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il raggio della morte… del motore

Verità o leggenda? La chiamerei “un’antica novità” tecnologica non sviluppata. Ma ciò che acchiappa sta nel come e perché le cose sono accadute. Anche se la cosa sa un po’ di omini verdi della mia gioventù, la realtà del progetto dei nostri giorni più presentabile e più associabile l’ho vista in Ocean’s Eleven nella famosa scena dove con quel “coso” spengono tutto, compreso il Bellagio. E quel coso lo chiamano “lo strizza”. Cioè il raggio della morte che Mussolini voleva. Quasi a tutti i costi.strizza-O11

Ma le cose strane, certe volte, vanno a finire altrettanto in modo strano. Il personaggio cardine di questa storia non è il suo inventore, come tutto lascerebbe supporre, ma Rachele Mussolini!

Verso la fine di giugno del 1936, Benito Mussolini ebbe forse la possibilità di cambiare il corso degli eventi. Guglielmo Marconi aveva messo a punto un’invenzione rivoluzionaria.  Con l’aiuto di un raggio misterioso, poteva interrompere in circuito elettrico dei motori di qualsiasi tipo di veicolo, che funzionassero con un magnete. Continua a leggere

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Secret diktat del Duce

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Misteriosi velivoli non convenzionali ? Come ? Dove ?

I fatti (in breve)

Nel 1933, in Lombardia, sembra sia atterrato (è una parola grossa; forse schiantato…) un veivolo non convenzionale; immediatamente recuperato in grande fretta dalla polizia segreta fascista e poi fatto sparire nel nulla. L’astronave, caduta il 13 giugno tra Milano e Varese ed i suoi occupanti sarebbero stati trasportati a Vergiate, nelle famose officine SIAI-Marchetti. Nello stesso anno un altro avvistamento importante fu fatto a Forlì il 14 agosto. Il sign. Elvano Frerrini, di 16 anni, assiema a numerose altre persone osservarono un ‘sigaro volante’ che attraversò, apparendo e scomparendo fra le nuvole, tutta la volta del cielo per una trentina di secondi, verso le 14.30, maestoso e velocissimo. ‘Né prima né dopo ho mai visto qualcosa di simile’, ci ha dichiarato il testimone nel 1991.” Un altro avvistamento pubblico, del 22 ago 1936 e confermato dai militari che si alzarono in volo, sopra Venezia. I caccia ne persero subito il contatto. Poco dopo, l’astronave-sigaro fu notata dalle parti di Trieste.

Il telegramma delle 17. 07 del 13 giugno 1933 – Ag. Stefani – recitava:
«D’ordine personale del Duce disponesi immediato – dicesi immediato – arresto diffusione notiza relativa at aeromobile natura et provenienza sconosciute di cui at dispaccio Stefani data odierna ore 7.30 (…) Dir Gen Affari Generali. Fine stop»

Quindi, non appena i servizi segreti del Duce si trovarono dinanzi a qualcosa di non controllabile direttamente dal loro sistema, operarono la più completa censura di qualsiasi notizia sulla stampa nazionale. Dall’arresto dei testimoni, all’allerta di tutti gli uomini dell’OVRA lungo tutta la penisola. E soprattutto, istituirono pesanti sanzioni e procedimenti contro chi si fosse semplicemente azzardato a spifferare qualcosa. L’elemento interessante di questi primi documenti – è che, de facto, nel 1933, presso l’università La Sapienza di Roma, sarebbe stato istituito un Majestic 12 fascista, che riferiva esclusivamente alle alte gerarchie del Regime (Mussolini, Balbo e Ciano) e che lavorava in stretto contatto con l’OVRA, la polizia segreta fascista comandata da Arturo Bocchini, con diramazioni in tutta Italia e la complicità dei prefetti del Regno. Mussolini però volle una struttura più intima che chiamò RS/33. L’ufficio “Ricerche Speciali 33″ (dall’anno di fondazione) era composto, tra gli altri, da Galeazzo Ciano, delfino di Mussolini, da Italo Balbo, pioniere del volo, dal suo braccio destro Filippo Eredia, da Guglielmo Marconi, illustre scienziato e convinto sostenitore della vita extraterrestre, cui fu affidata la presidenza, dall’ingegnere aeronautico Crocco, che nel 1934/35 studiava la fattibilità di un viaggio sulla Luna, da Giancarlo Vallauri professore di elettrotecnica e ferromagnetismo ed accademico dei Lincei, ma anche da Dante De Blasi medico igienista delle università di Napoli e Roma, Filippo Bottazzi chirurgo e biologo sperimentale dell’Università di Napoli.
Ma per tornare al caso del velivolo di Vergiate, occorre far notare che i fascisti tentarono in tutti i modi di carpirne i segreti  cercando di riprodurne la tecnologia. Senza ovviamente riuscirvi. Ma la cosa singolare è  che sembra che nel 1940, anno in cui il Gabinetto fu chiuso, i resti della misteriosa aeronave” furono requisiti dalla Gestapo. Nel 1943 gli stabilimenti della SIAI-Marchetti di S.Anna, nei pressi dei quali l’anno seguente si stabilì una Divisione della X-Mas, furono gravemente danneggiati da un incendio doloso del quale fu accusato un dirigente dell’azienda, tal Moretti (ne parlo tra poco) caduto in disgrazia proprio nel 1940.

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Da qui la parte che ci interessa. L’operato dell’ O.V.R.A.

Le cose strane. I misteri.

In questo clima di forzato silenzio e repressione delle informazioni, il prefetto Bruno di Milano venne, tutto ad un tratto, “promosso e spostato” e sostituito dal triestino Gaetano Laino. Molto più sfortunato tale Moretti, al quale si accenna in una missiva Stefani, che fece una brutta fine (nel testo si accenna anche ad un “caso analogo precedente conclusosi col ricovero in manicomio”). Si chiamava Ugo Moretti, viveva a Roma, era un giornalista palesemente di regime. Evidentemente, pensando di non combinare nulla di male, ebbe a scrivere del Gabinetto RS/33 o degli avvistamenti UFO; che fine fece non lo sappiamo, ma la lettera divulgata da un informatore adombra i sospetti più cupi.
MarchettiUna brutta fine deve aver fatto anche il pilota francese che sulle Alpi Marittime ebbe a filmare o fotografare un UFO. L’anonimo divulgatore dei files fascisti ha difatti inviato ad altra pubblicazione, a mo’ di sfida, un ritaglio di giornale senza data, che smentiva “ipotesi straniere sulla scomparsa di un aviatore”. “In seguito alla scomparsa di un sergente aviatore francese, che non ha fatto ritorno da una gita sulle Alpi Marittime, alcuni giornali stranieri hanno avanzato l’ipotesi che egli, avendo sconfinato in territorio italiano, sia stato tratto in arresto dalle nostre autorità confinarie”, riferiva il quotidiano. Aggiungendo: “Siamo in grado di smentire tali voci fantastiche, nessun arresto del genere essendo stato operato dai nostri reparti di frontiera”. Fatto sta, che il gitante sparì nel nulla per la colpa di avere documentato il passaggio di un velivolo non convenzionale.

A titolo di curiosità si può aggiungere infine il fatto che quando Italo Balbo, uno dei vertici del Gabinetto RS/33, venne per sbaglio abbattuto dalla contraerea italiana durante un volo, vi fu chi insinuò che si fosse trattato di un evento premeditato ordinato segretamente dal Duce, in quanto il pilota italiano era palesemente antigermanico. Curiosamente nei files fascisti si accenna, con rammarico, proprio alla progressiva germanizzazione del Gabinetto RS, con tanto di esclusione degli italiani, a cominciare dai cronisti Stefani.

nazi-weaponsAltra curiosità, Balbo, sin dal 1932, collaborava gomito a gomito con il professor Filippo Eredia, direttore dell’Ufficio Presagi della Regia Aeronautica (ovvero l’Ufficio Meteo); curiosamente quest’ultimo nel dopoguerra divenne uno dei classici UFO-scettici d’ufficio…

Nessuno doveva parlare e nessuno doveva sapere!!

Ancora nel 1940, a Tradate, circa 30 km ad est, un altro avvistamento incredibile: un cosiddetto” incontro ravvicinato del terzo tipo” tra un operaio e dei misteriosi omini di blu vestito che stavano riparando un velivolo di forma ovale. extraIl testimone di quell’episodio, sostenne sempre che si trovò di fronte ad un prototipo americano, forse proprio addirittura, secondo le credenze popolari, quel misterioso oggetto che si diceva nascosto a Vergiate. Ma questa è un’altra storia. Forse… La forma descritta dal testimone, per intenderci, è piuttosto simile a quella ricostruita da Spielberg in “E.T.”).

Qui di seguito, un documento (scaricabile) sugli avvistamenti segreti indirizzati, tra il ’33 ed il ’37.  Segnalazioni


Il radar di Mussolini

Peccato, peccato; direi, come minimo. Lo dico con un certo senso patriottico che oggi mi appare molto perduto, ma avere a disposizione una tecnologia così determinante nel momento in cui sarebbe servito ci poteva proiettare in una dimensione di rilevanza socio-politico-militare di sicuro rispetto. Con esiti del conflitto tutto diversi, aggiungerei. Sto parlando del radar italiano. Il fantomatico radar di Mussolini. Era forse questa una delle nostre famose armi segrete di cui parlava negli ultimi giorni di guerra? Poteva essere. Chissà.

radar

Dell’ importanza del ” radio-localizzatore ” (come si doveva chiamare allora) o ” radar ” ne avevo già parlato  in altri articoli (in chiave inglese) :  “ yellow submarines ” e in una serie (a me molto cara): ” la prima guerra fredda “.

            (yellow submarines)        (la prima guerra fredda)

Se ne avessi potuto parlare con mio padre oggi, lo avrei visto infuriato battere i pugni sul tavolo in cucina e chiedersi come si può aver giocato così male la briscola con le carte che avevamo in mano! Il sostenere che l’Italia Fascista in guerra fosse tecnologicamente arretrata, lasciando intendere che tale arretratezza dipendeva dallo stesso Regime, è stata una convinzione che ci ha accompagnato sin qui, ma non sempre fu fondata. Nonostante le enormi ristrettezze economiche del periodo bellico, il Governo italiano, seppur tardivamente, fece tutto il possibile per mantenere l’ Italia allo stesso livello degli altri paesi, superando una certa ottusità di alcuni ammiragli e generali del Re poco sensibili alle novità non pienamente collaudate. Un atteggiamento, una leggerezza di impegno e una pochezza di vedute che sostanziano un tradimento contro il quale il Regime non potè fare nulla, o quasi. Possibile, quindi, che il Duce non ne sapesse nulla?

Già nel 1922, al Congresso degli Ingenieri radioelettrici di New York ove il tema principale era l’utilizzazione delle onde corte per il radio-rilevamento, Guglielmo Marconi fece un annuncio che sollevò una notevolissima attenzione nel panorama scientifico mondiale; dopo aver effettuato alcune prove sperimentali da un albergo di Sestri Levante, parlò di «…apparati con cui una nave potrebbe proiettare un fascio di questi raggi, i quali sarebbero riflessi incontrando un oggetto metallico… ». La figura di Marconi, usata dalla propaganda del regime fascista come esempio di patriottismo e genialità italica, fu principalmente utilizzata per valorizzare il ruolo degli italiani all’estero, ma nella realtà il Governo italiano gli negò l’appoggio economico per lo sviluppo del progetto per lo scarso interesse dimostrato dal Regio Esercito, nonostante la dimostrazione tecnica di estremo successo del 1933.

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Ma allora, per una innovazione che si sarebbe rivelata così decisiva nel conflitto a venire, cosa ha impedito il progredire degli studi e lo sviluppo del Radar ?

Una risposta abbastanza convincente risiede nel concorso di diversi fattori; da una parte i molteplici interessi di Marconi (la radio), i suoi impegni di relatore e la sua malattia; dall’altra, oltre all’ inspiegabile ostilità di certi generali che impedirono gli stanziamenti governativi, si aggiunse il cronico problema della burocrazia italiana. Per passare l’incarico alla Marina Militare, poichè si individuò nelle artiglierie navali il principale campo di applicazione, occorsero altri 2 anni.

Siamo ora nel 1935. Timidamente l’argomento viene trasferito all’ IMST (Istituto Militare Superiore delle Trasmissioni) ed il professor Ugo Tiberio, nello stesso anno, scrive la prima equazione del Radar completando i primi prototipi autocostruiti. Si noti che dobbiamo arrivare al 1940, dopo l’ episodio di Taranto, per aver un certo convincimento del Governo sul dispositivo. E poi nel 1941, dopo il disastro di Capo Matapan. I parenti delle vittime ringraziano.

Sul fronte europeo, frattanto, i tedeschi  approntano un modello già nella precedente guerra di Spagna del ’38 e gli inglesi, che nel ’40 non sono ancora riusciti a svilupparlo più di tanto, all’inizio del ’41 fanno un blitz sulla costa belga per smontare un radar tedesco e portarlo in Inghilterra. Il progresso passa anche dal copia e incolla. Ma purtroppo non per gli italiani.

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