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Bormann: new secret report 2

Nel 1964, Bormann fu nuovamente visto, nella zona di Villa Ballester,
in una fabbrica di birra visitata frequentemente dai tedeschi. L’informatore in questo caso era T. Karlokowski, un noto truffatore che vendette fasulle
monete d’oro. Karlokowski era solito viaggiare tra questi paesi vicini, e quindi, è stato sicuramente in grado di scoprire che Josef Mengele
era ben protetto dal colonnello Arganas, dell’esercito paraguaiano e
che era coinvolto nella vendita di macchine agricole.
E’ stato confermato che si incontrarono nel birrificio quando improvvisamente apparve il sign. Goldstein (evidentemente, Bormann). Era accompagnato da un giovane biondo, apparentemente un tedesco. I convenevoli furono particolarmente brevi. Bormann disse che il giorno seguente stavano per  tornare a sud, in una fattoria della Patagonia.
Di nuovo, la pista di Bormann andò ancora persa.

Tracce si ripresentarono nel 1968 quando un giorno si presentò nello studio medico del dott. Francisco Ubistondo, ad Arenales, sulla strada per Pueyrredon. Sembrava soffrire di dolore associabile all’epatite. Il paziente si lasciò sfuggire molte parole in tedesco e la cosa insospettì il medico. Il caso poi venne alla ribalta nel momento in cui il dottore ne parlò con l’informatore Zuccarelli che più tardì lo comunicò all’agente Rodriguez che gli mostrò una fotografia di Bormann e Mengele per identificarlo ed infatti risultò trattarsi proprio del braccio destro di Hitler. Ma intanto era nuovamente sparito.

Altri avvistamenti confermati, certificati da persone sicure, riportano che Bormann, per un breve periodo, in Buenos Aires. Poi si ritirò sulle Ande argentine in un ranch di 5000 acri, con bestiame e pecore, a circa 60 miglia a sud di San Carlos de Bariloche e lì sembra rimasto da quando Juan Peron fu costretto a cedere il potere nel 1955. Poi sembra spostatosi in un’altra casa sicura e remota per altri due anni.
Attraverso tutto questo tempo si continuava a ricevere informazioni che il nazista era l’oggetto di una intensa caccia internazionale all’uomo: era inseguito da agenti britannici, americani, della Germania occidentale e dai confidenti del centro di Wiesenthal, ma il trovarlo risultava davvero troppo difficile. L’organizzazione di Bormann aveva molti collegamenti politici e commerciali nelle capitali di molte nazioni attigue ed il muovere troppo polverone nella ricerca avrebbe potuto mettere in crisi i rapporti politici con questi paesi.

Di sicuro è accertato che, dal Cile, Bormann ha continuato per molti anni la sua complessa attività di affari gestendoli da Kolonie Waldner. Si è servito di esperti amministratori aziendali professionisti che tornavano settimanalmente per portargli i rapporti sugli investimenti e le notizie sulla crescita delle società controllate. E’ poi stato visto e fotografato come sorvegliante delle piantagioni, con stivali, pantaloni e camicia di colore bianco, un cappello panama a tesa larga. Un cappello del genere, oltre ad essere una protezione dal sole era anche la protezione dai ragni velenosi che cadevano dagli alberi.

Dopo questo periodo, sembra che sia tornato sulle montagne argentine al confine col Cile. Si parla degli anni 70.

Tanto per dare delle cifre dell’epoca, un censimento sommario (preso per difetto) attribuisce che in queste zone la popolazione dell’Asse, per esempio in Colombia, totalizzava 5804 persone: 4.113 tedeschi, 1572 italiani e 159 giapponesi.
Dagli anni quaranta queste comunità dell’Asse erano continuamente in comunicazione tramite la stazione radio locale in Valparaiso, in Cile.
Una stazione radio, diremmo, – futuristica per l’epoca – che trasmetteva in Germania informazioni dagli agenti operanti in Cile, Argentina, Perù, Colombia, Ecuador, Guatemala, Mexico e gli Stati Uniti, gestita dalla tedesca Compania Transportes Maritimos, che disponeva anche di un proprio servizio armato di sicurezza impenetrabile.

E’ stato confermato che oggi Bormann può essere paragonato al classico presidente del consiglio di amministrazione di un vasto complesso commerciale internazionale, di un’organizzazione che deteneva
risorse maggiori rispetto a qualsiasi società di investimento privato, a Wall Street.
Bormann, per quanto invecchiato, ha continuato a guidare il destino del suo impero finanziario, rimanendo sempre nell’ombra.
Con il merito di essere stato sufficientemente prudente e tanto previdente da
rendersi conto che le risorse che controllava dovevano essere collocate in
mani più giovani, e oggi il consiglio direttivo senior del gruppo Bormann si riflette in una generazione più giovane, comprendente manager professionisti, avvocati e finanzieri, che stanno pilotando il commercio ed il denaro spostandosi tra i mercati delle Americhe e l’Europa.
Esperti economisti hanno affermato che l’organizzazione di Bormann ha il massimo in fatto di potere e in sostanza, nessuno può manometterla.
E’ stato detto: “Non puoi attaccare queste persone; se lo fai può essere estremamente rischioso.”

Per tutto questo, e per quello riportato su diversi testi scritti nel nuovo secolo, se la Germania non ha potuto vincere la guerra sul campo, a mio modo di vedere, è stata per anni sul punto di vincerla in campo economico e a livello mondiale.

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Bormann: new secret report

All’inizio del 1943, dopo le pesanti disfatte tedesche sul fronte Orientale e quello africano, una riunione economica ed industriale dei capi industria inviò un preciso rapporto alla Cancelleria dove si precisava che la Germania, nel giro di pochissimi mesi, non sarebbe stata più in grado di fornire il necessario supporto al Reich millenario, dato che le risorse economiche e materiali o non erano più sufficienti o, addirittura, non più disponibili. Insomma: il disastro era annunciato ed imminente.

Il rapporto fu portato all’attenzione di Martin Bormann, in quel momento segretario generale e braccio destro (con un potere immenso) di Hitler, che lo costrinse a prodigarsi nel stringere rapporti stretti con Heinrich Doerge (consigliere della Banca Centrale di Argentina), Ricardo Von Leute (direttore della tedesca Atlantic Bank), Ricard Staud e Ludwig Freude; tutti nomi che saranno poi implicati nella gestione e distribuzione dei tesori nazisti.

Alla fine del 1943, Martin Bormann si preparò a lanciare l’operazione “Tierra del Fuego“, che prevedeva il trasporto di immense quantità di oro, denaro, scorte, dipinti e altri preziosi e oggetti d’arte in Argentina tramite sottomarini.

A causa del delicato momento militare e dato che le rotte terrestri di trasferimento dei tesori potevano avere molti problemi, Bormann  (contando sulla collaborazione sicura del governo argentino) escogitò il trasferimento di questo tesoro attraverso numerosi voli notturni da Berlino a Madrid e da lì a Buenos Aires.

Anche dopo la caduta della Germania, i sottomarini arrivarono a Mar de Plata e nella vicina Patagonia e scaricarono una quantità invereconda di materiale misterioso e super-protetto come normale merce senza subire mai alcun controllo o intoppo. Testimoni oculari ricordano che per le operazioni notturne di scarico erano impiegate oltre 200 persone. Fonti informate asseriscono che diverse volte fino al 1945 sono giunti convogli di U-boot fino ad 8 unità a viaggio. I testi ufficiali riportano dati molto più contenuti che parlano di 2 unità.

Nel 1948, Bormann fu notato camminare per Buenos Aires.
Secondo a rapporti DAE 356/48 e DAE 481/50, fu notato per strada incontrare il dottor Pino Frezza, che lo riconobbe, dopo averlo conosciuto in Germania (per la precisione, a Berlino, durante una visita di Hitler in una birreria). La persona che riferì di aver osservato questo l’incontro casuale era un ingegnere, di nome Juan Felisiak.
L’incontro si verificò al 500 di Lavalle Street.
Più tardi andò nella città di Paraná, dove vide di nuovo con Jan Felisiak. In Paraná si fece chiamare David. Rimase lì fino al 1951.

Bormann si trasferì poi a Santa Catarina, in Brasile, dove usò lo pseudonimo di Eliezer Goldstein. Qui, fu profondamente coinvolto nel coordinamento delle attività dei coloni tedeschi in Paraguay, Argentina e Brasile.
Tuttavia, tutte le indicazioni sono che la sua residenza permanente fu al Mato Grosso, dove un gran numero di fuggiaschi, profughi e delinquenti sono vissuti e risiedono tuttora.
Qui è dove Martin Bormann mantenne i contatti con i corrieri della nota organizzazione chiamata La Araña, che si è dedicata a fornire aiuto a tutti i fuggitivi nazisti nel dopoguerra.

La Araña è la versione sudamericana dell’organizzazione tedesca “Die spinne” (il ragno).

Infatti, qui Bormann fu conosciuto come il Führer del Sud America, poiché, secondo un parere condiviso, con la grande quantità di denaro, oro, oggetti preziosi e opere d’arte, i fuggiaschi fuggiti dai tribunali e dalle prigioni d’Europa furono in grado di vivere senza nessuna difficoltà.

Alla fine del 1954, Martin Bormann fu visto a Mina Clavera, vicino a Cordova, in compagnia di due uomini con cognomi spagnoli.
In zona prese il nome di José Pérez.
Arrivò all’hotel di Mina Clavera soffrendo di problemi allo stomaco e chiese che il direttore dell’hotel gli portasse medicine per la gastrite.
Uno dei suoi compagni, di nome Jimenez, face un viaggio a Río Zeballos con il proprietario dell’hotel. Prese alcuni documenti con lui e una volta a destinazione, ricevette documenti regolari per un certo Pérez.
Il gestore dell’hotel per caso sentì alcune conversazioni in cui si nominavano la città di Bariloche [Argentina], Valdiva [Cile] e anche San Paolo [Brasile]. Più tardi, quando consegnò a “Pérez” un bicchiere di latte il direttore dell’albergo iniziò a convincersi che le persone interpellate dovevano essere molto importanti e colui che aveva di fronte fosse un personaggio altrettanto di livello e quindi pensò di rendere nota la circostanza ad un agente del S.I.R. (del settore di Córdoba) e andò con l’agente e andò con l’agente a Río Zeballos, dove Bormann e i suoi amici si erano attestati.

Con la caduta del governo Peronista i nazisti ripiegarono in Cile, Paraguay ed in particolare in Brasile.
Fu così che nel 1956 Martin Bormann si stabilì a San Paolo, dove un gran numero di simpatizzanti della filosofia nazista si stava radunando in massa, pur sapendo che non avrebbero trovato qui lo stesso appoggio goduto in Argentina nel passato recente.
Nel dettaglio, fonti sicure lo ricordano nella proprietà di Alban Drug, precisamente a Hohenhauer , nell’Alto Paranà. A San Paolo, Bormann collaborò con i membri dell’organizzazione Odessa, che esisteva per dare aiuto agli ex soldati delle SS.
Odessa era un ramo di La Araña.

Martin Bormann ora adottò il nome di Goldstein.
Provò a nascondersi in modo permanente, poiché gli aguzzini ebraici erano spesso in giro, cercando meticolosamente criminali di guerra nazisti che stavano tentando di eludere la giustizia.
Nelle strade di San Paolo, Martin Bormann fu visto da una donna che lo riconobbe e così fu costretto rapidamente a lasciare la città assieme a molti esponenti del gruppo nazista che in quel momento stavano sviluppando un potere ragguardevole nel triangolo di Argentina, Paraguay e Brasile.

Nel 1957, fu visto nella città di Bariloche, dove di nuovo stava sviluppando e coordinando le attività naziste. Si nascose sempre sotto un cognome ebraico, per sfuggire all’attenzione dei commando israeliani.
Da Bariloche, Bormann si spostò in Valdivia, apparentemente per acquisire una fattoria o stabilire contatti con un’organizzazione segreta nazista operante nel sud del Cile.

