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verso la caduta: fino all’ultimo

… e oltre.


Dopo il bombardamento di Ciampino sappiamo che Mussolini si recò dal Re. Siamo al 20 luglio.


Questa cosa mi fa morire: sempre da solo, come un grullo qualsiasi, senza che nessuno lo accompagnasse. Possibile? Mah.
Forse si sentiva sicuro. Come andare da un amico.
Il Sovrano gli chiese notizie, previsioni sul futuro del Fascismo; qui il Duce non seppe rispondere e il monarca prese posizione promettendogli che sarebbe stato in grado di far uscire il Paese dal conflitto entro la prima metà di settembre.
Un piano preciso e ordinato. Superato un primo momento di stupore si appoggiò pesantemente allo schienale della poltrona dove era seduto e chiese: “chi prenderà il mio posto?” – “Vedremo. per il momento ho pensato a Badoglio…” rispose il Re. Ma ci sono tracce che ai suoi subordinati da giorni aveva comunicato che Badoglio avrebbe sostituito Mussolini in tutte le cariche.
Ma come? Fai un atto di entrata in scena e lo fai ancora con delle bugie? Ma che persona sei?
Possibile che a Mussolini non sia giunta nessuna voce? Neanche ad un qualsiasi fascista? Intanto il 21 riceve voci, prove e documenti che Grandi sta ordendo un complotto ai suoi danni e che lo colpirà nel Gran Consiglio. Gli è stato detto che il conte di Mordano è arrivato a Roma lunedì 20 e lavora ad un ordine del giorno da sottoporre al Capo del Gran Consiglio.
Quindi Mussolini sa.


Vi si chiede la fine del regime e il ritorno del potere al Re. Grandi ha un piano: rompere subito l’alleanza con la Germania e, se necessario, combatterla.
Sempre il 21, Carlo Scorza, segretario del Partito, convoca la seduta del Gran Consiglio per il 24, tra tre giorni.
Persino Clara Petacci ha lasciato scritto che a mezzogiorno del 21 luglio ebbe tra le mani una bozza dell’ordine del giorno Grandi, confessando la sua grande sorpresa.
A Palazzo Venezia fu proprio Grandi a mostare l’ordine del giorno a Scorza che rimase sbigottito. Ma c’è ancora di più. Grandi vede in giornata Mussolini ancora una volta per consegnargli ufficialmente un volume di 300 pagine, proprio mentre a Palazzo Venezia è presente anche il Capo dello Scacchiere sud d’Italia: il gen. Albert Kesselring. Curioso e poco noto.


Nelle sue memorie il gen. tedesco scriverà che vide Grandi uscire dall’ufficio del Duce dopo essersi trattenuto per oltre due ore e ricorda Mussolini dire una frase sconcertante: “abbiamo parlato francamente e lavoriamo sulla stessa linea! Mi è completamente fedele!“. Poi lo ha visto contrarsi improvvisamente e dolorosamente sull’addome, impressionandolo.
Grandi deve averlo giostrato e imbarbagliato alla grande, oppure il Duce non ha capito affatto.
Perchè Mussolini ha lasciato scritto un commento così positivo sull’uomo che stava per abbattere il suo potere e distruggerlo?
Mistero.
Però il giorno 22, un appunto autografo rivela che giudica l’Ordine del Giorno inammissibile e, addirittura, vile.
Perchè qui Mussolini si contraddice sull’incontro con Grandi? Vuole forse coprire qualcosa? Ma se ritiene “inammissibile” l’Ordine del Giorno del conte di Mordano perchè non lo fa arrestare?
Con telefonate e visite di routine la giornata passa e siamo al 23 luglio.

Prende piede la tesi che Grandi abbia preparato due ordini del giorno; – il primo, con toni molto vellutati, da presentare al Duce e a certi membri sicuramente contrari;
– un secondo, per sè e pochissimi altri con la verità più cruda e le proposte fatali.
Da ricordare che il Gran Consiglio non si riuniva dal 1939 ed aveva potere solo consuntivo e i suoi pareri non erano vincolanti. Roma tutta però sentiva che qualcosa era nell’aria. Qualcosa era trapelata chiaramente.

Ora è il 24. Nella seduta, dove non esistono foto di sorta, dove non esiste verbalizzazione alcuna, rimangono solo testimonianze personali, ma, dopo 70 anni, è stato scoperto un verbale dove si riporta che la seduta ha avuto sempre un clima incandescente, che è stata interrotta per tre volte a causa della malattia del Duce e che lo ha visto sempre poco ciarliero e dimesso, infine che un gerarca ha addirittura estratto una pistola urlando.
Tuttavia, analizzandolo meglio, c’è da chiedersi come può essere che un documento tale sia rimasto sepolto per oltre 70anni e poi si fa notare un dettaglio sbagliato: l’anno fascista comincia il 22 ottobre di ogni anno ed è scritto invece “XXII”, ma siamo ancora nel 21esimo.
Questo verbale allora è falso? E chi lo ha scritto? Con quale scopo?
Comunque, dopo Mussolini, Grandi parlò appassionatamente del suo Ordine del Giorno chiedendo di restituire al Sovrano il comando delle Forze Armate e suscitando contrasti verbali fortissimi, poi un nuovo colpo di scena: Mussolini compie una scelta apparentemente suicida. Invece di dibattere due altri ordini del giorno a Lui sicuramente più favorevoli ordina di votare l’Ordine di Grandi.

Alle prime luci del 25 luglio il risultato parla chiaro: 19 sì, 8 no ed 1 astenuto. L’Ordine del Giorno Grandi è approvato dalla maggioranza. Il Duce si ritira nella stanza attigua con alcuni fedelissimi che lo invitano ad arrestare tutti gli oppositori ma Lui dice no: invita alla prudenza, ripete che molto dipenderà dal Re. Strano. Perchè subito dopo telefona a Claretta dichiarando che “la stella si è oscurata: è finito tutto!”. Quindi tutto gli è chiaro. Fin troppo.

Un’altra considerazione.
Dato che il Gran Consiglio, per definizione risaputa, non aveva valenza assoluta, con potere solo consuntivo ed i suoi pareri non erano vincolanti, come mai allora il Governo è caduto?
Come mai, solo per un ordine del giorno contrario, ha generato una crisi di Governo?

L’indomani aveva già l’appuntamento col Re per capire se poteva esistere la possibilità di una conferma della fiducia.
Alle 4 di notte rientrò a casa confidando alla moglie Rachele che tutto era concluso e che sarebbe dovuto andare a Villa Savoia in borghese; in borghese per aver un tono più dimesso – ma non troppo – perchè la guerra era stata una responsabilità non solo sua ma anche del Re che lo aveva spalleggiato. Dopo un breve sonno di qualche ora, alle 8 era già verso Villa Savoia. In borghese.
Una domanda. Perchè da solo? Come un pirla abbacchiato? Perchè non c’era neanche una guardia, un fascista di rango, ad accompagnarlo?
Hitler si muoveva sempre con almeno 8 SS agguerrite attorno, mentre invece Mussolini girava da solo? Veramente strano.
Così che se un antifascista lo avesse incontarto poteva sparargli come ad un piccione ferito…per strada. Una tremenda ingenuità capitale. Mah.
Un’altra curiosità. Se i tedeschi sapevano già tutto perchè non hanno fatto nulla? Cosa costava loro arrestare il Re, tutti gli oppositori e i generali a loro favorevoli?
L’impressione generale è che qui Mussolini sia stato abbandonato da tutti, senza nessuna protezione.
Un altro particolare non noto. Probabilmente, il giorno 23, nella Villa Badoglio c’era stato un incontro tra il Maresciallo Graziani e Badoglio stesso, probabilmente per delineare le nuove posizioni del dopo-Fascismo. Graziani si era incontrato di sfuggita anche con Mussolini poche ore prima della seduta, dichiarando la sua lealtà nei suoi confronti.
Ma, attenzione: secondo una testimonianza Badoglio andò alle 7 di mattina (???) a Villa Savoia, poco prima di Mussolini che, secondo la testimonianza di Enrico Mangione – centralinista del Quirinale – riporta un fatto inspiegabile avvenuta sotto la torre della Milizia: la macchina del Duce girò ripetutamente attorno ad un aiuola… più volte. Perchè? Ebbe un ripensamento? Voleva tornare indietro? L’auto continuò a girare ancora poi riprese la marcia ed entrò in Villa Savoia, fece scendere Mussolini poi si allontanò. Perchè non lo aspettò per il ritorno? Sapeva forse qualcosa?
Qui alcune decine di Carabinieri ed un’autombulanza aspettavano nascoste sul retro. Un altro esempio di viltà.
Fatemi scrivere che questo che descrivo è un mondo di tradimenti e traditori e fuggitivi. Comunque, è un colpo di Stato.

Il Re riceve Mussolini. Sono da soli nella stanza. Dei due solo Mussolini lascerà una testimonianza dell’incontro che giace in un archivio audio tedesco.
Mussolini non sa di altri due particolari: la pistola, che il Re aveva nascosto sotto un cuscino del divano e la persona, dietro la porta, che origliava e lo stava facendo per ordine preciso del Re.
Era l’aiutante di campo Paolo Puntoni che rivelò che i due parlarono ad alta voce, poi ad un certo punto bisbigliarono, come temendo che qualcuno potesse ascoltare. Cosa si dissero?
Poi i fatti, come li conosciamo. L’arresto all’uscita e la telefonata fatta a Badoglio di conferma. La corsa folle verso una caserma, poi in un’altra, dei Carabinieri.
Nelle prime ore del mattino del 25 non vi sarà nessuna iniziativa nè da parte della Milizia, nè del Partito. Ri-strano. Forse ancora alla ricerca di una spiegazione convincente.
Il decreto reale-ministeriale del 26 luglio riporta un inciso: – il Re revoca il cav. Benito Mussolini dalle sue funzioni – a sua domanda -. Un tentativo di sgravio di fronte ai tedeschi?
Ma gli inganni non sono ancora finiti.
Ancora più inquietante è il biglietto che Badoglio fa consegnare a Mussolini.

Il sottoscritto, Capo del Governo, tiene a far sapere a V.E. che quanto è stato eseguito nei Vostri riguardi è unicamente dovuto al Vostro personale interesse, essendo giunte da più parti precise segnalazioni di un serio complotto verso la Vostra Persona.

Spiacente di questo, tiene a farVi sapere che sono disposto a a dar ordini per il Vostro sicuro accompagnamento coi dovuti riguardi, nella località che vorrete indicare -.

Incredibile. L’ambasciatore a Berlino spiega che avrebbe votato a favore dell’Ordine del Giorno Grandi (c’era anche lui al Gran Consiglio?) solo perchè la cosa era da considerare la prosecuzione di una discussione tenutasi giorni prima, alla presenza del Duce.
Dunque non pensava ci fossero problemi.
Una cosa è chiara. Mussolini ha sempre saputo della piega che gli eventi stavano prendendo e dei partecipanti alla partita.

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Grecia. un brutta storia

Roma 26ott.

Mussolini ha deciso di far scattare il piano “Emergenza G” alle prime luci dell’alba.
Il Maresciallo di stato Badoglio, capo di Stato Maggiore Generale, è riuscito ad ottenere dal Duce una proroga di 48 ore.
italiani-a-durazzoL’obiettivo finale è quello di occupare l’intero territorio greco: dall’Epiro a Salonicco, ad Atene, al Peloponneso, alle isole dell’Egeo e dello Ionio.
Ad Atene i vertici politici e militari ignorano completamente l’imminenza dell’attacco italiano.
Quello stesso 26 ottobre, un sabato, nella sede dell’ambasciata di Atene si vivono ore di drammatica attesa.
In mattinata, un telegramma da Roma ha annunciato che nel corso della giornata sarebbero seguite comunicazioni cifrate urgenti e segretissime. Roma riprende le trasmissioni in codice al tramonto.
grazziProprio quel giorno,  l’ambasciatore italiano ha invitato a cena esponenti politici greci per festeggiare la tradizionale amicizia tra Italia e Grecia. “Mi sentivo arrossire” – ricorda Grazzi –  al pensiero che mentre si offriva una cena ai greci,  a Roma era maturato il disegno di pugnalarli alle spalle”.
Solo a tarda notte è possibile visionare il testo completo del lungo dispaccio inviato (alle ore 3:00).
Il telegramma di Mussolini è un perentorio ultimatum italiano alla Grecia (visionabile in news del 28ott.).
ita-a-durazzo1In assenza di accettazione delle proposte fatte, le truppe italiane, alle 6 antimeridiane, avrabbero avuto l’ordine di invadere il territorio greco.

Che cosa è accaduto a Roma per indurre Mussolini ad inviare un ultimatum?

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Il Duce e gli alti Comandi italiani hanno maturato la decisione dell’attacco in soli tre giorni: dal 12 al 15 ottobre.

 

ita-a-durazzo2Nella mattinata del 15 ottobre Mussolini ha convocato una riunione segreta e, sentito il parere favorevole del Comandante Superiore in Albania, Visconti Prasca, ha dato gli ordini esecutivi.

Due gli esclusi dal vertice ristretto: il Capo di Stato maggiore della Marina, Ammiraglio Cavagnari e quello dell’Aeronautica, generale Pricolo. Ad aggiornare gli assenti penserà il maresciallo Badoglio 2 giorni dopo, in una riunione al Comando Supremo.
Badoglio illustra a tutti i desideri del Duce e afferma che il comando delle operazioni contro l’Epiro  è delegato alle forze dislocate in Albania. Gli viene fatto notare che le truppe inviate in settembre in Albania, però, non sono granchè: sono troppo poco addestrate. Sono truppe di stanza, non da attacco.
Badoglio fa spallucce, glissando la nota.

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Una volta occupato, il comandante di Albania chiederà tre divisioni di rinforzo che dovranno sbarcare nel golfo di Arta per poi proseguire verso Atene.
La Marina, che era stata tenuta completamente all’oscuro di tutto, si trova investita di due compiti decisivi: uno sbarco immediato a Corfù ed uno a Preveza, da lì a 15 giorni.
Mentre per il primo incarico non dice di no, per il secondo si oppone con tutte le sue forze, per motivi tecnici: il fondale è troppo basso.
mussolini1Ecco un primo ostacolo a Mussolini, a Prasca e imposto anche a Badoglio. Il rifiuto della Marina fa cadere subito ogni probabilità di successo per l’operazione G, ammesso che queste possibilità poi esistessero davvero. “Dato che anche l’aeronautica chiede una proroga – dice Badoglio – a questo punto spetta al Duce prendere una decisione definitiva, avendo lui la responsabilità del comando“.

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Dal diario di Ciano, di quei giorni (in breve).

15ott.     Presso il Duce a Palazzo Venezia, ha luogo una riunione per l’affare greco. Vi partecipano Badoglio, Roatta, Soddu, Jacomoni, Visconti Prasca ed io. La riunione è stenografata. Dopo, a P. Chigi, parlo con Ranza e Visconti Prasca, che mostrano il loro piano militare e con Jacomoni, che espone la situazione politica. Dice che in Albania l’attesa è vivissima ed entusiastica.

17ott.   Viene a vedermi il Maresciallo Badoglio e mi parla con grande serietà dell’azione in Grecia. I tre Capi di Stato Maggiore si sono unanimemente pronunziati contro.
Le forze attuali sarebbero insufficienti e la Marina non ritiene di poter eseguire alcun sbarco a Prevesa perché i fondali sono troppo bassi. Tutto il discorso di Badoglio ha un’intonazione pessimistica: prevede il prolungarsi della guerra e con esso l’esaurimento delle nostre magre, magrissime risorse.

18ott. (sera) Mussolini si infuria come una bestia. Dice che andrà personalmente in Grecia “per assistere all’incredibile onta degli italiani che hanno paura dei greci”. Intende marciare a qualunque costo e se Badoglio, che è dubbioso, darà le dimissioni le accetterà seduta stante.

25ott.  von Mackensen comunica intanto qualche maggior
particolare sui colloqui di Hitler coi Francesi e con gli Spagnoli e annuncia la stipulazione di un protocollo segreto tripartito colla Spagna. Il Duce manda una lettera al Gen. Visconti-Prasca: il colpo di sperone sull’ostacolo.

27ott.   Gli incidenti in Albania si moltiplicano: ormai c’è aria di vigilia di azione. Non si tengono più.

28ott.   Le cose sembra che vadano bene. Nonostante il tempo cattivo le truppe marciano con celerità, anche se manca l’appoggio dell’aviazione.
giornali-greciI quotidiani escono con la notizia dell’ultimatum già consegnato al Governo greco; a Mussolini i greci rispondono “OXI”, che significa NO. Metaxas fa leva sull’onore della nazione; l’ordine della mobilitazione è generale.

 

I retroscena segreti.

Dice uno storico: “paradossalmente i rapporti con la Grecia erano stati fino a quel momento abbastanza buoni; le mire espansionistiche di Roma erano semmai verso la Jugoslavia e non certo verso la Grecia. Soltanto nell’estate del ’40, dopo che la nostra offensiva preparata contro la Jugoslavia era stata fermata dal desiderio di Hitler di non provocare incidenti nei Balcani, successe che il gruppo di Ciano premette fortemente perchè si attaccasse la Grecia e così seguirono una serie di provocazioni, di una straordinaria stupidità, ordite dai gerarchi fascisti e dagli uomini di Ciano contro la Grecia che avevano come effetto di far crescere un’indignazione popolare autentica in Grecia senza avere nessuna eco in Italia.
attacco-allincrociatore-grIl culmine di queste provocazioni fu l’attacco proditorio all’incrociatore greco Helli, che fu affondato da un sottomarino italiano, rimasto ufficialmente ignoto, ma chiaramente individuato dai resti del siluro lanciato nel culmine di una festa religiosa, popolarissima in Grecia, il 15 agosto 1940. Il sottomarino italiano Delfino aveva sparato 4 siluri di cui solo uno colpì la nave vicino alle caldaie, causando l’incendio che determinò l’affondamento. Nell’episodio morirono 9 ufficiali e altri 24 furono feriti (ndr. team557)*.
annunci-greci-28ottIl fatto destò in Grecia una sorpresa assoluta. La situazione mostrava due aspetti ben distinti. Da una parte c’era il regime dittatoriale di stampo fascista di Metaxas che rischiava di vacillare sotto la minaccia dell’aggressione italiana, dall’altra vi era il popolo greco, che in maggioranza era contrario al regime, però davanti alla possibilità di un’invasione italiana si doveva raccogliere attorno a Metaxas. Gli inglesi, alleati da tempo della Grecia, spingevano il Governo greco a resistere agli italiani.
D’altra parte a Metaxas non rimaneva altro che una resistenza ad oltranza.
L’aggressione della Grecia apriva un terzo fronte principale per le Forze armate italiane che erano già impegnate pesantemente in Africa settentrionale (secondo fronte), dove Graziani aveva già marciato su Sidi el Barrani e dove stava avanzando verso l’Egitto.
Il primo fronte, per importanza, era il Mediterraneo ove la Marina e l’Aviazione cercavano di acquisire il controllo completo contro la flotta inglese.
E, come se non bastasse, 170 aerei erano stati anche mandati contro l’Inghilterra (un quarto fronte?).

Questa dispersione di forze era originata dalla convinzione dei politici e militari romani che la guerra fosse ormai sicuramente decisa con la vittoria tedesca e che all’Italia rimanesse solo il mettere le mani su alcuni pegni in previsione del trattato di pace. L’opposizione all’Italia era dato dall’appoggio di tutti i partiti al Governo Metaxas con la copertura della flotta inglese nel Mediterraneo.
Il 28ott. intanto le forze contrapposte, a scapito di quanto sostenuto dai reporter inglesi, erano 120mila italiani contro 90mila greci (e non 30mila!).
L’approccio iniziale dell’invasione non fu esattamente da “gita scolastica“, come era stato prospettato da qualche comandante di reparto. Il tempo estremamente piovoso, la mancanza di appoggio aereo, i rifornimenti difficoltosissimi e, non ultimo, la tenace resistenza greca, hanno disegnato l’immediato futuro di una battaglia all’insegna dell’impreparazione dei Comandi e dei soldati italiani che nessuno dei protagonisti aveva desiderato.
Le difficoltà nascevano dal fatto che le truppe italiane erano troppo distaccate dalle loro basi e i rifornimenti divenivano sempre più radi e irti di difficoltà; le strade erano pantano ovunque; poi c’era stato lo smacco della sostituzione delle armi.
Un fatto strano. Fino a tre giorni prima (quindi al 25ott) i reparti che erano stati addestrati per usare mitragliatrici Breda, si sono visti sostituire all’ultimo momento, queste armi con la mitragliatrice Fiat14, un’arma antiquata e poco funzionale, che i soldati non conoscevano affatto; poi la 35, il fucile G91 e pochissimi mortai. Questo era tutto l’armamento. I soldati li chiamavano “i fucili a tappi”.
Ma la cosa incredibile che ad alcuni ufficiali, all’atto della partenza per la Grecia, non è stata consegnata l’arma di ordinanza, oppure è stata consegnata scarica. Senza munizioni. Tanto che alcuni si sono dovuti fermare in armerie nel pressi del porto per acquistare, con soldi personali (189 lire), alcuni caricatori con l’assicurazione che però, una volta in battaglia, le munizioni poi sarebbero poi state disponibili.

* Dopo la guerra, l’Italia, come compensazione per l’affondamento dell’incrociatore Helli ha inviato l’incrociatore Eugenio di Savoia.
La notizia della responsabilità dell’affondamento fu inizialmente mantenuta ignota per non scatenare focolai di una guerra che poi è scoppiata 2 mesi più tardi.


impressioni…di settembre 1939

impressioni-di-sett
il testo della PFM non era proprio così, ma ci accontenteremo…perché, in base a ciò che ho imparato, PFMdopo la dichiarazione di guerra alla Germania per la garanzia data alla Polonia, la Francia e la Gran Bretagna non mossero un dito per soccorrerla dall’attacco nazista, prima e da quello comunista, subito dopo. Alla mediazione dell’Italia per una conferenza di pace (tipo Monaco), risposero ponendo la condizione al ritiro dal territorio invaso prima di qualsiasi trattativa. Malgrado la rigidità dei governi alleati sul piano diplomatico, prevalse sul campo di battaglia l’emblematico principio che non valeva la pena di morire per Danzica. Tranne in qualche caso, se lo si ricorda, le Armate franco-inglesi rimasero dentro le viscere della linea Maginot, passando il tempo tra spettacoli di Maurice Chevalier e Josephine Baker, pur sapendo che i tedeschi avevano schierato lungo la linea Sigfrido poche divisioni di riservisti, che poca resistenza avrebbero potuto opporre. Solo tre mesi dopo la dichiarazione di guerra ci sarà il primo caduto inglese: per un incidente.

Perché tanto immobilismo? Francia e Gran Bretagna speravano in una soluzione pacifica, con la mediazione dell’Italia verso un Hitler pur esso in attesa di qualcosa. Per circa otto mesi si assisterà a questa sceneggiata, dove l’unica preoccupazione sembrava essere passare il tempo. Naturalmente anche i toni bellici erano dimessi: i grossi temi, come la difesa della democrazia, i diritti umani, la lotta al nazifascismo erano ancora nel cassetto. Questa guerra fu chiamata “stramba” dai francesi, “vaga” dagli inglesi, “seduta” dai tedeschi, “dei coriandoli” da noi italiani (per via dei lanci di volantini) e “fasulla” dagli americani.

In Inghilterra, il buon Churchill si sbraccia a parlare a destra e dove può di come era ancora caldo, di quanta vigoria mostravano i tedeschi, di quanto pochi armamenti disponeva al momento, di quale atteggiamento si doveva tenere verso la Russia sovietica e l’Italia e che linea si doveva seguire nei Balcani. Insomma: morbida politica; infatti la cosa più importante che ne seguì fu l’istituzione della commissione per la difesa del territorio nazionale. Niente di più. Sì, si era dichiarato guerra alla Germania, ma l’impressione europea era stata quella di una cosa doverosa,  proforma. E la Francia? La Francia diceva sempre di sì, ma non faceva nulla. Al solito.

Perché farsi del male?…Adesso, faremo qualcosa, ma ora non possiamo! Si parlò di approntare un piccolo esercito di 55 divisioni, di istruirlo, di dotarlo di mezzi abbastanza moderni e di cominciare (prudentemente) a convertire alcune fabbriche alla produzione bellica. «…Così, vedrete, in 18 mesi saremo pronti!…” disse il buon Winson.

…azzarola! Che reazione! Nel frattempo che l’Inghilterra si fa le sue storie, Hitler ringrazia e rifà…la sua geografia!Churchill-talks

«D’accordo; ci hanno buttato giù una nave ma non è stato poi granché… Sono morte 500 persone, ma ci rifaremo…».
Un approccio moderato e compatibile con le reali possibilità di quel mese.

In Italia non stiamo meglio. Badoglio è stato invitato a sincerarsi delle dotazioni italiane. E’ andato e ritornato con le mani nei… pochissimi capelli rimasti, dicendo che siamo ancora all’800 con le cose ancora funzionanti. Se funzionano ancora. Stimolante. Il Re ha fatto finta di non capire il rapporto (cos’è? è scemo?); ha detto che manderà qualcun altro a verificare… Nel frattempo sentirà il gen. Carboni che è sempre bene informato.

Nel frattempo di tutte queste chiacchere e pinzillacchere, la Polonia è spappolata dai tedeschi e nessuno, dico nessuno, ha mosso un mezzo dito. Chiedo: la Società delle Nazioni che tanto ha imperversato dagli anni ’20 in Europa,  cosa serve? come le offerte della Coop?


Premure…

la-difesa-della-razzaE’ abbastanza curioso il fatto che, dopo il 25 luglio 1943 e dopo aver arrestato Mussolini e disciolto il PNF, Badoglio e tutto il suo staff abbiano lasciato in vigore le leggi razziali che tanto avevano mosso l’opinione pubblica. E non ci pensò neanche l’altro fenomeno: il Re. Vittorio Emanuele III le aveva firmate, si disse “con riluttanza...”, ma non le revocò. L’idea non gli passò neanche per la testa e verosimilmente perse l’occasione di restituire un’ immagine decente al suo regno. Ma il meglio di sè lo doveva ancora mostrare e di lì a poco. Tra l’altro, il problema era più che sentito dalla polazione civile appena liberata. Badoglio dovette, ripeto, dovette aprire le porte delle carceri e dei campi di internamento per far uscire gli ebrei, ma le leggi razziali si rifiutò di abrogarle. Nelle sue memorie ha lasciato scritto: «Non era possibile in quel momento addivenire ad una palese abrogazione delle leggi razziali senza porsi in violento urto coi tedeschi…».

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Una cretinata. Ma quale urto? Hitler era già incazzato come una iena per la caduta del regime fascista e stava mandando in Italia le truppe attraverso il Brennero, tu caro mio, erano già più di 40 giorni che stavi complottando con il Re la caduta del regime e l’armistizio; allora, è proprio il caso di avere premure per il Fuhrer? La verità vera è che Badoglio, già razzista di suo, si sia lasciato condizionare da una nota del Vaticano (di chi?) … del Vaticano al proprio governo, nella quale si tergiversava sull’opportunità di cancellare del tutto quelle leggi poichè contenevano  – disposizioni che vanno abrogate, ma pure altre meritevoli di conferma -.

Con la spoliazione dei beni degli ebrei, (per esempio) a Roma, molti appartamenti erano finiti, chissà come, nelle mani della Chiesa che con una abrogazione frettolosa avrebbero poi dovuto essere restituiti. A questo proposito ci fu uno scabroso documentario di RaiStoria nei primi anni 2000 che ci raccontava l’operato della EGELI (Ente Gestione E Liquidazione Immobiliare) e le sue riottosità nel restituire il maltolto.

Mah. Per rendere più truce l’articolo, dirò anche che in Italia, in quei mesi le leggi razziali stavano raggiungendo l’applicazione massima tedesca. Non solo da parte di SS ma anche normale Wehrmacht. Con rastrellamenti feroci casa per casa a tutte le ore. La retata di dimensioni più ampia è registrata a Roma il 16 ottobre 1943 con 1022 arrestati,  ma era stata preceduta da 2 mesi di prelevamenti e deportazione nel campo di Fossoli dove avveniva la consegna abituale degli ebrei. Badoglio lo sapeva. Ne parlava sempre con Buffarini Guidi e gli chiedeva di codificare e legittimare i prelevamenti. Parlo degli eccidi e deportazioni del Lago Maggiore, di Bolzano, di Merano, del Cuneense.  Lo sapeva anche il Re, ma faceva spallucce. Tutto questo, fino a luglio del ’44.

Si capisce. Per non urtare Hitler. Si capisce. 8000 ebrei italiani; ne tornarono poco più di ottocento.       Le leggi razziali furono abrogate il 20 gennaio 1944.

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Come spesso accade…se interessa, un libro: – I Dieci – di Franco Cuomo.


Orlando speaks

assembleaCostituente Non se lo ricorda più nessuno. Ma l’on. Vittorio Orlando pronunciò un suo famoso discorso il 24 marzo del 1947 alla Costituente. Questo ex-presidente del Consiglio, che era stato a stretto contatto con il Re nei giorni del colpo di Stato, ma solo fino all’ insediamento di Badoglio,  affermò che aveva aspramente criticato l’operato di Badoglio subito dopo il 25 luglio difronte a Sua Maestà. Ma il Re, in quei giorni, avrebbe fatto spallucce dicendo che “molto era già stato deciso”. Orlando spiegò come la frase «la guerra continua…» fosse, già di per sè, un primo errore fatale.  Orlando scrisse che questa prima fase del dopo-armistizio, necessaria soprattutto per l’impossibilità materiale di una immediata separazione dei due eserciti italiano e tedesco, avrebbe dovuto superarsi rapidissimamente nelle prime ventiquattr’ore. Nelle seconde ventiquattr’ore, occorreva rivolgersi all’ambasciata tedesca con una comunicazione del tipo: ” L’Italia non è più in condizioni di andare avanti, deve chiedere un armistizio e lo chiederà soprattutto per voi, sacrificando, se occorre, se stessa per tener fede all’alleanza contratta e chiedendo agli Alleati il tempo necessario alle truppe tedesche per ritirarsi dalla nostra penisola“. Ripeto. Quete cose furono illustrate al Re che non si mostrò sensibile al problema.

VittorioOrlando

Questa sarebbe stata un soluzione di « lealtà perfetta » prospettata al Re negli 8 giorni prima del 3 settembre a Cassibile, avallata anche dal precedente che vide i Bulgari, alleati degli Imperi Centrali nella prima guerra mondiale e costretti a chiedere un armistizio, che pretesero ed ottennero un termine di 15 giorni per dar modo ai propri eserciti di potersi ritirare dalla Macedonia. Quindi si sarebbe potuto parlare di una resa «onorevole».

Orlando affermò che Badoglio non volle far trapelare nulla a nessuno per non allarmare anzitempo i tedeschi e che per mantenere questo segreto aveva preventivato mezzo milione di perdite nei Balcani ! Un segreto da mantenere anche coi ministri fino all’8 settembre. Raccontò Senise che quando fu dato l’annuncio da Radio-Londra, corse da Ricci per comunicargli la notizia ma questi restò incredulo e disse: ” Possibile che si sia firmato un armistizio ed il Ministro dell’Interno non ne sappia niente? “.

Re-Badoglio

Questo è un tradimento perpetrato ai danni di tutti gli italiani;  – come a Caporetto, Badoglio ha tradito nuovamente, fregandosene ancora degli italiani! – gridò Orlando alla Costituente, rivelando anche particolari inediti del Maresciallo che soffrì di una incontrollabile depressività nervosa, in preda a al panico e alle lacrime. Lo vidi personalmente tra le braccia del proprio aiutante che gli ripeteva: « ma si calmi, Maresciallo, si calmi!… » e lui che replicava: « i tedeschi mi taglieranno la gola!…» Qualcuno ricorda che Badoglio, durante la fuga in macchina di notte, cercò di nascondersi come meglio poteva. « La più grande preoccupazione fu quella di rimboccarsi le maniche per occultare i suoi stessi gradi. Tremava e piagnucolava. Accettò solo un cappotto perché aveva freddo».    In quella fuga, Umberto di Savoia era seduto al fianco del Maresciallo (intervista al “Giornale” di Napoli).

Bonomi

« Fu un colpo di Stato! ». Orlando rivelò che nelle pagine conclusive del “diario” di Bonomi si affermava che ” il 25 luglio del 1943 fu il prodotto di una lunga incubazione ” e che ” il Re si decise a fare il colpo di Stato per pubblica richiesta del Gran Consiglio fascista, d’accordo coi capi ribelli del fascismo”. Una macchinazione nata presumibilmente il 12 luglio del ’43, dopo il benestare del Re che aveva in Badoglio un “intimissimo” in grado di dare fiducia e tranquillità al Paese! “.

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mistero da radio naja

messaggio

scrive il sign. Giovanni Muraro da Bolzano:

Il 18 febbraio 1943 un mio compagno di prigionia proveniente dall’ ospedale di Salisbury (Rhodesia) ha potuto vedere dei pacchi per ufficiali sanitari inglesi con indirizzi di Palermo e Roma… Strano.  IL 20 marzo 1943, quindi quattro mesi prima del 25 luglio, dopo una mia fortunosa fuga dal campo di concentramento di Gatooma (Rhodesia) fui interrogato da un ufficiale dell’Intelligence Service, il quale dopo una lunga discussione sulla guerra, affermò categoricamente: « posso assicurare che entro un certo periodo di tempo, che non posso precisare, Mussolini sarà spazzato via e prenderanno la direzione dell’Italia Badoglio e il Re. Allora la guerra finirà! ».

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indiscrezione

carristi_in_filaA questo punto poco di quello so è vero. RESET. Il 27 maggio 1940, pochi giorni prima dell’entrata italiana in guerra, Balbo va da Mussolini e gli dice (in ferrarese): ” guarda che se si fa la guerra, in Libia ci vogliono non pochi carri pesanti e non quelle stupide scatolette di sardine!  ne avevo chiesti 500 a Badoglio e me li ha rifiutati!…“. Il colloquio si sposta con lo stesso argomento all’ambasciatore Von Mackensen che riferisce a Berlino. Il Fuhrer offre 250 carri. Badoglio (informato al volo) rifiuta. Dice che in Libia non si potrebbero utilizzare convenientemente.

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