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fuochi… di donne

E’ opinione di molti che Mussolini avrebbe potuto fino all’ultimo salvarsi, qualora fosse riuscito a sganciarsi dai suoi seguaci e a trovare scampo per sé e per la sua famiglia. Pochi sanno che il sottosegretario all’Aeronautica Ruggero Bonomi aveva disposto che un S79 fosse tenuto pronto all’aeroporto di Ghedi (Brescia) per portare il fuggiasco in Spagna, ove l’avrebbero accolto i parenti della moglie di Luigi Gatti, il suo ultimo segretario particolare, che era spagnola. S79In ogni istante erano garantite scorte di carburante e le possibilità di immediato decollo…
Infatti, quel volo ebbe luogo e quell’apparecchio arrivò senza intoppi in Spagna; il 22 aprile 1945. Solo 6 giorni prima di morire! Senonché a bordo non c’era Mussolini. Nella carlinga dell’S79 sedevano il prof. F. Petacci, sua moglie e sua figlia Myriam, la moglie dell’ambasciatore germanico a Lisbona e l’avvocato Mancini, un amico dei Petacci che portava con sé una ricca documentazione dei crediti italiani nei riguardi della Spagna.
L’aereo atterrò indenne a Barcellona. Claretta Petacci voleva restare accanto a Mussolini nell’ora della disfatta, con una abnegazione che sa di eroico.
Ma nessuno la voleva sul Garda quando la RSI vi installò i suoi vertici.
Non la voleva Rachele (ovviamente), non la volevano i fascisti intransigenti che a Claretta imputavano l’imborghesimento e la sua “mollezza” di quei giorni. Non la voleva nemmeno il Duce stesso, che finì per cedere alle sue insistenze chiedendo solo che prendesse dimora non a Gargnano, ma a 4 Km di distanza. E fu proprio Villa Fiordaliso il teatro dove in scena andavano le chiacchere, gli odi, le piccole congiure, con Buffarini Guidi che si divideva tra la moglie Rachele e Claretta, confidente –  complice di entrambe e di nessuna. ClarettaUn giorno, avendo Rachele detto al marito che “quella” passava regolarmente le lettere ai tedeschi che egli le andava scrivendo, il funzionario di polizia Bigazzi, incaricato di perquisire la villa, si vide puntare una pistola dalla Petacci infuriata dopo averne saputo il motivo. Ci fu una lite. Ma in ottobre ’44 Rachele, tanto più forte quanto Mussolini era più vulnerabile e frastornato, tentò di aggredire la rivale Claretta nel suo rifugio, facendosi accompagnare da Buffarini Guidi e da alcuni tipi fidati. L’aiutante Spoegler tentò di bloccare il «commando»  al cancello, mentre Buffarini, fradicio per il sudore e la pioggia che cadeva teneva per la gonna Rachele, furiosa che accennava ad arrampicarsi sulle sbarre di recinzione. Finalmente Claretta fece entrare i visitatori e Rachele l’abbordò con la battuta: «Che cosa siete voi? Signora o signorina?». La conversazione divenne ben presto una scenata, poi un alterco, poi tentativo di aggressione ( è tipico di queste situazioni)  e fu interrotta solo nel momento in cui telefonò un Mussolini avvertito (da Buffarini) dell’accaduto, che impose a Rachele di piantarla e di tornare a casa.

Rachele«Però, che eleganza! Veste proprio bene la mantenuta! Ecco come ci si fa mantenere da un Capo di stato! E guardate me che me lo sono sposato…». Il Capo di un fascismo ormai morente, quella sera non rincasò per incontrare Rachele e non telefonò nemmeno a Claretta; trascorse la notte su una branda in ufficio. Prudentemente.

villaFiordaliso


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