Nel 1958, Bormann rimase nella sua residenza sicura nel Mato Grosso,
ma l’anno seguente andò in Paraguay, dove un ex membro della Wermacht lo osservò in un incontro riservato con il dottor Josef Mengele, nazista che praticava la medicina in Argentina e che, come Bormann, era ricercato dai servizi segreti israeliani. Questo incontro ebbe luogo a Hohenauer, la città praticamente fondata dai coloni tedeschi della zona sopra citata.
In questo modo Bormann fu in Paraguay, ben sorvegliato dal colonnello Arganas e dalla sua milizia, che controllava tutte le operazioni di contrabbando tra Asunción e San Paolo, operazioni principalmente condotte da ex piloti tedeschi della Luftwaffe.

Nel 1961, Bormann passò dal Mato Grosso alla città di Iguazu,
rifugiandosi a casa di un ex soldato delle SS. Qui rimase appena tre
giorni, dal momento che non è mai rimasto a lungo in un posto.
Non era solito fidarsi di chiunque e quasi sempre viaggiava da solo e soltanto raramente con un compagno.

Dal 1962, apparentemente, le tracce di Bormann si confondono, anche se c’erano sempre notizie delle attività del Dottor Mengele in Paraguay, dove stava sviluppando intense attività.

Qui, incrociando i dati raccolti recentemente dalla serie Hunting Hitler, risulta che Mengele era amministratore unico della centrale idroelettrica di Rincon del Bonete (in Paraguay) dove si produceva acqua pesante. – Si veda nel dattaglio: – Hunting Hitler 3 – ep. 7 -.

La situazione oggettiva di Bormann era molto diversa: poteva contare su enormi somme di denaro che aveva investito in diverse aziende e
quindi, libero dal lavorare e potendo concentrare i suoi sforzi
rimanendo sempre nascosto, proteggendosi e continuando a incoraggiare l’ideologia nazista. Tutti quelli che hanno avuto l’opportunità di incontrarlo sono concordi nell’affermare che Bormann fu un uomo particolarmente astuto.

continua


Hunting Hitler 3 – ep.8

Da un rapporto della CIA, scritto però nel 1984 e ottenuto da interrogatori forzati su nazisti, emerge che l’America Latina era stata suddivisa tra vari agenti: Walter Rauff era stato assegnato il Cile e Mengele in Paraguay.
Sono cose sapute poi solo 30 anni dopo la fine del conflitto mondiale e quindi a bocce ferme; di conseguenza, senza nessuna utilità pratica.
Walter Rauff era il Capo della polizia segreta in nord-Italia, responsabile dei “camion della morte”, fautore della morte di 100mila persone nell’Olocausto; personaggio vicino ad Augusto Pinochet (famoso dittatore cileno), gestore principale di Colonia Dignidad; al suo funerale nel 1984 si presentarono centinaia di nazisti di tutti i ranghi.  Rauff era anche dietro la D.I.N.A., un’organizzazione creata da uomini con forti esperienze militari e da civili con lo scopo di eliminare ogni opposizione. Sto parlando di una Polizia di Stato che si occupava di controllare anche la popolazione, all’occorrenza. Una simile era al comando di Franco in Spagna, ce n’era una in Cile e in Paraguay, senza dimenticare la Gestapo. Nata in Cile sotto la dittatura appunto di Pinochet, fin dal 1973, con tattiche estreme, come quelle dei nazisti.

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Dagli archivi di Stato del Cile risultano alcune foto di nazisti mai visionate prima (possibile?)

Uno dei compiti di questa organizzazione era quello di distruggere il canale di Panama e se ci fossero riusciti avrebbero paralizzato l’America.
Canale di Panama, ancora un territorio degli Stati Uniti, nel 1973; un attacco diretto al territorio americano!
Qui in Cile stavano organizzando reti di comunicazione; se si sta programmando una vera rete di spionaggio queste strutture sono indispensabili.
Nella foto sotto c’è un sistema per comunicare un tutto il Sudamerica e un’altra era a Villa Grimaldi (che sembra un nome italiano), il più importante centro di tortura in Cile. E a questo proposito, in Cile ce n’erano 754 (censiti).
Il nazismo in Sudamerica era radicato molto di più di quanto si possa pensare, con 800 campi militari.

Indagando sui campi in Cile si scopre che un contatto locale è stato imprigionato a 22 anni, con sua madre, a Pisagua (il nome del campo di prigionia);  appena arrivati sono stati picchiati, torturati e messi in cella direttamente da persone vicine a Walter Rauff che stava gestendo il campo. Sulla base di un file della CIA, attraversano il deserto di Atakama per raggiungere il campo di Pisagua dove rinchiudevano i dissidenti politici. Nel campo racconta che erano imprigionate circa 1400 persone che ciclicamente venivano torturate, a turno, con l’elettro-shock.

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cimitero di Pisagua (Cile) – dietro l’ex campo di prigionia

Ed ecco che ricompare il fatidico MisterX (per chi non sapesse a chi mi riferisco, guardare l’episodio 7 della scorsa settimana) e … a proposito:

Come è andato a finire il vaglio delle 5000 schede di immigrazione in completa donazione gratuita?
Nella puntata a seguire non è stato più comunicato nulla. Strano, no?
Quello che si è presentato come se qualcuno arrivasse oggi con i documenti che identificano i mandanti e gli esecutori del delitto di John Kennedy, con la faccia più tranquilla di questo mondo e non chiedesse nulla in cambio.

Commento a seguire: the Final Evidence di Hunting Hitler non è una conquista dell’intelligenza del ricercatore, non è frutto della somma delle risorse trovate, ma una semplice donazione, un regalo di un insano privato, che ha servito su un piatto d’argento una quantità di rivelazioni in un colpo solo, che anni di studi e di ricerche di tante persone che hanno speso una vita per una causa e che uno solo, tradendo l’omertà tedesca, ha potuto infrangere con un atto inaudito senza precedenti nella storia.

Insomma, MisterX ha acconsentito, non pago, di incontrare la squadra in Cile e ha ammesso di essere in possesso di alcuni documenti di Walter Rauff e di tutto il Quarto Reich.
Da una famiglia legata al gerarca Rauff, è venuto in possesso di un gruppo di negativi su poliestere sui quali sono impresse le ultime volontà di Adolf Hitler.
Per un cultore potrebbero essere come un Vangelo scritto da Dio in persona.
Il testamento di Hitler:

Del testamento sembra che ne fossero state redatte tre copie e inviate con tre corrieri fuori dal bunker, ma furono tutte intercettate dai russi.
Quindi una quarta copia era stata filmata e portata su microfilm all’insaputa di tutti. Uno degli gruppi di SS fuggiti da Berlino è potuto arrivare in Cile e consegnare a Rauff il materiale ultimo.
Quindi il Cile era stato scelto preventivamente come destinazione finale del III Reich.

La via di fuga verso nord era valida come quella verso sud.
E se è solo per quello, almeno a livello teorico, lo sono anche le altre proposte negli ultimi decenni.
Comunque, un conto è controllare e confermare le possibilità di fuga e un altro conto, impossibile da verificare, sarebbe sapere con certezza quale direzione ha scelto in quel momento, nel 1945.
Per conto mio, nulla è risolto in modo definitivo, se non una parte della rete Die spinne o rat-line.

Il team di Baer si dichiara soddisfatto di tre anni di indagini dichiarando che le prove ottenute sono abbastanza solide per sostenere che, se da una parte la CIA raccoglie le prove indiziarie e l’FBI si occupa di applicare la legge americana, ciò che è emerso ci permette di smantellare la farsa di un Hitler morto nel bunker di Berlino, un semplice racconto storico a cui tutti hanno dovuto credere, bugie per la massa per poter ricostruire dopo la guerra.
Ma il primo monito è sempre quello di dubitare dei racconti ufficiali, mossi sempre da occulti interessi politico-economici mai svelati.

un ringraziamento speciale a Guido Hanselmann per il suo contributo fin qui offertomi.


Ecco dove è sepolto Hitler…

… e dintorni.

 

Avevo già preannunciato, nella serie Evidence file (che invito a rileggere), relativa alla passata edizione di Hunting Hitler, che il dittatore era sepolto in una cripta, secondo notizie ultime, sotto un albergo visitato ogni anno da nostalgici tedeschi; e finalmente ho trovato l’albergo!

Ciò significa che chi ha i soldi per il viaggio potrà andare a metterci il naso per vedere se è vero. Intanto la foto.


Si chiama: Hotel del Lago ed è sulle rive del lago Ypacarai, nel cuore del centro storico a San Bernardino.
Secondo info, che sembrano precise, per accedere alla cripta bisogna usare un ascensore e sembra che le visite siano molto riservate e controllate. Inutile dire che non si troverà il nome Hitler, ma quello di Kurt Bruno Kirchner, nome dietro al quale si è nascosto, perlomeno, dal 1955 e dove sarebbe sepolto dal 5 febbraio 1971.
Ribadisco che questo Hotel-stabilimento, nella prima settimana di ogni mese di febbraio chiude le sue porte per un gruppo di nazisti o presunti tali che ritornano ad onorare il loro leader.

La cittadina di San Bernardino, fondata nel 1888 da famiglie tedesche, incredibilmente e paradossalmente un anno prima della nascita di Adolf Hitler, oggi ospita ancora una importante e folta colonia tedesca. Anticamente, l’Hotel è stato costruito sopra un vecchio e famoso club germanico. Già dalla metà degli anni 30 il nazismo qui è diventato popolare grazie alla propaganda sostenuta da Bernard Förster, promotore di una delle prime colonie ariane in Paraguay. Il club nazista era al tempo al n.19; 19 come la sua data di nascita vera (e non il 20 – come è stato poi registrato).
Qui, a queste cose ci credono molto.

E a proposito di certezze (o quasi), sempre a bassa voce, qui si sostiene che il Fuhrer sia volato da Berlino in Austria, a Hörsching, poi da qui a Barcellona su un aereo pilotato da Werner Baumbach (morto poi in Argentina nel 1953), poi a Cantabria en Hosteria Las Quebrantas del pueblo de Somo, a sud della baia di Santander, ancora da lì a Vigo (secondo i rapporti dell’MI6) con un sommergibile in Patagonia, dopo una breve sosta di 3 giorni alla Canarie (rileggere il rapporto Evidence 4). Qui riuscì ad insedirsi più stabilmente grazie all’aiuto di Jorge Antonio (nella foto), il proprietario di casa Inalco che abbiamo già conosciuto.
Questa trafila ci ricollega però ad Hunting Hitler 2016.

La saga continua.

Forse un po’ come il closing del Milan, che ha superato lungamente la telenovela di arrivo di Maradona dei tempi passati.
Boh, la battuta forse ci stava, forse no. Vabbè.

Tra le cose folkloristiche c’è anche questa; la camera dove il Fuhrer ed Eva Braun avrebbero dormito.

Tra le notizie mormorate si ricorda il vescovo Alois Hudal, rettore dell’Istituto Pontificale Romano di Santa Maria dell’Anima, che era un seminario di sacerdoti germanici e austriaci che si sono adoperati per far fuggire i criminali di guerra nazisti ricercati e procurare loro documenti di identità tramite l’organizzazione del Vaticano per i rifugiati. Questi documenti falsi erano il primo step necessario per ottenere il passaporto tanto desiderato del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) che rilasciava la prova di identità sulla base delle informazioni rilasciate sulla parola del vescovo Hudal.
I protetti sarebbero stati Erich Priebke, Klaus Barbie, Edward Roschmann, Walter Rauf, Alois Brunner, Franz Stangl, Gustav Wagner, Alois Brunner, Adolf Eichmann e Josef Mengele.
Senza tralasciare Martin Bormann.


Rat-line

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Alcuni documenti segreti desecretati hanno rivelato che sono oltre nove mila i criminali di guerra nazisti fuggiti in Sud America dopo la seconda guerra mondiale. Secondo questi documenti segreti trovati in Brasile e Cile, a cui si accede solo dai pubblici ministeri tedeschi, i fuggitivi furono croati, ucraini, russi e di altri europei occidentali che hanno aiutato la macchina omicida nazista durante e dopo gli anni della guerra.

I documenti rivelano che ben 5000 andarono in Argentina, 2000, si stima, in Brasile, da 500 a 1.000 in Cile e il resto in Paraguay e Uruguay. Questi numeri non comprendono diverse centinaia e più che fuggirono, per mattersi al riparo dai regimi di destra in Medio Oriente; secondo i rapporti Daily Mail.

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I file hanno mostrato che la maggior parte di questi criminali è approdato in Argentina, dopo il presidente Juan Peron aveva venduto 10.000 passaporti vergini attraverso un’organizzazione conosciuta come ODESSA, istituita per aiutare gli ufficiali delle SS tedesche dopo la sconfitta dei nazisti e dietro il forte compenso in oro del III Reich.

Kurt Schrimm, 62 anni, capo della guerra dell’autorità penale in Germania, del team legale che ha spulciato tra gli archivi, ritiene che il file potrebbe anche fornire indizi precisi dei nazisti che sono tornati di nascosto in patria per vivere gli  ultimi giorni, passando del tutto inosservati. (ANI)

Sembra anche che gli americani fossero a conoscenza di questi arrivi e partenze dalla Germania e dall’Italia, via-Odessa, ma pare che giochi politici abbastanza occulti abbiano impedito che le ricerche diventassero di primo piano all’FBI, nei momenti caldi della guerra fredda contro i comunisti.

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UkiGoñiPerò, almeno nel quadro arrivi e partenze, gli italiani sono arrivati primi e grazie al Vaticano. Così almeno asserisce lo storico Uki Goñi, che tanto ha fatto per ricostruire l’organizzazione Odessa dopo una serie di indagini in Sud America, utilizzando materiali inediti dei servizi segreti americani ed europei e attraverso una lunga serie di interviste.

E perché, gli italiani? Per il motivo che il cuore e il cervello dell’intera operazione Odessa era a Roma (dove ad esempio, Juan Perón soggiornò dal 1939 al 1941), proprio nel cuore del Vaticano. Monsignor Montini fu il crocevia di questi interventi che garantirono l’incolumità a criminali come Erich Priebke, Josef Mengele, Adolf Eichmann e migliaia di altre persone. In cambio di soldoni. Si capisce! Pagamento a 3 anni (minimo). Già nel 1947 i servizi segreti americani avevano stabilito che «una disamina dei registri di Ginevra inerenti tutti i passaporti concessi dalla Croce Rossa internazionale avrebbe rivelato fatti sorprendenti e incredibili». Questa disamina è stata fatta ed è risultato che la Chiesa cattolica non fu solo un complice dell’«operazione Odessa» ma la sua protagonista indiscussa. Oltre a monsignor Montini i suoi vertici furono i cardinali Eugène Tisserant e Antonio Caggiano, mentre la dimensione operativa fu curata da una pattuglia di alti prelati, il futuro cardinale genovese Siri, il vescovo austriaco Alois Hudal, parroco della chiesa di Santa Maria dell’Anima in via della Pace a Roma e guida spirituale della comunità tedesca in Italia, il sacerdote croato Krunoslav Draganovic, il vescovo argentino Augustín Barrère.

OdessaDa Roma verso l’Argentina: la via di fuga portava a San Girolamo, un monastero croato sito in via Tomacelli 132. Alla fine, tra il 1947 e il 1951, furono 13 mila i criminali ustascia (nazionalisti fascisti croati), macchiatisi di delitti orrendi perfino per i loro alleati nazisti, che si salvarono usando il canale italoargentino.

Si è ritrovata persino una lettera di due frati francescani che chiedevano al presidente Peron di farsi carico della sorte di 30 mila «profughi croati» in Italia e Austria, e di accoglierli come lavoratori nelle proprie terre. Una richiesta umanitaria. Ben pagata però!  La Curia genovese, ad esempio, fungeva da terminale periferico di un sostegno ecclesiastico che partiva direttamente da Roma e che spianò a criminali di guerra nazisti, ustascia e fascisti la strada verso la libertà (in moltissimi casi, i fuggitivi scapparono con un mare di soldi).

Ho maturato l’idea che se si studiano queste cose occorre prima premunirsi di una congrua dose di Maalox.

Una curiosità.

Heil-Jesus

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Ma a qualcuno è venuta mai l’idea di denunciare e perseguire qualcuno del Vaticano o della Croce Rossa?


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