Archivi tag: comunismo

vademecum comunista

«…Secondo Lenin — aggiunge Pjatakov — il Partito Comunista è fonda­to su un principio di coercizione che non riconosce alcun limite né impe­dimento. falceEmartello
E l’idea centrale di questo principio di coercizione senza limiti non è la coercizione in se stessa, ma l’assenza di un suo qualunque limite

– morale, politico e persino fisico, – a qualunque punto si arrivi».
« Un simile partito è capace di compiere miracoli e di fare cose che nes­sun’altra collettività umana potrebbe fare…
Un vero comunista… cioè un uomo che è stato allevato nel Partito e ne ha assorbito profondamente lo spirito, diventa lui stesso, in certo modo, l’uomo del miracolo». «Per un simile partito, un vero bolscevico scaccerà volentieri dalla propria mente idee in cui ha creduto per anni».
« Un vero bolscevico ha sommerso la propria personalità in quella della collettività, “il Partito”, al punto da sradicarsi dalle proprie opinioni e convinzioni, e di concordare onestamente con il Partito: questa è la prova che egli è un vero bolscevico».
Grigorij-Pjatakov
«Non puo esserci vita per lui
– continuò Pjatakov – al di fuori dei ran­ghi del Partito, egli si fonderà con esso, abbandonerà la propria persona­lità, in modo che non rimanga entro di lui neppure una particella che non sia tutt’uno con il Partito, che non appartenga ad esso…».

Grigorj Pjatakov (eliminato nelle purghe staliniane)
Dal volume Il Grande Terrore di Robert Conquest,
Mondadori, Milano, 1970 (alle pagg. 187- 188)

Annunci

Economia dello sterminio

imageprisoneers

Lo storico Snyder riscrive l’Olocausto.

Bloodlands

Sarebbe stato un caso, che Israele non avesse trovato qualcosa da obiettare nei riguardi di questo libro che in Europa è stato, direi, osannato in quasi tutti i Paesi.         Temo che non si possa scrivere nulla senza il preventivo benestare dell’Israel office.

Il libro riscrive la storia europea negli anni dei regimi nazista e comunista dal 1932 al ’45, mettendo al centro della scena, accanto a Germania e Russia, Paesi limitrofi trascurati in altre indagini e cercando di riordinare la mole esorbitante di numeri e fonti, in crescita dopo l’apertura degli archivi in Europa orientale e nell’ex Unione Sovietica.
E infatti, che il volume sia straordinariamente documentato, con ottanta pagine di note e riferimenti bibliografici, non è un dato messo in discussione da nessuno. Ma sono le argomentazioni a dividere.

In questo libro, Snyder disegna una sua mappa geografica, dal centro della Polonia a Ovest della Russia attraverso l’Ucraina, la Bielorussia e i Paesi Baltici, ribatezzando queste aree come ” Bloodlands “. In queste “terre insanguinate” più di 14 milioni di civili caddero per le politiche di sterminio di massa attuate dalla Germania nazista e l’Unione Sovietica durante gli anni che vanno dal 1932 al 1945. La prima peculiarità della ricostruzione è la classificazione, numerica e qualitativa, degli stermini, che viene individuata in sei cicli di omicidi perpetrati durante le due dittature.

NEL DETTAGLIO. Questi cicli comprendono:

3,3 milioni di cittadini sovietici, soprattutto ucraini, sterminati con una carestia programmata per permettere la collettivizzazione (creazione di grandi unità produttive nella campagna) nel 1932-1933;
300 mila uomini, molti dei quali polacchi e ucraini, uccisi durante il ‘Grande Terrore’ del 1937-1938, sempre nelle Bloodlands;
200 mila polacchi morirono durante l’occupazione tedesca dell’Unione Sovietica (1941-1944).
4,2 milioni di cittadini furono lasciati deliberatamente morire di fame;
5,4 milioni di ebrei fucilati o gasati, dai nazisti, durante gli stessi anni;
700 mila civili, soprattutto bielorussi e polacchi, fucilati dai tedeschi per rappresaglia.
Il totale, una stima conservativa secondo lo studioso, è di 14,1 milioni di vittime. I numeri sono inoppugnabili ma è l’aspetto qualitativo della loro trattazione l’aspetto più delicato.

Snyder scrive che i massacri non furono massacri concepiti per motivazioni ideologiche ma per fattori economici: l’agricoltura, il bisogno di collettivizzare e di liberare il terreno; «the peasant question», la questione agricola. Tuttociò per appagare il desiderio di Russia e Germania di costruire il rispettivo impero, eliminando gli ostacoli e liberando lo spazio vitale (Lebensraum).

IL METODO. L’Olocausto, per Snyder, diventa tecnica avanzata di sterminio per eliminare gli ebrei nel momento in cui non c’è margine per deportarli altrove. La stragrande maggioranza delle vittime morì per fame, fucilate e percosse. Metodi orribili ma “tradizionali”, lontani da quell’immaginario, anche iconografico, associato ai campi di concentramento occidentali che gli Alleati liberarono, riconsegnandone le testimonianze del Male assoluto.
Per l’autore, il grosso degli omicidi ha avuto luogo nei campi di sterminio che si trovavano nelle terre che furono poi invase dall’Armata Rossa ed erano praticamente inaccessibili agli occidentali dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Particolarmente raccapricciante, il capitolo riguardante l’ Holodomor (una parola che Snyder evita). Per esempio, raccontando una storia di un orfanotrofio non ufficiale nel villaggio in Kharkiv regione sono stati i bambini erano così affamati che ricorsero al cannibalismo , con un bambino sorpreso a mangiare parti di sé prima di essere cannibalizzato a sua volta.

deportation

Forse la parte più controversa del libro ruota intorno Snyder sottolineando le somiglianze tra i due regimi: Hitler e Stalin quindi condivisero una certa politica di tirannia portando catastrofi,  utilizzando la morte di milioni di persone per giustificare le loro politiche.

Il libro è stato definito un lavoro «innovativo e monumentale».  Un giudizio che fa il paio con quello del New Statement che ha definito il libro di Snyder «eccezionale», con quello dell’Economist che ha parlato di «storia revisionista del miglior tipo», con quello della New York Review of Books che lo ha ritenuto «coraggioso e originale» e altri osanna sparsi tra cui Guardian, Atlantic, Independent e Telegraph.

Premio Cundill riconoscimento di eccellenza, le prix du livre d’Histoire de l’Europe 2013; Premio Moczarski in Storia, Letteratura Award, American Academy of Arts and Letters; Prenota premio Lipsia per la comprensione europea; Phi Beta Kappa Emerson Book Award; Gustav Premio Internazionale di Storia Ranis; Premio Prakhina Fondazione Internazionale del Libro, la menzione d’onore; Premio Jean-Charles Velge; Premio Tadeusz Walendowski libro; Wacław Jędrzejewicz Medaglia Storia, nella rosa dei candidati per il Premio Duff Cooper, nella rosa dei candidati per la Wayne S. Premio Vucinich (ASEEES), in lizza per il Libro austriaco Scholarly dell’Anno, nella rosa dei candidati per il Premio NRD Sachbuch;. Giuria encomio, Bristol Festival of Idea.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: