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Il radar di Mussolini

Peccato, peccato; direi, come minimo. Lo dico con un certo senso patriottico che oggi mi appare molto perduto, ma avere a disposizione una tecnologia così determinante nel momento in cui sarebbe servito ci poteva proiettare in una dimensione di rilevanza socio-politico-militare di sicuro rispetto. Con esiti del conflitto tutto diversi, aggiungerei. Sto parlando del radar italiano. Il fantomatico radar di Mussolini. Era forse questa una delle nostre famose armi segrete di cui parlava negli ultimi giorni di guerra? Poteva essere. Chissà.

radar

Dell’ importanza del ” radio-localizzatore ” (come si doveva chiamare allora) o ” radar ” ne avevo già parlato  in altri articoli (in chiave inglese) :  “ yellow submarines ” e in una serie (a me molto cara): ” la prima guerra fredda “.

            (yellow submarines)        (la prima guerra fredda)

Se ne avessi potuto parlare con mio padre oggi, lo avrei visto infuriato battere i pugni sul tavolo in cucina e chiedersi come si può aver giocato così male la briscola con le carte che avevamo in mano! Il sostenere che l’Italia Fascista in guerra fosse tecnologicamente arretrata, lasciando intendere che tale arretratezza dipendeva dallo stesso Regime, è stata una convinzione che ci ha accompagnato sin qui, ma non sempre fu fondata. Nonostante le enormi ristrettezze economiche del periodo bellico, il Governo italiano, seppur tardivamente, fece tutto il possibile per mantenere l’ Italia allo stesso livello degli altri paesi, superando una certa ottusità di alcuni ammiragli e generali del Re poco sensibili alle novità non pienamente collaudate. Un atteggiamento, una leggerezza di impegno e una pochezza di vedute che sostanziano un tradimento contro il quale il Regime non potè fare nulla, o quasi. Possibile, quindi, che il Duce non ne sapesse nulla?

Già nel 1922, al Congresso degli Ingenieri radioelettrici di New York ove il tema principale era l’utilizzazione delle onde corte per il radio-rilevamento, Guglielmo Marconi fece un annuncio che sollevò una notevolissima attenzione nel panorama scientifico mondiale; dopo aver effettuato alcune prove sperimentali da un albergo di Sestri Levante, parlò di «…apparati con cui una nave potrebbe proiettare un fascio di questi raggi, i quali sarebbero riflessi incontrando un oggetto metallico… ». La figura di Marconi, usata dalla propaganda del regime fascista come esempio di patriottismo e genialità italica, fu principalmente utilizzata per valorizzare il ruolo degli italiani all’estero, ma nella realtà il Governo italiano gli negò l’appoggio economico per lo sviluppo del progetto per lo scarso interesse dimostrato dal Regio Esercito, nonostante la dimostrazione tecnica di estremo successo del 1933.

tabellasviluppi

Ma allora, per una innovazione che si sarebbe rivelata così decisiva nel conflitto a venire, cosa ha impedito il progredire degli studi e lo sviluppo del Radar ?

Una risposta abbastanza convincente risiede nel concorso di diversi fattori; da una parte i molteplici interessi di Marconi (la radio), i suoi impegni di relatore e la sua malattia; dall’altra, oltre all’ inspiegabile ostilità di certi generali che impedirono gli stanziamenti governativi, si aggiunse il cronico problema della burocrazia italiana. Per passare l’incarico alla Marina Militare, poichè si individuò nelle artiglierie navali il principale campo di applicazione, occorsero altri 2 anni.

Siamo ora nel 1935. Timidamente l’argomento viene trasferito all’ IMST (Istituto Militare Superiore delle Trasmissioni) ed il professor Ugo Tiberio, nello stesso anno, scrive la prima equazione del Radar completando i primi prototipi autocostruiti. Si noti che dobbiamo arrivare al 1940, dopo l’ episodio di Taranto, per aver un certo convincimento del Governo sul dispositivo. E poi nel 1941, dopo il disastro di Capo Matapan. I parenti delle vittime ringraziano.

Sul fronte europeo, frattanto, i tedeschi  approntano un modello già nella precedente guerra di Spagna del ’38 e gli inglesi, che nel ’40 non sono ancora riusciti a svilupparlo più di tanto, all’inizio del ’41 fanno un blitz sulla costa belga per smontare un radar tedesco e portarlo in Inghilterra. Il progresso passa anche dal copia e incolla. Ma purtroppo non per gli italiani.

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documentari rari

Ecco alcuni reportage che giudico rari aggiunti alla mia collezione che,  in un periodo gramo e ricco di repliche, sono riuscito a scovare nei palinsesti. Spesso mi chiedo quale mente contorta di direttore ai programmi  decida di mandare in onda queste cose ad orari così impossibili; mi domando: « ti chiami RaiStoria? ti chiami History channel? quindi il tuo pubblico è costituito da appassionati di storia, no? E allora perché durante il giorno mi devasti con “fuffa varia…” ed ennesime repliche e mi fai soffrire fino alle 4 di notte per vedere cose così particolari? Mah!

27/12/10 – Un raro documentario cronologico e molto particolareggiato da RaiStoria: “Grecia 1940“; un resoconto degli avvenimenti e degli umori delle truppe italiane nella guerra voluta da Mussolini in nome del prestigio.


 Un servizio sulla Marina italiana: “ultimo messaggio da Capo Matapan“; interviste dei protagonisti sul primo attacco notturno alle navi italiane che consegnò temporaneamente alla Royal Navy il dominio del Mediterraneo.

Ancora una disavventura: “i disperati di Cheren“, uno scontro tra le truppe italiane e le forze britanniche e del Commonwealth, nella zona di Cheren, in Eritrea, dove, nonostante una organizzata ed eroica resistenza, le forze italiane vennero sconfitte sancendo così l’inizio dello sgretolamento del giovane impero coloniale italiano.


per ulteriori info sui singoli filmati team@557.it


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