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storia dell’America nazista 3parte

La cronaca del tempo ci ricorda che Kuhn cercò anche di ricevere un riconoscimento ufficiale da Hitler, una specie di benedizione spirituale e per questo organizzò un viaggio un Germania. Il momento era abbastanza particolare. In Germania stavano per iniziare le olimpiadi che avrebbero consegnato al Fuhrer una visibilità mondiale e forse anche per quello sembrò distratto. L’evento aveva lo scopo di dimostrare la superiorità della razza ariana e su questo i nazisti puntavano tutto.
Fritz Kuhn era una delle tante persone che arrivavano in Germania, che offrivano regali al dittatore, poi facevano una foto con Hitler e ripartivano quasi immediatamente.
Hitler non era uno che condivideva entusiasmi molto facilmente e forse era un suo stratagemma per smorzare l’entusiasmo di quei tedeschi che in America avevano dei parenti e che potevano ritenere utile un’alleanza degli Stati Uniti con la Germania, quindi, probabilmente, Kuhn era l’ultima persona che Hitler avrebbe voluto incontrare e l’incontro non portò di conseguenza i vantaggi sperati; Hitler si mostrò distante, piuttosto freddino, poco propenso a concedersi, ma Kuhn, dopo un momento di sgomento seppe interpretare l’atteggiamento a suo modo e ugualmente trovarne il lato positivo.


Al ritorno in patria annunciò addirittura al suo entourage che l’incontro si era rivelato proficuo e che Hitler lo aveva esortato a continuare così.
In America molte persone americane ma di origine tedesca, eccitate dal momento storico, si sentirono autorizzate a creare altri campi nazisti: i più importanti erano quelli di Camp Siegfried (Long Island) e Camp Norland (New Jersey).

I partecipanti, così separati dal resto della popolazione americana, vivevano nel culto di tutto ciò che era germanico; molti di loro pur parlando in americano ostentavano un forte accento tedesco, quasi a marcare le differenze di etnia, indossavano abiti tipici tedeschi e cibi tradizionali senza curarsi del fatto che il resto della società americana li osservava ed aveva paura di loro.
Se i campi del Bund erano costituiti prevaletemente da adulti, le speranze più profonde erano riposte nei giovani, perfettamente indottrinati, ai quali era insegnato di non dipendere dagli altri, di formare squadre sventolanti le bandiere naziste, di ostentare la superiorità razziale e la loro condizione e vita sociale. Plasmavano il corpo e la mente.
Si vedevano bambini di 10/14anni marciare e correre in divisa e gridare di essere i nuovi nazisti.


I costumi e le attività tedesche cominciano a fare notizia sino ad arrivare in prima pagina e si moltiplicano le ostilità anti-naziste e spesso si concludono in modo violento.
Vennero promosse anche giornate di lotta contro il nazismo perchè la popolazione voleva far capire che esisteva anche un’altra Germania. Le organizzazioni ebraiche organizzarono una vera lotta armata perchè si accorsero che non esisteva un altro modo così efficace di contrastarli, la legalità non era d’aiuto e per scoraggiare i raduni di massa e le riunioni serali non si vedeva altra soluzione.


Nel 1938, dopo diverse vicissitudini, il governo americano prese una posizione per limitare l’influenza del Bund e impose ai rappresentanti degli imprenditori stranieri di comunicare la loro identità al Dipartimento di Stato.
Berlino si infuriò. Hitler desiderava che l’America rimanesse del tutto isolazionista e ci vedeva un pericolo, Kuhn invece rimase in disparte.
Nel 1939, poco prima dell’invasione delle Polonia, Kuhn decise di organizzare un raduno che diventò il più grande mai effettuato e il più pubblicizzato della storia del Bund.

Al Madison Square Garden venne annunciato l’evento sollevando le ire della fazione ebraica e il giorno del raduno, per proteggere i nazisti, furono mobilitati migliaia di poliziotti.
Il 20 febbraio una folla di 20mila nazisti si accalcarono all’interno del Garden e videro sfilare la versione americana delle SS, tra musiche tedesche di Wagner, un’enorme stendardo di George Washington che incombeva sul palcoscenico con accanto una bandiera americana e, sul podio, una nazista.


Ma nel momento in cui Kuhn iniziò il discorso una persona si gettò improvvisamente sul palco ma venne subito circondato; ne seguirono momenti di tensione, anche perchè fuori c’erano migliaia di persone che aspettavano che uscissero i nazisti che furono aiutati ancora una volta dalla polizia che difendeva la libertà americana di esprimersi.
Il fatto ebbe risonanza sui giornali in tutta la nazione e diede luogo ad una nuova inchiesta governativa, questa volta sui finanziamenti a favore del Bund. Venne messo in luce che Kuhn avrebbe preso indebitamente 14mila dollari dai fondi dell’organizzazione e poche settimane dopo venne rinchiuso in prigione.
Poche settimane più tardi viene avviata un’altra indagine, la terza in cinque anni, sulle possibili attività anti-americane del Bund.
Nel corso di un’udienza Kuhn si vantò del fatto che il Bund aveva oltre 20mila membri e uffici in 47 Stati e che meriteva più considerazione.
Nel 1941, mentre la commissione stava per mettere fuori gioco il Bund per sempre il Giappone bombardò Pearl Harbour e il proditorio attacco pose fine all’indagine.
Il momento bellico e il sentimento anti-nazismo del Paese costrinsero il Bund a battere in ritirata; dopo aver cercato di diffondere inutilmente un’ideologia mai accettata dalle grandi masse americane fu costretto a sciogliersi definitivamente e rimase nella storia un fatto americano, si dirà, senza alcuna rilevanza politica.

fine terza parte

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Hunting Hitler 3 – ep.7

Nel quadro delle indagini che il team di Baer sta realizzando sugli spostamenti in Sudamerica di Mengele, appare un articolo della Gazzetta di Montreal del 6 giugno 1940. Viene riportato nell’articolo che c’è stata in Uruguay un’invasione massiccia di nazisti. La colonia rurale tedesca a Nueva Helvecia ora stava dominando l’intera regione. L’articolo afferma che i tedeschi stavano costruendo un altro punto di appoggio importante a Paso de los Toros, vicino alla centrale idroelettrica di Rio Negro. A Rinçon del Bonete, in Uruguay, si recano nella centrale che sembra fosse gestita, al tempo, da Josef Mengele.

Anche qui si produceva acqua pesante. L’area, che ha visto la costruzione di questo mega impianto era iniziata nel 1937 e ha registrato la presenza di nazisti anche molto tempo dopo la fine della guerra. Si ricordano anche i progetti di costruire un importante aeroporto nelle vicinanze della diga, che oltretutto e operativamente, funzionava anche come centro radio – faro per i velivoli.

La base, geograficamente in mezzo al nulla, era posizionata come punto di controllo sull a diga, sul fiume vicino e sull’aeroporto futuro.

Sul fiume esisteva un servizio molto efficiente, via barche, piccole navi e idrovolanti, di trasporto materiali e personale che ha funzionato fino al 1954, senza problemi.
Comunque qui il team di Baer dice che le strutture sono “inquietanti”, ma i locali affermano che prima in zona non c’era proprio nulla e la centrale ora è rimasta, quindi qualcosa ci hanno guadagnato.
Qui, nel 1958, Mengele si addirittura sposato e avrebbe ricevuto dal 1954 un appoggio incondizionato da Alfredo Stroessner, noto simpatizzante del nazismo, che aveva appena effettuato un colpo di Stato che lo portato ad assumere il potere del Paraguay per 35 anni.
Questo ex ufficiale è stato il rifugio sicuro dopo la caduta del governo di Peron in Argentina del 1955.


Mengele viveva nella periferia di Colonia Independencia (Paraguay) e i locali ricordano che aveva l’abitudine di non toccare quasi nulla per non lasciare impronte digitali per paura di essere tracciato.
In questa città c’era una colonia tedesca molto importante e numerosa che si è distinta fino agli anni 60. Un contatto locale ammette che per due anni ha ospitato Mengele nella loro casa, ma la cosa non stupiva più di tanto. La guerra era ormai passata ed era una cosa lontana, che non li riguardava e queste persone facevano, in qualche modo, del bene alla città. Era solo un altro tedesco in mezzo a migliaia di altri tedeschi che si riunivano spesso in un consolato, in tutta sicurezza.

I tedeschi, in zona, godevano di una posizione privilegiata, sia durante il periodo di esercizio del consolato ed anche dopo la guerra e si rilewva che anche Hitler è stato visto più volte a Colonia Independencia e che arrivava sempre in aereo con una scorta numerosa. Secondo un rapporto dell’immancabile FBI, avendo scoperto dei resti di edifici militari nelle vicinanze di alcune case in stile bavarese a Salto Suizo, esiste un’alta probabilità che il perasonale incaricato ne facesse uso per proteggere alcuni membri di alto livello dell’ormai sconfitto regime nazista. Un complesso militare con adeguate misure di sicurezza, attivo molto oltre la fine del conflitto, che comprendevano diverse guarnigioni di soldati.
Oltretutto, il posto è a soli 150 Km da Misiones ed era collegato con una linea telefonica all’avanguardia e un altro contatto locale, allora 17enne, conferma di aver visto Hitler e di aver ricevuto l’ordine di non parlare mai dell’avvistamento. Dice che il Fuhrer indossava un cappotto tipo-militare, alto poco più di 1,70m e proveniva da un nascondiglio, non molto distante, super protetto, nella giungla di Salto Suizo, guardato da una guardiola a valle, a 2 Km dal rifugio e da diversi punti di osservazione perfettamente armati.


Nella prossima puntata di Hunting Hitler saremo in Cile dove la presenza dei nazisti era altrettanto importante e numerosa, dove saranno rilevati oltre 754 centri di tortura e detenzione per ostili al regime e dove verrano ritrovate anche le ultime volontà del Fuhrer in formato di archivio fotografico.


la battaglia di Mosca 5

seconda parte

A metà novembre l’offensiva tedesca, con il morale rialzato da un’intensa campagna propagandistica, è ormai pronta.
Grande è la convinzione che basti solo una vigorosa spallata per far cadere il “grande orso russo” e perciò il piano tedesco prevede l’avanzata in 3 direzioni.
Le direzioni di Kalinin e di Tula devono riunirsi alle spalle di Mosca, mentre al centro le armate di von Kluge devono tenere impegnati i russi per favorire l’accerchiamento.


La prima fase ha successo: i tedeschi occupano Krasnaya Polyana, la città di Tolstoj, posizionandosi a 27 Km da Mosca il 28 novembre 1941, praticamente “ad un tiro di schioppo”.
Gli ufficiali tedeschi riuscivano a distinguere alcuni dei principali edifici della capitale sovietica attraverso i loro occhiali da campo. Però, sia le forze sovietiche che quelle tedesche erano gravemente depauperate, a volte, con solo 150-200 fucilieri – la sola forza di una piccola compagnia.
Il Maresciallo Rokossovski racconta che era stato chiamato da Stalin per porre rimedio alla situazione; i tedeschi infatti, coi cannoni a lunga gittata potevano già bombardare il centro della città e allora i sovietici, nonostante le batoste ricevute fino a quel momento e quasi sul punto di cedere, erano riusciti ad inviare al fronte alcuni battaglioni di fucilieri e una brigata di carristi liberando temporaneamente la città. All’alba del giorno successivo il contrattacco sovietico era un fatto compiuto. Nel rioccupare la zona i sovietici riuscirono a recuperare anche un certo numero di cannoni di grosso calibro, abbandonati nel ritiro, che i tedeschi intendevano usare direttamente su Mosca.

La cosa alzò considerevolmente il morale dei sovietici.
Dal canto suo Hitler, invece, era così sicuro della vittoria che aveva inviato da Berlino una squadra specializzata di genieri per distruggere il Cremlino.
(questo punto denota, senza dubbio, la difficoltà di percezione della realtà militare presente nel comando del Mauerwald; la frammentazione degli aggiornamenti dai campi di battaglia aveva l’effetto di confondere l’opinione del centro, che per contro faceva pervenire ordini, a loro volta, confusi, se non completamente errati)


[l’unica cosa necessaria all’esercito tedesco, in questo momento, erano copiosi rifornimenti in uomini e mezzi, unitamente ad un sostegno aereo, che invece era stato, proprio in quei giorni depauperato a causa di perdite e trasferimenti per riposo].

 

Verso l’ultima decina di novembre, le battaglie si svolgono sulle linee fortificate di Tula e Kalinin; nonostante la riconquista di Krasnaya Polyana è qui che si decide la sorte della capitale sovietica. Con pochi reinserimenti di truppe, i tedeschi riescono a sfondare la prima e la seconda linea di difesa.
Il 27 novembre cade Polevo, il 28 novembre conquistano alcune piccole località attorno a Mosca, il 2 dicembre cade Lenino.
Nella battaglia, il 1° Reggimento, che aveva iniziato con 2.800 soldati, dopo 2 ore era ridotto a solo 500 uomini.
In quell’istante, Mosca era ormai tutta una trincea. Gli operai lasciavano le fabbriche per andare in trincea.
Nella foto sotto: è il ponte di Khimki oggi.


Dista 10 Km da Mosca. Quando il tempo è bello si possono vedere le guglie del Cremlino.
E’ il punto più vicino raggiunto dai tedeschi, nel 1941.
Qui il 3 dicembre giunsero i primi reparti della 258° Divisione di fanteria, ma furono ricacciati prima di sera da squadre di guardie del popolo, passate al contrattacco.

E mentre al Cremlino studiano come impostare le difese rimaste disponibili, Stalin prende una decisione che rivoluzionerà le sorti della battaglia di Mosca: chiama nella capitale tutte le truppe, ritirandole dall’Estremo Oriente. Secondo i generali sovietici sguarnendo così inevitabilmente il fronte e lasciandolo alla mercè, per esempio, dei giapponesi. Una decisione, da tutti considerata assolutamente folle.
Liberare tutta la frontiera, dalla Mongolia, alla Siberia, da un fronte di oltre 3mila Km è un gesto disperato, dettato solo dall’impellente necessità di difendere la capitale. Un gesto che sarebbe potuto costare una disfatta totale dell’URSS.
Stalin non ne parlerà mai, in seguito. Dispone soltanto che il suo ordine venga eseguito istantaneamente.
In realtà, sta solo affrontando un rischio calcolato.

Dopo aver ricevuto un messaggio dal suo agente segreto comunista, Richard Sorge, che gli aveva comunicato con esattezza il giorno dell’attacco nazista. Sorge, che operava ancoara a Tokio, nell’ambasciata tedesca, gli ha appena comunicato che il Giappone si sta preparando ad attaccare gli Stati Uniti a Pearl Harbor e che, di conseguenza, non intenderà dichiarare guerra all’URSS.
L’importanza di questo messaggio è enorme.

Ma la domanda ora è: si può basare il destino di un Paese sulle parole di un solo uomo?
Stalin lo fa. Lo deve fare. E sarà questa decisione a salvare Mosca.
Stalin, tuttavia, non dimostrerà mai nessuna gratitudine particolare a questo agente, poi fucilato a Tokio nel 1944 e proclamato eroe dell’URSS soltanto dopo la morte di Stalin.
Il radiotelegrafista Max Clausen, del servizio segreto sovietico, è stato il braccio destro di Richard Sorge. Il responsabile diretto dell’invio di quel messaggio a Mosca, relativo all’aggressione nazista e con tre mesi di anticipo. Per anni Sorge aveva seguito la politica giapponese da vicino, era un amico intimo dell’ambasciatore tedesco a Tokio. poi c’era Hotsumi Ozaki, consigliere segreto del primo ministro Konoye.
E fu proprio questi a fornire le informazioni più decisive.
Il messaggio inviato diceva: “il Giappone sta per attaccare gli Stati Uniti, per la Russia il pericolo è passato“.
Così, in pratica, c’era la liberatoria di schierare tutte le armate siberiane in difesa della città. L’arrivo, infatti, di truppe scelte, allenate a combattere e vivere nel freddo si rivelò determinante.
Il 6 dicembre l’Armata Rossa scatenò la sua prima controffensiva su tutto il fronte di Mosca, da Kalinin a Tula, poi seguirono i cosacchi, i cavalieri mongoli e i turkestani. L’avanzata tedesca così si arrestò di colpo e i soldati furono costrettti a combattere sulla difensiva.
Fu la prima grande sconfitta tedesca dopo 2 anni di guerra.


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… ovvero: “come conquistare un popolo“.

 

Già molto tempo prima di salire al potere Hitler aveva affermato: “con l’aiuto di una costante propaganda persino il Paradiso può essere presentato alle persone come inferno … e la vita più miserabile come un Paradiso …”.
Alla fine degli anni ’20, con l’incontro col magnate della stampa tedesca Alfred Hugenberg, proprietario di un vasto network di giornali e cinema, i nazisti fanno un grande salto di qualità. A quel tempo i raduni nazisti erano già spettacoli densi di ostentazione e simbolismo, ora però, dal 1928, sono anche il primo partito politico ad usare giornali e cinegiornali per diffondere il loro messaggio all’intera nazione.


Hitler è stato anche il primo politico a viaggiare di città in città con l’aereo (tipo Berlusconi dei giorni nostri): scendeva dal cielo in mezzo a folle urlanti di gioia, come se fosse un Messia.
Tutti i suoi spostamenti erano pre-annunciati via radio non appena il tragitto era stato stabilito.
Immediatamente, alle stazioni radio arrivavano lettere private che chiedevano luoghi e orari di arrivo e piaceva moltissimo alle madri perchè, con mossa accuratamente calibrata, si faceva sempre ritrarre nei cinegiornali con bambini, al fianco o in braccio; un uomo molto gentile quindi, che riceveva fiori dai bambini e li abbracciava: un personaggio … maestoso.

Nel 1932 il partito nazionalsocialista si trova a passare dall’anonimato a dirigere un partito di 17 milioni di sostenitori; la più grande forza politica tedesca.
Il risultato è stato ottenuto facendo leva sul sentimento nazionalista e fomentando la rabbia contro nemici immaginari, che vengono ora indicati come responsabili dei problemi economici e politici della Germania, attraverso radio, tv e giornali.
E sempre a proposito della radio, Goebbels, meno di due settimane dopo aver assunto il potere, si incontra in segreto con i capi della società radiofonica del Reich con cui condivide i suoi piani.
avete tra le mani lo strumento più moderno esistente per influenzare le masse, per mezzo di questo strumento voi create l’opinione pubblica. Se eseguirete bene questo compito vinceremo sul popolo!”. E così sarà.


A Norimberga si arriva al culmine. Goebbels dice: “Hitler è Dio e i tedeschi sono i suoi seguaci!“. Grazie ad un uso brillante di elementi scenografici, delle luci e delle masse, con centinaia di migliaia di persone accorse per adorare il Fuhrer, il documentario ottenuto ha un impatto devastante con le migliaia di copie inviate in tutta la Germania ed all’estero.
La Propaganda ha uno slancio incalcolabile; la coesione del popolo è ai massimi livelli.
Per scoprire la reale convinzione ed adesione al nazismo dei tedeschi Goebbels chiede aiuto a migliaia di fedelissimi di infiltrarsi segretamente nell’intera nazione, in ogni dove; il Sicherheitsdienst (SD) era il servizio segreto delle SS, responsabile della cosiddetta sicurezza e doveva monitorare quello che i tedeschi pensavano e dicevano in luoghi pubblici. I rapporti finivano ai capi nazisti, quindi ovviamente anche a Himmler, che era anche il capo delle SD.
Ma chi analizzava i risultati era comunque Goebbels, che valutava le opinioni e gli eventuali correttivi.
Sia Hitler, sia Goebbels, erano convinti che mentire spudoratamente e ripetutamente fosse il metodo migliore per far sembrare alle masse una bugia come una verità.
In questo, Goebbles era un maestro. Per anni è riuscito a vendere, via radio e sui giornali l’idea che Hitler era un uomo di pace.
Il punto oscuro è tuttora che, con la propaganda, Hitler aveva acquisito estimatori in patria, ma soprattutto all’estero. Erano nati circoli politici nazisti in Inghilterra, Olanda, Svezia, Danimarca, Francia, Belgio, in tutti i Balcani e nel continente latino: Brasile, Argentina, Colombia, Paraguay, Cile, ecc.
E arrivano finanziamenti anche dagli Stati Uniti. La sfida dagli anni ’37 e ’38 per Goebbels è trasformare, con la propaganda, gli spietati attacchi militari di Hitler in azioni patriottiche onorevoli ed eroiche.
Nel 1939 un’altra manovra distingue ulteriormente Goebbels da tutti gli altri politici: la creazione di stazioni radio clandestine destinate a trasmettere messaggi assolutamente falsi al nemico. Un metodo che, almeno inizialmente, creò non pochi problemi soprattutto ai britannici grazie alla distribuzione ad arte di oltre 40 stazioni, anche oltre frontiera.

Clamorosi sono alcuni casi. Come quello di Radio Caledonia, da una sede segreta di Berlino si inseriva sulle stesse frequenze di una radio scozzese per raggiungere gli operai scozzesi e diffondere notizie incredibilmente fuorvianti e false; o come la British Broadcasting Station, per esempio, che si rivolgeva ai cristiani inglesi, una radio generica che fingeva di voler analizzare e contestare i discorsi di Hitler, ma con questo scopo intanto li faceva ascoltare integralmente tradotti quasi per tutto il giorno. Sembrava che tutte queste radio trasmettessero dall’Inghilterra di Churchill, ma erano tutte in Germania e cercavano contemporaneamente di attaccare il governo di Sua Maestà in ogni modo.
Come altrettanto clamorosa era l’epopea di Lord Haw Haw (Lord “sghignazzata”, per via dei suoi versi con cui prendeva in giro i politici inglesi), al secolo il britannico William Joyce, un grande alleato di Goebbels.


Prima della guerra e durante sarà il famoso conduttore in queste radio segrete con un vantaggio innegabile sui sudditi britannici: parlava bene in inglese, direttamente nelle case inglesi e scozzesi, magnificando l’opera del Fuhrer e cercando di dipingere scenari apocalittici incombenti sulla Gran Bretagna. A Londra c’è stato un momento in cui tutti parlavano di Lord Haw Haw.
La guerra personale di Goebbels era comunque tesa al convincimento che l’eliminazione delle razze inferiori fosse una cosa giusta: il Reich, nel 1939 aveva stanziato una cifra colossale per la propaganda sulla necessità di pulizia, interna ed esterna e solo un mese dopo l’invasione della Polonia (il 1 ottobre 1939) varò il programma di eutanasia T4.
Con questo mezzo, oltre 100mila persone con malattie incurabili o deformi, sono eliminate con il gas, iniezioni letali e armi da fuoco.
Le sparute proteste private sono subito sedate da una propaganda ingannevole fornendo via radio rapporti avvalorati da medici e chirurghi corrotti sulla ineluttabilità dei decessi. Lo scopo di Goebbels era quello di far pensare la gente all’eutanasia in modo positivo.
Nell’agosto del 1941, Hitler, per la paura di perdere sostegno per la guerra in corso, ferma il programma ufficialmente, ma la soppressione dei disabili continuerà ugualmente.
Goebbels, secondo esperti del nazismo, è considerata una figura ancor più letale dello stesso Hitler. Resposabile di gesti clamorosi, come la Kristallnacht, ha saputo usare la sua Propaganda per occultare e magnificare crimini, appoggiato da un’imponente schiera di fedelissimi e soprattutto professionisti in tutti i settori, per servire incondizionatamente la causa nazista.


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… ovvero: “come conquistare un popolo“.

 

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“I diplomati hanno davanti carriere prestigiose… da semplici ufficiali a veri Comandanti …” – viene detto dalla Propaganda e forse è per questo che l’80% dei giovani sceglierà di arruolarsi nell’esercito come ufficiale, per immolarsi in avventure belliche, ovviamente fomentate dagli istruttori.
Negli impianti c’erano ore ed ore impiegate a visionare filmati appositamente realizzati per esaltare gli animi impressionabili dei ragazzi. Oggi si direbbe che questi malcapitati uscivano con la bava alla bocca; il prendere un’arma vera in mano poteva provocare un’orgasmo per il giovane in esame. Anche in questo la radio giocava un ruolo primario: trasmissioni radio speciali riportavano i risultati di tiro di alcuni, che erano addirittura celebrati e insigniti di medaglie.
La verità è che Goebbels era furbo. Sapeva come manipolare il veicolo radio basando tutto su semplici regole. Nelle città importanti c’era un (oggi lo chiameremmo: “promoter”) rappresentante che imboniva le famiglie, che stavano per predere temporaneamente i loro figli, con frasi pre-studiate per esaltare il Fuhrer ed il suo credo.
Alla fine degli anni ’30 i film erano diventati il metodo mediatico più sicuro per avvalorare i concetti del nazionalismo, del nemico comune e prossimo e senza timore di smentita.
In questo Goebbels è un vero appassionato del mezzo; è ispirato dal potere di un mezzo difficile e complesso: come il cinema di partito della Russia comunista di Stalin. Comprende che si tratta di una forma d’arte manipolabile e la manipolazione interessa moltissimo il Ministro del Reich per il raggiungimento degli scopi. Questo perchè con la radio si poteva solo ascoltare, ma col cinema l’esperienza risultava molto realistica e faceva fantasticare le masse. Si era reso conto che avrebbe potuto usare quel mezzo sfruttandone le potenzialità.
Via radio, intanto Goebbels si autoproclama “patrono del film tedesco” e all’uopo incarica l’aspirante attrice-regista Leni Riefensthal per il nuovo raduno di Norimberga, la quale produrrà il famoso film “Il trionfo della volontà”: il più grande film di propaganda della storia.
Dopo il 1934, Hitler, grazie alla radio e al cinema, è ormai diventato una divinità.
In Germania, il film riceve grandi riconoscimenti e all’estero viene richiesto ovunque, soprattuto nei paesi latini, ma anche in Inghilterra, dove addirittura sorgono piccoli circoli nazisti.
Tuttavia Goebbels non promuove solo documentari, vuo.e che la propaganda raggiunga un pubblico più vasto possibile, quindi quesi il 90% delle sceneggiature da lui approvate rientrano nel genere del dramma, della commedia, dell’intrattenimento leggero. Tra il ’34 ed il ’42 gli spettatori aumentano del 400% e tutti guardano film accuratamente selezionati per trasmettere il messaggio nazista.
Il bombardamento continuo della diffusione voluta dal Ministro del Reich travolge chiunque con qualsiasi mezzo; con una scia perpetua di menzogne, mezze verità, stereotipi e travisamenti , in radio, al cinema , sui giornali, non c’era modo di evitare di essere attirati dalla causa nazista.
Così si passa dalla gioventù hitleriana all’esercito a fare tutto per Hitler, con una volontà ed una dedizione che rasenta la follia.
Come gli antichi avevano i loro dei, i tedeschi, grazie alla persuasione, avevano imparato ad adorare Hitler.

Quando scoppia la seconda guerra mondiale quasi 5 milioni di ragazzi sono pronti e motivati per combattere per la causa nazista nella convinzione assoluta che la conquista del mondo da parte della Germania sia giusta ed inevitabile. Carichi della fiducia in se stessi costruita da una propaganda asfissiante, fa sembrare a tutti che la loro avanzata nell’Europa sia inarrestabile.
E’ a questo a cui ambiva da sempre la Propaganda di Goebbels.

 

fine seconda parte


effetto PERSUASIONE

… ovvero: “come conquistare un popolo“.

 

Ai raduni di Norimberga Hitler poteva parlare a migliaia di fanatici, ma alla radio avrebbe potuto rivolgersi all’intera nazione germanica e oltre.
Questa fu la grandissima idea di Goebbels.
A mio modo di vedere: molto è nato a questo punto: con l’illuminazione avuta dal Ministro della Propaganda che ha abbracciato una tecnologia fino a quel momento ancora abbastanza oscura.

 

 

La radio

 

 

(1930)

 

 

Con un colpo da maestro, Goebbels lancia la produzione di un ricevitore radio ad un prezzo decisamente abbordabile per le masse.
Non appena nel 1933, quando Hitler sale al potere, il Volksempfänger, diventa il mezzo principale attraverso il quale la dottrina nazista entra nelle case tedesche con una larghissima diffusione.
In questo modo, se da un lato nei successivi sei anni la vendita degli apparecchi quasi quintuplica, dall’altro il nazismo acquisisce una popolarità impressionante in Germania ed all’estero.

Alla vigilia della guerra c’erano più radio nella case della gente, in Germania, che in qualsiasi altro Paese del mondo, America compresa.
Ma facciamo un piccolo salto indietro.
Secondo Goebbels però, un tale strumento di propaganda può essere utile solo se controllato integralmente.
Per riuscirci bandisce ogni altra voce pubblica: nel 1935 vengono chiuse 1600 pubblicazioni, nel 1938 altre 10mila sono dichiarate illegali.
La radio diventa la voce della Propaganda, abilmente inframezzata alle altre attività giornaliere per far sembrare “accettabile” il messaggio nazista.
Il Ministro, ben presto, prende in mano tutte le radio private che saranno da subito sotto il suo controllo.
Goebbels aveva capito che non bastava trasmettere i discorsi di Hitler 24 ore al giorno; doveva per forza esserci anche altro: quello era solo una parte dell’effetto di persuasione che desiderava ottenere. Poteva e doveva raggiungerlo anche con altri mezzi, come la musica, la commedia e i dibattiti. Per questo diventò così efficace sulla gente: con tutti gli strumenti più moderni ed in voga.
Così i messaggi della Propaganda sono semplici, patriottici e deliberatamente condivisi. Già nel 1935.
Identificare un nemico comune promuove il senso di unione e di superiorità razziale. Il grande “mantra” di Goebbels era – ripetere, ripetere, ripetere! –
I messaggi ripetevano: “Hitler è il nostro salvatore!, Hitler è un genio!, noi abbiamo ragione!, gli ebrei sono cattivi…; frasi che ripetute ovunque, ancora ed ancora, hanno fatto il lavaggio del cervello ad una nazione che, a guerra finita, sarà poi dichiarata “particolarmente sensibile“.
Ricordo questa frase che spesso negli anni ’70 era recitata, parlando dei tedeschi, quasi a voler spiegare la loro accondiscendenza al nazismo.

Comunque, in questo modo sono costretti ad assorbire le idee di Hitler sugli ebrei (che hanno fatto perdere la Prima Guerra mondiale) e sul comunismo, o meglio: il bolscevismo, che ostacola e minaccia la prosperità della Germania.

Parte molto importante ed implacabile della Propaganda era il desiderio e la necessità di indottrinare i ragazzi molto giovani; nel 1933 oltre 2 milioni di questi si sono iscritti volontariamente alla “gioventù hitleriana” per via di un chiaro dogma di Goebbels: “se li forgi da piccoli, puoi fargli credere quasi tutto quello che vuoi!“.
Ed è così che in brevissimo tempo la HitlerJugend diventa l’unica organizzazione ammessa, per legge, in Germania.
A questo proposito, voglio ricordare una bellissima serie (in 4 puntate) di documentari dal titolo: “Figli di Hitler“, andati in onda negli anni 2006/2007 su History channel.

per i + curiosi: le puntate erano: Seduzione – Formazione – Arruolamento – Sacrificio.

In tutta la Germania, grazie alla propaganda e di seguito al mezzo-radio, vengono fondato oltre 40 centri politici che si occupano della formazione dei futuri leader nazisti.

 

centro di formazione SS – Lipsia (oggi)

Come gran parte degli stabilimenti di formazione anche quello di Lipsia ammette solo maschi dai 10 ai 18 anni, solo 3 scuole sono destinate alle donne; mentre i maschi vengono formati per la guerra, le donne imparano a sostenere i loro uomini (in tutti i sensi possibili), a gestire la casa e, se possibile, a mettere al mondo dei bei bambini biondi e con gli occhi azzurri, ai quali affidare i 1000 anni del Reich.
Le madri erano entusiaste di mandare i propri figli in quelle scuole; quelle riluttanti erano sobillate dai parenti, dai vicini di casa, dagli amici, ad inviarli per il bene ed il loro futuro. Impossibile resistere.
I messaggi radio parlavano continuamente di un futuro meraviglioso per i ragazzi della HitlerJugend. Dalle città più importanti c’erano partenze pre-ordinate per sottoporre i reclutanti ad una selezione che poteva durare fino ad una settimana.
Per radio venivano forniti tutti i dettagli per le partenze, i tempi di preparazione, per l’abbigliamento consigliato. Non potevano sussistere dubbi di nessun tipo. Era, su tutto, un obiettivo comune finalizzato alla crescita della Nazione.
Doveno essere ariani, bianchi come la neve e fisicamente perfetti; persino chi portava gli occhiali era escluso dalle formazioni. Obbedienza e coraggio erano le virtù più importanti; dovevano poter correre in una foresta buia (immaginaimo il terrore di un bambino di 10 anni), saper perfettamente nuotare e sapere buttarsi in acqua da 3 metri di altezza, mentre i nuotatoti dovevano buttarsi dal terzo piano dell’edificio su un telone, senza la minima esitazione. A qualsiasi età.
Con questi requisiti oltre la metà dei selezionati non riusciva a superare i primi durissimi 8 anni di scuola. Le madri lo sapevano, ma dicevano tra loro:
mio figlio ce la farà: per il Fuhrer!”.
Per gli espulsi la vita spesso finiva in tragedia o emarginazione.
In radio però, queste cose non venivano riportate.

 

thanks to Guido Hanselmann for his support

fine prima parte


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Reinhard Schabelmann: l’ultima intervista
il nuovo ruolo di Bormann.

La conversazione con questo signore è avvenuta con l’autore dell’intervista negli anni ’90. Nell’ultimo scambio epistolare rilasciò parole che riassumevano la situazione:

vi erano storicamente due schieramenti in campo, da una parte quelli che, con il frutto di ciò che riuscirono a spedire (in Argentina) — i proventi derivati dall‘aver mantenuto il silenzio e i compensi ottenuti per aver lavorato con il partito — comprarono proprietà, misero in piedi piccole industrie o si convertirono in semplici cittadini finanziariamente forti (molti si stabilirono a Bariloche, Rio Negro, altri si spostarono in Cile). Dall’altra — quelli che maneggiavano il grosso del bottino, trasferito già dai primi anni del conflitto — iniziarono a prendere le distanze dall‘utopica idea di riorganizzare il partito da qui (dall‘Argentina) e decisero semplicemente di investire i beni per il proprio personale beneficio. Si produsse quindi un’aspra lotta interna, fra coloro che fecero il lavoro “sporco” durante la guerra (le SS) e quelli più intelligenti che si impossessarono del bottino. Per anni questo è stato motivo di un costante, come dicono qui, “passaggio di esecuzioni” pagate con la vita.
Nello scontro eravamo tutti divisi ”. Fra i beni vi erano “migliaia di ettari a Cordoba, Santa Fé, il Litorale, Tucumàn; nel sud, a Mendoza, laboratori e il finanziamento di certi affari che nulla avevano a che vedere con i principi che avevamo
”, assicurò Schabelmann.

L’arrivo del gerarca nazista Martin Bormann in Argentina, avvenuto quasi tre anni dopo a quello del Fuhrer, accelerò il processo di intrighi e tradimenti fra nazisti latitanti, la cui causa di disputa principale fu disporre di cifre milionarie, terre acquisite, società tedesche create nel contesto dell’organizzazione finanziaria, oro e altri valori. In tal senso, le parole di Schabelmann sono molto chiare: “una volta – morto – l’Adolf Hitler condottiero, ci dovevamo preoccupare soltanto di un civile (lo stesso Hitler latitante in Argentina) questo facemmo e fin là arrivò la nostra missione. Quando Bormann arrivò in Argentina, la questione prese un‘altra piega. Diversi di noi ignoravano la situazione. Il governo di Adenauer, praticamente fino al 1951, fu gestito a livello economico dagli americani e a livello politico da Bormann ”.

Hitler era il passato, il passato doloroso della guerra sempre più lontano. Bormann — riciclatosi nella nuova epoca grazie alla sua intelligenza, ma fondamentalmente perché aveva le chiavi di accesso al denaro — era il presente, l’uomo che gestiva le finanze milionarie dei nazisti in esilio e i rapporti con il potere politico e militare internazionale.

Il punto è che, quando arrivò nel Paese sudamericano, fu chiaro a tutti i nazisti che colui che gestiva le finanze era lui e quindi ” lui ” deteneva il potere reale. In quel momento, l’ “eminenza grigia” — come lo chiamavano tutti — prese le distanze dal Fuhrer, costretto ad un’uscita di scena obbligata e alla clandestinità.
Hitler, morto, ma vivo, non era più utile né a Bormann, né alle Potenze Alleate.

E dal 1952 in poi, alla morte di Evita si aprì una caccia forsennata ai conti svizzeri aperti dalla sua sposa e con esiti letali per alcune persone. Bormann iniziò presto ad avere forti contrasti con Peron soprattutto in materia di affari. Si parla di tonnellate d’oro ed una montagna indescrivibile di soldi; finanze dalle quali Hitler era completamente estraneo e che interessavano solo a nazisti e presunti tali.
Il Fuhrer già non gestiva più l’argomento e per questa ragione si trovò, ad un certo punto, in difficoltà economica; la sua unica preoccupazione era quella di sopravvivere nel mondo del dopoguerra.
Come spesso lo si è sentito di ripetere, ” la sua grande fortuna consisteva nell’essersi salvato e poterne godere, nel suo esilio, insieme con Eva Braun “.


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