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mistero da radio naja

messaggio

scrive il sign. Giovanni Muraro da Bolzano:

Il 18 febbraio 1943 un mio compagno di prigionia proveniente dall’ ospedale di Salisbury (Rhodesia) ha potuto vedere dei pacchi per ufficiali sanitari inglesi con indirizzi di Palermo e Roma… Strano.  IL 20 marzo 1943, quindi quattro mesi prima del 25 luglio, dopo una mia fortunosa fuga dal campo di concentramento di Gatooma (Rhodesia) fui interrogato da un ufficiale dell’Intelligence Service, il quale dopo una lunga discussione sulla guerra, affermò categoricamente: « posso assicurare che entro un certo periodo di tempo, che non posso precisare, Mussolini sarà spazzato via e prenderanno la direzione dell’Italia Badoglio e il Re. Allora la guerra finirà! ».

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indiscrezione

carristi_in_filaA questo punto poco di quello so è vero. RESET. Il 27 maggio 1940, pochi giorni prima dell’entrata italiana in guerra, Balbo va da Mussolini e gli dice (in ferrarese): ” guarda che se si fa la guerra, in Libia ci vogliono non pochi carri pesanti e non quelle stupide scatolette di sardine!  ne avevo chiesti 500 a Badoglio e me li ha rifiutati!…“. Il colloquio si sposta con lo stesso argomento all’ambasciatore Von Mackensen che riferisce a Berlino. Il Fuhrer offre 250 carri. Badoglio (informato al volo) rifiuta. Dice che in Libia non si potrebbero utilizzare convenientemente.

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la liberazione di Mussolini


A mio modo di vedere, c’è un elemento che emerge con molta chiarezza dai fatti del 12 settembre 1943; il protagonista, cioè Mussolini, lo fu assolutamente controvoglia per l’ostinato zelo soccorritore del Fuhrer, per la pusillanimità ed il pressappochismo di alcuni fedelissimi e, direi, per l’inerzia delle cose che ormai superava le volontà e le ambizioni di un regime già crollato. La liberazione del Duce dal Gran Sasso fu decisamente determinante per le vicende italiane dopo l’8 settembre. In questa località, chiamata Campo Imperatore e a 2000 metri d’altezza, vi si accedeva solo mediante una funicolare che partiva dal sottostante paesino di Assergi; un posto molto isolato, militarmente imprendibile, si disse. Sorvegliatissimo. (Ma dai!)

Agli ordini dell’ispettore capo di pubblica sicurezza Giuseppe Gueli furono disposti nell’albergo 250 carabinieri che avrebbero dovuto impedire ogni imprevedibile sorpresa. Dico ancora, che Badoglio prescrisse che in nessun caso Mussolini avrebbe potuto riguadagnare la libertà; pena anche un esecuzione sommaria! il buon Badoglio!

L’ ANTEFATTO.

Il prigioniero era stato trasferito prima a Ponza, dove trascorse 12 giorni, per ironia della sorte, alloggiato in una casa vicina ad alcuni famosi antifascisti come Zaniboni (il socialista che nel ’25 attentò alla sua vita) e Pietro Nenni; poi alla Maddalena il 27 agosto ove ne aveva trascorsi 20,  infine venne trasferito a Campo Imperatore a bordo di un idrovolante della Croce Rossa che era ammarato nel lago di Bracciano e poi a bordo di un’ autoambulanza, sempre accompagnato da Giuseppe Gueli e dal tenente dei carabinieri Alberto Faiola. L’albergo però ospitava ancora villeggianti e militari in convalescenza:pertanto si decise opportuno di spostarlo in una villetta per cinque giorni, mentre si provvedeva a far sgomberare la zona. Soltanto il 2 settembre Mussolini passò alla suite 201 dell’albergo: ingresso, soggiorno, due camere da letto e bagno. (mica… galera!) Mancava solo la televisione che, purtroppo, non era ancora stata inventata! Però poteva ascoltare la radio, ricevere visitatori e curiosi (!?!), scrivere e ricevere lettere. Cioè funzionava così: se tu sapevi in qualche modo che il Duce era lì, potevi scrivergli e lui ti rispondeva…, se ci andavi di persona, dovevi solo prendere un appuntamento (il minimo…! eh?) Fantastico. Quasi come dal dentista. E tutta questa “sicurezza” era stata approntata per sfuggire alla caccia dei tedeschi.

 Tito Zaniboni         Pietro Nenni


I TEDESCHI.

Dopo un certo numero di anni, finalmente, si sono potute appurare le opportune responsabilità ed i relativi nomi che hanno reso possibile ” l’operazione Quercia “, operazione che per anni ha avuto diversi padri immeritevoli. Il generale Student e Otto Skorzeny (direttore spregiudicato di un campo d’addestramento per SS), dopo aver ricevuto l’incarico diretto da Hitler di liberare l’amico Duce, decisero di contattatare il capo della polizia tedesca a Roma Herbert Kappler ( il boia delle Fosse Ardeatine) che da quel momento prese le fila delle indagini sulla caccia segreta a Mussolini, quasi bypassando l’incarico di intelligence demandato a Skorzeny. Fu un lavoro denso di insuccessi. Kappler era un poliziotto estremamente efficace; aveva i suoi infiltrati tra gli italiani, né più né meno di Carmine Senise (capo richiamato della polizia italiana a Roma, destituito proprio da Mussolini all’inizio d’aprile 43 e Badoglio lo aveva richiamato all’alba del 26) che aveva le sue spie nella polizia tedesca; quindi era un gioco quotidiano di continui inganni e sotterfugi. Ma, almeno nei primi giorni d’inchiesta, brancolavano veramente nel buio più assoluto.

GLI ITALIANI.

Si entusiasmarono soltanto quando venne fatta ritrovare da aiutanti di Kappler, una lettera di un militare italiano che confidava alla probabile fidanzata di essere “custode di una persona molto importante, che non posso nominare…“; Kappler allora sguinzagliò la sua Gestapo per individuare il nascondiglio deciso da Badoglio; la lettera, fabbricata ad arte dai servizi segreti italiani, parla di un posto segreto a La Spezia strettamente sorvegliato e ciò fa scatenare la corsa dei tedeschi, invece Mussolini è ancora a Ponza. Ma siamo già al 6 agosto e i tedeschi preparano l’operazione per liberarlo, ma quando arrivano sul posto….trovano un posto vuoto e si infuriano. Il pomeriggio tardi arriva loro un avvistamento: dall’isola di Ponza si è alzato un idrovolante per una località non precisata; corrono a Ponza ma Mussolini è già stato trasferito alla Maddalena!

Qualche giorno più tardi, Scorzeny riceve una soffiata dal fascista italiano Pomilio: « Mussolini è alla Maddalena! ». Si infervora e raduna allora un mini gruppo di marinai tedeschi per tentare un piccolo assalto, ma contemporaneamente l’Alto Comando di Roma riceve altre due soffiate diverse e la cosa procura indecisione e perdita di tempo prezioso. Comunque si precipitano sull’isola sarda ma è tardi ancora una volta: gli italiani hanno giocato ancora d’anticipo!  Siamo al 27 agosto. Il caos provocato poi dall’8 settembre si rifletté anche sul Gran Sasso. Un enigmatico radiogramma di Carmine Senise, mezz’ora prima del colpo di mano del bugiardo Scorzeny, raccomandava all’ispettore Gueli «massima prudenza», il che poteva significare che delle drastiche istruzioni finali di Badoglio non si dovesse più tener conto. Certo è che Gueli diede ai suoi uomini istruzioni che definirei, almeno, singolari : < armi automatiche accantonate nella cantina (?) chiuse nelle guaine e incappucciate, munizioni riunite e chiuse a chiave in un’altra stanza, cani-poliziotto stranamente legati alla catena negli angoli morti dell’albergo! >. Mah, la cosa non fa pensare ad una strenua volontà di resistenza; e in queste condizioni, come si poteva parlare di “un fortilizio inespugnabile?“. Mistero.

Però, facciamo ancora un piccolo passo indietro perché il punto NON è la liberazione in sé, ma il come hanno fatto i tedeschi a sapere che Mussolini era lì?

Arriva un colpo di fortuna per i tedeschi che a quel tempo controllavano le comunicazioni in Italia; viene intercettato un messaggio radio dell’ispettore Gueli a Carmine Senise che recitava: « i preparativi su… ed intorno al Gran Sasso sono stati portati a termine…attendo istruzioni…». Mussolini dunque, era lassù. Scorzeny ora aveva una traccia sicura ed informa Kappler che gli ordina di mandare subito qualcuno a vedere, a controllare il luogo.


Viene incaricato un giovane tenente medico: Leo Krutoff. Questi si muove immediatamente e si avvicina all’albergo Di Campo Imperatore fingendosi bisognoso di curare alcuni paracadutisti tedeschi feriti e chiede ospitalità che gli viene subito negata molto freddamente. Ritorna al comando dopo aver accuratamente visionato il posto. Student ordina al maggiore Hans Mors, un ufficiale 33enne svizzero che comandava il 1° battaglione del 7° reggimento nella 2° divisione paracadutisti, di preparare 12 alianti con un centinaio di uomini per portarsi su Campo Imperatore, con l’aggiunta, come osservatore, di Otto Scorzeny. Si sarebbe dovuto atterrare su di un fazzoletto di terra nelle vicinanze dell’albergo, mentre il grosso del battaglione avrebbe dovuto raggiungere la stazione inferiore in aiuto. Il tenente von Berlepsch ebbe il comando degli aviotrasportati e portò con sé anche il generale Fernando Soleti affinché i carabinieri, vedendolo, non osassero sparare…

Dei dodici alianti, solo 9 giunsero alla meta; due si fracassarono contro il cratere provocato da una bomba sulla pista, uno precipitò uccidendo tutti gli occupanti.

E qui comincia l’avventura del signor Bonaventura……(l’italianata!) Immaginiamo la scena dettata dai racconti.

I Carabinieri, nonostante le estreme raccomandazioni di sorveglianza e l’estrema lentezza di planata propria degli alianti, furono colti completamente di sorpresa! Erano circa le 14 del 12 settembre. Gueli stava facendo la pennichella e, al trambusto si affacciò nudo dalla sua camera e chiese ad un custode (il maresciallo Antichi): “ sono inglesi? ” –  ” No eccellenza, sono tedeschi! “. Mussolini, che nel frattempo si era affacciato, sbottò dicendo: “questa non ci voleva proprio!“. L’operazione andò avanti senza intoppi. Alla stazione inferiore, nel frattempo era arrivata una colonna tedesca composta da dieci carri armati, una quarantina di camionette cariche di soldati e altrettante motocarrozzette blindate che non incontrarono la minima resistenza. Scorzeny, spingendo come un burattinaio (era un omaccione imponente) il povero (pallidissimo) gen. Soleti, gridò: «non sparate, non sparate, prego!». E tutti alzarono le mani. Fantastico!

Dieci minuti dopo si concludeva la brillante operazione militare di cui Scorzeny si è vantato per 50 anni; in realtà, come si è detto, il merito fu del maggiore Mors e del pilota Gerlach che tentò fino all’ultimo di dissuadere Scorzeny a salire sul piccolo biposto; ma le insegne delle SS convinsero ad accontentare l’omone a rischio di compromettere tutto per il peso eccessivo. Il pilota forzò al massimo il motore e dopo un momento di apparente defaillance riprese assetto normale e la liberazione poté dirsi conclusa. Nei tedeschi si ferì solo un soldato; si ruppe un braccio cadendo da un aliante. Peccato. Potevano fare il percorso netto. Invece hanno finito a 999 punti. E a 1000 si vinceva una bambolina.

not to forget


Armistizio e dintorni. 3 parte

sottotitolo: un caso di (in)coscienza 3.

Dunque, la mattina del 10 settembre 1943 la corvetta “Baionetta”, accompagnata dall’incrociatore Scipione l’Africano, stava navigando verso Brindisi con a bordo la famiglia reale, Badoglio ed il resto del clan governativo e militare. Da notare che Roatta, durante la notte aveva avuto più di una qualche perplessità sulla ragionevolezza e sulla dignità del comportamento del Re, cercò inutilmente di mettersi in contatto via radio con la corvetta per avvertire che i tedeschi stavano occupando città e posizioni; ebbe una timida risposta: “il Re sta riposando e non posso svegliarlo!“- e Badoglio? – “pure!“. Forse l’argomento non era poi così importante da svegliarlo. Va bene. Comunque, alle 14.30 arrivò a Brindisi con la preoccupazione che ci potessero essere i tedeschi. “Ci sono gli inglesi?” – “no Maestà” – “allora chi comanda?” – “comando io!” disse l’Ammiraglio che li aveva accolti. “Bene!”, gridò entusiasta Badoglio,; “allora sto tranquillo..!”.

Quest’ultima frase di Badoglio può passare come secondaria, ma in realtà non lo è perché il Maresciallo d’Italia, verso la fine d’agosto, aveva fatto trasferire da Roma ingenti somme di denaro in banche di Bari per sottrarle, in previsione del peggio, ai tedeschi. Da qui si vede come l’idea della fuga al sud fosse germinata con largo anticipo sull’8 settembre (nota Team557).

Un’altra cosa che pochissimi sanno è che il Re, risolte le prime questioni personali organizzative di alloggio e sussistenza, diede sfoggio della sua grande creatività, il 21 settembre, inviando a Roosevelt e al Re d’Inghilterra un messaggio quasi identico che (ritrovato molti anni dopo) recita «E’ mio rammarico constatare che è ora necessario e urgente liberare l’Italia dai tedeschi!». Patetico. In realtà, nei giorni seguenti l’entourage era solo intento a calcolare e trattare il cambio della moneta (400 lire per ogni sterlina e 100 per ogni dollaro) e aveva perso di vista completamente la situazione italiana civile e militare. E chi se ne frega! Io penso solo ai miei soldi! Era il diktat e il sentimento di quei giorni. Un’altra cosa all’italiana.

Per far capire ancora meglio l’atteggiamento generale, dirò che Badoglio, Re e collaboratori vari ignoravano ancora o non avevano ancora avuto modo di vedere l’esatto contenuto dell’ «armistizio lungo» che Castellano aveva intravisto a Cassibile e che trattava, con dovizia di particolari, la famosa «resa incondizionata» dell’Italia.

Il documento, firmato il 29 settembre, era stato distrattamente dimenticato nelle tasche del generale Zanussi che l’aveva «rimosso» dai suoi pensieri.

Che attenzione! In fondo, però, non erano cose che lo impegnavano personalmente. (nota di sarcasmo).

Come conseguenze calcolate e valutate, Badoglio presentò al Re un documento scritto a mano (che sembrava la lista di una lavandaia) che riguardava la fine impietosa della Regia Marina italiana; quest’ ultima, ancorata nei porti da circa un anno per penuria di carburante, dovette consegnarsi nelle mani degli alleati a Malta. Le corazzate Roma, Vittorio Veneto e la Littorio furono avviate verso la destinazione, ma un aereo tedesco pronto (lo sono sempre i tedeschi quando serve..) lancia 3 nuove radio-bombe sulla corazzata Roma e la affondano causando 1393 morti su 2000 circa. Un disastro allucinante.

 

Da notare ancora che quando il ministro della Marina De Courten annunciò alle basi di La Spezia e di Taranto l’armistizio e l’ordine del re di salpare con tutte le navi per Malta, tra gli equipaggi si rischiò la rivolta ed in quelle concitate ore c’era chi proponeva di lanciarsi in un ultimo disperato combattimento, chi, di autoaffondarsi. In qualche caso si registrò il comprensibile tentativo di ammutinamento e la ferma volontà di opporsi al Re e al Governo e di combattere contro gli Alleati.

Bypassando tutti i momenti e le fasi di studio del proclama, il 13 ottobre 1943 viene consegnata all’ambasciatore tedesco la dichiarazione di guerra alla Germania dall’ambasciatore italiano a Madrid (a Madrid? ma non c’era uno più vicino?)

Comunque interessante. Anche solo per il fatto che la Germania (di Kesselring, in particolare) stava già facendo la guerra all’Italia da qualche giorno e in modo pesante, quindi l’atto formale sarebbe contato come…

A questo punto abbiamo già assistito al dissolversi delle armate italiane in quasi tutta la penisola; l’operazione Achse, secondo Jodl, comportò il disarmo di di 51 divisioni italiane con 547 mila prigionieri completamente dimenticati da Re, Badoglio e tutta la sua cricca governativa. Ecco da chi eravamo governati.

not to forget


Armistizio e dintorni. 2 parte

sottotitolo: un caso di (in)coscienza 2.

Questa miniserie di articoli si sarebbe potuta chiamare: <da dove veniamo> o <che gente era>, oppure: <le cose che la gente non sa…>. Mi è capitato tra le mani un libretto redatto da Indro Montanelli e Mario Cervi dal titolo: <l’Italia della guerra civile> e ho trovato alcune cose, che riporto, che fanno ulteriormente riflettere sulle persone che avevano il bastone del comando, sebbene per un tempo relativamente breve. Comunque questa è una seconda parte.

Eravamo rimasti più o meno verso la dichiarazione di Badoglio delle 19,45 dell’ 8 settembre e c’è ancora qualche fatto meno noto.

8 settembre 1943. Mercoledì.

ore 20,30: i tedeschi compiono (con una velocità che sa di diabolico) il primo atto militare decisivo per quella notte; occupano il deposito di carburante di Mezzacamino (sulla via Ostiense) e si prendono 16.000 tonnellate di carburante in un solo colpo. Quello era il più importante deposito di riserva del C.S. italiano che tra l’altro, risultava spesso incustodito (!?!) Così ci mettono in ginocchio dopo poco più di mezzora dal proclama.
• ore 22,00: la radio tedesca annuncia ufficialmente l’armistizio. Carboni ribadisce ai suoi di rispettare l’ordine Roatta-Ambrosio: “qualora reparti germanici avanzino senza compiere atti ostili, possono essere fatti passare attraverso posti di blocco”. Continua a leggere


Armistizio e dintorni. 1 parte

sottotitolo: un caso di (in)coscienza 1
Succede che a volte leggere fa male all’animo. Mi sono spesso chiesto che cosa possa essere passato per la testa di un comune soldato in quei giorni vicini all’8 settembre. Sorpresa? stupore? Incertezza? E come avrebbe potuto il milite elaborare diversamente questi eventi se avesse potuto conoscere i fatti così come li interpretiamo oggi? E che cosa poi avrebbe dovuto fare?

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i 45 giorni di Badoglio

Ho avuto occasione di assistere a questo documentario di RaiStoria che ha avuto anche il sottotitolo di < Tragico e glorioso 43 >. Bello e interessante perchè raccontato dai protagonisti che ricordano i primi momenti dopo il 25aprile ( già disponibile sul sito 557.it ); ma mi sorge un pensiero di parcondicio, perlomeno sulle reti RAI: a nessuno mai è venuto in mente di intervistare l’altra parte della barricata in Tv, dopo 60 anni? Per una sorta di giustizia politica, per chiarire la propria posizione, le vecchie ideologie, le proprie amarezze, i propri ripensamenti! Non sarà che i repubblichini, i militari, i fiancheggiatori, insomma, i fascisti sono tutti evaporati? Dove è andato a finire l’0rgoglio per la storia; non fosse altro per dare un senso (seppur sbagliato) all’ideale per il quale qualcuno ci è pure morto, non solo in guerra, ma anche nelle manifestazioni politiche, negli scontri, per strada! E pensiamo a chi invece è poi sopravvissuto ed è pure sconfitto! Invece sembra che sia tutto finito in niente, come neve al sole. Nel calcio si intervistano anche i perdenti, no? Sono 40 anni che sento parlare solo di Resistenza, Antifascismo e se uno storico avanza un qualche tentativo spiegazione, subito si parla di revisionismo e di destra estrema. Ma dai! 

E pensare che nei pochi dibattiti pubblicati in Tv, le figure meno condivisibili sono state proprio quelle di sinistra chiaramente grottescamente faziose, confuse e, pergiunta, maleducate! (andate a vedervi la puntata di Porta a Porta sul sangue dei vinti…)

Comunque il documentario è interessante ed è del 73. Poi fa impressione vedere Andreotti giovane e alcuni altri che parlano come se la cosa fosse successa il giorno prima…


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