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Tutta propaganda.

Episodio 2.

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Verso la fine d’agosto del 1940 la Germania nazista aveva ancora bisogno del consenso della popolazione per quanto riguardava l’ internamento degli ebrei e, a questo proposito, si pensò che fosse opportuno un filmato di propaganda che documentasse quanto era umano il trattamento nei cosiddetti “campi di custodia”. Come curiosità storica, aggiungerò che, per esempio, Dachau era considerato ” campo di custodia ” e non ” di sterminio “. A Goebbels venne una grande idea. Facciamo vedere una partita di calcio, magari tra ebrei e guardie!

Venne chiamato un capo-baracca tra i detenuti e fu incaricato di formare una squadra informandola adeguatamente che sarebbero stati ripresi da telecamere, che ci sarebbero stati i loro tifosi e, naturalmente, anche quelli della controparte. Fu promesso che la partita si sarebbe giocata in uno stadio vero, con agonismo ma lealmente; il tutto si doveva svolgere correttamente ai fini della propaganda e venne assicutato che, in caso di vittoria ebrea, gli undici giocatori avrebbero avuto la libertà come premio. Era una promessa formale del ministro della propaganda del Reich.


Qui si immagini lo stupore di chi ascoltava una proposta simile; lo sport + la libertà in caso di vittoria! Una cosa inverosimile per gente che mangiava neanche 80 gr. di cibo al giorno. Nelle baracche nacquero delle baruffe perché tutti volevano entrare in squadra e poi c’erano gli allenamenti! Il tempo era molto poco (10gg.) ma il mangiare era assicurato. Da non crederci.
Il capo-baracca, che non era un allenatore di calcio, venne allora incaricato di tutta l’organizzazione dello stadio; dei posti a sedere, delle curve, della sicurezza degli spettatori ebrei: tutti i detenuti del campo dovevano stare in una zona protetta, separata dagli altri, con una entrata riservata e con buona visuale.
Si arrivò così al giorno della partita. Il piccolo stadio accolse circa 800 spettatori, di cui 700 erano ebrei e poco meno di 100 erano inservienti e militari tedeschi. Le squadre entrarono in campo tra gli applausi, le telecamere naziste filmarono ogni inquadratura a loro utile e la partita incominciò. Qualcuno notò che, dopo appena 10 minuti, lo stadio era stato interamente circondato da un numero elevato di soldati. Nessuno ricorda come finì la partita, ma all’uscita dello stadio era stato già tutto predisposto. I tedeschi misero in fila tutti i detenuti-spettatori, i giocatori ed regista e li fecero sfilare davanti ai pochi militari tedeschi che li applaudirono ridacchiando; vennero radunati nel piazzale antistante e caricati su camion speciali che li condussero alla morte per asfissia dovuta ai gas di scarico.
Non si salvò nessuno.

not to forget

……N.B ho scritto questo articolo e invito sperando piaccia anche al mio amico Alessandro del Memoriale sardo della shoah.

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