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Badoglio si Badoglio no

Alcuni lo hanno definito un uomo della storia, un uomo deplorevole ed in altre maniere più colorate, ma nessuna definizione di queste rende giustizia alla figura. Probabilmente… , “criminale di guerra” è quella che gli calza di più. Almeno a sentire il governo etiope, abissino e jugoslavo. I documenti dell’archivio di Stato italiano, senza reticenze e con il più crudo linguaggio della burocrazia, denunciano stragi, oppressioni, infamie , rapine, deportazioni e violenze di ogni genere, imposte e protette dall’uomo di Grazzano Monferrato.

Eritrea-1935

La cronologia dei tentativi di estradare questo criminale a guerra finita è lunga, tortuosa e, soprattutto, infruttuosa.
Nel 1998 uscì un inserto in un giornale che descriveva le malefatte in modo estremamente dettagliato. Mi rammarico moltissimo di averlo perduto nei meandri di questa mia mania; oggi mi sarebbe servito. Non ultimo, il fatto che richiedere una copia di quell’inserto al giornale è tempo perso. Va bene.

L’accusa.

capitolo 1

ipriteIn aperta violazione del protocollo di Ginevra del 1926 che l’Italia aveva sottoscritto, fu dato ordine da Badoglio di usare gas tossici contro gli etiopi.

Già dalla prima grande guerra, l’iprite veniva usata per riempire recipienti da lanciare sul nemico, oppure spruzzata da bassa quota come insetticida. Un’ondata terribile venne lanciata contro una popolazione completamente impreparata. L’iprite, usata in bombe di 280 kg veniva lanciata per espoldere in aria ( a circa 200m da terra) e questo liquido pesante diventava una pioggia letale che procurava morte sicura, penetrando attraverso i vestiti, bruciando e disintegrando i tessuti umani. Gli abissini erano completamente vulnerabili a questo tipo di attacchi e tantomeno conoscevano un metodo per curare i loro feriti. La guerra chimica era stata preparata anni prima con tonnellate di liquido per la fanteria in granate caricate a gas e migliaia di bombe per l’aviazione. Badoglio trovò questo “apparato” pronto e lo usò ancor prima di avere l’ordine esplicito di Mussolini. Di propria iniziativa. autorizzazioneL’autorizzazione arrivò il 28 dicembre 1935 che riguardava iprite e lanciafiamme. Questi metodi efferati erano ben tollerati dalle coscienze di questi personaggi. Si pensi che Rodolfo Graziani (chiamato “il macellaio di Libia“), pur di battere il Badoglio “avversario” in durezza, fu addirittura più creativo ed intraprendente implementando la tecnica di gettare dagli aerei i ribelli catturati! Badoglio02Badoglio, al fine di stroncare la ribellione e la resistenza locale, ebbe il “sentimento” di far largo uso di gas venefici con la stessa  facilità con la quale mandava allo sbaraglio migliaia di uomini a terrorizzare quelle popolazioni inermi come se si trattasse di disinfestare una topaia.

Ma c’è di più.

capitolo 2

Un effetto collaterale a queste procedure fu quello dell’opinione britannica che si manifestò subitò inorridita; Mussolini, a quel punto, autorizzò i generali a spazzar via gli stranieri dalle zone di guerra. Badoglio, preoccupato per l’opinione pubblica mondiale, fu solerte nel far scoprire che a far trapelare la notizia dell’uso dei gas era stata la Croce Rossa. Cinque giorni iniziò un raid aereo di 19 incursioni contro ospedali da campo della Croce Rossa Internazionale. Nel primo di questi attacchi, avendo saputo che lo Stato Maggiore dei “ribelli” era accampato nelle vicinanze di un ospedaletto svedese, Graziani, sempre in questo clima competitivo tra comandanti, comandò a Bernasconi (comandante della squadra aerea) di compiere un vigoroso bombardamento sulla località. Anche se – aggiungeva nel telegramma – questo dovesse involontariamente colpire le tende dell’ospedale. Infatti così accadde. Moltissime bombe caddero causando una strage immane. Era dalla strage degli Armeni che non si vedeva una tale manifestazione di incontrollata brutalità. Così fu definita dai britannici.

public-opinion

Alla fine della guerra si è saputo che i governi di Gran Bretagna e Stati Uniti erano perfettamente a conoscenza dei crimini commessi da questi ed altri ufficiali italiani, tuttavia, provocare una rottura politica con il governo italiano, a così breve distanza dalla fine del conflitto venne considerato politicamente inopportuno.

Nel 1946 gli eventi in Italia stavano prendendo una direzione tale da rendere impossibile l’estradizione dei criminali di guerra. E fu in quel momento che in Italia si seppe che Badoglio era ricercato dal governo etiope per aver usato i gas tossici ed il bombardamento inumano degli ospedali della Croce Rossa. Ma già dal 1943 i britannici e gli americani dell’armistizio sapevano delle malefatte italiane del Fascismo. Badoglio03In quei giorni Churchill mandò un telegramma a Roosevelt in cui affermava di voler sostenere qualsiasi governo non fascista e l’intenzione di garantirsi l’appoggio dell’esercito italiano, nel modo più conveniente, ma Badoglio annunciò che “la guerra continuava” e la cosa mise gli Alleati in una posizione difficile. Ma con la fuga del Re del 12 settembre Badoglio riparava al sud e siccome sia il Re e Badoglio, rappresentavano la legalità (nonostante quel che sapevano e con la benedizione di Eisenhover) accettarono che Badoglio diventasse il loro baluardo contro il comunismo che stava minacciando di dilagare in Italia. Dal 44 i britannici sapevano che l’Italia del Nord era un presidio comunista e Churchill, (come politico di destra) finì per diventare un anti-antifascista! Il timore delle ripercussioni politiche spaventava quindi Inghilterra e Stati Uniti. Il consegnare i criminali di guerra ai paesi che li avevano richiesti (Etiopia, Jugolslavia, Grecia) poteva creare grossi imbarazzi. Dal momento che non potevano rifiutarsi e allo stesso tempo non avevano nessuna intenzione di far finire questi individui sotto processo a Paesi dove non avevano il totale controllo, temporeggiare era la soluzione più naturale. Così vennero usate tutte le tecniche conosciute per guadagnare tempo. Nel frattempo l’occupazione sarebbe finita ed il problema dei criminali di guerra (secondo le leggi di Mosca) sarebbe diventato un problema italiano e sapevano anche che l’Italia non avrebbe mai consegnato nessun accusato a qualsiasi richiedente. processareI pesi politici del dopoguerra contribuirono a far decadere l’argomento dei crimini di guerra rimandandoli al giudizio dei Paesi dove erano stati commessi. Di tutto questo contribuì molto anche il fatto che l’opinione pubblica italiana non se sapeva granchè e tutto giocò a favore dei probabili accusati.

Ecco come Badoglio evitò tutti i problemi ed assieme a lui anche Graziani, Roatta ed altri 750 ufficiali italiani. Certo che in questo tumulto di avvenimenti fa sorridere l’immaginare un Badoglio piagnucolante sul molo a Pescara per imbarcarsi per Brindisi, preoccupato per la sua incolumità fisica; lui che non aveva remore nel mandare a morire migliaia di persone. E pure preoccupato per i suoi possedimenti personali in mano ai tedeschi.
Ce lo racconta Indro Montanelli nel suo “Storia d’Italia 1943-1948”.


I documenti che comprovano questo sono emersi nel 2006,
da un’indagine privata nell’Archivio pubblico londinese.

 


Grecia. un brutta storia

Roma 26ott.

Mussolini ha deciso di far scattare il piano “Emergenza G” alle prime luci dell’alba.
Il Maresciallo di stato Badoglio, capo di Stato Maggiore Generale, è riuscito ad ottenere dal Duce una proroga di 48 ore.
italiani-a-durazzoL’obiettivo finale è quello di occupare l’intero territorio greco: dall’Epiro a Salonicco, ad Atene, al Peloponneso, alle isole dell’Egeo e dello Ionio.
Ad Atene i vertici politici e militari ignorano completamente l’imminenza dell’attacco italiano.
Quello stesso 26 ottobre, un sabato, nella sede dell’ambasciata di Atene si vivono ore di drammatica attesa.
In mattinata, un telegramma da Roma ha annunciato che nel corso della giornata sarebbero seguite comunicazioni cifrate urgenti e segretissime. Roma riprende le trasmissioni in codice al tramonto.
grazziProprio quel giorno,  l’ambasciatore italiano ha invitato a cena esponenti politici greci per festeggiare la tradizionale amicizia tra Italia e Grecia. “Mi sentivo arrossire” – ricorda Grazzi –  al pensiero che mentre si offriva una cena ai greci,  a Roma era maturato il disegno di pugnalarli alle spalle”.
Solo a tarda notte è possibile visionare il testo completo del lungo dispaccio inviato (alle ore 3:00).
Il telegramma di Mussolini è un perentorio ultimatum italiano alla Grecia (visionabile in news del 28ott.).
ita-a-durazzo1In assenza di accettazione delle proposte fatte, le truppe italiane, alle 6 antimeridiane, avrabbero avuto l’ordine di invadere il territorio greco.

Che cosa è accaduto a Roma per indurre Mussolini ad inviare un ultimatum?

ita-a-durazzo3
Il Duce e gli alti Comandi italiani hanno maturato la decisione dell’attacco in soli tre giorni: dal 12 al 15 ottobre.

 

ita-a-durazzo2Nella mattinata del 15 ottobre Mussolini ha convocato una riunione segreta e, sentito il parere favorevole del Comandante Superiore in Albania, Visconti Prasca, ha dato gli ordini esecutivi.

Due gli esclusi dal vertice ristretto: il Capo di Stato maggiore della Marina, Ammiraglio Cavagnari e quello dell’Aeronautica, generale Pricolo. Ad aggiornare gli assenti penserà il maresciallo Badoglio 2 giorni dopo, in una riunione al Comando Supremo.
Badoglio illustra a tutti i desideri del Duce e afferma che il comando delle operazioni contro l’Epiro  è delegato alle forze dislocate in Albania. Gli viene fatto notare che le truppe inviate in settembre in Albania, però, non sono granchè: sono troppo poco addestrate. Sono truppe di stanza, non da attacco.
Badoglio fa spallucce, glissando la nota.

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Una volta occupato, il comandante di Albania chiederà tre divisioni di rinforzo che dovranno sbarcare nel golfo di Arta per poi proseguire verso Atene.
La Marina, che era stata tenuta completamente all’oscuro di tutto, si trova investita di due compiti decisivi: uno sbarco immediato a Corfù ed uno a Preveza, da lì a 15 giorni.
Mentre per il primo incarico non dice di no, per il secondo si oppone con tutte le sue forze, per motivi tecnici: il fondale è troppo basso.
mussolini1Ecco un primo ostacolo a Mussolini, a Prasca e imposto anche a Badoglio. Il rifiuto della Marina fa cadere subito ogni probabilità di successo per l’operazione G, ammesso che queste possibilità poi esistessero davvero. “Dato che anche l’aeronautica chiede una proroga – dice Badoglio – a questo punto spetta al Duce prendere una decisione definitiva, avendo lui la responsabilità del comando“.

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Dal diario di Ciano, di quei giorni (in breve).

15ott.     Presso il Duce a Palazzo Venezia, ha luogo una riunione per l’affare greco. Vi partecipano Badoglio, Roatta, Soddu, Jacomoni, Visconti Prasca ed io. La riunione è stenografata. Dopo, a P. Chigi, parlo con Ranza e Visconti Prasca, che mostrano il loro piano militare e con Jacomoni, che espone la situazione politica. Dice che in Albania l’attesa è vivissima ed entusiastica.

17ott.   Viene a vedermi il Maresciallo Badoglio e mi parla con grande serietà dell’azione in Grecia. I tre Capi di Stato Maggiore si sono unanimemente pronunziati contro.
Le forze attuali sarebbero insufficienti e la Marina non ritiene di poter eseguire alcun sbarco a Prevesa perché i fondali sono troppo bassi. Tutto il discorso di Badoglio ha un’intonazione pessimistica: prevede il prolungarsi della guerra e con esso l’esaurimento delle nostre magre, magrissime risorse.

18ott. (sera) Mussolini si infuria come una bestia. Dice che andrà personalmente in Grecia “per assistere all’incredibile onta degli italiani che hanno paura dei greci”. Intende marciare a qualunque costo e se Badoglio, che è dubbioso, darà le dimissioni le accetterà seduta stante.

25ott.  von Mackensen comunica intanto qualche maggior
particolare sui colloqui di Hitler coi Francesi e con gli Spagnoli e annuncia la stipulazione di un protocollo segreto tripartito colla Spagna. Il Duce manda una lettera al Gen. Visconti-Prasca: il colpo di sperone sull’ostacolo.

