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25 luglio: dall’altra parte

Per comporre questo articolo sono andato a risentire interviste fatte nel 1984 ad alcune persone vicine ai protagonisti.

L’ambasciatore Ortona nel ’43 era capo della segreteria del sottosegretario Giuseppe Bastianini e nelle sue memorie descrive il 14 luglio del 1943: – Vedo venire a Palazzo Chigi Renato Ricci, Bottai, Cianetti, De Vecchi e sento che qualcosa stava per cambiare… Eravamo in un momento dove tutti sentivamo fosse necessaria una qualche azione nei confronti del Duce per porre fine ad un processo di distruzione del Paese che stava per essere invaso dagli Alleati.
E l’arrivo di questi eventi era direttamente connesso con l’esame dei passi che si potevano compiere nei confronti di Mussolini per mettergli di fronte l’evidenza della tragedia che stavamo vivendo.
Bastianini era indubbiamente considerato una persona onesta, di grandi capacità e, allo stesso tempo, di fede; una persona per la quale si potevano anche raccogliere dei suffragi per l’azione che doveva essere svolta in quel momento. Eravamo tanto vicino alla distruzione che sentivamo necessario il bisogno di un chiarimento definitivo coi tedeschi, cosa questa che mi porta a ricordare che pochi giorni dopo avvenne l’incontro di Feltre. Un convegno drammatico perchè si desiderava che Mussolini parlasse francamente con Hitler relativamente all’andamento della guerra, forse per ricevere aiuti materiali per evitare di essere costretti a uscire malconci dal conflitto.
Questo non avvenne a causa di diversi fattori: forse per la mancata profonda conoscenza del tedesco da parte del Duce, vuoi per il modo estremamente veloce di parlare di Hitler, vuoi per il carisma dello stesso Fuhrer, ma a colazione Mussolini, – ricordano i presenti -, non proferì parola se non per interrompere un attimo ed essere aggiornato sui bombardamenti su Roma -.

Ma esiste anche un’altra tesi.

Mussolini aveva sempre sofferto la presenza di Hitler, probabilmente perchè la sua incisività non era mai risultata affrontabile, mai interrompibile, perchè la forza della Germania era 4 volte l’Italia, forse perchè sapeva di non poter più esercitare nessuna attrattiva nei confronti del Fuhrer da molto tempo.
Lo sapeva il Duce, lo sapeva Mussolini. Insomma, non proferì parola. Come sempre.
Anzi, si alzò di scatto, chiamò il suo segretario e fece apprestare il treno per il ritorno. Sapeva di essere una delusione. Lo sapeva benissimo.
Nello stesso momento Grandi lasciò Bologna per la capitale deciso a compiere un estremo tentativo. Solleciterà ancora una volta il Sovrano a prendere il Comando Supremo dell’Italia, i destini del Paese e chiederà al Duce la convocazione del gran Consiglio.

Nella prima versione abbozzata si affermava la necessità e il dovere dell’unione morale e materiale di tutti gli italiani, si dichiarava necessario ed urgente il ripristino integrale di tutte le funzioni statali attribuite nelle leggi costituzionali al Re, al governo, al Parlamento, si disponeva che fosse abolito il regime totalitario e data a tutti i partiti politici piena libertà d’azione.
Grandi scrisse: – la liquidazione di Mussolini e della dittatura era il passaggio obbligato per separare finalmente l’Italia dalla Germania e scendere a combatterla senza indugi prima che l’inevitabile vendetta tedesca prendesse sostanza –.

  • Domanda 1.

Come pensava possibile una tale manovrabilità politica con il Duce ancora in carica?
Come pensava fattibile una separazione militare tra gli italiani e i tedeschi?
Come valutava la possibilità che la Germania considerasse la cosa come un tradimento senza precedenti?
Come avrebbe assorbito l’impatto del cambiamento di rotta il popolo italiano?
Come li avrebbe informati?

Secondo Grandi, si sarebbero così create le condizioni per contattare gli Alleati e cercare una pace separata mettendoli al cospetto di una Italia che già combatteva i tedeschi e costringendoli a rinunciare alla richiesta di una resa incondizionata decisa a Casablanca.

  • Domanda 2.

Come pensava di poter combattere una Germania che era aveva messo sotto scacco l’intera Europa?
Queste sono frasi di un sognatore slegato completamente dalla realtà.
Il Conte di Mordano si stava dimenticando che il Re, in accordo con Mussolini, aveva avvallato l’entrata in guerra, nel 1940, sapendo di non essere all’altezza dell’impegno militare ed industriale e ora, nel 1943, pensa di poterla addirittura combatterla?

Appena giunto a Roma, il giorno 21 luglio 1943, Grandi incontra Scorza che lo aggiorna sulle novità: è stato convocato da Mussolini per il pomeriggio del giorno 22.
Grandi, in quell’anno, era Presidente della Camera, all’epoca Camera dei Fasci e delle Corporazioni e i suoi consiglieri si chiamavano Consiglieri Nazionali. Era anche un fascista di spicco, dissidente, ma fascista – con divisa fascista.

L’avvocato Mario Zamboni era uno di questi Consiglieri nazionali e il 21 luglio venne convocato da Aquarone al Palazzo della Real Casa per chideregli di poter incontrare Grandi in privato. Grandi, contattato, fece capire che non poteva e non DOVEVA vederlo in questa fase preparativa dell’ordine del giorno, una fase politica molto delicata.
Per due ordini di ragione. Uno, per la correttezza costituzionale per non implicare e compromettere la personalità del Sovrano in un’azione di parte; due, per la lealtà che egli voleva rispettare nei confronti del Duce che avrebbe dovuto incontrare l’indomani alle ore 17.

Giovedì 22 luglio 1943. Prima di incontrare Mussolini prende contatti con alcuni membri del Gran Consiglio sui quali sa di poter contare.
Presenta a loro una seconda bozza dell’ordine del giorno sostanzialmente simile alla prima, tranne in un punto: non c’era più l’abolizione del regime totalitario e la libertà per tutti i partiti politici; vi è invece il ritorno del Partito Nazionale Fascista alla sua fisionomia originaria e alla sua primitiva funzione di oraganizzazione politica.
A questa seconda versione dell’ O.d.G. aderiscono Bottai, Federzoni, Bastianini, Albini.

Nota. Nessuno di questi si è sognato di informare il Duce all’istante.
domanda. Ma che razza di fascisti erano?

Alle 17.30 Grandi si reca dal Duce. Nel colloquio di un’ora e mezza gli espone la sua idea e lo esorta a mettere nella mani del Re i suoi poteri civili e militari.
Io non cedo nessun potere a nessuno: solo il Re in persona può ordinarmelo! – disse Mussolini, – il Fascismo è forte, la nazione è con me, io sono il capo, mi hanno obbedito e mi obbediranno.
Ci vedremo in Gran Consiglio! -.

Secondo il generale Marchesi, di ritorno da Feltre non rimaneva altro che applicare il piano di emergenza: cioè, cambiare il governo. ma per questo occorreva il pieno consenso del Re.
Il Re concesse il suo consenso subito e allora si trattava di fermare Mussolini. Gli ordini del gen. Ambrosio erano che non avrebbero dovuto torcergli un capello, doveva essere garantita la sua incolumità. Il piano di emergenza si presentava in forma diverse: la prima prevedeva una esercitazione militare durante la quale sarebbe stato fermato; la seconda era un’aggressione a Palazzo Venezia, ma risultò impossibile a realizzarsi. Esisteva anche una data. il giorno 26.

Grandi annota nel suo diario:
Venerdì 23 luglio,
ore 8.30: – vedo Bottai, lo prego di lavorare qualcuno del Gran Consiglio che conosceva meglio e che fossero disposti ad ascoltarlo.
Ore 11.00: vedo Bignardi, mi promette di lavorare Pareschi e di mettersi vicino al Capo della Polizia Chierici per consigliarlo; domattina alle 9 si recherà da De Bono portandogli una lettera e una copia del mio Ordine del Giorno.
Ore 15.00: rivedo Federzoni, mi assicura che parlerà nella serata con De Vecchi e con l’amico De Stefani.
Ore 17.00: vedo Ciano, parliamo a lungo. Legge l’O.d.G. e lo accetta, secondo lui è troppo lungo; forse ha ragione.

Roma, sabato 24 luglio. Grandi scrive: – La giornata deciderà tutto. Sento veramente che è la più grave della mia vita. E’ probabile che sia fucilato da Mussolini l’indomani mattina che sia arrestato subito dopo il Gran Consiglio. Per la Patria. Non importa: bisogna farlo.
Ore 11.00: vedo Cianetti. Accetta -.
Ore 12.00: rivedo Ciano. Accetta definitivamente.
Ore 11.30: Bignardi arriva per dirmi che De Bono accetta.
Poco dopo arriva la notizia che Federzoni accetta.
Ore 12.30: vado da Suardo. Dopo un lungo e pesante colloquio accetta.
Ore 15.00: Pareschi accetta.
Ore 17.00: Anche Acerbo, col quale parlo brevemente, accetta.

Siamo in 17. – scrive Grandi – Come ultimo atto, scrissi una lettera al Re e misi in tasca due bombe a mano che mi ero fatto dare dal gen. Agostini –.

  • Domanda 3.

Ma era davvero possibile partecipare al Gran Consiglio addirittura armati, come ho letto, con pistole, bombe a mano?
Nelle sale di Palazzo Chigi, Palazzo Venezia, nel Quirinale, si può entrare armati come se fosse nulla? Non c’è nessun controllo?
Cos’era, una festa messicana di paese ?

Teoricamente, il rischio di non uscirne vivi era possibile, ma non reale. Sapevano tutti che non ci sarebbe stato nessun controllo.

 

L’avvocato Zamboni rivela:

Poco prima delle 17 io vado a prendere Grandi a Montecitorio e lo accompagno a Palazzo Venezia. Ma prima di uscire mi consegna un plico voluminoso nel quale sono contenute una lettera ad Aquarone, una copia per il Re e l’Ordine del Giorno che lui si riservava di presentare in Gran Consiglio e disse:  – Questo plico lo devi consegnare mezzora dopo l’inizio della seduta.
Ciò accadde alle 17.35
-.

Il punto-chiave dell’arringa di Grandi fu quando alle 19.05 enunciò:
Con questo O.d.G. il Gran Consiglio dichiara decaduto il regime di dittatura che ha compromesso i vtali interessi della nazione, ha portato l’Italia sull’orlo della sconfitta militare, ha tarlato e corroso nel tronco la rivoluzione e il Fascismo medesimo.
Non si tratta di salvare noi stessi, le nostre persone, il Regime o il Partito, si tratta di salvare l’Italia e di salvare pari tempo gli ideali che salvarono la nostra giovinezza fascista e la nostra generazione. La suprema direttiva sia l’imperativo del Duce, perisca pura la fazione purchè la Nazione viva! -.

Ripeto. Alle 11.30 Mussolini rinunciò al suo intervento a causa dei dolori lancinanti allo stomaco che lo stavano attanagliando.
Quando chiese una pausa di dieci minuti -annota Grandi – temetti che non sarebbe più rientrato ed al suo posto sarebbe comparsa la Milizia per arrestarci -.

Ma alla ripresa della seduta Mussolini riprese la parola affermando di respingere l’O.d.G. di Grandi che metteva in discussione l’esistenza stessa del regime, riaffermò l’inseparabilità dalla sua persona, il fascismo, la Rivoluzione, il Partito e la dittatura. Ribadì la certezza nella vittoria finale e si dimostrò sicuro che il Re gli avrebbe riconfermato la fiducia e in quel momento ciascuno dovrà assumersi le proprie responsabilità. – Quest’Ordine del Giorno pone un problema molto delicato: quello personale del sottoscritto -.
Urlò Mussolini.
In un attimo sembrò riguadagnare quanto aveva perduto sino ad allora, Grandi reagì denunciando il ricatto, – la fedeltà alla Patria – sostenne – non può essere subordinata alla fedeltà al Duce! -.
La situazione si fece sempre più confusa: si accavallarono gli interventi dei fautori e degli avversari del dittatore.
A quel punto non restava che contarsi.

Zamboni aspettò Grandi a Montecitorio che arrivò alle 02.30 pallido, stanco, pervaso da una profonda malinconia. – Siamo al Colpo di Stato! – disse, dopodiche ci recammo in v. Giulia da Aquarone.
Il generale chiese a Grandi cosa intendesse fare a quel punto; – il Re che intenzioni ha? Alla risposta incerta di Aquarone capì che egli si stava orientando ad un governo di tecnici e funzionari – e per la guida penso abbia pensato a Badoglio… – aggiunse Aquarone.
Mi pare una scelta infelice – disse Grandi – Badoglio è colui che come capo di Stato Maggiore dell’esercito ha dichiarato la guerra, è Duca di Addis Abeba, è iscritto al Partito, perchè non avete pensato a Caviglia? Io, intanto – continuò Grandi – potrei convocare le Camere e far votare la fiducia al nuovo Governo e sciogliere la Camera attuale, oppure, entro 24 ore, partire per Madrid per incontrare gli inglesi e lanciare una trattativa politica in modo che non rimanga tutto solo nelle mani dei militari!. Voi mi dovrete sconfessare nei confronti dei tedeschi dove penso di avere carte buone da giocare… – -.

Nel pomeriggio del 25 luglio il generale Marchesi era a Palazzo Didoni, accanto al gen. Ambrosio; ad un certo momento entrò il gen. Castellano per invitarlo ad uscire per andare da Aquarone al Quirinale, lì erano già riuniti il gen. Ambrosio, il Comandante dei carabinieri e un’altra persona che aspettavano il segnale convenuto: il fermo di Mussolini.
Il segnale arrivò e allora si recarono al Ministero dell’Interno, nella stanza del Sottosegretario Albini. Castellano disse:
E’ stato fatto un Colpo di Stato militare, Mussolini è stato destituito… . Se Lei (Albini) desidera può collaborare, in caso contrario nessuno le farà nulla e potrà ritirarsi… -.
In quel momento Senise che entrò, era divenuto il nuovo capo della Polizia, firmò il mandato per il mantenimento dell’Ordine Pubblico da mandare ai Prefetti.

 

 

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Note (rock around il 25 luglio)   (2013)

il 25 luglio poteva essere riscritto   (2010)

 

qualcosa ho scritto sull’argomento…


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… e oltre.


Dopo il bombardamento di Ciampino sappiamo che Mussolini si recò dal Re. Siamo al 20 luglio.


Questa cosa mi fa morire: sempre da solo, come un grullo qualsiasi, senza che nessuno lo accompagnasse. Possibile? Mah.
Forse si sentiva sicuro. Come andare da un amico.
Il Sovrano gli chiese notizie, previsioni sul futuro del Fascismo; qui il Duce non seppe rispondere e il monarca prese posizione promettendogli che sarebbe stato in grado di far uscire il Paese dal conflitto entro la prima metà di settembre.
Un piano preciso e ordinato. Superato un primo momento di stupore si appoggiò pesantemente allo schienale della poltrona dove era seduto e chiese: “chi prenderà il mio posto?” – “Vedremo. per il momento ho pensato a Badoglio…” rispose il Re. Ma ci sono tracce che ai suoi subordinati da giorni aveva comunicato che Badoglio avrebbe sostituito Mussolini in tutte le cariche.
Ma come? Fai un atto di entrata in scena e lo fai ancora con delle bugie? Ma che persona sei?
Possibile che a Mussolini non sia giunta nessuna voce? Neanche ad un qualsiasi fascista? Intanto il 21 riceve voci, prove e documenti che Grandi sta ordendo un complotto ai suoi danni e che lo colpirà nel Gran Consiglio. Gli è stato detto che il conte di Mordano è arrivato a Roma lunedì 20 e lavora ad un ordine del giorno da sottoporre al Capo del Gran Consiglio.
Quindi Mussolini sa.


Vi si chiede la fine del regime e il ritorno del potere al Re. Grandi ha un piano: rompere subito l’alleanza con la Germania e, se necessario, combatterla.
Sempre il 21, Carlo Scorza, segretario del Partito, convoca la seduta del Gran Consiglio per il 24, tra tre giorni.
Persino Clara Petacci ha lasciato scritto che a mezzogiorno del 21 luglio ebbe tra le mani una bozza dell’ordine del giorno Grandi, confessando la sua grande sorpresa.
A Palazzo Venezia fu proprio Grandi a mostare l’ordine del giorno a Scorza che rimase sbigottito. Ma c’è ancora di più. Grandi vede in giornata Mussolini ancora una volta per consegnargli ufficialmente un volume di 300 pagine, proprio mentre a Palazzo Venezia è presente anche il Capo dello Scacchiere sud d’Italia: il gen. Albert Kesselring. Curioso e poco noto.


Nelle sue memorie il gen. tedesco scriverà che vide Grandi uscire dall’ufficio del Duce dopo essersi trattenuto per oltre due ore e ricorda Mussolini dire una frase sconcertante: “abbiamo parlato francamente e lavoriamo sulla stessa linea! Mi è completamente fedele!“. Poi lo ha visto contrarsi improvvisamente e dolorosamente sull’addome, impressionandolo.
Grandi deve averlo giostrato e imbarbagliato alla grande, oppure il Duce non ha capito affatto.
Perchè Mussolini ha lasciato scritto un commento così positivo sull’uomo che stava per abbattere il suo potere e distruggerlo?
Mistero.
Però il giorno 22, un appunto autografo rivela che giudica l’Ordine del Giorno inammissibile e, addirittura, vile.
Perchè qui Mussolini si contraddice sull’incontro con Grandi? Vuole forse coprire qualcosa? Ma se ritiene “inammissibile” l’Ordine del Giorno del conte di Mordano perchè non lo fa arrestare?
Con telefonate e visite di routine la giornata passa e siamo al 23 luglio.

Prende piede la tesi che Grandi abbia preparato due ordini del giorno; – il primo, con toni molto vellutati, da presentare al Duce e a certi membri sicuramente contrari;
– un secondo, per sè e pochissimi altri con la verità più cruda e le proposte fatali.
Da ricordare che il Gran Consiglio non si riuniva dal 1939 ed aveva potere solo consuntivo e i suoi pareri non erano vincolanti. Roma tutta però sentiva che qualcosa era nell’aria. Qualcosa era trapelata chiaramente.

Ora è il 24. Nella seduta, dove non esistono foto di sorta, dove non esiste verbalizzazione alcuna, rimangono solo testimonianze personali, ma, dopo 70 anni, è stato scoperto un verbale dove si riporta che la seduta ha avuto sempre un clima incandescente, che è stata interrotta per tre volte a causa della malattia del Duce e che lo ha visto sempre poco ciarliero e dimesso, infine che un gerarca ha addirittura estratto una pistola urlando.
Tuttavia, analizzandolo meglio, c’è da chiedersi come può essere che un documento tale sia rimasto sepolto per oltre 70anni e poi si fa notare un dettaglio sbagliato: l’anno fascista comincia il 22 ottobre di ogni anno ed è scritto invece “XXII”, ma siamo ancora nel 21esimo.
Questo verbale allora è falso? E chi lo ha scritto? Con quale scopo?
Comunque, dopo Mussolini, Grandi parlò appassionatamente del suo Ordine del Giorno chiedendo di restituire al Sovrano il comando delle Forze Armate e suscitando contrasti verbali fortissimi, poi un nuovo colpo di scena: Mussolini compie una scelta apparentemente suicida. Invece di dibattere due altri ordini del giorno a Lui sicuramente più favorevoli ordina di votare l’Ordine di Grandi.

Alle prime luci del 25 luglio il risultato parla chiaro: 19 sì, 8 no ed 1 astenuto. L’Ordine del Giorno Grandi è approvato dalla maggioranza. Il Duce si ritira nella stanza attigua con alcuni fedelissimi che lo invitano ad arrestare tutti gli oppositori ma Lui dice no: invita alla prudenza, ripete che molto dipenderà dal Re. Strano. Perchè subito dopo telefona a Claretta dichiarando che “la stella si è oscurata: è finito tutto!”. Quindi tutto gli è chiaro. Fin troppo.

Un’altra considerazione.
Dato che il Gran Consiglio, per definizione risaputa, non aveva valenza assoluta, con potere solo consuntivo ed i suoi pareri non erano vincolanti, come mai allora il Governo è caduto?
Come mai, solo per un ordine del giorno contrario, ha generato una crisi di Governo?

L’indomani aveva già l’appuntamento col Re per capire se poteva esistere la possibilità di una conferma della fiducia.
Alle 4 di notte rientrò a casa confidando alla moglie Rachele che tutto era concluso e che sarebbe dovuto andare a Villa Savoia in borghese; in borghese per aver un tono più dimesso – ma non troppo – perchè la guerra era stata una responsabilità non solo sua ma anche del Re che lo aveva spalleggiato. Dopo un breve sonno di qualche ora, alle 8 era già verso Villa Savoia. In borghese.
Una domanda. Perchè da solo? Come un pirla abbacchiato? Perchè non c’era neanche una guardia, un fascista di rango, ad accompagnarlo?
Hitler si muoveva sempre con almeno 8 SS agguerrite attorno, mentre invece Mussolini girava da solo? Veramente strano.
Così che se un antifascista lo avesse incontarto poteva sparargli come ad un piccione ferito…per strada. Una tremenda ingenuità capitale. Mah.
Un’altra curiosità. Se i tedeschi sapevano già tutto perchè non hanno fatto nulla? Cosa costava loro arrestare il Re, tutti gli oppositori e i generali a loro favorevoli?
L’impressione generale è che qui Mussolini sia stato abbandonato da tutti, senza nessuna protezione.
Un altro particolare non noto. Probabilmente, il giorno 23, nella Villa Badoglio c’era stato un incontro tra il Maresciallo Graziani e Badoglio stesso, probabilmente per delineare le nuove posizioni del dopo-Fascismo. Graziani si era incontrato di sfuggita anche con Mussolini poche ore prima della seduta, dichiarando la sua lealtà nei suoi confronti.
Ma, attenzione: secondo una testimonianza Badoglio andò alle 7 di mattina (???) a Villa Savoia, poco prima di Mussolini che, secondo la testimonianza di Enrico Mangione – centralinista del Quirinale – riporta un fatto inspiegabile avvenuta sotto la torre della Milizia: la macchina del Duce girò ripetutamente attorno ad un aiuola… più volte. Perchè? Ebbe un ripensamento? Voleva tornare indietro? L’auto continuò a girare ancora poi riprese la marcia ed entrò in Villa Savoia, fece scendere Mussolini poi si allontanò. Perchè non lo aspettò per il ritorno? Sapeva forse qualcosa?
Qui alcune decine di Carabinieri ed un’autombulanza aspettavano nascoste sul retro. Un altro esempio di viltà.
Fatemi scrivere che questo che descrivo è un mondo di tradimenti e traditori e fuggitivi. Comunque, è un colpo di Stato.

Il Re riceve Mussolini. Sono da soli nella stanza. Dei due solo Mussolini lascerà una testimonianza dell’incontro che giace in un archivio audio tedesco.
Mussolini non sa di altri due particolari: la pistola, che il Re aveva nascosto sotto un cuscino del divano e la persona, dietro la porta, che origliava e lo stava facendo per ordine preciso del Re.
Era l’aiutante di campo Paolo Puntoni che rivelò che i due parlarono ad alta voce, poi ad un certo punto bisbigliarono, come temendo che qualcuno potesse ascoltare. Cosa si dissero?
Poi i fatti, come li conosciamo. L’arresto all’uscita e la telefonata fatta a Badoglio di conferma. La corsa folle verso una caserma, poi in un’altra, dei Carabinieri.
Nelle prime ore del mattino del 25 non vi sarà nessuna iniziativa nè da parte della Milizia, nè del Partito. Ri-strano. Forse ancora alla ricerca di una spiegazione convincente.
Il decreto reale-ministeriale del 26 luglio riporta un inciso: – il Re revoca il cav. Benito Mussolini dalle sue funzioni – a sua domanda -. Un tentativo di sgravio di fronte ai tedeschi?
Ma gli inganni non sono ancora finiti.
Ancora più inquietante è il biglietto che Badoglio fa consegnare a Mussolini.

Il sottoscritto, Capo del Governo, tiene a far sapere a V.E. che quanto è stato eseguito nei Vostri riguardi è unicamente dovuto al Vostro personale interesse, essendo giunte da più parti precise segnalazioni di un serio complotto verso la Vostra Persona.

Spiacente di questo, tiene a farVi sapere che sono disposto a a dar ordini per il Vostro sicuro accompagnamento coi dovuti riguardi, nella località che vorrete indicare -.

Incredibile. L’ambasciatore a Berlino spiega che avrebbe votato a favore dell’Ordine del Giorno Grandi (c’era anche lui al Gran Consiglio?) solo perchè la cosa era da considerare la prosecuzione di una discussione tenutasi giorni prima, alla presenza del Duce.
Dunque non pensava ci fossero problemi.
Una cosa è chiara. Mussolini ha sempre saputo della piega che gli eventi stavano prendendo e dei partecipanti alla partita.


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