Archivi tag: escaping files

Escaping_files2017•13


la tenuta Flugel
l’aristocrazia in Argentina.

 

Negli anni 70 in Argentina e precisamente a Bariloche, molti nazisti erano ancora vivi e molti anche attivi. Ma la gente del posto non dava peso a certi fatti. Sì, si sapeva che qualche sottomarino era arrivato o si era incagliato sulle coste patagoniche, ma erano “cose della guerra ormai passate” o addiruttura “chi è questo Hitler?” il presidente della Germania poi venuto in Argentina? “Cosa c’è di importante in questo?”.
Così ragionavano gli anziani abitanti del luogo, senza dar peso alle cose che non li riguardavano…
Quasi tutti testimoni-chiave unici che vivevano lontano da tutto. Questa gente aveva sentito parlare della guerra ma non l’aveva vissuta perchè a migliaia di chilometri di distanza.
Dei dettagli della vicenda dei principali personaggi non gli importava; non significavano nulla, assolutamente nulla di diverso per la loro vita tranquilla nel sud del mondo.
Ciò anche a dispetto di cose estranee alla loro normalità.
Nella valle del Rio Negro c’era una tenuta particolare: la tenuta Flugel, nella zona di Guerrico, presantava alcune particolarità veramente poco ordinarie. Un’enorme entrata al podere: due bastioni, in stile medioevale, ne davano l’aspetto di un castello.
Era evidente che si trattava di una costruzione di grande importanza, con dettagli di lusso impensabili per una sola tenuta agricola. L’interno della casa mostrava una gran quantità di aree e stanze per gli ospiti. Un lungo tunnel, di quasi 40 metri, univa il seminterrato con il garage dove, un tempo, si parcheggiava un’impeccabile Mercedes Benz, come ricordano i vicini. Una sorta di via di fuga sotterranea.
Fuori, un grande parco con alberi, fiori e fontane.
Gli anziani della zona, concordano nell’affermare che il posto, a partire dagli anni ‘40, era amministrato da tedeschi misteriosi e che la proprietà era protetta pesantemente da “uomini armati” che non lasciavano entrare nessuno. Una vera e propria fortezza in cui arrivava gente sconosciuta, qualcuno anche elegantemente vestito.
I padroni erano Hans Flugel e Maria Luisa von Stocke Hausen.
La donna apparteneva a una famiglia della nobiltà tedesca con diverse proprietà in Europa. La coppia trascorreva parte dell’anno a Buenos Aires e il resto in Germania.
Queste persone hanno sempre dato rifugio e protezione nella tenuta e in un’altra località di San Martin delle Ande, dove si dice siano passati da lì Hitler, Mengele ed Eichmann.

Nel 1998 l’edificio era già in disuso e un manutentore era incaricato di occuparsi di tutte le strutture. Il soggetto, visto che possedeva tutte le chiavi della proprietà trovò una cassaforte da incasso dietro un grande quadro. Preso dall’entusiasmo volle aprirla ma non poté e dovette ricorrere a un fabbro per forzarla. “Pensavo di trovare soldi e invece era piena di documenti, tutti scritti in tedesco, decisi di bruciare tutto perché non era quello che cercavo”, disse l’uomo davanti allo stupore generale.
Li ha bruciati!” disse qualcuno. “Sì, non erano soldi e non servivano a nulla; c’era anche un libro pieno di indirizzi …”, aggiunse il Torti con il suo linguaggio semplice, una persona di scarsa cultura che, ovviamente, non conosceva il tedesco.
L’uomo non aveva pensato che quei documenti, se erano ben nascosti, dovevano essere molto importanti. Così, andarono perse per sempre prove sconosciute della storia dei nazisti.
Quasi sicuramente relative alla presenza di Hitler nel Paese.

A quel tempo Guerrico era una comunità rurale praticamente sconosciuta alle persone di Buenos Aires; figuriamoci al resto del mondo.


Escaping_files2017•12


testimoni oculari 2.
la guardia del corpo di Hitler.

Poi ci sono racconti d’oltreoceano che ascoltati oggi sembrano inverosimili, ma non lo sono. Una volte, le cose erano molto diverse.
Come la testimonianza, oggi non più verificabile, di Laureano Murecan, un cittadino di Bariloche che per tutta la vita ha raccontato a tutti che aveva visto Hitler girare in città con altre due persone. Ed era raramente creduto. Lui disse che a quel tempo era adolescente, poteva essere il 1947, Hitler “girava come un turista” e sembrava in salute. Non lo aveva più scordato.

Altra persona che assicurò di averlo visto nei pressi di Bariloche era Atilio Sartori, l’autista già defunto dello scienziato Ronald Richter, colui che diresse il fallimentare esperimento atomico dell’isola Huemul.

Un ulteriore conferma di Hitler nella tenuta San Ramón la diede Eduardo I., un anziano argentino che oggi vive negli Stati Uniti, ma al tempo stava vicino a Bariloche. Per merito dello zio ebbe modo di consoscere un certo Herr Kurt, un nazista che lavorava nella residenza di Quinchauala, sul lago Nahuel Huapi e, per qualche ragione, divennero presto amici. Entrati in confidenza, Herr Kurt confidò che Hitler stava vivendo a san Ramón e aggiunse che aveva ricevuto l’incarico di manutentore dell’impianto di riscaldamento del ranch. Di questo non se ne capacitava. “Lei non può capire cosa sia per un nazista avere, a 3m circa…    il Fuhrer in persona. Per me Hitler era Dio.
Cose da pazzi! Vivevo in un mondo che non avrei nemmeno potuto sognare…
A volte mi capitava di doverlo riaccompagnare a casa. La strada per il ranch era abbastanza percorribile. La casa era molto grande e c’erano molti cani, cani tedeschi ben addestrati.   Lui era sempre con un cappello, seduto, – volte gli tremava un po’ il braccio destro che quasi non muoveva – e senza baffi. Coi capelli molto corti. Le ultime volte l’ho visto camminare anche un bastone. Aveva però una memoria impressionante, con me parlava in tedesco; il castigliano lo parlava poco o niente“.
La cosa che ricorda maggiormente è il timore delle guardie che gli stavano sempre attorno. “Quando parlavo – dice Kurt – non si muovevano dalla porta della sala ed imparai a non muovermi poichè una volta che mi alzai in piedi di scatto per prendere un fazzoletto dalla tasca si precipitarono su di me come fulmini…“.

La scoperta della guardia del corpo avvenne per caso. A chi scrive nel 1998, è capitato di poter sentire una apprendere una storia scritta da Manuel Monasterio tempo addietro che non smette di sorprendere. Negli anni ’70 incontrò casualmente una “guardia del corpo” di Hitler. L’uomo che si faceva chiamare Pablo Glocknick, gli confessò di aver protetto il leader nazista nel sud dell’Argentina fino alla sua morte, avvenuta negli anni ’70.
Glocknick chiese a Monasterio di non raccontare la sua storia prima che fossero passati dieci anni dal loro incontro.
— Quando lo intervistai, Monasterio aveva 72 anni e, alle spalle, un’eccellente carriera nella marina mercantile. Il suo ruolo gli aveva permesso di accedere a buone informazioni durante la Seconda Guerra Mondiale, quando prestò servizio su alcuni mercantili argentini all’epoca del conflitto. Con i dati raccolti e con l’inedito racconto di Glocknick, il capitano Monasterio scrisse il suo libro.
Per andare dritti al punto, riporto di seguito parte dell’intervista al marinaio argentino:
Domanda:    Come ha conosciuto questo signore?
Manuel Monasterio: Mi si ruppe la macchina a Caleta Olivia (provincia di Santa Cruz), era un sabato e non c’era nessuno. Mi dissero che c’era un vecchio signore che era meccanico. Così entrai in contatto con lui.
D.:    Cosa le raccontò?
M.M.:    L’uomo mi disse di esser stato marinaio del Graf Spee e, dato il mio interesse sul tema della guerra, decisi di indagare.
Mi disse di esser stato meccanico della Sezione Macchine (della nave).
D.:    Lo conoscevano nel paese?
M.M.:    No, dicevano che era arrivato per cercare lavoro, ma io pensai non è venuto per cercare lavoro”, viveva come un eremita.
M.M.:    Mi raccontò di come divenne nazista. Come ai tempi la sua famiglia non avesse di che mangiare e come, con Hitler al potere, gli cambiò la vita. Poté studiare ed entrare nella Marina Tedesca. Poi, mi parlò di come arrivarono in Argentina con il GrafSpee. Di quando lo intemarono, con altri marinai tedeschi, a Còrdoba. Mi disse che là già c’erano molte autorità naziste nell’ambasciata tedesca, come ad esempio gli addetti della marina. Ognuno aveva le sue persone di fiducia.
D.:    Che altro le raccontò di quel periodo?
M.M.:    Mi raccontò che i nazisti sceglievano persone assolutamente affidabili e lui disse di essersi meritato la fiducia della marina.
D.:    Cosa le raccontò di Hitler?
M.M.:    Per prima cosa mi disse: “mi rimane poco da vivere e vorrei che le cose che so qualcuno le conservi”. Mi fece fare una specie di giuramento molto speciale, una sorta di cerimonia, e chiese che una cosa venisse rispettata: per dieci anni non dovevo raccontare niente a nessuno. Desiderava che fosse raccontato solo in seguito, e io rispettai il patto.
D.:    Come fu il racconto?
M.M.:    mi disse che, alla fine della guerra, dovette andare con un gruppo a scaricare un sottomarino. Lui era in missione. Apparve il sottomarino e sbarcarono persone. All’inizio non sapeva che in quel sottomarino ci fosse Hitler.
D.:    Cosa accadde dopo?
M.M.:    Hitler venne condotto in un ranch.
D.:    Dove?
M.M.:    Il luogo esatto non lo disse. Ricordò che affermò “nei pressi di Bariloche”. Glocknick aveva accesso alle informazioni perché faceva parte dello “staff”.
D.:    Sapeva che si trattava di Hitler?
M.M.:    All’inizio no, ma poi il suo capo gli spiegò. Addirittura lui stesso, in seguito, venne scelto per vivere con loro (con parte del gruppo giunto in sottomarino). E si rese conto che era il Fuhrer che decideva. Diceva che non aveva la stessa faccia, che era “un po’ cambiato” ma che era Hitler. Nella tenuta c’erano molti lavoratori che non sapevano per chi lavorassero.
D.: E così passava tutti i giorni con Hitler…
M.M.: Sì, così mi raccontò. Glocknick viveva in e autonomia dai suoi capi. Anche per lui Hitler era Dio. Mi raccontava la gioia più grande della sua vita era servire quell’uomo.
Mi diceva che a volte si svegliava e si chiedeva: sarà vero che sto con il Fuhrer? Credeva fosse un sogno.
D.:    Come continua la storia?
M.M.:    Passarono molti anni e Hitler perse potere, all’inizio andavano a fargli visita tutti i capi, poi non più.
Glocknick rimase fino all’ultimo momento.
D.:    Fino a quando?
M.M.:    Fino a che morì.
D.:    Dove?
M.M.:    In quella tenuta e lì lo seppellirono.
D.: E poi?
M.M.:    A Glocknick cadde il mondo. Credeva nei “mille anni del Reich”. Dopo la morte di Hitler, si lasciò andare, tutti i suoi sogni e le sue illusioni erano crollate. Iniziò a bere ed è in questo stato che lo trovai.
D.:    Glocknick era il vero nome della guardia del corpo?
M.M.:    Pablo Glocknick. Ma non so se fosse il suo vero nome…
D.:    Dopo lo vide ancora?
M.M.:    Mai più. Mi disse che ero il primo a cui lo raccontava e che potevo farlo a mia volta solo dopo dieci anni dalla sua morte.
Rispettai la sua volontà, non lo tradii.

In base a ricerche susseguenti Pablo Glocknick potrebbe essere il falso nome di Enrique Berthe, tecnico elettromeccanico del Graf Spee, in base al certificato di internamento in Argentina n°65-570.


Escaping_files2017•11


testimonianze oculari.

 

Secondo una testimonianza di una persona che desidera restare ancora anonima:

fino a poco tempo fa c’era una signora di Neuquén, di nome Sarapura, che aveva una foto di lei e d Eva Braun a Inalco nel 1947… le dicevano che non poteva essere Eva. Morì giurando di aver lavorato per lei a Inalco. Ma non si troveranno altre prove viventi, però mio padre non faceva scherzi, non mentiva mai e non esagerava, ed io tanto meno…”.

Nel 2012, per caso e durante una chiaccherata informale, venne raccolto un ricordo di un banchiere di nome Trosso. Una persona che sapeva moltissimo della vita di Hitler e che aveva acquistato  molte proprietà che appartenevano ai nazisti, come per esempio Inalco. Questo banchiere aveva raccontato di aver parlato più volte con Hitler che aveva vissuto lì per un paio di anni. Nel ’48 o ’49.
Oltretutto sapeva che il leader nazista svolgeva delle riunioni in una torre (la torre saracena, di guardia) nella penisola di San Pedro e dove incontrò in più di un’occasione proprio Perón.
Spiegò che a Inalco, poco prima era arrivato un primo idrovolante, alla fine del 1947. E’ impensabile che Hitler potesse risiedere là senza un apparecchio aereo a disposizione per effettuare viaggi di lavoro o per scappare in caso di un allarme lanciato dalla sua sicurezza…

La novantaseienne signora Donna Francisca Pancha Huichapay ha raccontato, prima di morire, che era arrivata a Bariloche nel ’48, appena sposata e parlava pefettamente il tedesco essendo cresciuta in una colonia germanica nel sud del Paese.
Disse che aveva conosciuto un cuoco tedesco, “razzista e di bassa statura”, che rimase a lavorare per tre anni, ma lei pensava che il lavoro fosse solo una copertura. Il cuoco si trovava a Bariloche con altri camerati nazisti e del massimo livello del Partito Nazionalsocialista. In confidenza con il cuoco, seppe che Hitler veniva condotto all’hotel Parque in orari notturni, dopo aver attraversato il lago dalla sponda nord. Sbarcava sul molo e successivamente si incontrava con uomini di fiducia. Il cuoco aveva il compito di coordinare questi incontri e soprattutto di garantire la sicurezza per l’arrivo di Hitler. Per questo, non c’erano ospiti in certi giorni, nè estranei e non si accettavano prenotazioni. Lo”chef” disse che Hitler viveva sulla sponda Machete, zona nord del lago Huapi, dove appunto c’è la residenza Inalco e che era arrivato da non molto da San Ramón. Aggiunse che Hitler visitava il sud del Cile e che durante gli spostamenti viaggiava “mascherato“, senza però rivelarne i dettagli del travestimento. La figlia di Donna Pancha, ereditiera del racconto, ha ricordato che sua madre ed il cuoco erano rimasti in confidenza ed in intimità per moltissimi anni.
Una versione poressochè uguale era sostenuta anche da un’altra signora di Bariloche, Viola Eggers, che è già venuta a mancare.

L’ex ministro del Turismo di Rio Negro, Omar Contreras, confessò nel 2013 che da piccolo entrò con suo padre nella Torre Saracena, costruzione voluta dai nazisti. “Fu una cosa strana e misteriosa.
Vidi l’ingresso ed una porta semi aperta, entrai e decisi di guardare oltre. C’erano bandiere naziste appese ad una parete. C’era un gruppo di persone che parlava e non in castigliano. Potevano essere dieci. Non in uniforme, erano attorno ad un tavolone dove c’erano molti fogli e – parlavano con tono basso -.
Poi arrivò un signore con tono serio e disse: “Di questo non si parla” e ci fece segno di uscire.
Il padre spiegò che i nazisti stavano costruendo torri in “centri energetici” in diverse parti del mondo e che questa forse era una delle più modeste.

Un famoso attore uruguayano, Carlos Perciavalle, affermò di aver visti Hitler ed Eva Braun a bariloche negli anni ’70. La rivelazione è del 2011.

Dirò una cosa che in genere non racconto. Ora, è arrivato il momento, bisogna dire tutto, e ho per testimone una persona come China Zorrilla. Io e China vedemmo Hitler e Eva Braun a Bariloche nel 1970. Stavamo girando “Canciones para Mirar” di Maria Elena Walsh e alloggiavamo in un hotel che si chiama El Casco, splendido, in riva al lago Nahuel Huapi. Era presto, il tramonto, e io dissi a China ‘facciamo gli americani, andiamo a mangiare presto”. Stava spuntando una luna impressionante, e il cameriere che ci ha serviti — dallo spagnolo incerto , mi disse: “il proprietario dell ‘Hotel sa che siete artisti famosi di Buenos Aires e desidererebbe salutarvi qui vicino, nella casa che si trova accanto all‘hotel. Una volta usciti, bussate al portone a fianco e vi riceveranno”. Uscimmo dall‘hotel e c‘era un muro, alto circa 25 metri e una porta in legno, suonammo al campanello e la porta si aprì, apparvero automaticamente dodici dobermann in fila con i musi ad altezza differenti e una voce in tedesco li ammonì di rimanere fermi. I cani  rimasero immobilizzati. Entrammo in una casa enorme che aveva al centro un camino con un tubo che saliva fino al tetto, girando per questo posto gigantesco c’era moltissima gente, moltissimi tedeschi, tre zone con finestre a vasistas che davano sul lago, divino…
Al centro, seduti a un tavolo, circondati da tedeschi c‘erano Hitler e Eva Braun. Proprio loro.
Ero piccolo quando c‘era la guerra, ma abitavo davanti al Rin, ricordo perfettamente le notizie e le foto di Hitler e di Eva Brawn. China e io rimanemmo di stucco. 11 padrone dell’hotel ci accolse amabilmente, non fece il minimo gesto di presentarci nulla del genere, ancor più che erano lontani, il posto era enorme e c ‘era veramente tanta gente. Hitler continuava a portare i baffi come nel quaranta e pochi capelli in testa. Questo lo abbiamo iniziato a raccontare da poco. Ci guardammo molto preoccupati io e China e decidemmo di scappar via rapidamente. Dicemmo “molte grazie “, “troppo gentile “, perché avevamo terrore, terrore di fronte alla sola presenza di quell‘essere diabolico. Salimmo in auto — mi ricordo che avevamo affittato una Volkswagen — andammo in centro a Bariloche e non dicemmo una parola per paura che ci avessero messo un microfono e ci uccidessero. Sulla strada, costeggiando il Nahuel Huapi — perché era abbastanza lontano dal centro — non parlammo mai. Arrivati in hotel, bocca chiusa, ci chiudemmo in stanza e dissi a China “hai visto quello che ho visto io? Non possiamo raccontarlo, né dire una sola parola” e non abbiamo mai detto nulla a nessuno dalla paura, mai più. Passarono gli anni e nel 2001 ero in vacanza con Antonio Gasalla, (altro attore) eravamo all ‘hotel Edelweiss, di Bariloche. C’era un vecchio tedesco che era il gestore, molto anziano, molto alto. Parlai con lui… e gli raccontai che a fianco a El Casco vidi Hitler e Eva Braun. Allora lui mi guardò attentamente e mi disse: “tutti noi tedeschi di Bariloche sapevamo che Hitler, il Fuhrer, viveva sei mesi in Argentina e sei mesi in Cile, dipendeva dal passo, se era aperto o chiuso per la neve“. Risposi: “ma mi dica com‘è possibile che trovarono Eichmann e tanti altri nazisti, ma non trovarono il Fuhrer, che ho visto con una mia amica, China Zorrilla.” Mi guardò intensamente e disse: “Lei chi pensa che pagò? Lo Stato d’Israele con tutto l’oro che Hitler portò qui e che sbarcò — in un punto che poi vidi dalla strada che costeggia la spiaggia — si salvò con metà dell’oro, l’altra metà la diede a Perón e con il resto visse fino alla morte
“.


Escaping_files2017•10


Inalco
continua

Esistono anche dettagli interni della residenza. Nella parte superiore della casa, con vista sul lago, guardando verso sud, ci sono 2 grandi stanze da letto, una con il balcone, comunicanti fra loro tramite il bagno in comune. Come in Germania. Nel bunker di Hitler, dove convisse con Eva Braun diverse settimane, le stanze dei due erano separate da un’anticamera, all’interno di un piccolo appartamento, con bagno in comune. Secondo Albert Speer, Eva non dormì mai nella stanza di Hitler; al Berghof aveva infatti la sua camera personale. La stessa cosa venne replicata nella residenza del Fuhrer a Berlino e così dissero anche altre donne che ebbero l’opportunità di avvicinarsi intimamente al Capo della Germania nazista.
L’energia elettrica del sito era fornita da quattro motori di sottomarino (notizia di un ex-lavorante), come anche nel sito dell’isola Huemul; i nazisti sapevano sfruttare al massimo tutte le risorse a disposizione.
Se i sommergibili venivano affondati per non lasciare tracce visibili dell’entrata illegale in Argentina, veniva fatto, ma non prima di averlo svuotato di tutto il “riciclabile”: motori, strumentazione di bordo e quello che si poteva portare via dal mezzo.
Nel retro dell’edificio principale, che vantava una svastica in bronzo rimossa negli anni 70, completamente occultato, esisteva un bunker sotterraneo di 3 stanze con un proprio sistema di ventilazione che affiorava in un paio di punti della superficie.
Tra i particolari curiosi si annovera il fatto che si giocasse a scacchi, all’aperto, su di una scacchiera gigante con “pedine umane” che si muovevano d’accordo con le indicazioni dei giocatori.
Hitler era un giocatore di scacchi sin da giovane. La professoressa d’arte di Hitler, Emma Lowenstramm, nel 1909 dipinse un quadro in cui si vede il leader nazista, a vent’anni e lenin, che per quella data ne aveva quaranta che giocano in una casa a Vienna. Il quadro venne poi firmato da entrambi i personaggi.

In una delle case a fianco del complesso, quella più vicina al molo e conosciuta come “casa dei piloti“, abitavano gli aviatori assegnati ad Hitler. Essi dovevano assolvere i compiti di spostamento e di sorveglianza. Due idrovolanti militari Fairey III-F furono messi a disposizione del sito come, sembra, conseguenza di un allarme di una possibile invasione cilena, segnalata per uno strano acquartieramento in zone limitrofe al confine sud del Paese. Sembra che al tempo, un attacco di sorpresa avrebbe permesso la conquista di Nequén e l’avanzata su Bahia Blanca, città strategica sull’Atlantico.
Quindi agli idrovolanti era demandata dal governo argentino la ricognizione legale di quel territorio nazionale che pianificarono almeno 10 voli settimanali.

Una testimonianza di David Palmieri.
mio padre sapeva che Adolf Hitler viveva a Bariloche perchè era un filonazista, nazionalista come la maggior parte della sua generazione. Papà diceva con naturalezza che se si desiderava vedere Hitler l’unica cosa da fare era andare fino a La Langostura e vederlo, senza baffi, con i capelli molto corti, passeggiare affabilmente con cinque pastori tedeschi, nei pressi della Villa. Sembra vivesse a Inalco.
Papà e molta altra gente lo videro. Però o sono morti, come papà, o non parlano per antiche paure. Fino a poco tempo fa c’era una signora di Neuquén, di nome Sarapura, che aveva una foto di lei e Eva Braun a Inalco nel 1947..; le dicevano che non poteva essere Eva.
Morì giurando di aver lavorato per lei a Inalco. Prove non se ne trovano più .., però mio padre non faceva scherzi e non mentiva mai“.

A partire dal 1947 la residenza funzionò a pieno ritmo: l’idrovolante volava avanti ed indietro portando Hitler e altri nazisti; un potente apparecchio, con una grande antenna permetteva di comunicare e le guardie armate vigilavano tutto. Hitler ha vissuto qui per due o tre anni, dopo di che venne nuovamente trasferito e il sito cadde nell’abbandono più totale. La storia racconta che la Giunta Nazionale di Recupero Patrimoniale – istituita dopo la caduta di Perón – dispose l’esproprio di tutte le aziende e attività dell’uomo di fiducia del presidente deposto, considerando la sua fortuna di origine illegale.
— Patrimonio non dichiarato, attività illecita, arrichimento sproporzionato rispetto al capitale e all’attività svolta, occultamento di beni e dissimulazione di altri privilegi e vantaggi non dichiarati —.
Questi i capi d’accusa sostenuti dal comunismo del nuovo governo insediatosi dopo il 1955.


Escaping_files2017•09


Inalco: in deep.

La tenuta, a circa 80 Km da Bariloche, era ed è ancora una residenza particolare, quasi inaccessibile, appositamente preparata per ricevere il famoso leader nazista.
In origine la proprietà risultava a nome dei coloni Primo Capraro – sindaco di Bariloche ai tempi del colpo di Stato militare del ’30 che portò al potere il generale filo-tedesco Uriburu – e Federico Baratta, entrambi di origine italiana. Negli anni 40 le terre attorno vennero acquistate dall’avvocato Enrique Garcia Merou, un uomo molto vicino all’allora presidente Peron, che rilevò in totale 474 ettari alle rive del lago. L’uomo era molto legato a società prestanome a capitale nazista e fece anche parte della direzione di alcune di esse. Una di queste era anche proprietaria del ranch Moromar, sul litorale atlantico, nei pressi di Necochea, dove nell’inverno del 1945 arrivarono sottomarini tedeschi carichi di nazisti in fuga.
L’episodio è documentato perchè quando arrivò la polizia, allertata per lo sbarco, cercò di inseguire i fuggitivi ma non potè entrare all’interno della proprietà in cui si sapevano rifugiati gli stranieri, fortemente armati, perchè le persone all’interno, fortemente armate, non lasciarono passare gli ufficiali di polizia.
Questi ultimi furono raggiunti poi da una telefonata che ordinava loro di lasciar perdere completamente l’episodio.

Nel 1943 Merou ordinò la realizzazione dei lavori per i quali vennero investiti l’equivalente di quattro milioni di dollari attuali, all’architetto Bustillo, che aveva l’incarico di realizzare anche una serie di strutture annesse particolari ed inusuali per la zona.
L’area di costruzione, per via della posizione molto distante, quasi inaccessibile e con un lago di mezzo, presentava difficoltà operative che produssero un innalzamento considerevole dei costi.
La data di inizio lavori suggerisce che, già a marzo 1943, il Terzo Reich lavorava sicuramente ad un piano di fuga dei nazisti.

per ulteriori info ed immagini fare riferimento al file evidence_file_04

Inalco si trova nei pressi di Villa La Langostura, sopra uno dei bracci del lago Nahuel Huapi, familiarmente chiamato dalla gente del luogo: Ultima Speranza.
Ala fine degli anni 40, arrivare via terra presentava diverse difficoltà: la strada era una mulattiera impervia e non esistevano punti per attraversare il fiume Correntoso e gli altri torrenti. Attorno esiste da sempre una boscaglia fittissima, inaccessibile, che non consente neppure la visione del sito. La maniera più facile di accedere era per via lacustre (ottenuti prima gli ovvi permessi) o in idrovolante. I locali sanno che qui arrivò diverse anche volte il presidente Perón, ma non si hanno ulteriori informazioni. Da non trascurare anche la forte presenza di militari armati in tutto il perimetro.
Le difficoltà nel raggiungere la zona si sono avute fino agli anni 60 perchè gli amministratori del sito hanno sempre opposto resistenza a creare strade che ne facilitassero l’accesso.


Il complesso edilizio fu cstruito quindi sotto la direzione di Alejandro Bustillo che si occupò anche della costruzione della cosiddetta Torre Saracena, una robustissima rocca per vigilare la zona del lago.

Tra le particolarità della permanenza del Fuhrer c’è l’importazione di vari esemplari di una specie di mucca tipica delle Alpi svizzere. Un capriccio perchè preferiva il latte di questa mucca svizzera rispetto all’ottima qualità delle mucche argentine. In Germania, era richiesto per preparare il burro, il formaggio e la crema che il Cancelliere del Reich includeva nella sua dieta vegetariana. Amava prendere il tè con il latte, avendo cura di versare sempre prima il latte e ha mantenuto tutte le sue abitudini anche nel suo esilio.
Un altro aspetto interessante è che il complesso Inalco fu costruito rivolto verso sud, lasciando le montagne a nord delle case e della residenza centrale. Questo è strano, specialmente in Patagonia, dove i raggi del sole sono tanto apprezzati, soprattutto durante le giornate invernali. Generalmente a queste latitudini le costruzioni vengono orientate a nord per sfruttare al massimo la luce del sole. Qui è tutto al contrario. A questo proposito, la sua segretaria Christian Schroeder disse: “è necessario spiegare che Hitler, che detestava il sole, aveva infattti comprato il Berghof perchè si trovava nel versante nord dell’Obersalzberg e stava praticamente tutto il giorno all’ombra e le pareti umide impedivano al calore del giorno di entrare. Hitler amava quel freddo e teneva i suoi perenni ospiti in questa sgradevole situazione, obbligandoli ad avventarsi appena possibile verso una barra che correva intorno ad una stufa in ceramica, accesa tutto il giorno“.


Escaping_files2017•08

San Ramón. l’ambiente. la gente.

 

Comunque, a quell’epoca una modernissima ferrovia correva all’interno della Patagonia, dalla città di San Antonio Oeste fino alla zona di Bariloche.Questo mezzo di trasporto aveva, rispetto agli altri, alcuni vantaggi:
una comoda stazione a San Ramón, massima comodità e controllo, spazio a volontà per uomini e bagagli. Non indifferente, come pacchetto bonus.
Il Fuhrer poteva viaggiare tranquillo, senza infangarsi i piedi – come in auto -, c’era carrozza ristorante e cabina con letti e tutti gli uomini e i bagagli si muovevano sullo stesso convoglio. Nulla era lasciato al caso.
Con i tedeschi è sempre così. Figuriamoci per il Fuhrer!
All’arrivo alla stazione sulla sponda del lago Los Juncos lo attendeva un veicolo apposito per lui per percorrere i pochi Km che mancavano alla casa patronale. A San Ramón il Fuhrer godeva di calma e tranquillità. La sua sicurezza era garantita da personale armato dislocato in tutta la zona, in punti strategici e con un efficace sistema di comunicazione. Un intera rete di agenti dell’intelligence nazista riceveva costantemente informazioni per monitorare qualsiasi situazione anomala che potesse in qualche modo essere considerata pericolosa e ancora, sentinelle, poste sulle colline cicostanti per segnalare un eventuale arrivo non previsto di aerei o veicoli sospetti.


Imponente invece la complicità di comparti militari argentini attorno all’isola Huemul e su tutta la costa del lago Nahuel Huapi. Nonostante il continuo via-vai di tecnici ed operai, i controlli erano serratissimi.

Guardie personali accompagnavano Hitler costantemente.
Qui esiste un aspetto curioso. Un appassionato d’auto d’epoca, Luis Seluy, un collezionista di automobili, acquistò una Mercedes Benz, modello 290 pullman limousine, dall’ambasciata tedesca di Bariloche a fine anni ’40. Un’auto così, con un divisorio tra conducente e passeggero era sicuramente rarissima e oltremodo lussuosa in un’Argentina polverosa e dissestata, in più destava un interesse che andava scoraggiato.
L’auto esiste ancora ed è stata restaurata e si trova in Argentina.
Allo stesso modo, curiosità, sempre a bariloche c’è stato il ritrovamento di un’auto Volkswagen Schwimmwagen (letteralmente auto-nuotatrice); un mezzo anfibio militare furistrada con quattro ruote motrici, usato dalla Wehrmacht e dalle SS.

Al tempo, gli impegati delle ditte Lahusen, anche se non erano tedeschi, facevano il saluto nazista; era naturale per loro. Anche per gente serie e corretta, era naturale. In casa Lahusen c’era un quadro di Hitler. Non ci si deve stupire. Nel 1948, Celestino Quijada, taglialegna di Bariloche, disse che “Hitler non aveva i baffi, era quasi calvo, di carnigione bianchissima e camminava mezzo curvo“.

Ma qui bisogna considerare che i nazisti, quelli veri, erano contenti — per non dire felici — di avere Hitler tra i piedi. Nei giorni di agosto, a Bariloche, erano arrivati un sacco di piloti Luftwaffe che andavano a sciare sul Monte Catedral, a pochi Km dalla città. Qui avevano chiamato un piccolo rifugio di montagna “Berghof”, in omaggio al Fuhrer e gli altri si aggregavano alle comitive. C’erano soldi, c’era lavoro per i locali.
Qui nazisti organizzarono la regione secondo i loro interessi e necessità. Comprarono centinaia di migliaia di ettari di poderi in cui vivere ospitando i fuggitivi delle guerra. Per lealtà. Per amore.
Avevano perso una battaglia, ma nell’esilio riuscirono a riunirsi, ad istruire i loro figli e ad aspettare il momento opportuno per risollevarsi. Adottarono tutti i mezzi di sicurezza necessari per proteggersi: veicoli, idrovolanti, aeroplani e potenti mezzi di comunicazione. Nascosero documenti, denaro e arsenali, sempre pronti a combattere se necessario tessendo una complessa rete di relazioni con il governo di Perón.
Si riunivano mischiando gli interessi nazisti personali con quelli governativi, in segreto, persino nei retrobottega di bar tedeschi, con una birra in mano, per far dimenticare loro che avevano fatto quasi 1600 km per arrivare lì, da Buenos Aires.
La gente ricorda che nelle feste private tornavano orgogliosamente a dar mostra di sè le uniformi da SS e le decorazioni, le foto di Hitler e delle bandiere con le svastiche.
Tutto questo, almeno fino al 1947. Quando Hitler, si seppe, venne trasferito da San Ramón alla tenuta “vicino all’acqua“: Inalco (che è una parola indigena).


Escaping_files2017•07

il ranch San Ramón. casa Inalco.

i Lahusen. chi ha visto.

 

A detta dei locali più anziani del posto, San Ramón “era incredibile che là potesse esistere un posto come quello..; il ranch sembrava un piccolo paese. C’era la casa dei proprietari, la casa del secondo maggiordomo, quella del perito agrario, la casa del fattore, quelle dei braccianti e quella del lattaio“. Il ranch venne acquistato nel 1928 dalla Società Anonima di Industrie Rurali, rappresentata da Christel Lahusen.
Don Lahusen, come chiamavano il padrone, aveva a disposizione  un’enorme casa padronale tutta in legno, Per scaldare tutte le stanze c’erano piccole stufe a legna che dovevano rimanere accese tutto il tempo. In molti lavoravano nel giardino, nel frutteto e dovevano portare legna di continuo; avevano anche in carico la manutenzione del generatore che produceva elettricità.

Lahusen, un nome trattato così di sfuggita nelle serie Hunting Hitler, era anche rappresentante  della Compagnia marittima Hamburgo Sudamericana, a capitale tedesco, che disponeva di imbarcazioni proprie. Fino al 1945, la strada che portava a Bariloche attraversava San Ramón e visi trovava anche la stazione dell’allora Ferrovia del Sud, che tutti chiamavano di Ferrovia di Lahusen, che portava sempre a Bariloche.
E inoltre, nel podere Lahusen, vi era l’unica pista di atterraggio per aerei in migliaia di Km. In questo modo la proprietà era una sorta di “collo di bottiglia” per chiunque volesse arrivare a San Carlos de Bariloche ed il controllo totale degli accessi era in mano ai soli tedeschi.

ferrovia Lahusen

I Lahusen erano considerati i Re della Patagonia. Questi signori, che avevano finanziato l’ascesa di Hitler in Germania, prepararono nel sud del Paese le mosse di uomini e i lavori necessari, scelti dal Partito, per l’arrivo di nazisti di un certo calibro.
Il ranch San Ramón ha ancora la sua estensione originale, mantenendo per confine naturale il lago Nahuel Huapi, quello che racchiude l’isola Huemul, per interderci. Qui, come ho già riportato, le notizie non avevano impatto in questa parte del mondo e gli avvenimenti non significavano nulla per i nativi. I giornali arrivavano con grande ritardo e in alcune zone non arrivavano affatto. Nè tantomeno, era possibile ascoltare la radio ion tutta la Patagonia poichè le zone coperte dalle frequenze erano ridotte rispetto alla vastità della regione. Nel ranch non si sapeva nulla della guerra, era come un racconto lontano e per di più, di scarso interesse;  i nomi dei personaggi erano del tutto sconosciuti, pertanto l’arrivo di nazisti non ha mai rivestito un’importanza particolare. Si trattava, forse, di gringos giunti per restare come tanti altri immigrati nel Paese. Niente di più.
Poi la gente di Patagonia è molto taciturna e discreta, abituata a non fare domande e a non intromettersi in questioni che non riguardassero la loro vita privata. Rispetta gli europei perchè li considera gente importante, che potrebbe dargli lavoro. E infatti, così era.


Molte zone avevano guardie armate fino ai denti e non vi si poteva accedere senza autorizzazione. Oltre ad essere lontani da tutto, questi poderi non si potevano attraversare. In nessun modo. Per accedervi, anche temporaneamente c’era bisogno di un permessso scritto.
E chi poteva firmare queste autorizzazioni?

lago Nahuel Huapi

Qui i testimoni-chiave della presenza di Hitler sono due.
La cuoca di San Ramón, Carmen Torrontegui, vedova di un avvocato, di buon livello culturale, aveva un ruolo di responsabilità all’interno del ranch di proprietà tedesca.
Occorre, in questo caso, considerare che il lavoro sotto un padronato germanico non annovera certo l’indulgenza e la tolleranza e perciò ricevere fiducia significa l’essere come minimo integerrimi nel proprio lavoro. La donna era presente quando arrivarono Adof Hitler ed Eva Braun, e si occupò subito della loro permanenza nella proprietà. Come collaboratrice fedele era obbligata alla discrezione, in questo caso al silenzio, come fece per anni. Ma non fu difficile. Anche perchè la cosa, non interessava a nessuno. Raccontava, prima di morire, che l’edificio principale dove Hitler e la sua compagna vivevano è stato demolito negli anni ’80 quando la proprietà fu acquistata da un imprenditore svizzero. Poi in seguito vennero trasferiti, per una serie di motivi,  alla tenuta Inalco, sulle rive del lato nord del lago Nahuel Huapi, nei pressi di Villa La Angostura, considerata ancora più sicura e meno raggiungibile.

vista da Casa Inalco

Il secondo testimone che vide Hitler nel ranch è Eloiza Luján, nata nella tenuta e figlia di uno dei responsabili del complesso. Nel 1945 la donna aveva 30 anni e fu allora che conobbe Hitler e venne a sapere di lui dai racconti del padre. Ricordava dei particolari strani per la gente del luogo; come per esempio che, prima di di essere servito a tevola il cibo destinato al Fuhrer, veniva assaggiato poichè temeva di essere avvelenato. Questo lo ricordavano in molti, nella tenuta, poi avevano detto che, in effetti, in Germania c’era stato gruppo di “assaggiatori” ufficiali che aveva quella funzione. A tal proposito, Margot Woelk, una delle assaggiatrici, spiegò “fra le 11 e le 12 si provavano i pasti per testare che non fossero avvelenati, dopo di che le SS li portavano al Fuhrer. Poi, non c’era “mai carne”: Hitler era vegetariano. Il cibo era buono, a volte buonissimo ma non potevamo goderne“, assicurò.
La signora Luján racconta che il leader nazista arrivò in treno nel 1945. Col treno di Lahusen, perchè le strade erano sempre sconnesse ed impraticabili per il Fuhrer ed i suoi uomini dovevano attraversare la Patagonia, dal litorale alla Cordigliera, per diverse centinaia di chilometri con avverse condizioni climatiche, spesso inaffrontabili.
Un viaggio in aereo, per quasi mille chilometri sarebbe stato rischioso soprattutto per le fortissime raffiche di vento ed il carico sarebbe risultato troppo limitato.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: