Archivi tag: eccidio di Settecase

spararono poi sparirono…

E’ una tattica, un atteggiamento già trattato in questo blog, che negli ultimi giorni della guerra ha trovato sublimazione nei partigiani che assistevano al ripiegamento delle forze della Wehrmacht in quel di Valdastico. Ma quello che mi rende perplesso non è tanto il fatto in sé ma il coro di voci oggi, ancora contrastanti, sulla attribuzione di responsabilità dei fatti. Direi che fa male.

Casualmente ho un paio di amici di quelle parti che si sono presi la briga di chiedere ai genitori cosa ricordavano di quei momenti e, personalmente, tendo quasi a santificare queste testimonianze che riporto.

Il fatto.

wehr-retireIl 30 aprile 1945, colonne e colonne di soldati tedeschi stavano ripiegando verso Trento. In Valdastico, partigiani spararono contro un reparto tedesco che stava transitando. Il gruppo, composto dai Diavoli Verdi (i Grüne Teifel) e da ucraini, russi, cosacchi in divisa tedesca, dopo aver concordato il passaggio con il Cln locale, aveva già passato altri paesi senza incontrare alcuna resistenza e, di conseguenza, non c’erano stati motivi di allerta. Nei pressi di Pedescala, appena fuori dall’abitato, una camionetta venne centrata da raffiche di mitragliatrice. 7 tedeschi rimasero uccisi. La mattina molto presto. Poche ore dopo, verso le 9, iniziò la rappresaglia. I tedeschi infuriati, irruppero nelle strade sparando a chiunque incontrassero. Uccisero 54 uomini, parroco compreso e 9 donne, devastarono alcune case poi le diedero alle fiamme. Un massacro con due responsabili: i tedeschi (per la rappresaglia) e i partigiani che si erano messi a sparare senza un motivo, dato che il nemico stava fuggendo (secondo accordi presi) e senza pensare minimamente alle probabili ripercussioni sulla popolazione di Pedescala. Dopodi ciò, la Wehrmacht proseguì verso Forni (un’altra frazione poco più avanti) e qui catturarono altri 32 civili e li trascinarono a Settecase. Dopo averli rinchiusi in un deposito di attrezzi agricoli cercarono di finirli con bombe a mano uccidendone 10. Gli altri cercarono di fuggire ma furono visti da una sentinella che diede l’allarme. I tedeschi spararono sui fuggiaschi con una mitragliatrice uccidendo altri nove ostaggi. 19 morti su 32 sequestrati.

Moltissimi non perdonarono ai partigiani di aver sparato sulla colonna tedesca da forsennati: probabilmente, un gruppo di fanatici abituati a ritenere i civili ” carne da cannone”. Contro queste formazioni fu coniato lo slogan “spararono poi sparirono“, usato ancora oggi in ogni rievocazione.

PedescalaQuesto atteggiamento resistenziale ha spessissimo vestito gli abiti del “mordi e fuggi “, malcelando il fatto che dietro a tuttociò esisteva la strategia spietata di provocare di proposito la reazione brutale dei nazifascisti. Cioè, si colpiva l’avversario proprio per obbligarlo a reagire contro i civili inermi. Nella speranza che tutto quel sangue versato scatenasse l’odio nella popolazione. Come se ce ne fosse ancora bisogno. Ma per loro “si doveva fare”. Una follia a guerra finita.

Quella che invece perdura ed infuria è la guerra tra storici che difendono posizioni insostenibili asserendo che a sparare non siano stati i partigiani della “Garemi” ma (come affermano i partigiani..) alcuni giovani del paese, o che la notoria furia tedesca si scatenò solo per qualche colpo sparato e che la loro voglia di sangue pareva giustificare. Le polemiche continuano.

Chi desidera ulteriori informazioni può visitare:

http://www.lucavalente.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=280

Alla fine di tutto la “colpa” delle stragi non fu dei seviziatori tedeschi, ma dei vili partigiani: la responsabilità sarebbe da addebitare a quanti infransero un accordo stipulato fra Boscagli (Cln) e i tedeschi per consentire il libero passaggio delle truppe dirette a Trento, mentre invece di perseguire la cattura dei responsabili i partigiani comunisti avrebbero sfogato la loro libidine di vendetta sui collaborazionisti italiani. Avrei preferito invece che l’autore si fosse interrogato più a fondo proprio sulla natura delle reazioni post-rappresaglia: lo scempio -tanto per ricordarne uno di atroce- fatto dalle donne del paese di quattro fascisti repubblicani, davvero orribile in sé, quantunque propiziato dai partigiani sta lì a ricordarci quanto diversa dovesse essere stata la valutazione dei gradi di responsabilità da parte dei contemporanei».

Per la cronaca, i veri responsabili non furono mai individuati e, a tormentare ulteriormente i cuori dei vicentini, aleggia il pensiero che sulla tragedia delle 82 vittime, dopo quasi 70 anni non si sia fatta ancora chiarezza. La tendenza generale è comunque quella di sparare a zero su tutti i partigiani, indistintamente chiamati in causa per aver scatenato la furia bestiale dei nazisti e per le pressioni esercitate dopo la guerra affinché dal paese nulla trapelasse sui fatti.

Pedescala-overview

Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: