Archivi tag: Fritz Hauschild

Wehrmacht & drugs

Nel maggio del 1940, nell’avanzata in Francia, i soldati della Wehrmacht riuscivano a percorrere 160 Km al giorno senza soste o riposo alcuno; i ricercatori più esperti oggi affermano che era impossibile raggiungere la destinazione in soli 3 giorni a bordo di quei carri armati e con quelle macchine a disposizione, a quel tempo. Gli autisti guidavano per giorni e giorni senza mai dormire. Arrivare a Sedan, attraversando la Mosa, in soli 4 giorni è stato sovrumano. E l’incredibile performance dell’esercito tedesco non era limitata alle sole forze di terra; sopra Dunkerque, gli aerei mitragliarono le forze britanniche per giorni. ininterrottamente. con gli Stuka. Non ci fu attimo di tregua.
Quello che stupiva gli osservatori Alleati era il fatto che i piloti fossero in grado di non perdere conoscenza durante l’accelerazione di gravità, cioè durante le picchiate. Sembrava che il Fuhrer fosse stato in grado di forgiare un’armata invincibile, in grado di fare l’impossibile.
Il 28 giugno 1940, Hitler stava già passeggiando sotto la Torre Eiffel.
Nel 1940, in Germania la ricerca nel settore farmacologico aveva raggiunto livelli molto avanzati: normalmente erano disponibili sostanze per restare svegli invece di dormire, c’erano droghe che facevano rilassare, tanto al punto di svelare verità nascoste (la scopolamina).
Con la chimica si potevano cambiare le persone. Avere il controllo della chimica significava consentire alle truppe di fare cose che normalmente non avrebbero potuto fare. Sostanze in grado di consentire cose sovraumane.
Nel settembre del 1940 girava la voce che i tedeschi stessero importando 50 tonnellate di surreni di manzo dall’Argentina, in un sottomarino, per convertirli in una super-droga.
Nel corso della Battaglia di Inghilterra venne catturato un pilota della Luftwaffe assieme al suo kit di sopravvivenza: c’era un preparato chiamato Eukodal, poi la novocaina (un sedativo), il mercurio (per disinfettare) e una sostanza che gli Alleati non conoscevano; pastiglie avvolte in stagnola dorata: era il Pervitin.

Nel 1938, l’industria farmaceutica Temmler, con sede a Berlino, acquistò dal Giappone il nuovo composto e, nonostante non fosse ancora stato testato, decise di lanciarlo sul mercato di massa spacciandolo come un “tirami su“. In quel momento erano normali farmaci da banco, senza bisogno di prescrizione medica, per non sentirsi depressi; quando si era stanchi o svogliati. Questo risvegliò subito l’attenzione dell’esercito.
Il Pervitin, in realtà, venne sviluppato dallo scienziato Fritz Hauschild, che era rimasto strabiliato dagli effetti delle benzedrine sugli atleti americani nelle gare alle Olimpiadi di Berlino del 1936.
Appena brevettato dagli stabilimenti Temmler, divenne in breve tempo di moda nella Germania nazista, la nazione che febbrilmente inseguiva il sogno di conquistare il mondo, perché bastava ingurgitarne alcune pasticche per rimanere svegli ed euforici per ore e ore.
Il capo dei medici del Reich, Otto Ranke, lo considerava «un farmaco militarmente prezioso!», poiché consentiva ai soldati di tirare avanti per oltre due giorni senza provare stanchezza e sonno e aveva effetti anche sul sistema inibitorio.
E così quando la Germania invase la Polonia, fu lo stesso quartier generale della Wehrmacht a distribuirne dosi massicce ai soldati tedeschi, assieme al rancio quotidiano.
In breve,  in Germania si arrivò a produrre, tramite più aziende, 833 mila compresse ogni giorno e nel 1944, quando le sorti della guerra erano ormai segnate, la Wehrmacht ne ordinò quattro milioni di confezioni.
Otto Ranke provò il prodotto su due giovani reclute lasciandole senza dormire per tre giorni annotando risultati miracolosi, ma bypassando il fatto che al termine dei tre giorni, terminato l’effetto del Pervitin, i giovani erano talmente distrutti che erano costretti a dormire quasi due giorni di fila. Questo era il prezzo da pagare.
Ma il bisogno bellico do prestazioni imponeva l’assunzione di una pillola ogni 4 o 8 ore, fino a resistenza fisica.
Ma a quel punto, saranno 35 i milioni di pastiglie assunte dalla Wehrmacht e dopo 2 anni di uso smodato apparirono enormi i problemi determinati dalla dipendenza dal farmaco. Più del 10% dei pazienti internati era affetto da abuso del prodotto e il problema arrivò al ministro della salute, Leonardo Conti, conosciuto come il sadico svizzero, che sovraintendeva un programma di eugenetica razziale, classificò la dipendenza da stupefacenti come una disabilità che prevedeva l’eliminazione degli individui affetti dalla patologia.
Gli internati per abuso finirono così nelle camere a gas, come le razze che precedentemente stavano perseguendo.

Il programma uccise anche molti medici tedeschi che per ragioni diverse facevano uso di morfina, perchè l’eugenetica di Hitler, al centro dell’ideologia nazista, era radicalmente contraria all’uso di droghe ed al loro impiego.
Ad un certo punto, al macchina da guerra tedesca stava per soccombere per la dipendenza dalla droga, con soldati che consumavano milioni di pasticche ogni settimana.
Nel giugno 1941, Conti pose un freno nel consumo del Pervitin emanando una legge che imponeva l’acquisto solo da civili e tramite prescrizione.
File segreti rivelano che però i soldati tedeschi erano ormai dipendenti e niente poteva impedire loro di trovare una dose. Il Pervitin era diventato ormai fondamentale per la Wehrmacht, tanto da non poterlo più proibire, ignorando la legge del Ministero della Salute. La sola Temmler arrivò a produrre fino a 600mila pasticche al giorno.

 

Anche gli Alleati si prodigarono nello sviluppo di droghe e la benzedrina sembrò la sostanza migliore perchè combatteva meglio gli stati d’ansia. I soldati si sentivano più coraggiosi e più determinati.
Nel 1942, in Nordafrica, venne fornito alle truppe per contrastare le armate di Rommel che imperversavano in ogni fronte. Si pensava che le benzedrine fossero la risposta alle truppe drogate tedesche.
In questo modo le truppe corazzate di Montgomery si trovarono coraggiose a tal punto da spingersi avanti sino al suicidio totale dell’unità. Però in quel modo gli inglesi si sentirono pronti a competere con i tedeschi.

Persino nella battaglia di Berlino del 1945 la droga venne somministrata ai ragazzi delle batterie contraeree.

Nel 1944, in mare i tedeschi erano ancora molto forti e perciò venne varata una nuova arma: un particolare sottomarino tascabile, a due posti, dove occorreva essere sempre vigili, attenti ma molto resistenti. Gli occupanti dovevano sottoporsi ad un rumore infernale per ore ed ore, in uno spazio estremamente angusto, senza dormire mai e per questo venne fornito un nuovo cocktail stupefacente. Per selezionarne gli ingredienti usarono i risultati dei test effettuati sui prigionieri del campo di Sachcsenhausen; cocaina e metanfetamina come eccitanti e aggiungono morfina sedativa per combattere la claustrofobia dell’abitacolo. Battezzarono il nuovo prodotto come D-9 che risultò così disastroso che i sottomarini tascabili non riemersero mai per raccontarne gli effetti subiti. Secondo i tedeschi, nessuno sopravvisse a questo tipo di operazioni.

Dopo la guerra, i soldati affetti da dipendenze si sono rifugiarono nel mercato nero per trovare il Pervitin; la Temmler poi fornì la sostanza sia all’esercito della Germania Est, sia a quello della Germania Ovest.
In definitiva, la storia del conflitto combattuto con le anfetamine ha lasciato posto solo ad un’epopea di dipendenza, di paranoia e di psicosi, con un’atrocità di disastri in tutti i campi di battaglia.
Le metanfetamine hanno provocato solo brutalità.

Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: