Archivi tag: Celestino Quijada

Escaping_files2017•08

San Ramón. l’ambiente. la gente.

 

Comunque, a quell’epoca una modernissima ferrovia correva all’interno della Patagonia, dalla città di San Antonio Oeste fino alla zona di Bariloche.Questo mezzo di trasporto aveva, rispetto agli altri, alcuni vantaggi:
una comoda stazione a San Ramón, massima comodità e controllo, spazio a volontà per uomini e bagagli. Non indifferente, come pacchetto bonus.
Il Fuhrer poteva viaggiare tranquillo, senza infangarsi i piedi – come in auto -, c’era carrozza ristorante e cabina con letti e tutti gli uomini e i bagagli si muovevano sullo stesso convoglio. Nulla era lasciato al caso.
Con i tedeschi è sempre così. Figuriamoci per il Fuhrer!
All’arrivo alla stazione sulla sponda del lago Los Juncos lo attendeva un veicolo apposito per lui per percorrere i pochi Km che mancavano alla casa patronale. A San Ramón il Fuhrer godeva di calma e tranquillità. La sua sicurezza era garantita da personale armato dislocato in tutta la zona, in punti strategici e con un efficace sistema di comunicazione. Un intera rete di agenti dell’intelligence nazista riceveva costantemente informazioni per monitorare qualsiasi situazione anomala che potesse in qualche modo essere considerata pericolosa e ancora, sentinelle, poste sulle colline cicostanti per segnalare un eventuale arrivo non previsto di aerei o veicoli sospetti.


Imponente invece la complicità di comparti militari argentini attorno all’isola Huemul e su tutta la costa del lago Nahuel Huapi. Nonostante il continuo via-vai di tecnici ed operai, i controlli erano serratissimi.

Guardie personali accompagnavano Hitler costantemente.
Qui esiste un aspetto curioso. Un appassionato d’auto d’epoca, Luis Seluy, un collezionista di automobili, acquistò una Mercedes Benz, modello 290 pullman limousine, dall’ambasciata tedesca di Bariloche a fine anni ’40. Un’auto così, con un divisorio tra conducente e passeggero era sicuramente rarissima e oltremodo lussuosa in un’Argentina polverosa e dissestata, in più destava un interesse che andava scoraggiato.
L’auto esiste ancora ed è stata restaurata e si trova in Argentina.
Allo stesso modo, curiosità, sempre a bariloche c’è stato il ritrovamento di un’auto Volkswagen Schwimmwagen (letteralmente auto-nuotatrice); un mezzo anfibio militare furistrada con quattro ruote motrici, usato dalla Wehrmacht e dalle SS.

Al tempo, gli impegati delle ditte Lahusen, anche se non erano tedeschi, facevano il saluto nazista; era naturale per loro. Anche per gente serie e corretta, era naturale. In casa Lahusen c’era un quadro di Hitler. Non ci si deve stupire. Nel 1948, Celestino Quijada, taglialegna di Bariloche, disse che “Hitler non aveva i baffi, era quasi calvo, di carnigione bianchissima e camminava mezzo curvo“.

Ma qui bisogna considerare che i nazisti, quelli veri, erano contenti — per non dire felici — di avere Hitler tra i piedi. Nei giorni di agosto, a Bariloche, erano arrivati un sacco di piloti Luftwaffe che andavano a sciare sul Monte Catedral, a pochi Km dalla città. Qui avevano chiamato un piccolo rifugio di montagna “Berghof”, in omaggio al Fuhrer e gli altri si aggregavano alle comitive. C’erano soldi, c’era lavoro per i locali.
Qui nazisti organizzarono la regione secondo i loro interessi e necessità. Comprarono centinaia di migliaia di ettari di poderi in cui vivere ospitando i fuggitivi delle guerra. Per lealtà. Per amore.
Avevano perso una battaglia, ma nell’esilio riuscirono a riunirsi, ad istruire i loro figli e ad aspettare il momento opportuno per risollevarsi. Adottarono tutti i mezzi di sicurezza necessari per proteggersi: veicoli, idrovolanti, aeroplani e potenti mezzi di comunicazione. Nascosero documenti, denaro e arsenali, sempre pronti a combattere se necessario tessendo una complessa rete di relazioni con il governo di Perón.
Si riunivano mischiando gli interessi nazisti personali con quelli governativi, in segreto, persino nei retrobottega di bar tedeschi, con una birra in mano, per far dimenticare loro che avevano fatto quasi 1600 km per arrivare lì, da Buenos Aires.
La gente ricorda che nelle feste private tornavano orgogliosamente a dar mostra di sè le uniformi da SS e le decorazioni, le foto di Hitler e delle bandiere con le svastiche.
Tutto questo, almeno fino al 1947. Quando Hitler, si seppe, venne trasferito da San Ramón alla tenuta “vicino all’acqua“: Inalco (che è una parola indigena).

Annunci

a spasso per l’Argentina

Kurt-Bruno-KirchnerIl goffo montaggio è solo un pretesto per raccontare di un signore che un giorno si presentò in una fattoria in Patagonia, a 15 Km da  San Carlos de Bariloche, come un appassionato di natura argentina che aveva già fatto diversi viaggi nel Cono sud del paese, con il nome di Kurt Bruno Kirchner.
Dopo qualche tempo, si pensa qualche anno, si trasferisce in Paraguay (nel suo caso si dovrebbe parlare di “paraguai”, nel vero senso della parola…) allo scopo di ritirarsi come pensionato, si è detto, fino al 1971, ove morì alla venerabile età di 82 anni.
Aggiungerei, fortunello fortunato. Perchè con tutti gli sconquassi subiti dal suo corpo, raccontati in numerosi articoli, ha ricevuto in dono un’esistenza di una durata ragguardevole.
Cosa che a tanti altri non è stata concessa.

Quindi, tutto quello che ci è stato raccontato in documentari, film e montagne di libri sulla sua fine nel bunker di Berlino (e come dice un noto sito latino) è un’enorme stronzata!

Secondo diverse fonti, in primis Abel Basti, sembra che Hitler abbia negoziato segretamente con gli americani (che, guardacaso, hanno presto abbandonato le ricerche ufficiali) fornendo armi, documenti e tecnologia per aumentare la potenza degli Stati Uniti in cambio della possibilità di lasciarlo scappare da Berlino assieme al suo entourage.
Ecco qui che la possibile teoria dei suoi viaggi aerei con i piani di costruzione dei missili B3-SkyRocket, citati nell’articolo evidence-file 06, troverebbe una possibile applicazione.
Sembra inoltre che Hitler abbia asserito che se non si fosse opposto alle forze sovietiche, Stalin avrebbe occupato l’intera Europa.
Esattamente come sostenuto da Viktor Suvorov.
L’autore di queste rivelazioni apre uno scenario inusitato rivelando che il piano era sì studiato meticolosamente da Bormann e aveva previsto in viaggio -non dal bunker di Berlino – ma da Berchtesgaden  (via aerea con Hanna Reitsch) alla Norvegia in idrovolante e da lì verso la costa della Patagonia in un sommergibile militare tedesco. Poi in treno alla fattoria di Bariloche.
Qui la rivelazione più incredibile.

Il libro di Basti spiega che sia la CIA e l’MI6 britannico sapevano il luogo esatto di Hitler, ma non erano motivati a prenderlo per via dell’accordo.
L’accordo è confermato dalla testimonianza di un ex militare brasiliano, figlio di una alta carica nazista, secondo la quale Hitler sarebbe morto il 5 febbraio 1971 in Paraguay e sepolto in una cripta sotto un hotel di lusso.
Tuttociò è riportato, dopo tanti anni, in numerosi libri e un buon documentario.

Un epilogo dove una rivelazione supera ogni fantasia. Dove Hitler sopravvive a Stalin, Churchill e anche Adenauer, prevedendo la Germania futura come terza potenza economica mondiale e parlando in spagnolo con accento argentino.
Un epilogo ribadito anche dalle pubblicazioni apparse sul “Daily Express” e “Sunday Express” e questa pista sarebbe stata indicata a un agente nordamericano da un cittadino argentino residente a Los Angeles, in California, che nel settembre del 1945 avrebbe riferito che Hitler sarebbe sbarcato sulle coste della Patagonia, più precisamente presso il Golfo San Matias, nel mese di maggio dello stesso anno, un paio di settimane dopo la caduta di Berlino.
Su questi quotidiani si dichiara anche di conoscere i nomi delle persone a conoscenza dei fatti e appartenenti all’MI6 che al tempo asserirono che l’intera operazione non sarebbe stata possibile se non con la complicità delle intelligence occidentali, pronte ad assicurarsi, in cambio di elementi da spendere contro l’allora imminente pericolo rosso. Tra testimonianze di vicini, servitori e cuochi, il libro ricostruisce la vita di Hitler nell’Argentina di Domingo Peròn, e – alla caduta di questi nel 1955 – la fuga in Paraguay con altri nazisti scappati dall’Europa.
Precedentemente si sostiene che Hitler, Eva Braun, il cane Blondie ed il loro inseparabile entourage avrebbero vissuto in un campo nascosto e protetto vicino alla città di Bariloche con il nome di Adolf Schütelmayor, di professione scrittore.
Il giornalista Basti, nel suo libro, afferma che in base alle sue ricerche Hitler non ha vissuto nascosto più di tanto, ma, dopo un momento iniziale, si è potuto muovere liberamente non solo nel territorio argentino, ma anche in paesi come Brasile, Colombia e Paraguay.

Going deeply, si può leggere che le principali agenzie di intelligence di tutto il mondo, come la CIA americana e l’MI6 britannico, avevano rapporti e fotografie che confermerebbero la presenza di Hitler in Sud America dopo il 1945.
Basti dice che “ciò che il compito dei servizi segreti era quello di segnalare la presenza di Hitler, ma non di agire per un arresto” e che ” come è ovvio “se essi avessero voluto, avrebbero potuto  catturare il leader nazista “come indicato nei documenti.”
(qui, qualche perplessità ce l’ho. Le cose nella realtà non dovevano essere così facili e semplici come possono apparire oggi; non vedo la cattura di Hitler paragonabile al rapimento di un nazista isolato che si nasconde solo sotto un falso nome. Hitler era super protetto e non ritengo si potesse improntare un’operazione segreta come, per esempio, per Eichmann. Magari mi sbaglierò, ma non vedo il Fuhrer che gira ignaro, a piedi e fischiettando, per Bariloche…).

Quindi, ricapitolando, nel periodo di presidenza di Juan Domingo Peron (1946-1955) Hitler visse a Hacienda San Ramon, dove si possono raccogliere numerose testimonianze della sua presenza.
Come quella famosa di Eloisa Lujan, assaggiatrice-test delle sue pietanze col compito di provare che non fossero state avvelenate; di Angela Soriani, nipote della cuoca di Hitler e di Carmen Torrentegui che lo ha servito per lungo tempo in un’azienda del sud (Hotel Eden – La Falda). Senza dimenticare Catalina Gamero, all’epoca di 17 anni, che lo servì come cameriera, Hernan Ancin (1933) che nel 1953 incontrò Hitler e sua moglie.
Esistono poi testimonianze di Celestino Quijada, giardiniere-aiutante al cerro Otto che lo riconobbe dopo aver visto una “foto del giorno” su un giornale, Pedro Caceres, Hilda Weiler, Annaliese Brunner e 100 altre.
Basti scrive che queste informazioni sembrano rivelazioni per giornali e Tv solo in questi anni, ma fino agli ’80 non lo erano affatto; almeno in quelle zone.
Erano cose di nessuna importanza per la gente normale.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: