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la bomba atomica di Hitler 2

Oggi sappiamo che esisteva un secondo gruppo di scienziati che stava lavorando ad un progetto simile, ma con metodologie diverse. Si trattava di creare una bomba atomica non sul tipo di quella di Hiroschima, per intenderci, ma qualcosa di completamente innovativo.
Purtroppo qui è più difficile andare a fondo con notizie più precise, ma conosciamo però che, nel fronte americano, gli Stati Uniti avevano già riunito, a Los Alamos, centinaia di scienziati e tecnici, dando origine ad una vera e propria industria.


Questo sforzo condurrà in breve al centro sperimentale di White Sands, nel New Mexico, a testare il primo prototipo nucleare.


Ma c’è ancora di più, sul fronte tedesco. dagli archivi del regime è apparso che nell’agosto del 1944, quando Antonescu fece visita ad Hitler aveva una serissima intenzione di uscire dalla guerra, ma Hitler lo fermò parlandogli entusiasticamente dei nuovi razzi V3 e V4 e di una nuova bomba speciale che avrebbe spazzato via, in un solo colpo, ogni forma di vita nel raggio di 4 o 5 Km.

Oggi sappiamo che esistono ancora nuove strutture sotterranee, nuovi luoghi inesplorati dove venivano progettate le armi definitive di Hitler. Artefice di tutto questo è sempre Kammler che aveva spostato tecnici e infrastrutture, si dice, nell’Alpenfestung (la fortezza alpina).
Himmler stesso aveva dato ordine di far scavare gallerie profondissime per proteggere tutto dalle bombe di ultima generazione alleata, Kammler era incaricato di raccogliere tutte le risorse possibili e necessarie per garantire il successo delle operazioni in corso.


A St. Georgen an der Gusen, vicino a Linz, in Austria, esiste un centro segreto con miglia di tunnel (una grande parte inesplorata); in solo 13 mesi venne costruita una gigantesca struttura sotterranea, chiamata Bergkristall. Il sito è stato scoperto il 20 dic 2014. La struttura, in parte e da quanto se ne è potuto dedurre, era adibita al solo assemblaggio degli aerei ME 262 e contrariarmente ai primi esami, che rivelavano un solo piano ampio 8 Km, sarebbe invece estesa su altri 5 livelli più profondi. Una ditta, che è ancora attiva, ha nei suoi registri la partecipazione agli scavi del 1944, però, per 16 Km!

Molti studiosi sono arrivati a pensare che l’intero complesso fosse lungo fino a 40 Km. Con misurazioni geo-elettriche si è arrivati a stabilire con certezza che ci fossero “almeno” altri 5 o 6 livelli. Da studi privati è poi emerso che esitevano a sinistra di un’entrata 2 ascensori e dato che sono state rilevate almeno 5 entrate aggiuntive, si presume che ognuna di queste avesse ascensori per raggiungere livelli riservati non necessariamente collegati fra loro. Tra l’altro, nel complesso si registra un notevole ed inaspettato aumento della radioattività e, di fronte a questi valori così alterati viene da domandarsi se si tratti di fenomeni naturali o di residui di attività nucleari di un passato non troppo lontano. Comunque è tuttora un argomento su cui occorre fare piena luce e siamo solo ad un piccolo e timido inizio.
Ancora vicino a St. Georgen c’è un’altra struttura particolare, perchè ottagonale, oggi ancora ricoperta da calcestruzzo, in parte rimosso nel 2013, dove sono stati rinvenuti oggetti metallici che sembrano essere parti di acceleratori di particelle usati nella ricerca nucleare.


Nel 1955 era stato ritrovato un disegno, dal figlio nelle carte di un ex-ingegnere coinvolto nei progetti, che sembrava appartenere ad una base da costruire nel luogo, proprio con la forma ottagonale (nella foto). Nel disegno, l’impianto nucleare progettato si presenta come una struttura basata, anche questa su 5 livelli.


Un altro documento scoperto recentemente risale al 1968 ed è relativo alla località di Gusen che richiede l’idoneità delle gallerie presenti a contenere lo stoccaggio delle scorie nucleari ; lo stesso documento riporta anche una ampia documentazione delle zone distrutte dagli Alleati dopo la guerra. Ciò è interessante perchè, secondo uno storico locale, Rudolf Haunschmied, particolarmente ferrato in materia, ci fa notare che nel 1943 le SS, proprio a Gusen, avevano realizzato uno dei più importanti complessi industriali che avevano un’importanza strategica per la produzione bellica tedesca. Proprio qui, nel 1943 sono stati avviati, da Kammler, diversi progetti coperti da segreto militare in aree estremamente protette e riservate, non accessibili nemmeno dagli alti generali della Wehrmacht.

Secondo i registri ferroviari della stazione di St. Georgen an der Gusen, conservati sino ad oggi e relativi al controllo vagoni, è di grande rilievo che l’ufficiale del genio Kammler si sia registrato esplicitamente come se fosse il destinatario di quei carichi fosse proprio lui, personalmente. Anche i mittenti delle merci sono menzionati.
E tra questi, ci sono nomi che sono associati alla produzione di sostanza tossiche, come gas e costruzione di missili. Quindi ci sono tracce precise. Ne è conseguito e si è dedotto che le SS erano molto avanti nella ricerca, ricorrevano ad azioni spietate ed avevano risorse a sufficienza, sfruttando al massimo queste circostanze. Deduzioni dell’esperto di armi chimiche Robert Zellermann. Qualcuno di anziano aveva parlato di carichi di attrezzature specialissime che sono stati consegnati al complesso grazie ad una manovalanza specializzata. Oltre a sostanze particolari ed atrezzature particolari, si ricordano strumenti di irradiazione. Gli impianti elettrici della struttura sono enormi e nel complex nucleare si stima che scorressero fino a 6 milioni di volt/ampere (6 MVA). Una potenza straordinaria che viene menzionata anche nei rapporti segreti sovietici sulle armi di nuova costruzione tedesche.
Alla fine di maggio del 1945 un sottomarino tedesco, con a bordo 560 Kg di ossido di uranio, si arrende agli americani mentre era in viaggio verso il Giappone, si dirà in seguito che il materiale verrà usato dagli Stati Uniti per costruire la prima bomba atomica (Little Boy); a bordo c’era anche un esperto di esplosivi e un amico intimo di Hans Kammler.
Ma se da qualche parte ci sono prove veramente significative in grado di svelare molto sull’intera questione, queste si possono trovare intanto al poligono di tiro di St. Georgen an der Gusen, dove però le autorità del luogo hanno posto il veto sulle ricerche. A 3m di profondità appare una struttura incredibilmente rinforzata, di granito e cemento, e sono stati scoperti dei gradini che porterebbero molto più giù. Si crede che là ci possa essere qualcosa di molto imbarazzante che è meglio non rivelare.
Ad un certo punto le ricerche diventano un argomento politico, oltreché storico, e come tali subiscono l’ergersi di ostacoli che, per una ragione o per quell’altra, spesso si dimostrano invalicabili. Almeno per il momento.


Obersalzberg: la situazione “presunta”

Un argomento che m’acchiappa. Adesso ne parlo un momento perché sto mettendo a confronto alcuni libri e ne sommo le informazioni.H-Obersalzberg

Il signore qui sopra ed il Comando supremo tedesco, fin dall’autunno 1942, fecero sempre di tutto per impedire all’opinione pubblica di venire a conoscenza delle sconfitte sul fronte orientale. E come biasimarli?
Fino a quel punto era andato tutto a meraviglia… Sto scherzando.
Comunque, la stampa e la radio ripetevano al popolo tedesco dal mattino alla sera che la guerra sarebbe stata vinta. Nel giornale «Das Reich » Goebbels scriveva ogni settimana un articolo di fondo sulle grandi vittorie ottenute durante la « ritirata conforme ai piani previsti» delle truppe tedesche sul fronte orientale. Hans Fritzsche del ministero della propaganda nei discorsi che teneva alla radio di Berlino dava un quadro falso della situazione al fronte e chiedeva al popolo tedesco, in nome della vittoria, sempre nuovi sacrifici. Nello stesso spirito erano redatti i rapporti dal fronte per la stampa, che Keitel e Jodl dovevano sempre presentare preventivamente a Hitler. Egli li correggeva in modo che il popolo non potesse farsi un’idea chiara di ciò che accadeva al fronte. Anche le riprese al fronte per i cinegiornali settimanali venivano riviste personalmente da Hitler all’Obersalzberg. Senza le sue corre­zioni nessun servizio di cinegiornale poteva essere trasmesso. Egli so­stituiva le immagini e ne modificava il testo scritto da Goebbels.

Hitler-al-cinemaHitler riceveva dapprima il materiale cinematografico privo di so­noro, e lo visionava nella sala del Berghof insieme a Keitel, Bormann, Jodl, Dietrich e ai suoi aiutanti. Hitler faceva tagliare le riprese che mostravano truppe tedesche in ritirata, carri armati distrutti o solda­ti feriti, insomma, tutto ciò che potesse accennare a una disfatta. Le riprese tagliate venivano sostituite da immagini di vecchi cinegiornali del 1941, l’anno «radioso» in cui i cinegiornali mostravano soltanto prigionieri di guerra sovietici sfiniti, il fuoco dell’artiglieria tedesca, gli attacchi aerei degli Stuka o scene gioiose alla cucina da campo: tutto ciò che ricordava la marcia vittoriosa della «guerra lampo» promessa da Hitler. Durante le proiezioni Gunsche leggeva il testo di accompagnamento di Goebbels e prendeva nota delle correzioni secondo le indicazioni di Hitler. Hitler esaminava con particolare at­tenzione le scene che erano state riprese nel suo quartier generale, e lasciava passare soltanto le inquadrature in cui veniva ripreso nelle pose da vincitore dei primi anni di guerra. Le riprese più recenti, che lo mostravano curvo e con il morale a terra dovevano per suo ordi­ne categorico essere tagliate e distrutte. Egli era convinto che il po­polo sarebbe inorridito a vederlo ridotto così.

media-GerMa tuttociò si spiega come un semplice atteggiamento “prudente”, atto a non perdere immagine sul popolo. Ma la cosa non poteva limitarsi alle “persone normali”; bisognava anche essere prudenti e convincenti anche con le personalità dell’entourage interno e quello estero. A questo proposito occorre ricordare che gli alleati della Germania erano profondamente preoccupati per le voci di dure sconfitte sul fronte orientale. Essi chiedevano un incontro con Hitler. Il primo che desiderava venire a trovarlo era Antonescu. Ma Hitler continuava a rinviare l’incontro. «Se ne ricevo uno, poi verranno tutti», diceva. Solo quando le richieste degli alleati divennero sempre più insisten­ti, Hitler diede indicazione a Ribbentrop di organizzare le visite di Antonescu, Mussolini e Horthy a Kless­heim, nei dintorni di Salisburgo. Gli incontri con gli alleati cominciarono alla fine di marzo del 1943. Hitler concordò con Keitel e Jodl che essi avrebbero dovuto illustrare la situazione sul fronte orientale in una luce fa­vorevole alle truppe tedesche. Per suo ordine Jodl aveva fatto con­fezionare appositamente delle carte in scala 1:1.000.000 che davano una falsa visione della situazione al fronte. Hitler si servì di quelle carte durante gli incontri con Antonescu, Mussolini e Horthy.
In quelle carte, la linea del fronte si discostava notevolmente da quella reale. Singoli settori erano rappresentati in modo incompleto. Le forze del nemico, quelle tedesche e la direzione delle operazioni non erano riconoscibili, e in quel modo la situazione al fronte appa­riva molto più favorevole di quanto fosse in realtà. Nello Stato mag­giore di Hitler le discussioni con Antonescu, Mussolini e Horthy ve­nivano chiamate «le discussioni sulla situazione pre­sunta ».
Antonescu-HorthyQuando gli ospiti arrivarono Linge ( il fido maggiordomo) avvertì Hitler con una strizzatina d’occhi che tutto era pronto per “la riunione sulla situazione presunta“. Nella sala si accalcavano rumeni, ungheresi e funzionari del ministero degli esteri. Più una quantità di fotografi autorizzati impressionante. Poi c’erano i vari Ribbentrop, Keitel, Jodl e Meissnerr. Hitler entrò in scena da grande attore e fece una descrizione sommaria, con gesti teatrali e il tono di chi è sicuro della vittoria. Impressionò molto.

situazione-presunta

Alcuni giorni dopo (dal 7 al 10 aprile) fu la volta di Mussolini e anche lui fu vittima della “situazione presunta“. Alla fine dei colloqui esclamò:
«Fuhrer: l’Asse Roma-Berlino vincerà!».

Mussolini-a-Klessheim


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