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Bormann: new secret report

All’inizio del 1943, dopo le pesanti disfatte tedesche sul fronte Orientale e quello africano, una riunione economica ed industriale dei capi industria inviò un preciso rapporto alla Cancelleria dove si precisava che la Germania, nel giro di pochissimi mesi, non sarebbe stata più in grado di fornire il necessario supporto al Reich millenario, dato che le risorse economiche e materiali o non erano più sufficienti o, addirittura, non più disponibili. Insomma: il disastro era annunciato ed imminente.

Il rapporto fu portato all’attenzione di Martin Bormann, in quel momento segretario generale e braccio destro (con un potere immenso) di Hitler, che lo costrinse a prodigarsi nel stringere rapporti stretti con Heinrich Doerge (consigliere della Banca Centrale di Argentina), Ricardo Von Leute (direttore della tedesca Atlantic Bank), Ricard Staud e Ludwig Freude; tutti nomi che saranno poi implicati nella gestione e distribuzione dei tesori nazisti.

Alla fine del 1943, Martin Bormann si preparò a lanciare l’operazione “Tierra del Fuego“, che prevedeva il trasporto di immense quantità di oro, denaro, scorte, dipinti e altri preziosi e oggetti d’arte in Argentina tramite sottomarini.

A causa del delicato momento militare e dato che le rotte terrestri di trasferimento dei tesori potevano avere molti problemi, Bormann  (contando sulla collaborazione sicura del governo argentino) escogitò il trasferimento di questo tesoro attraverso numerosi voli notturni da Berlino a Madrid e da lì a Buenos Aires.

Anche dopo la caduta della Germania, i sottomarini arrivarono a Mar de Plata e nella vicina Patagonia e scaricarono una quantità invereconda di materiale misterioso e super-protetto come normale merce senza subire mai alcun controllo o intoppo. Testimoni oculari ricordano che per le operazioni notturne di scarico erano impiegate oltre 200 persone. Fonti informate asseriscono che diverse volte fino al 1945 sono giunti convogli di U-boot fino ad 8 unità a viaggio. I testi ufficiali riportano dati molto più contenuti che parlano di 2 unità.

Nel 1948, Bormann fu notato camminare per Buenos Aires.
Secondo a rapporti DAE 356/48 e DAE 481/50, fu notato per strada incontrare il dottor Pino Frezza, che lo riconobbe, dopo averlo conosciuto in Germania (per la precisione, a Berlino, durante una visita di Hitler in una birreria). La persona che riferì di aver osservato questo l’incontro casuale era un ingegnere, di nome Juan Felisiak.
L’incontro si verificò al 500 di Lavalle Street.
Più tardi andò nella città di Paraná, dove vide di nuovo con Jan Felisiak. In Paraná si fece chiamare David. Rimase lì fino al 1951.

Bormann si trasferì poi a Santa Catarina, in Brasile, dove usò lo pseudonimo di Eliezer Goldstein. Qui, fu profondamente coinvolto nel coordinamento delle attività dei coloni tedeschi in Paraguay, Argentina e Brasile.
Tuttavia, tutte le indicazioni sono che la sua residenza permanente fu al Mato Grosso, dove un gran numero di fuggiaschi, profughi e delinquenti sono vissuti e risiedono tuttora.
Qui è dove Martin Bormann mantenne i contatti con i corrieri della nota organizzazione chiamata La Araña, che si è dedicata a fornire aiuto a tutti i fuggitivi nazisti nel dopoguerra.

La Araña è la versione sudamericana dell’organizzazione tedesca “Die spinne” (il ragno).

Infatti, qui Bormann fu conosciuto come il Führer del Sud America, poiché, secondo un parere condiviso, con la grande quantità di denaro, oro, oggetti preziosi e opere d’arte, i fuggiaschi fuggiti dai tribunali e dalle prigioni d’Europa furono in grado di vivere senza nessuna difficoltà.

Alla fine del 1954, Martin Bormann fu visto a Mina Clavera, vicino a Cordova, in compagnia di due uomini con cognomi spagnoli.
In zona prese il nome di José Pérez.
Arrivò all’hotel di Mina Clavera soffrendo di problemi allo stomaco e chiese che il direttore dell’hotel gli portasse medicine per la gastrite.
Uno dei suoi compagni, di nome Jimenez, face un viaggio a Río Zeballos con il proprietario dell’hotel. Prese alcuni documenti con lui e una volta a destinazione, ricevette documenti regolari per un certo Pérez.
Il gestore dell’hotel per caso sentì alcune conversazioni in cui si nominavano la città di Bariloche [Argentina], Valdiva [Cile] e anche San Paolo [Brasile]. Più tardi, quando consegnò a “Pérez” un bicchiere di latte il direttore dell’albergo iniziò a convincersi che le persone interpellate dovevano essere molto importanti e colui che aveva di fronte fosse un personaggio altrettanto di livello e quindi pensò di rendere nota la circostanza ad un agente del S.I.R. (del settore di Córdoba) e andò con l’agente e andò con l’agente a Río Zeballos, dove Bormann e i suoi amici si erano attestati.

Con la caduta del governo Peronista i nazisti ripiegarono in Cile, Paraguay ed in particolare in Brasile.
Fu così che nel 1956 Martin Bormann si stabilì a San Paolo, dove un gran numero di simpatizzanti della filosofia nazista si stava radunando in massa, pur sapendo che non avrebbero trovato qui lo stesso appoggio goduto in Argentina nel passato recente.
Nel dettaglio, fonti sicure lo ricordano nella proprietà di Alban Drug, precisamente a Hohenhauer , nell’Alto Paranà. A San Paolo, Bormann collaborò con i membri dell’organizzazione Odessa, che esisteva per dare aiuto agli ex soldati delle SS.
Odessa era un ramo di La Araña.

Martin Bormann ora adottò il nome di Goldstein.
Provò a nascondersi in modo permanente, poiché gli aguzzini ebraici erano spesso in giro, cercando meticolosamente criminali di guerra nazisti che stavano tentando di eludere la giustizia.
Nelle strade di San Paolo, Martin Bormann fu visto da una donna che lo riconobbe e così fu costretto rapidamente a lasciare la città assieme a molti esponenti del gruppo nazista che in quel momento stavano sviluppando un potere ragguardevole nel triangolo di Argentina, Paraguay e Brasile.

Nel 1957, fu visto nella città di Bariloche, dove di nuovo stava sviluppando e coordinando le attività naziste. Si nascose sempre sotto un cognome ebraico, per sfuggire all’attenzione dei commando israeliani.
Da Bariloche, Bormann si spostò in Valdivia, apparentemente per acquisire una fattoria o stabilire contatti con un’organizzazione segreta nazista operante nel sud del Cile.

Nel 1958, Bormann rimase nella sua residenza sicura nel Mato Grosso,
ma l’anno seguente andò in Paraguay, dove un ex membro della Wermacht lo osservò in un incontro riservato con il dottor Josef Mengele, nazista che praticava la medicina in Argentina e che, come Bormann, era ricercato dai servizi segreti israeliani. Questo incontro ebbe luogo a Hohenauer, la città praticamente fondata dai coloni tedeschi della zona sopra citata.
In questo modo Bormann fu in Paraguay, ben sorvegliato dal colonnello Arganas e dalla sua milizia, che controllava tutte le operazioni di contrabbando tra Asunción e San Paolo, operazioni principalmente condotte da ex piloti tedeschi della Luftwaffe.

Nel 1961, Bormann passò dal Mato Grosso alla città di Iguazu,
rifugiandosi a casa di un ex soldato delle SS. Qui rimase appena tre
giorni, dal momento che non è mai rimasto a lungo in un posto.
Non era solito fidarsi di chiunque e quasi sempre viaggiava da solo e soltanto raramente con un compagno.

Dal 1962, apparentemente, le tracce di Bormann si confondono, anche se c’erano sempre notizie delle attività del Dottor Mengele in Paraguay, dove stava sviluppando intense attività.

Qui, incrociando i dati raccolti recentemente dalla serie Hunting Hitler, risulta che Mengele era amministratore unico della centrale idroelettrica di Rincon del Bonete (in Paraguay) dove si produceva acqua pesante. – Si veda nel dattaglio: – Hunting Hitler 3 – ep. 7 -.

La situazione oggettiva di Bormann era molto diversa: poteva contare su enormi somme di denaro che aveva investito in diverse aziende e
quindi, libero dal lavorare e potendo concentrare i suoi sforzi
rimanendo sempre nascosto, proteggendosi e continuando a incoraggiare l’ideologia nazista. Tutti quelli che hanno avuto l’opportunità di incontrarlo sono concordi nell’affermare che Bormann fu un uomo particolarmente astuto.

continua


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