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Martin Bormann. more info

La curiosità ha spesso un prezzo: per ottenere risultati appaganti occorre essere abbastanza bravi e determinati. Nel mio caso, invece, credo sia solo una questione di mera fortuna. Ecco cosa ho potuto reperire su Bormann, DOPO il 1945.

  • Esistono documenti ufficiali argentini su Bormann, anche se la maggior parte di essi sembra essere misteriosamente scomparsa dagli archivi. C’è comunque ancora un documento, datato 5 ottobre 1960, firmato dal vice Commissario Justo Horacio Gómez – capo dell’Ufficio Divisione Federale – che riporta informazioni precise della presenza di Bormann in Argentina (rapporto 5-5-2. n° 99786). Altri rapporti sono contenuti in documenti della SIDE (Servizio di Intelligence dello Stato) datati 1960, mai desecretati, che si riferivano ad un libro segreto DAE (sempre del 1960) in cui c’era la pratica molto chiara, n. 3163, incredibilmente sparito o distrutto secondo quanto riportato dalla documentazione ufficiale del Coordinamento Federale.
    (qui la storia si allungherebbe ulteriormente, ma qui bisogna avere dei privilegi che io non ho)
  • Il 21 gennaio 1949, gli Stati Uniti richiesero ufficialmente la cattura di Bormann all’Argentina.
    (gli americani non richiedono ufficialmente una cattura se non sono matematicamente sicuri delle informazioni in loro possesso)
    Un sollecito fu inoltrato a tutte le unità del Coordinamento Federale (Polizia federale), secondo pratica dell’Interpol n.7490, ma la richiesta fu abbandonata clamorosamente per mancanza di un documento nel momento in cui si doveva effettuare una copia dei tanti spostamenti a cui il materiale relativo era sottoposto.
    Documentazione “mancante” ab libitum.
  • Nel 1953, nella casa che Perón aveva a Buonos Aires, in calle Teodoro García nel quartiere di Belgrano, il commissario Jorge Colotto (capo della guardia personale del presidente argentino) è stato testimone di almeno un paio di incontri fra Juan Domingo Perón e Martin Bormann.
  • Nel 1996 è stata visionata una copia, autenticata da notaio, di un passaporto che sarebbe stato usato da Bormann. Il documento, emesso a nome di Ricardo Bauer – di nazionalità italiana – (italiano, con un nome così?) era in ottimo stato e apparteneva alla Repubblica dell’Uruguay, con n. 9862. Come registrato nel documento, lo stesso sarebbe stato emesso dall’ambasciata uruguayana di genova, il 3 gennaio 1946 e, conformamente ai timbri dell’ufficio migrazione, sarebbe stato usato per viaggiare fra Italia e Francia nel 1947. Il passaporto scadeva  il 3 gennaio 1951 e non fu mai rinnovato. Nella foto appare un uomo di fisionomia molto simile a Bormann, registrato con professione di agricoltore con la particolarità singolare di una cicatrice vicino all’occhio sinistro, riportata anche alla voce “segni particolari”.
  • Il capitano delle SS Herbert Habel – che arrivò in Argentina con l’identità falsa di Kurt Repa, raccontò che Bormann era scappato da Genova nel 1947 (intervista apparsa sul quotidiano La Mañana del Sur) con l’aiuto dell’agente Franz Ruffinengo (un austriaco che lavorava con Perón) incaricato specializzato nell’aiutare nazisti in fuga dall’Europa. Esiste (se non si è perso) un foglio, scritto a mano, di Bormann che ringrazia Ruffinengo con queste parole: «voglia Dio che io abbia la possibilità di aiutarla così come Lei ha fatto con me. – f.to Martin Bormann -».  Era datato 24 aprile 1947, giorno in cui Bormann si stava imbarcando su una nave, battente bandiera egiziana (che trasportava banane), per uscire dall’Europa.
  • Nel 2011, il collaborazionista belga Paul van Aerscholdt disse che Bormann visse in Paraguay e Bolivia, dopo la guerra, con l’identità del prete Agustin von Lembach. Il belga disse inoltre di essersi incontrato con Bormann “quattro volte nel 1950” a La Paz. “Veniva dal Paraguay e stava preparando, con una ventina di ufficiali un colpo di stato per spodestare Perón, in Argentina”.
    Può sembrare folle che Bormann volesse far cadere Perón che tanto aveva aiutato i nazisti, ma i due erano entrati in conflitto sul tema della confisca dei beni espropriati ai tedeschi dal governo quando l’Argentina  dichiarò guerra all’Asse nel 1945.
    Nel 1945 Perón aveva restituito una percentuale bassissima di queste proprietà ai loro legittimi proprietari tedeschi, nonostante i reclami degli stessi. Il leader del giustizialismo aveva trattenuto alcuni valori introdotti clandestinamente nel Paese dai nazisti, che “non gli spettavano” provocando le ire di Bormann.
    Si parla di una montagna di soldi e proprietà immobiliari. Più propriamente, di una “catena montuosa” di soldi, di cui anche Evita Perón si era avvantaggiata negli anni precedenti.

Certo è che Bormann visse gli ultimi anni della sua vita in Paraguay, dove manteneva rapporti con l’Ambasciata tedesca di Asunción, come rivelato dai documenti ufficiali di quel Paese. Alcuni di questi attestano che anche il suo decesso, causato, come ho già scritto, da un cancoro allo stomaco e la sepoltura nel cimitero di Itá.
Solo il suo cranio venne riesumato e insieme ad altre ossa, sepolto a Berlino, dove fu successivamente dissotterrato per far credere al mondo che là era morto nel 1945, vicino alla stazione Lehrter.

 

secondo la rete:

  1. La testimonianza è di Erich Kempka, autista di Hitler, che lo vide addirittura colpito dall’esplosione di un carro armato.
  2. un’altra rivelazione è di Guido Giannettini, famoso agente «Z» del Sid che lo vedrebbe sepolto a Roma (vedi articolo)

E’ sempre impressionante la montagna di bugie riportate sui libri, sui giornali, nella rete, di moltissime cose relative ai nazisti.

Per ulteriori info:

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Reinhard Schabelmann: l’ultima intervista
il nuovo ruolo di Bormann.

La conversazione con questo signore è avvenuta con l’autore dell’intervista negli anni ’90. Nell’ultimo scambio epistolare rilasciò parole che riassumevano la situazione:

vi erano storicamente due schieramenti in campo, da una parte quelli che, con il frutto di ciò che riuscirono a spedire (in Argentina) — i proventi derivati dall‘aver mantenuto il silenzio e i compensi ottenuti per aver lavorato con il partito — comprarono proprietà, misero in piedi piccole industrie o si convertirono in semplici cittadini finanziariamente forti (molti si stabilirono a Bariloche, Rio Negro, altri si spostarono in Cile). Dall’altra — quelli che maneggiavano il grosso del bottino, trasferito già dai primi anni del conflitto — iniziarono a prendere le distanze dall‘utopica idea di riorganizzare il partito da qui (dall‘Argentina) e decisero semplicemente di investire i beni per il proprio personale beneficio. Si produsse quindi un’aspra lotta interna, fra coloro che fecero il lavoro “sporco” durante la guerra (le SS) e quelli più intelligenti che si impossessarono del bottino. Per anni questo è stato motivo di un costante, come dicono qui, “passaggio di esecuzioni” pagate con la vita.
Nello scontro eravamo tutti divisi ”. Fra i beni vi erano “migliaia di ettari a Cordoba, Santa Fé, il Litorale, Tucumàn; nel sud, a Mendoza, laboratori e il finanziamento di certi affari che nulla avevano a che vedere con i principi che avevamo
”, assicurò Schabelmann.

L’arrivo del gerarca nazista Martin Bormann in Argentina, avvenuto quasi tre anni dopo a quello del Fuhrer, accelerò il processo di intrighi e tradimenti fra nazisti latitanti, la cui causa di disputa principale fu disporre di cifre milionarie, terre acquisite, società tedesche create nel contesto dell’organizzazione finanziaria, oro e altri valori. In tal senso, le parole di Schabelmann sono molto chiare: “una volta – morto – l’Adolf Hitler condottiero, ci dovevamo preoccupare soltanto di un civile (lo stesso Hitler latitante in Argentina) questo facemmo e fin là arrivò la nostra missione. Quando Bormann arrivò in Argentina, la questione prese un‘altra piega. Diversi di noi ignoravano la situazione. Il governo di Adenauer, praticamente fino al 1951, fu gestito a livello economico dagli americani e a livello politico da Bormann ”.

Hitler era il passato, il passato doloroso della guerra sempre più lontano. Bormann — riciclatosi nella nuova epoca grazie alla sua intelligenza, ma fondamentalmente perché aveva le chiavi di accesso al denaro — era il presente, l’uomo che gestiva le finanze milionarie dei nazisti in esilio e i rapporti con il potere politico e militare internazionale.

Il punto è che, quando arrivò nel Paese sudamericano, fu chiaro a tutti i nazisti che colui che gestiva le finanze era lui e quindi ” lui ” deteneva il potere reale. In quel momento, l’ “eminenza grigia” — come lo chiamavano tutti — prese le distanze dal Fuhrer, costretto ad un’uscita di scena obbligata e alla clandestinità.
Hitler, morto, ma vivo, non era più utile né a Bormann, né alle Potenze Alleate.

E dal 1952 in poi, alla morte di Evita si aprì una caccia forsennata ai conti svizzeri aperti dalla sua sposa e con esiti letali per alcune persone. Bormann iniziò presto ad avere forti contrasti con Peron soprattutto in materia di affari. Si parla di tonnellate d’oro ed una montagna indescrivibile di soldi; finanze dalle quali Hitler era completamente estraneo e che interessavano solo a nazisti e presunti tali.
Il Fuhrer già non gestiva più l’argomento e per questa ragione si trovò, ad un certo punto, in difficoltà economica; la sua unica preoccupazione era quella di sopravvivere nel mondo del dopoguerra.
Come spesso lo si è sentito di ripetere, ” la sua grande fortuna consisteva nell’essersi salvato e poterne godere, nel suo esilio, insieme con Eva Braun “.


2 pesi 2 misure

Domandina semplice. Se è vero che l’Inghilterra ha dichiarato guerra alla Germania per aver aggredito la Polonia il 1° settembre-39 e per farlo ha avuto bisogno dell’appoggio della Francia, asserendo che quell’aggressione era meritevole dello “stato di guerra” perchè:
non ha dichiarato guerra , in egual misura, alla Russia 17 giorni dopo per la sua vile aggressione alla stessa Polonia, prima e alla Finlandia poi?

Churchill-WarForse per la stessa ragione per cui un topolino non dichiara guerra ad un elefante?

O il trattamento severo doveva essere applicato per forza soltanto alla Germania?

O esistevano altre ragioni per intraprendere una guerra?

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Forse si – forse no: vediamo.

L’economia tedesca era diventata una minaccia per il mondo intero controllato dalla finanza ebraica poichè Hitler aveva stabilito rapporti con paesi dell’America latina (vedi Argentina di Peron – segui la storia di Evita Peron e Venezuela) attraverso il baratto ma senza passare attraverso l’intermediazione delle banche della finanza ebraica e questo urtava fortemente un sistema operante a livello mondiale.

Poi esiste la tesi che sostiene l’illegalità di una garanzia offerta su base illegale alla Germania, in virtù della sua aggressione alla Polonia, a causa del fatto che, nonostante fosse stata presentata alla Camera dei Comuni da Chamberlain, non era ancora diventata legge poichè non erano ancora trascorsi i 21 giorni previsti dalla Costituzione inglese. Chamberlain fu poi costretto a dimettersi per il motivo.

Forse per distruggere la Germania con la sua economia che stava per essere seguita da altri paesi NON allineati al capitalismo anglo-americano si è creato un clima irreversibile di conflitto ideologico, prima di ogni altra cosa, poi militare.

GP.-PucciarelliTesi sostenute da Giampaolo Pucciarelli  e da altri che si mostrano in netto contrasto con la vulgata storica e scolastica che ci hanno insegnato in tutti questi anni.

Ma la domanda iniziale rimane.

Come si è potuto stringere un’alleanza con uno stato che aveva compiuto lo stesso reato della Germania? Francia, Stati Uniti, Inghilterra e confederati vari se ne sono forse dimenticati?

Clamoroso!

Ed in più, come se non fosse bastato, si aiuterà a sconfiggere Hitler con una imponente “legge affitti e prestiti” una dittatura che aveva già fatto fuori 53milioni di russi! Per caso, il bisogno d’aiuto cancella i reati? Sembra di sì.

Orange-sepRagioni a parte, l’aspetto controverso della questione consiste nel fatto che a questa risposta non ha mai dovuto rispondere nessuno ma che avrebbe potuto sollevare diverse polemiche irrisolvibili.

 


May be?

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Photoshop manipulation? Può darsi. Con molti software si fa anche meglio, ma queste trasformazioni sono apparse abbastanza prima di Adobe o Corel…

un sito americano dichiara:

Si sostiene che visse undici anni in clandestinità in diverse località che includevano l’Eden Hotel La Fada nelle Ande e in Bariloche e Villa Langostura prima di passare al Cile, dove morì nel 1985 all’età di 96 anni.  Esageroni!

– Dov’è finito Hitler? In un lussuoso e tranquillo hotel argentino! , questa è la storia che il regista e produttore Noam Shalev e ricercatore Pablo Weschler stanno cercando di dimostrare nel loro prossimo documentario: Hitler in Argentina , che uscirà il prossimo anno.

” Non sapremo mai la verità”, Shalev avverte, seduti negli uffici di Highlight Films , la società di produzione video che lui e Weschler eseguito in Bnei Brak . ” Ma ci sono prove sufficienti per costruire una teoria alternativa di ciò che si dice sulla fine di Hitler. ”

” Nessuno credeva storia del suicidio di Hitler nel bunker i russi ‘ “, dice Weschler . “Già nell’estate del 1945 , ci furono titoli che urlavano: ‘ Dov’è Hitler ?” Ciò che li ha ispirati per cominciare il loro film sono state le prove desecretate dall’FBI di un volo segreto di Hitler in Argentina .

“In quei giorni , l’FBI , e non la CIA , è stata responsabile per il Sud America “, spiega Weschler . ” E in quei documenti declassificati , vediamo che l’FBI prese molto sul serio la possibilità che Hitler fosse fuggito in Argentina . ”
L’FBI ha istituì un’unità speciale per indagare questa possibilità .

Shalev e Weschler sono convinti di aver raccolto prove significative che individuano la sorte di Hitler durante gli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Ispirato dalla fuga del libro di Hitler dal giornalista italiano Patrick Burnside , che hanno fatto ricerche in modo impeccabile.

“Quando Burnside pubblicato il suo libro , nel 1998 , ha ottenuto migliaia di e-mail da persone che volevano aggiungere informazioni “, dice Shalev . “Alcuni di loro erano pazzi , certo , ma non aveva abbastanza soldi per fare altre ricerche e scrivere un altro libro . ”

Il manoscritto di quel libro , che sarà pubblicato il prossimo anno , è stata una guida utile per Shalev e Weschler , e li ha portati a un famoso albergo .

” L’Hotel Eden a La Falda , Cordoba [ Argentina ] era di proprietà di Ida e Walter Eichhorn , che erano amici intimi di Hitler “, spiega Weschler . ” Hitler ha inviato loro una Mercedes Benz come un dono . E ‘stato il primo Benz in Argentina . ”
L’ hotel, una volta – opulento , ora in rovina , era il luogo di feste sontuose , e una serie di notabili , tra cui Albert Einstein , alloggiato negli anni Venti e Trenta . Le Eichhorns erano molto solidale nel sostegno per il partito nazista , e diede alti contributi finanziari .


“E ‘stato facile per loro riconoscerlo, perché la sua immagine era tutto l’hotel “, dice Weschler . Egli dice che la sua ricerca mostra che Hitler passò dall’hotel da un isolato ad una tenuta rurale in Argentina , dove visse i suoi ultimi giorni con Braun e le loro due figlie , e che morì a metà degli anni Sessanta -.

Il signore al tavolo somiglia in modo impressionante al Fuhrer. (la foto è uno scatto rubato)

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Hotel Eden, La Falda Argentina. L’hotel è stata mantenuto fino alla metà del 1960, fino a quando non cadde in rovina e fu abbandonato. L’albergo sembra essere ancora in uso come museo.

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Villa Langostura vicino a  San Carlos de Bariloche.

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San Carlos de Bariloche circa 750 km a sud ovest della capitale, Buenos Aires.

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Per anni si è sostenuto che i viaggi di Evita Peron in Svizzera servissero a prelievi dai depositi di Hitler per ripagare il suo imboscamento sul suolo argentino. Chi può smentirlo?

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