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la bomba atomica di Hitler 2

Oggi sappiamo che esisteva un secondo gruppo di scienziati che stava lavorando ad un progetto simile, ma con metodologie diverse. Si trattava di creare una bomba atomica non sul tipo di quella di Hiroschima, per intenderci, ma qualcosa di completamente innovativo.
Purtroppo qui è più difficile andare a fondo con notizie più precise, ma conosciamo però che, nel fronte americano, gli Stati Uniti avevano già riunito, a Los Alamos, centinaia di scienziati e tecnici, dando origine ad una vera e propria industria.


Questo sforzo condurrà in breve al centro sperimentale di White Sands, nel New Mexico, a testare il primo prototipo nucleare.


Ma c’è ancora di più, sul fronte tedesco. dagli archivi del regime è apparso che nell’agosto del 1944, quando Antonescu fece visita ad Hitler aveva una serissima intenzione di uscire dalla guerra, ma Hitler lo fermò parlandogli entusiasticamente dei nuovi razzi V3 e V4 e di una nuova bomba speciale che avrebbe spazzato via, in un solo colpo, ogni forma di vita nel raggio di 4 o 5 Km.

Oggi sappiamo che esistono ancora nuove strutture sotterranee, nuovi luoghi inesplorati dove venivano progettate le armi definitive di Hitler. Artefice di tutto questo è sempre Kammler che aveva spostato tecnici e infrastrutture, si dice, nell’Alpenfestung (la fortezza alpina).
Himmler stesso aveva dato ordine di far scavare gallerie profondissime per proteggere tutto dalle bombe di ultima generazione alleata, Kammler era incaricato di raccogliere tutte le risorse possibili e necessarie per garantire il successo delle operazioni in corso.


A St. Georgen an der Gusen, vicino a Linz, in Austria, esiste un centro segreto con miglia di tunnel (una grande parte inesplorata); in solo 13 mesi venne costruita una gigantesca struttura sotterranea, chiamata Bergkristall. Il sito è stato scoperto il 20 dic 2014. La struttura, in parte e da quanto se ne è potuto dedurre, era adibita al solo assemblaggio degli aerei ME 262 e contrariarmente ai primi esami, che rivelavano un solo piano ampio 8 Km, sarebbe invece estesa su altri 5 livelli più profondi. Una ditta, che è ancora attiva, ha nei suoi registri la partecipazione agli scavi del 1944, però, per 16 Km!

Molti studiosi sono arrivati a pensare che l’intero complesso fosse lungo fino a 40 Km. Con misurazioni geo-elettriche si è arrivati a stabilire con certezza che ci fossero “almeno” altri 5 o 6 livelli. Da studi privati è poi emerso che esitevano a sinistra di un’entrata 2 ascensori e dato che sono state rilevate almeno 5 entrate aggiuntive, si presume che ognuna di queste avesse ascensori per raggiungere livelli riservati non necessariamente collegati fra loro. Tra l’altro, nel complesso si registra un notevole ed inaspettato aumento della radioattività e, di fronte a questi valori così alterati viene da domandarsi se si tratti di fenomeni naturali o di residui di attività nucleari di un passato non troppo lontano. Comunque è tuttora un argomento su cui occorre fare piena luce e siamo solo ad un piccolo e timido inizio.
Ancora vicino a St. Georgen c’è un’altra struttura particolare, perchè ottagonale, oggi ancora ricoperta da calcestruzzo, in parte rimosso nel 2013, dove sono stati rinvenuti oggetti metallici che sembrano essere parti di acceleratori di particelle usati nella ricerca nucleare.


Nel 1955 era stato ritrovato un disegno, dal figlio nelle carte di un ex-ingegnere coinvolto nei progetti, che sembrava appartenere ad una base da costruire nel luogo, proprio con la forma ottagonale (nella foto). Nel disegno, l’impianto nucleare progettato si presenta come una struttura basata, anche questa su 5 livelli.


Un altro documento scoperto recentemente risale al 1968 ed è relativo alla località di Gusen che richiede l’idoneità delle gallerie presenti a contenere lo stoccaggio delle scorie nucleari ; lo stesso documento riporta anche una ampia documentazione delle zone distrutte dagli Alleati dopo la guerra. Ciò è interessante perchè, secondo uno storico locale, Rudolf Haunschmied, particolarmente ferrato in materia, ci fa notare che nel 1943 le SS, proprio a Gusen, avevano realizzato uno dei più importanti complessi industriali che avevano un’importanza strategica per la produzione bellica tedesca. Proprio qui, nel 1943 sono stati avviati, da Kammler, diversi progetti coperti da segreto militare in aree estremamente protette e riservate, non accessibili nemmeno dagli alti generali della Wehrmacht.

Secondo i registri ferroviari della stazione di St. Georgen an der Gusen, conservati sino ad oggi e relativi al controllo vagoni, è di grande rilievo che l’ufficiale del genio Kammler si sia registrato esplicitamente come se fosse il destinatario di quei carichi fosse proprio lui, personalmente. Anche i mittenti delle merci sono menzionati.
E tra questi, ci sono nomi che sono associati alla produzione di sostanza tossiche, come gas e costruzione di missili. Quindi ci sono tracce precise. Ne è conseguito e si è dedotto che le SS erano molto avanti nella ricerca, ricorrevano ad azioni spietate ed avevano risorse a sufficienza, sfruttando al massimo queste circostanze. Deduzioni dell’esperto di armi chimiche Robert Zellermann. Qualcuno di anziano aveva parlato di carichi di attrezzature specialissime che sono stati consegnati al complesso grazie ad una manovalanza specializzata. Oltre a sostanze particolari ed atrezzature particolari, si ricordano strumenti di irradiazione. Gli impianti elettrici della struttura sono enormi e nel complex nucleare si stima che scorressero fino a 6 milioni di volt/ampere (6 MVA). Una potenza straordinaria che viene menzionata anche nei rapporti segreti sovietici sulle armi di nuova costruzione tedesche.
Alla fine di maggio del 1945 un sottomarino tedesco, con a bordo 560 Kg di ossido di uranio, si arrende agli americani mentre era in viaggio verso il Giappone, si dirà in seguito che il materiale verrà usato dagli Stati Uniti per costruire la prima bomba atomica (Little Boy); a bordo c’era anche un esperto di esplosivi e un amico intimo di Hans Kammler.
Ma se da qualche parte ci sono prove veramente significative in grado di svelare molto sull’intera questione, queste si possono trovare intanto al poligono di tiro di St. Georgen an der Gusen, dove però le autorità del luogo hanno posto il veto sulle ricerche. A 3m di profondità appare una struttura incredibilmente rinforzata, di granito e cemento, e sono stati scoperti dei gradini che porterebbero molto più giù. Si crede che là ci possa essere qualcosa di molto imbarazzante che è meglio non rivelare.
Ad un certo punto le ricerche diventano un argomento politico, oltreché storico, e come tali subiscono l’ergersi di ostacoli che, per una ragione o per quell’altra, spesso si dimostrano invalicabili. Almeno per il momento.

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Obersalzberg: vita

prima parte

 

Fino alla primavera del 1943, Hitler si ritirava spesso nel suo castello di Berghoff, sull’Obersalzberg, dove lo aspettava, come sempre, Eva Braun circondata dalle sue amiche.

In questo periodo che ho citato, precisamente il 22 marzo 1943, con il suo seguito e dopo una sosta a Berlino, dove aveva preso parte alle celebrazioni per la Giornata in memoria degli eroi. Durante quella cerimonia andò a vuoto anche un ennesimo attentato contro di lui.

Per praticità, ma soprattutto per comodità innegabile, vennero trasferiti nelle località di Berchtesgaden, Salisburgo e Bad Rei­chenhall, che confinavano con l’Obersalzberg, Goering, Himmler e Ribbentrop. Speer, l’ho già scritto, stava a 200m; Bormann a lato-sopra il Berghoff. Poco più lontano al quartier generale, Keitel e Jodl vennero alloggiati, con i loro Stati maggiori, in casa del capo della Cancelle­ria del Reich, Lammers, tra Berchtesgaden e Bischofswiesen.
Warli­mont, con lo Stato maggiore della Wehrmacht, occupò la caserma di Strub, presso Berchtesgaden. Goering alternava come residenze la pro­pria villa sull’Obersalzberg e il proprio castello presso Norimberga. Il suo nuovo capo di Stato maggiore, Korten, che aveva sostituito il predecessore Jeschonnek morto suicida, prese alloggio con il proprio staff in un albergo di Berchtesgaden.
Il «Posto di comando campale» di Himmler venne spostato in una grande villa nei pressi di Salisburgo. Nelle vicinanze presero alloggio anche Doenitz e Ribbentrop, con i loro Stati maggiori: Doenitz in una villa e Ribbentrop nel castello di Fuschl, che era di sua proprietà.
Ora la guerra veniva diretta dal castello di Berghof, sull’Ober­salzberg.

