Archivi tag: Abwehr

mine magnetiche

Mine in mare. Più che un articolo, una mia considerazione lanciata nel vuoto.
Sino a questo momento, le mine magnetiche (di cui ho già parlato) hanno provocato molti più danni di qualsiasi altra arma messa in campo.
La cosa è già stata ammessa ampiamente (a malincuore) anche dagli inglesi che già dalle prime avvisaglie del pericolo aveva profuso tutte le energie e la scienza di cui potevano disporre. I risultati pratici, all’inizio non furono né immediati, né subito lusinghieri.

mina-magnetica
Ho studiato e ho imparato che il contrammiraglio Wake-Walker (come Sky-walker…) ebbe l’incarico di coordinare tutti i provvedimenti tecnici richiesti dalle circostanze. Gli esperimenti inglesi si diressero qui in tutte le direzioni: dapprima cercarono di capire come si sarebbe potuto eliminare il pericolo con nuovi metodi di dragaggio e atti a provocare l’esplosione, poi, in secondo luogo si tentò di trovare mezzi di difesa per le navi che dovevano attraversare zone non ancora dragate dalle mine o dragate male. A questo proposito venne trovato un sistema efficecissimo, mediante l’applicazione di un semplice cavo elettrico intorno alla nave. Tale metodo di smagnetizzazione fu chiamato “degaussing” e venne subito meso in atto a bordo di navi di ogni tipo. Anche i piroscafi ne furono dotati.

Per i più curiosi, l’approfondimento, originale inglese, è disponibile qui sotto:

approfondimentominemagnetiche

Ma il punto è un altro. La lentezza di produzione tedesca di un mezzo così efficace e la scarsità di feedback nel controllo dei risultati.
Mi spiego meglio.
Se si conosceva l’efficacia di questi dispositivi (e l’Abwehr la conosceva bene) forse si doveva ottenere dal Fuhrer maggiore attenzione, in modo che esortasse la produzione di queste mine al massimo. Soprattutto in funzione del blocco marittimo imposto da Inghilterra e Francia. Ma non successe.
Ma quello che militarmente appare oggi è la poca attenzione ai risultati bellici ottenuti. Almeno, questo è quello che ci ritorna dalle rare informazioni reperibili e disponibili da quella parte del fronte. E pensare che una parte notevole degli sforzi bellici inglesi do­vette venire impiegata negli esperimenti per combattere questo pericolo. Si sottrassero ad altri impieghi materiali e mezzi fi­nanziari: giorno e notte migliaia di uomini arrischiarono la vita a bordo dei dragamine. La cifra maggiore fu raggiunta nel 1940, quando quasi sessantamila uomini furono adibiti a que­sto servizio. Nulla poté domare l’entusiasmo patriottico della marina mercantile e il mortale pericolo dell’attacco di mine ne elevò maggiormente lo spirito, al pari delle efficaci misure per prevenirlo. La loro opera instancabile, il loro in­domito coraggio furono la loro salvezza. Il traffico sui mari, da cui dipendeva la possibilità di sopravvivere, continuò senza interruzioni. E dell’importanza del traffico marittimo per gli inglesi, l’Abwehr ne era super informata.


L’Ammiragliato britannico era rimasto profondamente scosso dai primi danni provo­cati dalla mina magnetica e, a parte ogni misura di protezione che si potesse mettere in atto, si cercò un sistema di rappresaglia. La visita al Reno compiuta da Churchill nel settembre ’39, alla vigilia della guerra, lo aveva indotto a concentrare l’attenzione su questa vitale arteria germanica.
E già in settembre era stato di­scusso all’Ammiragliato la possibilità di lanciare o sganciare mine fluviali nel Reno. Ma dato che il Reno serviva come via di comunicazione a diversi Stati neutrali, un’azione del genere poteva venire effettuata soltanto quando la Germania avesse preso l’iniziativa di questa forma di guerra. Ora il precedente si era verificato e un consimile attacco di mine sul Reno sarebbe stato una giusta misura di rappresaglia con­tro l’indiscriminato affondamento di navi all’imbocco di porti inglesi.
Ma in mare ancora molto altro stava per essere scritto.

Annunci

D-Day (domande…)

prep02Come se fossi al bar. Una domanda che forse qualcun altro si è posto: «ma è davvero possibile che nessun tedesco si sia accorto prima che gli Alleati si stavano preparando per l’invasione?» e…

«possibile che nessuno dall’Inghilterra potesse avvertire i tedeschi dei preparativi, in qualche modo?».

Nei primi due giorni di giugno 44, il corpo di spedizione alleato cominciò a caricare, a disporre gli schieramenti e a mobilitarsi per il viaggio oltre la Manica. Se il lettore mi ha seguito nei precedenti articoli si ricorderà che ho parlato di circa 2.000.000 di uomini, 500.000 veicoli, 5333 imbarcazioni di tutti i tipi; tutti ammassati nell’Inghilterra meridionale, in prossimità dei porti di Dartmouth, Torquay, Exmouth, Southampton, Portsmouth e Newhaven (vedi sotto). ports

prep01Non credo si possa nascondere una massa così ingente di uomini e mezzi, senza contare la folla di civili che si accalcò sulle strade per vedere questa enorme sfilata, senza precedenti.

«Ma l’Abwehr non si è mai accorta di nulla?». Questo credo sia uno dei più grandi misteri della seconda guerra mondiale. Sebbene i tedeschi avessero scoperto i preparativi nel sud dell’Inghilterra, s’ingannarono completamente sullo scopo di questa enorme concentrazione di uomini, mezzi e materiali. Effettuarono qualche sporadico bombardamento notturno su qualche porto, raramente con 5 o 6 bombardieri e scattarono qualche fotografia che non arrivò mai sul tavolo giusto. –poi, rombavano via verso est – ci racconta un testimone – certo, dopo la battaglia d’Inghilterra del 1940 la Luftwaffe era l’ombra di se stessa e inoltre il finto concentramento di mezzi da sbarco nella parte orientale dell’isola forse confuse i tedeschi -. Però sembra impossibile. prep03A un certo punto, Hitler si convinse che sarebbero potuti sbarcare in Norvegia!
Sembra fossero completamente nel pallone. L’aviazione tedesca avrebbe dovuto attaccare il più possibile i porti e le zone circostanti, ma non lo fece. Fu un errore inspiegabile ed imperdonabile.
«Sembra un miracolo!» osservò il team della sicurezza portuale di Plymouth. Incredibilmente (e mai successo prima) quello che era rimasto dei sommergibili U-boot si trovava ancora nel Nord Atlantico e non effettuò nè missioni di pattugliamento avanzato nè attacchi con siluri alla flotta di Overlord. Insomma: il fatto che avessero visto il raduno del corpo di spedizione nel sud dell’Inghilterra, per loro, non era un indizio rivelatore del luogo prescelto per l’invasione. Non avevano capito che la bassa Normandia era l’obiettivo.

(Parziale  scusante.). Portsmouth è vicina a Pas de Calais, che è nei pressi di Caen. E ciò poteva significare che la flotta, attraverso la Manica, avrebbe potuto dirigersi verso Est, a Calais, o verso sud nel Calvados o nel Cotentin, oppure nel sud-ovest nella Bretagna.

esercitEsercitazioni alleate di op. Fortitude, mettendo in acqua mezzi da sbarco protetti da incrociatori e cacciatorpediniere e simulando sbarchi contro spiagge francesi, fecero innervosire molto i tedeschi che svelarono gratuitamente le loro postazioni di tiro segrete e gli schieramenti dei reparti della Luftwaffe. Da parte alleata esisteva una grande ricchezza di informazioni che provenivano da ricognizioni aeree, intercettazioni radio, lettere di informatori e dalla resistenza francese. Informazioni accurate e dettagliate; proprio l’opposto delle notizie carpite dall’Abwehr. Gli Alleati sapevano cosa dovevano affrontare, i tedeschi potevano solo immaginarlo.

« quindi, non si mossero per nulla…». No. Effettivamente, il 3 giugno molte unità tedesche erano in manovra nell’estuario di Somme e sembrava che qualcosa avessero subdorato; poi invece nulla. Il quartier generale supremo tedesco non aveva la minima idea di quello che stava per succedere.
Nonostante avessero ascoltato anche Radio Londra.
E i segnali c’erano tutti.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: