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Obersalzberg: a tavola

seconda parte

 

Durante il pranzo si chiacchierava delle cose più banali.
Della guerra e dei suoi orrori non si diceva una parola. Si parlava dei ve­stiti delle signore, delle difficoltà che esse dovevano sopportare perché, a causa della mobilitazione totale, non riuscivano più a trovare dal parrucchiere la permanente a freddo o la manicure, del compor­tamento sfacciato degli ufficiali nei confronti delle donne sui treni.
Su insistente richiesta di Eva Braun Hitler ordinò di rimettere in funzione presso i parrucchieri la permanente e la manicure.
Quando si veniva a parlare del trucco delle signore, Hitler scherzava sul rosset­to di Eva Braun che macchiava le salviette. Egli disse ridendo che adesso, in tempo di guerra, il surrogato di rossetto era fatto con ca­daveri di animali. Temi favoriti di conversazione erano anche il tea­tro e il cinema, soprattutto i film a colori americani.
La signora Schönmann, una viennese che aveva sposato un im­presario per le infrastrutture edili di Monaco e aveva un tempera­mento vivace, provocava Hitler a duelli verbali. Il suo charme vien­nese aveva un notevole effetto su di lui. Essi discutevano di attori e direttori d’orchestra viennesi, sui detti di Federico il Grande e per­sino sul modo in cui andavano preparati certi piatti, o di quanto può pesare un uovo di gallina. Hitler si faceva trascinare a tal punto dal­la discussione, che si faceva portare il dizionario Brockhaus oppure libri su Federico il Grande per consultarli.

Fra simili «dense» conversazioni trascorrevano i pranzi di Hitler al Berghof.
Dopo il pranzo le signore si ritiravano nelle loro stanze, per cam­biarsi in vista della passeggiata. Allora Hitler dava da mangiare al suo cane da pastore Blondi. Poi gli veniva portato il berretto e il basto­ne da passeggiata, e tutti uscivano a passeggio nel parco, camminan­do in direzione della casa da tè al Mooslahner Kopf.

Prima che Hitler iniziasse la sua passeggiata, l’intera zona veniva ogni volta perlustrata da addetti del servizio di sicurezza. I posti di guardia erano collocati in modo da non capitare sotto gli occhi di Hitler. Durante queste passeggiate Hitler si intratteneva per lo più con Schmundt e Below.
Dietro di lui camminavano il capo del suo reparto di polizia, Högl, oppure il capo del servizio di sicurezza, Rat­tenhuber e Linge; poi seguivano gli altri.
Rattenhuber dirigeva il reparto speciale del Servizio di sicurezza del Reich incari­cato della protezione dell’élite dirigente del Reich.
Egli non dipendeva dal Servizio di si­curezza, ma dalla polizia segreta di Stato, la Gestapo.
Dal castello alla casa da tè erano circa una ventina di minuti di cammino. La casa da tè era un padiglione rotondo, eretto su un grande salto di roccia. Davanti al padiglione c’era un prato, cinto verso lo stra­piombo da una ringhiera. Là era stata collocata una panca sulla qua­le Hitler si riposava del cammino. Eva Braun, Hoffmanm e Frentz lo fotografarono spesso in quel luogo. Hitler posava volentieri per loro insieme a Blondi. Poi tutti entravano nel padiglione, dove le ordi­nanze servivano il caffè. Là continuavano le conversazioni iniziate a tavola, oppure si parlava di Blondi e dei cani di Eva Braun, che ave­va due piccoli terrier neri, che si chiamavano Negus e Stasi.
Hitler, che si era seduto comodo accanto al camino, durante quelle conver­sazioni di tanto in tanto sonnecchiava; allora la conversazione si ri­duceva a un sussurro. Intorno alle sette di sera tutta la compagnia ritornava al castello in automobile. Hitler spariva fino all’ora di cena nel suo studio, dove leggeva i giornali e i rapporti dell’ufficio infor­mazioni.
Quando il tempo era cattivo, Hitler restava al castello e faceva un sonnellino sul divano del suo studio.
Insomma, una vita di stenti.

 

fine seconda parte

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