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1943: la fuga del Re.


I romani, all’alba dell’11 settembre non sapevano nulla, nè dell’armistizio, nè della fuga del Re, ma si era capito che l’allontanamento sovrano dalla capitale era un fatto politico: se i tedeschi avessero preso prigioniero il Re, l’Italia non avrebbe più avuto un Governo legittimo per trattare l’armistizio e la cosa sarebbe risultata inaccettabile.

Indro Montanelli ci dice che la fuga da Roma fu decisa verso le 4 del giorno 9 settembre. Ma chi aveva riferito a Roatta che la Tiburtina era libera? In realtà non lo era affatto. Pattuglie tedesche correvano avanti e indietro istituendo anche posti di blocco. Si parlerà di un lasciapassare tedesco: – in quei momenti, se a Roma i capi fuggono è tanto meglio per noi! -.   Poi, un possibile accordo Ambrosio-Kesselring per consentire la fuga dell’Alto Comando, dietro l’impegno preso, ma non rispettato, di non far combattere l’esercito italiano.
Comunque la colonna reale interminabile procede indisturbata fino a destinazione. Numerose testimonianze ci raccontano di tedeschi lungo la strada, posti di blocco, controlli aerei. Una colonna di 50 macchine, e per di più lussuose, erano quindi alla mercè dei tedeschi in qualunque momento.
Quindi, intenzionalmente non vollero fermarla.
* (vedi in fondo)

Alle 24, sul molo di Ortona ora ci sono quelle 50 auto: il segreto non aveva retto! Si contano più di duecento generali e ufficiali e almeno una ventina di autisti, attendenti e …domestici. Il luogo non hai visto un assembramento di personalità così ampio e, soprattutto, a quell’ora.
Più i curiosi locali accorsi in massa.
Ed è proprio qui che molto di Casa Savoia si decide.

Venti minuti dopo il Re si imbarca sulla corvetta. E subito sul molo scoppia un’ignobile piazzata su chi abbia diritto a salire a bordo per primo.
Alla fine saranno cinquantasette… i fortunati a godere del privilegio dell’imbarco. I rimasti a terra, per la paura di essere catturati, non aspetteranno le altre navi che, all’alba, non trovando più nessuno, se ne andranno senza passeggeri.
E questo la dice lunga sullo stress di quel momento.

Nella fretta dell’imbarco, Badoglio non aveva dimenticato di portare con sè anche radio trasmittente ed operatore, così, a sera, si trasmettono messaggi che sollecitano l’arrivo degli alleati, messi in contatto dall’apparato radio fornito appunto dagli alleati all’atto dell’armistizio. Tuttociò, nella tremenda paura di un contrattacco aereo tedesco.


Comunque, il viaggio del Baionetta, seguito da un incrociatore, inizia in un clima di speranza, ma anche di paura. Sul ponte e nelle cabine regna un certo silenzio interrotto da qualche frase di rimpianti per quello che ognuno aveva dovuto lasciare.
Il Re si lamentava delle sue monete d’oro oramai irrimedialmente perdute assiema alle collane della regina.
In particolare, Brunore De Buzzaccarini, allora tenente e aiutante di campo del sovrano nel momento della fuga da Roma, raccontò che si stava cercando un luogo privo di alcun predominio territoriale, quindi non tedeschi, meglio anche se non Alleati. Perchè non si sa mai.
Quindi era possibile anche scegliere Taranto o la Sicilia.
Si è poi saputo, dopo la fine del conflitto, che durante la navigazione la compagnia fu seguita da un ricognitore tedesco documentò con fotografie la fuga dei Reali, ma nulla seguì a tale controllo.

Allo sbarco del Re, della regina e pochi altri su una motobarca, sul molo di Brindisi, ad aspettarli c’era una folla ragguardevole richiamata dall’evento. Circa 250 persone pronte ad applaudirli. Applaudirli? Certo. La notizia era stata diramata via-radio già da alcune ore dal Baionetta. Ovvio.

No, certamente ovvio no. Perchè col desiderio di segretezza voluto dalla Corona e col fatto che i tedeschi avrebbero potuto intercettare il messaggio, il pericolo poteva essere in agguato.
Comunque al molo fu richiesto un vero e proprio servizio d’ordine con Carabinieri e Polizia varia. Il re, a detta dei presenti, sembrava molto serio ed emozionato ed un po’ a disagio. Badoglio, con un gesto d’impeto, si rivolse alla folla e gridò: “abbiamo firmato l’armistizio!”.

 

Ten. Brunoro De Buzzaccarini

A bordo del Baionetta c’erano, oltre che il re, la regina Elena e il principe Umberto, il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio; gli aiutanti di campo, generali Paolo Puntoni, Giovanni Gamerra, Giacomo Carboni, Giulio Litta Modignani, il tenente colonnello Brunoro De Buzzaccarini, il maggiore Campello, ufficiale degli aerosiluranti, il ministro della Real Casa Pietro Acquarone, il capo di Stato Maggiore generale Vittorio Ambrosio, il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Mario Roatta, il generale di divisione dell’Aeronautica Paolo Renato Sandalli, il tenente colonnello Luigi Marchese, già ufficiale degli Alpini, componente dello Stato Maggiore dell’Esercito.

Vittorio Emanuele III a Brindisi

Una volta approdati al molo della città vecchia, mentre i notabili del Regno lasciava il molo, l’ordinanza dell’ammiraglio Rubartelli si precipita per una scorciatoia per raggiungere la casa del Comandante della piazza per avvertire la consorte, che stava facendo il riposino pomeridiano, dell’arrivo degli ospiti inattesi e così la casa viene scelta come residenza reale
(Rubartelli avrà gioito per questo?).
Il re e la regina decidono di occupare il primo piano, l’ammiraglio Rubartelli si sistema al piano terra.

Un cuoco della casa ricorda: curioso il cerimoniale di ogni pasto.
Entrava per primo il re, poi la regina e si sedevano. Poi arrivava il principe e via via tutti gli altri che salutavano, a turno, il sovrano.
Pratica spiata attraverso serrature e porte socchiuse, perchè, normalmente, si svolgeva tutto a porte chiuse.
Curioso anche il fatto che tutti i negozi del luogo vennero sollecitati a fornire e a dar fondo ai magazzini per rendere disponibili tessuti e vestiti per la Corona tutta. Sarti, calzolai e parrucchieri dovevano fornire servizi ed equipaggiamento adeguato a tutti i visitatori di riguardo giunti senza bagaglio. Ai fondi poi, avrebbe pensato la Banca d’Italia.
La piccola banca di Brindisi intanto deve far fronte alle esigenze delle massime autorità del Regno che in quel momento erano senza soldi.
Perciò si aprirono i forzieri per rimpinguare le tasche della Corona e di tutte le eccellenze al seguito.

Apprendo la notizia (fonte alleata) che della cosa Badoglio non si avvantaggiò, se non in minima parte. Perchè?
MacFarlane sapeva che dai primi di settembre il Maresciallo aveva fatto trasferire ingenti somme di denaro personale in banche di Bari per sottrarle – disse – in previsione del peggio, ai tedeschi.
Comunque, proprio da questo, si intuisce come l’idea della fuga fosse germinata nella sua mente con ampio margine sull’8 settembre.

Subito alla prima alba, Vittorio Emanuele III ordina un’ispezione alle fortificazioni della zona svegliando tutti gli ufficiali assonnati.
Mancano i generali Ambrosio e Roatta, i ministri della Marina De Courten e Sandalli e i due aiutanti di campo.

Qui, il re scruta l’orizzonte dalla torre del castello svevo, quasi a cercare i confini del nuovo Regno: i nuovi confini per il re d’Italia e d’Albania e imperatore d’Etiopia ora sono molto vicini: ridotti a due province. Nessuno lo sa ancora.
Nessuna sa che il re sia fuggito o meno, si sa che è lì e basta.
Nella palazzina liberty dell’ammiraglio Rubartelli Badoglio comunque sa riprendere le sue abitudini.

Curiosamente ancora, il giorno 11 settembre, la gente di Bari, sapendo di Brindisi, con l’aiuto di soldati dell’esercito, insorse contro i tedeschi che volevano occupare il porto e li cacciarono.
Poi, improvvisamente, arriva un aereo americano con due esponenti giunti per conferire con il Governo; il generale MacFarlane e il gen. Murphy, consigliere politico di Eisenhower. Atterrarono vicino a Taranto in un campo d’aviazione militare, ignari di come sarebbero stati accolti.
Furono sorpresi dai gesti d’amicizia di centinaia di soldati e ufficiali dell’esercito che si presentarono stracciati ma desiderosi di conoscerli.

Badoglio apparve agli alleati come una figura militare sbiadita, una persona ormai fuori dalla sua epoca, troppo datata ed antiquata.
Il re invece sembrò a MacFarlane un “ga-ga” di altri tempi, una persona insicura e senza più risorse.

 

 * ragionamento tedesco.

La Luftwaffe stava controllando il cielo di Roma dal giorno 9 e seguenti.
Le divisioni italiane che si stavano ammassando in una confusione terribile lungo le tortuosità della via Tiburtina sarebbero state un’altra facile preda per l’aviazione tedesca, ancora in ottima forma. Perchè bombardare e impossessarsi poi di un ammasso di rottami, quando si poteva entrare in possesso di mezzi sani ed efficienti?
Kesserling non era mica stupido.


9 settembre 1943. cronaca

9 settembre: giovedi

  • ore 20: Ambrosio invia un fonogramma a Kesselring perchè faccia cessare ogni atto di ostilità tra le truppe al fine di evitare un vero e proprio conflitto tra i due eserciti (Kesselring accetterà la richiesta interpretandola a suo modo. Farà cessare ogni conflitto che non gli avrebbe portato vantaggi concreti, lasciando cioè la discrezionalità ai comandi sul campo di cessare i combattimenti perchè in qualche modo gli italiani DOVEVANO pagarla…).
    Per esempio, non cessarono mai le ruberie tedesche, il cui ordine – disse – era arrivato da Berlino ed era inappellabile. Figuriamoci.
    Intanto, i primi mezzi da sbarco alleati toccano terra, sotto un pesante fuoco nemico. Ma non dappertutto.
    I comandi italiani periferici chiedono a Roma come possono comportarsi: chiedono conferma dell’ordine di esecuzione della memoria OP44.
    Roatta ed Ambrosio non si assumono la responsabilità di darlo:
    Badoglio dorme tranquillo e nessuno lo sveglia. L’ordine così non sarà mai dato fino all’11 settembre… e da Brindisi, dopo che il Re se l’era squagliata ed il nostro esercito si era praticamente dissolto!
    Dal libro di Kesselring:
    Sapevo ora quali disposizioni prendere: accelerare la ritirata dalla Calabria delle due divisioni, pur cercando di ritardare la marcia di Montgomery, sfruttando le risorse del terreno montuoso; chiarire rapidamente la situazione a Roma, inviando le forze diventate così libere a sostegno della 10°armata nell’Italia meridionale; inviare le divisioni d’attacco nel settore di Salerno, dove la costa era già difesa dalla 15° divisione di granatieri corazzati e dai reparti della 16° div. corazzata… La rinuncia al lancio di truppe aerotrasportate alleate allegerì la situazione nei dintorni di Roma, perchè le divisioni italiane, sebbene superassero del triplo le nostre i notri effettivi, non rappresentavano un vero pericolo: una loro azione avrebbe però potuto ritardare l’invio di rinforzi alla 10°armata sul fronte di Salerno -.
  • ore 3: la squadra navale da battaglia di LaSpezia lascia il porto, al comando dell’ammiraglio Bergamini, con rotta verso la Maddalena.
    Intorno a Roma, a nord la 3°divisione Panzer Granadier aumenta la pressione contro l’Ariete;
    a sud la 2°divisione paracadutisti avanza verso la div. Piacenza ormai disgregata e combatte con la Granatieri di Sardegna. Ormai la speranza di una ritirata tedesca “indolore” lascia il campo alla “paura“.
  • ore 4: colloquio Roatta-Carboni: – la situazione è compromessa: non possiamo durare più di 24 ore. I tedeschi sono a Tor Sapienza, sulla Prenestina, a 8 Km da S. Pietro. Roma è accerchiata almeno da 3 punti cardinali: i tedeschi sono minacciosi a nord, attaccano a sud e avanzano ad ovest -.
    Roatta riferisce ad Ambrosio il fosco quadro della situazione: viene esclusa la fuga e Roatta assume il comando della difesa di Roma.
    Ambrosio decide finalmente di svegliare Badoglio ed il Re: non c’è alcun segnale di uno sbarco alleato nei pressi di Roma, quindi bisogna valutare il da farsi.
  • ore 4,30: Roatta, alla presenza di tutti i protagonisti presenti nel  Ministero della Guerra, salvo il Re, fotografa la situazione: “Bisogna evitare che il Sovrano ed il Governo siano catturati. Siamo accerchiati – sottolinea Roatta – l’unica strada rimasta libera è la Tiburtina.
    Non c’è tempo da perdere”.

    Badoglio riferisce al Re la decisione di lasciare Roma: il Re accetta.
    Badoglio affida al ministro dell’Interno Ricci (non presente alla riunione ed ignaro di tutto) la direzione interinale del Governo.
    Ambrosio chiama De Courten modificando l’originario progetto: le navi devono eseere pronte a Pescara e non più a Civitavecchia, ormai in mano ai tedeschi e Sandalli per concentrare a Pescara il maggior numero di aerei possibile.
    Ambrosio nomina il generale Palma responsabile del C.S. a Roma… senza lasciargli ordini! Veramente raro!
    Il Re, secondo la ricostruzione di Marchesi, ordina ad Ambrosio di seguirlo con i tre capi si S.M.
  • ore 5: l’ammiraglio Sansonetti, vicecapo di S.M. della Marina, ordina all’incrociatore Scipione e alle corvette baionetta e Scimitarra di dirigersi su Pescara per prendere a bordo “una alta personalità.
  • ore 5,15: Roatta comunica a Carboni il famoso “ordine sul tamburo“: con un lapis, il capo S.M.R.E. ordina al C.A.M. di non difendere Roma e di ripiegare “immediatamente” su Tivoli. Nella capitale devono rimanere solo i carabinieri e le forze di polizia per garantire l’ordine pubblico.
  • ore 5,45: Roatta, con Ambrosio, lascia Roma in direzione Tivoli.
  • ore 6,30: parte anche De Courten.
    La squadra di Bergamini, con le corazzate Roma, Vittorio Veneto e Italia, si ricongiunge con le altre navi da guerra provenienti da Genova al largo della punta settentrionale della Corsica. In quelle ore sono schierate in mare le nostre migliori unità da battaglia: tre corazzate, sei incrociatori, dieci cacciatorpediniere oltre ad altro naviglio minore.
  • ore 7: Carboni lascia Roma, in abiti borghesi e su un’auto con targa diplomatica: la direzione è sempre la stessa…Tivoli.
    Il generale ha sempre sostenuto di voler cercare in quella zona Roatta per ricevere i successivi ordini.
  • ore 7,10: parte De Stefanis in compagnia dell’altro sottocapo di S.M.R.E. generale Mariotti.
  • ore 7,30: il capo di S.M. di Carboni, colonnello Salvi, rimasto ormai solo a Palazzo Caprara, incontra il gen. Utili, capo dell’ufficio operazioni, per avere conferma degli ordini ricevuti da Carboni ormai scomparso da diverse ore.
    Utili, in procinto di partire, gli suggerisce di farsi controfirmare gli ordini dal gen. Calvi di Bergolo, comandante delle divisione Centauro, il più anziano del C.A.M.
    Calvi si rifiuta e Salvi perde la testa: ha una crisi di nervi e scoppia a piangere.
    Lascia una pessima impressione ai comandanti divisionali Solinas (Granatieri di Sardegna), Tabellini (Piave) e Cadorna (Ariete). Finalmente Salvi conferma le direttive di Roatta delle 5,15 (il famigerato e controverso “ordine del tamburo“), cioè l’immediata ritirata a Tivoli di tutto il corpo d’Armata Motorizzato.
  • ore 8: Carboni è a Tivoli dove non trova nessuno. Prosegue fino ad Arsoli dove ha conferma del passaggio del corteo reale.
    Il suo attendente, tenente Lanza, va in avanscoperta e incontra Roatta che gli conferma di eseguire gli ordini ricevuti; null’altro! Carboni sosta al castello di Arsoli dei principi Massimo, dove la troupe di Carlo Ponti sta girando un film con la famosa diva dell’epoca Mariella Lotti.
    Il Comitato Centrale del P.C.I. decide di proporre la trasformazione del Comitato Unitario Antifascista in Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) con Bonomi primo Presidente. Il nuovo Comitato emette il primo appello agli italiani con l’invito a far riconquistare all’Italia “il posto che le compete nel Consiglio delle Nazioni Libere”.
  • ore 8,15: il generale Utili, con alcuni ufficiali dello S.M., chiude il lungo corteo dei partenti.
  • ore 9: Ottocento paracadutisti tedeschi toccano terra nella zona di Monterotondo, precedente sede del quartier generale di Roatta. “L’attacco – scrive Kesselring – presentò difficoltà maggiori di quelle previste ma fu coronato da un completo successo tattico. Roatta e il suo S.M. aveva già preso fuga“.
    La divisione Piave entra in combattimento.
    La situazione alle 9 vede: a nord la divisione Ariete che tiene bene la posizione tra la Cassia e la via Claudia. A sud la Granatieri di Sardegna è fortemente impegnata su tutto il fronte dalla 2° divisione paracadutisti tedesca. Perde terreno ma combatte valorosamente.
    La divisione Centauro a Bagni di Tivoli non ingaggia alcun combattimento.
    Da questo momento cessano tutti i rapporti di collaborazione tra l’esercito, la Marina e l’Aeronautica. D’ora in poi solo iniziative private dei singoli comandanti vedranno azioni contro i tedeschi. Di fatto, la fuga degli stati maggiori ha “azzerato” la catena comando di tutto l’esercito italiano.
    Si immagini lo stupore di alcuni comandanti che chiamavano via-radio o al telefono ripetutamente Roma e dall’altro capo non rispondeva mai nessuno!
    In nessuna nazione si era mai verificata una cosa del genere nella storia.
    Sul fronte di Salerno, il generale tedesco von Vietinghoff, comandante della X armata nel sud Italia, visto che che non si prevedono altri sbarchi alleati decide di rimanere sul posto. La sua divisione corazzata argina brillantemente le offensive alleate.

8 settembre 1943. cronaca

Prima, voglio dire una cosa.
A 24 ore dalla proclamazione formale dell’armistizio, Supermarina ordina ancora ai nostri sommergibili di uscire in mare per silurare le navi da guerra alleate e i sommergibili Topazio e Velella, sprovvisti di tecnologie moderne si fanno subito individuare ed affondare, portando con sè 150 giovani uomini.
L’ossessione del segreto, la scarsa informazione e la pessima qualità degli uomini al governo causano ancora morti inutili. Direi, morti grasse e certamente inutili ed inevitabili a poche ore dall’annuncio di un armistizio già firmato.
Ma che gente era? Carboni aveva detto a tutti di cessare il fuoco, avevava paventato la resa (quando in realtà era già stato concordata – incredibile) e Supermarina lancia ancora un’operazione militare? Conoscendo la nostra palese inferiorità operativa?
Roba da criminali di guerra.
Significa che al Governo italiano di quei giorni non interessava affatto la vita dei propri soldati.

Va bene.

8 settembre: mercoledi

  • ore 2,00: Badoglio, visto il rifiuto di Taylor, prepara un messaggio per il C.S. alleato: – Dati cambiamenti et precipitare situazione et esistenza forze tedesche nella zona di Roma non è più possibile accettare armistizio immediato, dato che ciò dimostra che la capitale sarebbe occupata e il Governo sopraffatto dai tedeschi. Operazione Giant2 non è più possibile dato che io non ho forze sufficienti per garantire gli aeroporti. Generale Taylor è pronto per ritornare in Sicilia e rendere noto il punto di vista del Governo ed attendere ordini. Comunicate mezzi et località che voi preferite per questo ritorno.
    Firmato Badoglio
    -.

Taylor, da parte sua, decide di scrivere un suo un messaggio ad Eisenhower:
Tenendo conto delle affermazioni del Maresciallo Badoglio sulla impossibilità di dichiarare l’armistizio e di garantire gli aeroporti, Giant2 è impossibile.
Motivi addotti per cambiamenti sono mancanza di benzina e munizioni et nuove disposizioni. Badoglio chiede che Taylor ritorni ad illustrare il punto di vista del Governo e Taylor e Gardiner attendono istruzioni. Prego confermare, Taylor
-.

  • ore 3,00: Taylor e Gardiner rientrano a Palazzo Caprara: mancano solo 15 ore al decollo dell’82° divisione dagli aeroporti siciliani e tutto è ancora in “alto mare”.
  • ore 7.00: Carboni riesce finalmente ad inviare i due messaggi ad Algeri.
  • ore 9,00: Roatta suggerisce a Badoglio, che gli ha appena riferito il colloquio con Taylor della notte prima, di inviare ad Algeri un emissario con l’incarico di spiegare a voce la delicatissima situazione venutasi a creare a Roma.
  • ore 10,00: Rossi va a prendere, alla stazione Termini, Ambrosio che è giunto fresco e riposato da Torino, in compagnia di Caviglia.
    Kesselring concorda con De Courten il piano d’azione contro lo sbarco alleato; il convoglio alleato intanto ha deviato verso sud, rispetto Napoli, in direzione Salerno. Si fissa in incontro con Roatta per le 17,30 a Frascati, presso il quartier generale tedesco, per gli ultimi dettagli operativi.
  • ore 11,00: Ambrosio è informato dell’incontro Carboni-Badoglio-Taylor e soprattutto che il giorno G sarebbe stato proprio l’8 settembre!
    Però Carboni lo rassicura: “è tutto a posto…! ci sarà un rinvio!“.
  • ore 11,30: Taylor, su richiesta di Badoglio, invia ad Algeri un altro radiomessaggio: “in caso Taylor riceva l’ordine di tornare in Sicilia, le autorità italiane desiderano mandare con lui il sottocapo Rossi per chiarire questioni.
    Tale visita è autorizzata?“.
    Taylor scrive anche due semplici parole: “Situation innocuous“: la parola d’ordine che annullava l’aviosbarco!
  • ore 11,30: il Re, Vittorio Emanuele III riceve a Villa Savoia, l’ambasciatore Rahn:
    dica al Fuhrer che l’Italia non capitolerà mai.
    E’ legata alla Germania per la vita e per la morte
    ” (l’inganno continua).
  • ore 12,00: scatta il terribile bombardamento aereo su Frascati (curioso: abbiamo da 5 giorni firmato la resa incondizionata e gli anglo-americani ci bombardano lo stesso. Raro!    Il 93% della abitazioni è distrutto, 6mila i morti accertati su 11mila abitanti e il quartier generale tedesco non subisce neanche un graffio).
  • ore 12,00: Eisenhower apprende il contenuto del messaggio di Badoglio e convoca a Biserta Castellano, comunicandogli il rifiuto della data dello sbarco e della proclamazione dell’armistizio.
  • ore 13,00: il Comandante americano scrive a Badoglio un telegramma di fuoco diviso in tre parti e annulla l’operazione Giant2 appena in tempo.
    parte prima:
    intendo trasmettere per radio l’accettazione dell’armistizio all’ora fissata.
    Se voi o qualsiasi parte delle vostre forze armate mancherete di cooperare come precedentemente concordato, farò pubblicare in tutto il mondo i dettagli completi di questo affare. Oggi è il giorno X e io aspetto che voi facciate la vostra parte -.
    parte seconda:
    non accetto il vostro messaggio di questa mattina posticipante l’armistizio.
    Il vostro rappresentante accreditato ha firmato un accordo con me e la sola speranza dell’Italia è legata alla vostra adesione a questo accordo. Su vostra richiesta le operazioni aviotrasportate sono temporaneamente sospese.
    Voi avete vicino a Roma truppe sufficienti per garantire la temporanea sicurezza della città, ma io ho bisogno di esaurienti informazioni in base alle quali si possa preparare al più presto l’operazione aviotrasportata. Mandate subito il generale Taylor a Biserta in aereo. Notificate in anticipo l’arrivo e la rotta dell’apparecchio –.
    parte terza:
    – i piani erano stati fatti nella persuasione che voi agiste in buona fede e noi siamo pronti a portare avanti le operazioni militari su queste basi. Ogni deficienza da parte vostra nell’assolvere tutti gli obblighi dell’accordo sottoscritto avrà le più gravi conseguenze per il vostro paese. Nessuna futura azione potrà allora ristabilire alcuna fiducia nella vostra buona fede e conseguentemente ne seguirebbe la dissoluzione del Vostro Governo e della vostra nazione! -.
  • Il C.S. italiano emette il suo ultimo bollettino di guerra: è il numero 1201!
  • ore 15,00: Taylor e Gardiner sono autorizzati a tornare ad Algeri con il gen. Rossi.
  • ore 15,15: l’aeronautica tedesca comunica al comando della 16° div. corazzata tedesca la notizia che – una poderosa flotta di un centinaio di navi si sta avvicinando alla costa campana -.
  • ore 15,40: viene diramato l’ordine Orka (uragano) (sembra una esclamazione italiano, tipo orca boia!): – Sbarchi un vista: pronti al combattimento!” -.
  • ore 16.02: l’agenzia inglese Reuter riceve da New York la notizia dell’armistizio con l’Italia ma il Governo inglese ne proibisce la diffusione.
  • ore 17,00: Taylor e Gardiner, con Rossi, lasciano Roma, da Ciampino:
    sono ancora ignari dell’annullamento di Giant2.
  • ore 17,00: Ribbentrop comunica a Rahn che la Reuter ha annunciato la capitolazione italiana. Rahn chiama subito il ministro degli Esteri italiano Guariglia che smentisce (l’inganno continua). Anche Roatta nega: “una spudorata menzogna inglese che devo repingere con sdegno” (l’inganno continua)
  • ore 17,15: Badoglio, davanti al ministro della Guerra Sorice e Carboni, mostra il messaggio di Eisenhower che recita: “ho deciso di annunciare l’armistizio stasera alle 18,30. Fate come me!
  • ore 17,30: si convoca, con grande urgenza, il Consiglio della Corona con Carboni e Marchesi e senza Roatta (a Frascati da Westphal), sostituito dal gen. De Stefanis.
  • ore 17,45: l’agenzia Stefani riceve la notizia dell’armistizio ma nessuno si preoccupa di smentirla. (Raro).
  • ore 18,15: inizia il Consiglio della Corona. La discussione è molto aspra.
    Si contrappongono due partiti: quello favorevole all’armistizio e quello favorevole alla sua rielezione.
  • ore 18,30: radio Algeri dirama al mondo intero il proclama di Eisenhower che annuncia l’avvenuta resa dell’Italia. Marchesi, interrompendo i lavori del Consiglio, legge ai presenti il messaggio del C.S. alleato:
    Qui il generale Eisenhower, comandate in capo delle forze alleate.
    Le forze armate del Governo italiano si sono arrese incondizionatamente.
    Come comandante in capo ho accordato un armistizio militare, i cui termini sono stati approvati dai governi del Regno Unito, degli Stati Uniti d’America e dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Il Governo italiano ha accettato questi termini senza riserva. Tutti gli italiani che ora agiranno per contribuire a cacciare l’aggressore tedesco fuori dal territorio italiano avranno l’assistenza della Nazioni Unite“.
  • ore 19,10: avviene l’incontro tra Rahn e Guariglia: “Ma questo è tradimento!“.
  • ore 19,15. Conclusosi il Consiglio della Corona, Badoglio e Marchesi, si recano alla sede dell’EIAR per la diffusione del messaggio di conferma dell’avvenuto armistizio al popolo italiano.
  • ore 19,15: Taylor e Rossi atterrano a Biserta e apprendono la proclamazione dell’armistizio e l’annullamento di Giant2.
  • ore 19,30: Rossi e Castellano incontrano Eisenhower che dice:
    Ho più fiducia di voi nei vostri soldati. Se è stato commesso qualche errore, ormai dobbiamo accettare la situazione così com’è e collaborare quanto meglio possibile nel comune interesse“.
  • ore 19,45: Badoglio, pochi minuti prima del giornale radio delle ore 20 legge il proclama:
    Il Governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori  più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo della forze alleate anglo-americane.
    La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
    Esse però reagiranno a eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza -.
    Contemporaneamente il generale Carlo Tucci, capo di S.M. della nona armata in Albania, fa diramare un comunicato dove stigmatizza la manovra di propaganda nemica che afferma l’avvenuto armistizio!
  • ore 20,00: Jodl chiama al telefono Kesselring per informarlo del proclama di Badoglio.

 

Nota.

In tutto questo baillame, nessuno ha saputo arrabbiarsi e contestare il bombardamento alleato, avvenuto a resa già firmata da giorni.
Questo è un fatto raccapricciante. Gli americani ci hanno bombardato a resa conclusa, con le armi abbassate. Questo è un crimine bello e buono.
Impunito. Tanto per cambiare.
Ma può una formica incazzarsi con un elefante?


4-5-6-7 settembre 1943. cronaca

Prima di scrivere, voglio far conoscere la mia opinione. Almeno sugli inglesi.
Oggi no, ma forse allora, se fossi nato in quell’epoca l’avrei pensata molto diversa.
Gli alleati, in particolar modo gli inglesi del primo e mezzo novecento hanno sempre dimostrato una incomprensione assoluta verso tutti e, in special modo, verso di noi.
Direi, in tutte le trattative; non dico che ci offenderssero apertamente, ma ci hanno sempre mostrato una specie di … non dico disprezzo, ma di non considerazione.
Dico storicamente, E non so perchè. Che sia la spocchia inglese… a farli così?
Questi qua fanno sempre i fenomeni ma presi uno per uno, eh, cambia molto la giambolica…!! Ho dato una scorsa (dico la verità) al libro “Dio stramaledica gli inglesi” e, in tante cose ci prende! In altre è assolutamente esagerato, fuori dai tempi, ma, mi è stato detto, negli anni ’40 era abbastanza un pensiero comune.
Va bene. L’ho detto.    Cronaca.

Ah, voglio dire sta cosa. Ricordiamolo:
il 3 settembre 1943, alle 17,45 – firma dell’armistizio, sotto una tenda allestita sotto un uliveto, a Cassibile -.

Nel tardo pomeriggio, a Roma, Badoglio riceve l’ambasciatore tedesco Rahn.
Il maresciallo dice: “la diffidenza del Governo del Reich nei riguardi della mia persona mi riesce incomprensibile! Ho dato la mia parola e la manterrò.
Vi prego di avere la mia fiducia
“.
– Cosa sei, matto? Pensi che i tedeschi non siano informati?
(la resa dell’Italia era stata firmata tre ore prima).

Il 4 settembre 1943 Rahn incontra Ambrosio, il quale si dichiara animato dalla volontà ferma e sincera di continuare la guerra in comune.
– ah, allora, è una recita! una commediola dell’asilo!

L’8 settembre 1943 c’è la visita ufficiale di Rahn al Re che gli sottolinea ancora la decisione di continuare la guerra sino alla fine al fianco della Germania, con la quale l’Italia è legata per la vita e la morte!
– Ripeto: la resa incondizionata era stata firmata cinque giorni prima!.
Dai, qui siamo… ai burattini!

 

4 settembre. sabato

  • A Roma, Ambrosio conferma a Rahn «la sincera determinazione di continuare la lotta a fianco della Germania».
  • Castellano, che rimane a Cassibile come ufficiale di collegamento con gli alleati, consegna a Marchesi i documenti concordati con Bedell Smith e specificatamente:
    – una copia dell’armistizio “corto”;
    – le clausole aggiuntive contenute nel “lungo” con il biglietto di Bedell Smith per Badoglio;
    – un promemoria per la Marina con le istruzioni per la consegna della flotta
    (questa cosa mi fa mandare giù un magone tremendo anche dopo 70anni);
    – un analogo documento per l’aeronautica;
    – un promemoria per il S.I.M. sulle attività di sabotaggio da compiere in Italia;
    – l’ordine di operazione della 82° divisione aviotrasportata americana per lo sbarco su Roma.
    – Nient’altro?   No.
  • Si conclude l’invio ai comandi periferici della memoria OP44 con gli ordini operativi per i giorni successivi. Un documento definito all’unanumità ambiguo e troppo cauto e comunque privo dell’ordine di esecuzione, di competenza esclusiva del C.S.
    (nei Comani italiani, quando è arrivato il fonogramma, si sentì un enorme “Evviva, si sono ricordati di noi!!!“). Era da un mese che non si sapeva più nulla.
    Roba da matti.

5 settembre. domenica.

  • All’alba: Marchesi rientra a Roma e atterra a Centocelle.
  • ore 12: Marchesi incontra Ambrosio e gli consegna il dossier il dossier di Castellano. (nota. Ambrosio non dice nulla dell’incontro coi tedeschi.
    Si voleva tenere il segreto.
  • ore 13: Ambrosio incontra Badoglio e gli comunica la data ipotizzata da Castellano: il 12 settembre, poi, il contenuto della documentazione.
    Roatta, De Courten e Sandalli evidenziano le difficoltà operative della tre armi di fronte all’incertezza degli eventi.
    Nel pomeriggio un telegramma da Algeri di Eisenhower preannuncia l’arrivo a Roma di Taylor, nella notte tra il 7 e l’8, per predisporre l’aviosbarco.
  • Ambrosio chiede a De Courten di organizzare l’arrivo dei due ufficiali alleati e gli accenna anche l’ipotesi di un trasferimento segreto del Re e della flotta all’isola della Maddalena.
  • L’Alto Comando tedesco avverte Kesselring di tenersi pronto a qualsiasi evenienza. ( Kesselring è uno… nato pronto;  figuriamoci! non aveva certo bisogno di farsi allertare…).

6 settembre. lunedi.

  • Numerose riunioni operative avvengono tra i vertici militari italiani per l’assegnazione dei rispettivi compiti.
  • ore 10: De Courten emana il piano operativo per il trasferimento del Re alla Maddalena: il “Vivaldi” e il “Da Noli” sono due navi da guerra convocate a Civitavecchia. Sandalli impertisce gli ordini con le modalità di consegna degli aerei agli alleati al momento della comunicazione ufficiale dell’armistizio.
  • ore 12: Carboni organizza l’arrivo di Taylor e Gardiner a Roma.
    Gli alleati diffondono messaggi radio con l’invito al Governo italiano a “rimanere all’erta per una comunicazione della massima importanza che sarà trasmessa il 7 settembre, ovvero il giorno successivo.
    A Roma nessuno presta particolare attenzione a questa cosa.
    Arrivano le notizie di unrilevante concentramento di convogli marittimi alleati al largo di Palermo. Il segnale è che lo sbarco è imminente.
    Ma dove? Gli alleati tacciono. Non si fidano dei loro nuovi compagni di viaggio.
    Roatta trasferisce ad Ambrosio le sue preoccupazioni della data dello sbarco alleato (ricordiamoci che tutti pensavano al 12 settembre) e quindi, della comunicazione dell’armistizio. Ambrosio risponde negativamente e prepara un promemoria per gli alleati con delle proposte di modifica del piano originario.
  • ore 22: Ambrosio parte in vagone letto per Torino adducendo motivi personali, rifiutando l’aereo (in questo modo era tutto più anonimo…).
  • ore 22,30: Carboni manifesta a Roatta l’impossibilità di assolvere il pino concordato per supportare l’esecuzione di Giant2.
    Roatta scrive un promemoria sul pericolo di un annuncio dell’armistizio prima del 12 settembre, proponendo uno sbarco alleato nelle vicinanze di Roma.
    Il Re si prepara a lasciare Roma per la Sardegna.

 

7 settembre. martedi

  • ore 2,00: Taylor e Gardiner si imbarcano ad Ustica sulla corvetta italiana Ibis, con direzione Gaeta.
  • ore 10: Carboni incontra Marchesi al S.I.M. con le due ricetrasmittenti consegnategli dagli alleati e da usare per la proclamazione dell’armitizio.
    Tra i due scoppia una violenta polemica sulle modalità dell’accordo concluso a Cassibile.
  • ore 10: De Courten riceve l’ammiraglio Bergamini che gli conferma che i suoi equipaggi sono pronti a salpare contro la flotta alleata per la battaglia decisiva, nel sud dell’Italia!
    Il sottocapo di S.M., gen. Rossi, presente all’incontro tra Carboni e Marchesi, si reca a Monterotondo, quartier generale dell’esercito, dove Roatta gli conferma l’impossibilità di dare esecuzione agli accordi su Giant2 prima del 12 settembre. In asenza di Ambrosio, Rossi decide di avvertire, via radio, Castellano, a Biserta.
  • ore 16: Castellano chiede a Eiesenhower di rinviare la data dell’armistizio ottenendone in risposta una sonora rista ed una pernacchia!
    Carboni organizza la distribuzione di armi ai civili del C.L.N.
    Rossi, appresa la notizia dell’arrivo di Taylor, telefona ad Ambrosio, chiedendogli di tornare a Roma immediatamente!
    Marchesi organizza un aereo per la trasfert, ma Ambrosio rifiuta.
    Tornerà il giorno dopo, sempre in vagone letto!
  • ore 17: De Courten riunisce tutti gli ammiragli, tra cui Bergamini, e da’ loro istruzioni nel caso di un armistizio con gli alleati (?!?).
  • ore 18: Taylor sbarca in gran segreto a Gaeta e con un’autoambulanza si avvia a Roma con alla guida il contrammiraglio Franco Maugeri, capo dello spionaggio della Marina, la “mente” organizzativa del blitz dei due ufficiali americani in Italia.
  • ore 21: Taylor e gardiner giungono a Palazzo Caprara, di fronte al Ministero della Guerra.
    I sommergibili Topazio e Velella salpano in missione di guerra contro gli alleati. Saranno affondati con circa 150 marinai a bordo, vittime del caos di quelle ore.
    Taylor chiede un incontro immediato con Ambrosio che, ovviamente, gli viene negato e rinviato all’indomani mattina.
  • ore 22: Taylor ha un infuocato colloquio con Marchesi. Chiede di poter verificare la situazione degli aeroporti. Marchesi temporeggia. Taylor esplode dicendo: “il lancio è fissato per domani; la 82° divisione arriverà domani sera su Roma!” Allo stupore di Marchesi, Taylor replica: “lo sbarco è fissato per domani 8 settembre, mercoledi!“.
  • ore 23: Taylor incontra finalmente Carboni che gli conferma l’impossibilità di un’ispezione immediata degli aeroporti interessati dall’aviosbarco: “sono tutti in mano tedesca!“. Inoltre Carboni denuncia carenze di armamento e di carburante dei suoi reparti. Bisogna rinviare la data, oppure l’esercito sarà sopraffatto in sole ventiquattro ore. Di conseguenza l’aviosbarco americano si sarebbe trasformato in un massacro, un “tiro al piccione!“.
  • ore 24: dopo le vibrate insistenze di Taylor, Carboni, a malincuore, accetta di andare da Badoglio, a casa sua.
  • ore 24,15: Carboni, in privato, spiega a Badoglio la situazione e introduce poi nella stanza i due ufficiali alleati di fronte al nostro Primo Ministro in vestaglia (si immagini la scena).
    Badoglio conferma la tesi di Carboni e chiede a Taylor di tornare da Eiserhower a spiegare la nuova situazione e, soprattutto, per ottenere un rinvio della proclamazione dell’armistizio.

3 settembre 1943. cronaca

3 settembre: venerdi.

  • ore 4: Castellano invia un sollecito a Roma
  • ore 14: arriva una prima risposta:   è giudicata insufficiente dagli alleati.
  • ore 17: arriva finalmente la conferma ufficiale dei poteri a Castellano.
  • ore 17.15: avviene la firma ufficiale.
  • Le modalità di esecuzione sono concordate.
  • Mussolini a Campo Imperatore, sul Gran Sasso.

Sempre secondo gli scritti di Marchesi:
Passammo la prima notte in bianco. Alle 4 Castellano decise di inviare un sollecito, un telegramma a Badoglio. Passammo l’intera mattinata del 3 settembre senza notizie. Snervante. Nel primo pomeriggio fummo convocati nella grande tenda delle riunioni del comando alleato…
il generale alleato Smith continuava ad essere otttimista.
Poco dopo ci venne data la notizia di un telegramma giunto da Roma a firma Badoglio. Il Maresciallo dichiarava che l’accettazione dell’armistizio era già avvenuta con il precedente telegramma.
Di colpo la riunione fu sciolta e noi ritornammo nella nostra tenda.
A Roma forse non avevano capito e sembrava che tergivesasssero ancora.
Soltanto alle 17 venne da noi De Hann, raggiante e disse: “hanno accettato!” e lesse il telegramma che delegava Castellano alla firma.

Da uno scritto di Zangrandi:
In una tenda militare piantata in mezzo all’uliveto, ove c’era un tavolo da caserma coperto da un panno, con due posacenere, due boccette d’inchiostro e un telefono da campo, presero posto tutti.
Vestito di nero, con cravatta nera e occhiali neri, giunse Castellano che girò intorno al tavolo e andò a sedere su una sedia sul lato estremo.
Sul suo capo penzolava una lampada protetta da un barattolo.
Ricevette le due pagine dattilografate contenenti le clausole armistiziali dell’armistizio corto. Dal taschino della giaca a doppio petto, dalla quale spuntava per due dita un fazzoletto bianco, il delegato italiano trasse la stilografica e firmò.
Il generale Smith e l’interprete Montanari stavano alla sua destra e guardavano di sopra alla spalla, mentre fotoreporter e cineprese fissavano quelle immagini. Non appena Castellano ebbe firmato per conto di Badoglio, Smith, in tenuta kaki, con pantaloni corti, in maniche di camicia, firmò lentamente per conto di Eisenhower, presente.
Quest’ultimo si avvicinò a Castellano e gli tese la mano, senza parlare.
Qualcuno trasse una bottiglia di whisky e si bevve, ma non vi firono brindisi. All’uscita della tenda, Eisenhower staccò un ramoscello d’ulivo e lo gettò in aria. Poi si affrettò a impartire l’ordine di stop a 500 bombardieri che si accingevano a raggiungere Roma.
Eisenhower non volle firmare personalmente l’accordo conclusivo di quello che aveva definito un crooked deal: uno sporco affare“.

Da un estratto degli scritti di Eisernhower:
L’Italia era in una posizione militare diversa da quella della Germania del 1945, completamente battuta sul terreno delle armi. Questo non era il caso dell’Italia: essa aveva ancora grandi forze armate in campo.
Le sue forze nella Penisola erano numericamente superiori a qualsiasi forza che gli Alleati avrebbero potuto portare contro di esse. E quantunque il loro morale fosse scosso e la loro qualità scadente, le truppe tedesche nel Paese erano sufficienti ad irrobustirle.
La resistenza certamente era ancora possibile (Resistance was certainly possible), Gli eventi dei successivi 21 mesi dimostarono che le sole forze tedesche furono sufficienti ad imporre un ritardo molto serio alle forze alleate.
Vi erano veramente – e continuamente – voci di disordini in città del nord Italia sparse da “politicanti italiani in esilio”, probabilmente comunisti, che si accreditavano il merito di aver fatto cadere Mussolini attraverso disordini.
Ma queste voci, si sapeva benissimo come fossero grandemente esagerate.

Un riferimento ad avvenimenti successivi dimostrerà una volta in più la scarsa importanza di questo fattore:
nessun disordine tra i civili ha avuto mai un ruolo apprezzabile nel diminuire la capacità di resistenza dei tedeschi in Italia.
Nasce da queste considerazioni di Alexander il verbo famoso: to Badogliate
che avrebbe accompagnato per anni i nostri soldati.
Il significato? tradire con furbizia, scioccamente! Un esempio di cinico e spietato sarcasmo inglese? Sicuramente sì: difficile però dargli torto.

Le intese operative prevedevano:

  1. il Governo italiano sarebbe stato informato sulla esatta data del giorno G e cioè il giorno successivo allo sbarco di Salerno;
  2. il giorno G dalle 11,30 alle 12,45 avrebbe trasmesso due brevi comunicazioni sull’attività dei nazisti in Argentina;
  3. alle 18,30 dello stesso giorno Eisenhower e Badoglio avvrebbero simultaneamente annunciato via radio la firma dell’armistizio;
  4. la sera del giorno G sarebbe stata lanciata su Roma la 82° divisione paracadustisti americana.

Castellano avrebbe dovuto:

  1. annientare l’operatività delle batterie contraeree italiana durante il lancio;
  2. segnalare le zone di lancio con i convenuti segnali luminosi;
  3. di fare trovare sul posto i mezzi di trasporto per l’intera divisione.

L’operazione si sarebbe chiamata  Giant2.

In ogni caso, ci sono sembra che gli italiani non la conoscessero affatto e che gli alleati, in base all’armistizio “corto” l’avrebbero decisa e comunicata, a loro discrezione, praticamente, senza preavviso alcuno.

Intanto Mussolini vive il suo quarto e… penultimo trasferimento.
dalla villa di Assergi viene portato a 2112m di Campo Imperatore, dove viene sistemato in un alloggio al secondo piano, con porta chiusa e sorvegliata da guardie numerose e attente.

Nota.
Nessuno ha mai comunicato ufficialmente a Mussolini il suo stato di prigionia.
Il Duce ha dovuto evincerlo dalle sue limitazioni e privazioni.

 

I responsabili politici del momento, con incredibili ritardi si macchieranno di una serie di comportamenti, per molti versi codardi e vergognosi, per alcuni soltanto inefficaci e contradittori, che renderanno tragica e devastante la conclusione dell’intera vicenda.


1 settembre 1943. cronaca

1 settembre: mercoledi

  • Riunione collegiale: presenti Badoglio, Acquarone, Guariglia, Ambrosio, Carboni e Castellano.
  • Zanussi consegna a Roatta il testo dell’armistizio “lungo”.
  • Alle 17 il Re accetta la proposta alleata.

Nel corso della mattinata però, dopo la relazione di Castellano gli animi mutano: Guariglia e soprattutto Carboni (incaricato della difesa di Roma) sono contrari. Non pensano affato di poter contrastare i tedeschi in modo efficace; si lamentano mancanza di munizioni e benzina. Ambrosio è invece d’accordo. Dice che non esiste alternativa.
Badoglio, come al solito, dice che parlerà con il Re.
Alle 17 Vittorio Emanuele dichiara di accettare le condizioni proposta e lo telegrafa a Cassibile.
Adesso la situazione è la seguente:
gli Alleati da parte loro avrebbero dovuto sbarcare a sud di Roma (con i 100 mortai) e gli italiani avrebbero dovuto proclamare, con qualche ora di anticipo, l’avvenuto armistizio.
Da sottolineare infine che Zanussi ha scritto di aver consegnato il 1° settembre a Roatta il testo del “lungo”: ma nessuno dei protagonisti ha confermato mai tale circostanza.
Dove sia finito, in quelle ore, tale importante documento nessuno lo ha mai detto!. Forse, in qualche borsa dimenticata?


30 agosto 1943. cronaca

30 agosto: lunedi

  • Riunione di Badoglio, Guariglia, Ambrosio e Castellano.
  • Guariglia prepara un promemoria per Eisenhower.
    Badoglio, di pugno, aggiunge alcune sue considerazioni.
  • Si decide di inviare Castellano in Sicilia con tali documenti da discutere con il comandante supremo alleato.

Guariglia al momento ottiene un piccolo compromesso:
la risposta agli alleati sarebbe stata: -non una accettazione, ma neanche un rifiuto -. In pratica si aderisce alle condizioni armistiziali (di quello “corto”)
ma la proclamazione deve avvenire subito dopo lo sbarco alleato.
Ricordo che Badoglio aveva lanciato la richiesta di almeno 15 divisioni alleate per non essere sopraffatti dai tedeschi. Una richiesta assurda, sballata.
15 divisioni, gli alleati non le avevano in tutto il Mediterraneo ed, in procinto, saranno allertate solo 2 divisioni di rincalzo.
Poi c’era un altro problema, in Badoglio. Il maresciallo aveva stimato le forze tedesche presenti in Italia di 3 anni prima, non quelle dell’estate del 1943 – dopo il 25 luglio.
Ma, nonostante questi equivoci di fondo, si parte per la Sicilia.


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