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notizie sparse e ritrovate 3

Due puntate fa ho riportato il nome di Mariano Liano.
Ebbene, secondo questo professore di storia, dopola caduta del governo Perón, Hitler fu costretto ad entrare in Paraguay dal sud del Paese, attraverso la città argentina di Posadas per giungere alla località di Encarnación, attraversando il fiume Paranà, per poi rifugiarsi nel Dipartimento di Itapúa. Come segnalato, Hitler avrebbe alloggiato nella casa di Alban Krug, un fanatico nazista, commerciante della colonia tedesca Hohenau, a Itapúa. Più tardi, sarebbe transitato per Cordóba.

Un particolare da non sottovalutare.
La casa per un probabile alloggio del Fuhrer doveva avere, secondo me, determinati requisiti. O doveva essere totalmente sgombra o comunque doveva garantire:

  1. una certa sicurezza, per essere abbastanza fuori dai grossi centri abitati e, altresì, lontano dalla vista di curiosi;
  2. abbastanza spazio per alloggiare moglie e guardie del corpo (almeno 3, fino al 1965);
  3. sufficiente personale per servire gli ospiti con tutti i servizi;
  4. spazio sicuro per custodire averi e documenti che il Fuhrer desiderava tenere estremamente riservati.
  5. una via d’uscita sicura, in caso di pericolo.

Queste sono caratteristiche non certo comuni in tutte le tenute, quindi la scelta, una volta effettuata, doveva diventare stabile per un certo periodo.

Nel caso specifico, il lettore noterà che le case “sicure” possono esserlo per diversi personaggi di alto livello. Qualche anno più tardi, la località in esame sarà rifugio anche per Bormann.

Per il web, ho trovato che Hitler aveva contatti diretti con persone del Paraguay già da prima della guerra. Ciò è dimostrato dai figli di persone che rivelano che queste informazioni sono all’ordine del giorno – all’epoca furono segrete – ma oggi se ne può avere accesso, in certi circoli, con una certa facilità e la gente ne parla con naturalezza, senza alcun segno d’inquietudine o preoccupazione nel diffondere informazioni così significative, in completa antitesi con la Storia ufficiale (1 – 23).

Cìè da segnalare, per essere corretti, che tutte le informazioni fornite possono essere inesatte, travisate, romanzate, ecc., perchè, soprattutto in un caso di riservatezza 3, applicato ad un tizio che aveva appena perso la guerra e ricercato in tutto il mondo, non ci si arriva mai troppo vicino. La gente, se vuole, ti nasconde benissimo e ti protegge.
Succede anche oggi e non potrebbe essere altrimenti.
Oltretutto, è mia convinzione, oggi si conosca solo il 5% della verità sulla fuga di Hitler; vuoi perchè siamo fuori tempo massimo, vuoi perchè i figli di chi sapeva sull’argomento stanno ancora zitti. Quasi tutti.

Poi, nel quadro d’insieme del periodo, c’è da considerare l’intervento degli Stati Uniti su tutti gli stati americani affinchè interrompessero tutti i rapporti con l’Asse. Su ordine del presidente Roosevelt, i servizi segreti americani inventarono ed attuarono vere e proprie campagne di disinformazione, diffondendo l’idea che la Germania volesse impadonirsi di tutta l’America e che aveva già il controllo di Argentina, Brasile e Cile. Per convincere l’opinione pubblica, vennero usati dati falsi che irritarono ampi settori delle società di questi Paesi e si organizzarono, tramite stampa locale, vaste campagne di propaganda.
E questo rappresentò un ulteriore pericolo per Hitler ed il suo entourage, anche se, in realtà e fuori dai grossi centri abitati ed in certe zone del Brasile, dell’Argentina, del Cile, queste notizie arrivavano in ritardo o non arrivavano affatto. Oppure non interessavano.

Dal 1942, gli USA fornirono al solo Brasile, per convincerlo, 1100 aerei da addestramento e da combattimento, idrocarburi e altre materie prime.
E l’aspetto economico invita spesso ad essere gentili con chi offre.


Hitler a Córdoba (1949)

I signori Walter e Ida Eichhorn, spesso citati anche nella serie televisiva di Hunting Hitler ed illustrati nella serie di articoli “Escaping files”, non ebbero figli ma crebbero una bambina: Catalina Gamero.
Questo personaggio, ancora presente in video su YouTube, allora bambina, era stata affidata dai veri genitori alla coppia tedesca sperando, in questo modo che la figlia potesse avere una vita migliore insieme ai “ricconi” che conoscevano da diverso tempo. Questa famiglia viveva in una zona umida di Córdoba, detta Mar Chiquita e il medico disse loro che quel clima era decisamente sfavorevole alla salute della figlia. Gli Eichhorn frequentavano la zona perchè avevano delle proprietà e in questo modo conobbero la famiglia Gamero. Poichè la Falda aveva un clima più secco, era una buona alternativa per la salute della piccola e quando gli Eichhorn si offrirono di farla vivere con loro non ebbero dubbi. Per la famiglia il discorso era chiaro: la piccola avrebbe avuto cibo, educazione e comodità e soprattutto un futuro, altrimenti incerto.
Così le insegnarono i lavori di casa e svolse sempre attività domestiche, una sorta di aiutante personale di Ida e Walter, nel loro chalet di La Falda.
Nel dopoguerra, nella struttura principale di Villa Eden viveva solo la coppia di amici di Hitler e Catalina. Nessun altro.
Lavoravano là anche un giardiniere ed un autista di fiducia ma, a differenza di Catalina, non dormivano nella casa.
La gente della zona sapeva che gli Eichhorn erano tedeschi, che erano amici intimi di Hitler da tanto tempo e la cosa non stupiva affatto; i locali dicevano che il leader nazista era stato da quelle parti, abbastanza in incognito, anche negli anni ’30 e si erano fatti pure fotografare insieme in posa al secondo piano dello chalet.
E a proposito di La Falda, la gente ricorda di aver visto frequentemente anche Adof Eichmann vistare la famiglia Werner, proprietaria di uno dei primi chalet della residenza Villa Eden.
Persino le autorità tedesche conoscevano dal 1952 il rifugio di Eichmann, ma lo tennero sempre nascosto, come dimostrato da un documento pubblicato da Bild Zeitung. Il rapporto indica anche l’identità esatta dietro la quale si celava in Argentina il nazista: quella di Ricardo Kloemet (e non Klement, come più volte citato nel film la cattura di Eichmann).

Un altro particolare importante.
Sembra che il giardiniere dell’Hotel Eden, di nome Duracher, fosse regolarmente pagato e lavorasse per i servizi segreti americani e fosse l’uomo-chiave nel fornire dettagli agli uomini dell’FBI di quanto succedeva nella comunità nazista di La Falda. Probabilmente responsabile dell’informazione primaria che gli Eichhorn stavano finendo i “preparativi” per accogliere Hitler in Argentina. Sembra che sia stata una fonte segreta coinvolta anche nelle ricerche anche di Philip Citroen, citato nell’articolo: foto di Hitler nel 1954_note.

A sostegno delle circostanze, nel 1978 o il ’79, un pronipote di Donna Ida, Walter jr. Eichhorn, per farsi onore di fronte ad amici mostrò a numerosi presenti -decorazioni naziste con la svastica, una speciale tovaglia con ricamata la croce uncinata, alcune foto recenti e undici lettere firmate dal capo del Nazismo. Va ricordato che ciò accadeva mentre l’Argentina era sotto dittatura militare e veniva rivendicata l’ideologia di estrema destra. Tempi in cui si uccidevano i militanti di sinistra o chi, secondo i militari, sembrava esserlo, si perseguitavano gli ebrei e tutti coloro che la pensavano diversamente dal Governo.
Nelle foto Hitler era vestito da civile, con i baffi tagliati e con i tratti peculiari di uan persona avanti con l’età.
Ma la cosa più strana era che nelle undici lettere, incomprensibili per chi non conosce il tedesco, le date riportate erano tutte successive alla data del 30 aprile 1945.
Sembra che tutto il materiale sia conservato in una cassa a Rio Cuarto, una località a 300 Km da Córdoba.
Copie della foto di Hitler a Córdoba sarebbero state visionate anche a casa di Margarita Naval, la vedova di Francois Chiappe, a La Falda.

Moltissime informazioni sono state inevitabilemente perdute nel momento in cui gli Eichhorn vendettero l’immobile alla società “Le tre K”, formata da Emilio Karstulovic, Constantino Kamburis e Asher Kutscher che fecero pure una vendita (o svendita) dei mobili dell’albergo e di molte altri suppellettili trovate sul posto.

Catalina Gamero disse che nei tre giorni in cui in cui Hitler rimase nella “stanza degli ospiti” che aveva preparato per lui, gran parte del tempo il leader nazista lo aveva passato da solo con la sua amica Ida.
Poi assicurò che dopo essere stato a La Falda, il “cugino” alloggiò circa 15 giorni in cima al monte Pan de Azúcar e gli Eichhorn lo visitarono due o più volte, per fargli visita.

 

Il castello. (info reperite da libri e dal web)

Dalle vette del monte Pan de Azúcar – circa a mille metri sul mare – si può veder un paesaggio affascinante formato da gole e montagne. Sullo sfondo si delinea la città di Cordoba e, dall’altra parte, La Falda.
E’ un punto alto, da cui si domina su tutto, che ricorda in qualche modo, il Nido dell’Aquila. C’è un edificio a tre piani, in pietra, dove ancora oggi è ancoa visibile un gruppo elettrogeno (ovviamente tedesco) e, completamente in disuso, un apparato radio usato negli anni quaranta, con la rispettiva antenna Telefunken.
La Gamero racconta di 5 o 6 telefonate da La Rioja e da Mendoza che chiedevano degli Eichhorn. “- Passami la signora …- “, dicevano, con accento un po’ tedesco e queste chiamate continuarono fino a che lei (Ida) Eichhorn non morì, il 29 aprile del 1964, a 83 anni.
Un’intervista della Gamero è ancora reperibile su YouTube.


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Argentina’s land.

where all began

Qui scrivo mediando informazioni tratte da testi di Los secretos de Hitler e The Grey Wolf.

Durante la Prima guerra mondiale, Wilhelm Canaris, capo dei servizi segreti di Hitler, attraversò la Patagonia e conobbe molto a fondo San Carlos de Bariloche. Informazioni che diverranno molto utili. Nelle zone visitate notò la bassa densità di popolazione, i paesaggi incantevoli, l’importante e numerosa presenza di coloni ed imprese tedeschi ovunque; tutti dettagli che al momento di decidere potessero permettere al Fuhrer di salvarsi nel caso in cui il Terzo Reich avesse perso la guerra.
Canaris aveva già conosciuto in parte la Patagonia quando era un giovane membro della Marina tedesca.

Alla fine del primo decennio del secolo scorso, molte aziende teutoniche erano già radicate in Argentina, al pari di una gran quantità di tedeschi ovunque, in un Paese che in quegli anni, grazie alla prosperità economica, risultava uno dei cinque più ricchi del mondo. Non so se l’allora Governo avesse già improntato un censimento della propria popolazione, ma se l’avesse fatto avrebbe rilevato una quantità impressionante di tedeschi rispetto ai nativi del luogo.
Si potrebbero citare i nomi Di Guillermo Staudt – proprietario di grandi ranch in Patagonia, con sedi a Buenos Aires e Berlino; George Deetjen, genero del grande impresario Christoph Lahusen, che abbiamo già sentito nominare nella serie televisiva di Hunting Hitler. Va detto che proprio la Lahusen & Co costruì un vastissimo impero in Argentina; fra le sue attività vi erano l’esportazione della lana, una catena di drogherie e negozi, oltre alla rappresentanza della compagnia di navigazione tedesca Hamburgo Sudamericana, che disponeva di non meno di cinque navi operanti lungo la costa patagonica.
Va comunque osservato che i coloni tedeschi fondarono città in luoghi remoti e inospitali. Crearono aziende e negozi per la loro economia, scuole – per conservare lingua e tradizioni – e club dove riunirsi e divertirsi. Le aziende tedesche crearono catene di negozi di alimentari e approvviggionamento, centrali nella diffusione del sostentamento nella regione e amministrarono grandi fattorie con migliaia di pecore, il che permise di disporre di grandi estensioni di territorio dove esportare lana e frutta per migliaia e migliaia di dipendenti.
La cosa permise di elaborare, anche per i governi di Argentina. Paraguay e Cile, informazioni sulle risorse naturali e la geografia precisa delle zone. Le aziende minerarie e petrolifere tedesche furono poi fondamentali al momento di raccogliere informazioni sulle risorse strategiche e i giacimenti. Vanno di seguito gli avvistamenti frequenti di personaggi di spicco tedeschi come scienziati, escursionisti, sportivi, militari (un’infinità) e avventurieri.
C’è da notare che in queste nazioni, a quel tempo, vi erano ancora moltissime aree inesplorate, completamente vergini, a volte quasi inaccessibili, che diventavano poi informazioni riservatissime per l’intelligence tedesca a Berlino.
Già all’inizio del secolo, alle prestigiose famiglie tedesche si erano unite ditte di import/export, due banche (completamente) tedesche -La Banca Transatlantica , 1887- Banca Germanica dell’America del Sud, 1906;  poi consorzi di investimento, agenzie di famosi produttori tedeschi come Mannesmann, AEG e Siemens, ditte di costruzioni ed un impero di servizi pubblici, la cui punta di diamante era la Compagnia Tedesca Transatlantica di Elettricità, la CATE, che aveva il  monopolio dell’energia a Buenos Aires e sedi ovunque.

Nel 1930 si stima che la collettività tedesca in Argentina superasse comodamente le 250mila persone.
Il primo colpo di stato in quell’anno argentino si concluse con la democrazia parlamentare con presidente un giovane ufficiale formatosi a Berlino (guarda caso) e che aveva prestato servizio in un reggimento tedesco. Durante la prima guerra mondiale il giovane ufficiale Uriburu, divenuto poi dittatore dell’Argentina, era il portavoce della linea di Hitler a contenuto razzista, che dettava regole e dogmi agli oppositori e imponendo restrizioni alla loro libertà. L’avvento poi del nazismo in Germania fu un periodo d’oro, denso di espansioni in ogni settore e florido per l’occupazione lavorativa. Così nel ’37’c’erano ingegneri tedeschi che lavoravano a Cordoba, cercando il luogo più adatto per una polveriera a Villa Maria e un’immensa fabbrica di proiettili per artiglieria a Rio Tercero. Costantemente una delegazione argentina viaggiava verso la Germania per negoziare con gli alti ranghi della Wehrmacht e la direzione commerciale e politica della IG Farben.

Nel 1933, il 5 aprile, in un teatro della capitale argentina, i simpatizzanti nazisti e il Volksbund creolo organizzarono una riunione di massa, di circa 5mila persone, in appoggio entusiasta al Nuevo Orden. Si pensi al clima.
I giornali ne riportarono l’evento sperando di biasimarlo ma la cosa ottenne il risultato quasi di raddoppiare gli adepti del nazismo.
Un evento mai verificatosi prima nella storia dell’Argentina.
A partire dal 1935 l’agenzia di spionaggio nazista inviò agenti segreti che dovevano preparare depositi clandestini di provvigioni e combustibile che potevano essere eventualmente usati per le navi e i sommergibili tedeschi.
Nel 1937, arrivò a Mar del Plata la nave Schlesien per una tournèe di propaganda del Terzo Reich, ma che aveva il chiaro intento, in segreto, di definire i dettagli delle basi di approviggionamento allestite in Patagonia, molte delle quali negli stessi punti usati nella Prima guerra mondiale.

Nel 1938 c’erano più di duecento scuole tedesche in Argentina e di queste, solo sette potevano considerarsi estranee al nazismo; agli alunni si fornivano libri di propaganda nazista, all’entrata era obbligo fare il saluto hitleriano di rito ed era necessario essersi presentati all’ambasciata tedesca preventivamente per giurare fedeltà ad Adolf Hitler.
Nello stesso anno, i nazisti di Buenos Aires festeggiarono l’Anchluss dell’Austria e per l’occasione, circa 3500 nazisti austriaci si riunirono al Club Alemán.
Il 10 aprile, il giorno dell’Unione migliaia di simpatizzanti, si parla di 20/25mila persone, si trovarono allo stadio Luna Park.
Nel 1939, il governo argentino di allora continuava a tramare segretamente con Hitler, mentre all’interno del Paese simulava una politica estera anti-nazista.
Nello specifico, formava soldati a Berlino, comprava materiale bellico e aerei in Germania, mentre aziende aninime come la Lahusen & Co. acquisivano azioni dell’Azienda Petrolifera Astra, in Patagonia e il gruppo Krupp continuava ad acquisire proprietà minerarie ovunque.
Nel 1946, col primo incarico di Juan Peron, tutte le costruzioni programmate furono immediatamente ultimate, grazie anche all’arrivo di maestranze naziste in fuga dall’Europa.
Si pensi che prima dello scoppio della seconda guerra mondiale gli argentini comprarono dai tedeschi costruttori il trimotore Junker 52 per rinnovare la loro flotta di posta aerea – Aeroposta Argentina -, un affare colossale che portò anche alla concessione della licenza per costruziore di venti aerei da esercitazione Focke -Wulf con motori Siemens.

 

nel dopoguerra.

 


Fino agli anni 90 (ho detto ’90) la gente ha sempre detto che navi dall’Argentina hanno misteriosamente rifornito sottomarini tedeschi; queste imbarcazioni appartenevano alla YPF (Giacimenti Petroliferi Federali), il gruppo dei petroli statale e ad Astra, interamente a capitale tedesco e olandese.
Basi segrete, approvvigionamento di viveri e combustibile, ricambio di equipaggi e sbarchi. Avvenimenti finora tutti negati dalla Storia ufficiale.


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L’analisi delle foto e dei pochi rilevamenti del bunker della casa di Bariloche, con la distruzione volontaria del sito, più che un normale collassamento, sta a significare che non si siano volute lasciare tracce di nessun tipo. E’ evidente che la costruzione di un sito sotterraneo nel retro di una casa, che non consente nessuna visione dall’esterno, dimostra il bisogno di un’assoluta riservatezza desiderata solo da chi deve nascondere qualcosa di molto importante. Certo è che in questo caso l’equipe si poteva muovere in altra maniera. Forse la regia della serie televisiva imponeva sempre questo stile di infiltrazione alla IGI project, ma così facendo l’argomento rimane inevaso. Se è vero, come ho scritto in “Hitler vende casa” che la casa era in vendita, forse si potevano chiedere maggiori informazioni. Domandare è lecito, rispondere è cortesia. Se non rispondevano è come se avessero davvero risposto, altrimenti si è allo stesso punto.
Il periodo, storicamente preso in esame, è circa 2 mesi e mezzo dopo la presunta morte nel bunker di Berlino. Con le prove sul campo che indicano casa Inalco come dimora temporanea per Hitler e calcolando che un fuggitivo non rimane mai troppo a lungo in un posto, torna valida la possibilità del trasferimento nel complesso costruito nel nord dell’Argentina, nella giungla di Misiones.

Misiones

Ciò sarebbe potuto essere necessario per consentire, per esempio, l’ultimazione dei lavori di costruzione del luogo, strutturalmente non semplici. Se si prende in considerazione uno spostamento così importante (circa 1100 Km) si deve tener conto del bisogno degli appoggi di una rete di collaboratori sicuri, come i sostenitori tedeschi in Argentina; a questo proposito, dai file FBI sale alla ribalta il nome degli Eichhorn. In un memorandum si riporta che la signora Ida Eichhorn, proprietaria di un grande e famoso Hotel a La Falda, avrebbe comunicato ad Hitler la possibilità di ospitarlo dove avevano già fatto tutti i preparativi necessari per accoglierlo.

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L’hotel Eden, a La Falda, poco fuori Cordoba, esattamente a metà strada tra Bariloche e Misiones era ideale per una sosta in compagnia di nazisti sostenitori; l’hotel era una normale meta dell’oligarchia argentina, con nobili, duchi e personalità importanti come i presidenti; anche Albert Einstein soggiornò qui. Dal 1934 fu il punto d’incontro dei sostenitori dei tedeschi della provincia di Cordoba, conosciuto in tutti gli ambienti altolocati di Argentina.

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Ma la particolarità di questo fiore all’occhiello per gli hotel argentini era rappresentato dal sistema di protezione per gli ospiti: i tunnel, di cui sempre si è vociferato. Da un sopralluogo nei sotterranei si evidenzia la possibilità che siano stati occultati i passaggi segreti verso i tunnel che consentivano l’entrata-uscita in tutta sicurezza di non essere visti.
Nel caso specifico del dittatore, il pericolo di essere visto originava a sua volta la possibilità che la voce di un avvistamento potesse arrivare negli Stati Uniti, forse in Germania e, addirittura, ai cacciatori di nazisti.

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Hitler, verosimilmente, ha soggiornato nella casa personale di Ida e Walter Eichhorn e solo in qualche rara occasione si è recato nell’hotel, via-tunnel.

testimonianza chiave. Catalina Gamero è la domestica, ancora in vita e dalla buona memoria che servì Hitler in un piccolo albergo di proprieta’ degli Eichhorn, i quali chiamavano il Fuhrer con l’appellativo di “cugino”.
Hitler alloggio’ in tutto un paio di giorni nel piccolo albergo per poi trasferirsi nella nuova casa appena costruita dai coniugi sulla collina Pan de Asucar (ulteriori info).
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A questo proposito, pubblico una foto inequivocabile: la foto ritrae Hitler che sta pranzando con Ida e Walter Eichhorn (1945).

 

Catalina rivela che Hitler soggiornò 9 o 10 giorni a casa degli Eichhorn e lì portò sempre la colazione ad Hitler, poi parla del suo trasferimento nel castello di Fritz Mandl, un amico fraterno di Ida e Walter che risulta essere un grosso proprietario, in Cordoba. Questo ricco signore austriaco aveva riconvertito la sua fabbrica di biciclette in Argentina in una fabbrica di munizioni. Qui non vogliono ancora parlare di queste storie perchè hanno ancora paura, ma ricordano ancora la presenza di potenti nazisti nella sua tenuta, dal 1944.
Sale la convinzione che Hitler avesse l’intenzione di ricostruire il Partito. Probabilmente usava l’albergo per le riunioni organizzative, forse per un Quarto Reich e, in attesa che le cose prendessero forma, si trasferisce nel complesso di Misiones, per poi riemergere dal suo isolamento, il 9 luglio 1947, a Cassino, in Brasile a 800 Km da Misiones.
testimonianza 12. Dalla testimonianza del giornalista francese Pierre Dumont si apprende che nell’hotel Cassino esisteva grande una sala da ballo dove c’erano spettacoli di danza, con ballerini famosi, aperti al pubblico e anche privati. In uno di questi eventi assicura di aver chiaramente riconosciuto Hitler tra il pubblico. Siamo nel 1947 e c’è la sua presenza alla prima di uno spettacolo di ballo. Il giornalista riporta anche l’installazione di una potente antenna radio vicinissima all’albergo, montata orizzontalmente e non verticalmente, come di solito. Oggi si chiama ancora Hotel Atlantico  e la direttrice ci conferma che all’hotel arrivavano quotidianamente ospiti da tutto il mondo, complice l’aeroporto vicino.
Persino un documento dell’FBI riporta la notizia di Hitler ad un balletto nell’Hotel 2 anni dopo la sua presunta morte nel bunker.
articolo-ballettoAlla biblioteca di Cassino, negli archivi dei giornali dell’epoca, si trova la notizia delle giornate pubbliche dello spettacolo; il 6-7 febbraio 1947, 2 serate aperte al pubblico, mentre nel documento dell’FBI si parlava di 3 serate. Quindi la prima dello show era sicuramente privata e il giornalista che ha ne ha riportato la notizia già il giorno 6 conferma di aver visto Hitler ed Eva Braun tra i presenti.

continua

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