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il caso Ciano (una prospettiva)

Bortolo Giovanni Dolfin è una figura di un certo interesse, a mio modo di vedere, nel panorama RSI che si stava creando. L’ex federale di Ferrara, che sarà l’autore di ” Con Mussolini nella tragedia – Diario del capo della Segreteria particolare del Duce – 1943-1944,  Milano (1949) -“, è l’uomo tra i primi a sincerarsi delle condizioni di Mussolini, al rientro in Italia, dopo la sua liberazione. Rocca-delle-Caminate2Dopo il rientro dalla Germania, non appena ricevuta la notizia della possibilità, lascia Roma a tutta velocità per andare a Rocca delle Caminate per visitarlo; siamo ai primi d’ottobre ’43. Se non fosse per la quantità di distaccamenti militari tedeschi, in Romagna si potrebbe pensare che la guerra sia lontana, molto lontana, o forse inesistente. “Com’è diverso! Invecchiato, stanco. Sono colpito dal suo pallore e dalla sua magrezza – scrive – il suo cranio rasato, lucido è solcato da venature violacee, livide. E’ trasandato, sciatto. Osservo una macchia di unto sul bavero, in alto, a sinistra. Il lasco della camicia nera gli scopre il collo ed aumenta la sua magrezza“. Dolfin è un uomo di fiducia di Buffarini Guidi scelto a Roma, convinto ad accettare l’incarico con la consueta abilità che caratterizzava la sua azione; prima gli comunica bruscamente che il Duce lo ha personalmente scelto come segretario (in realtà Mussolini era in Germania e non se lo sognava nemmeno…), gli esprime in tono asciutto e autoritario le sue congratulazioni e gli ingiunge di prepararsi a partire. Un ordine è un ordine e non si discute. Poi, visto che Dolfin è così stupefatto da non spiccicar parola, lo attacca con lusinghe personali, patriottiche e politiche, assumendo un tono confidenziale ed amichevole. In questo modo, Dolfin, prevenuto e zittito, brutalizzato e adulato al tempo stesso, si trova ad aver già accettato senza nemmeno aver detto «sì». E’ questo il modo di diventare il Capo della “segreteria particolare” del Duce. Un ruolo che gli permetterà di auscultare molte riflessioni segrete che il lettore curioso troverà nel libro citato. Un fatto meno noto, per esempio, sono i dialoghi con Edda che riescono a far mutare radicalmente l’opinione del Duce riguardo Ciano. Fatto davvero meno noto:

Ciano è rientrato nelle buone grazie di Mussolini,

a dispetto dei tedeschi. «Ciano è un traditore e deve essere punito!», gridano i gerarchi nazisti. E’ ovvio che il Duce non può iniziare un procedimento penale contro i traditori del fascismo se non è disposto a punire ” il proprio genero”. Ciano, infatti, non aveva lesinato sgarberie ed ironici commenti alle persone private dei capi tedeschi mentre era ministro degli esteri e la cosa non era affatto piaciuta. Gli umori giornalieri sono di scena quotidianamente nell’ufficio di Dolfin a Gargnano, dove lavora con entusiasmo e dedizione. E questa stanza diventa l’ambiente più aggiornato e dove forse vengono a galla tutti i rumors della nuova RSI. Dolfin dice ciò che pensa. La sua influenza sul capo del governo preoccupa molto i tedeschi; dal caso Ciano a tutto il resto. Preoccupa anche molti gerarchi fascisti che impongono un secondo segretario che supervisioni il primo; viene scelto il figlio Vittorio. Si fa particolarmente intricata la posizione dell’ufficio riguardo le informazioni assunte e rilasciate e questa situazione servì solo a mettere a nudo contrasti insanabili e un generale disorientamento di idee e di propositi. Musso-leftMussolini, a proposito di Ciano, aveva deciso di tenersi ufficialmente il più possibile estraneo alla cosa. Questo era un punto delicato: i rapporti personali con l’interessato e con la figlia Edda. Sempre via-Dolfin. E proprio al segretario particolare, per primo, confidò di essersi convinto che fosse il caso di dimenticare le promesse fatte al genero e alla figlia, nonchè le patetiche scene di riconciliazione: «non colpire Ciano sarebbe come dire che non è possibile colpire nessuno; il caso Ciano è l’elemento che deve chiarire l’atmosfera creata dal crollo del regime!». Ancora via-Dolfin tutta la gestione della problematica della legittimità giuridica della condanna: non esisteva (secondo il ministro della Giustizia Pisenti) alcuna prova oggettiva di un preventivo accordo tra i membri dissidenti del GranConsiglio con il Re o con Badoglio. E non era una cosa da poco. Qui il Duce non volle assolutamente esporsi. Come è noto che egli non vide mai la domanda di grazia inoltratagli dai prigionieri di Verona dopo la condanna a morte. L’episodio ebbe Pavolini come protagonista. Ciano-incarcere-a-VeronaUn aspetto curioso che Dolfin ci ricorda è che i tedeschi, che tanto avevano fatto per arrestarlo prima a Monaco, poi preteso di tenere costantemente nella sua cella due SS ( attenzione esclusiva per Ciano), fossero poi ad un pelo dal liberarlo in extremis mediante un teatrale rapimento. La cosa tirava in ballo il famoso diario di Ciano e gli intrighi di sua moglie con i gerarchi nazisti; Edda si battè disperatamente sino all’ultimo per salvare il marito. Ma il Duce ostentò un atteggiamento di completo distacco. Hitler in persona, il 6 gennaio, ordinò la sospensione della liberazione di Ciano in cambio del diario! La sorte di Ciano fu segnata molto dalla sua feroce antipatia mostrata durante il processo di Verona, come ricorda Dolfin, che motivò ulteriormente la condanna nella cosiddetta “notte degli scalzi” carcere-degli-Scalzi (- carcere degli Scalzi – era il nome del carcere che ospitava i prigionieri). Secondo la sua testimonianza e quella di Pino Rauti (da Omnibus ’98), la sentenza venne emessa con l’avvallo dei battaglioni della Gnr e della Milizia che avevano preparato una sorta di “marcia su Verona” a favore di queste condanne; la notte – cita Rauti – i camion di molte caserme avevano i motori accesi. Il plotone di esecuzione fu composto da volontari che ne avevano fatto domanda; il nuovo fascismo aveva bisogno di questa catarsi rivoluzionaria, secondo loro: i traditori dovevano essere puniti e i battaglioni sui camion erano disposti a farsi giustizia da soli in caso fosse uscita un’inaspettata assoluzione. La sorte di Ciano era segnata.


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