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gli altri soldi di Hitler

umile-servitore

… dal 1933, oltre a riarmare la Germania, occupa moltissimo tempo a gestire i soldi che copiosamente gli arrivano attraverso regolari donazioni personali da Gustav Krupp e da altri colleghi industriali. Al riparo dall’opinione pubblica, pensa di spenderne una buona parte (5 milioni di marchi) nella costruzione del Berghoff. Il dilettante architetto si fa aiutare dall’intraprendente Martin Bormann. Sarà lui a pagare tutti i conti; quello che non viene pagato dallo Stato sarà finanziato dai laboratori tedeschi attraverso il Fondo Donazioni dell’Industria Tedesca ad Adolf Hitler. Il Berghoff costerà alla Germania milioni di marchi, come ammetterà più avanti, ma ha dato lavoro ad un sacco di persone ed altrettante ne porterà in un futuro prossimo. Quindi è un investimento che presumibilmente frutterà anche un grande prestigio al Reich. Va mo là! In questo delirio di opulenza si stanziano altri 30 milioni di marchi per erigere un folle edificio su un colle sopra il Berghoff: il nido dell’aquila. Questa costruzione venne completata in due anni di intenso lavoro, con enormi difficoltà tecniche e con un notevole dispendio di risorse umane: circa un migliaio furono le persone coinvolte nel progetto. 180 ne morirono sul posto.nido-aquila

Il posto è da urlo.

interno

Un tunnel ed un ascensore sono scavati tra immense difficoltà all’interno della montagna, ma con risultati strabilianti. Nelle vicinanze moltissimi gerarchi e comandanti SS (Martin Bormann, Hermann Goering) erigono costruzioni private dando lavoro a circa 3500 operai. Sarà l’unica costruzione che sopravviviverà alla guerra. Hitler la visiterà solo 3 volte. Aveva paura dell’altitudine (e allora fatti una casa al mare, idiota!). Verrà realizzata anche una serra sperimentale con tutti i frutti e tutte le verdure per la tavola del Fuhrer. Sempre coi soldi dello Stato. E sempre di soldi si tratta quando si affronta l’ argomento dei diritti sulle foto scattate sul terrazzo e nelle sale del Berghoff. I gerarchi pagavano per apparire (o non apparire) sui giornali e rotocalchi tedeschi dell’epoca. Altro denaro fresco che finiva nelle tasche del dittatore umile umile. In 4 anni vengono scattati migliaia di rullini, ognuno dei quali contribuirà a moltiplicare gli utili (esen-tasse) in maniera esponenziale.

foto-album

Vengono stampate anche una quantità di cartoline postali (molto ambite) per la Posta statale ed Hitler, grazie a tutto questo merchandising diventa una specie di pop-star (ho descritto tutto in Mein Fuhrer).

Ma lo spettro della guerra è sempre più vicino. Con l’ annessione dell’Austria Hitler si trova a ripercorrere in auto le strade di una Vienna festante dove ha vissuto cercando il successo come pittore 30 anni prima. Parlando, sostiene di aver fatto i lavori più umili per guadagnarsi da vivere e mai a sufficienza per soddisfare perfino le più modeste necessità, ma anche questa è una bugia che ai tedeschi non doveva essere svelata.  Sembra che a Vienna il giovane Hitler abbia inizialmente affittato un appartamentino confortevole coi soldi della madre e che dividerà con un  amico. Dopo alterne vicende  riesce a vivere vendendo copie modeste di scorci di Vienna per pagarsi un nuovo appartamento ancora migliore del precedente. Alcune di queste tele finiranno persino nel nuovo museo di Hitler, pronte, per essere ammirate. A questo punto Hitler (1938) si veste da mercante d’arte grazie al nuovo piano di arianizzazione. Rivendendo le oper d’arte che comprava agli ebrei in fuga per pochi spiccioli. Gli ebrei volevano uscire dall’Austria, ma non potendo portarsi dietro soldi, proprietà o altro erano costretti a svendere tutto favorendo i compratori più rapaci. Hitler assunse un agente personale per fare questo. Comprare per due soldi e rivendere a prezzo pieno perché ciò che comprava diventava immediatamente ambito ed apprezzato. Gli acquisti vennero fatti apparire legali, ma in realtà erano frutto di estorsioni, furti o vendite forzate combinate da un vizioso giro di mercanti d’arte. Per loro, l’annessione, l’arianizzazione furono una miniera d’oro: acquistavano grandi collezioni private e le rivendevano sui mercati internazionali, principalmente in Svizzera. Lauti guadagni personali provenirono dall’uso della stessa tecnica applicata in Polonia, Francia, Olanda e Belgio. In Polonia compra anche una nuova dimora che sembra una reggia, a Pozsnan, una città sul fiume Warta. Diventerà la residenza del Fuhrer ad oriente e verrà rinnovata al costo di milioni di marchi. Questo sfarzo gli servirà per omaggiare ufficiali di alto rango e assicurarsi il loro supporto e per questo si attinge a piene mani dai fondi pubblici dello Stato. Nei primi tempi di guerra, Hitler distribuirà soldi, titoli e terreni come un signorotto feudale per milioni e milioni di marchi.

E intanto si moriva già sui campi di battaglia.

tesoro

Fino al 1944 si stima siano stati sepolti nelle miniere molti miliardi (di allora) personali di Hitler; dopo il 1945 è stato calcolato che sono andate vendute oltre 10 milioni di copie del Mein Kampf; le comunità locali erano obbligate a comprarne una copia per le coppie che si stavano sposando sotto il regime nazista. Dopo la guerra i diritti di quel libro sono stati trasferiti al governo bavarese che ha cercato invano di bloccarne la ristampa.
Il problema è che il Mein Kampf produce diritti ancora oggi e sono gran soldi.


i soldi di Hitler

soldi-HIl titolo “il tesoro di Hitler”, apparso ripetutamente nelle librerie e su History channel, non rende bene l’idea di quest’articolo perchè fa pensare al tesoro nascosto dai nazisti e non ancora ritrovato. In questa pagina di diario e storicamente parlando, parlerei dei soldi che ha avuto in vita e di quelli che ha lasciato. In marchi.

La ragione che mi conduce è basata sul fatto che i tedeschi si fossero fatti l’idea che il Fuhrer conducesse una vita quasi “monastica” tesa solo a lavorare per il bene del suo popolo. E’ una bugia colossale. Basti pensare che all’inizio del 1933 il fascicolo sulle tasse di Hitler aveva un reddito di 1.200.000 marchi tedeschi. Per gran parte provenivano dalle vendite del suo Mein Kampf che in quell’anno vendette 500.000 copie. Ogni libro costava 12 marchi. Prima del 1930 ne erano state piazzate solo 30.000 copie; comunque non male per un tizio ancora sconosciuto ai più. Nel ’34 le vendite divennero milioni in tutta Europa e fu tradotto in 16 lingue. Parlare di un successo editoriale è dire poco. Poi se ne vendettero milioni in tutto il mondo. Per essere ancora più chiari, dirò che Hitler dal 1932 aveva un incasso mensile pari a 30/40 volte un operaio tedesco (!!!)
Non si può pensare che il pubblico non conoscesse il suo pensiero! Sulla carta di identità, alla voce “professione” fece apporre: “scrittore”. E come negarlo?

Nel 1934 il fisco tedesco se ne accorge e gli fa pervenire una cartella esattoriale di oltre 400.000 marchi che, a quei tempi, era una cifra spaventosa. Si apre un contenzioso col Partito che si adopera e alla fine riesce a far archiviare il caso. Di fatto, c’è che nel 35 Hitler è un multi-multimilionario. Altro che storie. Lui che nei discorsi recitava di aver appreso dalla fame e dagli stenti. Nel 36 fu considerato esente dalle tasse per il resto della sua vita ma continuò a presentarsi come “umile servitore del popolo” ! Come ho già scritto, i primi incassi di una certa rilevanza arrivarono dalle donazioni mentre, addirittura era in galera, ma il colpo ad effetto fu quando annunciò pubblicamente che rinunciava al suo stipendio di Cancelliere per donarlo ai membri del Partito in difficoltà. Fu un grande successo di fronte alla gente che lo osannò. Bella forza: milioni di marchi venivano dalle vendite + non pagava tasse! Si calcolò che lo stipendio non riscosso fosse il 2% dei suoi incassi medi. Hitler_sorrowA metà del 1935 Hitler raggiunse uno stipendio da 30.000 marchi + un sussidio di 18.000. Tutto esen-tasse. Con un ennesimo bonus. Morto Hindenburg, che nel suo periodo governativo aveva ricevuto un compenso da favola, Hitler reclamò il suo stesso stipendio non appena assunse le nuove cariche.

Il bello è che la propaganda nazista lo propone ancora come umile servitore devoto al popolo al quale tutto è dovuto: in fondo, stava ricostruendo l’orgoglio nazionale mediante lavori pubblici e ministeriali e promettendo che entro 6 anni ci sarebbero stati ulteriori ed importanti sviluppi. In questo, aveva ragione.oro-del-Reich

Nel 1935 in Germania la disoccupazione cala drasticamente ma non sparisce del tutto. Ma stava crescendo improvvisemente per tutti il miraggio di un nuovo impiego: nella ricostruzione dell’esercito e quindi delle armi. Il tedesco, al quale non interesseva altro che quanto avesse nelle proprie tasche a fine giornata, non si fece troppe domande. Il riarmo venne pagato grazie ad immensi prestiti pubblici che sarebbero stati pagati dalla gente destinata ad essere occupata di lì a breve, secondo l’idea di Hitler. Un progetto che stava diventando chiaro a molti. Ma in pubblico non si parlava mai di guerra, si parlava sempre di pace. A questo punto entrano in scena i grandi industriali che fiutano l’affare. Offrono finanziamenti al Partito nella speranza di strappare contratti milionari al dittatore e molti di questi soldi finiscono nel conto corrente del Fuhrer. Manco a dirlo.

riarmo__T

continua


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