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7-9 agosto 1943. cronaca

7 agosto: sabato

  • Churchill, in viaggio per il Quebec (dove è in programma una conferenza dal 14 al 24 agosto), telegrafa al suo ministro Eden, che gli chiedeva istruzioni di fronte alle richieste italiane formulate da D’Aieta e Berio e scrive: – Insistiamo sulla resa incondizionata -.
  • Improvviso trasferimento di Mussolini alla Maddalena.

Churchill ed Eden sono concordi: si approfitti dell’apertura italiana ma senza derogare il principio della resa incondizionata.
Gli inglesi sono particolarmente più rigidi rispetto agli americani, più rigide e prevenuti.
Ci si può chiedere perchè. Che abbiano qualcosa, qualche motivo, che li spinge ad essere così? Qualcosa da nascondere? Altrimenti, perchè tanto astio di fronte ad una nazione che fa di tutto per arrendersi?
Non eravamo il “ventre molle dell’Europa?” E allora di cosa aveva paura?

Eden, da parte sua, sembra più lungimirante: quello che contava era portare a casa in fretta l’uscita dell’Italia dalla guerra, ma, prima ancora, la consegna della flotta e il liberarsi da ogni rischio sul Mediterraneo.

Nella notte però, a seguito di informazioni fornite dal S.I.M. circa l’organizzazione di un blitz tedesco per liberare il Duce, ormai individuato a Ponza, Mussolini viene trasferito di corsa, a bordo del cacciatorpediniere Pantera, alla Maddalena a villa Weber.
Mussolini, prigioniero a tutti gli effetti, avvertito mezzora prima del trasferimento sale a bordo del battello riconosce il comandante Maugeri a quale chiede: “dove andiamo?” – “Stia tranquilllo Duce, la proteggo io; la portiamo alla Maddalena!” -. Incontrano pure burrasca in mare e verso le tredici dello stesso giorno attraccano alla Maddalena.
Si dice che Mussolini, informato dei propositi germanici, abbia detto: ” Questa è la più grande delle umiliazioni che mi si possa infliggere: si può pensare che io possa andare andare in Germania e tentare di riprendere il governo con l’appoggio tedesco? Ah no, davvero! “.

Nel frattempo, i fascisti della Milizia e quelli che si professavano tali fino a 10 giorni prima, stavano ancora dormendo e chiedendosi cosa fare.

 

9 agosto: lunedi.

  • Appena giunto in Quebec Churchill ri-telegrafa a Eden e scrive:
    – Badoglio si metta nelle mani degli alleati senza riserve: la nostra intenzione è che l’Italia abbia poi un posto onorevole nella nuova Europa. Pur in presenza di una formale sottomissione, dovremmo dimostrare di trattarlo con considerazione compatibilmente con le esigenze militari -.

Anche se i contatti di D’Aieta e Berio non hanno dato luogo a nessun  concreto passo in avanti, il clima generale verso l’Italia sembra migliorare.
Ma è qui che si comincia a creare un equivoco clamoroso:
Badoglio crede, fino all’ultimo, di poter trattare le condizioni della resa dimenticando di visionare correttamente le modalità operative dell’armistizio, quelle che poi si riveleranno fatali ed umilianti.

A parere italiano, l’Italia sta rendendo un grande favore agli alleati e quindi si aspettano in cambio considerazione e ricompense in termini di aiuti.

Da parte loro, gli inglesi, prima dell’avvio delle trattative si preoccupano di ribadire:

  1. il principio – non negoziabile – della resa incondizionata;
  2. la definizione dell’armistizio “corto”;
  3. l’armistizio “lungo” – ancora in corso di definizione esatta – sarà approvato il 20 in Quebec.

Gli alleati ora si trovano però in una situazione imbarazzante:
gli italiani attribuiscono loro una superiorità schiacciante che in realtà non esiste. Se avessero capito, o peggio scoperto, che era possibile sbarcare al massimo non più di 6 divisioni (di cui 3 a Salerno) e non a nord di Napoli, probabilmente avrebbero preso atto delle loro illusioni circa l’aiuto risoltutivo degli alleati per arginare la reazione tedesca e magari avrebbero cambiato idea. Eisenhover decise pertanto che in nessun caso si sarebbero dovuti svelare i piani operativi alleati e la resa italiana avrebbe dovuto avvenire prima dello sbarco di Salerno.


30 luglio 1943. cronaca

30 luglio: venerdì.

  • I giornali inglesi e americani pubblicano il comunicato ufficiale di Roosevelt e Churchill. Eisenhover lo legge alla radio.
  • Ambrosio, capo di S.M.G., predispone un promemoria segreto nel quale sostiene la necessità di concludere al più presto un armistizio con gli alleati e l’urgenza di prendere contatto con essi.
  • Primo timido tentativo di colloquio senza esito di Guariglia con l’ambasciatore inglese presso il Vaticano Osborne.

Gli Alleati da parte loro, tramite Eisenhover, trasmettono per radio le loro “aperture” verso un’Italia senza Mussolini:

– “Noi ci compiacciamo col popolo italiano e con Casa Savoia per essersi liberati di Mussolini, l’uomo che li ha coinvolti in guerra come strumento di Hitler e li ha portati sull’orlo del disastro. Il più grande ostacolo che divideva il popolo italiano dalle Nazioni Unite è stato rimosso dagli italiani stessi.
Voi volete la pace. Voi potete avere la pace immediatamente e una pace alle condizioni onorevoli che i nostri Governi vi hanno già offerto.
Noi veniamo come liberatori. Il vostro ruolo consiste nel cessare immediatamente ogni assistenza alle forze tedesche nel vostro paese.
Se farete ciò vi libereremo dai tedeschi e dagli orrori della guerra. Come avete visto in Sicilia, la nostra occupazione sarà mite e benefica.
I vostri uomini ritorneranno alla vita normale e alle loro occupazioni produttive e, purchè tutti i prigionieri britannici e alleati ora nelle vostre mani ci vengano restituiti salvi e non siano trasportati in Germania, le centinaia di migliaia di prigionieri italiani da noi catturati in Tunisia ed in Sicilia ritorneranno alle innumerevoli famiglie italiane che li aspettano.
Le antiche libertà e tradizioni del vostro paese saranno ristabilite” -.

Un primo atto ufficiale ingannevole è varato.
Scrivo “ingannevole” perchè:

  • i prigionieri italiani in Inghilterra saranno liberati molto più avanti.
    Personalmente, ho conosciuto persone che sono rientrate in Italia solo nel 1946, alcuni addirittura nel 1947.
  • i prigionieri italiani di Tunisia sono rientrati con gli stessi tempi di quelli in Inghilterra e con modalità vergognose.
    Esistono memorie e ricordi vividi di fatti molto lontani dalle modalità enunciate da Eisenhover.
  • l’occupazione in Sicilia non fu affatto mite e benefica.
    Questo è mero materiale di propaganda: si legga “Controstoria della Liberazione” di G.Fiore per avere informazioni e dettagli.
  • Purtroppo Eisenhover non fa “i conti con l’oste”: molto poco è dipendente dalla sola volontà degli italiani; il problema è dato dai tedeschi infuriati per l’inoppugnabile tradimento italiano.

29 luglio 1943. cronaca

29 luglio: giovedì.

  • Roosevelt legge per la prima volta la bozza di armistizio (lungo) preparata da Churchill.
  • Gli Alleati trasmettono ai giornali il testo ufficiale della loro posizione sull’Italia dopo il 25 luglio.

Dopo aver letto la proposta di Churchill, animata da uno spirito particolarmente punitivo nei confronti dell’Italia, Roosevelt si dimostra più favorevole ad un testo più semplice, ridotto a questioni prettamente militari e quindi più facilmente “digeribile” da parte degli italiani.
Alla fine, la sua tesi prevale e nasce così l’armistizio “corto” (11 articoli contro i 44 del “lungo”).
Questa fase comunque è oggetto di scambio di diverse lettere tra Roosevelt e Churchill, sempre basata sul concetto di “resa incondizionata” decisa a Casablanca.

Intanto in Italia, nulla arriva ai comandanti italiani sui vari fronti: nè ordini, nè informazioni di alcun genere. Per il momento non è giunto ancora l’invito ufficiale al “cessate il fuoco”.
Iniziano già i primi “fuggi fuggi” di alcuni soldati, desiderosi di tornare a casa propria.
Quelli ancora a “piede libero” (dopo i tempestuosi rastrellamenti tedeschi) devono riuscire ad abbandonare la divisa e le armi per non essere riconosciuti, ma fare ciò significa anche non avere più alcuna difesa. E poi ci sono i controlli. I tedeschi sono a Roma Termini ed in tutte le città medie e grandi e chiedono a tutti i documenti ai presenti e non è facile passare inosservati.
Il rispetto dei propri subalterni (ufficiali e soldati) è un argomento mai preso in considerazione dalle personalità dello Stato Maggiore italiano e del governo.
Coloro, che in mancanza di notizie hanno cercato di mettersi in contatto radio o con emissari di fortuna non hanno mai ricevuto risposta; si parla di “rifiuto al contatto”.
Strano. Perchè in quei giorni non si registra una particolare attività che abbia potuto distrarre le alte sfere dal compito.


L’ora più buia. l’ho visto

Bene. Sono appena tornato e ora posso scrivere liberamente cose di cui potrò pentirmi più tardi.

Rispetto al film.

Beh, intanto, bella la fotografia, la luce delle immagini, bella la recitazione di Gary Oldman.
A me il film è piaciuto. La cronologia degli eventi è abbastanza rispettata anche se per sommi capi. Molto “sommi”. Ma ne parlerò sotto. Un Churchill decisamente diverso da – into the Storm -, da – the Crown (su Netflix) -,  da  – il Discorso del Re – e altri ancora.
Questo appare molto più bonario e amabilmente inadatto (all’inizio) di tanti altri; dipende dal tipo di impronta che il regista voleva imporre alla “pellicola” (interessante questo termine, ormai obsoleto…). Ma, se me lo concedi, ora passerei brutalmente a… sotto.

Rispetto alla storia.

Qui le cose si complicano. Nel senso che se il film avesse voluto rispettare la storia vera …  vedi considerazione1

se il film NON voleva rispettare la storia … vedi considerazione2

 

Considerazione1.

Nel film si dimenticano fattori importanti che hanno deciso il percorso bellico e le vere responsabilità del conflitto.
A sentire i commenti delle persone all’uscita del cinema, sembra che l’episodio della metropolitana, dove la gente del “Regno Unito” presente in quel vagone ha dichiarato la propria inflessibilità, abbia deciso e la fermezza nella decisione di non negoziare la pace e il destino dell’Inghilterra, sia stato determinante.
Io non so se sia vero o solo verosimile, ma non è quello il punto.
Se voleva essere autobiografico in realtà è troppo poco il periodo preso in esame: dall’incarico governativo a Dunkerque e si sono trascurati troppi passaggi interessanti sulla personalità reale di Winston Churchill.
Per esempio, la questione dell’apprendimento delle notizie delle batoste europee del BEF (British Expeditionary Force), poi le urla nei confronti del Comando francese, il come ha trattato Polonia, Francia, Norvegia – nell’affare della nave Altmark – fino agli episodi saltati dei possibili negoziati con Bastianini, danno un’immagine molto più collerica ed intransigente del personaggio in esame.
Sono sempre stato e sempre sarò un sostenitore che quando si racconta la storia bisognerebbe dire tutte le verità, non solo quelle che ti fanno comodo; perchè col film non c’è contradittorio e quindi tutto appare come una sentenza. E la storia NON è così sempliciotta.
Ma è anche vero che l’italiano, in fondo, la verità vera non interessa più a nessuno. Tanto, è storia passata che appartiene a altre generazioni che ormai non ci sono più e chissenefrega. Non c’è più nessuno disposto ad alzare la voce per quelle questioni e se anche ci fosse non sarebbe poi credibile, per questioni di tempo o di incompetenza, rimane però una quasi-certezza: che se uno cerca e legge con attenzione, la verità salta ancora fuori. Imperiosa.
Per concludere, il film è un’inizio dell’epopea britannica molto romanzata. Qui non si cerca di raccontare la storia, ma di narrare alcune sfaccettature del personaggio nel primo anno di governo.
Se si esce da questo schema niente ha più senso, dal punto di vista storico. Ripeto:    il fim però mi è piaciuto. per quello che è.
La storia vera è un’altra cosa: molto più complicata di così e figlia di eventi giornalieri condizionanti e in questo blog dettagliati, giorno per giorno.

Considerazione2.

Mi rimane la curiosità di sapere se qualcuno di questi registi che hanno avuto il managment di Churchill hanno visionato gli altri film prodotti; perchè le differenze sono notevoli. Non è un argomento importante, ma forse l’ho percepito solo io o forse mi sono dimenticato che ogni filmaker ha il diritto di raccontare come meglio crede il personaggio, al riparo da ogni critica e appunto.

La cosa più vicina alla sua persona, fatte le opportune considerazioni del caso, sono le sue memorie. In 12 volumi + appendice, intrise di appunti veri, lettere e missive segrete, che trasudano il suo essere nelle guerra e le lotte in seno al Gabinetto britannico. Affatto trascurabili. Nel film non sono state nemmeno citate. Ma qui si aprirebbe un capitolo che interesserebbe solo a chi ormai non c’è più, in questa valle di lacrime. Soprattutto dopo Yalta.


Hitler a caccia di petrolio

Come ho già annunciato di giorno in giorno, nuove nubi si sono addensate sul gol­fo Persico, dove la Gran Breta­gna, dalla primavera del 1941, deve affrontare altre complicazioni sollevate dai tedeschi che mirano a impadronirsi del petrolio iracheno e persiano. Argomento non da poco.

Hitler concepisce anche un ambizioso piano (il piano Orient, fondato sul presupposto di conclu­dere vittoriosamente nell’autunno la campagna di Russia. Secondo il pia­no Orient, truppe corazzate tedesche avrebbero dovuto conquistare la Per­sia e l’Iraq mentre altre forze avreb­bero occupato la Siria per ricongiun­gersi con l’armata di Rommel
pro­veniente dall’Egitto.

Facendo un breve saltino all’indietro, Hitler è entrato dapprima in Grecia, poi a Creta, per riparsi le spalle da probabili attacchi britannici ai pozzi rumeni.
E parliamo sempre di petrolio.
In funzione di queste grandiose prospettive, i tedeschi intorbidano la situazione politica nel Medio Orien­te, servendosi di loro agenti e della legazione d’Italia a Bagdad dove, nel marzo 1941, riesce a diventare (di riffa e di raffa) pri­mo ministro il filonazista Rashid Alì. Il reggente, emiro Abdul Ila, favo­revole agli inglesi, è costretto a la­sciare la capitale, mentre il nuovo premier incomincia subito a creare difficoltà agli inglesi negando loro il permesso di usufruire liberamente del porto di Bassora, al vertice del golfo Persico.
Nello stesso giorno, il primo ministro iracheno chiede aiu­ti a Berlino. Il Fuhrer ottiene dal governo di Vichy il permesso di transito, attraverso la Siria, per ae­roplani e materiale bellico da man­dare a Rashid Alì. L’ammiraglio Darlan firma un accordo con la Ger­mania per la cessione del materiale bellico francese radunato in Siria e concede agli aerei tedeschi e italiani di atterrare negli aeroporti siria­ni.

Hitler e Rashid Alì

Entro la fine di maggio arrivano in Siria un centinaio di aerei della Luftwaffe e venti apparecchi italia­ni (non una gran roba…).
La Gran Bretagna, preoccupata per il nuovo focolaio di guerra che minaccia di estendersi dalla Siria al­l’intero scacchiere del Medio Orien­te, si prepara a fronteggiare la si­tuazione.
Il 14 maggio la RAF rice­ve direttive precise per attaccare gli aerei tedeschi negli aeroporti siriani. I britannici, a questo punto sanno di non fare una mossa furba e non sanno nemmeno che il 25 il generale Wavell ha già pronto il piano Esporter, nome convenzionale dell’operazione di invasione. Forze della “Fran­cia libera”, agli ordini di De Gaulle, collaborano con gli inglesi nella cam­pagna siriana. — Tutti i nostri pensie­ri —, telegrafa Churchill al generale francese alla vigilia dell’operazione, — sono con voi e con i soldati della Francia libera. In quest’ora, in cui Vichy è scesa ancora più in basso nell’abisso dell’ignominia; la lealtà e il coraggio dei francesi liberi salveranno la gloria della Francia! —.

Complessivamente il governo di Vichy impiega contro gli inglesi tren­tacinquemila uomini al comando del generale Dentz.
35.000 uomini sono circa 2 sole divisioni. Per esperienza, se un nemico ti attacca, prima ti guarda in tasca per vedere cos’hai da opporre, poi si organizza e dopo arriva. E come ragionamento di massima, 2 sole divisioni non appaiono decisamente come una difesa impenetrabile.
E qui si manifesta clamorosamente un grossolano errore di Hitler.
Per problemi logistici e di varia altra natura promette che arriveranno rinforzi soddisfacenti per tamponare sorprese alleate.
Lo dice, ma non lo fa.
Dove sono le famose difese tedesche annunciate sui giornali berlinesi dei primi di giugno?
Intanto l’8 l’avanzata comincia; il 21 le truppe australiane occuperanno Damasco; alle 8,30 del 2 luglio il ge­nerale francese Dentz chiederà l’armi­stizio e la Siria passerà sotto l’occupa­zione alleata.
E a Berchtesgaden Hitler si rotola dal mal di stomaco.

da sinistra: il Maresciallo Longmore, il gen. Wavell, De Gaulle ed il gen. Catroux

La rapida conclusione della cam­pagna siriana sconvolgerà i suoi piani delineati nella direttiva n. 30 del 23 maggio: « Il movimento arabo della libertà rappresen­ta nel Medio Oriente il nostro alleato naturale contro l’Inghilterra. A questo fine è della massima impor­tanza favorire la ribellione dell’Iraq, la quale si estenderà al di là delle frontiere irachene e andrà a ingros­sare le forze ostili all’Inghilterra nel Medio Oriente, interrompendo le linee di comunicazione britanniche e impegnando truppe e navi inglesi a spese di altri teatri di operazione. Per tali motivi — continua  la direttiva del Fuhrer — ho deciso di accelerare lo sviluppo degli avvenimenti nel Medio Oriente, venendo in soccorso dell’Iraq ».
Ma questa volta il dittatore tede­sco perde l’autobus.

nella cartina: l’avanzata delle forze anglofrancesi dall’8 giugno.

La campagna siriana si concluderà con la sconfitta dell’Asse e i pochi rinforzi tedeschi arrivati che riusciranno ad atterrare in Iraq non basteranno ad arrestare l’avanzata delle truppe britanniche che attac­cheranno il 19 maggio, dalla Palestina, come già descritto nelle news.
Combattimenti si svolgono subito ad Hal­baniga e nella regione petrolifera. Occupata Bagdad, il premier filona­zista Rashid Alì è costretto ad abbandonare il paese rifugindosi in Persia.
Il 31 maggio viene firmato un ar­mistizio. Abdul Ila rientra a Bagdad e forma un nuovo governo filo-britannico. Fallisce co­sì il piano tedesco di impadronirsi a buon mercato del petrolio iracheno, con la complicità della Francia di Vichy.
Ma Hitler può ancora contare sul­l’alleanza con la Persia. Dopo l’ini­zio delle ostilità fra Russia e Germa­nia l’importanza strategica del terri­torio persiano, già fondamentale per la produzione petrolifera, diventa de­terminante agli occhi degli inglesi, in quanto l’Iran apre una via di col­legamento diretta con l’URSS dal Mar Caspio al golfo Persico.
Però a mossa, ne risponde un’altra.
Churchill decide di sottrarre l’Iran all’influenza dell’Asse.
Con una rapi­dissima azione militare dal 25 al 28 agosto, gli inglesi si impadroniranno dei pozzi petroliferi e dei centri ne­vralgici del paese. Il 17 settembre anche la capitale, Teheran, sarà occu­pata mentre lo Scià abdicherà in favo­re del figlio. La campagna persiana è condotta dagli inglesi in collega­mento con i russi. Truppe britanni­che e sovietiche si incontreranno in Persia per la prima volta. Si è aper­ta così una grande linea di comuni­cazione con la Russia che permetterà di inviare all’URSS, durante il fu­turo corso degli eventi bellici, ben 5 milioni di tonnellate di rifornimenti.


3 aprile 1940: news

Attività politica e diplomatica.
war-NewsIn seguito al rimpasto annunciato e concretato in questi giorni, la composizione del Governo inglese è il seguente:
il Gabinetto Interno ora è composto da Chamberlain, Halifax, Churchill, Simon, Anderson e Hoare, a cui spettano le decisioni supreme; il Gabinetto di guerra, composto degli stessi ministri del Gabinetto Interno, più il ministro della guerra Stanley, il ministro dei rifornimenti Burgin, il Lord del del Sigillo Privato, Lord Hankey, ministro senza portafoglio con attributi di consigliere finanziario e il ministro dei Dominions, Eden.
Viene istituito il Comitato «strategico», il Gabinetto vero e proprio composto da tutti i ministri e che nella guerra avrà scarsa importanza; il Governo che comprende ministri e sottosegretari.
Inoltre Kinsley Wood, da ministro dell’Aria diventa Lord del Sigillo Privato; Samuel Hoare, da Lord del Sigillo Privato diventa Ministro dell’Aria; alle Poste è nominato Morrison; ai Viveri Woolton, alla Navigazione mercantile Hudson, al Commercio estero Shakespeare; ai Lavori Pubblici De La Wart; all’Educazione Ramsbotham.
Parlando alla Radio, il ministro britannico della guerra economica, Cross, afferma che il Governo britannico intende:
attaccare l’intero sistema economico della Germania
e danneggiarne la macchina bellica
—.

(questo concetto ora espresso è considerabile come …
il vero motivo scatenante la seconda guerra mondiale.

Dagli anni ’13, in Europa si era affermato ed imposto un sistema globale economico patrocinato dalla Bank of England (international banking) che regolava tutti gli scambi commerciali internazionali. Quando nel ’33 Hitler salì al potere istituì presto un sistema parallelo basato sul baratto, che di fatto escludeva la Germania dal circuito controllato dalle banche inglesi e generava una montagna di “mancati guadagni” al sistema commerciale globale.
Il baratto, infatti, esclude l’intermediazione bancaria e può attivare instabilità nei sistemi che non lo possono controllare. Hitler, nell’esempio specifico, barattava prodotti germanici con il petrolio del Venezuela per molti marchi e questo agire in modo “eversivo” creò forti contrasti con la Germania che stava nascendo in quegli anni. Hitler nazionalizzò la Reichsbank e, di fatto, fece uscire la Germania dal debito pubblico creando un colpo al sistema globale.
Da qui il diktat inglese di distruggere la Germania e la sua economia e, di conseguenza, un movente pesante per motivare un conflitto. A mio modo di giudicare, la dichiarazione di guerra anglo-francese in seguito all’invasione della Polonia è stata solo  una scusa, una copertura per ragioni economiche oltremodo inaccettabili. Ci si chieda, per esempio, perchè dopo la dichiarazione tanto intansigente gli inglesi e i francesi non abbiano fatto nulla militarmente per opporsi alla Germania, anzi; il loro accanimento maggiore è stato rivolto agli stati neutrali per controllarne economicamente le esportazioni commerciali.
Si legga al proposito la questione del “ferro”. E’ la mia opinione
).

messaggino1

 

Attività militare.
Sul fronte franco-tedesco accentuata attività di pattuglie.
L’aviazione germanica compie voli di ricognizione sul Mare del Nord, sulla costa orientale britannica fino alle Isole Shetland e sulla costa orientale francese.
Forze navali britanniche sono attaccate da aerei tedeschi a Scapa Flow, nonchè navi mercantili viaggianti in convoglio.
Si comunica da Londra che nella settimana terminata il 30 marzo il Comitato contro il contrabbando ha ispezionato 106 navi, giunte dal 25 marzo, nonchè 28 carichi di navi arrivate precedentemente*.
Tali navi erano: 36 olandesi, 33 italiane, 17 norvegesi, 8 belghe, 7 svredesi, 5 dagli Stati Uniti. In 66 casi la totalità dei carichi è stata rilasciata, nei restanti 40 è stato sequestrato.
Il transatlantico francese Ile de France, dipinto in grigio chiaro, sta per lasciare il porto di New York per trasportare truppe.

(* Continuo a chiedermi se, a seguito a questo estremo blocco marittimo che l’Inghilterra si è arrogata il diritto di applicare, per gli stati neutrali non ci fossero gli estremi per insorgere e dichiararle guerra. In questo specifico caso proteste formali non sarebbero potute risultare “bastevoli“. Il fatto arbitrario di fermare navi neutrali, bloccarne il trasporto è un atto di esproprio e quindi di pirateria.
Uno Stato singolo non può arrogarsi il diritto di imporre regole comuni dettate dai suoi interessi privati; questo è solo un atto di forza reso possibile solo dalla sua potenza marittima e non da ragioni condivisa.

Credo che se tutti gli stati neutrali avessero alzato un coro unanime contro il blocco britannico, per l’Inghilterra l’intero conflitto sarebbe stato un’altra corsa).

 


16 novembre 1939: news

Attività politica e diplomatica. A Londra, la consueta rassegna degli avvenimenti è fatta alla Camera dei Comuni da sir John Simon, Cancelliere dello Scacchiere, in sostituzione di Chamberlain, trattenuto in casa da un attacco di gotta. Riferendosi alla risposta britannica all’iniziativa di pace belga-olandese, Simon afferma che l’erroneo significato attribuito dalla propaganda germanica alle note della Gran Bretagna e della Francia permetteva già di intendere che la Germania non era disposta a lasciare la porta aperta ad un pacifico regolamento del conflitto. war-News
Il Cancelliere ha continuato dicendo che la settimana scorsa è stata contrassegnata dalla diffusione di allarmanti voci circa le intenzione aggressive della Germania contro l’Olanda ed il Belgio. Effettivamente i grandi concentramenti di truppe tedesche alle frontiere e l’apertura di una campagna intimidatoria da parte della stampa contro i due Stati neutrali apparivano come disegni precursori di una imminente invasione germanica ad onta delle vaghe dichiarazioni fatte dal Reich, direttamente o no , ai due Paesi minacciati. A questo proposito le dichiarazioni del Primo Ministro olandese, alle quali ha fatto seguito una distensione, sono state accolte con soddisfazione dal Governo britannico.

La corrispondenza politica  e diplomatica del Reich indica nel modo seguente gli scopi di guerra all’avversario:

« Nei loro discorsi Halifax, Churchill, Paul Reynaud ed Eden proclamano obiettivi di guerra che ricordano Versailles e che si possono così riassumere: l’avversario chiede:

a) il diritto di ingerirsi degli affari interni, compreso il diritto di formare e rovesciare dei governi tedeschi;

b) il diritto di disporre liberamente del suolo tedesco e di staccare anche certi territori per ragioni geopolitiche o strategiche;

c) il ristabilimento di baluardi contro il Reich come risultavano dal trattato di Versailles;

d) delle garanzie contro l’eventualità che il Reich possa insorgere contro una simile umiliazione.

Attività militare. Sul fronte occidentale ripetute azioni locali di pattuglie.

batteria-antiaerea

La stampa francese comunica che l’aeroplano tedesco il quale sorvolò Dunkerque l’11 novembre si è perso in mare in seguito alle avarie per il tiro della contraerea. Un aereo inglese è caduto nella Senna per un incidente di volo.
La petroliera britannica Scalaria Shell è affondata da una nave corsara tedesca a nord-est di Lorenzo Marques.
Una nave da guerra britannica ha catturato un piroscafo da carico germanico, che batteva bandiera russa e recava dipinta sui fianchi la scritta URSS.
Il piroscafo britannico Mataroa, di 12000 tonn. partito dall’Inghilterra per la Nuova Zelanda, è sfuggito agli U-boots dopo una caccia durata 50 minuti.


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