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4-5-6-7 settembre 1943. cronaca

Prima di scrivere, voglio far conoscere la mia opinione. Almeno sugli inglesi.
Oggi no, ma forse allora, se fossi nato in quell’epoca l’avrei pensata molto diversa.
Gli alleati, in particolar modo gli inglesi del primo e mezzo novecento hanno sempre dimostrato una incomprensione assoluta verso tutti e, in special modo, verso di noi.
Direi, in tutte le trattative; non dico che ci offenderssero apertamente, ma ci hanno sempre mostrato una specie di … non dico disprezzo, ma di non considerazione.
Dico storicamente, E non so perchè. Che sia la spocchia inglese… a farli così?
Questi qua fanno sempre i fenomeni ma presi uno per uno, eh, cambia molto la giambolica…!! Ho dato una scorsa (dico la verità) al libro “Dio stramaledica gli inglesi” e, in tante cose ci prende! In altre è assolutamente esagerato, fuori dai tempi, ma, mi è stato detto, negli anni ’40 era abbastanza un pensiero comune.
Va bene. L’ho detto.    Cronaca.

Ah, voglio dire sta cosa. Ricordiamolo:
il 3 settembre 1943, alle 17,45 – firma dell’armistizio, sotto una tenda allestita sotto un uliveto, a Cassibile -.

Nel tardo pomeriggio, a Roma, Badoglio riceve l’ambasciatore tedesco Rahn.
Il maresciallo dice: “la diffidenza del Governo del Reich nei riguardi della mia persona mi riesce incomprensibile! Ho dato la mia parola e la manterrò.
Vi prego di avere la mia fiducia
“.
– Cosa sei, matto? Pensi che i tedeschi non siano informati?
(la resa dell’Italia era stata firmata tre ore prima).

Il 4 settembre 1943 Rahn incontra Ambrosio, il quale si dichiara animato dalla volontà ferma e sincera di continuare la guerra in comune.
– ah, allora, è una recita! una commediola dell’asilo!

L’8 settembre 1943 c’è la visita ufficiale di Rahn al Re che gli sottolinea ancora la decisione di continuare la guerra sino alla fine al fianco della Germania, con la quale l’Italia è legata per la vita e la morte!
– Ripeto: la resa incondizionata era stata firmata cinque giorni prima!.
Dai, qui siamo… ai burattini!

 

4 settembre. sabato

  • A Roma, Ambrosio conferma a Rahn «la sincera determinazione di continuare la lotta a fianco della Germania».
  • Castellano, che rimane a Cassibile come ufficiale di collegamento con gli alleati, consegna a Marchesi i documenti concordati con Bedell Smith e specificatamente:
    – una copia dell’armistizio “corto”;
    – le clausole aggiuntive contenute nel “lungo” con il biglietto di Bedell Smith per Badoglio;
    – un promemoria per la Marina con le istruzioni per la consegna della flotta
    (questa cosa mi fa mandare giù un magone tremendo anche dopo 70anni);
    – un analogo documento per l’aeronautica;
    – un promemoria per il S.I.M. sulle attività di sabotaggio da compiere in Italia;
    – l’ordine di operazione della 82° divisione aviotrasportata americana per lo sbarco su Roma.
    – Nient’altro?   No.
  • Si conclude l’invio ai comandi periferici della memoria OP44 con gli ordini operativi per i giorni successivi. Un documento definito all’unanumità ambiguo e troppo cauto e comunque privo dell’ordine di esecuzione, di competenza esclusiva del C.S.
    (nei Comani italiani, quando è arrivato il fonogramma, si sentì un enorme “Evviva, si sono ricordati di noi!!!“). Era da un mese che non si sapeva più nulla.
    Roba da matti.

5 settembre. domenica.

  • All’alba: Marchesi rientra a Roma e atterra a Centocelle.
  • ore 12: Marchesi incontra Ambrosio e gli consegna il dossier il dossier di Castellano. (nota. Ambrosio non dice nulla dell’incontro coi tedeschi.
    Si voleva tenere il segreto.
  • ore 13: Ambrosio incontra Badoglio e gli comunica la data ipotizzata da Castellano: il 12 settembre, poi, il contenuto della documentazione.
    Roatta, De Courten e Sandalli evidenziano le difficoltà operative della tre armi di fronte all’incertezza degli eventi.
    Nel pomeriggio un telegramma da Algeri di Eisenhower preannuncia l’arrivo a Roma di Taylor, nella notte tra il 7 e l’8, per predisporre l’aviosbarco.
  • Ambrosio chiede a De Courten di organizzare l’arrivo dei due ufficiali alleati e gli accenna anche l’ipotesi di un trasferimento segreto del Re e della flotta all’isola della Maddalena.
  • L’Alto Comando tedesco avverte Kesselring di tenersi pronto a qualsiasi evenienza. ( Kesselring è uno… nato pronto;  figuriamoci! non aveva certo bisogno di farsi allertare…).

6 settembre. lunedi.

  • Numerose riunioni operative avvengono tra i vertici militari italiani per l’assegnazione dei rispettivi compiti.
  • ore 10: De Courten emana il piano operativo per il trasferimento del Re alla Maddalena: il “Vivaldi” e il “Da Noli” sono due navi da guerra convocate a Civitavecchia. Sandalli impertisce gli ordini con le modalità di consegna degli aerei agli alleati al momento della comunicazione ufficiale dell’armistizio.
  • ore 12: Carboni organizza l’arrivo di Taylor e Gardiner a Roma.
    Gli alleati diffondono messaggi radio con l’invito al Governo italiano a “rimanere all’erta per una comunicazione della massima importanza che sarà trasmessa il 7 settembre, ovvero il giorno successivo.
    A Roma nessuno presta particolare attenzione a questa cosa.
    Arrivano le notizie di unrilevante concentramento di convogli marittimi alleati al largo di Palermo. Il segnale è che lo sbarco è imminente.
    Ma dove? Gli alleati tacciono. Non si fidano dei loro nuovi compagni di viaggio.
    Roatta trasferisce ad Ambrosio le sue preoccupazioni della data dello sbarco alleato (ricordiamoci che tutti pensavano al 12 settembre) e quindi, della comunicazione dell’armistizio. Ambrosio risponde negativamente e prepara un promemoria per gli alleati con delle proposte di modifica del piano originario.
  • ore 22: Ambrosio parte in vagone letto per Torino adducendo motivi personali, rifiutando l’aereo (in questo modo era tutto più anonimo…).
  • ore 22,30: Carboni manifesta a Roatta l’impossibilità di assolvere il pino concordato per supportare l’esecuzione di Giant2.
    Roatta scrive un promemoria sul pericolo di un annuncio dell’armistizio prima del 12 settembre, proponendo uno sbarco alleato nelle vicinanze di Roma.
    Il Re si prepara a lasciare Roma per la Sardegna.

 

7 settembre. martedi

  • ore 2,00: Taylor e Gardiner si imbarcano ad Ustica sulla corvetta italiana Ibis, con direzione Gaeta.
  • ore 10: Carboni incontra Marchesi al S.I.M. con le due ricetrasmittenti consegnategli dagli alleati e da usare per la proclamazione dell’armitizio.
    Tra i due scoppia una violenta polemica sulle modalità dell’accordo concluso a Cassibile.
  • ore 10: De Courten riceve l’ammiraglio Bergamini che gli conferma che i suoi equipaggi sono pronti a salpare contro la flotta alleata per la battaglia decisiva, nel sud dell’Italia!
    Il sottocapo di S.M., gen. Rossi, presente all’incontro tra Carboni e Marchesi, si reca a Monterotondo, quartier generale dell’esercito, dove Roatta gli conferma l’impossibilità di dare esecuzione agli accordi su Giant2 prima del 12 settembre. In asenza di Ambrosio, Rossi decide di avvertire, via radio, Castellano, a Biserta.
  • ore 16: Castellano chiede a Eiesenhower di rinviare la data dell’armistizio ottenendone in risposta una sonora rista ed una pernacchia!
    Carboni organizza la distribuzione di armi ai civili del C.L.N.
    Rossi, appresa la notizia dell’arrivo di Taylor, telefona ad Ambrosio, chiedendogli di tornare a Roma immediatamente!
    Marchesi organizza un aereo per la trasfert, ma Ambrosio rifiuta.
    Tornerà il giorno dopo, sempre in vagone letto!
  • ore 17: De Courten riunisce tutti gli ammiragli, tra cui Bergamini, e da’ loro istruzioni nel caso di un armistizio con gli alleati (?!?).
  • ore 18: Taylor sbarca in gran segreto a Gaeta e con un’autoambulanza si avvia a Roma con alla guida il contrammiraglio Franco Maugeri, capo dello spionaggio della Marina, la “mente” organizzativa del blitz dei due ufficiali americani in Italia.
  • ore 21: Taylor e gardiner giungono a Palazzo Caprara, di fronte al Ministero della Guerra.
    I sommergibili Topazio e Velella salpano in missione di guerra contro gli alleati. Saranno affondati con circa 150 marinai a bordo, vittime del caos di quelle ore.
    Taylor chiede un incontro immediato con Ambrosio che, ovviamente, gli viene negato e rinviato all’indomani mattina.
  • ore 22: Taylor ha un infuocato colloquio con Marchesi. Chiede di poter verificare la situazione degli aeroporti. Marchesi temporeggia. Taylor esplode dicendo: “il lancio è fissato per domani; la 82° divisione arriverà domani sera su Roma!” Allo stupore di Marchesi, Taylor replica: “lo sbarco è fissato per domani 8 settembre, mercoledi!“.
  • ore 23: Taylor incontra finalmente Carboni che gli conferma l’impossibilità di un’ispezione immediata degli aeroporti interessati dall’aviosbarco: “sono tutti in mano tedesca!“. Inoltre Carboni denuncia carenze di armamento e di carburante dei suoi reparti. Bisogna rinviare la data, oppure l’esercito sarà sopraffatto in sole ventiquattro ore. Di conseguenza l’aviosbarco americano si sarebbe trasformato in un massacro, un “tiro al piccione!“.
  • ore 24: dopo le vibrate insistenze di Taylor, Carboni, a malincuore, accetta di andare da Badoglio, a casa sua.
  • ore 24,15: Carboni, in privato, spiega a Badoglio la situazione e introduce poi nella stanza i due ufficiali alleati di fronte al nostro Primo Ministro in vestaglia (si immagini la scena).
    Badoglio conferma la tesi di Carboni e chiede a Taylor di tornare da Eiserhower a spiegare la nuova situazione e, soprattutto, per ottenere un rinvio della proclamazione dell’armistizio.

31 agosto 1943. cronaca

31 agosto: martedi

  • Castellano vola in Sicilia (questa volta lo mandano in aereo e non in treno; si vede che il budget lo permetteva…), prima a Termini Imerese e poi a Cassibile, al quartier generale di Alexander.
  • Castellano incontra Zanussi, reduce da Algeri. Incredibile: i due si incontrano ma non parlano delle differenze tra l’armistizio “corto” e quello “lungo”.
  • La riunione con Bedell Smith e la delegazione alleata dura tutto il giorno; Castellano e Zanussi rientrano a Roma alle 19.
    Si apre uno spiraglio di aiuti militari alleati per la difesa di Roma.

Bedell Smith respinge duramente l’ipotesi di Guariglia e le richieste assurde di Badoglio: gli italiani dovranno accettare il testo armistiziale così com’è, senza modifiche.
La discussione inizia rasentando pericolosi momenti di “stallo” che rischiavano di arenare la trattativa; si giunge in questo modo ad una proposta concreta americana di aiuti. 100 mortai-controcarro da affiancare alla famosa 82 divisione che arriveranno via zattere sul Tevere!
Questa era il bottino di aiuti che Castellano era riuscito ad ottenere!
Altro che un mega-sbarco alleato! Altro che 15 divisioni da sbarco!
E questi aiuti, raggiunti dopo un giorno di intese e ribattute, furono verbalizzati in due lingue e da controfirmare.

Vorrei far notare questo aspetto: Nè Castellano, nè Zanussi, tanto meno Badoglio, Guariglia e chi per loro, fino ad oggi hanno potuto visionare e confrontare l’armistizio “corto” con quello “lungo”, quindi non sarebbe stato possibile ancora vedere il quadro d’insieme completo per alcuni giorni.
Nota. Alle 19 i nostro emissari atterrano a Centocelle ma Badoglio non è più disponibile per incontrarli. Era troppo tardi per lui e per le sue abitudini di anziano maresciallo e capo di stato!
Si rinvia tutto al giorno dopo.


24/25/27/28 agosto 1943. cronaca

24 agosto: martedi

  • Novità. Il generale Zanussi, su istruzioni del capo di S.M.R.E. Roatta, parte per Lisbona in aereo da Guidonia;
  • Durante il tragitto incontra Dino Grandi a Siviglia;
  • A mezzanotte ha il primo incontro con l’addetto militare britannico a Lisbona;
  • Kesselring decide di dare esecuzione alle misure di sicurezza per le forze armate tedesche in Italia.

A Roma, rimasto incredibilmente senza notizie di Castellano, il C.S. italiano e sospettando che fosse stato catturato dai tedeschi, pensa a qualche alternativa. In fondo, il tempo stringe: bisogna agire.
Grandi è già stato inviato a Madrid da Guariglia e così Ambrosio, su suggerimento di Roatta, incarica Zanussi di rintracciare Castellano, alla peggio, di sostituirlo nella trattativa con gli alleati.
Da notare che nessuno disse nulla a Guariglia della missione nuova di Zanussi. sarebbe bastato avvisarlo della missione progettata perchè in tal caso, egli avrebbe suggerito di aspettare almeno fino al 26 agosto prima di fare la figura di poter sembrare una sorta di gita-Piemonte in viaggio dall’Italia. Prima Castellano, poi Grandi, poi Zanussi… Nel giro di venti giorni gli alleati si sono visti arrivare quattro emissari italiani, tutti più o meno privi di credenziali, tutti senza un’idea chiare degli scopi della trattativa.

Intanto, in Italia, Kesselring ordina:

  1. lo sgombero dei tratti di fronte minacciati, compresi i presidi nelle isole, cercando di salvare la maggior parte del materiale esistente. E qui, giù ruberie ed azioni di forza per accaparrarsi tutto quanto era possibile;
  2. accordo con i comandanti italiani che avevano il compito di facilitare le operazioni;
  3. discreti dislocamenti temporanei di truppe e di materiali ad agevolare l’azione nei casi di maggiore difficoltà. Nel caso di resistenza italiana, l’ordine era di aprirsi la strada con qualsiasi mezzo.

 

25 agosto: mercoledi.

  • Zanussi incontra nuovamente la delegazione alleata alle 15.00 .
    Gli viene consegnato il testo dell’armistizio “lungo”.

C’è un punto. Una circostanza. Castellano il 26 è in viaggio per Roma con l’armistizio “corto”; Zanussi, che non lo sa, riceve quello “lungo”.
Si creano intighi ed equivoci: c’è da ridere.
Intanto Grandi che fa? Mah. Cosa serve? Sarà in giro con la famiglia.
Domanda. Perchè mai Zanussi gira in aereo e Castellano deve muoversi in trenino? Con i tempi decisamente diversi? Non c’era fretta?
Da notare ancora che nel viaggio Siviglia-Lisbona in aereo sono presenti Zanussi e Grandi, entrambi all’oscuro dei reciproci incarichi, ma viaggiano sullo stesso aereo e si ignorano completamente! Raro.

Eisenhower si preoccupa:

  1. lo sbarco di Salerno ormai è deciso e la data si avvicina pericolosamente;
  2. se gli italiani, già pini di dubbi, paure e furbizie vengono a conoscenza del pesante testo dell’armistizio “lungo” potrebbero far cadere la trattativa o comunque renderla più lunga e difficile;
  3. in vista dello sbarco la loro collaborazione potrebbe variare o, addirittura, riservare sorprese; comunque è importante.

Il comandante supremo può procedere sulla base del testo più semplice e  meno pesante: quello “corto”; il punto ora è quello di bloccare a Lisbona Zanussi in possesso del “lungo”!
In Italia si vedrà solo la versione dimagrita e l’accordo sarà facilitato.

Intanto Castellano è in treno per Roma e siamo alla vigilia del 27 agosto. Nasce in quelle ora l’equivoco delle clausole aggiuntive letali.

 

27 agosto: venerdi.

  • Castellano arriva a Roma di prima mattina.
  • Alle 11,30 riunione con Rossi (Ambrosio era assente) e Guariglia nello studio di Badoglio.
  • Castellano consegna al maresciallo il testo dell’armistizio “corto”; il promemoria di Quebec – con la resa incondizionata mitigata da un “dopo” più clemente” -; il verbale della riunione del 19 agosto con Bedell Smith e Strong a Lisbona.

 

28 agosto: sabato.

  • Ore 11.30: nuova riunione plenaria con Badoglio, Ambrosio, Castellano, Guariglia e Carboni.
  • Mussolini lascia la Maddalena. Si parla del Gran Sasso.

Badoglio è perplesso. Trova le condizioni – molto dure e di quasi impossibile attuazione – e aggiunge che aggiornerà la riunione al 30 agosto. Proprio il giorno della scadenza alleata.
Ad Algeri il clima è ora teso. Gli inglesi temono l’ennesimo voltafaccia italiano. E il pericolo c’è.

Intanto, all’alba, Mussolini, con un idrovolante della Croce Rossa, viene portato a Vigna di Valle sul lago di Bracciano, da dove proseguirà in ambulanza fino ad Assergi (questa mania dell’ambulanza è un’ossessione) in provincia dell’Aquila.
Il Duce viene alloggiato in una villa vicino alla stazione di partenza della funivia del Gran Sasso. A proteggerlo ci sono 43 carabinieri e 30 poliziotti, più un gruppo cinofilo con 6 cani.
Il pericolo tedesco di una liberazione improvvisa è altissimo.


15/16/17/18 agosto 1943. cronaca

15 agosto: domenica.

  • Incontro italo-tedesco, solo  alivello militare, a Bologna, tra Roatta, Rossi e Zanussi per l’Italia; Jodl e i comandanti tedeschi in Italia per la Germania.
  • Castellano arriva a Madrid alle 12 ed incontra subito l’ambasciatore inglese Hoare.
  • Alle 20 Castellano, sempre in treno, riparte per Lisbona.

L’atmosfera a Bologna è decisamente pesantissima, permeata di una evidente diffidenza e scostanza. Al tavolo, i giocatori espongono la loro intenzione di rafforzare il loro dispositivo militare in Italia per contrastare i probabili sbarchi alleati.   Balle: in realtà stavano eseguendo il piano di Hitler per l’occupazione del nostro paese.

E’ esattamente a questo punto che inizia la tesi che prima del famoso “tradimento italiano” ci fu il “tradimento tedesco” (condivisibile), cioè l’aggressione armata germanica allo scopo di saccheggiare quanto possibile un paese in completo disfacimento.

Castellano, intanto, interpreta il suo “mandato-non mandato” di Ambrosio e cerca di affrettare le trattative e parte per Lisbona la sera di ferragosto.

 

16 agosto: lunedi.

  • Al Quirinale riunione segreta e ristretta tra la Corona e il Governo: si decide di cercare l’accordo con gli alleati.
  • Castellano arriva a Lisbona intorno alle 22.
  • Dove trasferire il Duce? Il problema si fa serio.

Intanto Eisenhower ha deciso, di concerto con Roosevelt e Churchill, informati a Quebec da Hoare sull’incontro con Castellano, di inviare a Lisbona i massimi esponenti del suo comando: Bedell Smith – generale e capo di S.M. e il brigadiere generale inglese Strong.
Castellano, nonostante tutto, sembra abbia fatto colpo e la cosa va avanti.

In Italia, il paese è letteralmente invaso dalle divisioni naziste e si comincia a temere un colpo di stato a breve.

Ma una curiosità. Dove sono finiti tutti i fascisti di una volta? O quelli che si professavano tali? Si sono messi un cuscino sopra la testa?

 

17 agosto: martedi.

  • Alle 12 Castellano incontra, presso l’ambasciata inglese a Lisbona, Campbell.
  • Berio conclude il suo tentativo a Tangeri: incontra ancora una volta Gascoigne che gli riconferma la posizione alleata.
    E’ necessario che il maresciallo Badoglio comprenda che noi non possiamo negoziare, ma esigiamo una capitolazione senza condizioni. Ciò vuol dire che il Governo italiano si dovrà mettere nelle mani dei due Governi alleati, che in seguito gli faranno conoscere i loro termini. Questi termini forniranno condizioni onorevoli (?!?). Ricordatevi che i due Capi di Stato e i due Governi alleati hanno già manifestato il loro desiderio che l’Italia occupi un posto rispettabile nella nuova Europa, appena finito il conflitto, e che il gen. Eisenhower ha già annunciato che i prigionieri italiani in Tunisia e Sicilia saranno rilasciati, a condizione che lo siano anche tutti i prigionieri alleati”.
  • Alle 6,35 il gen. tedesco Hube comunica a Kesselring che la ritirata dalla Sicilia è completata. La battaglia è finita.
    Dopo 38 giorni di scontri gli alleati hanno conquistato e liberato l’isola. Il piano Husky è stato completato positivamente: però in tempi molto più lunghi rispetto alle previsioni.
  • Alanbrooke, capo di S.M.G. britannico, scrisse nel suo diario:
    Se Badoglio si scopre troppo, prima dell’arrivo degli alleati, rischia di essere sostituito dai tedeschi con un Quisling qualunque. Fortunatamente gli americani hanno accettato la nostra proposta: il comandante supremo è autorizzato ad aprire negoziati purchè la resa e il progettato sbarco a Salerno avvengano lo stesso giorno e in tale sequenza temporale.
    Eisenhower, come abbiamo visto, può procedere all’invio degli emissari militari“.

 

18 agosto: mercoledi.

  • Alle 22,30 Castellano incontra la delegazione alleata.
  • Guariglia invia Grandi a Madrid.

Giornata chiave per la storia dell’Italia. Per la prima volta, nell’abitazione dell’ambasciatore Campbell, alle 22,30, si incomincia a parlare veramente con chi conta.  Si conferma che l’Italia è disposta ad arrendersi e quindi viene letto il documento giuridico che deve essere accettato integralmente, senza modifiche.
Chiariti alcuni passaggi, Castellano affronta il tema centrale della riunione: cioè, come gli alleati intendono gli italiani in previsione della reazione tedesca.
Le armate germaniche, in quel frangente erano ancora forti. Molto forti e determinate. Forti, in senso germanico. E gli alleati sanno cosa voleva dire.
L’armistizio sarebbe poi stato ufficializzato cinque o sei ore prima dello sbarco alleato. Castellano dice che non sono sufficienti e che ci vorrebbero almeno quindici giorni per un “cambio di campo”. Poi fornisce i particolari dello schieramento tedesco dando un quadro di insieme molto più negativo di quanto gli alleati si aspettassero.
Dopo un momento di perplessità, il generale americano informa Castellano che, se entro il 30 agosto l’Italia non avesse dato risposta, la proposta sarebbe decaduta e priva di efficacia.
In caso positivo, invece, Castellano avrebbe dovuto, entro il 31 agosto, recarsi in Sicilia per la stipula finale dell’accordo.
Alle 7 del mattino la riunione si scioglie.


10/11/12/13/14 agosto 1943. cronaca

10 agosto: martedi

Oggi è abbastanza importante. L’ansia italiana aumenta.
Intanto:

  • Badoglio, su proposta di Ambrosio, incarica Castellano di avviare a Lisbona la trattativa militare con le seguenti istruzioni verbali:
  1. esporre la situazione militare italiana nel dettaglio;
  2. capire le intenzioni degli alleati;
  3. comunicare che. in ogni caso, era impossibile lo sganciamento dai tedeschi senza un aiuto alleato;
  4. suggerire uno sbarco a nord di Roma e uno a nord di Rimini con lo scopo di costringere i tedeschi a ripiegare a nord a difesa dei valichi alpini.
  • L’interlocutore sarebbe stato l’ambasciatore Campbell, lo stesso che aveva D’Aieta dieci giorni prima a Lisbona.
  • il punto di vista di Hitler (direi, non trascurabile).

Castellano, un ufficiale dello S.M. molto vicino ad Ambrosio, aveva avuto un ruolo attivo nella organizzazione della cattura di Mussolini il pomeriggio del 25 luglio. Castellano però non parlava inglese e questo si dimostrerà un problemone con i diplomatici alleati, D’altra parte nemmeno gli alleati parlavano italiano, però il coltello dalla parte del manico ce l’avevano loro e tant’è… Però era un uomo di fiducia di Ambrosio e al C.S. vigeva il detto: “meglio fedeli che bravi!” (senti un po’ chi parla di fedeltà…).
In pratica si chiede a Castellano di ipotizzare sbarchi di truppe alleate come se noi avessimo una qualche posizione di forza, in realtà l’unica richiesta inflessibile alleata era solo la resa incondizionata.
Una richiesta assolutamente prioritaria.
Una cosa, direi commovente, è il grado di riservatezza che Badoglio pretendeva. Bizzarra la decisione di mandare Castellano in treno, con sosta a Madrid per sviare eventuali spie, ma la salvaguardia del segreto e la paura dei tedeschi la faceva da padrone nella mente del Maresciallo. Riservatezza, anche a scapito dell’efficacia dell’azione.
Discutibile, comunque.
Un punto altrettanto misterioso è stata la mancanza  di credenziali ufficiali di Castellano, così, in caso di cattura dello stesso, sarebbe stato facile sconfessare facilmente l’emissario della trattativa.
Castellano, da par sua, ne era consapevole.

A Berlino la situazione era monitorata giorno per giorno.
perchè? Perchè fidarsi è bene e non fidarsi è ancora meglio.
Tant’è vero che Hitler, nel suo discorso dell’11 agosto, disse:

Gli italiani non lasceranno scorgere il loro vero volto finchè non siano chiari i risultati del presunto viaggio di Grandi a Lisbona, o dell’incontro tra Roosevelt e Churchill in Canada. Questi italiani vanno avanti con i loro negoziati a tutta velocità. Crederanno a qualsiasi promessa degli anglosassoni se soltanto sarà garntitò la conservazione della monarchia. i loro negoziati sono un tradimento. Essi continuano a stare con noi pur di guadagnare tempo. L’esercito italiano  non può essere impiegato in combattimento contro gli Alleati. Al contrario delle volte precedenti, non hanno chiesto il nostro aiuto militare in occasione del Tarvisio e sono rimasti completamente inattivi“.

 

12 agosto: giovedi.

  • Castellano parte da Roma con un passaporto intestato al sign. Raimondi su un treno di diplomatici che deve andare a ricevere a Lisbona l’ambasciatore italiano che rientrava dal Cile.

Durante il tragitto per Madrid si unisce a lui il console Franco Montanari che assumerà il ruolo di interprete del nostro emissario.
Questo console è l’uomo in piedi, in abiti borghesi, che apparirà di fianco a Castellano e Bedell Smith in tutte le foto che hanno solennizzato la firma dell’armistizio “corto” di Cassibile.

 

13 agosto: venerdi.

  • Berio incontra Gascoigne a Tangeri: la posizione alleata non cambia, si mostra sempre rigorosa: “Prima la capitolazione senza condizioni poi…”
  • Berio invia a Roma un telegramma in codice sugli esiti dell’incontro.

Bizzarro e grottesco il codice utillizzato nel telegramma in odore di essere intercettato dai tedeschi.

 

14 agosto: sabato

  • Il nuovo responsabile della custodia (la chiamerei: prigionia) di Mussolini, ispettore Polito, incontra il Duce alla Maddalena.

Ma anche la Maddalena non offre adeguate garanzie come rifugio:
Polito dice: “Ventotene formicolava di marinai tedeschi e serpeggiava già la notizia della sua presenza, Duce… e qui sembra lo stesso.
In conclusione, si impone un nuovo trasferimento in un luogo più sicuro
“.


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