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19/21/22/23 agosto 1943. cronaca

19 agosto: giovedi

  • Alle ore 7 si è conclusa a Lisbona la riunione Castellano-Militari Alleati.

Ribadiamo il punto.
Ci sono 3 canali diplomatici avviati, ognuno praticamente all’oscuro degli altri:

  1. quello di Guariglia, con Blasco Lanza D’Aieta,  Alberto Berio, via Tangeri
  2. quello di Ambrosio, con Castellano, via Lisbona;
  3. quello di Guariglia, con Grandi (?)

Eh già. Grandi, la faccia migliore del regime (bisogna vedere per chi…), forse la più conosciuta e apprezzata all’estero, viene inviato con tutta la famiglia a Madrid, come se fosse un weekend vacanziero, per raccogliere informazioni su Castellano e aprire sondaggi sullo stato dell’arte dell’ipotesi di armistizio.
Ci sarebbe da notare, per i più curiosi, che Grandi, dal 25 luglio era rimasto nell’ombra, nascosto a casa di amici, senza mai mettere il naso fuori di casa e senza fornire informazioni alla sua famiglia.    Per paura.
Poi, un bel giorno gli telefona Guariglia (che sapeva dov’era) e gli offre quest’incarico: “Bello! vengo subito!”, e via.

Da notare che la cessazione delle ostilità sarebbe entrata in vigore a partire dalla data e dall’ora che sarebbe stata comunicata – a sua discrezione – da Eisenhower e il Governo italiano doveva impegnarsi a proclamare l’armistizio subito dopo l’annuncio di Eisenhower.
Qualora il Re, a seguito di tale procedura, avesse rischiato la cattura da parte tedesca, si ipotizzò il suo momentaneo trasferimento pari alla sua posizione.

A Lisbona le parti diedero vita ad un doppio simmetrico inganno.
Castellano sostenne che Roma voleva un rovesciamento dell’alleanza e un’attiva partecipazione dell’esercito italiano alla lotta contro i tedeschi, dopo lo sbarco alleato.
Bedell Smith insistette per la resa incondizionata (che ossessione!) ed in più si presentò indifferente all’aiuto militare italiano.

Ma inspiegabilmente, Castellano, invece di rientrare a Roma per conferire dei risultati e rispettare la data del 30 agosto come ultimatum per la risposta italiana, per ragioni legate alla sua copertura si mette a bighellonare per le via di Lisbona per 4 giorni!

 

21 agosto: sabato

  • Castellano cerca di mettersi in contatto con Roma senza successo;
  • nel Quebec è approvato il testo dell’armistizio “lungo”;
  • Castellano non può rientrare a Roma: la nave dell’ambasciatore italiano in Cile è in grave ritardo;
  • Kesselring incontra Ambrosio.

Il generale tedesco ricorda che l’incontro con Ambrosio, presenti i capi dell’esercito, della marina e dell’aviazione, “fu molto corretto…e denso di un buon cameratismo. Molto tempo dopo ho saputo che era a conoscenza delle trattative già in corso.”

 

22 agosto: domenica

  •  Castellano invia due telegrammi cifrati a Roma. Talmente cifrati che a Roma i documenti non vengono capiti e non vengono trasferiti al C.S.
  • A Roma, in base a voci su un presunto tentativo di golpe fascista, sono arrestati Cavallero, Starace, Bottai e altri gerarchi.
    Durante l’arresto muore misteriosamente Ettore Muti.
  • Lo stato d’animo di Mussolini.

Siamo alla beffa! Castellano non comunica nulla a Roma, nè tramite l’ambasciata italiana di Lisbona, nè attraverso una trasmittente del S.I.M. che operava nella capitale. Soltanto oggi fa inoltrare al nostro ambasciatore Prunas due telegrammi in codice al Ministero degli Esteri. Il primo annunciava l’acquisto di una partita di volframio e l’altro diceva che la liberazione dei prigionieri ammalati sarebbe avvenuta entro pochissimi giorni. Il primo, spiega Castellano, voleva significare che ero riuscito a prendere contatto, il secondo che fra poco sarei tornato per riferire. Il significato dei telegrammi era facile da capire: perchè venivano da Lisbona e perchè non erano in corso trattative nè di volframio nè per i prigionieri malati! Mah!
Comunque a Roma non capirono una mazza. Si crearono polemiche basate su rivalità tra Ambrosio e Castellano, da una parte e Roatta e Carboni dall’altra. Di fatto, dopo dieci giorni dalla partenza di castellano nessuno aveva ricevuto notizie della sua missione!
Strano, ma vero.

In Italia la politica del “pugno di ferro” è attuata: sono arrestati molti gerarchi fascisti. Muore per mano di un sicario Ettore Muti (vedi articolo nel blog). Si regolano i conti tra le varie fazioni del fascismo.
Incomincia la guerra civile. Specialmente in Emilia-Romagna.

Di Mussolini si ha notizia tramite una lettera alla sorella a circa un mese prima della sua detenzione.
Per quanto mi riguarda mi considero un uomo per tre quarti defunto. Il resto è ossa e muscoli in fase di deperimento organico da dieci mesi a questa parte. Del passato non una parola Anch’esso è morto. Non rimpiango niente, non desidero niente (…) Per alcune settimane il mio isolamento morale è stato assoluto: dal mondo ho ricevuto un telegramma di Goering e un dono dal Fuhrer. Poi ho avuto i bollettini di guerra. Altre notizie sporadiche e rare. Io stesso non desidero che conoscere l’indispensabile. Nemmeno desidero i giornali. Come sai il nostro nome è bandito, esecrato, cancellato“.

 

23 agosto: lunedi.

  • Castellano parte in treno da Lisbona;
  • Kesselring incontra Hitler: il Fuhrer ha la prova del tradimento italiano.

Sarebbe bastato che Castellano partisse in aereo da Lisbona la mattina del 19, per guadagnare tempo prezioso e così facendo un’informazione diretta ed efficace al C.S. sarebbe giunta correttamente. Non si capisce come mai i due telegrammi non siano pervenuti sui tavoli dei vertici militari e civili. E poi ancora dopo, come non si sia proveduto a silurare quei due funzionari che avevano ricevuto i testi e le avevano considerati incomprensibili ed inutili cestinandoli! Qui sono nate anche parecchie supposizioni di sabotaggio della missione di Castellano, poi finite nel nulla.

Quando Kesselring incontra Hitler, questi gli chiede di smettere di avere fiducia negli italiani dal momento che aveva in mano la prova del tradimento (non dice quale sia…però). Da quel momento Kesselring dovette tenere in considerazione, nei suoi provvedimenti, la prevalenza dell’elemento politico.

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Amerika: il treno di Hitler

28 aprile2018. Mentre raccolgo da diverse fonti le informazioni utili a questo articolo, mi accorgo che nel web esistono notizie frammentarie e abbastanza contrastanti sull’argomento che, tra l’altro, avevo già trattato parzialmente nel 2016 con l’articolo “voglio l’Amerika“.
Oggi mi sono impegnato, credo, oltremodo.

Quasi sicuramente il miglior treno al mondo di quegli anni, era supportato lungo le linee principali da centinaia di soldati che presidiavano la ferrovia (24h su 24) non solo durante i tragitti programmati dal Fuhrer, ma sempre e con pertinenze di sorveglianza da stazione a stazione successiva, comprese gallerie e ponti, con la missione di proteggere il Cancelliere dai suoi nemici, interni o esteri.


Il treno era molto di più di un semplice mezzo di trasporto: era quasi un bunker, un quartier generale e un rifugio. Verosimilmente, intere pagine della storia furono scritte proprio qui, se si pensa che Hitler è stato il primo dittatore ad aver girato interamente il proprio Reich a bordo di Amerika. E’ stato il luogo dove hanno avuto luogo anche incontri determinanti, come Pétain e Franco ed è stato più volte preso in considerazione come obiettivo degli attentati contro, appunto, il Fuhrer.
A questo proposito, va detto che per rendere i tragitti più sicuri furono costruiti tunnel e gallerie imponenti che arrivavano sino a 20m di altezza e a 480m di lunghezza.
Il politico moderno di quei giorni che riusciva ad ottenere il consenso delle folle è stato il primo a capire che per ottenere il massimo dal popolo doveva incontrarlo di persona e dai primi anni ’30 cominciò a viaggiare in lungo ed in largo per farsi vedere ed amare, perchè sentiva che la storia poteva dargli ragione. In quanto amante della novità e delle tecnologie innovative aveva bisogno soprattutto della velocità e nel 1937 commissionò alla Reichsbahn il treno che gli venne consegnato due anni dopo; in quel momento lo chiamerà Amerika.

Per Hitler l’America è lo sterminio degli indiani: quella lontana terra lo affascina proprio per quel tipo di iniziativa, che sembrava autorizzarlo a fare lo stesso in Europa.
Il treno potrà viaggiare alla velocità di 120 km orari ed ogni vagone peserà 60 tonnellate. La bestia d’acciaio era molto performante; la sicurezza a bordo era garantita come in un quartier generale segreto. Durante i suoi viaggi era circondato dai suoi uomini, sceltissimi e poteva raggiungere ogni eventuale punto, a differenza dell’auto o dell’aereo e con grande tempestività.
Un treno imponente, austero, privo di qualsiasi decorazione futile, che ad ogni sosta era raggiunto da folle festanti dove, però, ogni minimo dettaglio era controllato e perciò ogni scalo avveniva in totale sicurezza.
Le SS di guardia erano sempre in ansia soprattutto ad ogni arrivo in ogni stazione dove avrebbe potuto nascere qualsiasi tipo di disordine o problema; per questo, prima di affacciarsi o addirittura scendere dalla carrozza, veniva attrezzato un cordone di sicurezza impenetrabile ed Hitler ne veniva informato non appena ultimato. Un quarto d’ora dopo il Fuhrer si concedeva al pubblico presente.
In breve tempo tutti gli alti esponenti del partito nazista fecero richiesta di un proprio treno privato; Goering addirittura fece installare in casa sua un modellino del treno, esattamente in scala, che presentò, in occasione del suo 38esimo compleanno a casa sua, in campagna.

Hitler aveva lanciato una moda. Himmler, Goering, Goebbels, Hess, ora potevano avere a disposizione un loro mezzo personale per i loro trasporti; per questo, allo scoppio della guerra nel 1939, esistevano contemporaneamente in Germania ben 25 treni-speciali con il relativo supporto armato.
Nel 1940, circa 300 vagoni ispirati ad Amerika e con nomi altisonanti come Asia, Africa, Atlas, Atlantic, Prussia (come se il Terzo Reich avesse già conquistato mezzo mondo), giravano per tutta la Germania a riscuotere consensi e lanciare proclami.


Nell’ottobre del 1939, Amerika fa il primo viaggio da Berlino a Bad Polzin, in Polonia, per visionare i primi successi dell’invasione in atto. A bordo del suo treno, Hitler dettò le varie strategie e nei giorni a seguire il mezzo di trasporto diventò la sua seconda casa, condivisa con gli esponenti più alti del suo Partito ed i suoi collaboratori, ma anche con segretarie, cameriere, cuochi, il medico personale, i conducenti del treno stesso, i meccanici e i soldati della sicurezza personale.
Tutto il personale era stato selezionato, ripeto, in modo maniacale: Hitler aveva voluto conoscere il background di ogni elemento, scegliendolo tra migliaia di pretendenti. Il treno era lussuoso e dotato di tutti i confort, con una carrozza dedicata interamente all’igiene personale; una zona molto frequentata da Hitler stesso e dai suoi ospiti.
Consegnato al Fuhrer in occasione del suo 50esimo compleanno, a causa del marmo pregiatissimo e del serbatoio d’acqua di 11mila litri, il vagone-bagno è pesantissimo: 78 tonnellate. E’ la nona carrozza dalla testa del treno, posizionata subito dopo il vagone letto riservato agli ospiti.
La prima area, isolata grazie all’impiego di amianto, conteneva due serbatoi d’acua da 2mila lt. e a fianco c’era un piccolo ambiente dove spogliarsi, seguito da 5 bagni con vasche, 2 delle quali realizzate con marmo e acciaio smaltato. Hitler si rasava la barba da solo, ma il suo barbiere gli tagliava i capelli sistematicamente ogni 15gg.
In una stanza dedicata. Seguivano 3 docce in marmo ed un altro piccolo anti-bagno. Tutti, comunque, erano dotati di vasca e doccia all’avanguardia; come sappiamo per certo, Hitler teneva molto all’igiene personale. Per lui, questo era un aspetto fondamentale.


La giornata del Fhurer cominciava alle 10 di mattina quando si recava alla postazione di comando per un confronto con il Capo delle operazioni strategiche; da qui impartiva gli ordini e osservava le squadre al lavoro. L’unica imposizione tassativa era quella del non fumare. Bisogna calcolare che la vita a bordo del treno rispecchiava la personalità del suo padrone: austera ed interamente dedicata al lavoro. Hitler pensava continuamente a come mantenere il potere e la sua sicurezza.
Dopo aver occupato la Polonia, il treno Amerika venne parcheggiato all’aeroporto di Tempelhof, appena fuori dalla capitale.
Attorno ad Hitler c’era un reggimento di SS, più alcune truppe della Wehrmacht, il cui unico compito era quello di proteggere lui e i suoi mezzi di trasporto, unitamente ai percorsi che avrebbe dovuto compiere, in modo molto scrupoloso. Si accertava che non ci fossero esplosivi a bordo, che nessuno fosse salito di sotterfugio, che il cibo fosse supevisionato e testato dai suoi addetti con criteri estremamente rigidi. Il personale doveva sempre essere di sola razza ariana e solo SS, appartenenti al Partito, selezionato con attenzione e le guardie del corpo di Hitler,dedicate esclusivamente alla sua persona, avevano una carrozza dedicata solo a loro. Favano parte del Sicherheitsdienst (servizio di sicurezza nazista) creato da Reinhard Heydrich, che in numero variabile da 22 a 26, sul treno lo accompagnavano in ogni spostamento minimo. Erano gli unici uomini autorizzati a vedere e parlare sempre al Fuhrer, in ogni istante.
A nessun altro era consentito e per nessuna ragione.

Nella parte posteriore del treno c’erano 4 cannoni anti-aerei, sempre attivi, con 4 artiglieri fissi per cannone sempre presenti. Nella parte centrale c’erano i vagoni dei soldati, con i letti, una cucina, i bagni, una lavanderia, un deposito per le armi e le munizioni; davanti, dopo la locomotiva di testa altri 4 cannoni con compiti speculari di difesa. I cannoni da 20mm avevano un tiro preciso fino a 2,5 o 2,7 Km erano semore antiaereo ma potevano essere usati per colpire bersagli a terra, a lato del treno, truppe nemiche o veicoli leggeri che si fossero avvicinati troppo al convoglio e in questo caso la gittata era ancora maggiore, raggiungendo i 4,5 o 4,7 Km, con una cadenza di 800 colpi al minuto.


Ad occuparsi di un intero Flakwagen c’era una squadra di 25 soldati.
A sostegno di ogni convoglio, in qualsiasi circostanza, esisteva sempre un aereo che seguiva e ne perlustrava il tragitto.
Hitler sapeva di avere anche il suo FW 200 (quadrimotore) privato capace di poterlo trasportare velocissimamente in qualunque luogo si fosse reso necessario, all’improvviso, assieme al suo Stato Maggiore.
Di circa 1200 tonnellate complessive, lungo 430m, normalmente composto da 15 vagoni all’avanguardia, Amerika, come tutti gli altri treni speciali, era trainato da due locomotive in testa al treno.
Non dipendeva tanto dal peso del treno, quanto dal fatto che se una di queste risultava danneggiata poteva essere sostituita dalla seconda.
Ma una locomotiva, prima di essere pronta necessitava di 8 ore di preparazione: veniva fatto bruciare il carbone e quando i 27mila litri di acqua giungevano ad ebollizione si formava il vapore che generava il movimento. Una locomotiva a vapore aveva un’autonomia di circa 250/300 Km e dopo aver percorso 100 Km bisognava pianificare una fermata ed effettuare un cambio. Per percorrere 200 Km bisognava disporre di 7 tonnellate di carbone e 30 d’acqua, mentre una nuova locomotiva pronta era molto più veloce da sostituire. Per un viaggio Parigi-Marsiglia venivano impiegate trale 10 e le 15 locomotive.
Dal 1942 venne utilizzata la locomotiva BR52, un modello tecnicamente più nuovo e più performante, sempre a vapore, che era prodotto dalla Skoda, in Cecoslovacchia e in tutte le fabbriche dell’Alsazia.

Un particolare. Poco prima e durante la guerra, quando Hitler era in viaggio con Amerika, il tragitto era conosciuto soltanto dal capotreno e tutto il traffico ferroviario nazionale veniva temporaneamente interrotto. Nessun altro treno aveva l’autorizzazione a proseguire il suo percorso, neanche se si fosse trovato lontanissimo da quello del leader nazista. I lavoratori delle ferrovie venivano relegati nei propri uffici e nelle proprie officine, cosicché non si trovassero nelle vicinanze al momento del passaggio del treno speciale. Una volta a destinazione, dal treno Amerika veniva inviato un segnale radio al Centro di controllo ferroviario per ristabilire il traffico. Tutta la documentazione del tragitto veniva sempre distrutta al termine della giornata; anche le più banali note di servizio. Nessuno doveva sapere dove Amerika fosse diretto e da dove arrivava.
In più il servizio di sicurezza mise in atto un altro sistema.
Alcuni ufficiali viaggiavano su un altro treno, molto simile in tutto e per tutto ad America, che viaggiava sullo stesso tragitto di quello vero, precedendolo di 30 minuti; in questo modo eventuali attacchi sarebbero stati effettuati sul treno sbagliato e non su quello del Fuhrer. A volte, c’era addirittura un terzo treno che seguiva tutti gli altri, per cui era impossibile indovinare su quale treno fosse Hitler.
I servizi segreti erano maestri nel depistaggio: prima annunciavano un orario, poi lo ritrattavano 2 o tre volte, in modo che nessuno sapesse esattamente cosa stesse per succedere veramente.
La carrozza chiave era la tredicesima dopo la locomotiva di testa, quello dopo quella della mappe tattiche; la carrozza della comunicazioni disponeva di tutte le tecnologie degli anni 40 ed era equipaggiata con telescriventi per cifrare e decifrare i messaggi in entrata. A seguire, i centralini per le chiamate in uscita, per le chiamate interne e poi il compartimento radio, gli apparati Enigma in connessione costante con tutti i fronti.

Gli uomini dediti a queste operazioni utilizzavano strumenti per la codifica e la decodifica, ma per poterli utilizzare dovevano collegare la carrozza personale del Fuhrer, le altre carrozze che avevano mezzzi di comunicazione e le carrozze delle guardie del corpo alla normale rete telefonica. Fortunatamente in ogni stazione era possibile effettuare questa connessione, che si rivelava anche molto semplice: bastava collegare un cavo generale e, dopo una ventina di minuti, l’aggancio alla rete nazionale era abilitato. Ma mentre Hitler era in viaggio, però, i telefoni non potevano essere utilizzati e l’unico mezzo disponibile era la potente radio da 700 Watt, quindi questo sistema era assolutamente fondamentale sul treno in corsa.


Il 12 aprile 1941 Mönichkirchen (vicino a Vienna) accolse Amerika e tutti i nazisti a bordo. Il treno si fermò all’ingresso di una galleria lunga 2700m; le locomotive vennero mantenute in pressione, pronte per trasportare il convoglio in un luogo sicuro in caso di attacco; Hitler diresse da qui l’attacco alla Yugoslavia che gli diede accesso alla Grecia. In questo modo potè portare aiuto alle truppe di Mussolini che non erano riuscite a schiacciare la resistenza ellenica. Nelle due settimane trascorse qui, tenne diverse conferenze e incontri diplomatici con il Re della Bulgaria, il monarca ungaro, il Ministro italiano per gli Affari Esteri e l’Ambasciatore tedesco in Ungheria.
Il 26 aprile 1941 Amerika ripartì da Mönichkirchen per Berlino mentre la Grecia capitolava.

Con l’inizio della capagna di Russia Hitler diventò ogni giorno sempre più paranoico, Amerika smise di essere un quartier generale: non lo riteneva più in luogo sicuro. Poi ci ripensò e usò il treno per raggiungere Rastenburg; qui passò due anni in mezzo a 2000 persone nella tana del Lupo e ad un caldo soffocante, in estate e un freddo titanico in inverno. Da qui se ne andò soltanto quando i russi furono alle porte.


Nel corso del Fronte Orientale il Fuhrer fece costruire circa 20 quartieri generali di massima sicurezza, come quello collocato a 600 Km a sud della Tana del Lupo: si chiamava Anlage Süd, o Installazione Sud. Qui vennero edificati 2 bunker enormi, operativi dall’estate del 1942, atti a far stazionare treni speciali. Si trattava di due ambienti fortificati costruiti in 10 mesi da centinaia di prigionieri; il treno di Hitler stazionava nel bunker di Strzyżów e quello di Mussolini a Stępina: gallerie lunghe 480m, larghe 8,3m e alte 12m, con muri spessi più di 2m. Il costo di queste gallerie fu talmente alto che, se rapportato all’uso effettivo durante il conflitto (2 volte) e solo per incontri con Mussolini, oggi rappresenta solo il livello di paranoia per la sicurezza, di quei momenti.


Con l’attacco di Pearl Harbour e la seguente dichiarazione di guerra agli Stati Uniti il treno ora non si poteva più chiamare Amerika e venne rinominato Brandeburg, in onore delle radici tedesche. ma in realtà, comunemente, verrà sempre chiamato “Führersonderzug“, cioè il treno speciale del Fuhrer.
Con la disfatta ad Est Hitler fu costretto a rientrare in treno a Berlino e dai finestrini si accorse della devastazione della città e delle campagne attorno.
Si pensa che Hitler abbia usato il treno per l’ultima volta quando viaggiò da FHQ Adlerhorst a Berlino il 15 gennaio 1945. Si trasferì infine a Bruck, a sud di Zell am See, in Austria.
Poi lasciò il treno a Grünewald, ad ovest di Berlino.
Nel maggio 1945, il Führersonderzug (numero 10206) fu fatto saltare in aria dall’ SS-Obergruppenführer Julius Schaub, su ordine di Hitler. Niente del Fuhrer doveva sopravvivere per gli Alleati.
Il resto delle macchine fu unito al treno di Himmler. La combinazione fu chiamata Brandeburg I e II poco prima della capitolazione; poi fu catturato dall’esercito degli Stati Uniti a Monaco di Baviera, dopo un’intensa lotta con gli inglesi per accaparrarsi quel bottino. Dopo la guerra, ciò che restava del treno fu convertito e smembrato per altri usi commerciali.


Obersalzberg: vita

prima parte

 

Fino alla primavera del 1943, Hitler si ritirava spesso nel suo castello di Berghoff, sull’Obersalzberg, dove lo aspettava, come sempre, Eva Braun circondata dalle sue amiche.

In questo periodo che ho citato, precisamente il 22 marzo 1943, con il suo seguito e dopo una sosta a Berlino, dove aveva preso parte alle celebrazioni per la Giornata in memoria degli eroi. Durante quella cerimonia andò a vuoto anche un ennesimo attentato contro di lui.

Per praticità, ma soprattutto per comodità innegabile, vennero trasferiti nelle località di Berchtesgaden, Salisburgo e Bad Rei­chenhall, che confinavano con l’Obersalzberg, Goering, Himmler e Ribbentrop. Speer, l’ho già scritto, stava a 200m; Bormann a lato-sopra il Berghoff. Poco più lontano al quartier generale, Keitel e Jodl vennero alloggiati, con i loro Stati maggiori, in casa del capo della Cancelle­ria del Reich, Lammers, tra Berchtesgaden e Bischofswiesen.
Warli­mont, con lo Stato maggiore della Wehrmacht, occupò la caserma di Strub, presso Berchtesgaden. Goering alternava come residenze la pro­pria villa sull’Obersalzberg e il proprio castello presso Norimberga. Il suo nuovo capo di Stato maggiore, Korten, che aveva sostituito il predecessore Jeschonnek morto suicida, prese alloggio con il proprio staff in un albergo di Berchtesgaden.
Il «Posto di comando campale» di Himmler venne spostato in una grande villa nei pressi di Salisburgo. Nelle vicinanze presero alloggio anche Doenitz e Ribbentrop, con i loro Stati maggiori: Doenitz in una villa e Ribbentrop nel castello di Fuschl, che era di sua proprietà.
Ora la guerra veniva diretta dal castello di Berghof, sull’Ober­salzberg.

Ma il ruolo di padrona di casa nel castello fu assunto da Eva Braun. Questo però era noto soltanto alla cerchia delle persone più vicine a Hitler.
Non appena ai castello comparivano visi estranei, Eva Braun, per disposizione di Hitler, non doveva assolutamente uscire dalle proprie stanze.
Dopo un incidente avvenuto a Monaco durante la guerra, Hitler ste­se un velo ancora più fitto sul segreto del suo rapporto con lei. Una sera alcune donne sconosciute di Monaco avevano insultato Eva Braun davanti alla sua villa, chiamandola «la puttana del Fuhrer».
Quando Hitler venne a saperlo, diede ordine di rafforzare la sorveglianza della polizia davanti alla sua casa. Al tempo stesso, da allora in poi vigilò in modo ancora più severo che né Eva Braun né le sue amiche al Berghof cadessero sotto gli occhi di ufficiali che non fa­cessero parte del suo staff personale.
Hitler non voleva perdere di fronte al popolo la sua fama di «uo­mo solo».
Gli orrori della guerra comunque, commuovevano poco Eva Braun, che ave­va le proprie preoccupazioni.
Nella cucina del castello di Berghof erano impiegate allora trenta persone. Eva Braun voleva a propria disposizione dieci donne in più, che tuttavia, a causa della mobilitazione totale per la guerra, non erano immediatamente disponibili. Ella se ne lagnò con Hitler, che, indignato, apostrofò ironicamente con Bormann: «Io faccio spazzar via intere divisioni, non dovrebbe essere troppo difficile procurarsi un paio di ragazze per il mio Berghof! Provveda immediatamente!».

All’Obersalzberg Hitler si alzava di regola intorno a mezzogiorno.
Poi il dottor Morell gli praticava una di quelle iniezioni stimolanti di cui ho ampiamente parlato [leggi: Herr doktor, o Herr doktor (appendice succosa…), poi di seguito Doktor Morell: therapie A, Doktor Morell: therapie B, Doktor Morell: terapie segrete ed indiscrezioni, ecc.].

Hitler faceva colazione da solo alla scrivania, nel suo studio e vi restava fi­no all’inizio della riunione dedicata alla situazione militare.
Questa aveva luogo due volte, fra l’una e l’una e mezza al matti­no e intorno alle dieci di sera. Poco prima dell’inizio arrivavano da Berchtesgaden le automobili di Keitel, Jodl, Warlimont, Korten e altri partecipanti, che poi si radunavano nella grande sala.
Infine si comuni­cava ad Hitler che tutti erano pronti. Egli scendeva la scala ed entrava nella sala, dove, dopo il saluto fascista, dava la mano a tutti. Poi pren­deva posto al tavolo, in una poltrona preparata per lui.
Di fronte a lui sedevano gli stenografi (almeno due), gli altri stavano in piedi intorno al tavolo. Le riu­nioni di solito duravano circa due ore. Se Zeitzler non era presente, la situazione sul fronte orientale era illustrata dal capo della divisione ope­rativa dello Stato maggiore dell’esercito, colonnello Brandt. Di solito Zeitzler restava nel suo quartier generale presso Lotzen, nella Prussia Orientale, e si recava all’Obersalzberg soltanto una volta alla settimana.
Quando i partecipanti alla riunione di mezzogiorno avevano la­sciato il castello, veniva servito il pranzo. In seguito Hitler restava per lo più nella sala, dove parlava con i suoi aiutanti, oppure legge­va le ultime notizie dell’Ufficio tedesco per le informazioni.
Per il pranzo di mezzogiorno si riunivano gli abitanti del castel­lo: il dottor Morell con sua moglie, Brandt, il chirurgo di Hitler e sua moglie, Hoffmann, Dietrich, Hewel, Lorenz, il reporter cinematografico del quartier generale Frentz, le segretarie di Hitler e i suoi aiutanti di campo con le mogli.
Inoltre per il pranzo si aggiungeva­no Bormann con la moglie e le mogli di Dietrich e di Speer.
Quando tutti erano riuniti, si avvertiva Hitler che il pranzo era pronto. Allora egli si univa alla compagnia e, salutando, baciava la mano alle signore. Poi prendeva ogni volta il braccio di una signora e la conduceva alla tavola.
Per questo era prevista una ben preci­sa gerarchia.
Le sue compagne di tavola erano di solito le mogli di Bormann, Brandt, Speer o Dietrich, oppure l’amica di Eva Braun, la signora Schönmann. La moglie di Dietrich non era molto gradita a Hitler come compagna di tavola. Non le era molto simpatica, perché si vestiva in modo antiquato ed era troppo silenziosa per i suoi gusti.
Alla sinistra di Hitler sedeva sempre Eva Braun, che come compagno di tavola aveva solitamente Bormann.

 

fine prima parte


leggeri…a tavola

Faccio un articolo per sottolineare il distacco che esisteva tra l’Europa in fiamme e il Berghof, residenza estiva und invernale di Hitler. Ricordo al lettore meno esperto che la zona di Berchtesgaden era il quartier generale anche di Goering, Himmler, Ribbentrop e più tardi anche di Donitz e di tutta una serie di super-ufficiali della Wehrmacht; quindi c’era poco da ridere: la località pullulava di SS come un vespaio. Non ci si poteva avvicinare. Neanche per dare solo un’occhiata. Ti sparavano e poi ti chiedevano i documenti. Se eri poi ancora vivo per darglieli. Però sembrava che la guerra fosse molto lontana.

H-al-Berghof

Il ruolo di padrona di casa nel castello fu assunto da Eva Braun. Questo però era noto soltanto alla cerchia delle persone più vicine a Hitler. Non appena al castello comparivano visi estranei, Eva Braun, per disposizione di Hitler, non doveva uscire dalle proprie stanze. E questo la dice lunga. Dopo un incidente avvenuto a Monaco durante la guerra, Hitler ste­se un velo ancora più fitto sul segreto del suo rapporto con lei. Una sera alcune donne sconosciute di Monaco avevano insultato Eva Braun davanti alla sua villa, chiamandola «la puttana del Fuhrer». Quando Hitler venne a saperlo, diede ordine di rafforzare la sorve­glianza della polizia davanti alla sua casa. Al tempo stesso, da allora in poi vigilò in modo ancora più severo che né Eva Braun né le sue amiche al Berghof cadessero sotto gli occhi di ufficiali che non fa­cessero parte del suo staff personale. Hitler non voleva perdere di fronte al popolo la sua fama di «uo­mo solo». Gli orrori della guerra commuovevano poco Eva Braun, che ave­va le proprie ansie e preoccupazioni.

BerghofNella cucina del castello di Berghof erano impiegate allora trenta persone (30). Eva Braun voleva a propria disposizione dieci donne in più, che tuttavia, a causa della mobiitazione totale per la guerra, non era­no subito disponibili. Ella se ne lagnò con Hitler, che, seccato, urlò severo a Bormann: «Io, faccio spazzar via intere divisioni; non dovrebbe essere troppo difficile procurarsi un paio di ragazze per il mio Berghof ! Provveda immediatamente!».

All’Obersalzberg Hitler si alzava di regola intorno a mezzogiorno. Poi il dottor Morell gli praticava la sua iniezione stimolante. Hitler faceva colazione da solo alla scrivania, nel suo studio e vi restava fi­no all’inizio della riunione dedicata alla situazione militare. Questa aveva luogo due volte, fra l’una e l’una e mezza al matti­no e intorno alle dieci di sera. Poco prima dell’inizio arrivavano da Berchtesgaden le automobili di Keitel, Jodl, Warlimont, Korten e altri partecipanti, che poi si radunavano nella grande sala. Infine si comuni­cava a Hitler che tutti erano pronti. Egli scendeva la scala ed entrava nella sala, dove, dopo il saluto fascista, dava la mano a tutti. Poi pren­deva posto al tavolo, in una poltrona preparata per lui. Di fronte a lui sedevano gli stenografi, gli altri stavano in piedi intorno al tavolo. Le riu­nioni di solito duravano circa due ore. Quando i partecipanti alla riunione di mezzogiorno avevano la­sciato il castello, veniva servito il pranzo. In seguito Hitler restava per lo più nella sala, dove parlava con i suoi aiutanti, oppure legge­va le ultime notizie dell’Ufficio tedesco per le informazioni.
Per il pranzo di mezzogiorno si riunivano gli abitanti del castel­lo: il dottor Morell con sua moglie, Brandt, il chirurgo di Hitler, e sua moglie, Hoffmann, Dietrich, Hewel, Lorenz, il reporter cinema­tografico del quartier generale Frentz, le segretarie di Hitler e i suoi aiutanti di campo con le mogli.
Quando tutti erano riuniti, si avvertiva Hitler che il pranzo era pronto. Allora egli si univa alla compagnia e, salutando, baciava la mano alle signore. Poi prendeva ogni volta il braccio di una signora e la conduceva alla tavola. Per questo era prevista una ben preci­sa gerarchia. Le sue compagne di tavola erano di solito le mogli di Bormann, Brandt, Speer o Dietrich, oppure l’amica di Eva Braun, la signora Schonmann. Alla sinistra di Hitler sedeva sempre Eva Braun, che come compa­gno di tavola aveva Bormann.

sala-da-pranzo

Durante il pranzo si chiacchierava delle cose più banali. Della guerra e dei suoi orrori non si diceva una parola. Si parlava dei ve­stiti delle signore, delle difficoltà che esse dovevano sopportare per­ché, a causa della mobilitazione totale, non riuscivano più a trovare dal parrucchiere la permanente a freddo o la manicure, del compor­tamento sfacciato degli ufficiali nei confronti delle donne sui treni. Su insistente richiesta di Eva Braun Hitler ordinò di rimettere in fun­zione presso i parrucchieri la permanente e la manicure. Quando si veniva a parlare del trucco delle signore, Hitler scherzava sul rosset­to di Eva Braun che macchiava le salviette. Egli disse ridendo che adesso, in tempo di guerra, il surrogato di rossetto era fatto con ca­daveri di animali. Temi favoriti di conversazione erano anche il tea­tro e il cinema, soprattutto i film a colori americani. A chiunque però era vietata la visione.
La signora Schonmann, una viennese che aveva sposato un im­presario per le infrastrutture edili di Monaco e aveva un tempera­mento vivace, provocava Hitler a duelli verbali. Il suo charme vien­nese aveva un notevole effetto su di lui. Essi discutevano di attori e direttori d’orchestra viennesi, sui detti di Federico il Grande, e per­sino sul modo in cui andavano preparati certi piatti, o di quanto può pesare un uovo di gallina. Hitler si faceva trascinare a tal punto dal­la discussione, che si faceva portare il dizionario Brockhaus oppure libri su Federico il Grande per consultarli.
Fra simili «dense» conversazioni trascorrevano i pranzi di Hitler al Berghof.
Dopo il pranzo le signore si ritiravano nelle loro stanze, per cam­biarsi in vista della passeggiata. Allora Hitler dava da mangiare al suo cane da pastore Blondi. Poi gli veniva portato il berretto e il basto­ne da passeggiata, e tutti uscivano a passeggio nel parco in direzione della casa da tè al Mooslahner Kopf.
passeggiata-serena

Prima che Hitler iniziasse la sua passeggiata, l’intera zona veniva ogni volta perlustrata da addetti del servizio di sicurezza. I posti di guardia erano collocati in modo da non capitare sotto gli occhi di Hitler. Dietro di lui camminavano il capo del suo reparto di polizia, Hogl e poi Linge, poi gli altri. Ad una certa distanza. Insomma: una vita di stenti.


attacco, ma faccio finta…

hitler-attacks-polandIl caldo dell’agosto 1939 deve aver dato in qualche modo influito alla testa del Fuhrer perché, hanno detto gli stretti collaboratori, non si teneva più. Gli era presa una fretta incontenibile. Ma anche i generali erano sul punto di esplodere. Ce lo racconta Linge in un raro ed irraggiungibile diario. Per giustificare l’invasione della Polonia senza una regolare dichiarazione di guerra, (nè più nè meno come i giapponesi a Pearl Harbor) occorreva un casus belli per far sembrare invece la Polonia la parte dell’aggressore…
Ma a chi vuoi darla da bere, idiota? Un topolino può aggredire un elefante?
« Dai, dai che è una bella idea! ».

stazioneradioIl protagonista di questo episodio, che è una tipica falsificazione nazista, è Alfred Naujocks ed è datata 10 agosto 1939. Questo furbone, appartenente al servizio segreto delle SS, è incaricato di organizzare un finto attacco polacco contro la stazione radio tedesca di Gleiwitz (l’attuale Gliwice), vicino alla frontiera con la Polonia. «Mi sono deciso a una azione di forza!» gridò Hitler subito dopo ad un’ennesima iniezione stimolante del dott. Morell, con gli occhi strabuzzati; a Bologna direbbero che era “fatto come un copertone!” . Vero. L’incidente, insieme con altri meno vistosi, doveva servire come prova tangibile della violazione delle frontiere tedesche da parte polacca. Poi ci avrebbe pensato Goebbels a giostrare la frittata secondo i migliori metodi nazisti. Infine poi, avrebbe usato l’episodio anche lo stesso Fuhrer nel discorso alla nazione, programmato per il 1° settembre. A mezzogiorno del 31 agosto, Naujocks riceve l’ordine di far scattare il piano alle 20. All’ora stabilita un gruppo di uomini delle SS, travestiti con uniformi dell’esercito polacco (vennero reperite 150 uniformi polacche, armi e libretti paga dell’esercito forniti dal capo del servizio segreto ammiraglio Wilhelm Canaris e 364 uomini), incominciarono a sparare contro la stazione radio tedesca. Poco minuti prima erano stati trasportati sul posto alcuni uomini in abiti civili, preventivamente drogati e del tutto privi di conoscenza. Si trattava di internati tratti dai campi di concentramento e sacrificabili per lo scopo. Dopo una brevissima sparatoria gli uomini di Naujocks occuparono la radio per il tempo necessario a trasmisero un comunicato in polacco in cui si dichiarava guerra alla Germania! “Secondo gli ordini“, dichiarerà poi Naujocks al processo di Norimberga, “prendemmo la stazione radio, mettemmo in onda una trasmissione di 3 o 4 minuti con trasmettitore di emergenza, sparammo qualche colpo di pistola in aria e ce ne andammo“.

desperation
E qui, qualche altra nota curiosa che Wiki non dice.
Poichè il Reichstag era stato convocato in tempi brevissimi, molti deputati che risiedevano fuori Berlino non poterono essere presenti alla seduta. I loro posti vennero occupati (come previsto e programmato) da uomini delle SS appartenenti alla guardia del corpo di Hitler e Goering. Essi recitarono la parte di deputati e “votarono” naturalmente a favore della guerra contro la Polonia.

Hitler39I nazisti riuniti nella Opera Kroll offrirono ad Hitler un’accoglienza follemente entusiasta. Si presentò come un sostenitore della pace (??!?) aggredito dalla Polonia, costretto dagli eventi a guidare il popolo tedesco nella lotta per la sopravvivenza! «Per la prima volta, questa notte truppe regolari polacche hanno aperto il fuoco contro il territorio del Reich. A partire dal­le 5,45 noi abbiamo risposto ai fuoco e, d’ora in poi, alle bombe replicheremo con le bombe». Il discorso sollevò ovazioni entusiastiche. I diplomatici e ambasciatori di Giappone e Italia applaudirono vigorosamente. Anche all’uscita del Reichstag, nel tragitto dalla Opera Kroll alla Cancelleria, una grande quantità di gente manifestò.
Il discorso era stato trasmesso con altoparlanti lungo il viale Unter den Linden e la Wilhelmstrasse. Mentre l’auto passava lenta la gente urlava ed applaudiva.

Come sempre, dopo un discorso importante, Hitler ritornava alla Cancelleria sfinito e tutto madido di sudore. Per routine consolidata, subito un bagno e la solita pastiglia di Ultraseptyl + l’inezione miracolosa. Altro che “fatto come un copertone!”; direi devastato! Per i curiosi, l’Ultraseptyl non era un tranquillante, ma un preparato chimico in uso contro i processi infiammatori. Un sulfamidico, insomma, che Morell prescriveva a scopo preventivo, discostandosi sì dalla posologia consigliata, ma a dosi controllate.

germansMa mentre il Fuhrer si “perava“, la beffa era già in atto da alcune ore. Alle 4,45 del 1° sett 1939, la nave di linea Schleswig-Holstein, ancorata nel porto di Danzica, aprì il fuoco contro la costa polacca, mentre già da 5 minuti i bombardieri di picchiata tedeschi avevano attaccato la cittadina di Wielun, a oriente di di Breslavia, causando la morte di circa 1200 civili. Ma qui ancora un’ultima nota curiosa. Ancora il giorno 26 agosto, un commando tedesco-slovacco aveva occupato col sangue il Passo di Jablonka. Ci si era dimenticati di informare il comando degli assaltatori del rinvio della data dell’attacco!


un gesto…carino

SudetiLa sera del 14 marzo 1939 la Nuova cancelleria del Reich era illuminata come non mai. Tirata a lucido (beh, poca fatica: era nuova di pacca ed era costata circa 88,9 milioni di marchi), attendeva l’arrivo di Hachà, il presidente della seconda Repubblica cecoslovacca, per la discussione finale sulla cessione dei Sudeti. Si saprà, di lì a qualche anno, che nelle stanze attigue Keitel, Schumundt e altri ufficiali dello Stato maggiore stavano già studiando i piani d’invasione della Cecoslovacchia. Per farsi avanti coi lavori! … Si capisce. Un gesto di distensione. Nota curiosa. Hachà, giunto a Berlino verso sera, era alloggiato all’Hotel Adlon. Hitler, adot­tando la famosa tattica di « ammorbidimento» che ‘gli era abituale, fece attendere il capo del governo cecoslovacco fino all’una di notte, prima di riceverlo nella Nuova Cancelleria del Reich. Così, per metterlo a suo agio. E per lo stesso motivo ha predisposto il passaggio dell’ospite attraverso un ‘intera compagnia di Leibstandarte “Adolf Hitler”. Tutti impettiti e con l’aria minacciosa. Va bene.

Hachà-arriveHachà entra, accompagnato dal suo ministro degli Esteri Chvalkovsky. Dopo aver percorso l’interminabile cammino per tutto l’edificio della Nuova Cancelleria ((146 metri)), essi compaiono davanti a Hitler. Questa volta Hitler non abbisogna di uno specchio per provare l’espres­sione del viso adatta allo scopo. Quando i due entrano, egli è ritto con il volto del più grande dominatore di tutti i tempi.

Le porte si chiudono.

Hacha-Hitler1939Dopo un gelido saluto, Hitler chiese ai due statisti cechi Hachà e Chvalkovsky di prendere posto al tavolo, dove si sedettero anche Ribbentrop, Goering e il segretario di Stato del ministero degli Inter­ni Stuckart.
Quest’ultimo è incaricato dell’amministrazione dei Paesi occupati.
Hachà viene messo di fronte alla richiesta di sottoscrivere un do­cumento già preparato che dichiara la Boemia un protettorato della Germania e fa della Slovacchia uno Stato indipendente. Questa volta Hitler non si accontentò, come aveva fatto durante l’incontro con il cancelliere austriaco Schuschnigg, di far comparire Keitel nel ruolo di Marte, il dio della guerra, per alludere alla con­centrazione di truppe tedesche alla frontiera. Egli dichiarò a Hachà, senza giri di parole, che la Wehrmacht tedesca era pronta a occupa­re tutta la Cecoslovacchia.

Hacha si rifiuta di firmare il documento. L’atmosfera nello stu­dio di Hitler si arroventa. Ribbentrop salta in piedi e si precipita su Hachà, per mettergli davanti ancora una volta il foglio da firmare, al quale Hitler ha appena apposto la sua firma.
Hitler minaccia Hachà: « Se lei non firma, i bombardieri tedeschi ridurranno Praga ad un cumulo di macerie fumanti!…».

Ore 01.09: dopo una 10 di minuti e sbraiti vari del Fuhrer Hachà sviene.

Intorno all’una e venti venne chiamato nello studio il medico per­sonale di Hitler, insieme alle SS Bornholdt, Hansen e Koster, che fa­cevano parte della guardia del corpo di Hitler. Poco dopo essi usciro­no portando a braccia il corpo immobile di Hachà, che collocarono in una stanza attigua. Morell pratica a Hachà, che è svenuto, un’inie­zione. Dopo qualche minuto il medico riesce a riportare in sé Hachà con una delle sue pozioni magiche e misteriose..

Hachà viene riportato a forza presso Hitler. Gli ficcarono in mano una penna stilografica e gli assicurarono che nessuno aveva l’intenzione di germanizzare il suo Paese. Al popolo ceco sarebbe stata garantita piena autonomia (la stessa di cui egli disponeva in quel momento…(nota leggermente sarcastica)).
Alla fine Hachà cedette e firmò.

Emil-HachaDopo che Hitler è riuscito a costringere Hachà a firmare, gli vie­ne in mente che al documento è necessaria una motivazione. Quindi, su due piedi viene formulato un « appello» della Repubblica cecoslovacca, che prega la Germania di prenderla sotto la sua protezione militare, liberandola subito in tal modo dai « disordini interni» e dalla « pressione sui propri confini».
Hachà firma anche l’appello.
Poi l’aiutante di campo di Hitler Schaub dà ordine all’ufficio te­lefonico di creare un collegamento diretto con Praga.
Barcollando e respirando a fatica, Hachà portò a conoscenza governo di Praga del documento appena firmato.
Le forze armate della Cecoslovacchia ricevettero l’ordine di deporre le armi.


aggiornamento documentari (pag.11)

09/04/11:

 

Operazione salvataggio” fa luce sulle peripezie e sui meriti di Rotondi per aver salvato le opere d’arte italiane dallle razzie tedesche; 2 ore  interessantissime per una storia poco conosciuta.

 

 

Ivan il terribile – il boia di Treblinka” di Aldo Bruno (1994) ci fa conoscere questo personaggio accusato di aver ucciso 27.900 ebrei. Ivan Demjanjuk è una specie di incarnazione simbolica dell’Olocausto. Nel documentario le accuse, la posizione della giustizia.

 

 

Goering” è una biografia di RaiStoria più particolareggiata di altre viste su altri canali;

 

 

meno comune è quella di “Ribbentrop“, il ministro degli esteri tedesco, da Historychannel,

 

 

segue quella di “Freisler“, uno dei giudici più nazisti e più faziosi della storia;

 

 

dallo stesso canale arriva “caccia a Paul Touvier“, il capo milizia francese al servizio dei nazi accusato di crimini contro l’umanità.

 

Team557


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