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D-Day (risposte…possibili)

Sto insistendo sull’argomento e me ne rendo conto. Però ho scritto che gli Alleati sapevano benissimo cosa li aspettava sbarcando a Omaha. Ne conoscevano la potenza di fuoco, l’ubicazione e le forze a difenderla.

«E allora, cos’erano: imbecilli? cosa li ha spinti a subire tante perdite, quando a Utah, Sword, Gold e Juno non c’era praticamente opposizione?».

Omahabeach

Se i tedeschi avessero davvero potuto fermare l’invasione, l’avrebbero fatto a Omaha Beach. Per gli Alleati era un punto perfetto per lo sbarco. L’unica spiaggia sabbiosa in quella parte di Normandia. Con due estremità di scogliere quasi perpendicolari a picco sul mare, Omaha è lunga 10 Km. La sabbia è dorata, fine e compatta, ideale per stendersi al sole ma le dimensioni della spiaggia sono limitate: con la bassa marea è larga 300-400 metri e nel 1944 aveva un terrapieno di ciottoli, verso l’interno, con un muro frangiflutti (ora scomparso) parte in mattoni, parte in legno, alto da 1 a 4 metri.

Omaha2

Al di là del muro c’erano una strada che costeggiava la spiaggia, una trincea anticarro profonda 2 m, un’ampia zona paludosa e quindi una ripida scarpata di 30 m e più, su cui solo un uomo e niente più poteva arrampicarsi. E gli Alleati lo sapevano benissimo. Ne avevano foto fatte in ricognizioni aeree in tutte le posizioni. Le avanguardie del 5 giugno e di 20 gg prima ne  avevano sondato il terreno per i carri, addirittura fornendo l’analisi geo-fisica. Il tratto di mare al largo di Omaha era pesantemente minato, come la spiaggia stessa ed il pendio. Rommel vi aveva fatto erigere più ostacoli che dalle altre parti; oltre a 12 fortini, buche singole, postazioni di Mg42 e una vasta rete di trincee di collegamento. E di tutto questo, gli Alleati ne avevano foto e mappe precise. Nessuno stratega avrebbe potuto approntare una difesa migliore per un campo di battaglia così ristretto; chiuso dagli scogli, dove ogni manovra di accerchiamento era impossibile. Un posto ideale per costruire ogni tipo di fortificazione, secondo l’esperienza di Rommel.

«Quindi attaccare in quel punto era una cosa da matti..!». Eppure sembrò assolutamente necessario farlo. Era il punto principale verso la direttrice decisa dall’alto comando alleato.

«Ho capito, ma se era a rischio un sacco di gente, non mi sembrava il caso…». Dettagli. Evidentemente. Le altre spiagge sembravano troppo isolate e poi c’erano già gli inglesi, gli scozzesi, i canadesi e chissà chi altri…

«Così però, sa’ di sorteggio ai dadi…il fatto di andare o meno a Omaha…»; un po’ è così. Il piano alleato prevedeva che sbarcassero ben 40.000 uomini e 3500 veicoli motorizzati.

«E così molte anime sono volate in cielo per l’intransigenza americana…». Nella sola Omaha, alle 11.30, il V Corpo contò 2400 fra morti, feriti e dispersi dei 34.000 sbarcati. Una percentuale così alta apparve una mostruosità, ma agli Alleati sembrò inferiore di cinque punti alle previsioni, secondo uno studio statistico. Voto 10 – per la determinazione. Omaha4
La divisione tedesca riportò, alla stessa ora, 1200 fra morti, feriti e dispersi; il 20% della forza a disposizione.
E comunque, una forza assolutamente insufficiente; 2000 uomini.
Meno di 250 per Km. Una sproporzione, contro.  Per questi motivi il piano di Rommel non venne attuato. Come non ci fu mai nessun contrattacco, per 3 ragioni.

– Primo, i tedeschi furono presi completamente di sorpresa. Tanta era la convinzione che il punto chiave dovesse essere Pas de Calais.

– Secondo, lo sbandamento e l’inadeguatezza dei soldati  (vedi art. prec.) si rivelarono determinanti durante lo scontro.

– Terzo, la diffidenza di Hitler verso i suoi generali, peraltro ricambiata, come il suo scarso realismo, giocarono a loro sfavore.

Omaha3A Omaha però, durante lo sbarco, 1 soldato su 18 fu ucciso nel primo giorno. Ma il dato che spaventa è quello per le squadre d’assalto della prima ora: nelle spiaggia la possibilità di essere feriti o uccisi era quasi di 1 su 2 e, questo, Eisenhower lo sapeva sin dall’inizio, tant’è vero che aveva firmato le stime di bilancio dei caduti in rapporto per uso personale.

La mattina del 6 giugno, l’aiutante navale di Eisenhower, Harry Butcher, andò a consegnargli il primo rapporto dello sbarco alle ore 7.00; lo trovò seduto sul letto, sigaretta in bocca (intanto la sua gente stava morendo) e lui leggeva un fumetto western. Alle 10.00 scrisse un dispaccio a Marshall per informarlo che tutto andava felicemente secondo i suoi piani e che le truppe …, da lui scelte, “avevano negli occhi il guizzo della battaglia“.
Voto 10 – per la consapevolezza.

 

 

 

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gli altri Lager (James Bacque)

Raramente la pubblicazione di una monografia storica relativa ad un tema che, di norma, interessa soltanto alcuni specialisti – il trattamento dei prigionieri di guerra – ha suscitato così tanta attenzione, o irritato così tanta gente, quanto ” gli altri lager “. In effetti, il tema trattato è di per sè già polemico. Si sarebbe potuto chiamare anche: «Eisenhower e le atrocità nascoste ».

In effetti, alla fine della Seconda guerra mondiale, almeno 4 milioni di soldati tedeschi furono tenuti prigionieri all’aperto, in campi recintati dal filo spinato ma senza alcuna protezione, con poco cibo e poca acqua, o niente del tutto; questo accadde in Germania ad opera degli americani nella zona da essi occupata e durò per molti mesi anche dopo la fine delle ostilità. L’esercito francese, che ricevette circa 630.000 prigionieri dagli americani per servirsene come manodopera in riparazioni di guerra, fece loro patire la fame e li maltrattò a tal punto che non è esagerato calcolare una cifra di 250.000 morti causati dalle pessime condizioni in cui gli uomini furono tenuti. Per quanto riguarda i campi americani, non è azzardato supporre il decesso di 750.000 prigionieri. Per la maggior parte si trattava di soldati della Wehrmacht arresisi dopo l’8 maggio 1945, ma fra loro c’erano anche donne, bambini e anziani. Queste morti furono catalogate come “altre perdite”.

ISBN: 9788842538967

Per scrivere questo testo, pubblicato per la prima volta nell’89 in Canada, l’autore ha intervistato centinaia di ex prigionieri, guardie e ufficiali, raccogliendo migliaia di testimonianze e di documenti tratti dagli archivi di Parigi, Londra, Coblenza, Washington e Ottawa.   Quesiti accettabili sono stati posti per mettere in dubbio l’opera:

Se c’è stato un milione di morti, dove sono i corpi?

Eisenhower aveva un potere così esteso da poter ordinare un affamamento collettivo senza che di questo non si possa sapere nulla?

Le sofferenze indubitabili nei campi, soprattutto nei campi di transito lungo il Reno erano il risultato della politica di Eisenhower o, piuttosto, il risultato delle condizioni caotiche che regnarono in Europa durante la primavera e l’estate del 1945?
Dare qui una risposta sarebbe improbo ed erroneo sotto diversi punti di vista, il consiglio: se l’argomento vi “acchiappa“… leggete il libro edito da Mursia, oppure la mini-recensione di Team557 quando l’avrò metabolizzato.

“è un peccato che non abbiamo potuto ucciderne di più”
Eisenhower

Team557


Armistizio e dintorni. 1 parte

sottotitolo: un caso di (in)coscienza 1
Succede che a volte leggere fa male all’animo. Mi sono spesso chiesto che cosa possa essere passato per la testa di un comune soldato in quei giorni vicini all’8 settembre. Sorpresa? stupore? Incertezza? E come avrebbe potuto il milite elaborare diversamente questi eventi se avesse potuto conoscere i fatti così come li interpretiamo oggi? E che cosa poi avrebbe dovuto fare?

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