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Hitler: un figlio segreto

    «Voleva i diritti del Mein Kampf».

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fotoH+figlio

Un figlio segreto. Un piccolo Fuhrer che si è aggirato per anni per le strade francesi ma non è mai stato davvero riconosciuto ufficialmente. Dalle pagine del settimanale Le Point è emersa l’incredibile storia dell’erede segreto di Adolf Hitler.
La vicenda è stata raccontata dall’avvocato al quale l’uomo si era rivolto negli anni settanta per vedere riconosciute le sue origini.

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father&sonIL FIGLIO DEL FUHRER È MORTO NEL 1985. In base alle parole del legale, il figlio segreto di Hitler si chiamava Jean-Marie Loret ed è morto senza riuscire a dimostrare al mondo di essere l’erede di sangue del Fuhrer, per quanto se ne possa essere fieri. Secondo quanto ha riportato dal settimanale francese, Loret aveva anche pubblicato un libro di memorie nei primi anni ’80 dello scorso secolo, ma è stato storicamente ignorato da tutti.
UNA BREVE RELAZIONE AMOROSA DI HITLER NEL 1914. Eppure, come nei migliori romanzi, proprio poco prima di morire la madre di Loret, Charlotte, aveva rivelato all’avvocato Francois Gibault di avere avuto una breve relazione con Hilter nel 1914, mentre il Fuhrer era impegnato come caporale dell’esercito tedesco nel Nord della Francia.
LE PROVE: TEST MEDICI E TELE FIRMATE DAL CAPO NAZISTA. Sempre Le Point ha raccontato come Loret abbia cercato in ogni modo di far rivalere il proprio legame di parentela con il capo nazista: si era impegnato per ottenere dei test medici comparativi che indicavano la somiglianza tra padre e figlio e aveva portato come prova all’avvocato anche alcune tele firmate dallo stesso Hitler e che aveva ritrovato nel granaio della casa della madre.
Sul perché di questa rincorsa verso le proprie, presunte, origini, in molti possono domandare: secondo l’avvocato, Loret avrebbe potuto rivendicare una parte dei diritti del Mein Kampf. confrontoO semplicemente, senza farne una questione di soldi, invece di vergognarsi dei crimini contro l’umanità che ha compiuto il Fuhrer, l’erede diretto di Adolf Hitler voleva soltanto che il mondo riconoscesse la sua vera identità e quella di suo padre.

Considerazioni.

Questo sign. Jean-Marie Loret poteva fare valere la sua posizione fin dal 1946 e, probabilmente, qualche testata giornalistica lo avrebbe almeno ascoltato. Non dico creduto. Per questo esistono altre metodologie. Se, come dice, non era solo per una mera questione di soldi, a maggior ragione, imporre la propria identità doveva diventare una priorità da perseguire a tutti i costi. Più che scrivere un libro di memorie.


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