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una verità sulla storia ufficiale 2

La teoria del suicidio di Hitler, con la pillola di cianuro prima, poi lo sparo seguente, fu contestata da Anton Joachimsthaler sostenendo che ciò sarebbe stato praticamente impossibile a causa della morte istantanea somministrata dal cianuro. L’autopsia fu criticata da scienziati e storici per varie stranezze e chiare inconsistenze scientifiche. Di conseguenza, storici come Joachim Fest e Joachimsthaler sostennnero che il corpo di Hitler era in realtà un’altra persona e Donald McKale affermò e che il metodo del suicidio di Hitler diventava una questione politica, poiché i funzionari sovietici erano preoccupati che l’affermare che Hitler si fosse ucciso (come la morte di un soldato) avrebbe incoraggiato il neo-nazismo e quindi insistettero sul fatto che Hitler avvelenò se stesso, ignorando le prove che indicavano la possibilità di spararsi. McKale concluse che però tali dispute ideologiche avrebbero continuato a offuscare il problema. Tuttavia, alla fine della Guerra Fredda, nuove prove forensi fortunatamente sono venute alla luce.

Negli anni ’90, la glasnost permise ad Ada Petrova e Peter Watson di analizzare i file di Mosca sulla morte di Hitler. I file includevano quello che era stato affermato come un pezzo del cranio di Hitler danneggiato da un foro di proiettile. Molti documenti sovietici furono pubblicati, che sosteneva, come Petrova e Watson, che il teschio aavrebbe dovuto fornire la conclusione definitiva del mistero. Ma dopo un esame si notò che la posizione del foro non combaciava e altri particolari non convincevano.

Certi documenti affermavano che i corpi di Hitler ed Eva furono catturati dai sovietici, così furono completate due indagini sulla morte di Hitler in cui i denti di Hitler furono identificati positivamente dai suoi dentisti, la sua causa di morte determinata dall’autopsia, (che però offrì risultati molto differenti) i risultati dati a Stalin, i corpi distrutti in 1970 e un pezzo del cranio di Hitler furono archiviati a Mosca. Autori come Hugh Thomas rimasero comunque molto scettici. Thomas sostenne che attraverso un’analisi forense dettagliata delle prove sovietiche, la frode forense fu commessa allo scopo di nascondere il fatto che Hitler era stato assassinato mentre Eva era fuggita.
A prescindere da conclusioni estremamente discutibili, poichè mancavano di prove a sostegno, il libro di Thomas, come la maggior parte delle prove sovietiche disponibili, non fa riferimento a nessun documento di fonte ufficiale inglese. Lo stesso Thomas ammise che “il ruolo svolto dall’intelligence britannica” … non è mai stato correttamente riconosciuto” da nessuno.

Le nuove prove fornite dalla Russia fornirono l’impulso per una grande varietà di pubblicazioni riguardanti la morte di Hitler. Ciò includeva varie memorie di testimoni oculari provenienti dal bunker, ciascuna con prospettive diverse sugli ultimi giorni di Hitler. Le numerose discrepanze tra i testimoni oculari, però, sono state analizzate in dettaglio da molti storici.
Ad esempio, la fiducia di Trevor-Roper sulla testimonianza di Erich Kempka, che aveva ammise, con O’Donnell nel 1974, checiò che disse neii suoi interrogatori era quello che i russi volevano sentirsi dire, nel 1945, per salvarsi la pelle, e così fu pesantemente criticato. Fest concluse che il metodo del suicidio di Hitler non sarebbe mai stato scoperto a causa delle molte discrepanze dei testimoni oculari. O’Donnell criticò gli interrogatori alleati per mancanza di obiettività e di aver fatto le domande sbagliate.  Il film di Fest (la Caduta) ha ispirato il film del 2005 che ha ricevuto ampi consensi dagli storici per la sua attenzione ai dettagli. Tuttavia, il film fu criticato per non aver mostrato come Hitler si sia suicidato. Il rinnovato interesse per gli ultimi giorni di Hitler vide anche la pubblicazione di studi più ampi. Storici come Luke Bennet notarono come la narrativa della morte di Hitler sia stata radicata nella cultura popolare simbolicamente e metaforicamente con frasi come la “mentalità del bunker” usata frequentemente nel famoso ultimo discorso politico.

Altri storici come David Beisel si concentrarono sul suicidio di massa tedesco del 1945 e hanno dimostrato che il suicidio di Hitler non era né unico né incoerente con il suo personaggio, come per esempio, affermavano alcuni autori e testimoni oculari. Tali resoconti sostenevano le teorie di Trevor-Roper sul nichilismo inerente all’ideologia nazista discutibilmente derivava direttamente dalle tendenze suicide di Hitler. Combinato con l’analisi della condizione medica di Hitler nell’aprile 1945, minarono le teorie sulla fuga di Hitler sostenendo l’argomentazione di Trevor-Roper secondo cui Hitler era fisicamente e psicologicamente incapace di fuggire dal bunker. Tuttavia, come numerosi gli scienziati hanno sostenuto nel 2005 che solo l’analisi del DNA dei resti ritenuti di Hitler potessero risolvere completamente il problema.

A causa dell’ampia letteratura sulla morte di Hitler, numerose inesattezze storiche sono state perpetuate dagli storici che riprodussero gli errori in altre pubblicazioni. Joachimsthaler cercò di rettificare queste falsità storiche. Attraverso l’analisi di documenti internazionali e di testimonianze oculari conclusero che Hitler si sparò sicuramente. Tuttavia, non analizzò nessun documento britannico di fonte primaria. Di conseguenza, presentatò un resoconto incompleto con alcune possibili falsità. L’analisi di Joachimsthaler di una prospettiva britannica si estende solo alle indagini di Trevor-Roper. Tuttavia, la metodologia di Joachimsthaler dimostrò che quando una questione storica è offuscata da una massa di letteratura che diffonde imprecisioni, è essenziale tornare alle fonti primarie per riguadagnare le conclusioni e le prospettive più veritiere. Questa metodologia è utile quando emergono nuove prove che confondono ulteriormente il problema, come i risultati del DNA del 2009 che ispirarono una serie di pubblicazioni che affermano che Hitler è fuggito dal bunker anche perchè un’esame sul cranio in quatione rivelò essere di una donna.
In Hitler: The Survival Myth, McKale mostra quante voci di sopravvivenza oggi siano popolari, come Hitler che fugge in Argentina lasciando Berlino a bruciare, sono state più volte pubblicate sui giornali dal 1945.


una verità sulla storia ufficiale

ovvero: una verità sul Sancta Sanctorum della storia del 1945.

Nel 1947, Trevor-Roper pubblicò The Last Days of Hitler: il libro al quale la storia ufficiale si vuole a tutti i costi riferire, usando le prove raccolte che a suo tempo portarono a compimento le indagini britanniche sulla morte di Hitler e dove Trevor-Roper concluse che Hitler ed Eva Braun si suicidarono nel Führerbunker il 30 aprile 1945, sparandosi, e con Eva avvelenata, poi i loro corpi bruciati nel giardino della cancelleria del Reich con 200 litri di benzina.
Le prove analizzate da Trevor-Roper furono principalmente basate su testimoni oculari (le cui limitazioni son conosciute) in unione a prove documentali, come le ultima volontà di Hitler ed infine il suo testamento.

Nelle edizioni successive, Trevor-Roper urlò la sua frustrazione nei confronti dei sovietici per avergli negato l’accesso ai prigionieri di guerra e ad altre prove circostanziali credute decisive.

A seguito del rilascio di importanti testimoni oculari dalle prigioni sovietiche negli anni ’50, Trevor-Roper aggiornò il suo libro per includere nuove testimonianze, che, si rivelarono d’accordo con le sue conclusioni iniziali.
Nel 1947, anche il tenente colonnello Byford-Jones pubblicò la sua prospettiva sulle indagini su Hitler. Quest’ultimo ebbe però un coinvolgimento limitato nelle indagini britanniche e alle informazioni ostacolate a causa delle restrizioni imposte dall’intelligence dell’epoca.
Tuttavia, il libro è utile per dimostrare le divergenze di alcuni individui riguardo le prove ottenute dall’intelligence britannica (Byford-Jones, in contraddizione con Trevor-Roper, mise in discussione l’autenticità del certificato di matrimonio di Hitler) e le prime tensioni della Guerra Fredda a Berlino che coincisero con il periodo delle indagini britanniche. Chi respirò quell’aria ricorda battibecchi continui sulla veridicità e sull’attendibilità delle prove esibite. Tuttociò continuò a verificarsi negli anni a seguire e senza sosta, sebbene non fosse apparsa ancora alcuna prova a sostegno di una tesi o del suo opposto.

Il libro di Trevor-Roper fu immediatamente e fortemente criticato anche dall’ex capo dell’intelligence americana ufficiale a Berlino, W.F. Heimlich, che concluse usando la testimonianza del testimone oculare che Hitler fu addirittura assassinato dai suoi dottori, secondo gli ordini di Himmler.
Egli sostenne che Trevor-Roper ignorò volutamente le prove cruciali, ne affrettò l’indagine, ostentò il mostrare un cadavere falso e proclamò conclusioni preconcette. Gli argomenti di Heimlich furono poi respinti dagli storici dell’epoca, si pensò, forse ad una questione di orgoglio ferito e soprattutto alla palese mancanza di consultazione di Trevor-Roper coi colleghi americani con i quali c’era sempre una strana competizione.
La teoria secondo cui Trevor-Roper arrivò a conclusioni preconcette fu sostenuta anche da autori come Peter Levenda. Levenda sostenne che Trevor-Roper fu nominato a guidare le indagini di Hitler da Dick White (futuro capo dell’MI6 (Secret Intelligence Service)) perché come storico sarebbe stato poi in grado di manipolare le prove per contrastare le affermazioni sovietiche sulla sopravvivenza di Hitler, trascurando quindi le prove che indicavano il sospetto della fuga di Hitler. Argomento che ricorda un po’ il segreto di Pulcinella: dove tutti lo conoscono ma nessuno ne parla apertamente.
Tuttavia, gli storici non avevano ancora analizzato i file dell’MI5 (Servizio di sicurezza) e quelli recentemente declassificati contenenti la corrispondenza tra White e Trevor-Roper in merito alle implicazioni del libro di Trevor-Roper.
Corrispondenza che occupò un periodo di tempo piuttosto lungo, facendo subire alla bozza del libro revisioni su revisioni e approvazioni che oscillarono tra Washington e Londra.
Ciò forse chiarirà se le considerazioni politiche offuscarono la possibilità di stabilire la verità sulla morte o non morte di Hitler.
Probabilmente, in quei giorni, l’imperativo più alto era quello di contrastare i sovietici che stabilire una verità così oscura; tanto più che i testimoni-chiave erano in mano russa e non c’era verso di poter ottenere rapporti veritieri sugli interrogatori. A tal proposito, occore notare come Mosca mantenne sempre un silenzio pressochè ufficiale sulla questione. I sovietici rilasciarono le prove gradualmente (com’era prevedibile); solo nel 1965 un membro dello SMERSH (l’agenzia sovietica di controspionaggio) mise in dubbio le conclusioni di Trevor-Roper sostenendo che un’autopsia sovietica sul corpo di Hitler mostrò che Hitler era morto solo per avvelenamento da cianuro. Poi verrà rivelato che non era vero nemmeno quello. Nel frattempo, l’ho scritto già, i russi si prodigarono a redigere per Stalin il famoso Dossier Hitler che subì a sua volta una serie infinita di revisioni prima di diventare definitivo.
Ciò permise a Reidar Sognnaes di confrontare l’autopsia con le prove degli archivi americani, come i rapporti dei medici e dei dentisti di Hitler che, – sostenne Sognnaes – dimostravano che il corpo analizzato nell’autopsia era effettivamente Hitler. Alcuni autori occidentali come James O’Donnell riconobbero i risultati dell’autopsia e la testimonianza combinata di testimoni oculari per concludere che Hitler contemporaneamente prese cianuro e poi si sparò. Questa, dopo lunghissimi dibattimenti, fu la versione ufficiale varata.

continua


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