Archivi tag: anfetamine di guerra

Deutscher…col trucco

Non si è sempre detto che in guerra ed in amore tutto è permesso?

I soldati tedeschi furono i più all’avanguardia nell’uso di droghe varie al fine di trarre vantaggio nei combattimenti ed in ogni situazione ove la parte fisico-atletica aveva una parte importante. Devo anche aggiungere, per dovere di cronaca, che di questo argomento non se n’è mai parlato tanto. Per non abbattere l’ideale comune del soldato tedesco, per non smascherare i propri segreti ha sempre negato sistematicamente l’uso di “aiuti chimici”, ma nel secondo conflitto hanno sintetizzato un potente farmaco chiamato Dolofin ( che è un metadone ) e il famoso Pervitin (un’anfetamina), tanto in voga tra gli aviatori e carristi e più tardi anche la truppa. In uso dal 1937.

Questi mix (di cui ho parlato in Sieg im Westen) erano in grado di motivare, di far marciare come indemoniati le malcapitate cavie in uniforme. I nazisti si spinsero ancora oltre, sperimentando nei campi di concentramento un potente mix, chiamato D IX. Questa “wunder drug” era una miscela di pervitin, cocaina e morfina che, se non li ammazzava prima, era in grado di trasformare i soldati del Fuhrer in veri superuomini. Per fare un esempio, ai prigionieri ai quale si somministrò il D IX vennero dati zaini con 20 kg di zavorra e gli fu poi ordinato di marciare senza mai fermarsi.  L’umore di questi uomini, all’inizio recalcitranti, cambiò in breve tempo. Affrontarono la marcia forzata cantando, ed alcuni non si fermarono prima di settanta chilometri. Il D IX non entrò in produzione poiché la guerra terminò prima, ma di Pervitin vi fu un uso massiccio in molti reparti di SS e della Wehrmacht.

Anche gli Alleati inglesi ed americani fecero ricorso alle anfetamine, che vennero infilate e “spacciate” per normali ricostituenti nei kit degli aviatori. L’uso più pratico fu per aggirare l’ostacolo della fatica del sonno, la stanchezza nelle ore di volo, la velocità di riflessi e la capacità di concentrazione. Ma non si troveranno molte notizie circa questo argomento. Ma il che il sospetto del mito del supersoldato non sia mai tramontato è confermato da notizie giunte dagli anni 60 ad oggi, fino ai tempi dell’Afghanistan. Non c’è da stupirsi. Volendo citare qualcosa, gli americani hanno preso ed adattato tutto il possibile dai tedeschi del secondo conflitto mondiale; dalla chimica alle armi, ai veicoli e ai progetti militari. Ancora per esempio, il progetto dell’ MG42 è stato ripreso ed esportato in 43 paesi facendo piccolissime modifiche, anni dopo la fine della guerra. Il progresso non conosce né fede, né parrocchia.

Team557


Sieg im Westen

Il colpo più sensazionale della seconda guerra mondiale, attribuibile alle armate germaniche, è sicuramente l’aggiramento della Linea Maginot per l’invasione della Francia. Per lungo tempo si è pensato che molto sia accaduto per la stragrande superiorità tecnica delle armate di Hitler e che l’idea di sferrare l’attacco attraverso le Ardenne (oltre che il passaggio attraverso il Belgio) sia stata illuminante e risolutiva. Ma come vedremo, le cose non furono così semplici e geniali come la storia ci sembra voler mostrare.

L’esercito tedesco del maggio 1940 non era affatto un’arma perfettamente oliata per la moderna (di allora) guerra corazzata. Delle 93 divisioni pronte al combattimento, solo 9 erano corazzate, con un totale di 2439 carri armati che dovevano contrastare una dotazione francese di 3254 tank! Aggiungo che le forze belghe, olandesi, britanniche e francesi potevano contare, nel loro insieme, su non meno di 4200 veicoli, cioè molti di più di quelli a disposizione della Wehrmacht. E la minor quantità della Germania non veniva nemmeno compensata in termini qualitativi. Neanche la temutissima Luftwaffe aveva un’effettiva superiorità numerica. In aprile del 40 le venivano accreditati 3578 velivoli contro una forza alleata di 4469 apparecchi. Appare chiaro ora, che non è che i tedeschi abbiano avuto a che fare esattamente con una manica di parrocchiani sprovveduti.

Ma il punto è un altro. Si è detto spesso che il merito del Blitzkrieg non risiede tanto nella potenza devastante, quanto nella furbizia e velocità di esecuzione. Strano a dirsi, perchè per ottenere queste prestazioni occorre solitamente una lunga preparazione materiale e meticolosa, unita ad una strategia perfettamente oculata ed innovativa. Cose che non appartengono propriamente all’approccio tedesco. Infatti, prima del settembre del 1939, l’esercito tedesco non aveva ancora abbozzato un piano per un’offensiva in terrritorio francese.

Nel dicembre del 1939, i signori Brauchitsch e Halder dell’alto comando tedesco respinsero in modo plateale la proposta del generale Erich von Manstein (allora Capo di Stato Maggiore del gruppo A) che suggeriva l’aggiramento della Linea Maginot attraverso le Ardenne, giudicandola assurdamente stupida e rischiosa. Fu solo nell’ultima settimana di Febbraio, dopo lunghe insistenze di Hitler, che accettarono finalmente di prendere in considerazione l’idea del « colpo di falce » di Manstein, l’ operazione che avrebbe assicurato loro quel formidabile successo che li avrebbe proiettati nella storia.

La fulminea vittoria apparì dunque come la logica conclusione di una pianificazione sagace e audace del dittatore tedesco che se ne attribuì immediatamente tutti i meriti, anche se fino al febbraio 1940 i vertici delle forze armate tedesche non erano stati capaci di risolvere i continui dilemmi strategici posti da Hitler a proposito dell’invasione ad ovest.

Ma allora, cosa fece scattare un’operazione di così vaste proporzioni?

soluzione 

.

Team557

not to forget


Sieg im Westen_soluzione

Soluzione (non finale):

La chiave della decisione finale di passare attraverso le Ardenne fu legata ad un singolo fortuito episodio.

Il 14 febbraio 1940, presso Thionville, vennero uccisi due incauti ufficiali francesi mentre trasportavano una valigetta contenente mappe estremamente riservate, concernenti la dislocazione delle truppe francesi lungo la linea Maginot. Fu questo incidente ad aprire la porta alla geniale ipotesi alternativa di von Manstein e non altro.

Ma i rischi dell’operazione erano ancora oltremodo reali: se ad esempio, i bombardieri alleati avessero superato le difese aeree sulle Ardenne avrebbero potuto gettare nel caos quelle colonne in marcia creando un danno che oggi paragoneremmo solo ad uno Tsunami.

E poi tutto dipendeva dal modo in cui si sarebbe impiegata la forza d’attacco. Ma contrariamente a quanto vuole la leggenda, il piano non era mosso da nuove dottrine militari, ma dalla classica regola napoleonica: ottenere il successo concentrando una forza superiore a quella nemica in un singolo punto. Questo sistema verrà poi adottato sistematicamente dalla Wehrmacht in tutti i teatri di guerra, ove possibile. Infatti, moltissimo fu dovuto alla concentrazione di non meno di 45 divisioni scelte contro uno schermo difensivo franco-belga di sole 18 unità di secondo livello, più l’appoggio totale della Luftwaffe che però rivelò subito di essere molto meno decisiva di quello che voleva sembrare.

Il primo giorno di combattimento, infatti sacrificò non meno di 347 apparecchi e alla fine di maggio, il 30 per cento dei velivoli era stato abbattuto. Un disastro. Un altro 13 per cento ebbe seri danni. I tedeschi comunque non si limitarono a mettere in campo tutti i carri armati e tutti gli aerei. Nel rigoroso rispetto della regola napoleonica, li schierarono in un fronte incredibilmente ristretto. Il gruppo A fu raggruppato in un’unica grossa formazione, la Panzergruppe Kleist,composta da 1222 tank545 semicingolati e quasi 40.000 tra auto e altri veicoli militari. Se questa massa fosse stata messa su un’unica strada la coda avrebbe raggiunto i 1540 km.

La velocità di spostamento fu essenziale. Per ottenere questo, il piano prevedeva che le colonne tedesche procedessero per tre giorni e tre notti senza interruzione. A questo proposito, per permettere di guidare senza addormentarsi, i furieri delle unità avanzate avevano predisposto decine di migliaia di dosi di Pervitin, l’anfetamina nota come “speed “, ma più conosciuta negli anni 40 come “Panzerschokolade“, citata e mostrata anche nel film ” Fiumi di porpora 2” con Jean Reno.

Anche se il trattamento fu riservato a solo una dozzina di divisioni d’assalto, la scommessa di Manstein pagò. Ci fecero anche un film. Per celebrare il trionfo del Fuhrer fu commissionato un film intitolato ” Sieg im Westen ” allo scopo di propagandare la superiorità della razza tedesca e il suo genio personale.

link per vedere il documentario


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: