Archivi tag: Adolf Eichmann

Notizie sparse e ritrovate

Rovistando nella rete, fin negli interstizi più profondi, ho recuperato notizie insperate che provvedo subito a pubblicare.
L’argomento è sempre relativo all’esilio di Hitler e alle testimonianze a sostegno del suo esilio.
Nel frattempo, in tutti i documentari presenziati dagli storici più accreditati (perlomeno, televisivamente), si dice sempre che il Fuhrer si è sparato nel bunker… Va bene.

Un preambolo.

Alla caduta di Juan Domingo Peron, nel 1955, molti nazisti preferirono lasciare l’Argentina e andare a vivere in Paraguay. Si pensi che lo stesso Peron, prima della rivolta che lo depose, optò per fuggire su una nave paraguayana con rotta su Asunción, capitale del del paese limitrofo (in seguito proseguirà il suo cammino verso il centro America e poi in Spagna).
In quegli anni, Paraguay e Cile erano i Paesi più sicuri per i nazisti del continente sudamericano. Stroessner mantenne rapporti molto stretti con gli Stati uniti, da cui riceveva denaro (molto denaro) e aiuti militari per mantenere la sua politica anticomunista (un problemone pressante in quei giorni). Tuttavia, nonostante il sostegno, il dittatore non permise mai che gli americani interferissero direttamente e pesantemente con il suo governo. Per questo non era un alleato facile e gli americani trovarono più facile e comodo organizzare un colpo di stato per destituirlo, appunto nel 1989.
Risulta noto che Stroessner diede rifugio a nazisti del calibro non solo di Martin Bormann, Hans Rudel, Otto Skorzeny, Eduard Roschmann e Joseph Mengele, ma probabilmente anche Hitler e sua moglie.

Rainer Tilch.

E’ un giornalista tedesco-paraguayano che sa molto della permanenza di Hitler in Paraguay (mai nome fu più indicato…). Le sue argomentazioni si basano sulle testimonianze del professor Karl Bauer, un anziano scienziato tedesco morto nel 1995; di Hermann Rademacher, tedesco residente a Caucapé, assassinato nel 2001 nel Chaco; e di Helmut Janz, un mennonita, funzionario dell’ambasciata tedesca e direttore del periodico Neues fur Alle, morto nel 2007.
3 testimonianze confermate, alle quali si aggiunge anche l’intervista al prof. Mariano Liano, autore del libro sulla vita Hitler in Paraguay.
Nel 1990, Tilch ricevette informazioni dal professore ornitologo Karl Bauer che sosteneva di conoscere la storia di Hitler, soprattutto grazie ai tedeschi della regione di Altos, in particolare perchè uno di questi giurava di essere stato personalmente alla presenza del capo nazista. Tich ricorda: “una sera stavamo parlando degli aspetti militari della Seconda Guerra Mondiale quando lui (Bauer), all’improvviso, mi disse che tutte le storie sul suicidio di Hitler erano clamorosamente false. Hitler controllò, come tutti i governanti, gli ultimi mezzi disponibili per scappare e ne fece uso. Scappò in Argentina e, più tardi, venne in Paraguay“.
Dato che Tilch gli rispose di non credere a questa versione, Bauer con enfasi ribadì: “se non ci credi ti presento alcuni vecchi tedeschi che ne sanno molto più di me al riguardo ed in particolare uno che conosceva personalmente il Fuhrer. Passa da me una domenica e ti porto ad Altos“. Poi Tilch ancora oggi si rimprovera di non essersi accordato con Bauer per far visita a quel tedesco che diceva di essere stato vicino di casa del leader nazista in Paraguay, a 50 km da Asunción., a Caucapé, capitale del dipartimento della Cordigliera.
Questo tedesco si chiamava Rademacher e disse che “aveva una piccola agenzia immobiliare che vendeva fattorie e tenute agli stranieri e amministrava le proprietà in loro assenza. Aveva quindi molti contatti in questa bellissima zona, fino al lago Ypacarai, dove si assicurava che Hitler aveva vissuto in Cordigliera, vicino a Caucapé, e che aveva amicizia con alcune famiglie tedesche della zona”.
Tilch spiegò: “all’epoca ero molto scettico. Così ho preferito non offenderlo e parlai di altre cose, lo salutai e andai a casa. Adesso lo rimpiango perchè il sign. Rademacher è venuto a mancare“.
Rademacher morì assassinato da un ubriaco che gli sparò a bruciapelo a Transcacho. Si disse anche che fu una punizione per aver parlato di Hitler.
A proposito della testimonianza di Helmut Janz, Tich ricorda che Janz disse che negli ’60 doveva far visita a diversi anziani tedeschi residenti in Paraguay per consegnare loro denaro proveniente dalla Germania.
Si trattava delle “pensioni di guerra” non ufficiali, visto che questi personaggi, porobabilmente per il loro passato non potevano figurare come pensionati nelle liste pubbliche del governo tedesco, ma, ad ogni modo ricevevano con discrezione le loro pensioni, finanziate da fondi riservati. Ed uno di questi aveva il grado di “Riservatezza 3“, ovvero, il massimo riguardo ai dati personali, secondo il codice segreto usato a quei tempi dalla diplomazia tedesca, secondo le rivelazioni di un diplomatico.
Era un uomo di bassa statura, ammalato di cancro alla prostata allo stato terminale, che viveva ad Asunción e stava sempre a letto, alzandosi solo per andare in bagno. Quando morì, nel 1971, l’ambasciata si occupò della sua sepoltura e poi bruciò tutti i documenti relativi all’uomo. La distruzione segreta dei documenti relativi sembra essere stata una costante dei tedeschi. Nel 2007, il servizio di spionaggio tedesco all’estero (BND) distrusse centinaia di atti relativi al passato nazista di moltissimi esponenti. Circa i criminali di guerra è noto, per esempio, che 581 pagine sull’ufficiale delle SS Alois Brunner – collaboratore di Adolf Eichmann – vennero distrutte dal BND fra il 1994 e il 1997 (Spiegel Online 30/11/11). Il servizio di spionaggio all’estero ingaggiò centinaia di esperti nazisti che avevano fatto carriera nelle SS o nella Gestapo, come Klaus Barbie o Walter Rauff, erano stipendiati regolarmente dal BND (Der Spiegel 20/01/11 e 27/09/11).

Bormann.

Era arrivato in Paraguay nel 1956 e visse, per un paio d’anni, nella proprietà di Alban Krug, a Hohenauen, una regione dell’Alto Paranà.
Nel 1958-59 venne assistito, a causa del suo stato di salute dal dottor Joseph Mengele, latitante della giustizia, anche lui stabilitosi in Paraguay. Quando qualcuno moriva, Janz aveva il compito di raccogliere tutti i registri e i documenti relativi ad essi ed inviarli come “caso chiuso” in Germania.
L’anno successivo della sua morte in Paraguay, nel 1971, il cadavere di Bormann “ricomparve” a Berlino e la giustizia decretò che era morto nel 1945. Il suo corpo, sepolto dapprima nel cimitero di Ita, poi riesumato per essere trasferito in Germania, dove fu inscenato il “ritrovamento” dello scheletro. La cosa è testimoniata anche nella serie televisiva Hunting Hitler, descritta e commentata ampiamente in questo blog.

Far morire “per decreto” Bormann” nel 1945, permette di nascondere tracce di avvenimenti – che coinvolgono imprenditori, molitari e funzionari nazisti di alto livello – avvenuti dopo la fine della guerra. Una trama oscura di interessi, intrighi e affari che, se Bormann fosse davvero morto nel 1945, non avrebbero mai potuto verificarsi.

 

non ho finito.

Annunci

Ecco dove è sepolto Hitler…

… e dintorni.

 

Avevo già preannunciato, nella serie Evidence file (che invito a rileggere), relativa alla passata edizione di Hunting Hitler, che il dittatore era sepolto in una cripta, secondo notizie ultime, sotto un albergo visitato ogni anno da nostalgici tedeschi; e finalmente ho trovato l’albergo!

Ciò significa che chi ha i soldi per il viaggio potrà andare a metterci il naso per vedere se è vero. Intanto la foto.


Si chiama: Hotel del Lago ed è sulle rive del lago Ypacarai, nel cuore del centro storico a San Bernardino.
Secondo info, che sembrano precise, per accedere alla cripta bisogna usare un ascensore e sembra che le visite siano molto riservate e controllate. Inutile dire che non si troverà il nome Hitler, ma quello di Kurt Bruno Kirchner, nome dietro al quale si è nascosto, perlomeno, dal 1955 e dove sarebbe sepolto dal 5 febbraio 1971.
Ribadisco che questo Hotel-stabilimento, nella prima settimana di ogni mese di febbraio chiude le sue porte per un gruppo di nazisti o presunti tali che ritornano ad onorare il loro leader.

La cittadina di San Bernardino, fondata nel 1888 da famiglie tedesche, incredibilmente e paradossalmente un anno prima della nascita di Adolf Hitler, oggi ospita ancora una importante e folta colonia tedesca. Anticamente, l’Hotel è stato costruito sopra un vecchio e famoso club germanico. Già dalla metà degli anni 30 il nazismo qui è diventato popolare grazie alla propaganda sostenuta da Bernard Förster, promotore di una delle prime colonie ariane in Paraguay. Il club nazista era al tempo al n.19; 19 come la sua data di nascita vera (e non il 20 – come è stato poi registrato).
Qui, a queste cose ci credono molto.

E a proposito di certezze (o quasi), sempre a bassa voce, qui si sostiene che il Fuhrer sia volato da Berlino in Austria, a Hörsching, poi da qui a Barcellona su un aereo pilotato da Werner Baumbach (morto poi in Argentina nel 1953), poi a Cantabria en Hosteria Las Quebrantas del pueblo de Somo, a sud della baia di Santander, ancora da lì a Vigo (secondo i rapporti dell’MI6) con un sommergibile in Patagonia, dopo una breve sosta di 3 giorni alla Canarie (rileggere il rapporto Evidence 4). Qui riuscì ad insedirsi più stabilmente grazie all’aiuto di Jorge Antonio (nella foto), il proprietario di casa Inalco che abbiamo già conosciuto.
Questa trafila ci ricollega però ad Hunting Hitler 2016.

La saga continua.

Forse un po’ come il closing del Milan, che ha superato lungamente la telenovela di arrivo di Maradona dei tempi passati.
Boh, la battuta forse ci stava, forse no. Vabbè.

Tra le cose folkloristiche c’è anche questa; la camera dove il Fuhrer ed Eva Braun avrebbero dormito.

Tra le notizie mormorate si ricorda il vescovo Alois Hudal, rettore dell’Istituto Pontificale Romano di Santa Maria dell’Anima, che era un seminario di sacerdoti germanici e austriaci che si sono adoperati per far fuggire i criminali di guerra nazisti ricercati e procurare loro documenti di identità tramite l’organizzazione del Vaticano per i rifugiati. Questi documenti falsi erano il primo step necessario per ottenere il passaporto tanto desiderato del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) che rilasciava la prova di identità sulla base delle informazioni rilasciate sulla parola del vescovo Hudal.
I protetti sarebbero stati Erich Priebke, Klaus Barbie, Edward Roschmann, Walter Rauf, Alois Brunner, Franz Stangl, Gustav Wagner, Alois Brunner, Adolf Eichmann e Josef Mengele.
Senza tralasciare Martin Bormann.


Rat-line

war-criminal

Alcuni documenti segreti desecretati hanno rivelato che sono oltre nove mila i criminali di guerra nazisti fuggiti in Sud America dopo la seconda guerra mondiale. Secondo questi documenti segreti trovati in Brasile e Cile, a cui si accede solo dai pubblici ministeri tedeschi, i fuggitivi furono croati, ucraini, russi e di altri europei occidentali che hanno aiutato la macchina omicida nazista durante e dopo gli anni della guerra.

