto egli si riservava il diritto di autorizzare per­sonalmente le richieste.
Eh! Hai visto mai…


Obersalzberg: vita

prima parte

 

Fino alla primavera del 1943, Hitler si ritirava spesso nel suo castello di Berghoff, sull’Obersalzberg, dove lo aspettava, come sempre, Eva Braun circondata dalle sue amiche.

In questo periodo che ho citato, precisamente il 22 marzo 1943, con il suo seguito e dopo una sosta a Berlino, dove aveva preso parte alle celebrazioni per la Giornata in memoria degli eroi. Durante quella cerimonia andò a vuoto anche un ennesimo attentato contro di lui.

Per praticità, ma soprattutto per comodità innegabile, vennero trasferiti nelle località di Berchtesgaden, Salisburgo e Bad Rei­chenhall, che confinavano con l’Obersalzberg, Goering, Himmler e Ribbentrop. Speer, l’ho già scritto, stava a 200m; Bormann a lato-sopra il Berghoff. Poco più lontano al quartier generale, Keitel e Jodl vennero alloggiati, con i loro Stati maggiori, in casa del capo della Cancelle­ria del Reich, Lammers, tra Berchtesgaden e Bischofswiesen.
Warli­mont, con lo Stato maggiore della Wehrmacht, occupò la caserma di Strub, presso Berchtesgaden. Goering alternava come residenze la pro­pria villa sull’Obersalzberg e il proprio castello presso Norimberga. Il suo nuovo capo di Stato maggiore, Korten, che aveva sostituito il predecessore Jeschonnek morto suicida, prese alloggio con il proprio staff in un albergo di Berchtesgaden.
Il «Posto di comando campale» di Himmler venne spostato in una grande villa nei pressi di Salisburgo. Nelle vicinanze presero alloggio anche Doenitz e Ribbentrop, con i loro Stati maggiori: Doenitz in una villa e Ribbentrop nel castello di Fuschl, che era di sua proprietà.
Ora la guerra veniva diretta dal castello di Berghof, sull’Ober­salzberg.

Ma il ruolo di padrona di casa nel castello fu assunto da Eva Braun. Questo però era noto soltanto alla cerchia delle persone più vicine a Hitler.
Non appena ai castello comparivano visi estranei, Eva Braun, per disposizione di Hitler, non doveva assolutamente uscire dalle proprie stanze.
Dopo un incidente avvenuto a Monaco durante la guerra, Hitler ste­se un velo ancora più fitto sul segreto del suo rapporto con lei. Una sera alcune donne sconosciute di Monaco avevano insultato Eva Braun davanti alla sua villa, chiamandola «la puttana del Fuhrer».
Quando Hitler venne a saperlo, diede ordine di rafforzare la sorveglianza della polizia davanti alla sua casa. Al tempo stesso, da allora in poi vigilò in modo ancora più severo che né Eva Braun né le sue amiche al Berghof cadessero sotto gli occhi di ufficiali che non fa­cessero parte del suo staff personale.
Hitler non voleva perdere di fronte al popolo la sua fama di «uo­mo solo».
Gli orrori della guerra comunque, commuovevano poco Eva Braun, che ave­va le proprie preoccupazioni.
Nella cucina del castello di Berghof erano impiegate allora trenta persone. Eva Braun voleva a propria disposizione dieci donne in più, che tuttavia, a causa della mobilitazione totale per la guerra, non erano immediatamente disponibili. Ella se ne lagnò con Hitler, che, indignato, apostrofò ironicamente con Bormann: «Io faccio spazzar via intere divisioni, non dovrebbe essere troppo difficile procurarsi un paio di ragazze per il mio Berghof! Provveda immediatamente!».

All’Obersalzberg Hitler si alzava di regola intorno a mezzogiorno.
Poi il dottor Morell gli praticava una di quelle iniezioni stimolanti di cui ho ampiamente parlato [leggi: Herr doktor, o Herr doktor (appendice succosa…), poi di seguito Doktor Morell: therapie A, Doktor Morell: therapie B, Doktor Morell: terapie segrete ed indiscrezioni, ecc.].

Hitler faceva colazione da solo alla scrivania, nel suo studio e vi restava fi­no all’inizio della riunione dedicata alla situazione militare.
Questa aveva luogo due volte, fra l’una e l’una e mezza al matti­no e intorno alle dieci di sera. Poco prima dell’inizio arrivavano da Berchtesgaden le automobili di Keitel, Jodl, Warlimont, Korten e altri partecipanti, che poi si radunavano nella grande sala.
Infine si comuni­cava ad Hitler che tutti erano pronti. Egli scendeva la scala ed entrava nella sala, dove, dopo il saluto fascista, dava la mano a tutti. Poi pren­deva posto al tavolo, in una poltrona preparata per lui.
Di fronte a lui sedevano gli stenografi (almeno due), gli altri stavano in piedi intorno al tavolo. Le riu­nioni di solito duravano circa due ore. Se Zeitzler non era presente, la situazione sul fronte orientale era illustrata dal capo della divisione ope­rativa dello Stato maggiore dell’esercito, colonnello Brandt. Di solito Zeitzler restava nel suo quartier generale presso Lotzen, nella Prussia Orientale, e si recava all’Obersalzberg soltanto una volta alla settimana.
Quando i partecipanti alla riunione di mezzogiorno avevano la­sciato il castello, veniva servito il pranzo. In seguito Hitler restava per lo più nella sala, dove parlava con i suoi aiutanti, oppure legge­va le ultime notizie dell’Ufficio tedesco per le informazioni.
Per il pranzo di mezzogiorno si riunivano gli abitanti del castel­lo: il dottor Morell con sua moglie, Brandt, il chirurgo di Hitler e sua moglie, Hoffmann, Dietrich, Hewel, Lorenz, il reporter cinematografico del quartier generale Frentz, le segretarie di Hitler e i suoi aiutanti di campo con le mogli.
Inoltre per il pranzo si aggiungeva­no Bormann con la moglie e le mogli di Dietrich e di Speer.
Quando tutti erano riuniti, si avvertiva Hitler che il pranzo era pronto. Allora egli si univa alla compagnia e, salutando, baciava la mano alle signore. Poi prendeva ogni volta il braccio di una signora e la conduceva alla tavola.
Per questo era prevista una ben preci­sa gerarchia.
Le sue compagne di tavola erano di solito le mogli di Bormann, Brandt, Speer o Dietrich, oppure l’amica di Eva Braun, la signora Schönmann. La moglie di Dietrich non era molto gradita a Hitler come compagna di tavola. Non le era molto simpatica, perché si vestiva in modo antiquato ed era troppo silenziosa per i suoi gusti.
Alla sinistra di Hitler sedeva sempre Eva Braun, che come compagno di tavola aveva solitamente Bormann.

 

fine prima parte


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