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Ettore Muti: la fine

Una cosa è certa: la guerra civile è incominciata il 24 agosto 1943.
Alle due di notte, com’è di rigore per i fattacci più misteriosi, l’ex segretario del Partito Nazionale Fascista Ettore Muti viene arrestato a Fregene da una squadra di carabinieri.
Poco dopo il suo corpo giace nella pineta con un colpo alla nuca (vedi foto) cappelloEM
La versione ufficiale parla di colpi d’arma da fuoco sparati dal bosco contro la scorta, poi di tentativo di fuga, di inseguimento, infine di ferimento ad opera dei moschetti dei carabinieri.
Ma è accettabile questa versione ufficiale?
Quali sono i motivi di dubbio?
Chi aveva interesse a sopprimere Muti?

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Note (rock around il 25 luglio)

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NOTE

— 01   Il Duce, dopo l’arresto, non avrebbe potuto essere ospitato nella sua residenza roma­gnola (come aveva chiesto espressamente, tramite il gen. Ferone al Capo del Governo, Badoglio, la notte stessa sul 26 luglio) in quanto il comandante la Tenenza dei carabinieri di Predappio, ten. Roberto Genova, lo aveva sconsigliato in una riunione tenutasi a Forlì con il questore e il prefetto della provincia, dott. Marcello Bofondi.  Motivo addotto: le temute manifestazioni ostili degli abitanti.

— 02   Per Badoglio, in preda a fremiti e forte depressione dopo l’arresto del Duce, ‹ le misure di polizia non erano sufficienti per la salvaguardia dei membri del nuovo Governo e le nuove cariche dello Stato ›; dovunque vedeva pericolosi movimenti di camicie nere, anche dopo che la camicia nera era stata sostituita con la camicia grigio-verde e messe le stellette al bavero, in luogo dei fasci littori; anche dopo che i gerarchi spauriti erano scomparsi . Proprio lui che aveva complottato sino a due giorni prima col Re, vedeva complotti ovunque e alternava momenti di panico a grottesche manifestazioni di euforia.

— 03   Badoglio protestava, seccatissimo, perché la sua au­tovettura era stata fermata da una pattuglia in servizio di ordine pubblico­ che paventava sicure epidemie a causa dei morti ancora insepolti. ” Moriremo tutti ” diceva, chiedendo l’aiuto dell’autorità militare perché gli affossatori rifiutavano la loro prestazione.

— 04   Casa Reale, era talmente nervosa che era infastidita dal ‹passo cadenzato delle pattuglie›, però non rinunciava alla sorveglianza. Badoglio chiese ed ottenne, per lo stesso motivo e anche per paura di probabili ritorsioni, nientemeno che l’abolizione del traffico stradale per un raggio di duecento metri dalla propria casa. ( questo fino al 9 settembre – ndr)

— 05   Come testimonia anche Giorgio Pini (vedi filmato) Benito Mussolini arrivò alla seduta del Gran Consiglio in condizioni fisiche debilitate dalla sua ulcera, che lo inibirono fortemente nell’uso della sua proverbiale verve. Era vittima di forti dolori già da alcuni giorni (si dice dal 21 notte) e la moglie Rachele lo aveva preavvertito che qualcosa sarebbe successo. ” u me dis nec e sang’... ( me lo anche dice il sangue!…)

— 06   Il 25 luglio, alle ore 18.20, l’ex ministro Guardasigilli prof. Demarsico ebbe un lungo colloquio con Vittorio Emanuele III. Il Re riferì i termini in cui si era svolta la famosa udienza tra lui e Mussolini. De Marsico accenna in particolare ad un punto: «Mussolini sosteneva che l’o.d.g. non aveva alcun valore giuridico perché il Gran Consiglio era ammesso, dalla legge, ad esprimere pareri, ma NON a votare…» il Re ribatté: «Se voi lo avete ammesso a votare, valido o no il voto dal punto di vista giuridico, esso ha per me un valore politico che non mi permette di restare inerte!»

(ndr) il Re erano circa due mesi che stava complottando con Badoglio il rovesciamento del Regime. Il dialogo sembra solo una scaramuccia tra due ladroni: il primo con discorsi falsi e di comodo, l’altro che si arrampica solo sugli specchi. In più, il Re aveva già le valigie pronte per la fuga verso Pescara.

— 07   il 3 ottobre 1943 in moltissimi giornali anglo americani si riportava la notizia che all’ annuncio formale di Badoglio, avvenuto il 28 luglio a Roma, – ” la caduta di Mussolini è avvenuta per l’azione del Gran Consiglio ” – , i giornalisti d’ oltre-manica in sala scoppiarono in una fragorosa risata perchè da mesi erano a conoscenza del piano ordito dal Re. Vittorio Emanuele III avrebbe in ogni caso licenziato Mussolini, meglio se attraverso una formula para-legale, senza però ‹ escludere un atto di forza ›. Per questo motivo, all’incontro delle ore 17 vi giunse armato di una pistola (era sotto un cuscino).  (ndr)

— 08   Dino Grandi, in quel momento Ministro della Giustizia ( per 4 giorni nascosto in casa di amici), in una intervista rivelò: «l’aspetto più impressionante del 25 luglio non fu quello delle folle scese, all’annuncio della radio, in piazza ad acclamare la caduta del Duce e del fascismo, ma la totale assenza di qualsiasi segno di opposizione, di dubbio, di perplessità. E alla domanda: « e allora, scusi, perché si è nascosto tutti questi giorni?»- rispose: «ma io non mi sono affatto nascosto! ero qui a disposizione di chiunque…!». Una bugia clamorosa. Molti dei 19 consiglieri che votarono sì lo avevano cercato disperatamente invano in ogni luogo. La madre aveva allertato anche i Carabinieri Reali.

— 09   Dino Grandi il 26 luglio espresse un doloroso stupore per le frasi “la guerra continua” e ” l’Italia rimarrà fedele alla parola data..” perché, secondo lui, ‹ capovolgevano il significato del 25 luglio e rischiavano di annullare i benefici sia all’estero, sia all’interno ›. Cercò diretti contatti coi Governi Alleati, offrendo di recarsi in volo a Madrid o a Lisbona, ma gli interlocutori si fecero negare appellandolo, tra le righe, come traditore.

— 10   Galbiati, Comandante della Milizia, appena lo incontrò (ancora Grandi) gli chiese: «o’, ma ci hai pensato alla guerra civile? Oggi si grida ancora Viva il Re, ma domani si griderà “a morte il Re! “». Grandi impallidì e replicò: « non è colpa mia, ma di Badoglio! ».

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Note a margine.

Non è detto che la Storia vera coincida con la memorialistica, o che essa si edifichi solo come un cumulo di biografie. La storiografia è una selezione vera, o almeno veridica ma non intera, dei trascorsi umani che cerca di avvicinarsi, quanto possibile, alla verità partendo da tutte le prospettive possibili. Parlarne non è revisione, non è apologia, ma ricerca del perché. Anche delle bugie.

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