I documenti rivelano che ben 5000 andarono in Argentina, 2000, si stima, in Brasile, da 500 a 1.000 in Cile e il resto in Paraguay e Uruguay. Questi numeri non comprendono diverse centinaia e più che fuggirono, per mattersi al riparo dai regimi di destra in Medio Oriente; secondo i rapporti Daily Mail.

ratline

I file hanno mostrato che la maggior parte di questi criminali è approdato in Argentina, dopo il presidente Juan Peron aveva venduto 10.000 passaporti vergini attraverso un’organizzazione conosciuta come ODESSA, istituita per aiutare gli ufficiali delle SS tedesche dopo la sconfitta dei nazisti e dietro il forte compenso in oro del III Reich.

Kurt Schrimm, 62 anni, capo della guerra dell’autorità penale in Germania, del team legale che ha spulciato tra gli archivi, ritiene che il file potrebbe anche fornire indizi precisi dei nazisti che sono tornati di nascosto in patria per vivere gli  ultimi giorni, passando del tutto inosservati. (ANI)

Sembra anche che gli americani fossero a conoscenza di questi arrivi e partenze dalla Germania e dall’Italia, via-Odessa, ma pare che giochi politici abbastanza occulti abbiano impedito che le ricerche diventassero di primo piano all’FBI, nei momenti caldi della guerra fredda contro i comunisti.

ratline2

UkiGoñiPerò, almeno nel quadro arrivi e partenze, gli italiani sono arrivati primi e grazie al Vaticano. Così almeno asserisce lo storico Uki Goñi, che tanto ha fatto per ricostruire l’organizzazione Odessa dopo una serie di indagini in Sud America, utilizzando materiali inediti dei servizi segreti americani ed europei e attraverso una lunga serie di interviste.

E perché, gli italiani? Per il motivo che il cuore e il cervello dell’intera operazione Odessa era a Roma (dove ad esempio, Juan Perón soggiornò dal 1939 al 1941), proprio nel cuore del Vaticano. Monsignor Montini fu il crocevia di questi interventi che garantirono l’incolumità a criminali come Erich Priebke, Josef Mengele, Adolf Eichmann e migliaia di altre persone. In cambio di soldoni. Si capisce! Pagamento a 3 anni (minimo). Già nel 1947 i servizi segreti americani avevano stabilito che «una disamina dei registri di Ginevra inerenti tutti i passaporti concessi dalla Croce Rossa internazionale avrebbe rivelato fatti sorprendenti e incredibili». Questa disamina è stata fatta ed è risultato che la Chiesa cattolica non fu solo un complice dell’«operazione Odessa» ma la sua protagonista indiscussa. Oltre a monsignor Montini i suoi vertici furono i cardinali Eugène Tisserant e Antonio Caggiano, mentre la dimensione operativa fu curata da una pattuglia di alti prelati, il futuro cardinale genovese Siri, il vescovo austriaco Alois Hudal, parroco della chiesa di Santa Maria dell’Anima in via della Pace a Roma e guida spirituale della comunità tedesca in Italia, il sacerdote croato Krunoslav Draganovic, il vescovo argentino Augustín Barrère.

OdessaDa Roma verso l’Argentina: la via di fuga portava a San Girolamo, un monastero croato sito in via Tomacelli 132. Alla fine, tra il 1947 e il 1951, furono 13 mila i criminali ustascia (nazionalisti fascisti croati), macchiatisi di delitti orrendi perfino per i loro alleati nazisti, che si salvarono usando il canale italoargentino.

Si è ritrovata persino una lettera di due frati francescani che chiedevano al presidente Peron di farsi carico della sorte di 30 mila «profughi croati» in Italia e Austria, e di accoglierli come lavoratori nelle proprie terre. Una richiesta umanitaria. Ben pagata però!  La Curia genovese, ad esempio, fungeva da terminale periferico di un sostegno ecclesiastico che partiva direttamente da Roma e che spianò a criminali di guerra nazisti, ustascia e fascisti la strada verso la libertà (in moltissimi casi, i fuggitivi scapparono con un mare di soldi).

Ho maturato l’idea che se si studiano queste cose occorre prima premunirsi di una congrua dose di Maalox.

Una curiosità.

Heil-Jesus

.

.

Ma a qualcuno è venuta mai l’idea di denunciare e perseguire qualcuno del Vaticano o della Croce Rossa?


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: