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Banche del dopoguerra

I fatti qui riportati mi sono pervenuti per email privata. La fonte, che per ovvi motivi desidera rimanere anonima, ha espresso  il desiderio di non citare direttamente nomi precisi ma soltanto l’area di intervento di questi istituti.
Mio onere ed onore è il solo pubblicarne il contenuto.

Le cose vengono alla luce perché qualcuno parla. E’ sempre stato così.
Nel primissimo dopoguerra del faentino operavano, con le dovute difficoltà, solo pochi Istituti bancari che avevano il delicato, quanto doveroso, compito di ricostruire ed aiutare a ricostruire.
Anche Faenza aveva avuto i suoi danni, le razzie dei tedeschi, i bombardamenti, il suo fronte ed i suoi sfollati.
E, come spesso si dice, è capitato che sia piovuto…sul bagnato.

Fae01

In questa mail la fonte scrive che dopo la prima quindicina di maggio ’45, a Faenza si guardava un po’ chi c’era e chi non c’era più. Si ricordi il famoso “verbale di irreperibilità” che gli appena ricostituiti Carabinieri erano costretti a stendere ogni giorno. Così a Faenza e credo ovunque.verbaleIrreperibilita
Ma manovre meno (per così dire..) pubbliche cominciavano a farsi largo. Sembra che alcune banche, con clienti che avevano contratto debiti abbastanza importanti e che apparivano improvvisamente “irrintracciabili” (ad esempio…) per essersi trasferiti lontano o comunque non presenti su piazza, si siano comportate in modo anomalo (ma vorrei dire di più…). Continua a leggere

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