Ma il ruolo di padrona di casa nel castello fu assunto da Eva Braun. Questo però era noto soltanto alla cerchia delle persone più vicine a Hitler.
Non appena ai castello comparivano visi estranei, Eva Braun, per disposizione di Hitler, non doveva assolutamente uscire dalle proprie stanze.
Dopo un incidente avvenuto a Monaco durante la guerra, Hitler ste­se un velo ancora più fitto sul segreto del suo rapporto con lei. Una sera alcune donne sconosciute di Monaco avevano insultato Eva Braun davanti alla sua villa, chiamandola «la puttana del Fuhrer».
Quando Hitler venne a saperlo, diede ordine di rafforzare la sorveglianza della polizia davanti alla sua casa. Al tempo stesso, da allora in poi vigilò in modo ancora più severo che né Eva Braun né le sue amiche al Berghof cadessero sotto gli occhi di ufficiali che non fa­cessero parte del suo staff personale.
Hitler non voleva perdere di fronte al popolo la sua fama di «uo­mo solo».
Gli orrori della guerra comunque, commuovevano poco Eva Braun, che ave­va le proprie preoccupazioni.
Nella cucina del castello di Berghof erano impiegate allora trenta persone. Eva Braun voleva a propria disposizione dieci donne in più, che tuttavia, a causa della mobilitazione totale per la guerra, non erano immediatamente disponibili. Ella se ne lagnò con Hitler, che, indignato, apostrofò ironicamente con Bormann: «Io faccio spazzar via intere divisioni, non dovrebbe essere troppo difficile procurarsi un paio di ragazze per il mio Berghof! Provveda immediatamente!».

All’Obersalzberg Hitler si alzava di regola intorno a mezzogiorno.
Poi il dottor Morell gli praticava una di quelle iniezioni stimolanti di cui ho ampiamente parlato [leggi: Herr doktor, o Herr doktor (appendice succosa…), poi di seguito Doktor Morell: therapie A, Doktor Morell: therapie B, Doktor Morell: terapie segrete ed indiscrezioni, ecc.].

Hitler faceva colazione da solo alla scrivania, nel suo studio e vi restava fi­no all’inizio della riunione dedicata alla situazione militare.
Questa aveva luogo due volte, fra l’una e l’una e mezza al matti­no e intorno alle dieci di sera. Poco prima dell’inizio arrivavano da Berchtesgaden le automobili di Keitel, Jodl, Warlimont, Korten e altri partecipanti, che poi si radunavano nella grande sala.
Infine si comuni­cava ad Hitler che tutti erano pronti. Egli scendeva la scala ed entrava nella sala, dove, dopo il saluto fascista, dava la mano a tutti. Poi pren­deva posto al tavolo, in una poltrona preparata per lui.
Di fronte a lui sedevano gli stenografi (almeno due), gli altri stavano in piedi intorno al tavolo. Le riu­nioni di solito duravano circa due ore. Se Zeitzler non era presente, la situazione sul fronte orientale era illustrata dal capo della divisione ope­rativa dello Stato maggiore dell’esercito, colonnello Brandt. Di solito Zeitzler restava nel suo quartier generale presso Lotzen, nella Prussia Orientale, e si recava all’Obersalzberg soltanto una volta alla settimana.
Quando i partecipanti alla riunione di mezzogiorno avevano la­sciato il castello, veniva servito il pranzo. In seguito Hitler restava per lo più nella sala, dove parlava con i suoi aiutanti, oppure legge­va le ultime notizie dell’Ufficio tedesco per le informazioni.
Per il pranzo di mezzogiorno si riunivano gli abitanti del castel­lo: il dottor Morell con sua moglie, Brandt, il chirurgo di Hitler e sua moglie, Hoffmann, Dietrich, Hewel, Lorenz, il reporter cinematografico del quartier generale Frentz, le segretarie di Hitler e i suoi aiutanti di campo con le mogli.
Inoltre per il pranzo si aggiungeva­no Bormann con la moglie e le mogli di Dietrich e di Speer.
Quando tutti erano riuniti, si avvertiva Hitler che il pranzo era pronto. Allora egli si univa alla compagnia e, salutando, baciava la mano alle signore. Poi prendeva ogni volta il braccio di una signora e la conduceva alla tavola.
Per questo era prevista una ben preci­sa gerarchia.
Le sue compagne di tavola erano di solito le mogli di Bormann, Brandt, Speer o Dietrich, oppure l’amica di Eva Braun, la signora Schönmann. La moglie di Dietrich non era molto gradita a Hitler come compagna di tavola. Non le era molto simpatica, perché si vestiva in modo antiquato ed era troppo silenziosa per i suoi gusti.
Alla sinistra di Hitler sedeva sempre Eva Braun, che come compagno di tavola aveva solitamente Bormann.

 

fine prima parte


operation HighJump

In questi giorni, dopo aver pubblicato l’articolo Escaping_file2017/04 e le foto sull’argomento dell’Antartide che, spero, abbiate visto, mi sento rapito dalla sete di notizie che possono placare la mia curiosità e le mie fantasie. E qui ancora, non ho detto tutto.
E’ una storia che mi acchiappa un totale. Come un bambino. E’ vero. Mi succede, di tanto in tanto e devo andare avanti. Va bene, vado.


titolo:            CHI HA SCONFITTO gli americani in Antartide?

 

Il fatto.

Intanto cominciamo da qui. Alla fine dalla guerra moltissimi ufficiali SS sono riusciti ad eludere le ricerche degli Alleati rifugiandosi “sottoterra”, come dicono alcuni documentari, ed in zone assolutamente remote per dare un seguito al proprio pensiero politico e al proprio futuro.


Uno di questi è proprio sparito; è il generale Hans Kammler, il generale responsabile degli studi più avanzati delle armi segrete di Hitler. L’uomo che poteva sapere tutta la verità sugli ultimi ritrovati tecnico-militari in via di sviluppo.
La prima cosa strana. Il 17 aprile 1945 il generale rifiuta una richiesta di Himmler (suo superiore e Comandante SS) di inviargli subito un “autocarro Junkers”, che in codice significava l’imponente aereo esamotore JU390, un aereo appena testato in grado di volare per oltre 9500 Km senza scalo. Una roba mai vista. Del velivolo esistevano solo due esemplari e uno era appunto in uso a Kammler. Il punto è che dopo la guerra questi esemplari non sono più stati ritrovati.   Mistero.
Possibile che Kammler sia fuggito proprio con questo aereo?
Dove si sarà diretto?

Nel 1945, praticamente già a guerra finita e casualmente, in Argentina si registrano continui avvistamenti di UFO mai visti in precedenza.
Si parla non di qualche… ma di migliaia di avvistamenti. Qualcuno cominciò a parlare, a bassa voce, di roba nazista che coincideva con l’arrivo continuo di materiale segreto attraverso i sommergibili.
Nello stesso periodo Juan Perón rilascia migliaia di passaporti per scienziati nazisti e nel 1948 questi avvistamenti aumentano in modo esponenziale. Ma non esistono prove documentate argentine.
Di nessun genere.


Secondo alcune voci trapelate da esperti, Kammler ed una certa quantità di altri scienziati tedeschi si sarebbero rifugiati in Antartide, in un luogo assolutamente sicuro.


Altre voci di marinai tedeschi confermavano che truppe sceltissime avessero già creato da qualche parte una base permanente – autosufficiente – in grado di poter resistere a qualsiasi attacco.

Da documenti fortunosamente ritrovati in Germania sarebbe emerso anche che la base tedesca 211 fosse popolata non solo da scienziati e ricercatori, ma anche da giovani SS della Gioventù hitleriana (di sesso maschile e femminile) che avevano oltretutto il compito di reinvigorire la razza eletta. Si parla di oltre 100.000 unità. Faccio il paragone con il comune di Forlì. Oltre questi, c’erano i soldati e le maestranze.
Altri dati, non ufficialmente confermati, affermebbero che la base avesse gallerie per oltre 14 miglia, oltre agli spazi abitativi e quelli militari.

 

E qui entriamo nella parte curiosa che rafforza, non poco, la teoria misteriosa che aleggia su queste zone del mondo.

Nel 1946. un anno dopo la fine della guerra ha inizio uno dei capitoli più incredibili di questa vicenda. E per giunta, mai chiariti.
L’ammiraglio Byrd, il più famoso esploratore americano della regione artica, nel 1947 guidò al Polo sud una spedizione che vantava la più imponente flotta mai mandata in Antartide; 13 navi e 4700 uomini, oltre ad una portaerei all’avanguardia, un sottomarino, diverse cacciatorpediniere e decine di altri aeromobili ad ala fissa e rotante.
Una massa di risorse militari alquanto strana per una missione che doveva essere solo scientifica e sperimentale.
.                                                                              .(vedere immagini…sotto)

Ufficialmente la missione, completamente finanziata dalla US Navy, deve verificare la capacità delle truppe americane di gestire un’eventuale invasione russa dell’Antartide.
A livello ufficioso però l’Ammiraglio Byrd ha il compito di accertare la presenza di nazisti nella regione ed eventualmente di sbaragliarli.
L’operazione, preparata da tempo, aveva rifornimenti di ogni genere per 8 mesi; quindi si valuti la quantità di materiale (viveri, suppellettili, armi, vestiti, ricambi meccanici per tutto) che doveva essere sufficiente ad ogni evenienza per 4700 uomini.

Strananente rimasero sul posto, senza fare grossi progressi, solo 8 settimane! Ma il punto è che quando andarono via se ne andarono di corsa!
Una fuga vera e propria.
E nessuno spiegò mai il perchè la missione fu interrotta.
Subito iniziò a circolare la voce che la flotta, l’intera flotta aveva incontrato grosse difficoltà: si era imbattuta in qualcosa di inaspettato o qualcuno. Al proposito, i commenti dell’Ammiraglio Byrd gettano benzina sul fuoco. Ai giornalisti Byrd disse che gli Stati Uniti dovevano prepararsi a fronteggiare dei velivoli capaci di volare da polo a polo a velocità incredibili. Ma non poteva dire di più. I giornalisti intesero che si riferisse forse a dischi volanti nazisti e che i suoi uomini avessero avuto la peggio e che l’improvvisa fuga della flotta si fosse resa necessaria dopo un tentativo di scontro contro quei mezzi.
Ma vigeva un assoluto riserbo sui particolari.

Sarebbero emerse voci su studi di velivoli TOP SECRET in grado di rivoluzionare la scienza. Poi, stranamente, la cosa è caduta nell’oblio e non se ne è più parlato. Ma gli americani , in questo, ci hanno abituato da tempo. In quel frangente c’era una guerra fredda e il nemico poteva anche ascoltare.

Sull’operazione High Jump si è saputo che durante la prima settimana del gennaio 1947 vennero lanciati i previsti voli di ricognizione della zona dove tutto andò secondo i piani. Vennero scattate circa 10mila foto aeree, poi improvvisamente accadde qualcosa di misterioso, di inspiegabile, di non detto, che obbligò l’armata ad una precipitosa fuga (mai successo prima nella storia americana). Non prima però di aver perso una torpediniera, quasi la metà della flotta aerea (14 aerei), alcune decine di uomini – qualcuno disse – contro i tedeschi. Nota, non a margine: quel soldato che aveva rilasciato questa informazione pochi giorni dopo sparì misteriosamente.
Un giornale riuscì a pubblicare una piccola serie di fotografie che illustravano parte delle esplorazioni militari che mostravano strutture incredibili sepolte dai ghiacci suscitando un interesse particolare e stimolando fantasie di ogni genere (vedere…sotto).
Ma nel 2002, l’equipaggio di 6 persone di una Tv californiana famosa, inviato per stendere un servizio su strane rovine di una civiltà antica e sconosciuta ritrovate sotto i ghiacci, è sparito misteriosamente in blocco e non è mai più ritornato.
Quello che accomuna un po’ tutto l’argomento è che non esistono ulteriori dettagli. I russi però stanno scavando in zona da trent’anni.

Gallery


leggeri…a tavola

Faccio un articolo per sottolineare il distacco che esisteva tra l’Europa in fiamme e il Berghof, residenza estiva und invernale di Hitler. Ricordo al lettore meno esperto che la zona di Berchtesgaden era il quartier generale anche di Goering, Himmler, Ribbentrop e più tardi anche di Donitz e di tutta una serie di super-ufficiali della Wehrmacht; quindi c’era poco da ridere: la località pullulava di SS come un vespaio. Non ci si poteva avvicinare. Neanche per dare solo un’occhiata. Ti sparavano e poi ti chiedevano i documenti. Se eri poi ancora vivo per darglieli. Però sembrava che la guerra fosse molto lontana.

H-al-Berghof

Il ruolo di padrona di casa nel castello fu assunto da Eva Braun. Questo però era noto soltanto alla cerchia delle persone più vicine a Hitler. Non appena al castello comparivano visi estranei, Eva Braun, per disposizione di Hitler, non doveva uscire dalle proprie stanze. E questo la dice lunga. Dopo un incidente avvenuto a Monaco durante la guerra, Hitler ste­se un velo ancora più fitto sul segreto del suo rapporto con lei. Una sera alcune donne sconosciute di Monaco avevano insultato Eva Braun davanti alla sua villa, chiamandola «la puttana del Fuhrer». Quando Hitler venne a saperlo, diede ordine di rafforzare la sorve­glianza della polizia davanti alla sua casa. Al tempo stesso, da allora in poi vigilò in modo ancora più severo che né Eva Braun né le sue amiche al Berghof cadessero sotto gli occhi di ufficiali che non fa­cessero parte del suo staff personale. Hitler non voleva perdere di fronte al popolo la sua fama di «uo­mo solo». Gli orrori della guerra commuovevano poco Eva Braun, che ave­va le proprie ansie e preoccupazioni.

BerghofNella cucina del castello di Berghof erano impiegate allora trenta persone (30). Eva Braun voleva a propria disposizione dieci donne in più, che tuttavia, a causa della mobiitazione totale per la guerra, non era­no subito disponibili. Ella se ne lagnò con Hitler, che, seccato, urlò severo a Bormann: «Io, faccio spazzar via intere divisioni; non dovrebbe essere troppo difficile procurarsi un paio di ragazze per il mio Berghof ! Provveda immediatamente!».

All’Obersalzberg Hitler si alzava di regola intorno a mezzogiorno. Poi il dottor Morell gli praticava la sua iniezione stimolante. Hitler faceva colazione da solo alla scrivania, nel suo studio e vi restava fi­no all’inizio della riunione dedicata alla situazione militare. Questa aveva luogo due volte, fra l’una e l’una e mezza al matti­no e intorno alle dieci di sera. Poco prima dell’inizio arrivavano da Berchtesgaden le automobili di Keitel, Jodl, Warlimont, Korten e altri partecipanti, che poi si radunavano nella grande sala. Infine si comuni­cava a Hitler che tutti erano pronti. Egli scendeva la scala ed entrava nella sala, dove, dopo il saluto fascista, dava la mano a tutti. Poi pren­deva posto al tavolo, in una poltrona preparata per lui. Di fronte a lui sedevano gli stenografi, gli altri stavano in piedi intorno al tavolo. Le riu­nioni di solito duravano circa due ore. Quando i partecipanti alla riunione di mezzogiorno avevano la­sciato il castello, veniva servito il pranzo. In seguito Hitler restava per lo più nella sala, dove parlava con i suoi aiutanti, oppure legge­va le ultime notizie dell’Ufficio tedesco per le informazioni.
Per il pranzo di mezzogiorno si riunivano gli abitanti del castel­lo: il dottor Morell con sua moglie, Brandt, il chirurgo di Hitler, e sua moglie, Hoffmann, Dietrich, Hewel, Lorenz, il reporter cinema­tografico del quartier generale Frentz, le segretarie di Hitler e i suoi aiutanti di campo con le mogli.
Quando tutti erano riuniti, si avvertiva Hitler che il pranzo era pronto. Allora egli si univa alla compagnia e, salutando, baciava la mano alle signore. Poi prendeva ogni volta il braccio di una signora e la conduceva alla tavola. Per questo era prevista una ben preci­sa gerarchia. Le sue compagne di tavola erano di solito le mogli di Bormann, Brandt, Speer o Dietrich, oppure l’amica di Eva Braun, la signora Schonmann. Alla sinistra di Hitler sedeva sempre Eva Braun, che come compa­gno di tavola aveva Bormann.

sala-da-pranzo

Durante il pranzo si chiacchierava delle cose più banali. Della guerra e dei suoi orrori non si diceva una parola. Si parlava dei ve­stiti delle signore, delle difficoltà che esse dovevano sopportare per­ché, a causa della mobilitazione totale, non riuscivano più a trovare dal parrucchiere la permanente a freddo o la manicure, del compor­tamento sfacciato degli ufficiali nei confronti delle donne sui treni. Su insistente richiesta di Eva Braun Hitler ordinò di rimettere in fun­zione presso i parrucchieri la permanente e la manicure. Quando si veniva a parlare del trucco delle signore, Hitler scherzava sul rosset­to di Eva Braun che macchiava le salviette. Egli disse ridendo che adesso, in tempo di guerra, il surrogato di rossetto era fatto con ca­daveri di animali. Temi favoriti di conversazione erano anche il tea­tro e il cinema, soprattutto i film a colori americani. A chiunque però era vietata la visione.
La signora Schonmann, una viennese che aveva sposato un im­presario per le infrastrutture edili di Monaco e aveva un tempera­mento vivace, provocava Hitler a duelli verbali. Il suo charme vien­nese aveva un notevole effetto su di lui. Essi discutevano di attori e direttori d’orchestra viennesi, sui detti di Federico il Grande, e per­sino sul modo in cui andavano preparati certi piatti, o di quanto può pesare un uovo di gallina. Hitler si faceva trascinare a tal punto dal­la discussione, che si faceva portare il dizionario Brockhaus oppure libri su Federico il Grande per consultarli.
Fra simili «dense» conversazioni trascorrevano i pranzi di Hitler al Berghof.
Dopo il pranzo le signore si ritiravano nelle loro stanze, per cam­biarsi in vista della passeggiata. Allora Hitler dava da mangiare al suo cane da pastore Blondi. Poi gli veniva portato il berretto e il basto­ne da passeggiata, e tutti uscivano a passeggio nel parco in direzione della casa da tè al Mooslahner Kopf.
passeggiata-serena

Prima che Hitler iniziasse la sua passeggiata, l’intera zona veniva ogni volta perlustrata da addetti del servizio di sicurezza. I posti di guardia erano collocati in modo da non capitare sotto gli occhi di Hitler. Dietro di lui camminavano il capo del suo reparto di polizia, Hogl e poi Linge, poi gli altri. Ad una certa distanza. Insomma: una vita di stenti.


L’attentato alla birreria di Monaco.

Nella ricorrenza del putsch dcl 1923 Hitler tiene a Monaco, al Burgerbraukeller, la sera dell’8 novembre 1939, il tradizionale discor­so annuale ai combattenti della vec­chia guardia. Parla più brevemente del solito, ed è per lui una fortuna. Venti minuti dopo che ha lasciato il locale scoppia una bomba ad orolo­geria collocata in un pilastro accan­to al podio dell’oratore.
7 sono i morti e 33 i feriti
(* vedi sotto). Viene arre­stato un carpentiere tedesco, Georg Elsner, comunista. E’ accusato di complicità con due agenti britanni­ci che lo avrebbero incaricato di co­struire la bomba e di sistemarla. adlerXgifHimmler, il 21 novembre, annuncia al pubblico che sono stati arrestati, alla frontiera tedesco-olandese, due ufficiali del servizio segreto inglese, il capitano S. Payne Best ed il mag­giore R. H. Stevens, istigatori del complotto. In realtà è una iniziativa di Himmler per montare l’opinione pubblica. Nel giorno successivo al­l’attentato i due sventurati agenti segreti erano stati rapiti nella citta­dina olandese di Velno, da un grup­po di SS tedesche, guidate da cer­to Scellenberg, aiutate in questa im­presa da Alfred Naujocks, l’organiz­zatore del falso attacco alla stazione radio di Gleiwitz.
Elsner, un onest’uomo un po’ ot­tuso, confessa, vantandosene, la pro­pria partecipazione al complotto. Afferma di essere stato avvicinato da alcune persone che, allettandolo, gli hanno proposto di costruire la bom­ba e di farla esplodere nella birreria subito dopo che Hitler, terminato il suo discorso, ha lasciato il locale: ciò per liberare il Fuhrer dalla presen­za di alcuni «traditori» del suo se­guito.
Pare venga istruito per compro­mettere Best e Stevens, ma un vero processo non si farà e la verità non sarà mai interamente appurata. El­sner morirà nell’aprile 1945, nel campo di concentramento di Da­chau, si dirà in seguito ad un bom­bardamento alleato. Secondo un’altra versione, è invece personalmen­te Himmler a ordinarne la soppressione per liberarsi del testimone di una fastidiosa vicenda. L’eventualità di sbarazzarsi di Hi­tler sarà ripetutamente presa in con­siderazione oltre che da cospiratori civili antinazisti, anche da alcuni al­ti ufficiali di stato maggiore come von Brauchitsch, Halder e von Ham­merstein. Per l’alto grado che rive­stono, costoro si trovano nella posi­zione più idonea per un rovescia­mento di poteri, ma la debolezza di carattere, i tentennamenti, il timo­re di uno scarso seguito sono più forti delle buone intenzioni.

* le notizie qui riportate sono state estrapolate da una serie di appunti di E.Biagi.
La cosa che mi stupisce ancora una volta è che i decessi sono variabili. Come? Sì. Qui si parla di 7 morti e 33 feriti, in siti tedeschi sono 9 i morti e 60 i feriti, la voce di Georg Elser (Wikipedia) parla di 8 morti e 63 feriti.
E potrei dilungarmi. Ma perchè non ci si mette mai d’accordo?

______    birreria-frontale           birreria-di-lato           dopo-attentato


ebrei a Varsavia (prima parte)

So che qualcuno mi legge anche dalla Polonia e a questo proposito prego, nel caso non sia preciso – se può – di correggermi, ma sto per entrare in un discorso difficile e mai completamente evaso. Dico questo perchè a telecamere e microfoni spenti molte persone hanno modi di intendere la questione molto diversi. Ci provo.

riga-orizzGli ebrei della Polonia costituivano una vera e propria unità etnica, che si era insediata nella regione della Vistola fin dai tempi più remoti della storia polacca. Le prime monete polacche furono coniate in caratteri ebraici. Già nel Medioevo comincia a sorgere nel paese una comunità dotata di caratteristiche economiche distinte rispetto all’organiz­zazione della società feudale. Gli ebrei fornivano al feudatario prestiti in denaro, commerciavano grano, spezie, avorio e legno con mercati lontani; fabbricavano scarpe e vestiti; importavano dalla Lombardia armi e seta, costituivano i primi nuclei commer­ciali sparsi nella vasta distesa del territorio polacco, in Ucraina, Ungheria e Russia.ebraism
Fino alla seconda guerra mondiale si può dire che la maggior parte dell’economia polacca ruotava intorno alla comunità ebraica. Lodz e Bialystok, maggiori centri industriali del paese, erano città prevalentemente israelite; così Lublino e Cracovia. Un terzo della popolazione di Varsavia era costituito da ebrei. In Polonia viveva la comunità israelita più importante del mondo – tre milioni e mezzo di persone – ancorata a tradizioni liturgiche, culturali e folcloristiche antiche di millenni, quelle stesse su cui sono germo­gliate le opere di Kafka, Chagall, Soutine, Kandinsky, Babel, Scho­lem, Rubinstein. C’erano migliaia di scuole ebraiche e jiddish (lin­gua parlata dalle comunità ebraiche dell’Europa centrale, Ungheria e Russia). C’erano centinaia di sinagoghe, biblioteche, istituti cul­turali. Gran parte della borghesia intellettuale polacca era costitui­ta da ebrei: avvocati, ingegneri, medici, professori, industriali. Tut­to è stato distrutto e cancellato dalla faccia della terra in nome dell’ordine nuovo» che Hitler intendeva instaurare nel mondo con il predominio della razza eletta.

Qualcuno ha lasciato scritto però del senso di oppressione che gli ebrei generavano in quegli anni. I polacchi, sempre così tolleranti, si sentivano (a torto) quasi in minoranza e prevalentemente sovrastati dal potere ebraico, accusato di avere in mano la gestione sociale di troppe cose. Ma gli abitanti di Varsavia, mai avrebbero pensato di soverchiare questa situazione.
Ma il malcontento esisteva. Direi: fisiologico.

L’immediato futuro avrebbe cambiato radicalmente tutto. A metà ottobre Himmler da’ il via allo studio di Auschwitz; sarà operativo il 14 giugno 1940 e qui una curiosità che in pochi conoscono.

Auschwitz

Auschwitz è una piccola città di dodicimila abitanti posta in una zona paludosa a cinquanta Km da Cracovia e a trenta da Katowice. Venne scelta dai tedeschi nonostante la nocività dell’aria e dell’acqua. Il prof. Zunker, dell’Università tedesca di Wroclaw, su esplicita richiesta di Himmler, constata l’inquinamento dell’acqua di Oswiecim e proibisce alla SS di servirsi dell’acqua del campo per bere e lavare naturalmente le stoviglie.
IL divieto NON è esteso agli internati che invece sono costretti a servirsene.

Auschwitz-icon

A Varsavia Hans Frank è da subito uno dei più ligi al dovere nazista e le misure suggerite da Himmler incominciano presto a essere applicate. Gli ebrei sono ob­bligati a portare una stella come contrassegno, possono fare le compe­re solo in negozi autorizzati e usare soltanto i mezzi di trasporto loro riservati. Sono soggetti ai rastrella­menti e alle vessazioni delle SS e chi non è disposto a subire viene arrestato. Il 2 novembre 1940. si isti­tuisce il ghetto di Varsavia su un’a­rea di dieci chilometri quadrati. Gli ottantamila cittadini ariani che abi­tano nella zona prescelta sono co­stretti a sgomberare per fare posto agli ebrei. In tutto il ghetto sono am­massati quasi cinquantamila israeli­ti: dodici persone per vano. La moti­vazione ufficiale dell’istituzione del ghetto è di evitare il pericolo di una « epidemia ».
Nessuno può entrare o uscire sen­za uno speciale permesso. Per age­volare i controlli si erige una cinta di filo spinato, ma questa misura non è ancora sufficiente perché — soprattutto i bambini — riescono a portare dentro qualcosa da mangia­re, sfuggendo alla sorveglianza. Per completare l’accerchiamento, le SS fanno costruire una lunga muraglia attorno al perimetro. Ed è principalmente attorno alla costruzione del ghetto che si verificano i primi decessi. Le spese di costruzione del muro sono pagate dallo stesso consiglio ebraico.  Si paga per morire.

fine prima parte


28 settembre-1939 news

28 settembre.

Questa ridefinizione di confini viene definita a Mosca da von Ribbentrop e Molotov. Alla Russia viene data mano libera anche in Lituania, che secondo i precedenti accordi sarebbe dovuta invece finire sotto l’influenza tedesca. In cambio la linea di demarcazione russo-tedesca viene spostata a oriente (i sovietici infatti arretreranno fino alla linea Narew-Bug-San) e la regione compresa tra la Vistola e il Bug occidentale va alla Germania. Il territorio occupato dai tedeschi è la regione più ricca della Polonia, con 22 milioni di abitanti e la quasi totalità delle Industrie. I russi si annettono circa 200.000 km² di territorio polacco, per lo più atto allo sfruttamento agricolo, con 13 milioni di abitanti. Hitler oggi incarica il ReichsFuhrer delle SS, Himmler, di provvedere al “consolidamento delle minoranze tedesche in Oriente”.

(Ordine segreto del Fuhrer che verrà ratificato il 7 ottobre 1939)

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Qui appare evidente ancora una volta l’indomabile antagonismo tra Russia e Germania che ora convivono sulla base di sottili equilibri. Per così dire, la zampa sinistra dell’orso sovietico ha già sbarrato la via tra la Polonia e la Romania (con i suoi giacimenti). L’interesse che la Russia ha per le popolazioni balcaniche di razza slava è tradizionale e l’eventuale arrivo dei tedeschi sul Mar Nero sarebbe una minaccia mortale per la Russia. Turchia compresa. Intanto, come già evidenziato, questi nuovi confini sono pericolosi per la dilagante superiorità di uomini e mezzi sovietici insediativi sulla linea. Hitler lo nasconde, ma è intimamente in affanno.

Italia. Ciano è inquieto: «Ancora siamo al buio completo. Ma molti sintomi – negli Stati baltici e in Bessarabia – non fanno prevedere niente di buono. Quell’uomo (Ribbentrop) è sinistro e la sua influenza sugli eventi è estremamente pericolosa».

Mosca. Una curiosità: una clamorosa dichiarazione pacifista di Molotov e Ribbentrop, in cui è detto tra l’altro che i governi del Reich e dell’URSS dopo avere «definitivamente sistemato i problemi derivanti dallo sgretolarsi dello Stato polacco esprimono la loro comune convinzione che sarebbe nel vero interesse di tutti i popoli por fine allo stato di guerra tra la Germania, la Francia e l’Inghilterra. Per cui i due Governi rivolgono i loro comuni sforzi al raggiungimento di questo fine. Se però gli sforzi dei due governi non dovessero avere successo, ciò dimostrerà che l’Inghilterra e la Francia sono le responsabili per la continuazione della guerra».


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