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9 settembre 1943. cronaca

9 settembre: giovedi

  • ore 20: Ambrosio invia un fonogramma a Kesselring perchè faccia cessare ogni atto di ostilità tra le truppe al fine di evitare un vero e proprio conflitto tra i due eserciti (Kesselring accetterà la richiesta interpretandola a suo modo. Farà cessare ogni conflitto che non gli avrebbe portato vantaggi concreti, lasciando cioè la discrezionalità ai comandi sul campo di cessare i combattimenti perchè in qualche modo gli italiani DOVEVANO pagarla…).
    Per esempio, non cessarono mai le ruberie tedesche, il cui ordine – disse – era arrivato da Berlino ed era inappellabile. Figuriamoci.
    Intanto, i primi mezzi da sbarco alleati toccano terra, sotto un pesante fuoco nemico. Ma non dappertutto.
    I comandi italiani periferici chiedono a Roma come possono comportarsi: chiedono conferma dell’ordine di esecuzione della memoria OP44.
    Roatta ed Ambrosio non si assumono la responsabilità di darlo:
    Badoglio dorme tranquillo e nessuno lo sveglia. L’ordine così non sarà mai dato fino all’11 settembre… e da Brindisi, dopo che il Re se l’era squagliata ed il nostro esercito si era praticamente dissolto!
    Dal libro di Kesselring:
    Sapevo ora quali disposizioni prendere: accelerare la ritirata dalla Calabria delle due divisioni, pur cercando di ritardare la marcia di Montgomery, sfruttando le risorse del terreno montuoso; chiarire rapidamente la situazione a Roma, inviando le forze diventate così libere a sostegno della 10°armata nell’Italia meridionale; inviare le divisioni d’attacco nel settore di Salerno, dove la costa era già difesa dalla 15° divisione di granatieri corazzati e dai reparti della 16° div. corazzata… La rinuncia al lancio di truppe aerotrasportate alleate allegerì la situazione nei dintorni di Roma, perchè le divisioni italiane, sebbene superassero del triplo le nostre i notri effettivi, non rappresentavano un vero pericolo: una loro azione avrebbe però potuto ritardare l’invio di rinforzi alla 10°armata sul fronte di Salerno -.
  • ore 3: la squadra navale da battaglia di LaSpezia lascia il porto, al comando dell’ammiraglio Bergamini, con rotta verso la Maddalena.
    Intorno a Roma, a nord la 3°divisione Panzer Granadier aumenta la pressione contro l’Ariete;
    a sud la 2°divisione paracadutisti avanza verso la div. Piacenza ormai disgregata e combatte con la Granatieri di Sardegna. Ormai la speranza di una ritirata tedesca “indolore” lascia il campo alla “paura“.
  • ore 4: colloquio Roatta-Carboni: – la situazione è compromessa: non possiamo durare più di 24 ore. I tedeschi sono a Tor Sapienza, sulla Prenestina, a 8 Km da S. Pietro. Roma è accerchiata almeno da 3 punti cardinali: i tedeschi sono minacciosi a nord, attaccano a sud e avanzano ad ovest -.
    Roatta riferisce ad Ambrosio il fosco quadro della situazione: viene esclusa la fuga e Roatta assume il comando della difesa di Roma.
    Ambrosio decide finalmente di svegliare Badoglio ed il Re: non c’è alcun segnale di uno sbarco alleato nei pressi di Roma, quindi bisogna valutare il da farsi.
  • ore 4,30: Roatta, alla presenza di tutti i protagonisti presenti nel  Ministero della Guerra, salvo il Re, fotografa la situazione: “Bisogna evitare che il Sovrano ed il Governo siano catturati. Siamo accerchiati – sottolinea Roatta – l’unica strada rimasta libera è la Tiburtina.
    Non c’è tempo da perdere”.

    Badoglio riferisce al Re la decisione di lasciare Roma: il Re accetta.
    Badoglio affida al ministro dell’Interno Ricci (non presente alla riunione ed ignaro di tutto) la direzione interinale del Governo.
    Ambrosio chiama De Courten modificando l’originario progetto: le navi devono eseere pronte a Pescara e non più a Civitavecchia, ormai in mano ai tedeschi e Sandalli per concentrare a Pescara il maggior numero di aerei possibile.
    Ambrosio nomina il generale Palma responsabile del C.S. a Roma… senza lasciargli ordini! Veramente raro!
    Il Re, secondo la ricostruzione di Marchesi, ordina ad Ambrosio di seguirlo con i tre capi si S.M.
  • ore 5: l’ammiraglio Sansonetti, vicecapo di S.M. della Marina, ordina all’incrociatore Scipione e alle corvette baionetta e Scimitarra di dirigersi su Pescara per prendere a bordo “una alta personalità.
  • ore 5,15: Roatta comunica a Carboni il famoso “ordine sul tamburo“: con un lapis, il capo S.M.R.E. ordina al C.A.M. di non difendere Roma e di ripiegare “immediatamente” su Tivoli. Nella capitale devono rimanere solo i carabinieri e le forze di polizia per garantire l’ordine pubblico.
  • ore 5,45: Roatta, con Ambrosio, lascia Roma in direzione Tivoli.
  • ore 6,30: parte anche De Courten.
    La squadra di Bergamini, con le corazzate Roma, Vittorio Veneto e Italia, si ricongiunge con le altre navi da guerra provenienti da Genova al largo della punta settentrionale della Corsica. In quelle ore sono schierate in mare le nostre migliori unità da battaglia: tre corazzate, sei incrociatori, dieci cacciatorpediniere oltre ad altro naviglio minore.
  • ore 7: Carboni lascia Roma, in abiti borghesi e su un’auto con targa diplomatica: la direzione è sempre la stessa…Tivoli.
    Il generale ha sempre sostenuto di voler cercare in quella zona Roatta per ricevere i successivi ordini.
  • ore 7,10: parte De Stefanis in compagnia dell’altro sottocapo di S.M.R.E. generale Mariotti.
  • ore 7,30: il capo di S.M. di Carboni, colonnello Salvi, rimasto ormai solo a Palazzo Caprara, incontra il gen. Utili, capo dell’ufficio operazioni, per avere conferma degli ordini ricevuti da Carboni ormai scomparso da diverse ore.
    Utili, in procinto di partire, gli suggerisce di farsi controfirmare gli ordini dal gen. Calvi di Bergolo, comandante delle divisione Centauro, il più anziano del C.A.M.
    Calvi si rifiuta e Salvi perde la testa: ha una crisi di nervi e scoppia a piangere.
    Lascia una pessima impressione ai comandanti divisionali Solinas (Granatieri di Sardegna), Tabellini (Piave) e Cadorna (Ariete). Finalmente Salvi conferma le direttive di Roatta delle 5,15 (il famigerato e controverso “ordine del tamburo“), cioè l’immediata ritirata a Tivoli di tutto il corpo d’Armata Motorizzato.
  • ore 8: Carboni è a Tivoli dove non trova nessuno. Prosegue fino ad Arsoli dove ha conferma del passaggio del corteo reale.
    Il suo attendente, tenente Lanza, va in avanscoperta e incontra Roatta che gli conferma di eseguire gli ordini ricevuti; null’altro! Carboni sosta al castello di Arsoli dei principi Massimo, dove la troupe di Carlo Ponti sta girando un film con la famosa diva dell’epoca Mariella Lotti.
    Il Comitato Centrale del P.C.I. decide di proporre la trasformazione del Comitato Unitario Antifascista in Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) con Bonomi primo Presidente. Il nuovo Comitato emette il primo appello agli italiani con l’invito a far riconquistare all’Italia “il posto che le compete nel Consiglio delle Nazioni Libere”.
  • ore 8,15: il generale Utili, con alcuni ufficiali dello S.M., chiude il lungo corteo dei partenti.
  • ore 9: Ottocento paracadutisti tedeschi toccano terra nella zona di Monterotondo, precedente sede del quartier generale di Roatta. “L’attacco – scrive Kesselring – presentò difficoltà maggiori di quelle previste ma fu coronato da un completo successo tattico. Roatta e il suo S.M. aveva già preso fuga“.
    La divisione Piave entra in combattimento.
    La situazione alle 9 vede: a nord la divisione Ariete che tiene bene la posizione tra la Cassia e la via Claudia. A sud la Granatieri di Sardegna è fortemente impegnata su tutto il fronte dalla 2° divisione paracadutisti tedesca. Perde terreno ma combatte valorosamente.
    La divisione Centauro a Bagni di Tivoli non ingaggia alcun combattimento.
    Da questo momento cessano tutti i rapporti di collaborazione tra l’esercito, la Marina e l’Aeronautica. D’ora in poi solo iniziative private dei singoli comandanti vedranno azioni contro i tedeschi. Di fatto, la fuga degli stati maggiori ha “azzerato” la catena comando di tutto l’esercito italiano.
    Si immagini lo stupore di alcuni comandanti che chiamavano via-radio o al telefono ripetutamente Roma e dall’altro capo non rispondeva mai nessuno!
    In nessuna nazione si era mai verificata una cosa del genere nella storia.
    Sul fronte di Salerno, il generale tedesco von Vietinghoff, comandante della X armata nel sud Italia, visto che che non si prevedono altri sbarchi alleati decide di rimanere sul posto. La sua divisione corazzata argina brillantemente le offensive alleate.
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8 settembre 1943. cronaca

Prima, voglio dire una cosa.
A 24 ore dalla proclamazione formale dell’armistizio, Supermarina ordina ancora ai nostri sommergibili di uscire in mare per silurare le navi da guerra alleate e i sommergibili Topazio e Velella, sprovvisti di tecnologie moderne si fanno subito individuare ed affondare, portando con sè 150 giovani uomini.
L’ossessione del segreto, la scarsa informazione e la pessima qualità degli uomini al governo causano ancora morti inutili. Direi, morti grasse e certamente inutili ed inevitabili a poche ore dall’annuncio di un armistizio già firmato.
Ma che gente era? Carboni aveva detto a tutti di cessare il fuoco, avevava paventato la resa (quando in realtà era già stato concordata – incredibile) e Supermarina lancia ancora un’operazione militare? Conoscendo la nostra palese inferiorità operativa?
Roba da criminali di guerra.
Significa che al Governo italiano di quei giorni non interessava affatto la vita dei propri soldati.

Va bene.

8 settembre: mercoledi

  • ore 2,00: Badoglio, visto il rifiuto di Taylor, prepara un messaggio per il C.S. alleato: – Dati cambiamenti et precipitare situazione et esistenza forze tedesche nella zona di Roma non è più possibile accettare armistizio immediato, dato che ciò dimostra che la capitale sarebbe occupata e il Governo sopraffatto dai tedeschi. Operazione Giant2 non è più possibile dato che io non ho forze sufficienti per garantire gli aeroporti. Generale Taylor è pronto per ritornare in Sicilia e rendere noto il punto di vista del Governo ed attendere ordini. Comunicate mezzi et località che voi preferite per questo ritorno.
    Firmato Badoglio
    -.

Taylor, da parte sua, decide di scrivere un suo un messaggio ad Eisenhower:
Tenendo conto delle affermazioni del Maresciallo Badoglio sulla impossibilità di dichiarare l’armistizio e di garantire gli aeroporti, Giant2 è impossibile.
Motivi addotti per cambiamenti sono mancanza di benzina e munizioni et nuove disposizioni. Badoglio chiede che Taylor ritorni ad illustrare il punto di vista del Governo e Taylor e Gardiner attendono istruzioni. Prego confermare, Taylor
-.

  • ore 3,00: Taylor e Gardiner rientrano a Palazzo Caprara: mancano solo 15 ore al decollo dell’82° divisione dagli aeroporti siciliani e tutto è ancora in “alto mare”.
  • ore 7.00: Carboni riesce finalmente ad inviare i due messaggi ad Algeri.
  • ore 9,00: Roatta suggerisce a Badoglio, che gli ha appena riferito il colloquio con Taylor della notte prima, di inviare ad Algeri un emissario con l’incarico di spiegare a voce la delicatissima situazione venutasi a creare a Roma.
  • ore 10,00: Rossi va a prendere, alla stazione Termini, Ambrosio che è giunto fresco e riposato da Torino, in compagnia di Caviglia.
    Kesselring concorda con De Courten il piano d’azione contro lo sbarco alleato; il convoglio alleato intanto ha deviato verso sud, rispetto Napoli, in direzione Salerno. Si fissa in incontro con Roatta per le 17,30 a Frascati, presso il quartier generale tedesco, per gli ultimi dettagli operativi.
  • ore 11,00: Ambrosio è informato dell’incontro Carboni-Badoglio-Taylor e soprattutto che il giorno G sarebbe stato proprio l’8 settembre!
    Però Carboni lo rassicura: “è tutto a posto…! ci sarà un rinvio!“.
  • ore 11,30: Taylor, su richiesta di Badoglio, invia ad Algeri un altro radiomessaggio: “in caso Taylor riceva l’ordine di tornare in Sicilia, le autorità italiane desiderano mandare con lui il sottocapo Rossi per chiarire questioni.
    Tale visita è autorizzata?“.
    Taylor scrive anche due semplici parole: “Situation innocuous“: la parola d’ordine che annullava l’aviosbarco!
  • ore 11,30: il Re, Vittorio Emanuele III riceve a Villa Savoia, l’ambasciatore Rahn:
    dica al Fuhrer che l’Italia non capitolerà mai.
    E’ legata alla Germania per la vita e per la morte
    ” (l’inganno continua).
  • ore 12,00: scatta il terribile bombardamento aereo su Frascati (curioso: abbiamo da 5 giorni firmato la resa incondizionata e gli anglo-americani ci bombardano lo stesso. Raro!    Il 93% della abitazioni è distrutto, 6mila i morti accertati su 11mila abitanti e il quartier generale tedesco non subisce neanche un graffio).
  • ore 12,00: Eisenhower apprende il contenuto del messaggio di Badoglio e convoca a Biserta Castellano, comunicandogli il rifiuto della data dello sbarco e della proclamazione dell’armistizio.
  • ore 13,00: il Comandante americano scrive a Badoglio un telegramma di fuoco diviso in tre parti e annulla l’operazione Giant2 appena in tempo.
    parte prima:
    intendo trasmettere per radio l’accettazione dell’armistizio all’ora fissata.
    Se voi o qualsiasi parte delle vostre forze armate mancherete di cooperare come precedentemente concordato, farò pubblicare in tutto il mondo i dettagli completi di questo affare. Oggi è il giorno X e io aspetto che voi facciate la vostra parte -.
    parte seconda:
    non accetto il vostro messaggio di questa mattina posticipante l’armistizio.
    Il vostro rappresentante accreditato ha firmato un accordo con me e la sola speranza dell’Italia è legata alla vostra adesione a questo accordo. Su vostra richiesta le operazioni aviotrasportate sono temporaneamente sospese.
    Voi avete vicino a Roma truppe sufficienti per garantire la temporanea sicurezza della città, ma io ho bisogno di esaurienti informazioni in base alle quali si possa preparare al più presto l’operazione aviotrasportata. Mandate subito il generale Taylor a Biserta in aereo. Notificate in anticipo l’arrivo e la rotta dell’apparecchio –.
    parte terza:
    – i piani erano stati fatti nella persuasione che voi agiste in buona fede e noi siamo pronti a portare avanti le operazioni militari su queste basi. Ogni deficienza da parte vostra nell’assolvere tutti gli obblighi dell’accordo sottoscritto avrà le più gravi conseguenze per il vostro paese. Nessuna futura azione potrà allora ristabilire alcuna fiducia nella vostra buona fede e conseguentemente ne seguirebbe la dissoluzione del Vostro Governo e della vostra nazione! -.
  • Il C.S. italiano emette il suo ultimo bollettino di guerra: è il numero 1201!
  • ore 15,00: Taylor e Gardiner sono autorizzati a tornare ad Algeri con il gen. Rossi.
  • ore 15,15: l’aeronautica tedesca comunica al comando della 16° div. corazzata tedesca la notizia che – una poderosa flotta di un centinaio di navi si sta avvicinando alla costa campana -.
  • ore 15,40: viene diramato l’ordine Orka (uragano) (sembra una esclamazione italiano, tipo orca boia!): – Sbarchi un vista: pronti al combattimento!” -.
  • ore 16.02: l’agenzia inglese Reuter riceve da New York la notizia dell’armistizio con l’Italia ma il Governo inglese ne proibisce la diffusione.
  • ore 17,00: Taylor e Gardiner, con Rossi, lasciano Roma, da Ciampino:
    sono ancora ignari dell’annullamento di Giant2.
  • ore 17,00: Ribbentrop comunica a Rahn che la Reuter ha annunciato la capitolazione italiana. Rahn chiama subito il ministro degli Esteri italiano Guariglia che smentisce (l’inganno continua). Anche Roatta nega: “una spudorata menzogna inglese che devo repingere con sdegno” (l’inganno continua)
  • ore 17,15: Badoglio, davanti al ministro della Guerra Sorice e Carboni, mostra il messaggio di Eisenhower che recita: “ho deciso di annunciare l’armistizio stasera alle 18,30. Fate come me!
  • ore 17,30: si convoca, con grande urgenza, il Consiglio della Corona con Carboni e Marchesi e senza Roatta (a Frascati da Westphal), sostituito dal gen. De Stefanis.
  • ore 17,45: l’agenzia Stefani riceve la notizia dell’armistizio ma nessuno si preoccupa di smentirla. (Raro).
  • ore 18,15: inizia il Consiglio della Corona. La discussione è molto aspra.
    Si contrappongono due partiti: quello favorevole all’armistizio e quello favorevole alla sua rielezione.
  • ore 18,30: radio Algeri dirama al mondo intero il proclama di Eisenhower che annuncia l’avvenuta resa dell’Italia. Marchesi, interrompendo i lavori del Consiglio, legge ai presenti il messaggio del C.S. alleato:
    Qui il generale Eisenhower, comandate in capo delle forze alleate.
    Le forze armate del Governo italiano si sono arrese incondizionatamente.
    Come comandante in capo ho accordato un armistizio militare, i cui termini sono stati approvati dai governi del Regno Unito, degli Stati Uniti d’America e dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Il Governo italiano ha accettato questi termini senza riserva. Tutti gli italiani che ora agiranno per contribuire a cacciare l’aggressore tedesco fuori dal territorio italiano avranno l’assistenza della Nazioni Unite“.
  • ore 19,10: avviene l’incontro tra Rahn e Guariglia: “Ma questo è tradimento!“.
  • ore 19,15. Conclusosi il Consiglio della Corona, Badoglio e Marchesi, si recano alla sede dell’EIAR per la diffusione del messaggio di conferma dell’avvenuto armistizio al popolo italiano.
  • ore 19,15: Taylor e Rossi atterrano a Biserta e apprendono la proclamazione dell’armistizio e l’annullamento di Giant2.
  • ore 19,30: Rossi e Castellano incontrano Eisenhower che dice:
    Ho più fiducia di voi nei vostri soldati. Se è stato commesso qualche errore, ormai dobbiamo accettare la situazione così com’è e collaborare quanto meglio possibile nel comune interesse“.
  • ore 19,45: Badoglio, pochi minuti prima del giornale radio delle ore 20 legge il proclama:
    Il Governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori  più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo della forze alleate anglo-americane.
    La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
    Esse però reagiranno a eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza -.
    Contemporaneamente il generale Carlo Tucci, capo di S.M. della nona armata in Albania, fa diramare un comunicato dove stigmatizza la manovra di propaganda nemica che afferma l’avvenuto armistizio!
  • ore 20,00: Jodl chiama al telefono Kesselring per informarlo del proclama di Badoglio.

 

Nota.

In tutto questo baillame, nessuno ha saputo arrabbiarsi e contestare il bombardamento alleato, avvenuto a resa già firmata da giorni.
Questo è un fatto raccapricciante. Gli americani ci hanno bombardato a resa conclusa, con le armi abbassate. Questo è un crimine bello e buono.
Impunito. Tanto per cambiare.
Ma può una formica incazzarsi con un elefante?


4-5-6-7 settembre 1943. cronaca

Prima di scrivere, voglio far conoscere la mia opinione. Almeno sugli inglesi.
Oggi no, ma forse allora, se fossi nato in quell’epoca l’avrei pensata molto diversa.
Gli alleati, in particolar modo gli inglesi del primo e mezzo novecento hanno sempre dimostrato una incomprensione assoluta verso tutti e, in special modo, verso di noi.
Direi, in tutte le trattative; non dico che ci offenderssero apertamente, ma ci hanno sempre mostrato una specie di … non dico disprezzo, ma di non considerazione.
Dico storicamente, E non so perchè. Che sia la spocchia inglese… a farli così?
Questi qua fanno sempre i fenomeni ma presi uno per uno, eh, cambia molto la giambolica…!! Ho dato una scorsa (dico la verità) al libro “Dio stramaledica gli inglesi” e, in tante cose ci prende! In altre è assolutamente esagerato, fuori dai tempi, ma, mi è stato detto, negli anni ’40 era abbastanza un pensiero comune.
Va bene. L’ho detto.    Cronaca.

Ah, voglio dire sta cosa. Ricordiamolo:
il 3 settembre 1943, alle 17,45 – firma dell’armistizio, sotto una tenda allestita sotto un uliveto, a Cassibile -.

Nel tardo pomeriggio, a Roma, Badoglio riceve l’ambasciatore tedesco Rahn.
Il maresciallo dice: “la diffidenza del Governo del Reich nei riguardi della mia persona mi riesce incomprensibile! Ho dato la mia parola e la manterrò.
Vi prego di avere la mia fiducia
“.
– Cosa sei, matto? Pensi che i tedeschi non siano informati?
(la resa dell’Italia era stata firmata tre ore prima).

Il 4 settembre 1943 Rahn incontra Ambrosio, il quale si dichiara animato dalla volontà ferma e sincera di continuare la guerra in comune.
– ah, allora, è una recita! una commediola dell’asilo!

L’8 settembre 1943 c’è la visita ufficiale di Rahn al Re che gli sottolinea ancora la decisione di continuare la guerra sino alla fine al fianco della Germania, con la quale l’Italia è legata per la vita e la morte!
– Ripeto: la resa incondizionata era stata firmata cinque giorni prima!.
Dai, qui siamo… ai burattini!

 

4 settembre. sabato

  • A Roma, Ambrosio conferma a Rahn «la sincera determinazione di continuare la lotta a fianco della Germania».
  • Castellano, che rimane a Cassibile come ufficiale di collegamento con gli alleati, consegna a Marchesi i documenti concordati con Bedell Smith e specificatamente:
    – una copia dell’armistizio “corto”;
    – le clausole aggiuntive contenute nel “lungo” con il biglietto di Bedell Smith per Badoglio;
    – un promemoria per la Marina con le istruzioni per la consegna della flotta
    (questa cosa mi fa mandare giù un magone tremendo anche dopo 70anni);
    – un analogo documento per l’aeronautica;
    – un promemoria per il S.I.M. sulle attività di sabotaggio da compiere in Italia;
    – l’ordine di operazione della 82° divisione aviotrasportata americana per lo sbarco su Roma.
    – Nient’altro?   No.
  • Si conclude l’invio ai comandi periferici della memoria OP44 con gli ordini operativi per i giorni successivi. Un documento definito all’unanumità ambiguo e troppo cauto e comunque privo dell’ordine di esecuzione, di competenza esclusiva del C.S.
    (nei Comani italiani, quando è arrivato il fonogramma, si sentì un enorme “Evviva, si sono ricordati di noi!!!“). Era da un mese che non si sapeva più nulla.
    Roba da matti.

5 settembre. domenica.

  • All’alba: Marchesi rientra a Roma e atterra a Centocelle.
  • ore 12: Marchesi incontra Ambrosio e gli consegna il dossier il dossier di Castellano. (nota. Ambrosio non dice nulla dell’incontro coi tedeschi.
    Si voleva tenere il segreto.
  • ore 13: Ambrosio incontra Badoglio e gli comunica la data ipotizzata da Castellano: il 12 settembre, poi, il contenuto della documentazione.
    Roatta, De Courten e Sandalli evidenziano le difficoltà operative della tre armi di fronte all’incertezza degli eventi.
    Nel pomeriggio un telegramma da Algeri di Eisenhower preannuncia l’arrivo a Roma di Taylor, nella notte tra il 7 e l’8, per predisporre l’aviosbarco.
  • Ambrosio chiede a De Courten di organizzare l’arrivo dei due ufficiali alleati e gli accenna anche l’ipotesi di un trasferimento segreto del Re e della flotta all’isola della Maddalena.
  • L’Alto Comando tedesco avverte Kesselring di tenersi pronto a qualsiasi evenienza. ( Kesselring è uno… nato pronto;  figuriamoci! non aveva certo bisogno di farsi allertare…).

6 settembre. lunedi.

  • Numerose riunioni operative avvengono tra i vertici militari italiani per l’assegnazione dei rispettivi compiti.
  • ore 10: De Courten emana il piano operativo per il trasferimento del Re alla Maddalena: il “Vivaldi” e il “Da Noli” sono due navi da guerra convocate a Civitavecchia. Sandalli impertisce gli ordini con le modalità di consegna degli aerei agli alleati al momento della comunicazione ufficiale dell’armistizio.
  • ore 12: Carboni organizza l’arrivo di Taylor e Gardiner a Roma.
    Gli alleati diffondono messaggi radio con l’invito al Governo italiano a “rimanere all’erta per una comunicazione della massima importanza che sarà trasmessa il 7 settembre, ovvero il giorno successivo.
    A Roma nessuno presta particolare attenzione a questa cosa.
    Arrivano le notizie di unrilevante concentramento di convogli marittimi alleati al largo di Palermo. Il segnale è che lo sbarco è imminente.
    Ma dove? Gli alleati tacciono. Non si fidano dei loro nuovi compagni di viaggio.
    Roatta trasferisce ad Ambrosio le sue preoccupazioni della data dello sbarco alleato (ricordiamoci che tutti pensavano al 12 settembre) e quindi, della comunicazione dell’armistizio. Ambrosio risponde negativamente e prepara un promemoria per gli alleati con delle proposte di modifica del piano originario.
  • ore 22: Ambrosio parte in vagone letto per Torino adducendo motivi personali, rifiutando l’aereo (in questo modo era tutto più anonimo…).
  • ore 22,30: Carboni manifesta a Roatta l’impossibilità di assolvere il pino concordato per supportare l’esecuzione di Giant2.
    Roatta scrive un promemoria sul pericolo di un annuncio dell’armistizio prima del 12 settembre, proponendo uno sbarco alleato nelle vicinanze di Roma.
    Il Re si prepara a lasciare Roma per la Sardegna.

 

7 settembre. martedi

  • ore 2,00: Taylor e Gardiner si imbarcano ad Ustica sulla corvetta italiana Ibis, con direzione Gaeta.
  • ore 10: Carboni incontra Marchesi al S.I.M. con le due ricetrasmittenti consegnategli dagli alleati e da usare per la proclamazione dell’armitizio.
    Tra i due scoppia una violenta polemica sulle modalità dell’accordo concluso a Cassibile.
  • ore 10: De Courten riceve l’ammiraglio Bergamini che gli conferma che i suoi equipaggi sono pronti a salpare contro la flotta alleata per la battaglia decisiva, nel sud dell’Italia!
    Il sottocapo di S.M., gen. Rossi, presente all’incontro tra Carboni e Marchesi, si reca a Monterotondo, quartier generale dell’esercito, dove Roatta gli conferma l’impossibilità di dare esecuzione agli accordi su Giant2 prima del 12 settembre. In asenza di Ambrosio, Rossi decide di avvertire, via radio, Castellano, a Biserta.
  • ore 16: Castellano chiede a Eiesenhower di rinviare la data dell’armistizio ottenendone in risposta una sonora rista ed una pernacchia!
    Carboni organizza la distribuzione di armi ai civili del C.L.N.
    Rossi, appresa la notizia dell’arrivo di Taylor, telefona ad Ambrosio, chiedendogli di tornare a Roma immediatamente!
    Marchesi organizza un aereo per la trasfert, ma Ambrosio rifiuta.
    Tornerà il giorno dopo, sempre in vagone letto!
  • ore 17: De Courten riunisce tutti gli ammiragli, tra cui Bergamini, e da’ loro istruzioni nel caso di un armistizio con gli alleati (?!?).
  • ore 18: Taylor sbarca in gran segreto a Gaeta e con un’autoambulanza si avvia a Roma con alla guida il contrammiraglio Franco Maugeri, capo dello spionaggio della Marina, la “mente” organizzativa del blitz dei due ufficiali americani in Italia.
  • ore 21: Taylor e gardiner giungono a Palazzo Caprara, di fronte al Ministero della Guerra.
    I sommergibili Topazio e Velella salpano in missione di guerra contro gli alleati. Saranno affondati con circa 150 marinai a bordo, vittime del caos di quelle ore.
    Taylor chiede un incontro immediato con Ambrosio che, ovviamente, gli viene negato e rinviato all’indomani mattina.
  • ore 22: Taylor ha un infuocato colloquio con Marchesi. Chiede di poter verificare la situazione degli aeroporti. Marchesi temporeggia. Taylor esplode dicendo: “il lancio è fissato per domani; la 82° divisione arriverà domani sera su Roma!” Allo stupore di Marchesi, Taylor replica: “lo sbarco è fissato per domani 8 settembre, mercoledi!“.
  • ore 23: Taylor incontra finalmente Carboni che gli conferma l’impossibilità di un’ispezione immediata degli aeroporti interessati dall’aviosbarco: “sono tutti in mano tedesca!“. Inoltre Carboni denuncia carenze di armamento e di carburante dei suoi reparti. Bisogna rinviare la data, oppure l’esercito sarà sopraffatto in sole ventiquattro ore. Di conseguenza l’aviosbarco americano si sarebbe trasformato in un massacro, un “tiro al piccione!“.
  • ore 24: dopo le vibrate insistenze di Taylor, Carboni, a malincuore, accetta di andare da Badoglio, a casa sua.
  • ore 24,15: Carboni, in privato, spiega a Badoglio la situazione e introduce poi nella stanza i due ufficiali alleati di fronte al nostro Primo Ministro in vestaglia (si immagini la scena).
    Badoglio conferma la tesi di Carboni e chiede a Taylor di tornare da Eiserhower a spiegare la nuova situazione e, soprattutto, per ottenere un rinvio della proclamazione dell’armistizio.

3 settembre 1943. cronaca

3 settembre: venerdi.

  • ore 4: Castellano invia un sollecito a Roma
  • ore 14: arriva una prima risposta:   è giudicata insufficiente dagli alleati.
  • ore 17: arriva finalmente la conferma ufficiale dei poteri a Castellano.
  • ore 17.15: avviene la firma ufficiale.
  • Le modalità di esecuzione sono concordate.
  • Mussolini a Campo Imperatore, sul Gran Sasso.

Sempre secondo gli scritti di Marchesi:
Passammo la prima notte in bianco. Alle 4 Castellano decise di inviare un sollecito, un telegramma a Badoglio. Passammo l’intera mattinata del 3 settembre senza notizie. Snervante. Nel primo pomeriggio fummo convocati nella grande tenda delle riunioni del comando alleato…
il generale alleato Smith continuava ad essere otttimista.
Poco dopo ci venne data la notizia di un telegramma giunto da Roma a firma Badoglio. Il Maresciallo dichiarava che l’accettazione dell’armistizio era già avvenuta con il precedente telegramma.
Di colpo la riunione fu sciolta e noi ritornammo nella nostra tenda.
A Roma forse non avevano capito e sembrava che tergivesasssero ancora.
Soltanto alle 17 venne da noi De Hann, raggiante e disse: “hanno accettato!” e lesse il telegramma che delegava Castellano alla firma.

Da uno scritto di Zangrandi:
In una tenda militare piantata in mezzo all’uliveto, ove c’era un tavolo da caserma coperto da un panno, con due posacenere, due boccette d’inchiostro e un telefono da campo, presero posto tutti.
Vestito di nero, con cravatta nera e occhiali neri, giunse Castellano che girò intorno al tavolo e andò a sedere su una sedia sul lato estremo.
Sul suo capo penzolava una lampada protetta da un barattolo.
Ricevette le due pagine dattilografate contenenti le clausole armistiziali dell’armistizio corto. Dal taschino della giaca a doppio petto, dalla quale spuntava per due dita un fazzoletto bianco, il delegato italiano trasse la stilografica e firmò.
Il generale Smith e l’interprete Montanari stavano alla sua destra e guardavano di sopra alla spalla, mentre fotoreporter e cineprese fissavano quelle immagini. Non appena Castellano ebbe firmato per conto di Badoglio, Smith, in tenuta kaki, con pantaloni corti, in maniche di camicia, firmò lentamente per conto di Eisenhower, presente.
Quest’ultimo si avvicinò a Castellano e gli tese la mano, senza parlare.
Qualcuno trasse una bottiglia di whisky e si bevve, ma non vi firono brindisi. All’uscita della tenda, Eisenhower staccò un ramoscello d’ulivo e lo gettò in aria. Poi si affrettò a impartire l’ordine di stop a 500 bombardieri che si accingevano a raggiungere Roma.
Eisenhower non volle firmare personalmente l’accordo conclusivo di quello che aveva definito un crooked deal: uno sporco affare“.

Da un estratto degli scritti di Eisernhower:
L’Italia era in una posizione militare diversa da quella della Germania del 1945, completamente battuta sul terreno delle armi. Questo non era il caso dell’Italia: essa aveva ancora grandi forze armate in campo.
Le sue forze nella Penisola erano numericamente superiori a qualsiasi forza che gli Alleati avrebbero potuto portare contro di esse. E quantunque il loro morale fosse scosso e la loro qualità scadente, le truppe tedesche nel Paese erano sufficienti ad irrobustirle.
La resistenza certamente era ancora possibile (Resistance was certainly possible), Gli eventi dei successivi 21 mesi dimostarono che le sole forze tedesche furono sufficienti ad imporre un ritardo molto serio alle forze alleate.
Vi erano veramente – e continuamente – voci di disordini in città del nord Italia sparse da “politicanti italiani in esilio”, probabilmente comunisti, che si accreditavano il merito di aver fatto cadere Mussolini attraverso disordini.
Ma queste voci, si sapeva benissimo come fossero grandemente esagerate.

Un riferimento ad avvenimenti successivi dimostrerà una volta in più la scarsa importanza di questo fattore:
nessun disordine tra i civili ha avuto mai un ruolo apprezzabile nel diminuire la capacità di resistenza dei tedeschi in Italia.
Nasce da queste considerazioni di Alexander il verbo famoso: to Badogliate
che avrebbe accompagnato per anni i nostri soldati.
Il significato? tradire con furbizia, scioccamente! Un esempio di cinico e spietato sarcasmo inglese? Sicuramente sì: difficile però dargli torto.

Le intese operative prevedevano:

  1. il Governo italiano sarebbe stato informato sulla esatta data del giorno G e cioè il giorno successivo allo sbarco di Salerno;
  2. il giorno G dalle 11,30 alle 12,45 avrebbe trasmesso due brevi comunicazioni sull’attività dei nazisti in Argentina;
  3. alle 18,30 dello stesso giorno Eisenhower e Badoglio avvrebbero simultaneamente annunciato via radio la firma dell’armistizio;
  4. la sera del giorno G sarebbe stata lanciata su Roma la 82° divisione paracadustisti americana.

Castellano avrebbe dovuto:

  1. annientare l’operatività delle batterie contraeree italiana durante il lancio;
  2. segnalare le zone di lancio con i convenuti segnali luminosi;
  3. di fare trovare sul posto i mezzi di trasporto per l’intera divisione.

L’operazione si sarebbe chiamata  Giant2.

In ogni caso, ci sono sembra che gli italiani non la conoscessero affatto e che gli alleati, in base all’armistizio “corto” l’avrebbero decisa e comunicata, a loro discrezione, praticamente, senza preavviso alcuno.

Intanto Mussolini vive il suo quarto e… penultimo trasferimento.
dalla villa di Assergi viene portato a 2112m di Campo Imperatore, dove viene sistemato in un alloggio al secondo piano, con porta chiusa e sorvegliata da guardie numerose e attente.

Nota.
Nessuno ha mai comunicato ufficialmente a Mussolini il suo stato di prigionia.
Il Duce ha dovuto evincerlo dalle sue limitazioni e privazioni.

 

I responsabili politici del momento, con incredibili ritardi si macchieranno di una serie di comportamenti, per molti versi codardi e vergognosi, per alcuni soltanto inefficaci e contradittori, che renderanno tragica e devastante la conclusione dell’intera vicenda.


1 settembre 1943. cronaca

1 settembre: mercoledi

  • Riunione collegiale: presenti Badoglio, Acquarone, Guariglia, Ambrosio, Carboni e Castellano.
  • Zanussi consegna a Roatta il testo dell’armistizio “lungo”.
  • Alle 17 il Re accetta la proposta alleata.

Nel corso della mattinata però, dopo la relazione di Castellano gli animi mutano: Guariglia e soprattutto Carboni (incaricato della difesa di Roma) sono contrari. Non pensano affato di poter contrastare i tedeschi in modo efficace; si lamentano mancanza di munizioni e benzina. Ambrosio è invece d’accordo. Dice che non esiste alternativa.
Badoglio, come al solito, dice che parlerà con il Re.
Alle 17 Vittorio Emanuele dichiara di accettare le condizioni proposta e lo telegrafa a Cassibile.
Adesso la situazione è la seguente:
gli Alleati da parte loro avrebbero dovuto sbarcare a sud di Roma (con i 100 mortai) e gli italiani avrebbero dovuto proclamare, con qualche ora di anticipo, l’avvenuto armistizio.
Da sottolineare infine che Zanussi ha scritto di aver consegnato il 1° settembre a Roatta il testo del “lungo”: ma nessuno dei protagonisti ha confermato mai tale circostanza.
Dove sia finito, in quelle ore, tale importante documento nessuno lo ha mai detto!. Forse, in qualche borsa dimenticata?


30 agosto 1943. cronaca

30 agosto: lunedi

  • Riunione di Badoglio, Guariglia, Ambrosio e Castellano.
  • Guariglia prepara un promemoria per Eisenhower.
    Badoglio, di pugno, aggiunge alcune sue considerazioni.
  • Si decide di inviare Castellano in Sicilia con tali documenti da discutere con il comandante supremo alleato.

Guariglia al momento ottiene un piccolo compromesso:
la risposta agli alleati sarebbe stata: -non una accettazione, ma neanche un rifiuto -. In pratica si aderisce alle condizioni armistiziali (di quello “corto”)
ma la proclamazione deve avvenire subito dopo lo sbarco alleato.
Ricordo che Badoglio aveva lanciato la richiesta di almeno 15 divisioni alleate per non essere sopraffatti dai tedeschi. Una richiesta assurda, sballata.
15 divisioni, gli alleati non le avevano in tutto il Mediterraneo ed, in procinto, saranno allertate solo 2 divisioni di rincalzo.
Poi c’era un altro problema, in Badoglio. Il maresciallo aveva stimato le forze tedesche presenti in Italia di 3 anni prima, non quelle dell’estate del 1943 – dopo il 25 luglio.
Ma, nonostante questi equivoci di fondo, si parte per la Sicilia.


Badoglio si Badoglio no

Alcuni lo hanno definito un uomo della storia, un uomo deplorevole ed in altre maniere più colorate, ma nessuna definizione di queste rende giustizia alla figura. Probabilmente… , “criminale di guerra” è quella che gli calza di più. Almeno a sentire il governo etiope, abissino e jugoslavo. I documenti dell’archivio di Stato italiano, senza reticenze e con il più crudo linguaggio della burocrazia, denunciano stragi, oppressioni, infamie , rapine, deportazioni e violenze di ogni genere, imposte e protette dall’uomo di Grazzano Monferrato.

Eritrea-1935

La cronologia dei tentativi di estradare questo criminale a guerra finita è lunga, tortuosa e, soprattutto, infruttuosa.
Nel 1998 uscì un inserto in un giornale che descriveva le malefatte in modo estremamente dettagliato. Mi rammarico moltissimo di averlo perduto nei meandri di questa mia mania; oggi mi sarebbe servito. Non ultimo, il fatto che richiedere una copia di quell’inserto al giornale è tempo perso. Va bene.

L’accusa.

capitolo 1

ipriteIn aperta violazione del protocollo di Ginevra del 1926 che l’Italia aveva sottoscritto, fu dato ordine da Badoglio di usare gas tossici contro gli etiopi.

Già dalla prima grande guerra, l’iprite veniva usata per riempire recipienti da lanciare sul nemico, oppure spruzzata da bassa quota come insetticida. Un’ondata terribile venne lanciata contro una popolazione completamente impreparata. L’iprite, usata in bombe di 280 kg veniva lanciata per espoldere in aria ( a circa 200m da terra) e questo liquido pesante diventava una pioggia letale che procurava morte sicura, penetrando attraverso i vestiti, bruciando e disintegrando i tessuti umani. Gli abissini erano completamente vulnerabili a questo tipo di attacchi e tantomeno conoscevano un metodo per curare i loro feriti. La guerra chimica era stata preparata anni prima con tonnellate di liquido per la fanteria in granate caricate a gas e migliaia di bombe per l’aviazione. Badoglio trovò questo “apparato” pronto e lo usò ancor prima di avere l’ordine esplicito di Mussolini. Di propria iniziativa. autorizzazioneL’autorizzazione arrivò il 28 dicembre 1935 che riguardava iprite e lanciafiamme. Questi metodi efferati erano ben tollerati dalle coscienze di questi personaggi. Si pensi che Rodolfo Graziani (chiamato “il macellaio di Libia“), pur di battere il Badoglio “avversario” in durezza, fu addirittura più creativo ed intraprendente implementando la tecnica di gettare dagli aerei i ribelli catturati! Badoglio02Badoglio, al fine di stroncare la ribellione e la resistenza locale, ebbe il “sentimento” di far largo uso di gas venefici con la stessa  facilità con la quale mandava allo sbaraglio migliaia di uomini a terrorizzare quelle popolazioni inermi come se si trattasse di disinfestare una topaia.

Ma c’è di più.

capitolo 2

Un effetto collaterale a queste procedure fu quello dell’opinione britannica che si manifestò subitò inorridita; Mussolini, a quel punto, autorizzò i generali a spazzar via gli stranieri dalle zone di guerra. Badoglio, preoccupato per l’opinione pubblica mondiale, fu solerte nel far scoprire che a far trapelare la notizia dell’uso dei gas era stata la Croce Rossa. Cinque giorni iniziò un raid aereo di 19 incursioni contro ospedali da campo della Croce Rossa Internazionale. Nel primo di questi attacchi, avendo saputo che lo Stato Maggiore dei “ribelli” era accampato nelle vicinanze di un ospedaletto svedese, Graziani, sempre in questo clima competitivo tra comandanti, comandò a Bernasconi (comandante della squadra aerea) di compiere un vigoroso bombardamento sulla località. Anche se – aggiungeva nel telegramma – questo dovesse involontariamente colpire le tende dell’ospedale. Infatti così accadde. Moltissime bombe caddero causando una strage immane. Era dalla strage degli Armeni che non si vedeva una tale manifestazione di incontrollata brutalità. Così fu definita dai britannici.

public-opinion

Alla fine della guerra si è saputo che i governi di Gran Bretagna e Stati Uniti erano perfettamente a conoscenza dei crimini commessi da questi ed altri ufficiali italiani, tuttavia, provocare una rottura politica con il governo italiano, a così breve distanza dalla fine del conflitto venne considerato politicamente inopportuno.

Nel 1946 gli eventi in Italia stavano prendendo una direzione tale da rendere impossibile l’estradizione dei criminali di guerra. E fu in quel momento che in Italia si seppe che Badoglio era ricercato dal governo etiope per aver usato i gas tossici ed il bombardamento inumano degli ospedali della Croce Rossa. Ma già dal 1943 i britannici e gli americani dell’armistizio sapevano delle malefatte italiane del Fascismo. Badoglio03In quei giorni Churchill mandò un telegramma a Roosevelt in cui affermava di voler sostenere qualsiasi governo non fascista e l’intenzione di garantirsi l’appoggio dell’esercito italiano, nel modo più conveniente, ma Badoglio annunciò che “la guerra continuava” e la cosa mise gli Alleati in una posizione difficile. Ma con la fuga del Re del 12 settembre Badoglio riparava al sud e siccome sia il Re e Badoglio, rappresentavano la legalità (nonostante quel che sapevano e con la benedizione di Eisenhover) accettarono che Badoglio diventasse il loro baluardo contro il comunismo che stava minacciando di dilagare in Italia. Dal 44 i britannici sapevano che l’Italia del Nord era un presidio comunista e Churchill, (come politico di destra) finì per diventare un anti-antifascista! Il timore delle ripercussioni politiche spaventava quindi Inghilterra e Stati Uniti. Il consegnare i criminali di guerra ai paesi che li avevano richiesti (Etiopia, Jugolslavia, Grecia) poteva creare grossi imbarazzi. Dal momento che non potevano rifiutarsi e allo stesso tempo non avevano nessuna intenzione di far finire questi individui sotto processo a Paesi dove non avevano il totale controllo, temporeggiare era la soluzione più naturale. Così vennero usate tutte le tecniche conosciute per guadagnare tempo. Nel frattempo l’occupazione sarebbe finita ed il problema dei criminali di guerra (secondo le leggi di Mosca) sarebbe diventato un problema italiano e sapevano anche che l’Italia non avrebbe mai consegnato nessun accusato a qualsiasi richiedente. processareI pesi politici del dopoguerra contribuirono a far decadere l’argomento dei crimini di guerra rimandandoli al giudizio dei Paesi dove erano stati commessi. Di tutto questo contribuì molto anche il fatto che l’opinione pubblica italiana non se sapeva granchè e tutto giocò a favore dei probabili accusati.

Ecco come Badoglio evitò tutti i problemi ed assieme a lui anche Graziani, Roatta ed altri 750 ufficiali italiani. Certo che in questo tumulto di avvenimenti fa sorridere l’immaginare un Badoglio piagnucolante sul molo a Pescara per imbarcarsi per Brindisi, preoccupato per la sua incolumità fisica; lui che non aveva remore nel mandare a morire migliaia di persone. E pure preoccupato per i suoi possedimenti personali in mano ai tedeschi.
Ce lo racconta Indro Montanelli nel suo “Storia d’Italia 1943-1948”.


I documenti che comprovano questo sono emersi nel 2006,
da un’indagine privata nell’Archivio pubblico londinese.

 


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