27ott.   Gli incidenti in Albania si moltiplicano: ormai c’è aria di vigilia di azione. Non si tengono più.

28ott.   Le cose sembra che vadano bene. Nonostante il tempo cattivo le truppe marciano con celerità, anche se manca l’appoggio dell’aviazione.
giornali-greciI quotidiani escono con la notizia dell’ultimatum già consegnato al Governo greco; a Mussolini i greci rispondono “OXI”, che significa NO. Metaxas fa leva sull’onore della nazione; l’ordine della mobilitazione è generale.

 

I retroscena segreti.

Dice uno storico: “paradossalmente i rapporti con la Grecia erano stati fino a quel momento abbastanza buoni; le mire espansionistiche di Roma erano semmai verso la Jugoslavia e non certo verso la Grecia. Soltanto nell’estate del ’40, dopo che la nostra offensiva preparata contro la Jugoslavia era stata fermata dal desiderio di Hitler di non provocare incidenti nei Balcani, successe che il gruppo di Ciano premette fortemente perchè si attaccasse la Grecia e così seguirono una serie di provocazioni, di una straordinaria stupidità, ordite dai gerarchi fascisti e dagli uomini di Ciano contro la Grecia che avevano come effetto di far crescere un’indignazione popolare autentica in Grecia senza avere nessuna eco in Italia.
attacco-allincrociatore-grIl culmine di queste provocazioni fu l’attacco proditorio all’incrociatore greco Helli, che fu affondato da un sottomarino italiano, rimasto ufficialmente ignoto, ma chiaramente individuato dai resti del siluro lanciato nel culmine di una festa religiosa, popolarissima in Grecia, il 15 agosto 1940. Il sottomarino italiano Delfino aveva sparato 4 siluri di cui solo uno colpì la nave vicino alle caldaie, causando l’incendio che determinò l’affondamento. Nell’episodio morirono 9 ufficiali e altri 24 furono feriti (ndr. team557)*.
annunci-greci-28ottIl fatto destò in Grecia una sorpresa assoluta. La situazione mostrava due aspetti ben distinti. Da una parte c’era il regime dittatoriale di stampo fascista di Metaxas che rischiava di vacillare sotto la minaccia dell’aggressione italiana, dall’altra vi era il popolo greco, che in maggioranza era contrario al regime, però davanti alla possibilità di un’invasione italiana si doveva raccogliere attorno a Metaxas. Gli inglesi, alleati da tempo della Grecia, spingevano il Governo greco a resistere agli italiani.
D’altra parte a Metaxas non rimaneva altro che una resistenza ad oltranza.
L’aggressione della Grecia apriva un terzo fronte principale per le Forze armate italiane che erano già impegnate pesantemente in Africa settentrionale (secondo fronte), dove Graziani aveva già marciato su Sidi el Barrani e dove stava avanzando verso l’Egitto.
Il primo fronte, per importanza, era il Mediterraneo ove la Marina e l’Aviazione cercavano di acquisire il controllo completo contro la flotta inglese.
E, come se non bastasse, 170 aerei erano stati anche mandati contro l’Inghilterra (un quarto fronte?).

Questa dispersione di forze era originata dalla convinzione dei politici e militari romani che la guerra fosse ormai sicuramente decisa con la vittoria tedesca e che all’Italia rimanesse solo il mettere le mani su alcuni pegni in previsione del trattato di pace. L’opposizione all’Italia era dato dall’appoggio di tutti i partiti al Governo Metaxas con la copertura della flotta inglese nel Mediterraneo.
Il 28ott. intanto le forze contrapposte, a scapito di quanto sostenuto dai reporter inglesi, erano 120mila italiani contro 90mila greci (e non 30mila!).
L’approccio iniziale dell’invasione non fu esattamente da “gita scolastica“, come era stato prospettato da qualche comandante di reparto. Il tempo estremamente piovoso, la mancanza di appoggio aereo, i rifornimenti difficoltosissimi e, non ultimo, la tenace resistenza greca, hanno disegnato l’immediato futuro di una battaglia all’insegna dell’impreparazione dei Comandi e dei soldati italiani che nessuno dei protagonisti aveva desiderato.
Le difficoltà nascevano dal fatto che le truppe italiane erano troppo distaccate dalle loro basi e i rifornimenti divenivano sempre più radi e irti di difficoltà; le strade erano pantano ovunque; poi c’era stato lo smacco della sostituzione delle armi.
Un fatto strano. Fino a tre giorni prima (quindi al 25ott) i reparti che erano stati addestrati per usare mitragliatrici Breda, si sono visti sostituire all’ultimo momento, queste armi con la mitragliatrice Fiat14, un’arma antiquata e poco funzionale, che i soldati non conoscevano affatto; poi la 35, il fucile G91 e pochissimi mortai. Questo era tutto l’armamento. I soldati li chiamavano “i fucili a tappi”.
Ma la cosa incredibile che ad alcuni ufficiali, all’atto della partenza per la Grecia, non è stata consegnata l’arma di ordinanza, oppure è stata consegnata scarica. Senza munizioni. Tanto che alcuni si sono dovuti fermare in armerie nel pressi del porto per acquistare, con soldi personali (189 lire), alcuni caricatori con l’assicurazione che però, una volta in battaglia, le munizioni poi sarebbero poi state disponibili.

* Dopo la guerra, l’Italia, come compensazione per l’affondamento dell’incrociatore Helli ha inviato l’incrociatore Eugenio di Savoia.
La notizia della responsabilità dell’affondamento fu inizialmente mantenuta ignota per non scatenare focolai di una guerra che poi è scoppiata 2 mesi più tardi.


il limone…neofascista

limoneneofascistaGià all’alba del 9 settembre 1943 il tedesco si era scarapicollato (è proprio il caso di dirlo…) in Italia ” per spremere il limone neofascista e l’ italiano, più che sia possibile “, come ripetè più volte Rahn. Per fare ciò i  tedeschi sorvegliarono e vessarono quella parodia di Stato che Hitler aveva voluto (Salò), cercarono di ridare vigore all’industria (cosa che a Mussolini non era mai riuscita) e organizzarono su vasta scala la razzia delle risorse, ovunque esse fossero.
Nota. Il Duce talvolta si abbandonava a sfoghi amari per questa evidente arroganza: ” è perfettamente inutile che questa gente si ostini a chiamarci ancora alleati… è meglio che buttino la maschera e che ci dicano che siamo un paese ed un popolo occupato come tutti gli altri... “. In effetti, il concetto è comprensibilissimo; peccato però, che lo dicesse solo ai suoi (pochi) subalterni e non agli interessati. Lo confidò chi respirava la stessa aria di Mussolini. I tedeschi, infatti, la pensavano esattamente così. “Mussolini non si poteva nemmeno lavare i denti senza il mio benestare...” disse Wolff. In questo clima, il Duce doveva presentargli un rendiconto mensile della produzione industriale in base a notizie che di per sè gli venivano fornite già corrotte, ma lui, questo, lo sapeva ed in fondo ne era contento. Un piccolo dispettino, quando si può lo si fa! Ma, guardacaso, la primavera 44 vide una consistente ripresa dell’Italia industriale del Nord e perciò notarono il Duce spesso corrucciato. Una breve fiammata che precedette il rapido declino che conosciamo, ma che fece sgobbare i tedeschi a riempire i treni e contribuì ad allentare in qualche modo le vessazioni.

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Che i pantaloni glieli abbassiamo noi o gli inglesi fa poca differenza per loro, ma se siamo noi, è meglio...” disse Hitler ed incaricò un generale, Hans Leyers, per sovraintendere le razzie da perpetuarsi a più non posso. Va mo là…
Qualche curiosità. Il lettore avrà sentito da qualche parte della razzie di macchine industriali, di viveri, ma la gamma di prodotti per l’amico tedesco era, a volte, anche decisamente curiosa: vi furono inclusi otto (8) tonnellate di…pipe (?!?) e trentadue (32) di bottoni, cravatte, scarpe e scope.

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Un’altra cosa super-curiosa. Quasi tutte le armi prodotte nel bresciano (7500 mitragliatori, 7000 pistole, 10.000 fucili di precisione, 100 pezzi di artiglieria, solo nel mese di aprile 44) furono trafugate direttamente dalle fabbriche dagli aguzzini tedeschi.
Materiale che l’italiano vero non vedrà mai, per avvantaggiarsene.
Il Governo di Salò si oppose come meglio poteva, cioè non disse nulla.
Grunt! E a proposito di razzie, quella più pesante ed efferata fu quella di uomini a tutti i livelli. Il Gauleiter tedesco Kurt Sauckel escogitò tecniche astute, spregiudicate e brutali per catturare braccia da mandare in Germania: retate improvvise nei cinema, teatri e perfino trappole all’uscita dalle chiese. Creativo. Comunque, braccia. Come bestiame.

comebestiame

Qui faccio un breve salto per raccontare un’altra curiosità –  cosa sempre così tanto cara a me -, di quei giorni di aprile.

Dunque. Siamo nel fastoso castello di Klessheim, vicino a Salisburgo, il 22 e 23 aprile 44 e immaginiamo la scena: da una parte c’è Mussolini con Graziani, Mazzolini, Anfuso e l’addetto militare a Berlino col. Morera; dall’altra c’è Hitler (una mezzasega confronto a Graziani e la cosa lo indisponeva non poco…) Ribbentrop (che contava come le coppe quando gioca …bastoni), Keitel (il lacchè), Rahn, Wolff, Toussaint e Dollmann. Hitler risparmiò ai suoi interlocutori il suo torrenziale e consueto monologo (tipo corazzata Potëmkin) perchè quella mattina era troppo occupato a impastccarsi di pillole magiche che lo stregone-dottor Morell gli aveva preparato per l’occasione. Il Duce, forse per emulazione cominciò a masticare forsennatamente caramelle a ripetizione e questa cosa, in qualche modo, gli impedì di formulare con energia le proteste che si era prefissato di riportare. Tanto, che ad un certo punto Hitler bisbigliò a Ribbentropp: “ma questo è ancora capace di parlare o è rincoglionito?“. Graziani percepì l’empass fisico dovuto alle caramelle e diede una botta sulla schiena del Duce d’Italia facendolo rinvenire… e suscitanto una contenuta, ma divertita, ilarità dei presenti. Ed allora, Mussolini tracciò un quadro della situazione che conosceva. Disse addirittura che l’internamento in Germania delle truppe era stato «consigliabile» se non «necessario» e facendo solo un tenue accenno alle famiglie degli interessati chiedendo che vivessero il meglio possibile (lì c’era anche il mio papà…, caro il mio coglione… e adesso te lo potrà dire come si stava…) e la riunione mattutina terminò, chiudendo questa scena fantozziana. Ma il pomeriggio Hitler tornò con una frase che lasciò tutti sbigottiti: ” Non sappiamo se e dove potrà avvenire un’invasione, ma se questa non avverrà entro sei o otto settimane l’ Inghilterra entrerà in crisi e tra gli Alleati si  verificheranno frizioni importanti “. Un particolare. Davanti ad Hitler si stava in piedi. Tutta la mattina. Poi il pomeriggio, pure. Sul finire della giornata, Hitler annunciò a Mussolini che avrebbe potuto sincerarsi della condizione degli internati visitando il campo di Grafenwöhr, dove erano rinchiuse 4 divisioni: la Monterosa, la SanMarco, l’Italia, la Littorio (600 ufficiali, 12.000 sottufficiali e soldati) che serbarono un’accoglienza entusiastica al Duce. Tutta gente raccimolata dai vari campi di prigionia per una nuova rigenerazione controllata e garantita. Mussolini rientrò da Hitler entusiasta a sua volta e disse: “ho visto come stanno, farò in modo di mandartene altri…“. Mussolini incentivante. Propositivo.
Mussolini doubleface.Musso-Grafenwohr


indiscrezione

carristi_in_filaA questo punto poco di quello so è vero. RESET. Il 27 maggio 1940, pochi giorni prima dell’entrata italiana in guerra, Balbo va da Mussolini e gli dice (in ferrarese): ” guarda che se si fa la guerra, in Libia ci vogliono non pochi carri pesanti e non quelle stupide scatolette di sardine!  ne avevo chiesti 500 a Badoglio e me li ha rifiutati!…“. Il colloquio si sposta con lo stesso argomento all’ambasciatore Von Mackensen che riferisce a Berlino. Il Fuhrer offre 250 carri. Badoglio (informato al volo) rifiuta. Dice che in Libia non si potrebbero utilizzare convenientemente.

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