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Ciano discorso del 16 dicembre 1939

Ciano-discorso16dic1939

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30settembre-1939 news

30 settembre
Roma.  Ribbentrop propone:
Ribbentrop
1°) un incontro tra Hitler e Mussolini a Monaco;
2°) un incontro a Berlino tra lui e Ciano;
3°) un incontro al Brennero tra Hitler e Ciano.
Ciano convince Mussolini a spedirlo a Berlino, dove egli intende battersi
«come un leone per conservare la pace del popolo italiano».
In Boemia e Moravia, nell’anniversario del patto di Monaco i movimenti antinazisti invitano la popolazione a boicottare i mezzi di trasporto pubblico e organizzano
scioperi nelle fabbriche e nelle scuole. La replica poliziesca non si fa attendere ed è spietata.

Germania. Karl Dönitz fu promosso contrammiraglio e comandante dei sottomarini.

Inghilterra. Viene avviato l’arruolamento di uomini inglesi di età compresa tra 20 a 22 anni.


19 settembre 1939 – news

Hitler-a-danzica19 settembre 1939.
– Hitler parla a Danzica, mentre a poca distanza ancora
tuona il cannone. Egli accusa gli inglesi di avere spinto la Polonia
contro la Germania, ma a giudizio di Ciano il discorso può essere definito
«moderato e, forse, precursore dell’offensiva di pace».
Altra annotazione di Ciano:
Il Duce era lusingato che il Führer lo avesse nominato due volte».
Heydrich, il principale collaboratore di Himmler e capo di tutte le polizie tedesche, in visita al Comando supremo dell’esercito, espone al gen. Wagner –
capo dell’amministrazione delle forze armate tedesche in Polonia –
i piani delle SS per i polacchi, che consistono nel «far piazza pulita degli ebrei, dell’intellighentia, del clero e della nobiltà».
Comincia il bombardamento di Varsavia, che continuerà sino al 27 settembre.
I tedeschi non consentono ai polacchi di far evacuare la città dai civili.

(nella foto: Hitler entra trionfalmente a Danzica).


il caso Ciano (una prospettiva)

Bortolo Giovanni Dolfin è una figura di un certo interesse, a mio modo di vedere, nel panorama RSI che si stava creando. L’ex federale di Ferrara, che sarà l’autore di ” Con Mussolini nella tragedia – Diario del capo della Segreteria particolare del Duce – 1943-1944,  Milano (1949) -“, è l’uomo tra i primi a sincerarsi delle condizioni di Mussolini, al rientro in Italia, dopo la sua liberazione. Rocca-delle-Caminate2Dopo il rientro dalla Germania, non appena ricevuta la notizia della possibilità, lascia Roma a tutta velocità per andare a Rocca delle Caminate per visitarlo; siamo ai primi d’ottobre ’43. Se non fosse per la quantità di distaccamenti militari tedeschi, in Romagna si potrebbe pensare che la guerra sia lontana, molto lontana, o forse inesistente. “Com’è diverso! Invecchiato, stanco. Sono colpito dal suo pallore e dalla sua magrezza – scrive – il suo cranio rasato, lucido è solcato da venature violacee, livide. E’ trasandato, sciatto. Osservo una macchia di unto sul bavero, in alto, a sinistra. Il lasco della camicia nera gli scopre il collo ed aumenta la sua magrezza“. Dolfin è un uomo di fiducia di Buffarini Guidi scelto a Roma, convinto ad accettare l’incarico con la consueta abilità che caratterizzava la sua azione; prima gli comunica bruscamente che il Duce lo ha personalmente scelto come segretario (in realtà Mussolini era in Germania e non se lo sognava nemmeno…), gli esprime in tono asciutto e autoritario le sue congratulazioni e gli ingiunge di prepararsi a partire. Un ordine è un ordine e non si discute. Poi, visto che Dolfin è così stupefatto da non spiccicar parola, lo attacca con lusinghe personali, patriottiche e politiche, assumendo un tono confidenziale ed amichevole. In questo modo, Dolfin, prevenuto e zittito, brutalizzato e adulato al tempo stesso, si trova ad aver già accettato senza nemmeno aver detto «sì». E’ questo il modo di diventare il Capo della “segreteria particolare” del Duce. Un ruolo che gli permetterà di auscultare molte riflessioni segrete che il lettore curioso troverà nel libro citato. Un fatto meno noto, per esempio, sono i dialoghi con Edda che riescono a far mutare radicalmente l’opinione del Duce riguardo Ciano. Fatto davvero meno noto:

Ciano è rientrato nelle buone grazie di Mussolini,

a dispetto dei tedeschi. «Ciano è un traditore e deve essere punito!», gridano i gerarchi nazisti. E’ ovvio che il Duce non può iniziare un procedimento penale contro i traditori del fascismo se non è disposto a punire ” il proprio genero”. Ciano, infatti, non aveva lesinato sgarberie ed ironici commenti alle persone private dei capi tedeschi mentre era ministro degli esteri e la cosa non era affatto piaciuta. Gli umori giornalieri sono di scena quotidianamente nell’ufficio di Dolfin a Gargnano, dove lavora con entusiasmo e dedizione. E questa stanza diventa l’ambiente più aggiornato e dove forse vengono a galla tutti i rumors della nuova RSI. Dolfin dice ciò che pensa. La sua influenza sul capo del governo preoccupa molto i tedeschi; dal caso Ciano a tutto il resto. Preoccupa anche molti gerarchi fascisti che impongono un secondo segretario che supervisioni il primo; viene scelto il figlio Vittorio. Si fa particolarmente intricata la posizione dell’ufficio riguardo le informazioni assunte e rilasciate e questa situazione servì solo a mettere a nudo contrasti insanabili e un generale disorientamento di idee e di propositi. Musso-leftMussolini, a proposito di Ciano, aveva deciso di tenersi ufficialmente il più possibile estraneo alla cosa. Questo era un punto delicato: i rapporti personali con l’interessato e con la figlia Edda. Sempre via-Dolfin. E proprio al segretario particolare, per primo, confidò di essersi convinto che fosse il caso di dimenticare le promesse fatte al genero e alla figlia, nonchè le patetiche scene di riconciliazione: «non colpire Ciano sarebbe come dire che non è possibile colpire nessuno; il caso Ciano è l’elemento che deve chiarire l’atmosfera creata dal crollo del regime!». Ancora via-Dolfin tutta la gestione della problematica della legittimità giuridica della condanna: non esisteva (secondo il ministro della Giustizia Pisenti) alcuna prova oggettiva di un preventivo accordo tra i membri dissidenti del GranConsiglio con il Re o con Badoglio. E non era una cosa da poco. Qui il Duce non volle assolutamente esporsi. Come è noto che egli non vide mai la domanda di grazia inoltratagli dai prigionieri di Verona dopo la condanna a morte. L’episodio ebbe Pavolini come protagonista. Ciano-incarcere-a-VeronaUn aspetto curioso che Dolfin ci ricorda è che i tedeschi, che tanto avevano fatto per arrestarlo prima a Monaco, poi preteso di tenere costantemente nella sua cella due SS ( attenzione esclusiva per Ciano), fossero poi ad un pelo dal liberarlo in extremis mediante un teatrale rapimento. La cosa tirava in ballo il famoso diario di Ciano e gli intrighi di sua moglie con i gerarchi nazisti; Edda si battè disperatamente sino all’ultimo per salvare il marito. Ma il Duce ostentò un atteggiamento di completo distacco. Hitler in persona, il 6 gennaio, ordinò la sospensione della liberazione di Ciano in cambio del diario! La sorte di Ciano fu segnata molto dalla sua feroce antipatia mostrata durante il processo di Verona, come ricorda Dolfin, che motivò ulteriormente la condanna nella cosiddetta “notte degli scalzi” carcere-degli-Scalzi (- carcere degli Scalzi – era il nome del carcere che ospitava i prigionieri). Secondo la sua testimonianza e quella di Pino Rauti (da Omnibus ’98), la sentenza venne emessa con l’avvallo dei battaglioni della Gnr e della Milizia che avevano preparato una sorta di “marcia su Verona” a favore di queste condanne; la notte – cita Rauti – i camion di molte caserme avevano i motori accesi. Il plotone di esecuzione fu composto da volontari che ne avevano fatto domanda; il nuovo fascismo aveva bisogno di questa catarsi rivoluzionaria, secondo loro: i traditori dovevano essere puniti e i battaglioni sui camion erano disposti a farsi giustizia da soli in caso fosse uscita un’inaspettata assoluzione. La sorte di Ciano era segnata.


la doccia scozzese

Non credo si possa disconoscere di Mussolini il segno di una certa abilità o astuzia diplomatica. Cosa, questa, di cui Churchill (per es.) era assai invidioso. Innanzitutto, a detta di chi ha respirato la stessa aria, conosceva assai bene l’arte dello stancare i suoi oppositori col gioco continuo ed altalenante delle concessioni poi ritirate, delle speranze a cui seguiva sempre un’immacabile delusione. Un bel giochino. Così facendo, esauriva le fazioni in una sterile lotta di tutti contro tutti, impedendo che si formassero blocchi d’opinione abbastanza compatti all’interno del partito o del governo (l’unica eccezione in vent’anni resta infatti l’ordine del giorno Grandi); e finalmente, frantumato qualsiasi fronte d’oppo­sizione e sparso ovunque il sospetto e il rancore reciproco, riassumeva nelle sue mani la situazione, badando bene a non punire troppo gravemente nessuno, ma decidendo sempre e immancabilmente da solo. Nessuno conosceva sino alla fine la vera opinione personale del Duce, e ciò induceva tutti a scoprirsi e a compromettersi.
Tutto ciò venne definito il «regime dello doccia scozzese ».
Musso-caricatCon la stessa tattica Mussolini affrontò a Monaco i suoi gerarchi superstiti. Una parte di essi era stata vittima del « cambio della guardia » del 5 feb­braio 1943, l’ultima doccia scozzese di Mussolini. L’ultimo improvviso e brusco reimpasto di governo, motivato chiaramente dal desiderio di neutralizzare le manovre Ciano-Grandi-Bottai e l’incipiente fronda all’interno del regime fascista. Il reimpasto fu in realtà più ampio di quanto sarebbe stato strettamente necessario e ciò per la solita inclina­zione al compromesso; la manovra di Mussolini veniva in tal modo un po’ occultata. Inoltre, se Ciano prendeva una pedata da una parte, gli si offriva uno zuccherino dall’altra: un decreto speciale gli confermava la carica di membro del Gran Consiglio per tre anni, carica alla quale, perduto il portafogli degli Esteri, non avrebbe più avuto diritto (è chiaro che Mussolini non valutò allora le gravi conseguenze che tale gesto avrebbe deter­minato alla fine di luglio). E poi gli si consentiva di restare a Roma, come ambasciatore presso il Vaticano, e cioè nella condizione più idonea per continuare a … “paciugare”
(cioè: tessere le sue trame) senza destare troppi sospetti.
Comunque, all’alba della sua liberazione dal GranSasso, aveva tentato di fare il diplomatico anche con Hitler che aveva, dalla sua, la particolarità comune a tanti dittatori: quella di ascoltare tutti e poi fare quel c…. che gli pareva, e di testa sua. Infatti, l’uso del compromesso con Hitler non funzionò. Ma gli lasciò la convinzione che il generico placet ottenuto da parte nazista per un nuovo governo fosse il massimo ottenibile in quel momento ed in quelle condizioni. E’ l’immagine di un grande che, tra i grandi, si fa piccolo piccolo ed accetta quello che gli viene imposto. Musso-urlMussolini, che tutti conoscono come autoritario, decisionista, urlatore, insomma… duro, invece non amava le situazioni nette. Questo, a detta dei suoi più fedeli ed affezionati collaboratori; posto di fronte ad un problema, recalcitrava e prendeva tempo. Poi ascoltava tutti e l’ultimo che aveva parlato con lui se ne andava immancabilmente sicuro di essere riuscito a convincerlo. Non era mai vero. Churchill-binocolo

rett-bianco
Preso di petto, il Duce difficilmente reagiva; ma niente di ciò che era stato stabilito con lui dava sufficienti garanzie di conservarsi intatto sino al giorno dopo. Quasi sempre si giungeva ad un compromesso che alla fine scontentava tutti.
Tecniche che Winston Churchill (per esempio)
non vedeva neanche col binocolo.


vengo anch’io – no tu no.

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Armiamoci e partite!

Il duce è molto eccitato quando i primi contingenti italiani partono per il fronte russo, conta di giocare un ruolo importante nella battaglia contro il comunismo e non pensa che i suoi uomini non sono equipaggiati a sufficienza. L’estate del ’42 trascorre con alterne vicende poi, inaspettata, con la stagione fredda, si scatena la controffensiva.

Mussolini viene informato dell’aggressione tedesca alla Russia la notte sul 22 giugno 1941, non più di mezz’ora prima che le truppe germaniche e le unità satelliti rumene, ungheresi e slovacche passino all’attacco su tutto il fronte dal Baltico al Mar Nero. È l’ambasciatore Von Bismarck a svegliare Ciano e a consegnargli la lunga missiva scritta dal Fuhrer per il suo collega dittatore. Ciano a sua volta sveglia Mussolini che se ne sta a Riccione e gli legge al telefono il messaggio:

Ciano_writes“Vi scrivo questa lettera in un momento in cui, finalmente, dopo mesi di preoccupazioni, di riflessioni e di continua attesa che mi ha logorato i nervi, sono stato portato a prendere la decisione più grave della mia vita […]. Ho aspettato fino a questo momento, Duce, per mandarvi tali informazioni perché la decisione definitiva non sarà presa prima di questa sera alle sette (Hitler ha scritto il messaggio nella mattinata del 21 giugno, nella Reichskanzlei). Qualunque cosa accada, Duce, la nostra situazione non può peggiorare a causa di questo passo, essa può solo migliorare […]. Lasciatemi dire ancora una cosa, Duce: dopo che lottando sono giunto a questa decisione, mi sento di nuovo spiritualmente libero; l’Unione Sovietica, malgrado l’assoluta sincerità dei nostri sforzi per venire a una definitiva conciliazione, era stato per me assai arduo perché in un modo o nell’altro ciò sembrava contrastare con tutto il mio atteggiamento precedente, con le mie concezioni e i miei precedenti impegni. Ora sono assai contento di essermi liberato di questo “disagio spirituale”.

mussolini_writesL’adesione di Mussolini all’iniziativa tedesca è immediata e totale. Ciano annota nel suo Diario lo stesso giorno: “Cerco di buon mattino l’ambasciatore dei Sovietici per notificargli la nostra dichiarazione di guerra. Non riesco a vederlo sino a mezzogiorno e mezzo perché lui, e con lui tutto il personale dell’ambasciata, se ne era andato candidamente a fare il bagno a Fregene”.. E aggiunge: “La cosa che più sta a cuore al Duce è la partecipazione d’un nostro contingente, ma da quanto scrive Hitler è facile capire che questi ne farebbe volentieri a meno”.

wSep30x200Hitler, infatti, gli manda a dire, con la solita prosa edulcorata: Il generale Marras mi ha comunicato che voi Duce, mettereste a disposizione almeno un corpo di spedizione. Se tale è la vostra intenzione, Duce, vi sarà abbastanza tempo per poterla realizzare dato che in un teatro di guerra tanto vasto l’avanzata non può avvenire dappertutto contemporaneamente. L’aiuto decisivo, Duce, lo potrete però sempre fornire con il rafforzare le vostre forze nell’Africa Settentrionale nonché intensificando la guerra aerea e, dove sia possibile, quella dei sottomarini nel Mediterraneo“.

wSep60x200Non è soltanto un “no” all’offerta italiana di aiuto, è anche una lezione impartita all’allievo pasticcione. Ma Mussolini vuole intervenire a ogni costo e il 26 giugno scrive quella che è una vera richiesta a Hitler di permettergli di essere al suo fianco: Sono pronto a contribuire con forze terrestri ed aeree e voi sapete quanto lo desideri. Vi prego di darmi una risposta così che mi sia possibile passare alla fase esecutiva“.

La smania di strafare e la cialtroneria di Mussolini costeranno agli italiani: 13.470 fra morti e dispersi + 2.180 fra feriti e congelati, per un totale di 15.650 uomini.

tratto da http://www.br3nn0s.org/nonno_angiol/elsitmilanes/armir2.html

s.Ferrarini

disegni di simone ferrarini.

a cui vanno i nostri complimenti

sito: http://simoneferrarini.blogspot.it/p/armir-campagna-di-russia.html


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