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nero intorno a Faenza

nero-a-FaenzaE chi se lo ricorda più? Ormai non c’è rimasto più nessuno per parlarne, ma all’inizio le pochissime ( e sto già esagerando…) persone ideologicamente contrarie al fascismo furono costrette progressivamente al silenzio dal consenso popolare, pressochè totale. Perchè è di questo che parlo, del consenso della provincia. Di tutti. Poi le ritualità del partito si riflettono quindi in tutti i paesi circostanti, con le esagerazioni e le goffaggini che un mondo piccolo comporta, di fatto. Questo però lo diciamo noi oggi. Perchè allora NON sembrava nè goffo nè esagerato. legione-ManfredaQuindi non esisteva nessuna idea di comunismo, non si conosceva nemmeno Stalin, non si pensava a nessuna Bandiera Rossa (che non” trionferà per nulla…”) ed esisteva una coesione di popolo mai raggiunta prima nella storia.
Si alzi in piedi chi vuole sostenere il contrario!

Poca meraviglia quindi che Granarolo, orgogliosa di aver dato i natali a Berti, conti un agguerrito gruppo fascista che sarà il primo a confermare un’acritica adesione alla RSI (e, più tardi, alle Brigate Nere locali). sindacato-bracciantile-di-M
A monte, Modigliana aveva supplicato più volte il Duce di cencederle il passaggio dalla regione Toscana alla provincia di Forlì, cosa che otterrà, offrendo con gratitudine all’Acerreta un terreno ideale per periodici « campi DUX » di grande richiamo. Alla faccia dell’antifascismo. Brisighella a sua volta ospita campi estivi per la gioventù fascista, tra il borgo e il fiume, con frequenti manifestazioni pubbliche ricche di coreografie nella piazza o nel teatro cittadino (in tempi già bellici la visita di S.E. Russo, Capo di Stato Maggiore della MVSN, che passa in rassegna le Camicie Nere faentine, i cosiddetti «Falchi di Romagna»).fed.Tosi-in-teatro-Brisighe
Di Marradi restano le foto ricordo del cumulativo matrimonio di 16 CC.NN. della 71° Manfreda (21 settembre 1939).
L’agricola Russi infine si specializza in concorsi zootecnici (il «co­niglio fulvo») e di incremento demografico; Cotignola esprime il me­glio di sè con carnevaleschi carri finalizzati alla allegorica glorificazio­ne del Regime.
Intanto, negli anni ‘30, s’accentua nel faentino il fenomeno della immigrazione interna, con l’affluire in città di braccianti (ma anche coloni) indigenti, che specie dalle valli a monte si trasferiscono per evitare la più assoluta miseria. Finiranno per incrementare, con forti contrasti, i piccoli esercizi commerciali cittadini. Molte di queste cittadine entusiaste si dichiareranno poi ” Città chiuse al Fascismo” e aspireranno a diventare satelliti di Stalin. Dal ’43.
Il grande “voltone” era ormai alle porte.

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