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doktor Morell: die Reichspritzenmeister. 2a parte

Sicuramente uno dei pregi maggiori del dottor Morell è stato quello di tenere segreta la salute di Hitler durante il suo incarico accanto al Fuhrer.
Per tutto il tempo. Il secondo è rappresentato dall’aver consentito al suo paziente di avere le energie e la grinta per condurre la Germania attraverso la guerra. Ad ogni costo.
Poco dopo la fine del conflitto, nel 1945, il dott. Giesing, americano, uno specialista che un anno prima aveva curato Hitler con cocaina per problemi di otite e sinusite, fornì prove agli inquisitori sul reale stato di salute, sull’operato del suo medico ufficiale e l’attrazione per certi medicinali o presunti tali, del dittatore. – Non si può descrivere Hitler come un comune tossico-dipendente – diceva – ma la sua costituzione neuropatica gli rendeva particolarmente piacevole l’uso di certe sostanze -. A parte il fatto che comunque nessuno ha avuto mai il modo di vedere il Fuhrer assumere quelle sostanze, è vero però che molti presenti hanno potuto notare i problemi dovuti all’astinenza e gli improvvisi cambiamenti d’umore e di comportamento dopo la riassunzione delle normali suggerite da Morell. Naturalmente, gli oppiacei e la codeina danno assuefazione, se poi a questi si aggiunge la cocaina (in dosi prolungate e ripetute) gli effetti sono facilmente prevedibili.    Impossibile non notarli.
E poi, sedativi per l’insonnia ed eccitanti per essere efficienti durante la giornata scuotono ripetutamente il fisico, fino a sfinirlo.
Se si mette in campo che dal 1936, l’anno di Norimberga, le droghe, le metanfetamine entrano in scena in Germania in modo preponderante, grazie soprattutto alla pubblicità, diventa chiaro come l’assumere stupefacenti sia diventato un fatto di costume.

E’ facile oggi criticare questi aspetti, specilamente se sono vizi di un altro popolo, ma in questo modo, allo stesso modo, è facile criticare l’uso di ecstasy, di LSD, degli anni 60, per non parlare del fumo e dell’alcool.
Ogni epoca ha avuto le sue debolezze. Ma ho sempre avuto l’impressione che nel caso dei tedeschi l’onere attribuito loro sia sempre più pesante.
Io, personalmente, ricordo che negli anni 70 mia madre, che soffriva di lancinanti mal di testa, quando doveva fare i lavori di pulizia in casa prendeva un Optalidon ed improvvisamente ogni problema sembrava sparire. Mia madre sembrava un’altra. Pronta a sollevare casse intrasportabili ed instancabile. Un aiutino? Direi proprio di sì.
Medicine vendute contro la stanchezza!    Chi può dire di no?
Una persona come Hitler, che aveva sempre mostrato un particolare interesse per le novità mediche, poteva forse sottrarsi?

Nel 1938 il Re d’Italia riferì al suo Ministro degli Esteri che ad Hitler venivano iniettati narcotici ed eccitanti, nel 1939 apparirono ulteriori prove del libero accesso da parte di Morell alle droghe per l’uso sul suo paziente.
Ho raccontato, in un altro articolo simile, episodi di riprese assolutamente sorprendenti dopo l’uso di VitaMultin sotto forma di pillole ed iniezioni. Una delle sue segretarie confessò di aver notato il Fuhrer depresso, con aria da sconfitto e dopo l’iniezione tornato con un’energia inaspettata, con profonda gratitudine per Morell: “Morell, sei un saggio! mi hai salvato ancora!” – “Questa volta forse non avrei potuto superare la notte!
Ma tu mi hai curato ancora!
“.
Morell rivelò soltanto che il VitaMultin era un semplice composto di vitamine che consegnava in un misterioso involucro dorato.
Nel 1943 una segretaria fu convinta a consegnare una di quelle pillole ad un ufficiale SS per farle analizzare. Il risultato fu uno shock: scritto in un rapporto di Gunther Shenck risultava che il preparato era principalamente a base di Pervitin, la metanfetamina.
Ma all’ufficiale SS fu ordinato di lasciar perdere tutto e non creare inutili polveroni.

Nel 1941 viene annotata l’aggiunta di Glyconorm per combattere la depressione e risollevare l’umore del Fuhrer.
Ma si ritiene che nel 1942 la somministrazione di questi preparati sia aumentata considerevolmente e ciò abbia influenzato le decisioni militari, specialmente sul Fronte Orientale, fino a creare un vero e proprio stato di dipendenza incontrollato che originava il suo falso giudizio e la capacità di interpretare la realtà in modo molto distorto.
In tutti i modi, il continuo abuso di stupefacenti provocavano ad Hitler un fortissimo stress che quando aumentò a dismisura, dopo la disfatta di Stalingrado, fecero dell’uomo quasi un automa nelle mani di Morell, completamente schiavo dei ritmi delle iniezioni.
La sclerosi coronarica, rilevata a battaglia conclusa, portò il medico a discutere con Hitler per la prima volta delle sue condizioni; il Fuhrer non si mostrò preoccupato per la sua eventuale morte, ma Morell sospese il VitaMultin-Calcio ed il composto assunse una composizione ancora più misteriosa. Il 14 marzo 1944, all’Obersalzberg rivelò di aver dato al “paziente A”, una dose di VitaMultin-Forte, annotando nei suoi diari: “sembra rinato!“. Scrisse di aver aumentato la dose da 2cc a 4cc per costatarne gli effetti e, nel caso di portarle a 6cc, se necessario.
Anche se Theodor Morell, come ho scritto, non era interessato alla politica, era comunque a contatto privato col dittatore per tutta la giornata. Dal 1943, addirittura era col Fuhrer più di Bormann.


Le immagini ritrovate dopo la guerra del Fuhrer sconcertarono i ricercatori nel vederlo così devastato dallo stress e dalle terapie estreme di Morell. Da 3 anni, nel 1944 soffriva di tremori alle braccia ed alle gambe; sembra che in certi momenti non si reggesse in piedi.
Nel 1945 è stato visto debole, trascinare il passo, fisicamente a pezzi, curvo e fragile. Ma i tedeschi sono, come sempre, tenuti all’oscuro sulla sua salute; il paragone con l’uomo carismatico, pieno di energia, che aveva terrorizzato il mondo, non reggeva più il confronto.
Tutti i sintomi conducono ad una possibile diagnosi: il morbo di Parkinson, il disturbo cerebrale cronico devastante per corpo e mente.
Tremori alla mano sinistra. Il “paziente A accusa forti tremori alle gambe. 9maggio1945. male alla testa, nella parte sinistra“.
Secondo esperti, il dittatore soffriva del morbo già dal 1934, evidenziato dal fatto che sempre più spesso aveva difficoltà nell’esprimere concetti e reazioni, problematica espressa in momenti chiave come lo sbarco in Normandia, la confusione nell’impartire ordini durante l’offensiva delle Ardenne ed, in particolare, la lentezza e la rigidità nell’impostare una reazione agli eventi, sono comuni ai soggetti affetti da questa patologia. Ma Morell nel 1944 non diagnostica ancora la malattia come morbo di Parkinson, il 2 aprile 1945 scrive: “marcato tremore alla mano sinistra” e 15gg dopo gli somministra Hambour-680 per il Parkinson a quei tempi.
secondo altri è possibile che Hitler abbia ingerito un prodotto tossico che può aver danneggiato irreparabilmente i neuroni responsabili del Parkinson.

All’inizio del 1945 fu accusato da Brandt di avvelenare Hitler, ma non col Pervitin, bensì con altre pillole innocue che prende per la flatulenza, come quelle del dottor Koester – con mezzo grammo di stricnina e mezzo grammo di Belladonna – abbastanza per essere considerate tossiche. Qualcuno era convinto che Morell volesse uccidere Hitler, forse che potesse essere una spia degli Alleati e una cordata di persone andò da Hitler con queste accuse ma il Fuhrer li licenziò tutti e si tenne Morell. Amico e salvatore in tanti anni.
Morell però era da tempo legato al Fuhrer anche da un altro filo: curava il suo fotografo Hoffmann per la gonorrea, molti suoi amici intimi da problemi venerei e soprattutto era a conoscenza di segreti inconfessabili di tutti che era quasi impossibile allontanarlo senza danni collaterali. Forse Hitler era affetto anche da sifilide? Di questo problema è ossessionato. Ne aveva scritto a lungo (13 o 14 pagine) anche sul MeinKampf, che era una grande minaccia alla purezza razziale germanica: una malattia ebrea! Si diceva che in gioventù poteva essere stato infettato da una giovane prostituta; si disse anche che Himmler, detentore di un dossier segreto sul Fuhrer, sapesse che Hitler era all’ultimo stadio della sifilide che lo stava conducendo alla paralisi. L’aritmia del cuore confermerebbe l’ipotesi e a quel tempo era la causa più comune per quel tipo di patologie.
Fu il momento del Septoid in 10cc e dopo un elettrocardiogramma si notò una polarizzazione eccessiva che andava trattata.

Il 21 aprile 1945, su richiesta di Eva Braun – convinta della possibilità che Morell voglia avvelenare Hitler – il medico viene licenziato e lascia Berlino ritornando alle montagne bavaresi vicino all’Obersalzberg.
Morirà tre anni dopo, nel 1948, dopo essere stato arrestato e rilasciato dagli americani.

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Obersalzberg: a cena con Hitler

terza parte

 

La cena era servita fra le otto e le otto e mezzo e trascorreva nel­lo stesso modo del pranzo di mezzogiorno, cioè fra conversazioni ba­nali. Intorno alle dieci cominciava la riunione serale sulla situazione militare. Poi Hitler firmava documenti, che potevano riguardare ono­rificenze a ufficiali e industriali, l’autorizzazione alle nozze fra ap­partenenti all’esercito e donne straniere*, oppure condanne a morte di ufficiali accusati di disfattismo.
In quelle ore Eva Braun di solito assisteva con le sue amiche a proiezioni di film americani a colori. Quando esse ritornavano nel salone attiguo alla sala nella quale si trovava Hitler, si facevano senti­re da lui ridendo e parlando forte. In questo modo volevano fargli capire che «era il momento di lasciar perdere la guerra» e che da allora in poi doveva dedicarsi alle signore. Contemporaneamente si scioglievano i cagnolini di Eva Braun, Negus e Stasi, che comincia­vano a rotolarsi sul tappeto.
Allora Hitler faceva la sua comparsa tra le signore. La sua espres­sione cupa si rischiarava a vista d’occhio. Nella sala attigua le ordi­nanze accendevano il fuoco nel camino. Hitler, Eva Braun, sua so­rella Gretl, la dama di compagnia di Eva, la signorina Kastrup, le ami­che di Eva, Morell, Hoffmann, Dietrich, Brandt, Bormann, gli aiu­tanti di campo e le segretarie si riunivano di nuovo nella sala.
Hitler si sedeva accanto al camino, vicino a Eva Braun.
Le signore si divi­devano in gruppi, sedute o mezzo sdraiate sui sofà e nelle pesanti poltrone di peluche collocate a semicerchio attorno al camino.
Erano le cosiddette serate da tè. Le ordinanze servivano champa­gne, liquori, tè, caffè e uno spuntino. Certo. per non soffrire troppo.
Eva Braun, avvolta in una cap­pa di pelliccia, sedeva in una poltrona con le gambe raccolte sotto di sé. Quando era presente Hitler restava silenziosa e preferiva ascol­tare le sue amiche che chiacchieravano del film appena visto.
Hitler chiedeva a Günsche: «Mi dia l’album dei dischi».
Nel grande armadio a muro si trovavano migliaia di dischi.
Al­l’Obersalzberg Hitler preferiva la musica leggera.
Ascoltava sempre le stesse melodie da operetta di Lehar e Suppé.
Per finire si ascoltava sempre l’ouverture della Vedova allegra.
Hitler poteva ascoltare dischi di musica fino alle due o alle tre di notte. Soltanto dopo si recava nei suoi appartamenti privati.
Eva Braun di regola si congedava pri­ma.

Quando Hitler se n’era andato, Bormann diventava una persona irriconoscibile. Completamente diversa. Finché Hitler era presente, egli recitava la parte del­l’uomo oberato di lavoro, ma dopo lasciava cadere la maschera e tra­scinava tutta la compagnia a una festa nella sua villa. Si facevano ve­nire le automobili all’ingresso laterale del Berghof, le amiche di Eva Braun, Hoffmann, Morell, Lorenz, gli aiutanti di campo e le segre­tarie di Hitler ci montavano su accalcandosi e tutti andavano da Bormann.
La sua casa era sempre illuminata a giorno. Le ordinanze SS servivano cham­pagne, cognac, liquori e dolci. Da un grande mobile a grammofono risuonava una scatenata musica da ballo americana.
Bormann abbrac­ciava la sua amante, un’attrice di Dresda, che viveva nella sua villa, e volteggiava con lei per tutto il salone.
La moglie di Bormann faceva gli ono­ri di casa. Egli la faceva alzare dal letto solo a questo scopo. Da immaginare è la felicità di questa donna.
La donna aveva dato a Bormann undici figli e gli era devota come una schiava. L’aveva costretta a fare buon viso al fatto che le sue aman­ti vivano con loro sotto lo stesso tetto.
Le «serate danzanti» di Martin Bormann, il rappresentante di Hitler presso il partito nazista, erano note per la loro sfrenatezza.
Simili intrattenimenti notturni erano molto frequenti all’Obersalzberg, in particolar modo, negli anni di guerra fino al 1943.

 

* ci devo scrivere qualcosa perchè è meraviglioso. Troppo. Per la sua assurdità.

fine terza parte


Obersalzberg: vita

prima parte

 

Fino alla primavera del 1943, Hitler si ritirava spesso nel suo castello di Berghoff, sull’Obersalzberg, dove lo aspettava, come sempre, Eva Braun circondata dalle sue amiche.

In questo periodo che ho citato, precisamente il 22 marzo 1943, con il suo seguito e dopo una sosta a Berlino, dove aveva preso parte alle celebrazioni per la Giornata in memoria degli eroi. Durante quella cerimonia andò a vuoto anche un ennesimo attentato contro di lui.

Per praticità, ma soprattutto per comodità innegabile, vennero trasferiti nelle località di Berchtesgaden, Salisburgo e Bad Rei­chenhall, che confinavano con l’Obersalzberg, Goering, Himmler e Ribbentrop. Speer, l’ho già scritto, stava a 200m; Bormann a lato-sopra il Berghoff. Poco più lontano al quartier generale, Keitel e Jodl vennero alloggiati, con i loro Stati maggiori, in casa del capo della Cancelle­ria del Reich, Lammers, tra Berchtesgaden e Bischofswiesen.
Warli­mont, con lo Stato maggiore della Wehrmacht, occupò la caserma di Strub, presso Berchtesgaden. Goering alternava come residenze la pro­pria villa sull’Obersalzberg e il proprio castello presso Norimberga. Il suo nuovo capo di Stato maggiore, Korten, che aveva sostituito il predecessore Jeschonnek morto suicida, prese alloggio con il proprio staff in un albergo di Berchtesgaden.
Il «Posto di comando campale» di Himmler venne spostato in una grande villa nei pressi di Salisburgo. Nelle vicinanze presero alloggio anche Doenitz e Ribbentrop, con i loro Stati maggiori: Doenitz in una villa e Ribbentrop nel castello di Fuschl, che era di sua proprietà.
Ora la guerra veniva diretta dal castello di Berghof, sull’Ober­salzberg.

Ma il ruolo di padrona di casa nel castello fu assunto da Eva Braun. Questo però era noto soltanto alla cerchia delle persone più vicine a Hitler.
Non appena ai castello comparivano visi estranei, Eva Braun, per disposizione di Hitler, non doveva assolutamente uscire dalle proprie stanze.
Dopo un incidente avvenuto a Monaco durante la guerra, Hitler ste­se un velo ancora più fitto sul segreto del suo rapporto con lei. Una sera alcune donne sconosciute di Monaco avevano insultato Eva Braun davanti alla sua villa, chiamandola «la puttana del Fuhrer».
Quando Hitler venne a saperlo, diede ordine di rafforzare la sorveglianza della polizia davanti alla sua casa. Al tempo stesso, da allora in poi vigilò in modo ancora più severo che né Eva Braun né le sue amiche al Berghof cadessero sotto gli occhi di ufficiali che non fa­cessero parte del suo staff personale.
Hitler non voleva perdere di fronte al popolo la sua fama di «uo­mo solo».
Gli orrori della guerra comunque, commuovevano poco Eva Braun, che ave­va le proprie preoccupazioni.
Nella cucina del castello di Berghof erano impiegate allora trenta persone. Eva Braun voleva a propria disposizione dieci donne in più, che tuttavia, a causa della mobilitazione totale per la guerra, non erano immediatamente disponibili. Ella se ne lagnò con Hitler, che, indignato, apostrofò ironicamente con Bormann: «Io faccio spazzar via intere divisioni, non dovrebbe essere troppo difficile procurarsi un paio di ragazze per il mio Berghof! Provveda immediatamente!».

All’Obersalzberg Hitler si alzava di regola intorno a mezzogiorno.
Poi il dottor Morell gli praticava una di quelle iniezioni stimolanti di cui ho ampiamente parlato [leggi: Herr doktor, o Herr doktor (appendice succosa…), poi di seguito Doktor Morell: therapie A, Doktor Morell: therapie B, Doktor Morell: terapie segrete ed indiscrezioni, ecc.].

Hitler faceva colazione da solo alla scrivania, nel suo studio e vi restava fi­no all’inizio della riunione dedicata alla situazione militare.
Questa aveva luogo due volte, fra l’una e l’una e mezza al matti­no e intorno alle dieci di sera. Poco prima dell’inizio arrivavano da Berchtesgaden le automobili di Keitel, Jodl, Warlimont, Korten e altri partecipanti, che poi si radunavano nella grande sala.
Infine si comuni­cava ad Hitler che tutti erano pronti. Egli scendeva la scala ed entrava nella sala, dove, dopo il saluto fascista, dava la mano a tutti. Poi pren­deva posto al tavolo, in una poltrona preparata per lui.
Di fronte a lui sedevano gli stenografi (almeno due), gli altri stavano in piedi intorno al tavolo. Le riu­nioni di solito duravano circa due ore. Se Zeitzler non era presente, la situazione sul fronte orientale era illustrata dal capo della divisione ope­rativa dello Stato maggiore dell’esercito, colonnello Brandt. Di solito Zeitzler restava nel suo quartier generale presso Lotzen, nella Prussia Orientale, e si recava all’Obersalzberg soltanto una volta alla settimana.
Quando i partecipanti alla riunione di mezzogiorno avevano la­sciato il castello, veniva servito il pranzo. In seguito Hitler restava per lo più nella sala, dove parlava con i suoi aiutanti, oppure legge­va le ultime notizie dell’Ufficio tedesco per le informazioni.
Per il pranzo di mezzogiorno si riunivano gli abitanti del castel­lo: il dottor Morell con sua moglie, Brandt, il chirurgo di Hitler e sua moglie, Hoffmann, Dietrich, Hewel, Lorenz, il reporter cinematografico del quartier generale Frentz, le segretarie di Hitler e i suoi aiutanti di campo con le mogli.
Inoltre per il pranzo si aggiungeva­no Bormann con la moglie e le mogli di Dietrich e di Speer.
Quando tutti erano riuniti, si avvertiva Hitler che il pranzo era pronto. Allora egli si univa alla compagnia e, salutando, baciava la mano alle signore. Poi prendeva ogni volta il braccio di una signora e la conduceva alla tavola.
Per questo era prevista una ben preci­sa gerarchia.
Le sue compagne di tavola erano di solito le mogli di Bormann, Brandt, Speer o Dietrich, oppure l’amica di Eva Braun, la signora Schönmann. La moglie di Dietrich non era molto gradita a Hitler come compagna di tavola. Non le era molto simpatica, perché si vestiva in modo antiquato ed era troppo silenziosa per i suoi gusti.
Alla sinistra di Hitler sedeva sempre Eva Braun, che come compagno di tavola aveva solitamente Bormann.

 

fine prima parte


leggeri…a tavola

Faccio un articolo per sottolineare il distacco che esisteva tra l’Europa in fiamme e il Berghof, residenza estiva und invernale di Hitler. Ricordo al lettore meno esperto che la zona di Berchtesgaden era il quartier generale anche di Goering, Himmler, Ribbentrop e più tardi anche di Donitz e di tutta una serie di super-ufficiali della Wehrmacht; quindi c’era poco da ridere: la località pullulava di SS come un vespaio. Non ci si poteva avvicinare. Neanche per dare solo un’occhiata. Ti sparavano e poi ti chiedevano i documenti. Se eri poi ancora vivo per darglieli. Però sembrava che la guerra fosse molto lontana.

H-al-Berghof

Il ruolo di padrona di casa nel castello fu assunto da Eva Braun. Questo però era noto soltanto alla cerchia delle persone più vicine a Hitler. Non appena al castello comparivano visi estranei, Eva Braun, per disposizione di Hitler, non doveva uscire dalle proprie stanze. E questo la dice lunga. Dopo un incidente avvenuto a Monaco durante la guerra, Hitler ste­se un velo ancora più fitto sul segreto del suo rapporto con lei. Una sera alcune donne sconosciute di Monaco avevano insultato Eva Braun davanti alla sua villa, chiamandola «la puttana del Fuhrer». Quando Hitler venne a saperlo, diede ordine di rafforzare la sorve­glianza della polizia davanti alla sua casa. Al tempo stesso, da allora in poi vigilò in modo ancora più severo che né Eva Braun né le sue amiche al Berghof cadessero sotto gli occhi di ufficiali che non fa­cessero parte del suo staff personale. Hitler non voleva perdere di fronte al popolo la sua fama di «uo­mo solo». Gli orrori della guerra commuovevano poco Eva Braun, che ave­va le proprie ansie e preoccupazioni.

BerghofNella cucina del castello di Berghof erano impiegate allora trenta persone (30). Eva Braun voleva a propria disposizione dieci donne in più, che tuttavia, a causa della mobiitazione totale per la guerra, non era­no subito disponibili. Ella se ne lagnò con Hitler, che, seccato, urlò severo a Bormann: «Io, faccio spazzar via intere divisioni; non dovrebbe essere troppo difficile procurarsi un paio di ragazze per il mio Berghof ! Provveda immediatamente!».

All’Obersalzberg Hitler si alzava di regola intorno a mezzogiorno. Poi il dottor Morell gli praticava la sua iniezione stimolante. Hitler faceva colazione da solo alla scrivania, nel suo studio e vi restava fi­no all’inizio della riunione dedicata alla situazione militare. Questa aveva luogo due volte, fra l’una e l’una e mezza al matti­no e intorno alle dieci di sera. Poco prima dell’inizio arrivavano da Berchtesgaden le automobili di Keitel, Jodl, Warlimont, Korten e altri partecipanti, che poi si radunavano nella grande sala. Infine si comuni­cava a Hitler che tutti erano pronti. Egli scendeva la scala ed entrava nella sala, dove, dopo il saluto fascista, dava la mano a tutti. Poi pren­deva posto al tavolo, in una poltrona preparata per lui. Di fronte a lui sedevano gli stenografi, gli altri stavano in piedi intorno al tavolo. Le riu­nioni di solito duravano circa due ore. Quando i partecipanti alla riunione di mezzogiorno avevano la­sciato il castello, veniva servito il pranzo. In seguito Hitler restava per lo più nella sala, dove parlava con i suoi aiutanti, oppure legge­va le ultime notizie dell’Ufficio tedesco per le informazioni.
Per il pranzo di mezzogiorno si riunivano gli abitanti del castel­lo: il dottor Morell con sua moglie, Brandt, il chirurgo di Hitler, e sua moglie, Hoffmann, Dietrich, Hewel, Lorenz, il reporter cinema­tografico del quartier generale Frentz, le segretarie di Hitler e i suoi aiutanti di campo con le mogli.
Quando tutti erano riuniti, si avvertiva Hitler che il pranzo era pronto. Allora egli si univa alla compagnia e, salutando, baciava la mano alle signore. Poi prendeva ogni volta il braccio di una signora e la conduceva alla tavola. Per questo era prevista una ben preci­sa gerarchia. Le sue compagne di tavola erano di solito le mogli di Bormann, Brandt, Speer o Dietrich, oppure l’amica di Eva Braun, la signora Schonmann. Alla sinistra di Hitler sedeva sempre Eva Braun, che come compa­gno di tavola aveva Bormann.

sala-da-pranzo

Durante il pranzo si chiacchierava delle cose più banali. Della guerra e dei suoi orrori non si diceva una parola. Si parlava dei ve­stiti delle signore, delle difficoltà che esse dovevano sopportare per­ché, a causa della mobilitazione totale, non riuscivano più a trovare dal parrucchiere la permanente a freddo o la manicure, del compor­tamento sfacciato degli ufficiali nei confronti delle donne sui treni. Su insistente richiesta di Eva Braun Hitler ordinò di rimettere in fun­zione presso i parrucchieri la permanente e la manicure. Quando si veniva a parlare del trucco delle signore, Hitler scherzava sul rosset­to di Eva Braun che macchiava le salviette. Egli disse ridendo che adesso, in tempo di guerra, il surrogato di rossetto era fatto con ca­daveri di animali. Temi favoriti di conversazione erano anche il tea­tro e il cinema, soprattutto i film a colori americani. A chiunque però era vietata la visione.
La signora Schonmann, una viennese che aveva sposato un im­presario per le infrastrutture edili di Monaco e aveva un tempera­mento vivace, provocava Hitler a duelli verbali. Il suo charme vien­nese aveva un notevole effetto su di lui. Essi discutevano di attori e direttori d’orchestra viennesi, sui detti di Federico il Grande, e per­sino sul modo in cui andavano preparati certi piatti, o di quanto può pesare un uovo di gallina. Hitler si faceva trascinare a tal punto dal­la discussione, che si faceva portare il dizionario Brockhaus oppure libri su Federico il Grande per consultarli.
Fra simili «dense» conversazioni trascorrevano i pranzi di Hitler al Berghof.
Dopo il pranzo le signore si ritiravano nelle loro stanze, per cam­biarsi in vista della passeggiata. Allora Hitler dava da mangiare al suo cane da pastore Blondi. Poi gli veniva portato il berretto e il basto­ne da passeggiata, e tutti uscivano a passeggio nel parco in direzione della casa da tè al Mooslahner Kopf.
passeggiata-serena

Prima che Hitler iniziasse la sua passeggiata, l’intera zona veniva ogni volta perlustrata da addetti del servizio di sicurezza. I posti di guardia erano collocati in modo da non capitare sotto gli occhi di Hitler. Dietro di lui camminavano il capo del suo reparto di polizia, Hogl e poi Linge, poi gli altri. Ad una certa distanza. Insomma: una vita di stenti.


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