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“to badogliate”

Non voglio rompere i ciccioli…nel paniere di nessuno, ma in questo mese (settembre) di armistizi, temo che i ricordi per uno delle generazioni future italiane saranno sempre qualcosa di ombroso e di poco onorevole. Meglio lasciar perdere. Tanto, scommetto che la vera storia d’Italia, a scuola non si studierà mai. Quindi il problema della verità non si pone.

armistizioE’ inutile girarci attorno: la resa dell’Italia fu una cosa raffazzonata o (con un termine pugliese..) “figlia di una gatta frettolosa..”, cioè fatta in troppa fretta e determinò condizioni capestro che piegarono il nostro Paese a livello di dignità, di orgoglio, economicamente e anche materialmente. Mica voglio fare il moralista, nè tantomeno lo storico saccente (figuriamoci!), ma ricordo che da piccolo sentii dire da quelli grandi: « no’ arcordat che la guera.. a la vè persa du volt!  (noi, ricordati, la guerra l’abbiamo persa due volte!). E’ una buona prospettiva. E qui sono sicuro che, da qualche parte, qualcuno non sarà d’accordo.

armistizio2Il punto è che il Re e la sua cricca decisero di capitolare verosimilmente perché, come già era avvenuto nel passato, era giunto il momento di salire sul carro dei vincitori (da ‘Le armate alleate in Italia’ del Generale Alexander). Questo è un fatto endemico, nella natura dell’italiano medio. Si chiama opportunismo.  Paraculismo, direi. Alla faccia di chi ci è morto, prima. Per l’anima di chi? Del Re con le valigie pronte? E alla faccia di chi ci aveva giurato, da vivo. Bene, bene.

l’Italia preoccupata solo del compenso per i suoi tradimenti …‘. (da ‘Storia della diplomazia’ di Potemkin, ambasciatore sovietico a Roma).

Ma c’è, oggi, un interrogativo al quale speriamo di non dover mai rispondere: che alleato potrà mai essere l’Italia in caso di guerra? chi ci vorrà a fianco?Quali garanzie ci saranno che non si ripeta la storia dopo il cambio di campo della seconda guerra mondiale? (da un articolo apparso sul Washington Post) 

armistice1Un cambio di fronte del genere poteva essere accolto da essi con entusiasmo, ma con un naturale sospetto perché infrangeva tutti i crismi dell’onore, della lealtà e della fedeltà ai patti giurati in precedenza. (da ‘Una vita per l’Italia’, pag.194)

Voight, editore della rivista ‘Nineteenth Century’, disse: « Nessuna grande potenza vorrà mai considerare l’Italia come un alleato di uguale statura. Qualsiasi linguaggio la cortesia ufficiale possa dettare, essa è sempre stata nominata con disprezzo nel linguaggio popolare tanto dell’alleato quanto del nemico’ (da ‘J.V.Borghese e la X MAS’, pag.40). Certo, una fonte che si può discutere finché si vuole, ma la sostanza rimane.

BadoglioForse, il giudizio più severo sul comportamento italiano lo espresse il maresciallo britannico B. L. Montgomery, visconte di El Alamein e comandante dell’8 armata nella campagna d’Italia: ‘Penso che l’armistizio di Badoglio sia il più grande tradimento della storia […] Non è vero che la capitolazione fu dettata da domande popolari o da disordini interni. Vi erano veramente, e continuamente, voci di disordini […] diffuse da politicanti italiani in esilio che si accreditavano il merito d’aver provocato la caduta di Mussolini attraverso tali disordini. Il fatto è che il governo italiano decise di capitolare non perché si vide incapace di offrire ulteriore resistenza ma perché ritenne che fosse venuto il momento di accorrere in aiuto del vincitore’.

Questo disprezzo dei vincitori per il nemico che aveva tradito il proprio alleato si concretizzò anche con la nascita di un nuovo neologismo tutto americano: il verbo ” to badogliate “. Significava infatti: ‘ tradire senza costrutto ‘.

Re-VittorioEm.III.

Una curiosità: visto che la resa fu firmata il 3 settembre, non si potevano risparmiare i morti del bombardamento di Frascati del giorno 8? O anche quelli dovevano morire per il Re?


Armistizio e dintorni. 2 parte

sottotitolo: un caso di (in)coscienza 2.

Questa miniserie di articoli si sarebbe potuta chiamare: <da dove veniamo> o <che gente era>, oppure: <le cose che la gente non sa…>. Mi è capitato tra le mani un libretto redatto da Indro Montanelli e Mario Cervi dal titolo: <l’Italia della guerra civile> e ho trovato alcune cose, che riporto, che fanno ulteriormente riflettere sulle persone che avevano il bastone del comando, sebbene per un tempo relativamente breve. Comunque questa è una seconda parte.

Eravamo rimasti più o meno verso la dichiarazione di Badoglio delle 19,45 dell’ 8 settembre e c’è ancora qualche fatto meno noto.

8 settembre 1943. Mercoledì.

ore 20,30: i tedeschi compiono (con una velocità che sa di diabolico) il primo atto militare decisivo per quella notte; occupano il deposito di carburante di Mezzacamino (sulla via Ostiense) e si prendono 16.000 tonnellate di carburante in un solo colpo. Quello era il più importante deposito di riserva del C.S. italiano che tra l’altro, risultava spesso incustodito (!?!) Così ci mettono in ginocchio dopo poco più di mezzora dal proclama.
• ore 22,00: la radio tedesca annuncia ufficialmente l’armistizio. Carboni ribadisce ai suoi di rispettare l’ordine Roatta-Ambrosio: “qualora reparti germanici avanzino senza compiere atti ostili, possono essere fatti passare attraverso posti di blocco”. Continua a leggere


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