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Armistizio e dintorni. 3 parte

sottotitolo: un caso di (in)coscienza 3.

Dunque, la mattina del 10 settembre 1943 la corvetta “Baionetta”, accompagnata dall’incrociatore Scipione l’Africano, stava navigando verso Brindisi con a bordo la famiglia reale, Badoglio ed il resto del clan governativo e militare. Da notare che Roatta, durante la notte aveva avuto più di una qualche perplessità sulla ragionevolezza e sulla dignità del comportamento del Re, cercò inutilmente di mettersi in contatto via radio con la corvetta per avvertire che i tedeschi stavano occupando città e posizioni; ebbe una timida risposta: “il Re sta riposando e non posso svegliarlo!“- e Badoglio? – “pure!“. Forse l’argomento non era poi così importante da svegliarlo. Va bene. Comunque, alle 14.30 arrivò a Brindisi con la preoccupazione che ci potessero essere i tedeschi. “Ci sono gli inglesi?” – “no Maestà” – “allora chi comanda?” – “comando io!” disse l’Ammiraglio che li aveva accolti. “Bene!”, gridò entusiasta Badoglio,; “allora sto tranquillo..!”.

Quest’ultima frase di Badoglio può passare come secondaria, ma in realtà non lo è perché il Maresciallo d’Italia, verso la fine d’agosto, aveva fatto trasferire da Roma ingenti somme di denaro in banche di Bari per sottrarle, in previsione del peggio, ai tedeschi. Da qui si vede come l’idea della fuga al sud fosse germinata con largo anticipo sull’8 settembre (nota Team557).

Un’altra cosa che pochissimi sanno è che il Re, risolte le prime questioni personali organizzative di alloggio e sussistenza, diede sfoggio della sua grande creatività, il 21 settembre, inviando a Roosevelt e al Re d’Inghilterra un messaggio quasi identico che (ritrovato molti anni dopo) recita «E’ mio rammarico constatare che è ora necessario e urgente liberare l’Italia dai tedeschi!». Patetico. In realtà, nei giorni seguenti l’entourage era solo intento a calcolare e trattare il cambio della moneta (400 lire per ogni sterlina e 100 per ogni dollaro) e aveva perso di vista completamente la situazione italiana civile e militare. E chi se ne frega! Io penso solo ai miei soldi! Era il diktat e il sentimento di quei giorni. Un’altra cosa all’italiana.

Per far capire ancora meglio l’atteggiamento generale, dirò che Badoglio, Re e collaboratori vari ignoravano ancora o non avevano ancora avuto modo di vedere l’esatto contenuto dell’ «armistizio lungo» che Castellano aveva intravisto a Cassibile e che trattava, con dovizia di particolari, la famosa «resa incondizionata» dell’Italia.

Il documento, firmato il 29 settembre, era stato distrattamente dimenticato nelle tasche del generale Zanussi che l’aveva «rimosso» dai suoi pensieri.

Che attenzione! In fondo, però, non erano cose che lo impegnavano personalmente. (nota di sarcasmo).

Come conseguenze calcolate e valutate, Badoglio presentò al Re un documento scritto a mano (che sembrava la lista di una lavandaia) che riguardava la fine impietosa della Regia Marina italiana; quest’ ultima, ancorata nei porti da circa un anno per penuria di carburante, dovette consegnarsi nelle mani degli alleati a Malta. Le corazzate Roma, Vittorio Veneto e la Littorio furono avviate verso la destinazione, ma un aereo tedesco pronto (lo sono sempre i tedeschi quando serve..) lancia 3 nuove radio-bombe sulla corazzata Roma e la affondano causando 1393 morti su 2000 circa. Un disastro allucinante.

 

Da notare ancora che quando il ministro della Marina De Courten annunciò alle basi di La Spezia e di Taranto l’armistizio e l’ordine del re di salpare con tutte le navi per Malta, tra gli equipaggi si rischiò la rivolta ed in quelle concitate ore c’era chi proponeva di lanciarsi in un ultimo disperato combattimento, chi, di autoaffondarsi. In qualche caso si registrò il comprensibile tentativo di ammutinamento e la ferma volontà di opporsi al Re e al Governo e di combattere contro gli Alleati.

Bypassando tutti i momenti e le fasi di studio del proclama, il 13 ottobre 1943 viene consegnata all’ambasciatore tedesco la dichiarazione di guerra alla Germania dall’ambasciatore italiano a Madrid (a Madrid? ma non c’era uno più vicino?)

Comunque interessante. Anche solo per il fatto che la Germania (di Kesselring, in particolare) stava già facendo la guerra all’Italia da qualche giorno e in modo pesante, quindi l’atto formale sarebbe contato come…

A questo punto abbiamo già assistito al dissolversi delle armate italiane in quasi tutta la penisola; l’operazione Achse, secondo Jodl, comportò il disarmo di di 51 divisioni italiane con 547 mila prigionieri completamente dimenticati da Re, Badoglio e tutta la sua cricca governativa. Ecco da chi eravamo governati.

not to forget


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