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10 settembre 1943. cronaca militare

il 10 settembre, venerdi, è la giornata in cui crolla quasi tutto.
E’ la resa militare italiana.

  •  ore 3,30: il colonnello Giaccone riferisce prima a Calvi e poi a Carboni l’esito dei colloqui notturni con il comando tedesco: Roma sarebbe stata dichiarata “città aperta”; i tedeschi sarebbero rimasti fuori dei limiti cittadini; la divisione Piave avrebbe presidiato il centro della capitale; tutti i reparti italiani sarebbero stati sciolti dopo aver ricevuto l’onore delle armi. I tedeschi avrebbero potuto occupare soltanto la loro ambasciata, la centrale telefonica e la stazione radio.
    Una tregua d’armi sarebbe stata dichiarata dalle sei alle dieci del mattino in attesa della risposta ufficiale italiana.
    Carboni, in linea di principio, si dice d’accordo.
  • ore 6,10: Caviglia invia, tramite Supermarina, un radiogramma al re chiedendogli la temporanea concessione dei pieni poteri, onde far funzionare il Governo in assenza di Badoglio.
    La risposta, positiva, del re non arriverà mai a Roma!
    L’ipotesi più accreditata è che Badoglio, non fidandosi di Caviglia, abbia “bloccato” l’invio.
  • ore 7,00: Carboni rientra improvvisamente a Roma, convocato da Sorice, al Ministero della Guerra.
    Giaccone poi torna da Kesselring comunicandogli l’accettazione di Carboni.
    Kesselring cambia il testo dell’accordo: ci sarà un comando militare tedesco dentro Roma.
    Giaccone contesta e Kesselring, ormai imbaldanzito, gli dà un ultimatum: o entro le sedici si firma la resa, oppure i tedeschi faranno saltare gli acquedotti e bombarderanno pesantemente Roma.
  • ore 8,00: riunione al Ministero della Guerra tra Caviglia Sorice e Carboni: si esamina l’ordine lasciato da Roatta e si discute sulla possibile difesa militare della capitale.
    Carboni installa il suo comando a piazzale delle Muse: teme di essere catturato dai tedeschi ma comunque non si fida neanche de­gli… italiani!
    La tregua intanto non viene rispettata da nessuna par­te.
    Si spara dovunque.
  • ore 10,45: Carboni ordina alla divisione Piave di rientrare su Roma entro le ore sedici; alla divisione Ariete di attaccare con due colonne motocorazzate i tedeschi, sul fianco da est, per alleggerire la pressione sulla Granatieri; ordina alla Granatieri di resistere ad oltranza, se possibile, contrattaccando!
  • ore 11,00: Cadorna tergiversa e non esegue l’ordine.
    Lo farà soltanto nel pomeriggio… cinque ore più tardi, quando ormai la si­tuazione sarà definitivamente compromessa.
  • ore 12,00: Carboni ordina di dissequestrare le armi per i civili: il Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) romano può utilizzarle a porta San Paolo dove si combatte aspramente.
  • ore 14,00: si diffondono le prime notizie della fuga del re e dei capi militari. L’impatto della notizia è devastante.
    Caviglia suggerisce a Calvi di accettare l’ultimatum di Kesselring:
    il C.L.N. romano è d’accordo.
  • ore 15,30: al Ministero della Guerra si continua a discutere se accettare o meno l’ultimatum tedesco. Calvi e Giaccone sono favorevoli mentre Carboni e, con meno impeto, Sorice sono contrari.
    Caviglia insiste sulla resa. Nessuno vuole comunque assumersi la responsabilità della firma del documento: Giaccone, alla fine, si assume tale compito e riparte per Frascati per comunicare a Kesselring l’adesione alla sua proposta.
  • ore 16,00: nei pressi della piramide Cestia muore, sotto i colpi del nemico. Raffaele Persichetti, divenuto al simbolo dell’eroi­ca difesa di Roma, anche se per la verità una difesa sparuta, da parte dei civili.
    Giaccone firma la resa davanti al maresciallo tedesco: Roma vie­ne dichiarata “città aperta”. Il generale Calvi di Bergolo è nominato comandante della piazza.
    Proprio nello stesso momento la Baionetta entra nel porto di Brindisi:
    il re sbarca a terra con tutto l’Alto comando italiano!
    L’Ariete, finalmente lanciata da Cadorna, e la Piave, sono fer­mate nella loro offensiva dall’annuncio della resa proprio quando hanno iniziato l’ultima battaglia. C’e rabbia e avvilimento tra gli uomini: rimane il rammarico di aver abbassato le armi proprio di fronte ad un’opportunità forte di successo!
  • ore 16,30: i tedeschi non rispettano i patti ed entrano in Roma, saccheggiando alcuni quartieri periferici.
  • ore 20,30: gli ultimi scontri si esauriscono nel centro di Roma, vicino alla stazione Termini.
    Berlino comunica: – L’esercito tedesco, senza incontrare notevole resistenza, ha conquistato Roma! -.
    L’alto comando tedesco annuncia: – l’esercito italiano non esiste più! -.
  • il pensiero di Hitler sul tradimento ignobile italiano.

8 settembre 1943 – mercoledi notte

  • ore 20: Hitler ordina l’esecuzione del piano Acse:
    completo dominio tedesco su tutto il territorio italiano e disarmo dell’esercito.
    Carboni ordina di trasmettere alle truppe del C.A.M il segnale di allarme.
    Sandalli ordina il trasferimento di Superaereo da Palestrina a Roma e la sospensione di tutte le missioni offensive.
    De Courten ordina l’immediata cessazione di tutte le ostilità verso gli alleati e l’inizio delle clausole armistiziali (la consegna totale della flotta).
    De Courten a colloquio telefonico con Bergamini parla della volontà di autoaffondarsi e del rispetto degli ordini impartiti.
  • ore 20,30: i tedeschi compiono il primo e decisivo atto militare di quella notte.
    Occupano il deposito carburanti di Mezzocamino (sulla via Ostiense) con 16mila tonnellate di carburante: la riserva più importante del C.S. italiano.
    Il comando della divisione Acqui a Cefalonia riceveva intanto, come molti altri reparti italiani dislocati fuori dall’Italia, l’ordine di non ingaggiare il combattimento se i tedeschi non tentassero atti di violenza: – si dovrà reagire con la forza soltanto in caso di attacco, da qualunque parte venisse..” – firmato generale Vecchiarelli, comandante dell’undicesima armata.
  • reazione furibonda di Mussolini al Gran Sasso.
  • ore 22: la radio tedesca annuncia l’armistizio.
    Carboni ribadisce ai suoi di rispettare l’ordine Roatta-Ambrosio: – qualora reparti germanici avanzino senza compiere atti ostili, possono essere lasciati passare attraverso posti di blocco -.
    I paracadutisti della 2° divisione tedesca arrivano davanti alla Granatieri di Sardegna, sulla Magliana, a circa dieci chilometri dal centro di Roma.
  • ore 22,30: inizia il coprifuoco a Roma.
  • ore 23: incontro Vittorio Emanuele-Carboni: Carboni riferisce al sovrano che i tedeschi stanno abbandonando l’ambasciata e bruciano tutti i documenti riservati. “Si stanno ritirando senza attaccare…” dice lo speranzoso ed ingenuo generale italiano.
    Evidenziamo il sacrificio del generale Ferrante Gonzaga del Vodice, comandante della 222° divisione costiera tra Battipaglia ed Eboli: viene ucciso su due piedi quando rifiuta di consegnare le armi e di arrendersi.
  • ore 24: inizia lo sbarco a Salerno: i tedeschi sono pronti.
    Non ci sarà nessuna sorpresa!
    Individuata con precisione la zona di sbarco, Kesselring ordina di aumentare la pressione intorno a Roma. Bisogna risolvere in fretta “il problema” della capitale e dedicarsi poi agli alleati a Salerno.

I tedeschi inizieranno, da questo momento, anche a cercare di saccheggiare le banche locali incontrate e tentare di accapparrarsi tutte le risorse materiali disponibili. L’Italia era considerata in totale disfacimento e quindi non c’era ragione di sprecare ogni cosa considerata utile.
L’episodio dell’occupazione del deposito di Mezzocamino, seguito poi da quello del deposito di Verranello, è l’esempio lampante della sprovvedutezza dei nostri comandi.
Direi, epica. La grande scusa, invocata per giustificare per decenni a seguire della mancata difesa di Roma, è sempre stata la mancanza di carburante per poter usare al meglio le nostre divisioni corazzate.
Le poche ignare sentinelle furono immediatamente disarmate e messe fuori combattimento dopo neanche mezz’ora dopo il proclama di Badoglio.
Certo, che se ad un deposito così importante si mettono solo 3 sentinelle, con 3 fucilini a tappi, vuol dire che come Comandante devi andare a fare un altro mestiere.

Mussolini al Gran Sasso: era scattato in piedi gesticolando; aveva scaraventato via il libro che stava leggendo, poi si era messo ad urlare contro Badoglio gridando al tradimento! “Vedrete ora cosa ci faranno i tedeschi!
Non tollereranno mai questo tradimento
!”.
E aveva ragione.


8 settembre 1943. cronaca

Prima, voglio dire una cosa.
A 24 ore dalla proclamazione formale dell’armistizio, Supermarina ordina ancora ai nostri sommergibili di uscire in mare per silurare le navi da guerra alleate e i sommergibili Topazio e Velella, sprovvisti di tecnologie moderne si fanno subito individuare ed affondare, portando con sè 150 giovani uomini.
L’ossessione del segreto, la scarsa informazione e la pessima qualità degli uomini al governo causano ancora morti inutili. Direi, morti grasse e certamente inutili ed inevitabili a poche ore dall’annuncio di un armistizio già firmato.
Ma che gente era? Carboni aveva detto a tutti di cessare il fuoco, avevava paventato la resa (quando in realtà era già stato concordata – incredibile) e Supermarina lancia ancora un’operazione militare? Conoscendo la nostra palese inferiorità operativa?
Roba da criminali di guerra.
Significa che al Governo italiano di quei giorni non interessava affatto la vita dei propri soldati.

Va bene.

8 settembre: mercoledi

  • ore 2,00: Badoglio, visto il rifiuto di Taylor, prepara un messaggio per il C.S. alleato: – Dati cambiamenti et precipitare situazione et esistenza forze tedesche nella zona di Roma non è più possibile accettare armistizio immediato, dato che ciò dimostra che la capitale sarebbe occupata e il Governo sopraffatto dai tedeschi. Operazione Giant2 non è più possibile dato che io non ho forze sufficienti per garantire gli aeroporti. Generale Taylor è pronto per ritornare in Sicilia e rendere noto il punto di vista del Governo ed attendere ordini. Comunicate mezzi et località che voi preferite per questo ritorno.
    Firmato Badoglio
    -.

Taylor, da parte sua, decide di scrivere un suo un messaggio ad Eisenhower:
Tenendo conto delle affermazioni del Maresciallo Badoglio sulla impossibilità di dichiarare l’armistizio e di garantire gli aeroporti, Giant2 è impossibile.
Motivi addotti per cambiamenti sono mancanza di benzina e munizioni et nuove disposizioni. Badoglio chiede che Taylor ritorni ad illustrare il punto di vista del Governo e Taylor e Gardiner attendono istruzioni. Prego confermare, Taylor
-.

  • ore 3,00: Taylor e Gardiner rientrano a Palazzo Caprara: mancano solo 15 ore al decollo dell’82° divisione dagli aeroporti siciliani e tutto è ancora in “alto mare”.
  • ore 7.00: Carboni riesce finalmente ad inviare i due messaggi ad Algeri.
  • ore 9,00: Roatta suggerisce a Badoglio, che gli ha appena riferito il colloquio con Taylor della notte prima, di inviare ad Algeri un emissario con l’incarico di spiegare a voce la delicatissima situazione venutasi a creare a Roma.
  • ore 10,00: Rossi va a prendere, alla stazione Termini, Ambrosio che è giunto fresco e riposato da Torino, in compagnia di Caviglia.
    Kesselring concorda con De Courten il piano d’azione contro lo sbarco alleato; il convoglio alleato intanto ha deviato verso sud, rispetto Napoli, in direzione Salerno. Si fissa in incontro con Roatta per le 17,30 a Frascati, presso il quartier generale tedesco, per gli ultimi dettagli operativi.
  • ore 11,00: Ambrosio è informato dell’incontro Carboni-Badoglio-Taylor e soprattutto che il giorno G sarebbe stato proprio l’8 settembre!
    Però Carboni lo rassicura: “è tutto a posto…! ci sarà un rinvio!“.
  • ore 11,30: Taylor, su richiesta di Badoglio, invia ad Algeri un altro radiomessaggio: “in caso Taylor riceva l’ordine di tornare in Sicilia, le autorità italiane desiderano mandare con lui il sottocapo Rossi per chiarire questioni.
    Tale visita è autorizzata?“.
    Taylor scrive anche due semplici parole: “Situation innocuous“: la parola d’ordine che annullava l’aviosbarco!
  • ore 11,30: il Re, Vittorio Emanuele III riceve a Villa Savoia, l’ambasciatore Rahn:
    dica al Fuhrer che l’Italia non capitolerà mai.
    E’ legata alla Germania per la vita e per la morte
    ” (l’inganno continua).
  • ore 12,00: scatta il terribile bombardamento aereo su Frascati (curioso: abbiamo da 5 giorni firmato la resa incondizionata e gli anglo-americani ci bombardano lo stesso. Raro!    Il 93% della abitazioni è distrutto, 6mila i morti accertati su 11mila abitanti e il quartier generale tedesco non subisce neanche un graffio).
  • ore 12,00: Eisenhower apprende il contenuto del messaggio di Badoglio e convoca a Biserta Castellano, comunicandogli il rifiuto della data dello sbarco e della proclamazione dell’armistizio.
  • ore 13,00: il Comandante americano scrive a Badoglio un telegramma di fuoco diviso in tre parti e annulla l’operazione Giant2 appena in tempo.
    parte prima:
    intendo trasmettere per radio l’accettazione dell’armistizio all’ora fissata.
    Se voi o qualsiasi parte delle vostre forze armate mancherete di cooperare come precedentemente concordato, farò pubblicare in tutto il mondo i dettagli completi di questo affare. Oggi è il giorno X e io aspetto che voi facciate la vostra parte -.
    parte seconda:
    non accetto il vostro messaggio di questa mattina posticipante l’armistizio.
    Il vostro rappresentante accreditato ha firmato un accordo con me e la sola speranza dell’Italia è legata alla vostra adesione a questo accordo. Su vostra richiesta le operazioni aviotrasportate sono temporaneamente sospese.
    Voi avete vicino a Roma truppe sufficienti per garantire la temporanea sicurezza della città, ma io ho bisogno di esaurienti informazioni in base alle quali si possa preparare al più presto l’operazione aviotrasportata. Mandate subito il generale Taylor a Biserta in aereo. Notificate in anticipo l’arrivo e la rotta dell’apparecchio –.
    parte terza:
    – i piani erano stati fatti nella persuasione che voi agiste in buona fede e noi siamo pronti a portare avanti le operazioni militari su queste basi. Ogni deficienza da parte vostra nell’assolvere tutti gli obblighi dell’accordo sottoscritto avrà le più gravi conseguenze per il vostro paese. Nessuna futura azione potrà allora ristabilire alcuna fiducia nella vostra buona fede e conseguentemente ne seguirebbe la dissoluzione del Vostro Governo e della vostra nazione! -.
  • Il C.S. italiano emette il suo ultimo bollettino di guerra: è il numero 1201!
  • ore 15,00: Taylor e Gardiner sono autorizzati a tornare ad Algeri con il gen. Rossi.
  • ore 15,15: l’aeronautica tedesca comunica al comando della 16° div. corazzata tedesca la notizia che – una poderosa flotta di un centinaio di navi si sta avvicinando alla costa campana -.
  • ore 15,40: viene diramato l’ordine Orka (uragano) (sembra una esclamazione italiano, tipo orca boia!): – Sbarchi un vista: pronti al combattimento!” -.
  • ore 16.02: l’agenzia inglese Reuter riceve da New York la notizia dell’armistizio con l’Italia ma il Governo inglese ne proibisce la diffusione.
  • ore 17,00: Taylor e Gardiner, con Rossi, lasciano Roma, da Ciampino:
    sono ancora ignari dell’annullamento di Giant2.
  • ore 17,00: Ribbentrop comunica a Rahn che la Reuter ha annunciato la capitolazione italiana. Rahn chiama subito il ministro degli Esteri italiano Guariglia che smentisce (l’inganno continua). Anche Roatta nega: “una spudorata menzogna inglese che devo repingere con sdegno” (l’inganno continua)
  • ore 17,15: Badoglio, davanti al ministro della Guerra Sorice e Carboni, mostra il messaggio di Eisenhower che recita: “ho deciso di annunciare l’armistizio stasera alle 18,30. Fate come me!
  • ore 17,30: si convoca, con grande urgenza, il Consiglio della Corona con Carboni e Marchesi e senza Roatta (a Frascati da Westphal), sostituito dal gen. De Stefanis.
  • ore 17,45: l’agenzia Stefani riceve la notizia dell’armistizio ma nessuno si preoccupa di smentirla. (Raro).
  • ore 18,15: inizia il Consiglio della Corona. La discussione è molto aspra.
    Si contrappongono due partiti: quello favorevole all’armistizio e quello favorevole alla sua rielezione.
  • ore 18,30: radio Algeri dirama al mondo intero il proclama di Eisenhower che annuncia l’avvenuta resa dell’Italia. Marchesi, interrompendo i lavori del Consiglio, legge ai presenti il messaggio del C.S. alleato:
    Qui il generale Eisenhower, comandate in capo delle forze alleate.
    Le forze armate del Governo italiano si sono arrese incondizionatamente.
    Come comandante in capo ho accordato un armistizio militare, i cui termini sono stati approvati dai governi del Regno Unito, degli Stati Uniti d’America e dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Il Governo italiano ha accettato questi termini senza riserva. Tutti gli italiani che ora agiranno per contribuire a cacciare l’aggressore tedesco fuori dal territorio italiano avranno l’assistenza della Nazioni Unite“.
  • ore 19,10: avviene l’incontro tra Rahn e Guariglia: “Ma questo è tradimento!“.
  • ore 19,15. Conclusosi il Consiglio della Corona, Badoglio e Marchesi, si recano alla sede dell’EIAR per la diffusione del messaggio di conferma dell’avvenuto armistizio al popolo italiano.
  • ore 19,15: Taylor e Rossi atterrano a Biserta e apprendono la proclamazione dell’armistizio e l’annullamento di Giant2.
  • ore 19,30: Rossi e Castellano incontrano Eisenhower che dice:
    Ho più fiducia di voi nei vostri soldati. Se è stato commesso qualche errore, ormai dobbiamo accettare la situazione così com’è e collaborare quanto meglio possibile nel comune interesse“.
  • ore 19,45: Badoglio, pochi minuti prima del giornale radio delle ore 20 legge il proclama:
    Il Governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori  più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo della forze alleate anglo-americane.
    La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
    Esse però reagiranno a eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza -.
    Contemporaneamente il generale Carlo Tucci, capo di S.M. della nona armata in Albania, fa diramare un comunicato dove stigmatizza la manovra di propaganda nemica che afferma l’avvenuto armistizio!
  • ore 20,00: Jodl chiama al telefono Kesselring per informarlo del proclama di Badoglio.

 

Nota.

In tutto questo baillame, nessuno ha saputo arrabbiarsi e contestare il bombardamento alleato, avvenuto a resa già firmata da giorni.
Questo è un fatto raccapricciante. Gli americani ci hanno bombardato a resa conclusa, con le armi abbassate. Questo è un crimine bello e buono.
Impunito. Tanto per cambiare.
Ma può una formica incazzarsi con un elefante?


1 settembre 1943. cronaca

1 settembre: mercoledi

  • Riunione collegiale: presenti Badoglio, Acquarone, Guariglia, Ambrosio, Carboni e Castellano.
  • Zanussi consegna a Roatta il testo dell’armistizio “lungo”.
  • Alle 17 il Re accetta la proposta alleata.

Nel corso della mattinata però, dopo la relazione di Castellano gli animi mutano: Guariglia e soprattutto Carboni (incaricato della difesa di Roma) sono contrari. Non pensano affato di poter contrastare i tedeschi in modo efficace; si lamentano mancanza di munizioni e benzina. Ambrosio è invece d’accordo. Dice che non esiste alternativa.
Badoglio, come al solito, dice che parlerà con il Re.
Alle 17 Vittorio Emanuele dichiara di accettare le condizioni proposta e lo telegrafa a Cassibile.
Adesso la situazione è la seguente:
gli Alleati da parte loro avrebbero dovuto sbarcare a sud di Roma (con i 100 mortai) e gli italiani avrebbero dovuto proclamare, con qualche ora di anticipo, l’avvenuto armistizio.
Da sottolineare infine che Zanussi ha scritto di aver consegnato il 1° settembre a Roatta il testo del “lungo”: ma nessuno dei protagonisti ha confermato mai tale circostanza.
Dove sia finito, in quelle ore, tale importante documento nessuno lo ha mai detto!. Forse, in qualche borsa dimenticata?


19/21/22/23 agosto 1943. cronaca

19 agosto: giovedi

  • Alle ore 7 si è conclusa a Lisbona la riunione Castellano-Militari Alleati.

Ribadiamo il punto.
Ci sono 3 canali diplomatici avviati, ognuno praticamente all’oscuro degli altri:

  1. quello di Guariglia, con Blasco Lanza D’Aieta,  Alberto Berio, via Tangeri
  2. quello di Ambrosio, con Castellano, via Lisbona;
  3. quello di Guariglia, con Grandi (?)

Eh già. Grandi, la faccia migliore del regime (bisogna vedere per chi…), forse la più conosciuta e apprezzata all’estero, viene inviato con tutta la famiglia a Madrid, come se fosse un weekend vacanziero, per raccogliere informazioni su Castellano e aprire sondaggi sullo stato dell’arte dell’ipotesi di armistizio.
Ci sarebbe da notare, per i più curiosi, che Grandi, dal 25 luglio era rimasto nell’ombra, nascosto a casa di amici, senza mai mettere il naso fuori di casa e senza fornire informazioni alla sua famiglia.    Per paura.
Poi, un bel giorno gli telefona Guariglia (che sapeva dov’era) e gli offre quest’incarico: “Bello! vengo subito!”, e via.

Da notare che la cessazione delle ostilità sarebbe entrata in vigore a partire dalla data e dall’ora che sarebbe stata comunicata – a sua discrezione – da Eisenhower e il Governo italiano doveva impegnarsi a proclamare l’armistizio subito dopo l’annuncio di Eisenhower.
Qualora il Re, a seguito di tale procedura, avesse rischiato la cattura da parte tedesca, si ipotizzò il suo momentaneo trasferimento pari alla sua posizione.

A Lisbona le parti diedero vita ad un doppio simmetrico inganno.
Castellano sostenne che Roma voleva un rovesciamento dell’alleanza e un’attiva partecipazione dell’esercito italiano alla lotta contro i tedeschi, dopo lo sbarco alleato.
Bedell Smith insistette per la resa incondizionata (che ossessione!) ed in più si presentò indifferente all’aiuto militare italiano.

Ma inspiegabilmente, Castellano, invece di rientrare a Roma per conferire dei risultati e rispettare la data del 30 agosto come ultimatum per la risposta italiana, per ragioni legate alla sua copertura si mette a bighellonare per le via di Lisbona per 4 giorni!

 

21 agosto: sabato

  • Castellano cerca di mettersi in contatto con Roma senza successo;
  • nel Quebec è approvato il testo dell’armistizio “lungo”;
  • Castellano non può rientrare a Roma: la nave dell’ambasciatore italiano in Cile è in grave ritardo;
  • Kesselring incontra Ambrosio.

Il generale tedesco ricorda che l’incontro con Ambrosio, presenti i capi dell’esercito, della marina e dell’aviazione, “fu molto corretto…e denso di un buon cameratismo. Molto tempo dopo ho saputo che era a conoscenza delle trattative già in corso.”

 

22 agosto: domenica

  •  Castellano invia due telegrammi cifrati a Roma. Talmente cifrati che a Roma i documenti non vengono capiti e non vengono trasferiti al C.S.
  • A Roma, in base a voci su un presunto tentativo di golpe fascista, sono arrestati Cavallero, Starace, Bottai e altri gerarchi.
    Durante l’arresto muore misteriosamente Ettore Muti.
  • Lo stato d’animo di Mussolini.

Siamo alla beffa! Castellano non comunica nulla a Roma, nè tramite l’ambasciata italiana di Lisbona, nè attraverso una trasmittente del S.I.M. che operava nella capitale. Soltanto oggi fa inoltrare al nostro ambasciatore Prunas due telegrammi in codice al Ministero degli Esteri. Il primo annunciava l’acquisto di una partita di volframio e l’altro diceva che la liberazione dei prigionieri ammalati sarebbe avvenuta entro pochissimi giorni. Il primo, spiega Castellano, voleva significare che ero riuscito a prendere contatto, il secondo che fra poco sarei tornato per riferire. Il significato dei telegrammi era facile da capire: perchè venivano da Lisbona e perchè non erano in corso trattative nè di volframio nè per i prigionieri malati! Mah!
Comunque a Roma non capirono una mazza. Si crearono polemiche basate su rivalità tra Ambrosio e Castellano, da una parte e Roatta e Carboni dall’altra. Di fatto, dopo dieci giorni dalla partenza di castellano nessuno aveva ricevuto notizie della sua missione!
Strano, ma vero.

In Italia la politica del “pugno di ferro” è attuata: sono arrestati molti gerarchi fascisti. Muore per mano di un sicario Ettore Muti (vedi articolo nel blog). Si regolano i conti tra le varie fazioni del fascismo.
Incomincia la guerra civile. Specialmente in Emilia-Romagna.

Di Mussolini si ha notizia tramite una lettera alla sorella a circa un mese prima della sua detenzione.
Per quanto mi riguarda mi considero un uomo per tre quarti defunto. Il resto è ossa e muscoli in fase di deperimento organico da dieci mesi a questa parte. Del passato non una parola Anch’esso è morto. Non rimpiango niente, non desidero niente (…) Per alcune settimane il mio isolamento morale è stato assoluto: dal mondo ho ricevuto un telegramma di Goering e un dono dal Fuhrer. Poi ho avuto i bollettini di guerra. Altre notizie sporadiche e rare. Io stesso non desidero che conoscere l’indispensabile. Nemmeno desidero i giornali. Come sai il nostro nome è bandito, esecrato, cancellato“.

 

23 agosto: lunedi.

  • Castellano parte in treno da Lisbona;
  • Kesselring incontra Hitler: il Fuhrer ha la prova del tradimento italiano.

Sarebbe bastato che Castellano partisse in aereo da Lisbona la mattina del 19, per guadagnare tempo prezioso e così facendo un’informazione diretta ed efficace al C.S. sarebbe giunta correttamente. Non si capisce come mai i due telegrammi non siano pervenuti sui tavoli dei vertici militari e civili. E poi ancora dopo, come non si sia proveduto a silurare quei due funzionari che avevano ricevuto i testi e le avevano considerati incomprensibili ed inutili cestinandoli! Qui sono nate anche parecchie supposizioni di sabotaggio della missione di Castellano, poi finite nel nulla.

Quando Kesselring incontra Hitler, questi gli chiede di smettere di avere fiducia negli italiani dal momento che aveva in mano la prova del tradimento (non dice quale sia…però). Da quel momento Kesselring dovette tenere in considerazione, nei suoi provvedimenti, la prevalenza dell’elemento politico.


Armistizio e dintorni. 2 parte

sottotitolo: un caso di (in)coscienza 2.

Questa miniserie di articoli si sarebbe potuta chiamare: <da dove veniamo> o <che gente era>, oppure: <le cose che la gente non sa…>. Mi è capitato tra le mani un libretto redatto da Indro Montanelli e Mario Cervi dal titolo: <l’Italia della guerra civile> e ho trovato alcune cose, che riporto, che fanno ulteriormente riflettere sulle persone che avevano il bastone del comando, sebbene per un tempo relativamente breve. Comunque questa è una seconda parte.

Eravamo rimasti più o meno verso la dichiarazione di Badoglio delle 19,45 dell’ 8 settembre e c’è ancora qualche fatto meno noto.

8 settembre 1943. Mercoledì.

ore 20,30: i tedeschi compiono (con una velocità che sa di diabolico) il primo atto militare decisivo per quella notte; occupano il deposito di carburante di Mezzacamino (sulla via Ostiense) e si prendono 16.000 tonnellate di carburante in un solo colpo. Quello era il più importante deposito di riserva del C.S. italiano che tra l’altro, risultava spesso incustodito (!?!) Così ci mettono in ginocchio dopo poco più di mezzora dal proclama.
• ore 22,00: la radio tedesca annuncia ufficialmente l’armistizio. Carboni ribadisce ai suoi di rispettare l’ordine Roatta-Ambrosio: “qualora reparti germanici avanzino senza compiere atti ostili, possono essere fatti passare attraverso posti di blocco”. Continua a leggere


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