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Harold MacMillan

HaroldmacMillan

Questo signore si chiamava Harold MacMillan ed è diventato famoso per una frase riportata nelle sue memorie:
« chi paga il suonatore decide la musica!».
Fu il responsabile della politica inglese nel Mediterraneo ed il curatore di tutti gli interessi britannici in Italia sul finire del conflitto. Il senso di questo articolo lo avevo già trattato in “per 30 denari” ma desidero far notare un’altra prospettiva che forse mi era sfuggita, almeno in parte. Quella inglese, per l’appunto.
Facciamo un brevissimo passo indietro. Siamo ancora nel Gennaio del 1945. Sullo sfondo però comincia già ad intravedersi il futuro, anzi (grunt), un grigio futuro:  insurrezione nazionale, la liberazione dal “nazifascismo” e la vittoria alleata! Faccio notare che proprio in quei giorni, il nostro Re stava già confabulando per spodestare Mussolini. Comunque, è a questo punto che, secondo me, la strategia politica prende il sopravvento sulla tattica militare. E se ne accorsero ben presto anche gli inglesi e gli americani, come risulta dai loro rapporti dei servizi segreti.
Nasce un piano: ridurre gli aiuti alle brigate partigiane; soprattutto il materiale bellico, soprattutto nelle aree a rischio, nell’Italia nordorientale.
E qui ci siamo proprio dentro di brutto!

Preoccupa Londra come Washington l’idea che un esercito partigiano radicato sul territorio possa sfuggire al controllo della politica unitaria dei vari Cln, nell’eventualità di una rottura dell’unità fra i partiti che l’hanno creato. Per gli inglesi c’è in gioco anche la possibilità, una volta finita la guerra, di continuare la loro politica di potenza rafforzando, con l’inevitabile e seguente ridimensionamento dell’Italia, la loro influenza sul Mediterraneo (Mare nostrum).

mare-nostrum Il colonnello del Soe, Cecil Roseberry, eminenza grigia degli Accordi di Roma, per vincere al contempo i sospetti degli altri Alleati (russi e americani) e smontare le pretese dei partigiani, ebbe una grande idea:

condizionare l’erogazione di nuovi fondi per la Resistenza all’accettazione delle clausole a loro più indigeste; insieme al riconoscimento del Cln si esigeva:
alla fine dei combattimenti, lo scioglimento immediato del movimento partigiano, il disarmo totale dellle bande e l’obbedienza totale agli Alleati.
E qui mi ricollego a piombo con l’articolo sopracitato.

Pajetta dirà in seguito di aver firmato con la riserva mentale di non applicare quegli accordi. Parri vide solo “la reticenza” di chi si sente costretto. Fattostà che il trucco funzionò alla perfezione. Gli Accordi di Roma portarono alla Resistenza, non 30 denari, ma 160 milioni. Furono la salvezza della Resistenza.

resistance


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