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Hunting Hitler 2: la sesta puntata

Per cominciare ribadisco le considerazioni fatte la scorsa volta sulla direzione delle indagini, che comunque non nascondo racchiudano un interesse per niente trascurabile. Anzi.
E allora, a questo punto e parlo a chi ha già visto la puntata, la domanda che ci si può porre è: cosa ha davvero fermato la corsa alla ricostruzione del Quarto Reich a Bariloche, visto che Bormann era così avanti nell’organizzazione delle nuove strutture?
Una risposta che mi sono dato, nella mia beata ignoranza, potrebbe essere forse la caduta di Peron del 1955 e alla conseguente rivalsa del nuovo governo argentino sulle attrezzature e infrastrutture argentine e clandestine non più tollerate dal nuovo status.
Come ci è stato riferito, l’esercito argentino si è precipitato alla ricerca e allo smantellamento di tutto ciò che poteva  rivelarsi auto-incriminante per l’Argentina stessa e ha distrutto tutto. Probabilissimo.
Senza tralasciare l’aspetto che la curva vitale del comando cominciava ad essere corta; Hitler aveva già 66 anni, Bormann poco meno e nel frattempo il mondo era già profondamente cambiato. Niente era più lo stesso di prima.
Così su due piedi, ad un’ora dalla fine della puntata, mi viene in mente questo ma accetto infinite altre considerazioni.

La puntata.

Tirando le somme di quanto appreso sinora, la cosa che più mi fa pensare è il sentire che oltre 10mila nazisti sono arrivati in Argentina e sono davvero tanti, poi il quartier generale a Tangeri, la fabbrica (anzi il circuito di fabbriche) sostenute certamente dal governo argentino compongono un puzzle tecnicamente in grado di modificare la storia.
E per fare questo il settore delle armi doveva essere necessariamente all’altezza.

Come già annunciato, secondo un dossier dell’MI6, un ingegnere della Luftwaffe ha ammesso di avere, una mappa del 1944 di Manhattan che era un obiettivo già designato per annichilire gli Stati Uniti con un’arma che oggi chiamiamo di distruzione di massa e che gli inquirenti reputano in grado di colpire  al cuore le libertà di tutto il mondo.
Personalmente questo lo trovo un po’ troppo esagerato e troppo roboante ma di vero c’è che con l’aiuto di una persona speciale, questo si poteva anche fare. Anche se nella puntata si continua a ripetere il termine di arma nucleare, di nucleare almeno nel 1944 e in Germania c’era ben poco.
Io ho documentari usciti molti anni addietro e testimonianze, come quella di Romersa (uscita su RaiStoria) che raccontano di un episodio in Turingia, lo stesso posto citato in questo episodio, dove si svolsero test su una bomba ibrida (e non nucleare) che fece un bel botto, vero, ma allora giunse un po’ in ritardo (la guerra era ormai perduta) e l’arma non fu giudicata così risolutiva come le alte sfere desideravano.

Una critica che posso fare a questi signori che trattano storia è che se fossero più informati (mica tanto, eh) conoscerebbero il vero livello tecnologico tedesco di quei giorni e ne dovrebbero considerare le risultanze.
Di questa storia ne hanno fatto anche un film che hanno dato anche su Sky, poi ci sono stati documentari su Discovery di qualche tempo fa che hanno illustrato che da qui a parlare di arma di distruzione di massa ce ne passa; eccome!
Il rischio di queste teorie è che se non ci si appella a determinate certezze e guardando in tutte le direzioni, si può essere trascinati a fantasticare con esagerazioni e puttanate varie.
Mi fermo qui e non voglio essere polemico. Però non facciamoci altrettanto imbambolare in teorie da fumetto.

Però l’esercitazione militare in Turingia è davvero esistita, il 4 marzo 1945, ma è stato un episodio assolutamente unico.
La cosa che non conoscevo è che per conoscere gli effetti della bomba sul corpo umano erano stati condotti sul luogo circa 100 prigionieri dal vicino campo di concentramento e sono morti tutti all’istante e proiettati a centinaia di metri di distanza, secondo una testimonianza oculare.
Quindi si conferma sostanzialmente una classica mini-arma tattico-nucleare; una bomba ibrida, appunto, basta sulle conoscenze di quel tempo con aggiunta di prime add-on nucleari. C’erano state appunto le prime scoperte basate sull’uranio impoverito.


Tutto questo va a finire che ci riconduce all’argomento delle wundervaffen, “Dio mi perdoni gli ultimi 5 minuti di guerra…” come disse Hitler nell’ultimo discorso che fece e nell’episodio (infatti) ci presentano (quasi come novità) i segreti di Pulcinella, cioè la moltitudine di gallerie scavate nelle montagne della Turingia, che Albert Speer fece scavare a migliaia di sfortunati, per contenere siti di costruzione per Messerschmitt, migliaia di ricambi, cuscinetti, armi di tutti i tipi. Gallerie che i russi hanno cercato di sigillare nel ’45, non riuscendoci e che sono comodamente illustrate nei DvD Theird Reich Underground e in decine di altri servizi.


Personalmente, avrei dato un braccio per poterle visitare di persona.
Gallerie alte fino a 4m, lunghe Km, dove ci lavoravano migliaia di persone e dove altrettante ci sono morte per approntarle.
Qui potrei parlarne per 2 ore, minimo, diventando insopportabile, dilaniato dalla passione che ho per queste cose. Anche perchè quando si parla di argomenti come questi non si può didascalizzare come fanno qui dicendo due righe; perchè ci sono mille coinvolgimenti storici contestuali non scollegabili dai racconti e quindi, alla fine, non si dice mai niente perchè se si dice si parla troppissimo.

Quello che però che vorrei evidenziare è che in America sapevano benissimo che Hitler era vivo e vegeto e stava esperimentando in Argentina congegni nucleari ed esiste un dossier del 6 dicembre 1946 che lo conferma. In Argentina perchè c’era un governo che lo sosteneva, c’erano migliaia di comunità tedesche con cui relazionarsi, c’erano zone protette, sicure e facilmente difendibili; c’era manovalanza per fare i lavori (particolare non trascurabile) e c’era sostegno di tutti i tipi, a cominciare dal silenzio.

Un altro dossier (mi fanno morire quando guardano il database come se fosse un oracolo misterioso che centellina segreti impensati …) del 17 maggio 1951 rivela, con conferma, che a Bariloche è realizzata una centrale nucleare sotto il diretto controllo di Peron. Un Peron che aveva bisogno di esperti tedeschi che conoscessero la fissione, la fusione e tutto il resto, per dar luogo a fantasticherie militari inquietanti.
L’uomo-chiaveper questo progetto è il dr. Richter, chiamato dal governo argentino a dirigere il sito di ricerca nucleare. Nel 1948 convinse il Presidente che avrebbe sviluppato una tecnologia nucleare in due anni realizzando una serie di strutture nell’isola di Huemul, per soli 3 milioni di dollari.
La zona è furba. L’isola è vicina a Bariloche. a 65 Km e dall’altra parte del lago c’è Casa Inalco, dove si pensa abbia vissuto Hitler per un bel periodo.

L’ispezione sull’isola rivela 10 edifici, oggi distrutti e svuotati, che ospitavano uffici e i locali tecnici del caso; e novità che non erano state rilevate nella scorsa edizione di Hunting Hitler: le strutture di difesa.
Queste dovevano proteggere sia il sito nucleare, sia Casa Inalco che doveva essere assolutamente inaccessibile a chiunque. Al proposito erano state erette una torre di guardia che dominava a 360° tutte le acque del lago ed un bunker capace di ospitare fino a 30 soldati; quest’ultimo è stato demolito dopo il colpo di stato del ’55 che ha deposto Peron.

Nel prossimo episodio, guarda caso, si parlerà di Colonia Dignidad, il cui film è ora in onda su Sky. Opportuno. Troveremo ancora tracce solide di Bormann. Stay tuned.

 

 


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